Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI ROMA HA CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE DELL’INCHIESTA SU PRESUNTE IRREGOLARITA’ LEGATE ALLA VENDITA DEL’EX IMMOBILE EREDITATO DA AN: “INSUSSISTENZA DI AZIONI FRAUDOLENTE”
«Nessuna truffa»: i pm di Roma che si sono occupati dell’inchiesta sulla casa di
Montecarlo hanno chiesto l’archivazione del procedimento penale.
Il procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, e l’aggiunto Pierfilippo Laviani hanno accertato l’insussitenza di azioni fraudolente in merito alla vendita di un appartamento di proprietà di Alleanza Nazionale a una società offshore, per cui erano indagati sia il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sia l’ex tesoriere di An Francesco Pontone.
Lo riferiscono fonti giudiziarie.
Adesso sarà il gip a decidere nelle prossime settimane se archiviare o meno l’inchiesta.
I pm, ascoltati testimoni e studiate le carte giunte dal Principato di Monaco, ritengono che non ci sia stata alcuna frode nella vendita della casa, precedentemente donata all’ex partito di Fini da una sostenitrice, la nobildonna Anna Maria Colleoni.
L’appartamento in questione è occupato attualmente da Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini, Elisabetta Tulliani.
La notizia che Fini e Pontone fossero stati iscritti sul registro degli indagati non era mai stata diffusa in precedenza.
L’inchiesta era nata dalla denuncia di alcuni esponenti del partito La Destra di Francesco Storace, nella quale si chiedeva di accertare se l’immobile ereditato dalla contessa Annamaria Colleoni fosse stato oggetto di una svendita.
«Qualsivoglia doglianza sulla vendita a prezzo inferiore – sostengono i pm – non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile».
Il valore dell’immobile, secondo quanto comunicato dal Principato di Monaco, era triplicato al momento dell’alienazione rispetto a quello dichiarato a Fini successori, 273mila euro.
«Tale valutazione – si spiega – della Chambre Immobiliere Monegasque, è stata però effettuata in astratto, senza tener conto delle condizioni concrete del bene, descritto dai testi come fatiscente».
«Sono contento e soddisfatto – commenta il senatore di Futuro e libertà , Pontone – in questo modo è stato dimostrato che si tratta di un’azione sballata presa contro il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e contro il sottoscritto».
Il vicepresidente dei deputati di Futuro e Libertà , Benedetto Della Vedova, esulta invece sul proprio profilo di Facebook: «E andiamo avanti!»
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Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO LA CLASSIFICA ANNUALE DI “REPORTER SENZA FRONTIERE” IN ITALIA SIAMO IN PRESENZA DI UNA VIOLAZIONE DELLA TUTELA DELLE FONTI DEI GIORNALISTI, DELLA CONCENTRAZIONE DELLE PROPRIETA’ DEI MEDIA, DEL DISPREZZO DEI POLITICI NEI CONFRONTI DEI GIORNALISTI, DI CONVOCAZIONI GIUDIZIARIE… AI PRIMI POSTI FINLANDIA, PAESI BASSI, NORVEGIA, SVEZIA E SVIZZERA
Esce la nona classifica dell’organizzazione che difende i diritti dei giornalisti: “L’Europa scende dal suo piedistallo, nessuna tregua nelle dittature”
Un altro anno da paese parzialmente libero.
Nella classifica annuale di “Reporters sans frontières”, l’Italia mantiene il 49° posto a pari merito con il Burkina Faso e in leggero vantaggio su El Salvador. Nelle motivazioni del rapporto, pubblicato oggi, si legge: “Non c’è stato alcun progresso in vari paesi dove Rsf ha evidenziato problemi. Tra questi, soprattutto, Francia e Italia, dove gli eventi dello scorso anno — le violazioni della tutela delle fonti dei giornalisti, la continua concentrazione della proprietà dei media, le dimostrazioni di disprezzo e di impazienza da parte di esponenti governativi nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro, le convocazioni giudiziarie — hanno confermato la loro incapacità di invertire questa tendenza”.
“È inquietante vedere come molti paesi membri dell’Unione Europea continuino a scendere nella classifica — ha dichiarato oggi Jean-Franà§ois Julliard, segretario generale di Rsf — Se non si marcia insieme, l’Unione Europea rischia di perdere la sua posizione di leader mondiale nel rispetto dei diritti umani. Se ciò dovesse accadere, come potrebbe essere convincente quando chiede ai regimi autoritari miglioramenti nel rispetto dei diritti umani? C’è bisogno urgente per i paesi europei di recuperare un comportamento esemplare”.
Al primo posto, a pari merito, si trovano Finlandia, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera.
Tutti hanno già avuto quest’onore da quando la classifica è stato creata nove anni fa, tranne che nel 2006 (Norvegia) e 2009 (Islanda).
Si tratta di sei nazioni in cui il rispetto per i giornalisti e in generale per il lavoro dei mass-media è considerato un valore intoccabile così come la necessità di proteggerli da abusi giudiziari.
Fino al 2009, nelle otto edizioni precedenti della classifica, le ultime tre posizioni della classifica erano sempre occupate da Eritrea, Corea del Nord e Turkmenistan.
Quest’anno, il “gruppo delle peggiori” si è allargato a dieci paesi, caratterizzati dalla persecuzione ai danni dei media e da una completa mancanza di notizie e informazioni: oltre ai 3 già citati, Laos, Rwanda, Yemen, Cina, Sudan, Syria, Birmania e Iran.
In paesi apertamente in guerra o dove sono presenti conflitti interni, come l’Afghanistan, Pakistan, Somalia e Messico, “una cultura di violenza e impunità — spiega il comunicato di Rsf che accompagna la classifica — rende la stampa il bersaglio preferito”.
I giornalisti vengono spesso sequestrati.
Basti pensare a Stèphane Taponier e Hervè Ghesquière, giornalisti della TV francese in ostaggio in Afghanistan da 300 giorni.
I paesi del cosiddetto “BRIC” — Brasile, Russia, India e Cina — hanno avuto una fase di sviluppo economico abbastanza simile, ma le differenze nel campo della libertà di stampa per il 2010 sono notevoli.
Grazie a positive modifiche legislative, il Brasile (58°) è salito di 12 postazioni rispetto all’anno scorso, mentre l’India (122°) è scesa di 171.
La Russia è classificata molto in basso, al 140° posto.
Il caso di Anna Politkovskaya, la giornalista russa assassinata il 7 ottobre del 2006 davanti all’androne della propria abitazione, che ha avuto grande risonanza in Europa, non è un caso isolato.
Il 19 gennaio dello scorso anno Anastasia Baburova, giornalista 25enne russa che scriveva nello stesso giornale della Politkovskaya, è stata uccisa nel pieno centro di Mosca con un colpo di pistola alla nuca.
Infine, la Cina, che come testimoniano le reazioni al premio Nobel assegnato a Liu Xiabo, condannato a 11 anni di carcere continua a censurare e incarcerare i dissidenti.
Unica nota positiva del panorama cinese, una blogosfera molto attiva e vivace che continua, con grande fatica, a “bucare” il muro della censura.
Ma forse, prima di giudicare gli altri, faremmo bene a guardare a casa nostra.
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Ottobre 10th, 2010 Riccardo Fucile
IL NUOVO CAPOGRUPPO REGUZZONI INFASTIDITO DAL PRESENZIALISMO DI COTA CHE “DOVREBBE PENSARE DI PIU’ AL PIEMONTE E AL RICONTEGGIO DELLE SCHEDE”…E QUALCUNO STORCE IL NASO SUL RICCO CONTRATTO DELLA SUA PRINCIPALE COLLABORATRICE (121.550 EURO L’ANNO) A CARICO DELLA REGIONE PIEMONTE
Una buona parte della Lega vuole costringere Roberto Cota ad “apparire” di meno: la
continua presenza del governatore del Piemonte nel piccolo schermo inizia a infastidire i vertici leghisti.
Nei corridoi di via Bellerio e negli uffici della Camera si respira aria di malcontento.
Marco Reguzzoni, succeduto a Cota nella carica di capogruppo dei deputati , non vede di buon occhio la continua presenza di Cota che non si limita a parlare di questioni piemontesi, ma entra nel merito della politica nazionale, togliendogli visibilità .
Dalla Camera si alzano parecchie voci contro Cota che, con tutti i problemi che ha nella sua regione, dovrebbe concentrarsi un po’ di più sul territorio, invece che fare passerelle nazionali.
Anche perchè il riconteggio delle schede, iniziato da poco, pare non sia per nulla tranquillizzante per Cota: sulla base dei primi dati, il rischio di vedersi superato dalla candidata del centrosinistra Bresso, sta diventando una grossa probabilità .
Un sito di gossip piemontese, lo Spiffero, si è fatto portavoce di queste critiche e ha segnalato anche un contratto particolarmente remunerativo che Cota ha voluto per Tiziana Passerotto, sua portavoce e tradizionale collaboratrice, ingaggiata con uno stipendio annuale di 121.550 euro a carico della Regione Piemonte.
Le critiche di voler rubare la scena ai parlamentari leghisti nazionali si uniscono quindi a qualche stilettata circa la estrema generosità con cui fa retribuire il suo staff, circostanza poco gradita a chi vorrebbe uno stile amministrativo diverso .
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Ottobre 8th, 2010 Riccardo Fucile
LA MARCEGAGLIA: “HO AVUTO PAURA E HO CHIAMATO CONFALONIERI: MI HA RICHIAMATA PER ASSICURARMI CHE AVEVA CONVINTO FELTRI A DESISTERE” … I PM: “E’ STATA MINACCIATA DA IL GIORNALE DI AVVIARE UNA CAMPAGNA ANALOGA A QUELLA IN ATTO CONTRO FINI”… IL TESTO DEI COLLOQUI TRA PORRO E ARPISELLA
“Dopo il racconto che Arpisella mi fece, ho sicuramente percepito “l’avvertimento” di Porro come un rischio reale e concreto per la mia persona e la mia immagine. Tanto reale e concreto che mi misi personalmente in contatto con Confalonieri”.
Martedì 5 ottobre, ore 8.20, caserma dei carabinieri in via Aurelia a Roma.
La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, viene sentita come “persona informata dei fatti” dal pm Henry John Woodcock sui colloqui intercettati fra il responsabile della sua comunicazione istituzionale, Rinaldo Arpisella, e il vice direttore del Giornale, Nicola Porro.
Queste dichiarazioni inducono gli inquirenti a ipotizzare il reato di violenza privata nei confronti di Porro e del direttore del quotidiano milanese Alessandro Sallusti, che replicano: “Erano solo frasi scherzose”.
Spiega invece Marcegaglia: “Il Giornale (e dunque evidentemente il suo emissario) erano piccati sia per le mie dichiarazioni contro l’operato del governo sia, soprattutto, per il fatto che io stessa e Confindustria, ci siamo sempre “filati” poco il Giornale. Il Giornale e il suo giornalista hanno dunque tentato di convincermi a cambiare il mio atteggiamento nei confronti del Giornale stesso, concedendo interviste che, per la verità , io sul Giornale almeno recentemente non avevo fatto”.
Il 15 settembre Emma Marcegaglia aveva criticato la “politica brutta che ha parlato solo di amanti, cognati e appartamenti”, riferimento evidente al caso Montecarlo.
Il giorno successivo il direttore del Giornale Alessandro Sallusti scrive: “Con buona pace della Marcegaglia, i sondaggi dicono che i cittadini non si rassegnano ai silenzi e alle bugie sull’affaire monegasco”.
Alle 11.38 del 16 settembre, Porro invia sul cellulare di Arpicella un sms che viene intercettato: “Ciao Rinaldo domani super pezzo giudiziario sugli affaire della family Marcegaglia”.
Passa meno di un’ora. Alle 12.18 Arpisella telefona a Porro.
A. “Nicola, scusami, mi senti ora?”
P. “Sì, benissimo. Spostati i segugi da Montecarlo a Mantova. Adesso ci divertiamo, per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo”.
A. “Perchè?”
P. “Perchè secondo me non vuole avere… le facciamo un favore così… come dicevi tu, non ha… non sembra berlusconiana”.
A. “Ma no, dai cioè. Cos’è successo, no spiegami”.
P. “Comunque dai, hai letto oggi il pezzo di Sallusti?”
A. “Sì”
Il giornalista replica accusando la Marcegaglia, definita con un insulto, di non aver “mai fatto un rapporto con noi”.
Il colloquio con Porro turba Arpisella. “Avevo paura che questo avvertimento si realizzasse con la pubblicazione di un “dossier” che avrebbe potuto deturpare l’immagine di Emma Marcegaglia”, dirà il testimone al pm Vincenzo Piscitelli.
Il responsabile della comunicazione del leader di Confindustria telefona così a Maurizio Crippa, suo omologo in Mediaset, che non è coinvolto nell’inchiesta.
A. “Senti volevo dirti, innanzitutto quel pezzo di Sallusti sul giornale… quell’editoriale… poi ricevo un messaggino… dal Giornale in cui mi si dice che sta partendo un dossier su Emma”.
C. “Ma perchè, una cosa brutta?”
A. “Si certo, un dossier sulla..
C. No, devi chiamare subito Confalonieri adesso”.
A. “Chiamare subito Confalonieri?”
C. “Sì, su una cosa così non si scherza. E perchè dovrebbero attaccare Emma”, chiede Crippa, che poi dice: “Se parte Feltri va avanti due settimane”.
Nell’audizione con il pm Woodcock, Emma Marcegaglia evidenzia: “Quanto mi fu riferito da Arpisella a proposito della conversazione con il Porro mi allarmò non poco. Mi misi immediatamente in contatto con Confalonieri, addirittura intorno alle 14.30-15 dello stesso 16 settembre. Rappresentai la mia preoccupazione e il mio allarme dicendo che era per me assurdo un simile comportamento da parte del Giornale. Confalonieri mi rassicurò, disse che avrebbe chiamato immediatamente Feltri e che sarebbe intervenuto e mi avrebbe richiamato. Cosa che infatti fece dopo pochi minuti. Nella seconda telefonata mi disse di aver parlato con Feltri e che era tutto a posto, nel senso che il Giornale avrebbe desistito. Nel corso della stessa telefonata, Confalonieri ribadì anche lui la necessità e l’opportunità che io facessi un’intervista al Giornale”.
Il 22 settembre Arpisella riceve un sms di Porro con scritto “W il Conf”. In realtà , afferma Arpisella ai magistrati, quello del giornalista era un lapsus: “Voleva scrivere “viva la Confindustria” a seguito dell’intervento di Confalonieri che aveva bloccato la pubblicazione del dossier”
Dopo quel messaggio, il responsabile della comunicazione di Confindustria telefona a Porro il quale, fra l’altro, gli dice: “La signora se vuole gestire i rapporti con noi deve saper gestire…”.
Quindi, dopo aver stigmatizzato la scelta di far intervenire Confalonieri (“secondo te è una cosa intelligente, dal punto di vista di Feltri, farlo chiamare da Confalonieri?”) e dopo aver rimarcato che “Feltri è il padrone del suo giornale finchè non lo cacciano”, Porro afferma: “Dobbiamo trovare un accordo perchè se no non si finisce più qui”.
Arpisella replica di non “capire perchè abbia preso di mira Emma”. Più avanti Porro aggiunge: “Quello che cercavo di dirti è che dobbiamo cercare di capire come disinnescare in maniera reciprocamente vantaggiosa nel senso delle notizie, delle informazioni, della collaborazione”.
Ma quali notizie avrebbe potuto contenere il presunto dossier?
Al pm Woodcock, Emma Marcegaglia dirà di non immaginare “a quale dossieraggio Porro facesse riferimento e cosa riguardasse: presumo che potesse riferirsi a taluni problemi giudiziari che mio fratello ha avuto nel 2004, questioni risoltesi positivamente nel 2006.
Non so se Porro si riferisse anche ad altro”.
In un precedente passaggio, la Marcegaglia aveva sottolineato: “Non mi era mai capitata una cosa simile. Non mi era mai capitato che un quotidiano ovvero qualsivoglia giornale tentasse di coartare la mia volontà con queste modalità per ottenere un’intervista ovvero in conseguenza di dichiarazioni da me rilasciate. Lo stesso quotidiano il Giornale non si era mai comportato in tal modo”.
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Ottobre 8th, 2010 Riccardo Fucile
MENTRE LA MARCEGAGLIA CONFERMA CHE E’ STATA MINACCIATA DA”IL GIORNALE”, I MAGISTRATI ROMANI HANNO FORTI DUBBI SULLA GENUINITA’ DELLA MAIL PUBBLICATA DAL FACCENDIERE LAVITOLA… UN RAPPORTO DELLA DEA STATUNITENSE APRE NUOVI SCENARI SUL RUOLO DI CORALLO E SUL PASSAGGIO DELLA CASA DI MONTECARLO A PERSONA “NON FINIANA”
Un paio di settimane or sono, il vicedirettore de “il Giornale”, Nicola Porro, in un suo
intervento su La 7 ammetteva quanto segue: “Nel luglio 2009, di fronte allo smarcarsi di Fini, rispetto alle posizioni del premier, in redazione avevamo deciso di iniziare una campagna contro il presidente della Camera”. Esattamente un anno prima che uscissero gli articoli sulla vendita della famosa casa di Montecarlo ex An.
Porro non ha spiegato se l’imput venisse dall’alto o se si fosse trattato di una libera iniziativa della direzione del quotidiano, in ogni caso riteniamo sia una scelta legittima opporre a una linea politica che non si condivide (quella di Fini), idee e posizioni riconducibili ad un’altra (quella di Silvio).
Ma il dibattito non è stato politico, assomigliando sempre più a un killeraggio mediatico, personale e familiare verso chi aveva osato “dissentire”.
Un metodo poi applicato al direttore dell’Avvenire Boffo sulla base di un documento falso (con tardive scuse di Feltri) e che ieri è stato svelato essere stato posto in essere anche contro Emma Marcegaglia, rea di aver criticato il governo del “non fare”.
Immediata ritorsione, come risulta dalle intercettazioni, con minaccia di spostare i segugi da Montecarlo a Mantova per iniziare lo sputtanamento dell’azienda di famiglia della presidente di Confindustria.
Porro ora parla di frasi scherzose, ma la Marcegaglia non ci sta a passare per scema e ribadisce il senso della minaccia: “Le cose sono andate esattamente come scritto sui verbali”.
Non a caso Confalonieri, dopo il suo intervento su Feltri, la rassicurò con “tutto è andato a buon fine”.
Se fosse stato uno scherzo, Confalonieri non si sarebbe neanche mosso.
Questa volta Porro, sodali e mandanti sono stati beccati con le mani nella marmellata, basti pensare al commento del premier: “Un blitz ordinato da Fini”, tanto per far capire il clima che si respira.
Ma torniano a Montecarlo: iniziano a marzo i giri di Lavitola in Centro America, lui stesso ammetterà di aver pagato informatori locali per cercare di conoscere la verità sul proprietario della casa.
Lavitola ha anche strani rapporti con molti governi e servizi segreti dei Paesi del Centro e Sud America.
Attualmente la pistola fumante contro il giovane Tulliani sarebbe la mail tra Walfenzao e Gordon, mail di cui Lavitola sarebbe venuto in possesso “casualmente”, rinvenendola tra migliaia di documenti di ogni genere raccattati dai suoi spioni sudamericani.
E’ questo è l’unico elemento che giustificherebbe a tutt’oggi la presa di posizione del Ministero della Giustizia di S. Lucia.
Ovvero se la mail fosse un falso, crollerebbe l’intero castello di carte, costruito attraverso una disponibilità di 1 milione di dollari assicurato a Lavitola da parte di qualcuno.
Perchè l’inchiesta del Giornale può solo contare su testimoni che hanno ritrattato, offerte mai pervenute e palesi errori che hanno avuto un effetto boomerang.
La mail è vera o falsa?
Il “clients” si deve intendere come proprietario dell’immobile o semplice affittuario?
Il famoso Walfenzao perchè non ha confermato ai giornalisti che quanto pubblicato è stato scritto di suo pugno?
Per non parlare della tesi opposta, sostenuta dall’avv. Ellero di Vicenza che sostiene invece che la casa sia di proprietà di un suo cliente.
La sua tesi vale come e forse più di quella di Lavitola, essendo senza prove anch’essa, ma almeno sostenuta da una persona qualificata.
Ma arriviamo alle novità : un rapporto della Dea statunitense, arrivata alla Procura di Roma, segnala le pressioni del nostro ministero degli Esteri per far nominare console onorario a St. Martin, altra isola del paradiso fiscale dei Caraibi, Francesco Corallo, il famoso re dei casino e delle slot, socio maggioritario di Atlantis.
Il console italiano a Miami, si oppone due volte e la sua auto finisce in fiamme mentre la moglie si salva per miracolo.
Che servizio aveva reso Corallo al governo per fare queste pressioni sulla sua nomina?
I giudici romani hanno molti dubbi sull’autenticità di quella mail, potrebbe non essere neanche l’originale, oppure essere stata modificata.
E si ipotizza uno scenario diverso: per entrare in possesso della casa, qualcuno “dell’area di An , ma non necessariamente “finiano”, si affida a Corallo che si rivolge a Walfenzao per costituire le due società off shore che acquistano e rivendono l’appartamento.
In cambio, Corallo sarebbe stato nominato Console onorario a St. Martin.
Da qui la costruzione di una mail fasulla per scaricare su Tulliani la proprietà e su Fini la campagna diffamatoria.
Il tempo è galantuomo, dicono, attendiamo che le indagini facciano il loro corso….
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Ottobre 7th, 2010 Riccardo Fucile
LA PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA, DOPO AVER ESPRESSO CRITICHE AL GOVERNO, SAREBBE STATA “CONSIGLIATA” DI CORREGGERE LE SUE DICHIARAZIONI, ALTRIMENTI SAREBBERO STATE PUBBLICATE NOTIZIE CHE L’AVREBBERO DANNEGGIATA…. LA CONFERMA IN ALCUNE INTERCETTAZIONI E SMS
Il direttore del quotidiano “Il Giornale” Alessandro Sallusti e il vicedirettore Nicola Porro sono indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli sulle presunte minacce alla presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. L’ipotesi formulata dai pm è di concorso in violenza privata.
La sede del quotidiano e le abitazioni di alcuni giornalisti in queste ore sono oggetto di perquisizioni da parte dei carabinieri, scattate in seguito all’indagine sulla raccolta di un dossier riguardante il presidente della Confindustria, dopo che l’imprenditrice aveva formulato critiche nei confronti del Governo.
Il procuratore Giovandomenico Lepore conferma che le perquisizioni si inquadrano come sviluppi di una indagine napoletana “su altri fatti” dalla quale sono emersi elementi tali da rendere necessari “approfondimenti in via d’urgenza” su una possibile attività di dossieraggio ai danni di Emma Marcegaglia.
“Le perquisizioni – assicura Lepore – si stanno svolgendo con il massimo rispetto delle regole, per garantire la salvaguardia delle notizie contenute in documenti e file di pc su cui i giornalisti stanno lavorando e che non hanno legami con i fatti oggetto di indagine”.
L’ipotesi di reato formulata dai magistrati è di concorso in violenza privata. In particolare, i pm Piscitelli e Woodcock intendono approfondire alcune conversazioni tra i due giornalisti indagati e il segretario del leader degli industriali relative a insistenze affinchè Emma Marcegaglia “correggesse” alcune dichiarazioni forti contro l’azione del governo, minacciando la pubblicazione di notizie che l’avrebbero danneggiata.
Il decreto di perquisizione, dunque, porta al sequestro di pc e documentazione in possesso di Sallusti e Porro.
L’indagine sarebbe scaturita da alcune intercettazioni disposte nell’ambito di una diversa inchiesta condotta dai magistrati partenopei.
Dalle conversazioni e da un sms sarebbe emersa la presunta intenzione di una campagna di stampa nei confronti della Marcegaglia.
Una “fabbrica del fango “, secondo gli investigatori, simile alla campagna di stampa condotta nell’estate 2009 contro il direttore di Avvenire, Dino Boffo 2, costretto poi a dare le dimissioni, mentre l’allora direttore del Giornale, Vittorio Feltri, subì una sospensione di sei mesi dall’Ordine dei giornalisti.
La perquisizione nella sede del Giornale in via Negri a Milano è ancora in corso. Al momento i carabinieri si trovano nell’ufficio del direttore del quotidiano.
In redazione sono giunti anche i componenti del Comitato di redazione.
Presente anche un perito nominato dall’autorità giudiziaria.
Di particolare rilievo, secondo i magistrati, l’sms inviato il 16 settembre dal vicedirettore Porro a Rinaldo Arpisella, responsabile dei rapporti con la stampa della Marcecaglia: “Ciao Rinaldo domani super pezzo giudiziario sugli affari della family Marcecaglia”.
Pochi minuti dopo intercorre una telefonata tra i due.
Porro: “…adesso ci divertiamo, per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcecaglia come pochi al mondo!”.
Aggiungendo che non si trattava di uno scherzo e di aver “spostato i segugi da Montecarlo a Mantova” con riferimento – spiegano i pm – alla città centro di riferimento degli interessi economici e familiari del presidente di Confindustria.
Gli inquirenti registrano poi una telefonata in cui Arpisella chiede a un responsabile delle relazioni esterne di Mediaset un intervento di Confalonieri. In un colloquio successivo, il responsabile Mediaset parla dell’avvenuto intervento del presidente di Mediaset presso “Il Giornale” e del fatto che la Marcecaglia lo aveva poi ringraziato.
Nel decreto viene poi riportato un passaggio di un’altra telefonata, del 22 settembre, tra Porro e Arpisella. Il giornalista: “…dobbiamo trovare un accordo perchè se no non si finisce più qui…la signora se vuole gestire i rapporti con noi deve saper gestire…quello che cercavo di dirti è che dobbiamo cercare di capire come disinnescare in maniera reciprocamente vantaggiosa, vantaggiosa nel senso diciamo delle notizie delle informazioni della collaborazione no…”.
“Percepii la minaccia”. Emma Marcegaglia viene interrogata dai pm il 5 ottobre in qualità di “persona informata dei fatti”.
Un passaggio della sua testimonianza è riportato nel decreto di perquisizione eseguito oggi.
“Dopo il racconto che Arpisella mi fece – dichiara la Marcecaglia – ho sicuramente percepito ‘l’avvertimento’ come un rischio reale e concreto per la mia persona e per la mia immagine. Tanto reale e concreto che effettivamente ci mettemmo, anzi mi misi personalmente, in contatto con Confalonieri”.
“Il Giornale e il suo giornalista – aggiunge il leader degli industriali – hanno tentato di costringermi a cambiare il mio atteggiamento nei confronti del Giornale stesso concedendo interviste che, per la verità , io sul Giornale almeno recentemente non avevo fatto… Non mi era mai capitata una cosa simile…che un quotidiano ovvero qualsivoglia altro giornale tentasse di coartare la mia volontà con queste modalità per ottenere un’intervista, ovvero in conseguenza di dichiarazioni precedentemente rilasciate”.
“Diritto di critica, non di coartare”. Nelle motivazioni del decreto di perquisizione, i magistrati della Procura napoletana riprendono esattamente le ultime riflessioni espresse da Emma Marcegaglia nella sua testimonianza. Per dire che il diritto di critica da parte della stampa è fuori discussione, ma il giornalista non può utilizzare i propri scritti “per coartare la volontà altrui”. Perchè in questo caso si configura il reato di violenza privata.
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Ottobre 6th, 2010 Riccardo Fucile
“LA CASA NON E’ DI TULLIANI”….”SE IL MIO CLIENTE DOVESSE RACCONTARE QUELLO CHE SA SU LAVITOLA SUCCEDEREBBE UN FINIMONDO”… “IL MIO CLIENTE HA PAGATO UNA TANGENTE A UN MINISTRO”
L’avvocato Renato Ellero torna a parlare.
L’ex senatore leghista, docente di diritto internazionale, diventato famoso per essersi
qualificato come il legale del «vero» padrone della casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani, aggiunge altri dettagli alla sua versione.
“La casa di Montecarlo non è di Tulliani, è di un mio facoltoso cliente: gli ho suggerito di venderla e credo lo stia facendo, la politica brucia gli affari”.
In una intervista al settimanale “Oggi”, l’avv. Ellero racconta: “Il mio assistito è un imprenditore con case in Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti. Ha molte attività e diverse imprese le ha allocate proprio a St. Lucia. Dopo l’annuncio-bufala del ministro Francis, il mio cliente è uscito allo scoperto ritenendo he sia da pazzi, per il governo locale, rivelare il cliente di una off-shore. Non a caso il governatore è sparito”.
Prosegue Ellero: “Una settimana fa il mio cliente mi ha anticipato: “vedrai che nel giro di pochi giorni a Saint Lucia comparirà Walter Lavitola”.
Ed è successo.
“Il direttore dell’Avanti ha dovuto correre perchè qualcuno gli ha mandato a dire: ci hai cacciato nei guai, adesso vieni a tirarci fuori. Il mio cliente non lo conosce, ma se dovesse raccontare quel che sa su Lavitola succederebbe un finimondo”.
“Il mio cliente non conosce neppure Tulliani: probabilmenteTulliani non ha mai posseduto l’immobile, ma ci ha solo vissuto come contropartita della sua mediazione”.
“Il mio cliente ha anche pagato una tangente a un ministro ed è inattaccabile perchè tiene in pugno qualcuno di molto importante. Conosce molte porcherie. E ha le prove. Faccio un esempio: e se avesse in mano una intercettazione telefonica molto compromettente di qualche ministro? O la prova di qualche maxitangente?
“Ci sono molte porcherie tra Montecarlo e Santa Lucia” conclude l’avvocato Ellero.
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Ottobre 6th, 2010 Riccardo Fucile
LA PARETE E’ TROPPO ALTA E L’ATTORE CHE SIMULA L’ATTENTATORE NON RIESCE A SCAPPARE…IL CAPOSCORTA ORA CAMBIA IL COLORE DEI PANTALONI DELLA TUTA DEL PRESUNTO ATTENTATORE…IL CORRIERE DELLA SERA: “TRA I POLIZIOTTI CIRCOLA LO STRANO CONVINCIMENTO CHE L’AGENTE SI SIA INVENTATO TUTTO”
Impossibile scavalcare il muro e completare la simulazione del presunto attentato al
direttore di “Libero”, Maurizio Belpietro.
Secondo la ricostruzione dell’unico testimone, il caposcorta, l’uomo sopreso sulle scale sarebbe riuscito a fuggire dal cortile del condominio confinante, dopo aver scavalcato il muro alto oltre 2 metri.
Lunedì alle 20.30 uno dei titolari dell’inchiesta, il pm Pradella, assieme agli uomini della Digos e al caposcorta, hanno inscenato, con l’aiuto di un attore nei panni dell’aggressore, quanto raccontato dall’agente.
L’attesa lungo le scale, il conflitto a fuoco, la fuga dall’uscita del cortile posteriore per evitare l’altro agente di scorta fermo all’ingresso.
Ma una volta arrampicatosi sul muro, l’attore non è riuscito a scendere dall’altra parte: la siepe è troppo fitta e alta.
Così la simulazione, invece che sciogliere alcuni dei tanti dubbi, ne ha aggiunti degli altri, minando una delle poche certezze: la via di fuga.
Si spiegherebbe così la mancanza di riscontri nei video acquisiti dalle telecamere di via Borgonuovo, da dove l’aggressore sarebbe scappato, una volta superato il muro.
Non solo, il caposcorta, sentito più volte, avrebbe aggiornato la propria versione: il colore dei pantaloni della tuta dell’aggressore non sarebbero più bianchi, ma scuri.
Dopo l’inseguimento, l’agente avrebbe telefonato al collega fermo in auto per avvisarlo dell’accaduto e dare l’allarme, circostanza inizialmente non detta.
In questo modo l’ingresso principale del condominio sarebbe rimasto senza controllo e l’attentatore avrebbe potuto scappare da qui.
Dove non ci sono telecamre e il cancello elettrico romane chiuso la notte.
Gli inquirenti stanno verificando i tabulati telefonici dei due agenti e di Belpietro e stanno vagliando tutte le ipotesi, compresa quella di una rapina. Sono molte le incongruenze, tante da far annotare al “Corriere della sera” che “tra i poliziotti circola uno strano convincimento; che l’agente si sia invetato tutto.
Davide Vecchi
(da “il Fatto quotidiano”)
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Ottobre 4th, 2010 Riccardo Fucile
PER BELPIETRO, IL PRESUNTO ATTENTATO AI SUOI DANNI E’ CAUSATO “DA CHI CONDUCE CAMPAGNE DI DELEGITTIMAZIONE E DIFFAMAZIONE”, NEGANDO OGNI DIGNITA’ AGLI AVVERSARI SALVO POI “IGNORARE IPOCRITAMENTE GLI EFFETTI COLLATERALI”…. TRAVAGLIO LO HA COMMENTATO COSI’ SUL “FATTO”
L’altro ieri, alla notizia dell’attentato a Belpietro, gli ho inviato un messaggio di solidarietà .
Poi ieri ho letto il suo editoriale su Libero, in cui attribuisce il vile gesto al “clima mefitico” causato da chi “conduce campagne di delegittimazione e diffamazione” “indicando al pubblico furore, negando ogni dignità , anche quella umana” agli avversari salvo poi ipocritamente “fingere di ignorare gli effetti collaterali”.
E, dalla solidarietà , sono passato all’ammirazione più sconfinata per un Uomo che, in circostanze così drammatiche, trova il coraggio per un’autocritica tanto feroce.
Belpietro infatti doveva avere in mente alcuni memorabili titoli del suo Libero. Per esempio sui rom: “I rom a casa loro” (17/9), “Rogo al campo rom, bimbo muore nelle case lager degli zingari. E ora sgombrare” (28/8).
O su Di Pietro: “Tonino se la prende con Silvio, ma il delinquente è lui” (9/10), “Di Pietro l’ultimo squadrista” (3/9).
O sul Pd: “Il Pd fa schifo perfino a Prodi” (2/2).
O su Napolitano: “L’arbitro parziale” (14/8), “Ha sbagliato per una vita, ora ci fa la predica” (4/9).
Ma soprattutto su Fini e famiglia. “Tradimento compiuto, salto di barricata: Fini strilla come Di Pietro”, “Gianfranco manettaro” (27/7).
“Italia manicomio, ascoltano perfino un quaquaraquà : in un paese normale un deputato come Granata sarebbe già stato cacciato dal governo, qui si discute di diritto al dissenso. Ora però Granata va lanciato nel campo nemico” (27/7). “Il Bongiorno si vede dal Bocchino, tutti da ridere i nomi dei fedeli di Gianfranco”, “Compagno addio. Fini ha i giorni contati. La mannaia del premier”, “Silvio si sveglia: fuori uno. Scaccio ai golpisti. Il Pdl mette alla porta Granata”, “Prevedo un ticket fasciocomunista Gianfranco-Nichi” (28/7). “Alto tradimento, Fini deve andarsene” (30/7). “Bamboccione per 2 milioni. A 58 anni gli conviene figurare nel nucleo familiare della suocera” (1/8). “Se c’è da tradire, anche le donne scelgono Fini” (4/8). “Chiara Moroni tradisce papà e Papi” (5/8). “Fini il peggiore di tutti” (6/8). “I doppiogiochisti: Futuro e libertà è una banda di bottegai (8/8). “Silvio chiama alle armi. Non avrà pietà dell’ex alleato”, “Ingenuo o bugiardo. Gianfranco ricorda il Pds delle tangenti” (10/8). “Presidente della Camera e zerbino di casa. A 58 anni è succube della compagna e dei parenti” (11/8). “Leader alla deriva. Fini e la Tulliani separati in spiaggia. Per due ore ad Ansedonia non si degnano di uno sguardo” (12/8.
In realtà la bionda signora che non lo degna di uno sguardo è una sconosciuta vicina di ombrellone).
“Fini è confuso, ormai cade da solo. Scivola sulle scale e va all’ospedale per una contusione alla caviglia” (14/8). “Gianfranco in fuga, disdetto l’ombrellone” (15/8). “Silvio attacca: Fini rubava al suo partito” (18/8), “Fini lavora un’ora su 12. Che lavoro fa veramente?” (19/8). “La pulizia etnica di Fini”, “Elisabetta e la festa a sbafo per il battesimo della figlia” (26/8). “Fini e i suoi compari non arrivano al 4%” (27/8). “Ely imbrogliava perfino per fare la giornalista” (28/8). “La Cricca nell’ufficio di Fini” (29/8). “Fini, lo sbloccacricca. Affari e truffe”, “Il talebano Fini” (31/8). “Fini, la lettera salvacricca” (1/9). “Fini impose l’uomo del boss” (3/9). “Fini ora vattene” (4/9). “Il Grande Ipocrita”, “I finiani rubano pure le nostre firme” (6/9). “La meritocrazia di Fini: più soldi ai fannulloni”, “Gianfranco aiutò il finanziere truffatore” (8/9). “Il presidente è nudo. Se avessimo voluto metterlo in imbarazzo avremmo potuto pubblicare alcune foto senza veli. Invece gliele regaliamo” (23/9. Sotto, gigantografia di Fini nudo in barca). “Il falsario è Gianfranco” (25/9). “Fini fa pietà e la chiede pure”, “Fini va trattato come la Franzoni” (26/9).
Ecco, non v’è chi non veda il clima mefitico causato dalle campagne di delegittimazione e diffamazione scatenate da Libero indicando gli avversari al pubblico furore e negando loro ogni dignità anche umana, salvo poi fingere ipocritamente di ignorare gli effetti collaterali.
Bravo Belpietro, te le sei cantate chiare.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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