Settembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
FINI SALDA UN PATTO CON GLI ELETTORI, NON PIU’ CON IL PREMIER…SI E’ ROTTA LA COSTRUZIONE IDEOLOGICA CHE HA INTERPRETATO L’ITALIA PER SEDICI ANNI… L’ANALISI DE “LA REPUBBLICA”
Dopo due mesi di esibizione muscolare virtuale, cacciando i finiani, invocando le elezioni immediate, annunciando l’autosufficienza della maggioranza, alla resa dei conti Silvio Berlusconi ieri ha dovuto prendere atto che non ha i voti senza Fini, che la compravendita dei deputati non è bastata, che le elezioni lo spaventano.
Ha chiesto i voti ai suoi nemici mortali, ha evitato ogni polemica, ha dribblato tutte le asperità , volando basso.
Pur di galleggiare, tirando a campare come un doroteo, fingendo davanti a se stesso e al Paese che dopo la spaccatura del Pdl tutto sia come prima.
E invece tutto è cambiato, tanto che il Premier rimane in sella ma in un paesaggio politico completamente diverso: con Fini che vara il suo nuovo partito e si allea con Lombardo, moltiplicando fino a quattro i gruppi di maggioranza, che volevano essere due – Pdl e Lega -, senza bisogno di spartire con altri.
Così, potremmo dire che ieri è nato il Berlusconi-bis, perchè a numeri intatti la forza elettorale si è trasformata due anni dopo in debolezza patente della leadership.
Il Presidente del Consiglio non è stato capace di accettare la sfida politica che lo tormenta, e invece di saltare l’asticella alzata davanti al suo cammino dai finiani ha preferito passarci sotto, scegliendo il basso profilo, la dissimulazione, la finzione.
Soprattutto, non ha voluto o non ha potuto portarsi all’altezza della cornice drammatica di una crisi conclamata e irreversibile nella sostanza politica, anche se rattoppata temporaneamente nei numeri.
La frattura radicale della destra, di cui vediamo solo i primi effetti, manca ancora di una lettura ufficiale e di un interprete responsabile.
Il Paese ne ha diritto.
Si possono ingannare i telespettatori del tg1 e del tg5, com’è abitudine, ma non si può ingannare la politica, che da ieri assedia Berlusconi con una maggioranza posticcia e instabile, costruita com’è su alleati-rivali, impastata di ricatti, dossier, intimidazioni e paure.
È la strategia del dominio, la mitologia della sovranità assoluta che vanno in pezzi con la fiducia avvelenata di ieri.
Berlusconi ha bisogno del salvacondotto, e dunque dei voti di un avversario che prova ad uccidere politicamente e mediaticamente ogni giorno, e che da parte sua lavora non più nel lungo termine, ma nel medio, per far saltare tutto l’equilibrio berlusconiano del comando, costruito per sedici anni.
L’esito di questo conflitto sarà politicamente mortale.
Con la fiducia, Fini salda un patto con gli elettori (non più col Premier e con il Pdl), e guadagna tempo per costruire il partito che ha annunciato ieri. Berlusconi può fingere di guardare ai numeri e non alla rottura irrimediabile del suo partito, alla crisi plateale dell’ipotesi di autosufficienza dell’asse tra il Premier e Bossi.
Dove lo portano dunque quei numeri? Verso quale approdo politico? Per quale progetto? Con quali alleati?
La realtà è che non si è rotta soltanto la macchina politica del ’94, ma anche la costruzione ideologica che ha interpretato l’Italia – salvo brevi parentesi – per sedici anni.
La svolta è dunque enorme, e noi vediamo oggi solo il primo atto.
La propaganda compilativa in cui si è rifugiato ieri il Premier non può nascondere la realtà .
Diciamolo chiaramente: a luglio, con la cacciata di Fini, è finito il Pdl.
Ieri, con questa fiducia malata, è finito addirittura il quadro politico di centrodestra così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi: con un signore e padrone assoluto retrocesso a capo di un quadripartito ostile e minaccioso, come all’epoca del peggior Caf, nell’agonia della prima repubblica.
Ezio Mauro ( da “la Repubblica”)
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Settembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA: “MAI PIU’ CON BERLUSCONI”….L’ANALISI DE “LA STAMPA” DI TORINO
Fli di lotta e di governo. I finiani da una parte votano la fiducia a Berlusconi, dall’altra
accelerano nella formazione del partito (o «soggetto politico», come Gianfranco Fini preferisce chiamarlo ancora oggi).
Per loro il Cavaliere ha perso la sua partita: dimostrare l’irrilevanza dei “futuristi” e l’autosufficienza della maggioranza senza la “terza gamba” di “Futuro e Liberta”. Loro, al contrario, hanno dimostrato di essere «indispensabili», chiosa a sera il capogruppo dei deputati Italo Bocchino.
La sorpresa del giorno è l’accelerazione sul nuovo partito di Fini, che convoca i gruppi per un frugale pranzo a base di pizza nella sede di FareFuturo, tra il discorso di Berlusconi e la replica. «Notoriamente l’indole di Berlusconi è incline al confronto», esordisce il Presidente della Camera tra le risate dei suoi, parafrasando il Cavaliere in Aula.
Poi l’annuncio: «Martedì sono convocati i gruppi parlamentari che costituiranno il comitato promotore per avviare il processo politico verso il nuovo soggetto politico».
Scoppia l’applauso e, in pochi minuti, si liquida quindi la questione del voto di fiducia. «Il nostro sì è inevitabile», dà la rotta Fini, aggiungendo che sui diversi capitoli di programma si valuterà di volta in volta, lasciando ai capigruppo in commissione il compito di incalzare il governo.
Sulla giustizia in particolare. «Le parole di Berlusconi non sono particolarmente nuove, si tratta ora di verificare come concretamente verranno tradotte in iniziative legislative» non firma in bianco Fini.
Nel discorso del premier non c’erano attacchi a Fini o particolari accuse ai finiani, ma neppure l’esplicito riconoscimento di Fli come ‘terza gambà della coalizione.
Lo sottolinea velenoso Ignazio La Russa, un attimo dopo la fine del discorso del premier.«Non si tiri per la giacchetta il Presidente – afferma La Russa – ufficialmente e da coordinatore dico che quando Berlusconi parla di una maggioranza che si riarticola, fa riferimento a forze politiche come l’Udc. I finiani non li rigetta nè li riconosce. In natura non esistono animali a tre gambe. E se avessimo voluto riconoscere loro di essere la terza gamba della maggioranza lo avremmo fatto accettando la loro firma sotto la risoluzione o concedendogli il vertice che ci chiedevano».
Forse è anche questo che spinge Fini a bruciarsi i ponti alle spalle, strattonando le colombe che avrebbero preferito far passare ancora del tempo prima dell’annuncio del partito, lasciando risaltare oggi solo il sì dei finiani al governo e la confermata lealtà a programma ed elettori. L’annuncio del comitato costituente non è che un primo passo, ma è un segnale preciso al territorio, dove c’è parecchia effervescenza.
Poi ci sarà la mega-convention del 6-7 novembre a Perugia e l’Assemblea Costituente, probabilmente non prima di Gennaio.
Nulla che abbia a che fare con imminenti dimissioni di Fini dalla Presidenza della Camera (ipotesi che circola e che Bocchino smentisce seccamente: «Lunare»).
Ma il dado è tratto, e Fini lo dice esplicitamente ad un parlamentare d’opposizione che oggi va a parlare con lui sul da farsi sul voto di sfiducia a Bossi. «Che si voti tra sei mesi o tra sei anni – confida il Presidente della Camera – io non potrò mai più andare alle elezioni insieme a Berlusconi».
Del resto, anche il Cavaliere in Aula dice chiaro che le strade sono ormai divaricate, che il Pdl è vivo e vegeto pur senza i finiani (e non morto come aveva invece affermato Fini a Mirabello).
Poi il voto di fiducia (con il no di Mirko Tremaglia e quello a sorpresa di Fabio Granata, che fa infuriare Fini ed i suoi). «Senza Fli il governo non esiste», chiosa Carmelo Briguglio.
Intanto Bocchino – nell’annunciare il sì di Fli sulla fiducia al governo – sottolinea non a caso l’asse con i «colleghi dell’Mpa», con i quali i finiani si muovono di concerto.
Un pacchetto di 40 voti che peseranno di volta in volta e fin dai prossimi delicati appuntamenti, a partire dalla sfiducia a Umberto Bossi.
da La Stampa
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Settembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
NEL LUGLIO 2004 UN INVESTIMENTO CONSISTENTE AI CARAIBI PER LO SVILUPPO DELLE COMUNICAZIONI ….DIVERSE VISITE PRIVATE NELL’ISOLA…E IERI IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA HA PARLATO DI “QUALCUNO CHE TRE MESI FA HA SOLLECITATO UN INTERVENTO”
Nel luglio del 2004, il governo Berlusconi ha investito 9 milioni di dollari nei Caraibi, ivi inclusa
Santa Lucia, per lo sviluppo dell’ICT locale.
Nove milioni di dollari per un Paese come il nostro che nel 2010 continua ad essere refrattario ad investire 100 milioni di euro in banda larga ed è il fanalino di coda in termini ICT in Europa, sono, davvero, una bella cifra.
I rapporti tra il Governo Berlusconi e la piccola perla dei Caraibi, peraltro, sono sempre stati ottimi come nel luglio del 2005, l’ex primo ministro dell’isola, confermava all’on. Giampaolo Bettamio (Pdl) all’epoca sottosegretario del Ministero degli affari esteri, nel corso di una sua visita di cortesia.
Kenny Anthony, peraltro, in quell’occasione, sottolineava anche come lo stesso Premier, Silvio Berlusconi, in passato, fosse stato gradito ospite dell’isola.
Con una punta di malizia, si può ipotizzare che un investimento di 9 milioni di dollari in ICT abbia garantito a qualche impresa italiana la possibilità di sviluppare reti, software e sistemi di comunicazione al sole dei Caraibi e che, magari, qualcuno abbia conservato qualche buon amico tra chi gestisce i sistemi di comunicazione locali.
Venendo all’attualità , va segnalata la strana conferenza stampa che il ministro della Giustizia Francis ha tenuto ieri a St.Lucia: in pratica erano ammessi solo i giornalisti locali, tutti fuori quelli italiani.
All’uscita , di fronte alle domande dei giornalisti “è’ lecito svolgere un’indagine su una società registrata a St.Lucia, uno Stato che dovrebbe garantire segretezza? E’ lecito svolgere questi accertamenti solo sulla base di notizie di stampa o sarebbe stata necessaria una rogatoria? Quale urgenza, quale pericolo imminente gustificava un’indagine confidenziale?”, la scena era quella di un ministro imbarazzato che non sapeva cosa rispondere e che fuggiva giù per le scale (scena che potrete vedere ad Anno Zero).
Si è poi saputo che di fronte a una precedente domanda analoga di un cronista locale, il ministro si era messo a urlare “Non è stato commesso nessun reato”.
Poi però ha dichiarato che “qualcuno ha suggerito un’indagine circa tre mesi fa”.
Una strana coincidenza con l’inizio della campagna mediatica contro Fini da parte dei giornali vicini al premier.
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Settembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
MARCELLO, PERCHE’ NON RICORDIAMO I TEMPI DEL “NON E’ MAI STATO ISCRITTO AL PARTITO” O DI QUANDO I NOTABILI SI CONTENDEVANO LE BARE DEI RAGAZZI DI DESTRA?….REMUNERATI DALLE “CASE” EDITRICI DI SILVIO, ORA ACCUSANO FINI DI AVER SVENDUTO “I SACRIFICI DEI NOSTRI GIOVANI MARTIRI”
Abbiamo letto dalle colonne de “il Giornale” il pezzo di Marcello Veneziani, una delle tante
speranze della giovane cultura di destra degli anni ’80, passato dal denunciare “il male americano” alla fase senile del compiacimento nel potersi sedersi alla corte di un sovrano che notoriamente ama la cultura a stella e strisce più di ogni altra cosa (veline a parte).
Nessuno vieta di cambiare idea nella vita, come di farsi nominare, a suo tempo, in quota An nel non certo gratuito posto di consigliere di amministrazione della Rai.
Sono scelte personali.
Ma proprio per la stima che avevo (e che non ho più) per Marcello, avrei preferito che il suo passaggio tra i berluscones avvenisse senza che dovesse trovare ad ogni costo una giustificazione che non fosse l’italico “tengo famiglia”.
Avrei accettato persino che la sua abile penna dipingesse le forme e i colori delle gioiose feste a Palazzo Grazioli per renderle meno patetiche agli italiani, piuttosto che cercare una liaison con il nostro passato di “maledetti”.
Se uno sceglie di fare il pittore di corte non cerchi almeno alibi per rimpiangere i tempi in cui usava il pennello per tracciare la via dei sogni.
Si limiti a prendere atto che non ha più il tratto vitale, non accusi altri di essere ladri di sogni.
Scrive Marcello: ” lo confesso: il mandante delle accuse a Fini sono io. Io e tutti quei ragazzi che hanno creduto nella destra, investendoci la vita. Noi, che possiamo comprendere i trasformismi, ma che non gli perdoneremo mai di aver svenduto i nostri sacrifici al “cognato””
E via ai ricordi: “Quel ragazzo sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà “.
In questo improvviso amarcord, Marcello è in buona compagnia: da Storace in giù, giù in tutti i sensi, è un fiorire di ex intellettuali, ex autisti, ex militanti presunti, ex “duri e puri” che si indignano di fronte a una casa ereditata “grazie al sangue di tanti nostri giovani caduti”.
Forse si riferiscono ai tempi del Msi, quando molti di coloro che ora straparlano di valori e ideali traditi, stavano nel ruolo o dalla parte di chi, in caso di arresto di un nostro ragazzo, tiravano fuori, nelle federazioni, dal cappello a cilindro il famoso comunicato che “non era mai stato iscritto al partito” ?
Forse a coloro che appoggiarono la legge Reale?
Forse a coloro che in tante città d’Italia segnalavano alla polizia chi faceva legittimamente politica fuori dal partito?
O forse a quei notabili che, quando un ragazzo di destra veniva massacrato sotto casa, correvano a contendersi il trasporto della salma dopo averlo sputtanato da vivo?
Eh no, caro Marcello, sei troppo intelligente per cavartela così.
Quando i valori del Msi furono messi in soffitta o per molti “traditi” da tutta la classe dirigente di allora, come mai il giovane che era in te non si ribello’?
Come mai Storace gioiva, insieme a tanti altri portaborse?
Dov’erano i rivoluzionari duri e puri?
A fare la coda per la nuova tessera?
E quando da An si passò al Pdl, dimmi Marcello, quante mani si alzarono al congresso di scioglimento per votare contro?
Perchè anche allora il giovane che era in te non si ribellò e non scrisse parole di fuoco?
Alcuni fanno finta di scandalizzarsi adesso, ma per 20 anni hanno seguito Fini per interesse e convenienza, come prima seguivano Almirante per lo stesso motivo.
E infatti io e te non eravamo con Almirante, insieme a tanti altri.
Non discuto le scelte successive di tanti: ognuno è giusto che faccia quello che gli suggerisce la propria coscienza.
Ma non ci fare lezioni di coerenza: chi è rimasto con certe idee nel cuore e nel cervello non può stare con chi è ultraliberista, con chi è razzista, con chi nomina pure i deputati, con chi vuole ridurre la libera informazione, con chi vuole l’impunità dai processi.
Proprio noi che non avevamo neanche i mezzi per propagandare le nostre idee e respiravamo l’inchiostro dei ciclostili dovremmo diventare i “boia della libertà “?
Come si può stare con la casta, con i killer dell’infomazione, con chi vuole dividere gli italiani?
Lascia stare i ragazzi di allora, goditi il tuo posto a tavola, ma risparmiaci i tuoi sermoni da frate gaudente al banchetto dei potenti.
Vogliamo parlare di “case” o magari di “casa” editrice?
O vogliamo sottolineare che se un uomo è disposto a “svendersi” al potente, è probabile che non valgano nulla sia il potente che lui?
Per qualcuno la dignità è ancora un valore non commerciabile.
Buona vita Marcello, riposati nel lettone di Putin, ma lasciaci continuare a sognare in pace.
E quando esci spegni la luce.
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Settembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
NEL SUO DISCORSO TATTICO FINI HA RIPASSATO IL CERINO A BERLUSCONI SENZA RINUNCIARE A CHIARIRE… POSTA LA QUESTIONE DELLA LEGALITA’ E DELLA DEMOCRAZIA NEL NOSTRO PAESE
Riportiamo l’analisi di Paolo Flores D’Arcais, pubblicata oggi sul Fatto Quotidiano, in merito al discorso di Gianfranco Fini.
Gianfranco Fini ha passato di nuovo il cerino della crisi a Berlusconi, ma lo ha fatto con un discorso che stabilisce alcuni punti definitivi.
Primo: sulla casa di Montecarlo ha chiarito con accenti di sincerità , arrivando a garantire le dimissioni (cui non sarebbe tenuto) se venisse fuori con certezza che il proprietario è suo cognato e che la sua colpa (di Fini) è solo quella di avergli creduto.
Una scelta di moralità che da oggi potrà pretendere da qualsiasi altro dirigente di centro-destra (luogo di malaffare dove circolano montagne di crimini penali, compresi crimini mafiosi, non leggerezze familiari).
Secondo: lo scontro è sulla questione della legalità , della legge eguale per tutti, dell’autonomia della magistratura, principi che Berlusconi non riesce neppure a capire.
Terzo: qualcuno ha montato un “affaire” utilizzando faccendieri di ogni risma, investendo denari evidentemente ingenti, arrivando a far muovere ministri di Stati sovrani (benchè più “off-shore” ed equivoci di qualsiasi “Stato libero di Bananas”), piegando la libertà di stampa — in tre o quattro paesi! — a scopi abietti. Insomma, mettendo a repentaglio la democrazia stessa.
Quarto: … E a questo punto Fini ha passato di nuovo il cerino a Berlusconi.
Non ha voluto pronunciare la frase e il nome che di tutte le parole precedenti erano il logico corollario.
Non ha voluto dichiarare che il mandante di questo aggressione alla Costituzione e alle libertà democratiche è Berlusconi, e che i giorni che si aprono, e che al massimo potranno durare pochi mesi, e che si concluderanno con le elezioni, vedranno per l’Italia una scelta senza possibilità di mediazioni, “a somma zero”: o Berlusconi uscirà ignominiosamente di scena, travolto dalla rivolta morale degli italiani, o inizierà la sua dittatura “senza prigionieri”, sulle macerie di una Costituzione assassinata e di un paese degradato a livelli premoderni sotto ogni aspetto: sociale, culturale, istituzionale, economico.
Gianfranco Fini tutto questo lo sa perfettamente. Lo ha fatto intuire in filigrana nei primi sette minuti del suo discorso, ma negli ultimi due ha voluto fingere che Berlusconi possa desistere dal suo progetto di regime totalitario-proprietario, e dalla sua natura di Caimano. Se prima di parlare avesse riletto l’antica favola della rana e dello scorpione avrebbe concluso diversamente. Speriamo che una conclusione comprensibile solo “tatticamente” non si riveli tragica per la democrazia.
Paolo Flores D’Arcais
(da il Fatto Quotidiano)
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Settembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DI ST. LUCIA CON NORMALI VOLI DI LINEA NON AVREBBE MAI POTUTO COPRIRE LA DISTANZA IN 18 ORE…. A ST. LUCIA LA DIVULGAZIONE DI DATI SULLE SOCIETA’ OFFSHORE E’ UN REATO PUNITO CON IL CARCERE… COSA AVRA’ CONVINTO FRANCIS A VIOLARE LE LEGGI?
Riproduciamo un interessante articolo del “Secolo XIX”, a firma Francesco Bonazzi, in merito alle “presunte” conferme del governo di St. Lucia sulla proprietà della casa ex An di Montecarlo
Un governo che viola il proprio codice penale e svela i nomi dei cittadini stranieri nascosti dietro lo schermo di una fiduciaria.
Un ministro capace di rimbalzare tra la Svizzera e i Caraibi con una velocità sconosciuta ai voli di linea.
Una conferenza stampa anticipata improvvisamente di qualche giorno, appena viene fuori che Fini sta a sua volta preparando un video messaggio sullo scandalo della casa di Montecarlo.
Benvenuti a St. Lucia, il paradiso offshore più pazzo del mondo.
L’unica piazza finanziaria, tra quelle presenti nella lista grigia dell’Ocse, capace di rispondere ai giornalisti stranieri addirittura prima che alle rogatorie della magistratura.
Le 18 ore più incredibili nella storia dei santuari mondiali del segreto finanziario iniziano alle 20.30 di giovedi sera.
Marco Lillo, cronista del Fatto Quotidiano, riesce a parlare al telefono con Lorenzo Rudolph Francis, ministro della Giustizia del piccolo Stato caraibico. Francis, che fino a pochi mesi fa era un avvocato di affari, racconta di essere in Svizzera.
E alla domanda se il documento che indica in Giancarlo Tulliani il vero proprietario delle due fiduciarie di St. Lucia sia vero o falso, risponde senza esitazioni: “E’ vero”.
Poi rimanda a un comunicato ufficiale nelle prossime settimane.
Ma torniamo per un attimo a St. Lucia.
Sull’ex colonia britannica vivono 160.000 persone in carne e ossa.
E una miriade di persone giuridiche estere, attirate dalla granitica riservatezza dei registri societari: nell’isoletta caraibica vanno forte i trust e le fiduciarie.
Tra Roma e Milano, tanto per andare al sodo, ci sono almeno una ventina di studi professionali perfettamente in grado di aprire delle società nelle British Virgin Islands.
A che servono? A nascondere la vera identità dei proprietari di un immobile o di un’azienda.
“In trent’anni che faccio il commercialista, non avevo mai visto, non dico un ministro, ma neanche solo un pubblico ufficiale di un centro offshore che si mette a collaborare alle indagini dei giornalisti stranieri” osserva un professionista romano con studio in Prati.
Un gestore milanese di patrimoni è più diretto: “Da domani che fanno a St. Lucia? Campano sulle noci di cocco?”.
Poi si fa più serio e ci allunga la legislazione locale a tutela della riservatezza societaria: “a St. Lucia la divulgazione di dati personali, relativi a società offshore, è un reato punibile con la multa e la reclusione”.
Insomma mister Francis per le leggi del suo Paese rischia la galera.
Non solo, ma si è distinto per tempestività e rapidità di azione: come Fini ha annunciato il suo messaggio video, ecco Francis cambiare la sua agenda, convocando una conferenza stampa su due piedi.
A questo punto, per arrivare al degno finale di questa inedita 18 ore della trasparenza finanziaria, non resta che provare a stare dietro a Super-Francis, il ministro dei Due Mondi.
Giovedi sera alle 20.30 era in Svizzera per chissà quale delicata missione privata.
Venerdi a metà giornata (ore 13 locali, ore 18 italiane) incontrava i cronisti italiani nell’ufficio del suo primo ministro.
Se avesse preso voli di linea, anche partendo alle 9 di sera da Zurigo e dormendo a Londra, non sarebbe tornato prima delle 3 del pomeriggio ora locale. Avrà preso un superjet privato.
Oppure qualcuno gli ha dato un passaggio.
Francesco Bonazzi
(da “il Secolo XIX”)
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Settembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
TUTTE LE PATACCHE DI UNA CARRIERA ALL’OMBRA DEI POTENTI FINO AL REMUNERATO SACRIFICIO FINALE: IMMOLARSI PER SILVIO
La prima patacca accertata è del 1990, ai tempi in cui Vittorio Feltri dirige “L’Europeo”:
un’intervista sul rapimento Moro a tale Davide, “carabiniere infiltrato nelle Br” che avrebbe fatto irruzione nel covo di via Montenevoso.
E’ un racconto “esplosivo” su presunti memoriali e audio di Moro dalla prigionia, con tanto di dettagli erotici sui brigatisti Franco Bonisoli e Nadia Mantovani sorpresi nudi a letto.
Peccato che sia tutto falso, dalla prima all’ultima riga, e il “Davide” in questione non esista neppure.
Nasce così, quasi vent’anni fa, il fenomeno Feltri: un misto di bufale (come quella su Alceste Campanile “assassinato da Lotta Continua”, mentre è stato ucciso da Avanguardia nazionale) e linguaggio da bar (vale per tutti il titolo sul calcio negli Usa: “Agli uomini piace, alle donne no, ma i negri non lo sopportano”, da cui si deduce che i “negri” non appartengono alla categoria nè degli uomini nè delle donne).
Nel ’92 Feltri è contattato da Andrea Zanussi, editore de “L’indipendente”, al quale spiega che il quotidiano “ha bisogno di una bella iniezione di merda”. Detto, fatto. è il periodo di Mani Pulite e lui lo cavalca proponendo titoli come “Cieco, ma i soldi li vedeva benissimo”, riferito a un presunto tangentista non vedente.
Segue un falso scoop sulla morte di Pinelli, un attacco a Indro Montanelli (”è arrivato il tuo 25 luglio”), e il linciaggio di Norberto Bobbio (”mandante morale dell’omicidio Calabresi”), più un po’ di insulti alla Guardia di Finanza (che in quel periodo sta indagando sul Cavaliere).
Quasi inevitabile nel ’94 la promozione al “Giornale”, appena lasciato da Montanelli.
Qui Feltri si fa riconoscere subito per i titoli farlocchi tra cui un mitico “La lebbra sbarca in Sicilia, contagiati a Messina quattro italiani” (vero niente). Notevole anche “Berlusconi vende la Fininvest”, così come la patacca sui miliardi di Milosevic “trasportati in sacchi di juta dalla Serbia all’Italia”.
Altrettanto sballate le accuse ai giudici Piercamillo Davigo e Francesco Di Maggio di essere soci in una cooperativa edilizia con Curtò e Ligresti.
Non mancano nuove “inchieste” revisioniste sul fascismo, come quella sull’attentato di via Rasella corredata da una foto falsificata della testa di un bambino staccata dal tronco: la cosa arriverà alla Cassazione, che nell’agosto 2007 condannerà il direttore parlando di un “quadro di vere e proprie false affermazioni”.
Avanti così, e nel ’95 Feltri si inventa che “la scorta del presidente Scalfaro ha sparato a un elicottero dei pompieri” (ovviamente è il periodo dello scontro politico fra il Quirinale e Berlusconi).
Di due anni dopo è un’intervista taroccata a Francesco De Gregori contro il Pci, un pezzo per cui il cantante porta Feltri in tribunale ottenendone la condanna.
Sempre nel ’97 una nuova — più grave — patacca costa a Feltri il posto: è quella sul presunto “tesoro” di Antonio Di Pietro, cinque miliardi di lire che l’ex pm è accusato di aver preso da Francesco Pacini Battaglia.
Dopo parecchie querele, alla fine è lo stesso direttore a dover ammettere che si tratta di “una bufala”.
Segue per Feltri un periodo al “Borghese” e al gruppo Riffeser, fino alla fondazione di “Libero”, dove chiama a scrivere il puparo di Calciopoli Luciano Moggi e l’ex agente del Sismi Renato “Betulla” Farina.
Per lanciarsi, il quotidiano ha bisogno di fuochi artificali: di qui la falsa notizia che un centro sociale milanese è un covo dell’Eta basca, di qui uno “scoop” su Donna Rachele titolato “Mussolini era cornuto”.
Poi arrivano le accuse trasversali a Sergio Cofferati per l’omicidio Biagi (”La Cgil indica i bersagli da colpire”) e un altro falso scoop su Berlusconi (”Vuole lasciare la politica”).
Ma non basta, e allora Feltri parla di pedofilia pubblicando cinque foto di preadolescenti nudi in pose inequivocabili (con conseguente radiazione dall’Ordine, poi tramutata in “censura”).
Di questa fase resta però ai posteri soprattutto l’elegante prima pagina con un disegno di Prodi nudo a quattro zampe e con il sedere alzato, pronto a farsi sodomizzare da un tappo di champagne con la faccia di Berlusconi.
Richiamato in agosto al “Giornale”, Feltri parte subito con la campagna più desiderata dal suo editore, puntando a tre obiettivi: intimidire i giornalisti non allineati (occhio che se critichi il premier ma poi paghi la colf in nero o non versi gli alimenti all’ex moglie, io lo scrivo in prima pagina); livellare tutti nel fango per provare che Berlusconi non è peggiore di chi lo attacca, in base al “così fan tutti” autoassolutorio; far fuori quanti nella Chiesa osano criticare il premier.
Così in poche settimane “il Giornale” diventa una fabbrica di linciaggi in serie: da Eugenio Scalfari a Enrico Mentana, da Gustavo Zagrebelsky a Concita De Gregorio, da Dino Boffo a Ezio Mauro, fino a Ted Kennedy e Gianni Agnelli (a Feltri infatti piace sparare anche sui morti).
A proposito: negli ultimi anni di vita, Indro Montanelli diceva che non riconosceva più il suo “Giornale”, gli sembrava “un figlio drogato”.
Adesso pare entrato in un’overdose senza ritorno.
In attesa della radiazione dall’albo.
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Settembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
IL 22 SETTEMBRE “LIBERO” ANTICIPAVA IL DOSSIER TAROCCO CONTRO FINI E INVITAVA IL PREMIER A “SFRUTTARE LA SUA AMICIZIA CON IL GOVERNO LOCALE”…. E “IL GIORNALE” IL 15 SETTEMBRE ANTICIPAVA LA PRESENZA DEI SERVIZI SEGRETI SULL’ISOLA
”Altro che dimissioni di Fini, Berlusconi ci spieghi la straordinaria anticipazione di Libero che lascia una traccia evidente del dossieraggio”.
E’ quanto ha dichiara poco fa il deputato di ‘Futuro e Liberta’ per l’Italia’ Carmelo Briguglio, ripercorrendo passo passo gli articoli di giornale che avrebbero anticipato numerosi aspetti della vicenda della casa di Montecarlo.
”Il 22 settembre, scritto quindi il giorno prima, il quotidiano Libero, vicinissimo a Berlusconi, ha pubblicato un articolo a firma R.Cat. dal titolo ‘Il premier di Santa Lucia: Silvio e’ mio amico’.
Nel pezzo – spiega Briguglio – una vera e propria anticipazione del dossier e il ruolo che il giornale attribuisce a Silvio Berlusconi.
Ecco il testo di “Libero”: ‘C’e’ un rapporto targato Santa Lucia che fa tremare Gianfranco Fini. Non e’ un rapporto cartaceo (chiara allusione), ma un rapporto personale: quello tra l’ex primo ministro Kenny Anthony e Silvio Berlusconi. Adesso pero’ scoprendo questa amicizia pregressa, ci si chiede se esista un modo per fare saltare il tappo e scoperchiare i misteri che si portano dentro la Pritemps Ltd e la Timara Ltd.. Molti italiani, anche di alto livello, gia’ vengono in visita a S.Lucia. Tra loro, Silvio Berlusconi. E come si sa, il Cavaliere e’ molto abile nell’intrattenere i rapporti diplomatici, percio’ e’ probabile che l’amicizia con l’ex numero uno dell’isola vada avanti. E che sia giunto il momento di rispolverarla”’.
Un’anticipazione del dossier che lascia tracce e che, secondo il quotidiano Libero, porta a Silvio Berlusconi.
“Come l’articolo del Giornale e il pezzo del Velino sulla pista caraibica, rispettivamente il 15 e il 17 settembre, hanno anticipato la presenza dei Servizi sull’isola, ieri confermata dallo stesso ministro di S.Lucia nei suoi tre minuti di conferenza stampa”, conclude il deputato di Fli.
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Settembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
CI SIAMO SBAGLIATI: PENSAVAMO CHE AVESSERO TAROCCATO SOLO IL DOCUMENTO, INVECE ANCHE CHI DICHIARA IL FALSO…. PERCHE’ LA MAGISTRATURA ITALIANA NON APRE UN’INDAGINE SUGLI STRANI MOVIMENTI DI DENARO SU CERTI CONTI DI ST. LUCIA SEGNALATI DAI SERVIZI AMERICANI?….BASTA CHIACCHIERE: FUORI I DOCUMENTI E LE PROVE
Il teatrino della politica si è trasferito dall’Italia a un’altra repubblica delle banane.
La lettera con cui il ministro della giustizia del paradiso fiscale caraibico, Rudolph Francis, spiega al primo ministro Stephenson King che dietro le società off-shore che hanno comprato il famoso appartamento di Montecarlo ci sarebbe Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, viene confermata in “tre veloci minuti tre” davanti a tre giornalisti italiani convocati d’urgenza.
Lo spiega proprio il ministro Francis, in una conferenza stampa convocata a sorpresa alle 18 (ora italiana) a Santa Lucia.
“La lettera è autentica, ho deciso di scriverla al primo ministro per informarlo su una vicenda che rischiava di danneggiare l’economia dell’isola”.
L’attenzione dei giornalisti italiani e pare la presenza dei servizi segreti stava danneggiando la reputazione della piccola isola che vive della sua riservatezza sulle vicende fiscale dei clienti.
Certo, forse la danneggia di più la pubblicazione di un documento che doveva restare all’interno degli uffici del governo, ma questo sembra un dettaglio poco rilevante,
Così come il fatto che per la prima volta nella storia sarebbe stato violato dal governo di St. Lucia il diritto alla segretezza della clientela.
“Non so come la lettera che ho scritto al primo ministro sia finita nelle mani dei giornalisti che l’hanno pubblicata”, ha sostenuto Francis.
Ma che strano, chissà chi l’avrà passata a un giornalista in Honduras e da questi a Santo Domingo e poi a Dagospia : il tutto a tempo di record.
Sulla fondatezza del contenuto del memo che indica Giancarlo Tulliani come proprietario e beneficiario delle due società off shore, il ministro afferma: “Dalla mia indagine preliminare sono emersi determinati fatti e quindi ho scritto un memo confidenziale al primo ministro informandolo dei risultati della mia ricerca iniziale. Nelle stesso tempo, però, ho fatto partire una inchiesta formale sulla questione il cui risultato verrà reso pubblica”.
Documenti, prove please.
Documenti zero, prove zero, solo “preliminari”, “ricerca iniziale” e altre prese per il culo.
La conferenza stampa, durata pochi minuti e senza possibilità di fare domande, è stata convocata d’urgenza: Francis si era impegnato a chiarire, ma non ha chiarito nulla.
Ha solo detto che la lettera l’ha scritta lui, sai che gliene frega agli italiani.
E chi garantisce che non scriva sotto dettatura e spari palle spaziali.
Il ministro Francis sarebbe da poco rientrato da un viaggio in Europa, in Svizzera: che ci sarà andato a fare?
Fino a ieri le istituzioni di Saint Lucia promettevano di fornire spiegazioni sulla vicenda solo la prossima settimana.
Che cosa può aver fatto loro cambiare idea?
Una coincidenza, in effetti, c’è: l’annuncio di Gianfranco Fini (diramato nel primo pomeriggio di oggi) di un video per chiarire l’affaire di Montecarlo.
Che qualche canarino gli abbia consigliato di fare in fretta?
argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, emergenza, Esteri, Fini, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica, Stampa | Commenta »