Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL COMPAGNO DI BANCO DI SALVINI A BRUXELLES DICEVA CHE I TERREMOTATI ABRUZZESI DOVEVANO RIMBOCCARSI LE MANICHE INVECE CHE CHIEDERE AIUTI ALLO STATO… ORA GLI SCIACALLI FANNO IL PUTTANTOUR IN ABRUZZO
Ieri Matteo Salvini è andato in Abruzzo a scattare qualche foto e a girare qualche video da pubblicare
sulla sua pagina Facebook.
Il leader della Lega ha voluto dimostrare in questo modo la sua vicinanza alle popolazioni terremotate nella convinzione che parlare con la gente sia più importante — e risolutivo — che ad esempio essere a Strasburgo quando c’era da votare una risoluzione sullo sblocco dei finanziamenti per il terremoto.
Evidentemente per Salvini fare politica coincide con fare propaganda, e il nostro sciacallo delle nevi si è paracadutato sul Gran Sasso in tenuta da battaglia.
È interessante notare però come pochi anni fa nella Lega Nord la pensassero in maniera proprio diversa: ad esempio Mario Borghezio, collega di Salvini all’europarlamento riteneva che i terremotati del 2009 stessero facendo troppa sceneggiata.
Così Borghezio al telefono con Klaus Davi ci faceva partecipi delle sue riflessioni sull’Abruzzo e sul terremoto che ha devastato l’Aquila nel 2009 spiegandoci che quella parte del Paese è “un peso morto per noi come per tutto il Sud”.
Era il 10 gennaio del 2011 e Borghezio paragonava la situazione dei terremotati con quello del “popolo veneto” in seguito all’alluvione del 2010:
Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud. Il comportamento di molte zone terremotate dell’Abruzzo è stato singolare, abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate. È stata un po’ una riedizione dell’Irpinia: prevale sempre l’attesa degli aiuti, non ci sono iniziative autonome di ripresa. Si attende sempre che arrivi qualcosa dall’alto, nonostante dall’alto arrivi molto”
Borghezio insiste nel dire che “nel meridione” stanno sempre ad aspettare l’intervento dello Stato Centrale e non si rimboccano le maniche.
Ed è singolare che in questi giorni il più feroce critico dell’inerzia e della lentezza della ricostruzione sia proprio il leader della Lega Nord, Matteo Salvini che del resto è noto per aver definito in modo spregiativo i napoletani “colerosi e terremotati” intonando un coro da stadio.
Dal quando è Segretario della Lega (2013) Salvini ha fatto di tutto per rendere il partito un movimento nazionale, però non tutti hanno dimenticato quel periodo recente in cui gli abruzzesi per i leghisti erano “terroni” e dei parassiti dello Stato.
Salvini ha avuto, a Bruxelles, l’occasione per aiutare le popolazioni terremotate e non l’ha fatto perchè non ha votato perchè come al solito era assente.
Quindi abbia il buon gusto di tacere.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
MENTRE CI SONO ITALIANI SOTTO LE MACERIE, IL LEGHISTA FA IL TURISTA GUARDONE
Primo piano con la giacca a vento e la neve sullo sfondo. Selfie dai monti del dramma. Che vedano tutti che Matteo Salvini è andato sul posto, collegamento telefonico dal Teramano con Myrta Merlino e poi, la sera, a Otto e 1/2 da Lilli Gruber. Nel mezzo, dirette con Radio Padania da Montesilvano, Penne, Atri, Isola del Gran Sasso.
E mentre si estraggono i corpi dall’hotel di Rigopiano dichiarazioni beffarde sul Pd che affida l’emergenza ad “un ex governatore fallito”.
Salvini non ce l’ha fatta a simulare un senso dello Stato che non ha, a rispettare la regola non scritta, ma universalmente riconosciuta, che suggerisce di non fare becera polemica nel giorno in cui le famiglie coinvolte nella tragedia attendono una sentenza di vita o di morte.
È andato dove c’erano le telecamere e da lì, guardando spalare “i volontari cui sono vicino”, si è preso la scena. E chi se ne frega se gli danno dello sciacallo.
Sull’onda dell’hashtag #salvinisciacallo è montata la polemica sui social.
C’è chi lo insulta apertamente: “Sciacallo padano”.
Chi lo invita ad andare a spalare la neve: “Ma perchè non prendi anche Tu una pala e ti dai da fare, O Panzuto?”
Chi commenta infine la miseria e lo squallore della sua comparsata: “Salvini che va a ottoemezzo coi doposci per far vedere che è stato in Abruzzo è la cosa più triste del 2017. E siamo solo al 19 gennaio.”.
(da agenzie)
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Gennaio 20th, 2017 Riccardo Fucile
NON ANCORA ESTRATTI, MA I SOCCORRITORI SONO IN CONTATTO CON LORO
Ci sono sei persone vive all’hotel Rigopiano. 
Gli uomini del soccorso li hanno individuati nella zona delle cucine ma non ancora estratti. I pompieri hanno individuato i sopravvissuti sotto un solaio e ci stanno parlando.
Il primo contatto con i sei è stato poco dopo le 11. Due elicotteri, uno della Guardia costiera con a bordo personale del 118 e uno dei Vigili del fuoco stanno sorvolando la zona dell’hotel in attesa che da terra diano indicazioni per far scendere i medici e dare soccorso ai sei superstiti.
E’ probabile che i sopravvissuti, dopo la primissima assistenza, siano trasferiti in ospedale con gli stessi elicotteri.
E’ la prima buona notizia nella catastrofica valanga che ha travolto quello che fino a due giorni fa era un resort di lusso, un’oasi di pace ai piedi del Gran Sasso.
Da ieri si scava nell’ammasso di neve e detriti che era l’hotel Rigopiano di Farindola, per trovare eventuali superstiti in una corsa contro il tempo.
C’è stata una tregua nelle nevicate ma le temperature salite al di sopra degli 0 gradi centigradi hanno provocato un appesantimento della neve rendendo più difficoltose le operazioni. Al momento solo tre corpi sono stati estratti. E resta incerto il numero di dispersi tra dipendenti e clienti, nella speranza che i soccorritori possano trovare altre persone in vita.
“Mai visto nulla del genere”. “Qui uniamo due scenari diversi: la valanga, che affrontiamo sempre e una catastrofe naturale come un mini terremoto. Non ho mai visto nulla del genere”, ha detto il portavoce del Soccorso alpino Walter Milan. Poi spiega la situazione in quota: “Al lavoro ci sono oltre sessanta persone tra i vari enti. Arriveranno nuovi mezzi e con gli elicotteri porteremo le squadre. Via via arriveranno dei mezzi meccanici che devono lavorare insieme con gli uomini, prima si fa un’ispezione nella neve e poi si toglie tutto”.
“Condizioni meteo difficili”. Le ricerche dei dispersi proseguono senza sosta, anche se con il passare delle ore le speranze di trovare qualcuno vivo diminuiscono. “In teoria anche in queste condizioni meteo molto difficili, se si sono create delle ‘sacche’ di aria dove ripararsi nell’albergo spazzato via, potrebbero sopravvivere 2 forse 3 giorni, ma è difficile”, ha spiegato Milan. La difficoltà nel fare previsioni è data dal caso eccezionale di una valanga con una così grande quantità di detriti, essendosi combinata con un terremoto. Per i soccorritori c’è il rischio di nuove valanghe. “Tra poco un elicottero si alzerà in volo per monitorare la zona – ha detto ancora Milan – la strada è pericolosa e potrebbero staccarsi anche micro-slavine”.
La distruzione dell’hotel. E’ stata una valanga devastante, che ha pressochè sepolto gran parte della struttura, facendosi anche strada all’interno dei vari ambienti che la costituivano e poi spazzato via quello che trovava sulla sua strada, così come aveva già fatto con un fronte ampio di alberi che era a monte dell’albergo. Anzi, quell’ammasso di tronchi è stato il di più che ha portato distruzionei perchè l’onda d’urto è stata ancor più forte.
Un evento-killer innescato probabilmente dalle 4 scosse sismiche di magnitudo tra 5,1 e 5,4 della giornata di mercoledì con epicentro l’area dell’Aquilano ma fortemente avvertite in questo versante della regione abruzzese dove il rischio valanghe era già classificato 4 (su una scala di 5) a causa dei grandi apporti di neve per diversi giorni di seguito.
Una valanga che ha inoltre provocato una sorta di ‘traslazione’ dell’edificio, vale a dire lo ha spostato di una decina di metri in avanti e non è escluso che alcuni dei dispersi siano stati travolti e trascinati fuori dal perimetro dell’edificio. Non a caso le ricerche dei vigili del fuoco con le squadre specializzate in questo tipo di attività ed anche quelle condotte dai componenti del Soccorso alpino e speleologico riguardano anche la zona estera all’hotel, cioè il fronte in pendenza della valanga nevosa.
Soccorsi ai limiti del possibile. “Uso un’espressione un po’ impropria: al Rigopiano vi è stata un’implosione verso l’interno – ha spiegato ieri il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio – L’intervento all’hotel Rigopiano è ai limiti del possibile – ha aggiunto evidenziando anche la precaria sicurezza in cui operano i soccorritori – Abbiamo parlato con tutti gli operatori sul territorio e l’idea è supportare chi sta lavorando sul posto. E’ uno scenario critico”.
L’attesa dei famigliari. È nel paese di Penne, in provincia di Pescara, che si consuma intanto l’angoscia dei familiari di ospiti e dipendenti dell’hotel Rigopiano. Atmosfera di tensione all’ospedale dove, in un’ala della struttura, aspettano aggiornamenti. Con loro ci sono i volontari dell’associazione onlus ‘Psicologi per i popoli’. Attraverso conoscenze, competenze e abilità della psicologia dell’emergenza, questi professionisti si attivano per portare assistenza a persone, famiglie, gruppi e comunità colpite da calamità , disastri, gravi incidenti, così come per la scomparsa improvvisa di familiari.
Penne, la neve sfonda il tetto dell’ipermarket. E’ crollato, sotto il peso della neve il tetto dell’ipermercato Lidl lungo la strada provinciale 81, non lontano dal palazzetto dello sport che ospita il coordinamento delle attività di ricerca e soccorso per l’hotel Rigopiano. Al momento non si può accedere al parcheggio dell’ipermarket. Un tecnico sta cercando di capire come intervenire, mentre sulla provinciale continua il viavai di camion dei vigili del fuoco, ambulanze e jeep dell’esercito.
Indagini. Intanto ci si interroga sulle cause che potrebbero aver determinato la valanga e sul ruolo che potrebbero aver esercitato le scosse sismiche degli ultimi giorni. Sulla vicenda il pm di Pescara Andrea Papalia ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Già nella giornata di ieri gli investigatori hanno ascoltato come testimone Giampiero Parete, uno dei superstiti della valanga. Molto probabilmente, non appena le operazioni di ricerca delle persone sarà completata, la struttura sarà posto sotto sequestro. Si cerca di capire tante cose, a cominciare, forse, dalla scelta di localizzare la struttura in quel punto che in tanti in queste ore hanno definito “completamente esposto”.
In queste ore i carabinieri forestali di Pescara sono in Provincia per acquisire tutte le carte relative ai piani di emergenza e soccorso dell’area Vestina, da Penne verso la montagna, predisposte e attuate dalla Provincia. Richieste, movimenti, organizzazione di spalaneve, turbine, richieste di soccorso e quanto riguarda la viabilità di quella zona. Il tutto è alla luce degli allerta meteo e valanghe che hanno interessato i giorni scorsi l’intera regione Abruzzo. Le acquisizioni servono per fare chiarezza sull’operato del settore, precedentemente all’istituzione del Coc di Penne e successivamente alla collaborazione con questo.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile
ANAS, COMUNI, PROVINCE, GOVERNO: UN GROVIGLIO INESTRICABILE DI RESPONSABILITA’… LA SCATOLA VUOTA “DI CASA ITALIA” CON LE CASSE VUOTE COME SEMPRE
Eccola, la Casa Italia, il progetto di prevenzione annunciato in pompa magna dal governo Renzi, “un progetto di prevenzione seria, non un elenco di parole” su cui “coinvolgere tutti insieme i principali attori del paese”.
Casa Italia sono i paesi dove chi voleva uscire di casa, per il terremoto, era bloccato dalla neve. Ma anche se ci fosse riuscito non avrebbe trovato aree attrezzate dove ricoverarsi.
“L’Abruzzo si arrende”, questo il titolo del Centro. Perchè i governatori invocano dell’esercito per spalare è la dichiarazione di un fallimento, di fronte a una nevicata eccezionale e prevedibile, non all’Apocalisse.
Persino la turbina per liberare la strada dalla neve si è fermata, sul tratto provinciale che portava all’Hotel Rigopiano, segno che prima, evidentemente, non era passato neanche uno spazzaneve.
Colpa della Provincia? Dei Comuni? Dell’Anas?
“Non è il momento di polemiche”, “ognuno dia il meglio di sè” ripetono Errani e Curcio, consapevoli che la neve non spegne, anzi accende, il gran falò delle responsabilità .
I parlamentari abruzzesi, stamattina, si sono attaccati al telefono, perchè “è chiaro che non puoi dare la colpa al governo in carica, ma qualcosa non ha funzionato e ci devi mettere la faccia, altrimenti questo governo viene sepolto dalla neve”.
Sono i primi ad essere consapevoli che chiami l’esercito se non sei in grado di fronteggiare il problema, perchè la neve, per quanto eccezionale, non è un terremoto. E te la dovresti togliere da te.
La prima protezione civile non è quella che arriva da Roma. Ma è l’Anas, che appalta i lavori a ditte magari non all’altezza del compito assegnato, l’Enel che non ha irrobustito la rete.
E poi i sindaci, che in circostanze del genere, si mettono la fascia tricolore, precettano persone e organizzano
Poi c’è la Protezione Civile. Sussurra un senatore dem: “La verità è che la Protezione civile non ha più gli strumenti di una volta, ai tempi di Bertolaso, quando la c’era una efficiente catena di comando”.
Allora aveva poteri eccezionali, perchè Bertolaso era, al tempo stesso, sottosegretario a palazzo Chigi, commissario e capo-protezione civile. E, al tempo stesso, coniugava potere, capacità e carisma, anche utilizzandoli in modo spregiudicato, dal terremoto ai giochi del Mediterraneo al G8.
Oggi la catena di comando è frantumata e rallentata nell’intreccio burocratico. Con Fabrizio Curcio di fatto senza potere, o meglio con i poteri che di volta in volta il governo gli affida con i decreti di emergenza. E Vasco Errani, commissario del cratere.
Il che rende, oggettivamente, bicefala la struttura in materia di ricostruzione.
Al fondo, poi, una considerazione che in parecchi sussurrano ma che, nel Pd, nessuno ha il coraggio di dire a voce alta: “C’è poco da fare. Per andare veloce, fai gli affidamenti diretti. Bertolaso, se doveva prendere stufe, climatizzatori, case di legno si attaccava al telefono. Affidamenti diretti e niente gare. Ora non puoi andare veloce se ogni virgola la deve vedere Cantone. Siamo passati da un eccesso a un altro”.
Oltre all’eredità storica di un paese scarsamente efficiente e senza senso civico, c’è l’eredità della palude di questi anni, in cui nulla è cambiato sul fronte della prevenzione.
Il viceministro Bubbico, dopo le sollecitazioni dei parlamentari, è andato a mettere la faccia del governo a Farindola. Ma Gentiloni, impegnato per ora a sollecitare la risoluzione dell’emergenza, dovrà innanzitutto mettere la faccia sulle voragini originali del governo di cui è stato chiamato ad essere la fotocopia
Risorse, processi da accelerare, piani strategici riassunti nello slogan referendario di Casa Italia a cui Renzi dichiarava di destinare risorse pubbliche per sette miliardi in sette anni, più altri 2,7 recuperati da spese non effettuate.
Tutto rimasto slogan, ad accezione di una “cabina di regia”, ovvero un ufficio organizzato a palazzo Chigi che riunisce strutture pre-esistenti per il dissesto idrogeologico e l’edilizia scolastica.
Perchè, la verità è che siamo alle solite e alla solita Italia.
Che promette prevenzione, di fronte alla calamità , per poi bruciare risorse quando l’ordinario diventa oblio dei drammi.
Bruciare o fare spesa che porta più voti. E così il governo ha chiesto 3,4 miliardi di flessibilità all’Europa in nome del terremoto di Amatrice. Ma nella manovra, alla voce terremoto, c’erano sono solo 600 milioni stanziati in modo diretto a cui aggiungere un altro miliardo spalmato in più voci.
Il resto della “flessibilità ” utilizzato per le “mance referendarie”, dalle quattordicesime ai pensionati ai fondi per il trasporto in Campania.
Mentre il fondo per la protezione Civile, che diventa la cassa di fronte all’emergenza e non viene usato per la prevenzione, è di 300milioni di euro
E se Amatrice è ancora sotto i riflettori, purtroppo per una serie di calamità , l’eredità contempla anche ciò che è stato più dimenticato che risolto, almeno a giudicare dai soldi stanziati.
Al 31 agosto del 2016, prima di Amatrice, la cifra richieste per calamità naturali o danni da precedenti terremoti è di circa un miliardo e 700milioni.
Ci sono dentro le richieste di fondi per il terremoto dell’Abruzzo, l’alluvione in Liguria, il terremoto dell’Emilia, i danni da maltempo in Lombardia.
A fronte di questa richiesta, che arriva per la metà (804mila euro circa) da privati, per metà da aziende (890mila circa), sono stanziati e utilizzabili al 31 dicembre solo 400milioni.
Casa Italia è uno slogan senza risorse, e sul tavolo del premier attuale non c’è ancora un’agenda e un piano strategico, con annessi capitoli di spesa.
“Tenaglia senza precedenti”, “istituzioni impegnate al massimo”. Le poche dichiarazioni sono un atto dovuto e segnalano, rispetto al governo precedente, una discontinuità nei toni.
E anche un modo per tenere basse le polemiche, comunque annunciate. Ma sull’eredità , per non ora, non c’è nè discontinuità nè risorse. E se non ci mette la faccia, dicono i parlamentari che hanno il polso delle zone colpite, “finisce sepolto dalla neve”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile
QUALCOSA NON HA FUNZIONATO PRIMA NELL’EVACUAZIONE, POI NEI SOCCORSI
Se la strada fosse stata libera dalla neve, potevano essere salvati. Anzi, non ci sarebbero proprio rimasti
intrappolati sotto la slavina.
Alle 15 di ieri i clienti dell’albergo Rigopiano (rimasti sepolti vivi), avevano pagato il conto ed erano scesi nella hall dell’hotel, già pronti per andarsene.
Gli ospiti dell’Hotel Rigopiano volevano andare via perchè avevano capito che la situazione era grave. Ma hanno dovuto aspettare. Aspettare che arrivasse lo spazzaneve.
Annunciato prima per le 17 e poi per per le 19. Così era stato detto loro. Ma appunto lo spazzaneve non è riuscito ad arrivare.
Visto che la strada che portava alla struttura era totalmente bloccata. Poi alle 17.40 il primo sos dopo la caduta della slavina. Dalle 15 alle 17 sono passate due ore che avrebbero potuto salvarli tutti.
Questa ricostruzione drammatica emerge dalla testimonianza di Quintino Marcella, ristoratore e datore di lavoro di Giampiero Parete, superstite della valanga sull’hotel Rigopiano. ”Già alle 15 erano pronti per andare via”, ha dichiarato Marcella. Ma nessuno spazzaneve è potuto arrivare.
Ed è sempre la strada completamente bloccata ad aver impedito – dopo la caduta della slavina – per oltre dodici ore che potessero salire sul luogo del disastro mezzi meccanici, dato che i primi soccorritori hanno raggiunto l’albergo sugli sci e le pelli di foca.
Neppure la turbina riusciva ad avanzare nel muro di neve che si era stratificato.
Primo De Nicola, direttore del Centro, quotidiano di Pescara, è stato testimone oculare di quello che è successo: “Ieri sera alle 10 – racconta ad Huffpost – ero in macchina dietro alla turbina che non riusciva ad andare avanti, verso gli intrappolati. C’era troppa neve, ma proprio un mare di neve, detriti e tronchi, neve accumulata da giorni, non da ore”.
Alla tragedia si aggiunta la beffa dell’SOS non ritenuto credibile, dopo lo schianto della slavina.
Lo stesso sindaco di Farindola ha dichiarato a La Stampa: “Ieri sera ci hanno detto che cosa era successo all’albergo. Sinceramente all’inizio mi sembrava così incredibile, pensavo che fosse una bufala. Poi abbiamo materializzato la portata di questa tragedia immensa”.
La strada in ogni caso ha ucciso due volte: prima e dopo il crollo della slavina.
Di chi la responsabilità ? A chi spettava la sua manutenzione in condizioni tanto proibitive? Perchè l’albergo non è stato evacuata prima e chiuso? Solo i clienti avevano capito che la situazione era grave? E come mai?
La Procura indaga per omicidio colposo. Anche perchè l’allerta meteo lanciato dalla Protezione civile per l’Abruzzo parlava chiaro e forte: era “arancione” almeno dal 16 gennaio.
Il codice arancione cioè il terzo livello più alto di allarme (su quattro) prevede il coinvolgimento di una sala operativa di livello regionale.
Perchè ci sono sintomi inequivocabili di un’emergenza imminente .
In questo caso, viene attivata come prima cosa la sala operativa regionale, e qui vengono convocati d’urgenza i componenti dell’Unità di Crisi Regionale: tecnici esperti delle Direzioni generali interessate dal tipo di evento, che da questo momento in poi siedono in permanenza nelle loro postazioni informatizzate e analizzano i dati che cominciano ad affluire in Sala Operativa dalle aree colpite.
Allo stesso tempo le Prefetture dovrebbero attivare le strutture operative periferiche. Tutto ciò è stato fatto? C’è stata un’ordinanza di sgombro? Sono stati richiesti gli interventi di tutte le strutture dello Stato? Quando esattamente è stato dato il primo allarme?
La strage dell’hotel fa storia a sè nel disastro delle zone terremotate con anziani, uomini, donne bambini e centinaia di animali lasciati dentro tensostrutture, nemmeno tendoni militari, sotto metri e metri di neve.
Ma è un po’ il paradigma di un Italia senza protezione (civile).
La “protezione civile” non è un servizio che cala dall’alto, ma per legge, è l’insieme delle attività messe in campo per tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni che derivano dalle calamità : previsione e prevenzione dei rischi, soccorso delle popolazioni colpite, contrasto e superamento dell’emergenza e mitigazione del rischi.
Per legge la protezione civile non è un compito assegnato a una singola amministrazione, ma è una funzione attribuita a un sistema complesso che funziona in base al principio di sussidiarietà .
Cioè funziona o meglio dovrebbe funzionare partendo dal basso e andando via via verso l’alto: i Comuni e le Comunità montane poi le Province, le Province autonome, le Regioni, le Prefetture fino alle amministrazioni centrali dello Stato per l’emergenza nazionale. Ai sindaci in particolare spetta l’attivazione immediata anche dei livelli superiori.
È stato fatto nel caso dell’albergo, anche prima che cadesse giù la slavina? E se no, come mai? E con quanto ritardo?
Il sindaco di Penne, il comune più grande e più prossimo a Farindola) Mario Semproni ha dichiarato oggi: “Sono scioccato, quella dell’albergo è una vicenda drammatica, ho seguito tutta la notte le operazioni di soccorso. Il nostro Comune ha fornito ogni mezzo a disposizione per accelerare e agevolare i soccorritori, nonostante, in quel momento, il territorio di Penne fosse alle prese con una forte criticità legata all’emergenza neve. Sin dall’inizio ho avuto la percezione che fosse una tragedia”. Anche Penne è in ginocchio. “Già ieri mattina ho chiesto aiuto sia al presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Genitori, sia al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, affinchè potessero invitare mezzi e militari”.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile
SU TWITTER MOSTRA IMMAGINI DI “PERSONALE DELL’ESERCITO IN AZIONE NELLE PROVINCE DI TERAMO E CHIETI”, MA SONO FOTO DI DUE ANNI FA IN VENETO
La voglia di strafare è sempre stata una cattiva consigliera.
Se poi è riferita a Roberta Pinotti gioca anche brutti scherzi, come quando la sampierdarenese volle candidarsi a sindaco di Genova alle primarie del Centrosinistra convinta di sbaragliare il campo e finì miseramente terza.
Allora era legata alla cordata di Burlando, governatore della Liguria,e non si era ancora convertita alla via renziana.
Quella sconfitta determinò la sua temporanea uscita di scena, poi il recupero attraverso l’adesione alla corrente di Franceschini e di conseguenza il passaggio con Renzi, quando stava tramontando la segreteria Bersani.
Ed eccola arrivare al ministero della Difesa, dove ormai staziona da anni.
Ma la voglia di protagonismo da quelle parti è una prassi e Twitter può diventare un’arma a doppio taglio.
Lo dimostra la serie di fotografie che la ministra ieri ha postato su Twitter per elogiare l’intervento del personale e dei mezzi specializzati dell’esercito nelle province di Teramo e Chieti.
Quattro foto di militari e mezzi in azione sotto il titolo: “”Personale e mezzi specializzati dell’esercito goà operativi nelle province di Teramo e Chieti per emergenza Abruzzo. Al servizio del Paese”
Che il militare in foto sia al servizio del Paese è indubbio, visto che la foto è relativa a un intervento dell’esercito che risale al 2014 in Veneto come dimostra il confronto delle due foto che pubblichiamo.
Forse sarebbe stato meglio che la Pinotti attendesse almeno di avere una foto aggiornata dell’intervento dell’Esercito in Abruzzo, invece che rimediare una brutta figura, riciclando foto d’archivio.
Ma la fretta di fare la prima della classe certe volte fa finire dietro la lavagna chi copia i compiti.
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Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile
DISPERATA CORSA CONTRO IL TEMPO PER TROVARE QUALCUNO ANCORA VIVO
«Sotto le macerie dell’hotel ci sono tra le 20 e le 30 persone e il rischio è che siano morte». Il prefetto
Bruno Frattasi (capo dipartimento dei Vigili del fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile) che in queste ore coordina i lavori di soccorso presso il Rigopiano di Farindola (in provincia di Pescara) parla con voce ferma ma preoccupata.
Le prime squadre di soccorso, circa 20 persone, hanno raggiunto la zona con gli elicotteri e trovato la struttura «collassata a causa delle scosse».
Due le persone messe in salvo «che si trovavano fuori dalla struttura».
Per salvare tutti gli altri, ospiti e personale dello staff (una trentina circa) è iniziata una corsa contro il tempo resa complicata dalle condizioni meteo.
«Il convoglio dei soccorsi via terra è arrivato solo in mattinata perchè lungo il percorso la neve e gli alberi caduti hanno rallentamento l’avanzamento» spiega l’ingegner Nino Giomi, capo del corpo nazionale dei Vigili del fuoco.
Adesso è iniziata la fase cruciale, quella della ricerca dei corpi.
«Sul posto operano le forze Usar (Unità search and rescue dei Vigili del fuoco)» continua Giomi. I cani aprono la strada, poi con strumenti specifici (geofoni per rilevare suoni e telecamere) si valuta la presenza umana. Infine per creare dei varchi tra le macerie si usano martelletti idraulici, cuscinetti e strumenti per il taglio del cemento e dell’acciaio.
Le ricerche si concentrano nella zona dell’edificio danneggiata.
«Al momento del crollo – racconta l’ingegnere Giuseppe Romano (direttore dell’emergenza dei Vigili del fuoco) molte persone si trovavano al bar, proprio l’area dell’edificio collassata».
(da “La Stampa”)
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Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile
L’HOTEL RIGOPIANO SI TROVA IN UNA ZONA APPARTATA, QUESTO HA RESO DIFFICILE I SOCCORSI
La strada che da Campo Imperatore porta giù all’Hotel Rigopiano, anche in bella stagione, racconta l’asperità del luogo: una serie di tornanti con l’asfalto che va e viene, crateri sul manto stradale, cicatrici di inverni che vanno presi sul serio. L’albergo spunta dove finisce il bosco, dopo chilometri e chilometri senza un essere umano.
Ad accoglierti sulla strada ci sono i tre pastori abruzzesi, giganteschi nelle loro chiome bianche, che col freddo abitano proprio all’ingresso dell’hotel, sdraiati come enormi tappetini tra valigie che entrano ed escono.
Meglio arrivare con la luce, che il buio della sera abruzzese è totale, e il Rigopiano se ne sta da solo, tra i greggi di pecore, senza un paese, un bar o una chiesa.
Da fuori sembra un rifugio alpino, con i fiori ai balconi e tutto il resto.
Dentro si nota la ricerca di un lusso country-chic: i camini, le boiserie, la grande sala col pianoforte a coda e il biliardo, il ristorante e le suite dedicati a Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, presenze metafisiche e altezzose che stridono con la semplicità della natura.
I telefoni prendono malissimo, Rigopiano è il posto giusto per staccare davvero, poco adatto a chi soffre la solitudine del bosco.
Un posto fuori dal mondo, a poco più di un’ora da Roma, dove il tempo sembra fermarsi.
Il primo paese, Farindola, poche anime arrampicate sul fianco della montagna, dista una decina di chilometri e non resta altro che sprofondare nella piscina calda, che si affaccia sul prato, e chiudere gli occhi.
Un posto magico, adatto per chi ama i lunghi silenzi della montagna, le serate al biliardo, i piatti semplici della cucina abruzzese.
Lontano dai rumori della città e delle tante località turistiche. Così isolato da diventare fragile, quasi irraggiungibile nella lunga notte della tormenta di neve, strade bloccate dal ghiaccio e dagli alberi caduti e dai metri di neve.
La notte in cui quei pochi chilometri diventano un’eternità , mentre la gente del Rigopiano prega e aspetta che qualcuno, da fuori, arrivi a salvarla.
Andrea Carugati
(da “La Stampa”)
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Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile
DUE PERSONE IN SALVO, GLI OSPITI DELLA STRUTTURA ERANO CIRCA TRENTA… L’EDIFICIO SPOSTATO DI CIRCA 10 METRI DALLA SLAVINA
È un uomo la prima vittima estratta dalle macerie dell’hotel Rigopiano, nel comune di Farindola in
provincia di Pescara, travolto ieri da una valanga, conseguenza delle nuove scosse di terremoto che hanno colpito il centro Italia.
“Ci sono tanti morti”, ha dettto Antonio Crocetta, uno dei capi del Soccorso alpino abruzzese che da ieri sera si è messo in marcia con gli sci insieme agli altri per raggiungere il resort.
Due persone sono state messe in salvo, ma ci sono ancora molti dispersi. E purtroppo molti morti. I soccorritori sono riusciti a raggiungere intorno alle 4 della notte l’hotel Rigopiano.
“Sono in salvo due persone – scrive il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco sul suo profilo Facebook – le stesse che avevano mandato il messaggio di aiuto. Ci sono parecchi feriti, ma non si sa ancora quanti sono ancora dispersi o addirittura morti. Certo che la struttura è stata presa in pieno dalla slavina, tanto che si è spostata di dieci metri”.
Il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, sempre su Facebook, scrive “la valanga è di grandi dimensioni e ha coinvolto integralmente l’hotel. La zona resta pericolosa per eventuali distacchi”.
L’albergo è in parte crollato e in parte sommerso dalla neve.
I soccorritori giunti finora hanno dovuto raggiungere la struttura sugli sci, perchè la neve impedisce ai mezzi di avvicinarsi.
Si attende l’arrivo di un ‘bruco’, un piccolo gatto delle nevi che potrebbe riuscire a farsi strada e che può trasportare fino a otto persone.
(da agenzie)
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