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LITE FRA GLI SFOLLATI DI ARQUATA, A SORTEGGIO LE PRIME 26 CASETTE

Giugno 6th, 2017 Riccardo Fucile

URLA, SPINTONI E LACRIME: IL NOTAIO FA RITARDO E LA TENSIONE SALE… POI L’ACCORDO: SI ESTRAE A SORTE…UNA VERGOGNA CHE A 10 MESI DAL TERREMOTO SOLO IL 5% DELLE CASETTE PROMESSE SIANO DISPONIBILI

Grida, lacrime, tensione fra i terremotati di Pescara del Tronto che dovrebbero vedersi assegnate oggi le prime 26 casette destinate alla frazione di Arquata rasa al suolo dal sisma.
Doveva essere una giornata di festa, e invece c’è molto nervosismo, sia per il ritardo del notaio, sia per il metodo di assegnazione delle Sae.
Gli sfollati non hanno raggiunto un accordo, e non si sa se si farà  un sorteggio. Sono riuniti a porte chiuse con il sindaco (i giornalisti tenuti fuori) e si sentono urla e pianti.
Il notaio incaricato di presiedere al sorteggio delle casette aveva ritardato e gli sfollati in attesa si sono naturalmente innervositi.
“È da aprile che aspettiamo” brontola qualcuno e qualcun altro protesta: “è l’ennesima presa in giro”. “Come ci sentiamo? Arrabbiati e depressi, ecco come ci sentiamo!”.
La signora Anna è una tra le persone più tranquille in attesa davanti al modulo sede provvisoria del Comune di Arquata del Tronto, nella frazione di Borgo. “Siamo arrivati qui, aspettando, di 15 giorni in 15 giorni”.
La signora Elsa mostra ai giornalisti la confezione di un medicinale, probabilmente un ansiolitico. “Io dal 24 agosto sto così”.
Entrambe le donne si sono sistemate ad Ascoli con il Cas. “Io e mio marito non siamo tipi da albergo – spiega Anna – e poi noi siamo montanari, ad Ascoli fa caldo, vogliamo tornare qua”.
Ad annunciare il sorteggio è stato il sindaco Petrucci. Una commissione ha stabilito i criteri di assegnazione in base alla composizione dei nuclei familiari.
“Non c’è stato accordo per la divisione, per cui dovremo procedere con l’estrazione a sorte” ha spiegato Petrucci ai giornalisti. “Se poi entro qualche giorno i cittadini vorranno accordarsi per scambiare le destinazioni non ci sono problemi”.
Il sindaco aveva anche chiesto agli sfollati di valutare l’appello del vescovo di Ascoli, mons. Giovanni D’Ercole, per l’assegnazione al parroco, don Nazzareno Gaspari, di una delle abitazioni da 60 metri quadrati, invece che una singola da 40 mq, in modo da poter avere un ufficio in cui svolgere attività  pastorale.
“Siamo i più colpiti dell’Italia centrale. Abbiamo aspettato nove mesi e anche io voglio accollarmi la responsabilità  dei ritardi. Ma la gente sa l’iter che c’è dietro a tutto questo” ha detto Petrucci commentando le scene di nervosismo che si sono vissute.
Il suo obiettivo è riportare tutti i residenti ad Arquata territorio entro agosto, in tempo per l’inizio del nuovo anno scolastico “per riprendere una vita normale”.
Giuseppe Di Rado, presidente del comitato ricostruzione di Tufo, frazione di Arquata del Tronto, segnala i ritardi e i disagi per la popolazione.
“L’assegnazione delle casette è un passo importante, ma che avviene con un ritardo pauroso, come in ritardo è tutto il resto, come la sistemazione da parte dell’Anas delle strade, passaggio indispensabile per rimuovere le macerie dei nostri paesi terremotati. La ricostruzione, le macerie, la viabilità : problemi sui quali – insiste Di rado – non si riesce ad andare avanti. Abbiamo un ponte rotto e l’Anas sta studiando se è il caso di ripararlo o buttarlo giù e rifarlo nuovo, e il tempo passa. Lo stesso per un ponte a Tufo, tre chilometri dopo Pescara del Tronto, con la strada che ha dislivelli di più di mezzo metro: come fanno a passare i camion delle macerie? La ditta incaricata ci ha già  detto che se non riparano la strada non ci vengono a prendere le macerie”.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ABBRACCIO DI TRUDEAU AL SINDACO DI AMATRICE E’ GIA’ UN SIMBOLO

Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile

IL PREMIER CANADESE A PIROZZI: “TRANQUILLO, SO COSA DEVO FARE”

È arrivato ad Amatrice per portare solidarietà  alla cittadina colpita dal terremoto. Ma non solo. Prima di partire Trudeau ha abbracciato il sindaco del paese reatino devastato dal terremoto della scorsa estate, Sergio Pirozzi: “Ti aspetto ancora qui, mi raccomando”, gli ha detto il sindaco. “Non preoccuparti, so quello che devo fare”, ha risposto il premier canadese, che è poi ripartito in elicottero.
Durante il pranzo Trudeau ha salutato uno ad uno i volontari e gli amatriciani presenti, accompagnato dalla moglie Sophie, con la quale proprio oggi ha festeggiato l’anniversario delle nozze.
Per entrambi, durante il pranzo, due varianti di pasta, rigorosamente all’amatriciana, una confezione omaggio con i prodotti tipici locali e un ricettario con i piatti del Lazio.
Durante la visita, mano nella mano con la moglie, ha reso omaggio con un mazzo di fiori da porre deposto al Memoriale alle vittime del sisma.
Grande commozione e segno della croce davanti al monumento realizzato nel giardino pubblico dei bambini di Amatrice.
La coppia canadese ha così lasciato il centro della cittadina reatina per andare a pranzo nell’area food, costruita e inaugurata lo scorso gennaio.

(da agenzie)

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IL GIOVANE PREMIER CANADESE TRUDEAU AD AMATRICE “PER DIMOSTRARE L’AMICIZIA PER L’ITALIA”

Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile

UN ATTO CONCRETO: DUE MILIONI DI DOLLARI PER RICOSTRUIRE LA CITTA’, MA HA VOLUTO FARLO DI PERSONA, ONDE EVITARE CHE FINISCANO NEI MEANDRI DELLA BUROCRAZIA ITALIANA… L’ABBRACCIO CON IL SINDACO PIROZZI

Il premier canadese Justin Trudeau è arrivato ad Amatrice. Trudeau è giunto in elicottero ed è accompagnato dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e dal capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio.
Il premier canadese e Alfano visiteranno la zona rossa, il Coi e il memoriale, nel giorno della processione al Santuario della Madonna di Filetta, a cui gli amatriciani sono particolarmente legati.
«Sono qui per dimostrare l’amicizia con il popolo italiano. La comunità  italo-canadese e anche tutta la popolazione canadese è stata molto colpita da quanto successo qui e vogliamo esprimere vicinanza», ha detto Trudeau durante la visita.
Il premier canadese è stato accolto, all’inizio di corso Umberto I, dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi.
Insieme al ministro degli Esteri Angelino Alfano, al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti,   il premier canadese è entrato a piedi nella zona rossa del comune reatino colpito dal sisma della scorsa estate. Attraversando a piedi Corso Umberto I insieme al capo della Protezione civile Curcio, Trudeau, molto colpito dalla distruzione nella zona rossa di Amatrice, si è fermato più volte a osservare gli edifici crollati. Il gruppo sta raggiungendo la torre civica, a metà  corso Umberto, dove si concluderà  la visita nella zona rossa
«Ringrazio la grande solidarietà  del popolo canadese. La presenza del premier Trudeau oggi qui ad Amatrice è un grande regalo per la mia comunità . Mi piacerebbe che il Canada ricostruisse il nostro Municipio», ha detto il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. «Mi farebbe immensamente piacere se il Canada realizzasse la nostra nuova casa comunale, che oggi non c’è più. Sarebbe un passaggio ideale nell’amicizia che c’è all’interno della comunità  canadese».
«Ieri ho fatto un giro sulle aree dove stanno lavorando le ditte che hanno avuto l’appalto dalla Regione e sono rimasto un po’ male perchè in pochi stavano lavorando. Sono arrabbiato con chi non stava lavorando perchè è vero che c’è un contratto ma qui è in gioco la solidarietà  dell’Italia e se una ditta rinuncia a un 1 o due per cento di utile farebbe quello che sta facendo tutta l’Italia per queste aree», ha continuato Pirozzi, «Ho fatto una white list e una black list perchè chi lavora in queste aree deve farlo con il cuore o non per il profitto, altrimenti i tempi si dilatano ed è difficile mantenere alta la speranza della comunità . Le ditte facciano le ditte ma lavorino con il cuore perchè le case sono la vera emergenza. C’è chi lavora anche la domenica e a queste ditte va il mio plauso. Agli altri tiro le orecchie, anche se non dovrei farlo io perchè c’è un direttore dei lavori della regione. Martedi c’è la partita del cuore: facciamo le ditte del cuore e diciamo al mondo chi lavora col cuore e chi no».
A margine della visita si è saputo che il governo canadese ha stanziato per le zone terremotate la cifra di due milioni di euro, ma il premier Trudeau ha voluto un contatto personale e relative garanzie per finalizzare il contributo a qualcosa di concreto.
Onde evitare che la donazione si perda nel calderone della buricrazia italiana.
Come dargli torto…

(da agenzie)

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TERREMOTO, LA VERGOGNA: DOPO NOVE MESI CONSEGNATE SOLO IL 5% DELLE CASETTE PROMESSE

Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile

LA RICOSTRUZIONE CHE NON C’E’: VIAGGIO NELLE ZONE DEVASTATE DAL SISMA… CHI HA PASSATO L’INVERNO IN TENDA O IN UN PREFABBRICATO E’ STANCO DI ASPETTARE L’ARRIVO DELLE “CASETTE” PROMESSE

La primavera è arrivata, le casette no.
La natura mantiene sempre le sue promesse, anche quando porta morte e devastazione come è accaduto dal 24 agosto 2016 in poi nelle terre del Centro Italia, piegate da uno dei terremoti più disastrosi e subdoli della storia d’Italia. Gli uomini, invece, si sono fatti cogliere impreparati.
Le promesse
Nove mesi dopo la prima scossa, la ricostruzione è una parola quasi cancellata dal vocabolario di chi ha subito danni.
E le casette che, secondo i rosei scenari del governo, avrebbero dovuto ripopolare gli Appennini intorno ad aprile come le margherite, sono un miraggio: ne sono state consegnate circa il 5% del totale.
Nel frattempo il numero dei Comuni coinvolti è raddoppiato, quello delle persone da assistere è aumentato di almeno dieci volte e questo tratto di Appennini è ancora un cumulo di macerie e abbandono interrotto da isole umane, le centinaia di persone che non hanno mai abbandonato il loro paese, a dispetto degli inviti ufficiali più o meno perentori, della neve, del ghiaccio della presenza di figli piccoli o di malattie.
Cinzia Quagliarini, 44 anni, 21 metri quadrati di casa prefabbricata a San Giorgio, una frazione di Cascia, in Umbria. Vive lì da due mesi con la famiglia, compresa una figlia di cinque anni. Prima, quando la temperatura era sotto lo zero, vivevano in tenda. Un regalo: sia la tenda sia la casa prefabbricata. «Le casette? Hanno fatto un sopralluogo qualche giorno fa per le aree, non abbiamo visto altro», racconta.
Adele Narcisi, 46 anni, malata di sclerosi multipla, 23 metri quadrati di prefabbricato che divide con il marito a Scai, una frazione di Amatrice: «Ho fatto richiesta per una casetta ma sembra che non ne abbia diritto. La mia casa è dichiarata inagibile perchè circondata dalle macerie, dunque un caso di rapida soluzione, secondo loro». Nel frattempo siamo a fine maggio: se la Caritas Diocesana di Rieti non le avesse regalato il prefabbricato, avrebbe dovuto abbandonare marito e lavoro e trasferirsi sulla costa.
Patrizia Vita, 48 anni, 17 metri quadrati di camper a Ussita, nelle Marche. Li divide con un’amica. Il camper è un prestito a tempo indeterminato di una famiglia, è parcheggiato con altri 5 nell’area camper del paese: «Siamo una decina di persone, teniamo in vita la nostra terra che altrimenti sarebbe totalmente abbandonata. Il nostro obiettivo? Il ritorno degli altri ussitani dalla costa. Quando saremo tutti qui potremo lavorare davvero per la ricostruzione».
Ma quando torneranno lì le popolazioni? Solo quando saranno consegnate le casette, le Sae, Soluzioni Abitative di Emergenza.
Nel frattempo le popolazioni dei Monti Sibillini e delle montagne di Amatrice e dintorni hanno imparato a vivere con la valigia sempre pronta.
Gran parte di chi è andato sulla costa ha dovuto accettare di lasciare il posto ai turisti estivi. La scadenza del contratto per gli ospiti del Natural Village di Porto Potenza Picena, secondo le istituzioni, è il 31 maggio; ma dei 180 ospiti soltanto in 12 hanno aderito in modo volontario al trasferimento, gli altri hanno deciso di rimanere.
Monica Pierdomenico ha una casa inagibile a Ussita: «Ci hanno scaricato tutti, il proprietario dell’albergo, la prefettura. Ora sembra che chi rimane dovrà  pagare. In realtà  ancora oggi non sappiamo nulla di quello che accadrà , siamo balia degli eventi. Sono andata a vedere se potevo affittare qualcosa ma si è anche scatenata la caccia al terremotato esasperato, ci sono prezzi assurdi e case orrende. Ci hanno scaricato e ci stanno anche sfruttando».
Le colpe  
C’è poco da fare: la macchina del dopo-terremoto è in forte ritardo.
La colpa? Del governo che ha sbagliato tutto dall’inizio, sostengono i sindaci.
Della burocrazia, sostiene Renzi, che da premier ha gestito la prima fase degli interventi: «Le norme sono state fatte, i soldi ci sono e il governo Gentiloni ha fatto ancora di più di quanto fatto da noi. Ma la burocrazia diventa spesso un problema. Voglio che in tutti i Comuni, ogni settimana si affacci un parlamentare Pd a chiedere che cosa serve».
Non c’è bisogno che qualcuno si affacci. Servono le Sae, le casette. Ovunque.
A Norcia ne sono state consegnate 101 su 500. Ad Amatrice 25 su 595.
Così sintetizza Sergio Pirozzi, il sindaco: «Per le abitazioni siamo in braccio a Cristo: il percorso è ancora lungo e servirebbero procedure da guerra in tempo di guerra» invece ci sono «più soggetti che si occupano delle abitazioni mentre dovrebbe essercene solo uno».
Quello che a Norcia e Amatrice è considerato ritardo, negli altri 18 Comuni distrutti dalle scosse dell’autunno è assenza totale. Nulla a Visso. Nulla a Ussita. Forse ne arriveranno 26 a giugno ad Arquata del Tronto.
Il sindaco Aleandro Petrucci: «Se a settembre non ci saranno le abitazioni rischio di trovarmi in una situazione paradossale: avere una scuola donata dai privati ma nessuno che potrà  tornare. In quel caso farò molto di più che dimettermi o andare a protestare con una tenda».
È il clima perfetto per far esplodere lotte intestine, risentimenti. Il Parco Nazionale dei Sibillini, ad esempio. La sede è a Visso, il paese dei manoscritti di Leopardi, uno dei centri più colpiti: 9 case su 10 inagibili. Ma il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, da tempo vorrebbe trasferirla sul suo territorio. Con il terremoto ha riproposto la questione chiedendo una soluzione provvisoria, per rendere meno complicati gli spostamenti dei dipendenti del Parco che abitano a Norcia.
Per ora ha ottenuto solo la risposta molto infastidita del sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini. Accusa Norcia di «bulimia».
«Escludendo Amatrice, da soli hanno fagocitato più contributi di quelli ricevuti da tutti gli altri 138 comuni del cratere. E ora vogliono anche la sede del Parco», scrive in una lettera al ministro dell’Ambiente Galletti, al capo della Protezione Civile Curcio e ad altre autorità . «Spero che nessuno presti ascolto a questa richiesta altrimenti – conclude – le conseguenze saranno drastiche».

(da “La Stampa”)

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INTERVISTA AL SINDACO DI AMATRICE: “LA RICOSTRUZIONE IN RITARDO DI DUE MESI”

Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

PIROZZI SULLE IMPRESE CHE LAVORANO NELLE ZONE DISTRUTTE DAL SISMA: “POCHI OPERAI, NESSUNO DI DOMENICA. CHI HA VINTO LE GARE D’APPALTO SIA SOLIDALE: MANO D’OPERA IN PIU’ E QUALCHE PICCOLO GUADAGNO DI MENO”

Sergio Pirozzi ha lasciato l’ufficio provvisorio del sindaco, un container nel pratone dei soccorsi di Amatrice, e si è nascosto nell’ultima stanza a sinistra — sono sei in tutto — del Centro operativo comunale.
È solo, circondato dai memorabilia donati da chi è salito quassù. La sciarpa dell’Udinese, la targa della Sampdoria, le magliette del Sassuolo e del Palermo
Sindaco, il moncone della Chiesa di Sant’Agostino è stato ingabbiato: si sta decidendo che farne. È all’ingresso del paese, è il simbolo del terremoto di Amatrice.
“Stanno provando a ricostruirlo partendo da quello che è rimasto. L’intenzione è quella, là  dove possibile, di non abbattere chiese ed edifici d’arte”.
Amatrice cambia ogni giorno. La piastra per futuri negozi davanti al prato di atterraggio degli elicotteri, le 143 nuove case da assegnare, molte pronte al Campo Lazio. E i container per 28 negozi sull’altro lato della strada provinciale. L’area food nella zona della scuola: ospiterà  otto trattorie.
“Ora è tutto in mano alla Regione Lazio. Il mio compito era quello di trovare le aree dove insediare la nuova, e temporanea, Amatrice. L’ho fatto in un mese, adesso posso solo sorvegliare i lavori degli altri”.
E a nove mesi dal terremoto, come vanno i lavori di ricostruzione?
“Ad Amatrice e nelle sue frazioni ci sono 47 cantieri aperti. Ecco, guardi: “Pavimentazione dei viali pedonali, urbanizzazione primaria alla Rocchetta, demolizione del fabbricato pericolante in via Muzii”. Per ogni cantiere mi sono fatto dare l’impresa aggiudicataria, il direttore dei lavori, il responsabile del procedimento. E tutti i giorni vado a vedere lo stato dell’arte”.
Cosa ha verificato con i suoi controlli?
“Che siamo in ritardo, almeno di due mesi. Due mesi su nove non sono pochi”.
Da che cosa dipende?
“Dal fatto che le ditte, quasi tutte della provincia di Rieti, mandano tre, quattro operai e quasi nessuna lavora la domenica. Qui c’è un’emergenza che ha scatenato una solidarietà  mondiale, le aziende che hanno vinto le gare d’appalto dovrebbero farsi carico del loro pezzo di solidarietà : qualche operaio in più, una piccola percentuale di guadagno in meno. E i direttori dei lavori devono venire tutti i giorni. Ho deciso che inizierò a dire pubblicamente chi è in ritardo”.
Amatrice sembra più avanti nella ricostruzione di Accumoli, Grisciano, Arquata. Non parliamo di Pescara del Tronto, monumento alle macerie e all’abbandono.
“Siamo il paese con più morti e quello più conosciuto, i riflettori si sono concentrati qui. Tra pochi minuti andrò a fare una riunione ad Accumoli sulla rimozione delle macerie, proprio per distribuire un po’ di attenzione altrove”.
Le macerie private?
“Si sta sbloccando la gara, anche qui con due mesi di ritardo. Bisogna portare via un milione di tonnellate di detriti. Non serve una particolare bonifica: le polverizzano e tornano ad Amatrice sotto forma di materiale stabilizzato. Serve a rifare le strade, per esempio. Un processo a costo zero”.
I primi negozi nei container apriranno a giugno?
“Così dice la Regione. Chi inizia l’attività  entro il 2017, per due anni non pagherà  tasse avrà  i contributi versati dallo   Stato. Sto spingendo per portare la zona franca a quattro anni”.
Sindaco Pirozzi, è vero che nel 2018 si candiderà  a presidente della Regione Lazio?
“Punto più alto”, ride. “Presidente del Consiglio o niente”.

(da “La Repubblica”)

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“MI DIMETTO, QUI NON RICOSTRUIRANNO MAI”: IL SINDACO DI USSITA LASCIA PER PROTESTA

Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile

LA PRESA DI POSIZIONE DOPO IL SEQUESTRO DI UN CAMPEGGIO

Il sindaco di Ussita, Marco Rinaldi (Pd), uno dei sindaci dei Comuni colpiti dal terremoto, si è dimesso poco fa, dopo che il gip di Macerata ha firmato un decreto esecutivo di sequestro del camping ‘Il Quercione’, dove da anni sono posizionate cinque mobil house e un prefabbricato in legno, in quanto realizzati nell’area protetta del Parco dei Sibillini, inedificabile e in zona R 4.
“Tutta Ussita è in area protetta, questo vuol dire che la ricostruzione non si farà  mai”, ha detto Rinaldi dando all’Ansa la notizia delle dimissioni
Il camping è una vecchia struttura degli anni Novanta, già  oggetto di sanatoria, e attualmente non ospita sfollati del terremoto, tutti trasferiti sulla costa, anche se alcuni in questi mesi avevano sistemato lì beni personali nei container.
“Queste persone piangevano, quando sono arrivate le forze di polizia a mettere i sigilli”, racconta Rinaldi, un ingegnere di 66 anni, fra i sindaci più attivi in questi mesi a difesa della propria comunità .
“La ricostruzione di Ussita non potrà  mai avere inizio nè conclusione. Gran parte del territorio del Comune viene a trovarsi nelle medesime condizioni del camping Il Quercione, con la conseguenza che non un prefabbricato, non una casetta di legno, non alcun altro immobile, non un solo ripristino dei vecchi impianti sportivi, compreso il Palazzo del ghiaccio e la piscina, potranno mai essere messi in atto”.
E’ quanto si legge nella lettera di dimissioni che il sindaco di Ussita Marco Rinaldi ha consegnato al segretario comunale, e al Consiglio comunale, rassegnando le sue “irrevocabili dimissioni”.
La lettera è già  stata protocollata, ma, in base alla legge, Rinaldi ha 20 giorni di tempo per ritirare le dimissioni, evitando il commissariamento del Comune.
“A questo punto, che sussista o meno un intento politico volto alla desertificazione della montagna non ha più importanza” prosegue il sindaco.

(da “Huffingtonpost”)

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I TERREMOTATI SFRATTATI DAGLI HOTEL: LE CASETTE PROMESSE DOVE SONO?

Maggio 2nd, 2017 Riccardo Fucile

A PORTO SANT’ELPIDIO GLI SFOLLATI SONO INVITATI A LASCIARE ALBERGHI E CAMPEGGI PER LASCIARE POSTO AI TURISTI… LA REGIONE: “NON E’ OBBLIGATORIO”

Sta per iniziare la stagione turistica e per gli sfollati del terremoto dell’autunno scorso ospitati nelle strutture della costa adriatica è tempo di andarsene.
La Regione Marche ha infatti “invitato” 150 sfollati che dall’ottobre 2016 vivono nei camping e negli alberghi di Porto Sant’Elpidio (Fermo) a spostarsi altrove per lasciare spazio ai turisti. Non torneranno però nelle loro case e nei loro paesi ma verranno ulteriormente sfollati a Lido di Fermo e a Marina Palmese.
I terremotati quindi verranno ulteriormente allontanati dai loro paesi e le persone, che in questi mesi avevano cercato di ricostruire una precaria forma di comunità , saranno di nuovo disperse.
Gli sfollati denunciano anche come diversi nuclei familiari, con la nuova “sistemazione”, verranno separati. C’è chi ha la zia malata che sarà  destinata ad una struttura mentre il resto della famiglia verrà  sistemato in un’altra ad una certa distanza. Un dramma nel dramma che rende ancora più difficile accettare quello che Regione Marche presenta come un invito e non come un obbligo.
Ma il motivo del nuovo trasferimento è chiaro: i camping e gli alberghi devono fare spazio ai turisti. I terremotati, che non hanno ancora ricevuto le chiavi delle famose “casette”, non possono tornare nei loro paesi d’origine.
Le casette d’emergenza, promesse mesi fa, infatti non ci sono. A complicare le cose c’è il fatto che la situazione è tutt’altro che chiara.
L’avviso di trasferimento consegnato agli sfollati dei terremoti del 26 e 30 ottobre 2016 prevede che il trasferimento avvenga entro il 15 maggio. Come ha spiegato Diego Camillozzi dell’associazione La Terra Trema Noi No quel foglio, arrivato sostanzialmente senza spiegazione, è stato visto da molti come un avviso di sfratto.
Se i terremotati vedono quel foglio consegnato dalla protezione civile come un ordine la Regione ha un’altra teoria.
Regione Marche, che da ottobre non è stata in grado di costruire le casette, nega si tratti di uno sfratto. L’assessore regionale Moreno Pieroni, parlando del trasferimento degli ospiti di un camping ha insistito sulla “volontarietà ” dei trasferimento:
Nessuno sfollato ospite dei camping verrà  costretto a trasferirsi in un’altra struttura. Chi si vuole spostare lo farà  spontaneamente. Questa è la linea dettata dal presidente delle Marche Luca Ceriscioli nei giorni scorsi, e a questa ci atteniamo
Ma la situazione sembra diversa perchè Unioncamping, l’associazione dei titolari dei campeggi ribatte che la causa del problema è proprio la Regione:
I titolari dei camping hanno fatto il massimo per garantire in questi mesi l’accoglienza e il supporto agli sfollati. Se siamo arrivati a questo punto è perchè la Regione non ha individuato a suo tempo alcuna soluzione alternativa.
Regione Marche, spiegano invece terremotati, non è riuscita in questi mesi a trovare un accordo con gli albergatori e quindi ora si vede costretta a trasferire gli sfollati in altre strutture.
I terremotati si sentono così trattati come pacchi postali e nella loro situazione è difficile comprendere il senso di questa modalità  d’aiuto che continua a complicare loro la vita.
I terremotati si trovano così presi in mezzo a questa lotta e sono i primi a rimetterci.
Il Sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, ha fatto sapere, tramite un rappresentante dei comitati, che “nessuno si deve muovere da proprio attuale alloggio” e che, se qualcuno si permettesse di fare azioni forzose, si chiami immediatamente il sindaco stesso.

(da “NextQuotidiano”)

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AMATRICE RICOMINCIA DAL CINEMA

Aprile 12th, 2017 Riccardo Fucile

AL PALAZZETTO DELO SPORT PROIEZIONI PER RITORNARE A SORRIDERE INSIEME E A SOGNARE IL FUTURO

La signora Fernanda finalmente sorride. Non può più fare la strada che percorreva ogni mattina per raggiungere il suo negozio di parrucchiera. Non può più prendere il caffè nel suo bar e pregare nella chiesa dove è stata battezzata. E non sa spiegarsi perchè, alla fine della giornata, «senza aver fatto niente, ci sentiamo tutti molto più stanchi di prima». Però, da sabato prossimo, la signora Fernanda potrà  andare al cinema.
Sedersi con le amiche davanti allo schermo del Palazzetto dello Sport, guardare Toni Servillo che recita in «Lasciati andare» e sapere che dopo arriveranno tutti gli altri, Stefano Accorsi che allena la sorella per il campionato Gt in «Veloce come il vento», Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi che fuggono alla ricerca della felicità  ne «La pazza gioia», Emma Stone e Ryan Gosling che volteggiano nel cielo di Los Angeles in «La La Land».
Con il cinema torna la vita. Con due ore di sogni, di passioni e di avventure.
Una piccola felicità  passeggera, che scaccia l’angoscia e riempie il vuoto della perdita: «Verranno anche gli attori?» chiede la signora Fernanda. Speriamo di sì. S
periamo che nel paese dove, nel ’68, Pietro Germi aveva girato «Serafino» con Adriano Celentano, i registi e gli interpreti italiani arrivino numerosi, sentendosi per la prima volta veramente necessari.
Non a se stessi, ma a un’intera comunità  che, per ritrovarsi, ha bisogno di tornare a ridere e a sognare in coro. Di ammirare la grazia di una diva abbandonando la tristezza nello spazio di un fotogramma, di identificarsi nelle peripezie di un comico, allontanando la paura.
Dietro le quinte della sala temporanea, inaugurata ieri dal ministro Dario Franceschini, dal presidente Anica Francesco Rutelli e dall’ad di Rai Cinema Paolo Del Brocco, ci sarà  Francesco D’Alessandro, 34 anni, grande fan di Quentin Tarantino, specializzato in impianti home video e ora promosso proiezionista: «Abbiamo bisogno di aggregarci e questa è l’occasione per rivederci perchè, dal terremoto in poi, siamo stati tutti divisi, chi qua, chi là ».
Il sindaco Sergio Pirozzi ricorda che Amatrice aveva sempre avuto il suo «cinema teatro», e, sullo schermo bianco, fa scorrere le immagini dei film americani girati in Italia, di Tom Hanks che corre nelle stradine di Firenze, di Julia Roberts che affronta un piatto di spaghetti.
E poi di Sofia Loren, di Monica Bellucci, di Roberto Benigni e di Paolo Sorrentino che ricevono i loro Oscar a Los Angeles. I borghi antichi non ci sono più, cancellati dalle scosse, ma «l’essere umano ha voglia di ricominciare». E la bellezza, con la fantasia e l’immaginazione, è il migliore dei nastri di partenza.
La cultura non si mangia, diceva qualcuno. Non è una medicina e non restituisce i morti. Eppure respirarla fa miracolosamente tornare in vita.
Muove pensieri, scioglie blocchi di solitudine.
Il ministro ricorda lo stanziamento, nel 2017, di 4 milioni di euro «per le attività  culturali di realtà  collocate nelle zone colpite dal sisma» e i film di Amatrice, fa sapere Rutelli, saranno «a richiesta», scelti in base ai desideri del pubblico.
Adesso, in un futuro che non dovrebbe essere troppo lontano, si spera che a qualcuno dei nostri autori venga voglia di raccontare la storia di un popolo sfortunato e coraggioso che ha ricominciato a esistere anche guardando film.

(da “La Stampa”)

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GLI SCIACALLI DEL TERREMOTO: DAI FALSI TERREMOTATI ALLA BENEFICIENZA-TRUFFA

Marzo 13th, 2017 Riccardo Fucile

INDAGINI DI TRE PROCURE: CHI HA ALZATO I PREZZI DEGLI AFFITTI E DELLE MERCI PER GLI SFOLLATI

Gli sciacalli son tornati. Anzi, non se ne sono mai andati.
Si aggirano ancora sulle macerie del terremoto, frugando nella disperazione per tirarne fuori lucro.
Non si tratta più dei ladri che, dopo le scosse, si infilavano nei palazzi pericolanti per grattare l’argenteria. Gli sciacalli, ora, hanno il volto di chi vive a Roma eppure si finge terremotato per rubare allo Stato i 600 euro mensili per l’autonoma sistemazione. Hanno la sfacciataggine di chi utilizza il nome di Amatrice per vendere braccialetti o magliette con la promessa di fare beneficenza, salvo poi tenersi l’incasso.
C’è poi l’aspetto di chi alza i canoni degli affitti perchè “così impone il mercato, signori”.
Ma nei giorni immediatamente successivi alle scosse del 24 agosto erano stati individuati alcuni distributori di benzina che avevano aumentato del 30 per cento il costo del carburante. Lo stesso è avvenuto a novembre nelle Marche.
Anche sugli insaccati, risorsa economica soprattutto sul versante umbro, c’è stato chi ha provato ad approfittare: a Norcia hanno fatto incetta di prosciutti e salumi a basso costo da quelle aziende che, per colpa del sisma, non avevano più le cantine dove conservarli e rischiavano di vederli deperire.
Il terremoto come business, Amatrice come brand.
Sta accadendo anche questo. E gli appetiti maggiori si devono ancora scatenare sui finanziamenti per le ristrutturazioni e gli adeguamenti.
L’esperienza de L’Aquila, con i processi che hanno permesso di recuperare decine di milioni di euro, insegna.
Il cratere del centro Italia, vista la vastità , impone un’attenzione maggiore: saranno circa 120mila, secondo le stime, le abitazioni considerate inagibili o comunque gravemente lesionate al termine delle verifiche. A L’Aquila erano 75mila.
In via preventiva la Protezione civile ha siglato un accordo con la Guardia di Finanza. “Servirà  a garantire legalità  e correttezza alle popolazioni colpite dal terremoto”, promette il comandante generale, Giorgio Toschi.
È stata creata una banca dati unificata per condividere le informazioni e velocizzare il monitoraggio.
“Perchè – sostiene il capo del Dipartimento di Protezione Civile Francesco Curcio – lo sforzo straordinario che stiamo facendo serve anche per prevenire e contrastare la speculazione sul terremoto”.

(da “La Repubblica”)

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