Giugno 4th, 2012 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI “LIGURIA FUTURISTA”: L’UDC PRIMA PRENDE I VOTI NELL’AREA DI CENTRODESTRA E POI TRATTA LE POLTRONE CON IL CENTROSINISTRA… PRONTO IL PREVISTO SALTO DELLA QUAGLIA, MENTRE FLI DORME E MUSSO NON HA NULLA DA DIRE
Preso atto che il neocavaliere della Repubblica, nonchè presidente del Consiglio regionale della Liguria, nonchè coordinatore regionale Udc, nonchè politico citato, nelle operazioni Maglio e Crimine, nel rapporto dei Ros alla Dia come interlocutore del boss della ‘ndrangheta Gangemi e da quest’ultimo appoggiato alle elezioni regionali del 2005, Rosario Monteleone, “invoca un segnale dalla coalizione del sindaco Doria” per la nomina di un esponente Udc alla presidenza del Consiglio comunale di Genova che rappresenterebbe di fatto un allargamento della maggioranza all’Udc, proprio nel momento in cui l’appoggio dell’Idv alla giunta potrebbe venire meno.
Considerato che su quattro eletti della Lista Musso (oltre al candidato sindaco) ben tre sono di estrazione Udc (l’altro consigliere è la sorella di Musso), grazie proprio al listone unico voluto da Monteleone e dal segretario regionale di Futuro e Libertà , Enrico Nan, soluzione accettata dal candidato sindaco Musso.
Ricorda che proprio Liguria Futurista aveva denunciato, prima dell’inizio della campagna elettorale, il trappolone di Monteleone: invece che ottenere un solo consigliere, presentandosi col proprio simbolo (percentuale Udc del 3%), mimetizzandosi nella lista civica il partito di Casini ne avrebbe ottenuti tre, per poi gestirsi in modo autonomo.
Ritiene un atto politico molto grave che i voti raccolti da Enrico Musso per una seria opposizione alla giunta di sinistra vengano dirottati a breve sul candidato Doria, costituendo ciò una grave scorrettezza nei confronti del mandato ricevuto e della volontà espressa dagli elettori.
Richiede le immediate dimissioni dei vertici regionali di Futuro e Libertà che hanno avallato una operazione insensata che ha portato all’azzeramento della presenza di Fli in Comune a Genova.
Ricordiamo che Liguria Futurista aveva non a caso chiesto invece la presentazione di Fli con il proprio simbolo di appoggio al candidato Musso.
Auspica, dopo giorni di silenzio, che il sen. Musso prenda una posizione nel merito della vicenda, assumendosi le relative responsabilità di fronte al proprio elettorato.
LIGURIA FUTURISTA
Ufficio di presidenza
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Maggio 21st, 2012 Riccardo Fucile
DORIA BATTE MUSSO 59,71% A 40,29%, MA SI ESPRIME SOLO IL 39,08% DEI GENOVESI: GLI ALTRI SI SONO ROTTI DI VOTARE COOP E/O COSTRUTTORI… E NEL PROSSIMO CONSIGLIO COMUNALE SU 40 CONSIGLIERI, TRA MAGGIORANZA E FINTA OPPOSIZIONE, QUELLI DI CENTRODESTRA SI CONTERANNO SULLE DITA DI UNA MANO…MA DI FRONTE A UNA FIGURA BARBINA NON SI DIMETTE NESSUNO
Al termine dei cinque anni di amministrazione Vincenzi, invece che al principio dell’alternanza, abbiamo assistito al suicidio politico del centrodestra.
La Vincenzi aveva vinto contro Musso cinque anni fa 51% a 46%, oggi Doria ha prevalso su Musso 59,7% a 40,3%.
Cinque anni fa la somma dei partiti di centrodestra aveva superato al primo turno il 42% dei consensi di lista, oggi, calcolando anche la lista di centro Musso, hanno superato a malapena il 30% (Pdl 9,2%, Lega 3,8%, Lista Musso 12,5%).
E pensare che il Pd, temendo l’effetto Vincenzi e soprattutto i ritardi con i quali è stata affrontata l’emergenza alluvione, aveva realizzato il “cambio in corsa”.
Anche se invece della Pinotti si sono ritrovati (per loro fortuna) Marco Doria.
E pensare che tre mesi prima delle elezioni Musso, qualora fosse stato candidato unico del centrodestra, era dato nei sondaggi alla pari sia con la Vincenzi che con la Pinotti.
L’incapacità di esprimere un candidato che potesse unire centro e centrodestra per partire almeno dalla base del 40% e poi giocarsela, le profonde divisioni interne nel Pdl, l’inesistenza delle forze di Centro (Udc e Fli da sole, senza il traino della lista Musso, neanche arrivano insieme al 5%) ha regalato il Comune all’ennesimo candidato della sinistra.
E considerando che Burlando si è pure scelto gli oppositori grillini e che l’Udc alla prima occasione sfilerà i suoi tre consiglieri a Musso per formare un gruppo autonomo (ne necessitano appunto tre), alla fine per cinque anni di mandato gli oppositori a Doria si conteranno sulle dita di una mano.
Una strategia peggiore di questa era difficile inventarsela.
Non ne esce bene neanche Musso, cui peraltro va riconosciuto il merito di averci messo la faccia: a che è servito il lavoro di due anni della Fondazione Oltremare? Per far eleggere i tre ultimi arrivati dell’Udc e sacrificare i suoi collaboratori storici, sorella a parte?
E il Pdl non deve forse fare autocritica, squassato da dieci correnti?
E Fli non ha mai nulla da dire, come peraltro da due anni a questa parte, ovvero da quando è stato costituito a Genova?
Qualcuno è a conoscenza che nei partiti seri esiste la prassi e il buon gusto di rassegnare le dimissioni di fronte a un fallimento?
LIGURIA FUTURISTA
Ufficio di Presidenza
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Maggio 11th, 2012 Riccardo Fucile
SE FLI AVESSE PRESENTATO UNA SUA LISTA DI APPOGGIO CON IL PROPRIO SIMBOLO, CON UN 2,7% AVREBBE AVUTO UN CONSIGLIERE… E NON CI SI VENGA A DIRE CHE NON LO AVEVAMO DETTO…ORA VEDIAMO SE GLI UDC ELETTI TERMINERANNO I CINQUE ANNI DI MANDATO SENZA FARE IL SALTO DELLA QUAGLIA
Non siamo tra quelli che amano attendere i risultati elettorali per poi dire “lo avevamo detto”, magari estrapolando qualche
dichiarazione che si possa prestare a doppie interpretazioni.
Abbiamo preferito sostenerlo a chiare lettere mesi fa, quando era evidente che la strategia di Futuro e Libertà a Genova, quella di mimetizzarsi nella lista civica di Musso per non farsi contare, non avrebbe portato a nessun risultato concreto.
La rinuncia a presentare il proprio simbolo in appoggio alla candidatura a sindaco di Enrico Musso e della sua lista civica, sia da parte di Fli che dell’Udc, aveva due opposte valenze.
Per Fli la paura di dover trovare il riscontro sul terreno elettorale di due anni di inattività assoluta (a parte le presenze sui media per aver ricevuto attenzionati dalla Dia nella sede di partito concessa gratuitamente da un ricercato colpito da mandato di cattura internazionale), di gestione fallimentare e di mancanza assoluta di saper veicolare le tesi di Bastia Umbra.
Per l’Udc invece sarebbe stata l’occasione, sfruttando il traino di Musso, di andare oltre il singolo eletto che il modesto 3% locale gli avrebbe garantito.
Il trappolone del segretario Udc Monteleone ha funzionato perfettamente, grazie anche al radicamento sindacale su cui può contare.
Gli eletti della lista Musso sono risultati, oltre al candidato sindaco, quattro, di cui tre targati Udc, il quarto è la sorella di Enrico Musso.
Monteleone è così riuscito a prendersi tre volte i consiglieri che avrebbe raccolto in caso di battaglia solitaria, mentre Futuro e Libertà è rimasta al palo e il suo primo esponente è al settimo posto.
Complimenti per la strategia, avallata dai vertici nazionali.
Se Futuro e Libertà si fosse presentata da sola, col proprio simbolo, sempre in appoggio a Musso sarebbe riuscita a prendere un consigliere?
Partendo da una realistica e pessima base dell’1,5%, con una presenza aggressiva e movimentista, fatta soprattutto di contenuti, proposte politiche e visibilità sul territorio, in due mesi si sarebbe potuta traguardare la meta del 2,5%-3%, la soglia per avere un consigliere.
Era quello che Liguria Futurista aveva suggerito e che non è stato preso in considerazione: fare una battaglia per il partito e le idee, non per un candidato piuttosto che un altro.
Si è scelto il suicidio politico: che senso aveva, ad es., presentare quattro candidati di Fli nella lista Musso che hanno finito per togliersi voti a vicenda?
Quanto al trappolone di Monteleone è perfettamente riuscito: ora attendiamo per cinque anni la seconda parte.
Restiamo in attesa di vedere se coloro che sono stati eletti per fare opposizione a Doria termineranno il loro percorso in sintonia con il mandato ricevuto dai propri elettori o se ci saranno cambi di campo.
Nel caso, ricordatevi che lo avevamo detto, anche questo, un paio di mesi fa.
LIGURIA FUTURISTA
Ufficio di Presidenza
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Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile
ALL’AUDITORIUM DELLA CONCILIAZIONE, DOVE SI CONSUMO’ LO STRAPPO TRA FINI E BERLUSCONI, IL PARTITO DI CASINI PREPARA IL CAMBIAMENTO…MA RUTELLI NON E’ D’ACCORDO SUL NOME
Venerdì mattina all’Auditorium Conciliazione si svolgerà una riunione a porte chiuse della
Costituente di Centro.
All’ordine del giorno un’analisi dell’attuale situazione politica e la riorganizzazione interna dell’Udc in vista della costituzione del nuovo soggetto politico.
Presenti il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il segretario Lorenzo Cesa, il presidente del partito Rocco Buttiglione e gli altri componenti dell’organismo presieduto da Savino Pezzotta. Per l’occasione, i lavori della Costituente verranno allargati alla partecipazione di tutti i segretari e i capigruppo regionali dell’Udc.
Di questo nuovo passo verso il partito della Nazione – che sarà compiuto proprio nello stesso Auditorium di via della Conciliazione dove nel 2010 Gianfranco Fini alzò il dito contro Silvio Berlusconi nel celebre «che fai, mi cacci?» – parlava mercoledì in diretta tv Pier Ferdinando Casini annunciando ad horas novità importanti.
«Parlavo dell’Udc, chiedete a Cesa…», aveva infatti precisato giovedì mattina il leader dell’Udc al termine di un vertice con Gianfranco Fini e Francesco Rutelli e dopo le fibrillazioni suscitate dall’affermazione di un possibile ingresso futuro di ministri del governo Monti nel nascituro Partito della Nazione.
Per ora lo ‘step’ è l’azzeramento dei vertici Udc, il cui scioglimento nei mesi scorsi è stato più volte anticipato da Casini.
Nella riunione a porte chiuse della Costituente di Centro presieduta da Savino Pezzotta, che vedrà riuniti all’Auditorium della Conciliazione il leader Pier Ferdinando Casini, il segretario Lorenzo Cesa, il presidente Rocco Buttiglione e gli organismi dirigenti regionali (capigruppo in regione e segretari regionali), Cesa compirà un’analisi della situazione ed annuncerà la riorganizzazione del partito in vista della costituzione del Partito Nazionale.
La nuova aggregazione che nascerà dal Terzo Polo «non si chiamerà Partito della Nazione»: così il presidente dell’Api, Francesco Rutelli, risponde alle indiscrezioni di stampa, annunciando una riunione del direttivo del suo partito «in vista della riunione nazionale del nuovo Polo».
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Marzo 21st, 2012 Riccardo Fucile
E’ SUCCESSO POCHE ORE FA NEL CENTRO DI TORINO…L’UOMO DELLA SOCIETA’ CIVILE CHE STAVA PER ENTRARE NELLA GIUNTA FASSINO
Alberto Musy, 44 anni, avvocato e docente, capogruppo del Terzo Polo in consiglio comunale, è stato ferito stamattina in un agguato sotto casa.
Il consigliere, che abita in centro, in via Barbaroux 35, è sceso per la consegna di un pacco e quando ha aperto la porta un uomo gli ha fatto fuoco.
Soccorso dai familiari e dai vicini di casa, è ora ricoverato alle Molinette, in rianimazione.
Le condizioni di Musy – si apprende da fonti ospedaliere – sono gravi.
Il consigliere comunale è stato sedato e intubato nel reparto di Rianimazione.
Secondo una prima ricostruzione della Polizia, contro Musy, che esercita la professione di avvocato, è stato sparato più di un colpo di pistola da una persona che poi è fuggita.
L’aggressione è avvenuta all’interno del cortile del palazzo dove Musy abita, in via Barbaroux, nel centro del capoluogo piemontese.
Il sindaco di Torino, Piero Fassino, non appena appresa la notizia dell’aggressione a Musy, si è recato alle Molinette.
Alberto Musy è capogruppo Udc- Alleanza per la città in Consiglio comunale.
Negli ultimi tempi si rincorrevano le voci di un suo ingresso nella maggioranza, forse addirittura nella giunta di Fassino con un ruolo di primo piano.
S’è parlato di una delega di peso: una via, quella dell’alleanza con il suo gruppo, attraverso la quale il sindaco Fassino si proporrebbe di uscire dall’empasse degli attriti col gruppo di Sinistra e Libertà .
In questi mesi, ha presentato uno studio per introdurre il road pricing a Torino ed è tra gli autori del nuovo regolamento comunale sulle nomine.
Alle elezioni, Musy ha sfidato Piero Fassino alla poltrona di sindaco sostenuto da Fli Udc e Api.
Avvocato, ha 44 anni, è docente di diritto privato comparato. Con la sua designazione, tenuta a bettesimo sotto la Mole da Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli, si era formalizzata una candidatura della cosiddetta “società civile”, essendo il suo primo impegno diretto in politica dopo una militanza giovanile nel Partito liberale.
Professore di Diritto comparato all’Università del Piemonte orientale, ha esperienze di lavoro e d’insegnamento all’estero (Montreal, New York, Tel Aviv).
E’ l’erede di una dinastia nota a Torino, grazie alla ditta che produce gioielli dal 1706, anche per Casa Savoia.
Il suo slogan elettorale era «L’alternativa, finalmente». Tra i suoi obiettivi: eliminare la Ztl .
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Febbraio 19th, 2012 Riccardo Fucile
ENTRO 15 GIORNI I TRE PARTITI DECIDERANNO IN MATERIA DI POTERI DEL PREMIER, RIFORMA DELLA PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE, BICAMERALISMO E FIDUCIA COSTRUTTIVA
Mini-taglio del 20 per cento, circa 200 seggi in meno, anzichè l`annunciato dimezzamento del numero dei parlamentari.
Nuovi poteri del premier, una sola Camera per approvare le leggi, sfiducia costruttiva ossia il governo va a casa solo se si trova una nuova maggioranza.
Sono queste le basi dell`intesa raggiunta nel vertice tra Alfano, Bersani e Casini con gli esperti dei rispettivi partiti.
Entro 15 giorni si deve arrivare alla scrittura di un testo unico da parte di Pdl, Pd e Terzo polo.
Sarà una legge costituzionale che comincerà il suo cammino al Senato e ha bisogno di quattro votazioni per arrivare in porto.
Fini e Schifani dicono: «Ce la possiamo fare».
E la cancellazione del Porcellum?
La discussione sulla legge elettorale viene rinviata a dopo le amministrative.
La tornata elettorale darà qualche risposta più precisa sulle alleanze che tengono e quelle che invece vanno in frantumi.
Le posizioni quindi restano per il momento congelate. Alfano invoca ancora l`indicazione del premier. ll Pd non si fida e teme che le riforme istituzionali possano nascondere una trappola: non fare nulla contro il Parlamento dei nominati.
Però ci sono passi avanti anche in questa direzione. Passi che spiazzano Idv e Sel per esempio. ll Terzo polo non si è fatto sorprendere da un sistema tedesco con correzioni maggioritarie che favorisce i primi due partiti ma aiuta anche Casini e il suo partito, che si sentono in crescita, a mantenere un ruolo cruciale.
Passi avanti anche sulla revisione del Porcellum in favore di un sistema tedesco con correzione maggioritaria
Alfano, Bersani e Casini, ma anche gli altri partiti sono d`accordo, hanno deciso che gli inquilini di Montecitorio debbano scendere a 500 a partire dalla prossima legislatura.
Taglio anche per i senatori: da 315 dovrebbero diventare 250.
Se si trovasse anche l`intesa su un modello elettorale ispano-tedesco, alla Camera 464 deputati sarebbero eletti con un sistema misto uninominale-proporzionale e uno sbarramento del4- 5%.
Altri 14 seggi andrebbero ai partiti minori come” diritto di tribuna”, mentre 12 resterebbero per l`estero.
Circa 10 seggi poi verrebbero trasformati in un piccolo premio di maggioranza..
Anche il Senato userebbe la stessa ripartizione.
La riforma del bicameralismo perfetto prevede il passaggio ad un “bicameralismo funzionale”. In pratica ogni due mesi le capigruppo di Camera e Senato stilano un calendario delle proposte da discutere nelle rispettive aule e poi affidano i provvedimenti a Montecitorio o a Palazzo Madama.
Una volta approvato la legge in un ramo del Parlamento l`altro ramo ha 15 giorni di tempo per “richiamarla” ed esaminarla a sua volta.
Dopo 30 giorni la deve comunque licenziare, mal`ultima parola spetta al ramo che lo ha approvato.
Solo questa camera può approvarlo definitivamente.
Un meccanismo che sicuramente non piacerà alla Lega e a chi ha sempre puntato sul Senato come Camera delle Regioni, espressione delle realtà regionali e locali.
Il progetto di riforme costituzionali su cui è stata trovata l`intesa dalla maggioranza di governo prevede l`introduzione del meccanismo della sfiducia costruttiva.
Un meccanismo, per esempio, in vigore nel sistema costituzionale tedesco.
In parole povere il governo nasce da un voto di fiducia del Parlamento riunito in seduta comune e muore con un voto di sfiducia del Parlamento riunito in seduta comune.
Questo vuol dire che al momento del voto deve esistere una nuova maggioranza parlamentare che sostituisce o rafforza la precedente.
Un`ipotesi che mette in discussione il”credo” del govemo e del premier eletto con la sua maggioranza, un modello senza alternative che in caso di crisi prevede, in linea teorica, solo il ritorno alle urne.
Uno degli aspetti meno appariscenti, ma fondamentale della discussione sulle riforme e la legge elettorale è quello della revisione dei regolamenti parlamentari.
L`obiettivo che si vuole raggiungere è di dare al governo delle corsie preferenziali per i progetti che debbono realizzare il suo programma.
Corsie che devono assicurare all`esecutivo tempi certi per l’approvazione dei provvedimenti. Questo dovrebbe portare alla razionalizzazione del ricorso ai decreti legge.
La modifica dei regolamenti potrebbe incidere anche sui meccanismi di formazione dei gruppi parlamentari, impedendo la frammentazione e il passaggio da un gruppo all`altro.
Cambia anche il potere del premier.
Oltre all`indicazione dei ministri, che vengono poi nominati dal capo dello Stato, il presidente del Consiglio, ed è questa la novità , avrà anche il potere di revoca.
Per dire, con questa riforma Berlusconi avrebbe potuto dare il benservito al ministro dell`Econormia Tremonti.
Al nuovo governo la fiducia verrà votata la prima volta da Camera e Senato riuniti in seduta comune.
Nella bozza è prevista la modifica dell`articolo 117 della Costituzione che regola le competenze di Stato e Regioni. La maggioranza vuole dare più poteri allo Stato ed evitare conflitti davanti alla Consulta sulle infrastrutture, dalle strade ai porti.
La discussione sulla legge elettorale è stata rinviata a dopo le amministrative.
Con qualche sospetto del Partito democratico che teme sempre l`affetto nutrito dal Pdl per il Porcellum.
In realtà un`intesa di massima è già stata raggiunta.
Prevede un sistema in cui i 150 per cento dei parlamentari viene eletto con i collegi uninominali e il restante 50 con il proporzionale.
E un sistema che si avvicina molto al modello tedesco ma che grazie a collegi piccoli e soglia di sbarramento alta favorisce i partiti maggiori.
Il Terzo polo non la teme perchè sente di essere in crescita.
Si dovrà discutere se garantire alle forze minori un diritto di tribuna.
Silvio Buzzanca e Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 18th, 2012 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA GENOVESE COMINCIA A INTERROGARSI SULLA DENUNCIA DI “LIGURIA FUTURISTA” CIRCA LA MANCANZA DEI SIMBOLI DI UDC E FLI NELL’APPOGGIO AL CANDIDATO ENRICO MUSSO…
L’esperimento Musso-Terzo Polo, oltre ad aver disorientato del tutto il Popolo della
Libertà genovese, riesce a fornire diverse chiavi di lettura da parte dei protagonisti della politica cittadina nell’area moderata.
Tutti quelli che, dopo la vittoria di Marco Doria alle primarie del centrosinistra, avevano pensato alla possibilità di ricompattare tutte le forze politiche alternative alla sinistra intorno ad un unico volto.
Una grande alleanza alla quale aveva risposto «no, grazie» per primo Enrico Musso definendola un’ammucchiata e sulla quale ha chiuso ogni ragionamento anche l’Udc con la scelta di confluire nella lista civica messa in cantiere dalla Fondazione Oltremare.
Scelta che non tutte le anime del Terzo Polo hanno condiviso: l’Api di Rutelli non ha ancora ufficializzato il suo appoggio al senatore liberale, mentre l’associazione Liguria Futurista, corrente di Futuro e Libertà , legge dietro a questo accordo un clamoroso «trappolone» per Fli e per lo stesso Musso.
La teoria dei futuristi si basa sui dati delle scorse amministrative e cerca di dimostrare che il Terzo Polo avrebbe un valore aggiunto che non supererà il 5 per cento e al quale potrebbe aggiungersi un 12 per cento raccolto dagli elettori duri e puri dell’ex esponente Pdl.
E qui Monteleone potrebbe organizzare il proprio «trappolone»: «Il segretario ligure Udc punterà secco su due candidati e riuscirà a farli eleggere sfruttando la lista civica, mentre se si fosse presentato da solo ne avrebbe raccolto solo uno – è la ricostruzione di Liguria Futurista.
Non solo: “Alla base Udc locale che vedeva meglio un’alleanza con Doria, il segretario regionale Monteleone potrà dire di usare pure il voto disgiunto per il sindaco, indicando il candidato della sinistra».
Conseguenza dell’argomentazione è che “chi si è adoperato per la lista civica di Musso rischia di non entrare nella sala rossa di palazzo Tursi a tutto vantaggio degli ultimi arrivati dell’Udc”
Senza contare che, in caso di vittoria di Doria, in un secondo momento «gli eletti Udc potrebbero poi riposizionarsi con la sinistra».
Federico Casabella
(da “Il Giornale”)
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Gennaio 26th, 2012 Riccardo Fucile
TENSIONE PRE AMMINISTRATIVE… FLI SI PRESENTERA’ CON IL SIMBOLO SOLO SE E’ PREVISTO IL RAGGIUNGIMENTO DEL 5%, ALTRIMENTI SALTA IL COORDINATORE LOCALE… LA CONSEGNA E’ MIMETIZZARSI IN LISTE CIVICHE
C’è stato un momento in cui la situazione è sembrata sul punto di esplodere.
E’ accaduto venerdì scorso, quando Gianfranco Fini ha ‘inviato’ Italo Bocchino da Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa.
Non solo a causa della grana della giunta Lombardo in Sicilia, ma soprattutto per discutere delle prospettive del terzo Polo.
Del futuro, insomma, a partire dalle amministrative e in vista delle prossime Politiche.
Il messaggio recapitato dal vicepresidente di Fli, riferiscono fonti centriste, suona più o meno così: fateci capire se credete ancora nella prospettiva del Terzo Polo, se avete intenzione di dar vita fin da subito a un percorso unitario, oppure ciascuna forza prenderà atto della situazione.
La riunione, riferiscono le stesse fonti, si è conclusa con una tregua.
Che basta forse a placare per ora il malcontento nel partito di Fini. Ma il nodo delle intese alle amministrative resta sul tavolo, così come la prospettiva del Terzo polo e l’ipotesi di dar vita a un soggetto unitario.
E’ proprio su questo punto che Fini e Casini, da settimane, divergono.
Perchè il Presidente della Camera è convinto che la prospettiva sia quella di dar vita fin da subito a un unico soggetto, da ‘testare’ fin dalle amministrative.
Un ‘partito della Nazione’ che, fra l’altro, eviti a Fli, Udc, Api di correre separatamente a maggio 2012, nel voto amministrativo, e quindi di contarsi.
Casini però, riferiscono, non la pensa allo stesso modo.
Preferirebbe attendere le amministrative, ‘pesare’ le diverse forze in campo, dar vita solo dopo a un unico soggetto politico.
Da qui le tensioni, culminate con il caso Sicilia, da qui la riunione tra Casini, Cesa e Bocchino, per cercare di ritrovare un percorso comune.
Futuro e libertà , se la trattativa con l’Udc non dovesse decollare, avrebbe davanti due strade, entrambe valutate negli ultimi giorni.
Il primo scenario prevede una scelta ‘minimalista’, quella di correre alle amministrative facendo leva su molte liste civiche, evitando la presentazione del simbolo in ogni centro chiamato alle urne.
In quest’ottica – è il retroscena svelato maliziosamente da un centrista – il vertice del partito ha già invitato i responsabili regionali a far richiesta formale nel caso in cui si intenda presentare il simbolo.
Con una clausola pesante: Chi non ottiene il 5% dei voti rimette il mandato di coordinatore.
L’altra strada è in via di valutazione.
Prevede che sia Fini a ‘forzare la mano’, a rompere gli indugi entro marzo.
Lanciando la sfida all’Udc, pubblicamente, magari nel corso di un evento organizzato proprio con questo scopo: è il momento di costituire un soggetto unitario, potrebbe dire Fini, il momento è adesso.
Difficile per Casini sottrarsi di fronte alla ‘chiamata’ dell’alleato. Molto, naturalmente, dipenderà anche dalle prossime settimane del governo Monti e dalla tenuta complessiva dell’esecutivo.
(da “TMNews”)
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Novembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
NEL MIRINO ANCHE LA SELEX DELLA MOGLIE DI GUARGUAGLINI…. L’AD GUIDO PUGLIESI FINISCE AI DOMICILIARI, ACCUSATO DI FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI IN RELAZIONE A UNA PRESUNTA TANGENTE DI 200.000 EURO
A Roma il sabato di cronaca inizia molto presto.
L’inchiesta sugli appalti Enav, l’Ente nazionale di assistenza al volo, è arrivata a una svolta. In queste ore, infatti, Finanza e carabinieri del Ros stanno eseguendo perquisizioni e arresti.
Nel mirino degli inquirenti c’è l’amministratore delegato Guido Pugliesi. L’ultima accelerazione riguarda anche gli appalti dati alla Selex guidata dall’ingegner Marina Grossi, moglie del presidente di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini.
Lo stesso Pugliesi è finito ai domiciliari.
Per lui l’accusa è quella di finanziamento illecito ai partiti per una presunta tangente da 200mila euro.
In carcere, invece, il commercialista Marco Iannilli e Manlio Fiore, di Selex. Entrambi indagati per frode fiscale.
Sul registro degli indagati finisce anche Lorenzo Borgogni, responsabile delle Relazioni esterne di Finmeccanica, dimissionario.
Per lui era stato richiesto l’arresto, ma il gip non l’ha concesso.
Le perquisizioni in corso riguardano gli uffici dell’Enav e le abitazioni di alcuni dirigenti dell’Ente.
Il sospetto di chi indaga è che i destinatari di questi accertamenti abbiano preso denaro in modo illecito nella gestione di alcuni appalti.
Pugliesi è accusato di illecito finanziamento in relazione a una presunta tangente da 200 mila euro versata dall’imprenditore Tommaso Di Lernia, titolare della Print System, al segretario amministrativo dell’Udc Giuseppe Naro.
Quest’ultimo, a sua volta, è indagato dalla Procura di Roma per illecito finanziamento. Pugliesi avrebbe accompagnamento Di Lernia nell’ufficio di Naro in via Due Macelli, a Roma.
Per la Procura le prove dell’incontro sono dimostrate dal fatto che il telefono cellulare di Di Lernia risultava agganciato alla cella di via Due Macelli e dal passaggio della sua auto nella zona a traffico limitato (Ztl).
Non solo, Di Lernia, che con le sue rivelazioni ha consentito di aprire uno squarcio nel meccanismo degli appalti dell’Enav, avrebbe riconosciuto Naro durante un interrogatorio attraverso una fotografia.
Dalle carte dell’inchiesta emergono almeno dieci appalti assegnati senza gara pubblica da Enav a Selex Sistemi.
In particolare, al vaglio del pm Paolo Ielo sono finiti lavori, sia tecnici sia di opere civili, riguardanti gli aeroporti di Napoli e Palermo.
Secondo l’accusa i lavori assegnati a Selex e subappaltati alle società Print System, Arc Trade, Techno Sky e altre hanno determinato una sovrafatturazione dei costi e la creazione di un surplus, poi redistribuito tra i soggetti coinvolti, compresi esponenti dell’Enav.
Il tutto in un arco di tempo che va dal 2005 al 2010.
Uno dei capitoli di questa indagine ha coinvolto il deputato del Pdl Marco Milanese, in relazione alla compravendita di uno yacht pagato una somma superiore a quella di mercato.
Per la Procura tale maggiore valutazione dell’imbarcazione costituisce una forma di finanziamento illecito di un singolo deputato.
Milanese, ex collaboratore dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, è già stato citato in giudizio.
Per questa vicenda risulta indagato lo stesso Borgogni.
Il responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica, infatti, è indagato per le presunte irregolarità che hanno caratterizzato la compravendita dell’imbarcarcazione del parlamentare Pdl da parte della società Eurotec di Massimo De Cesare.
Stando al capo di imputazione contenuto nell’ordinanza firmata dal gip Anna Maria Fattori, “De Cesare, previo concerto con l’imprenditore Tommaso Di Lernia (che di Eurotec è considerato il ‘dominus’, ndr) e con la mediazione di Fabrizio Testa (ex consigliere Enav, ndr) e in accordo con il commercialista Lorenzo Cola, che agiva assieme a Borgogni, erogava al deputato del Pdl, già consigliere politico dell’ex ministro dell’economia, con riferimento alla cessione dell’imbarcazione Mochi Craft, una utilità non inferiore a 224mila euro, pari al valore della sopravvalutazione del natante”.
La vicenda, che si è sviluppata tra il 2009 e il 2010, è già stata oggetto di accertamento da parte del pm Paolo Ielo che ha ottenuto il processo per Milanese davanti al tribunale monocratico.
Per Fiore e Iannilli l’ordinanza contesta il reato di frode fiscale.
Fiore, si legge nel documento firmato dal giudice, “nella sua qualità di organo apicale di Selex Sistemi Integrati, anche al fine di consentire l’evasione delle imposte dirette e indirette a Selex SI, concorreva con Tommaso Di Lernia, legale rappresentante di Print Sistem, nell’emissione di tre fatture” pari a un milione e 200mila euro circa.
Il reato è aggravato “per essere stato commesso anche al fine di realizzare le provviste per l’erogazione di utilità a pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, per il compimento di atti contrari ai doveri del loro ufficio”.
Stessa accusa è rivolta a Marco Iannilli che, nella veste di dominus di Arc Trade, “al fine di consentire l’evasione delle imposte dirette e indirette” alla societa’, “concorreva con Sabastiano Giallongo, legale rappresentante di Suiconsulting srl”, a emettere nel 2010 tre fatture per operazioni inesistenti recanti un importo pari a quasi 850mila euro.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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