Ottobre 7th, 2010 Riccardo Fucile
LEGA AL 13,5%, UDC AL 6%, IDV AL 5,5%, VENDOLA AL 4%, GRILLINI AL 3,5%….IL PRIMO PARTITO E’ QUELLO DEGLI INDECISI CHE SALE AL 41%
Un dato in crescita, dopo la lieve flessione della settimana scorsa: Futuro e Libertà arriva al 7,6%, il dato più alto da quando Crespi Ricerche tiene sotto osservazione FLI, il movimento ispirato da Gianfranco Fini.
Un dato positivo, che conferma la felice intuizione del Presidente della Camera e che offre numerosi spunti di riflessione.
Così come sono da sottolineare le pessime performance del Popolo della Libertà (28,5%) e del Pd, in picchiata al 24,2%.
Due dati certamente non positivi per i principali partiti italiani, che confermano un trend negativo ormai in atto da mesi.
Bene invece la Lega Nord, a quota 13,5, che in una settimana guadagna più di un punto percentuale.
Dato stabile per l’Udc, fermo al 6%, mentre perde addirittura un punto percentuale l’Italia dei Valori, crollata al 5,5%.
In questo quadro, Futuro e Libertà si pone come quarta forza del panorama politico italiano, con una centralità nemmeno lontanamente immaginabile qualche settimana fa.
Da evidenziare anche il 4% di Vendola — con Rifondazione Comunista ormai scomparsa a quota 1% — e il 3,5% di Beppe Grillo.
Crescono gli indecisi, sempre più primo partito con il 41% degli intervistati.
Silvio Berlusconi guadagna due punti di gradimento e supera il Governo: 45 a 44, dopo che la scorsa settimana per la prima volta il gradimento dell’Esecutivo era superiore rispetto a quella del premier.
Fu a suo modo una notizia.
Ricordiamo, per chi volesse consultare la tabella che pubblichiamo, che Crespi aggiorna settimanalmente il sondaggio: l’ultima colonna a destra indica il dato più recente, sulla base del quale è possibile studiare il trend rispetto ai mesi passati.
Da aprile ad oggi ad es. il Pdl ha perso il 5,3% di consensi.
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Settembre 14th, 2010 Riccardo Fucile
DALLA TEORIA ALLA PRATICA, MA ARRIVERANNO DAVVERO GLI ASCARI A FAVORE DEL GOVERNO O E’ SOLO UN BLUFF? …. LE INDISCREZIONI E I SUSSURRI, MA QUALCOSA NON TORNA…. ETICA A PARTE, NON RISOLVERANNO IL PROBLEMA
Ieri il dotto filosofo del Pdl Giorgio Stracquadanio ha in pratica affermato che in politica il fatto di prostituirsi per raggiungere uno scopo non è censurabile, in quanto ognuno usa ciò che il buon Dio gli ha messo a disposizione: chi la bellezza, chi il corpo, chi l’intelligenza.
Le parole dell’ex portaborse di Tiziana Majolo ci hanno lasciato comunque un dubbio di fondo: come sia alllora lui riuscito a fare carriera, non disponendo di alcuna di queste qualità .
Forse avrà dimenticato l’uso della lingua per il lecchinaggio tra le caratteristiche necessarie, ma pazienza.
Nel pomeriggio di ieri, dalla teoria si passa alla pratica e il repubblicano Nucara va a rapporto dal premier.
Il giorno prima aveva sostenuto che un “gruppo di responsabilità ” di 20 deputati non era una strada percorribile, avendo ricevuto più no che sì. Ricordiamo che il giorno prima Fini aveva invitato il premier a mettere ai voti il suo intervento, previsto per fine mese, per verificare i numeri.
In pratica i finiani sono determinanti oppure no?
Su questo verte la polemica in corso.
Pdl e Lega arrivano infatti a 296 voti, la maggioranza è di 316, ne mancano quindi 20.
In realtà già da mesi il governo conta su almeno altri 7 voti (5 del gruppo di Scotti che ha lasciato da tempo l’Mpa di Lombardo, più Nucara (Pri) e Pionati.
A questi si danno per aggiunti i 3 diniani e arriviamo a 10.
Poi ci sarebbero forse 5 ex Udc siciliani, acquistati in chiusura di mercato.
Ne mancherebbero in ogni caso altri 5, visto che Lombardo non aderisce e così pure gli altoatesini.
Se anche si arrivasse in ogni caso a 316, senza i finani, vorrebbe dire che tutti costoro dovrebbero stare per 12 ore al giorno attaccati con la colla alla poltrona, niente più ministri e sottosegretari a zonzo, niente più missioni vere o presunte. Altrimenti il governo va sotto.
Normalmente gli assenti della maggioranza navigano sulle sessanta unità , fate voi.
E allora cosa ci potrebbe essere sotto questo improvviso annuncio?
Alcuni giornali, come “la Stampa”, parlano apertamente di possibile bluff: il premier non vuole far vedere che dipende dai finiani e vorrebbe andare al voto a fine settembre per poter dire che ha una ampia maggioranza.
Un segnale sospetto?
Se i 20 esistessero davvero, stamane avrebbero già costituito il gruppo. Invece si parla di farlo “o prima o dopo il discorso del premier”, ma che strano…
Che sia solo un tentativo di condizionamento del parlamento è evidente a molti.
Per ora, nella migliore delle ipotesi, il governo conta su 15 deputati, di cui 7 già votavano per il governo e 3 si astenevano.
Tuttoil resto è da verificare .
In compenso già si sa la contropartita tecnica: 2 posti da viceministro e 2 da sottosegretari, più i privilegi economici che dà un gruppo parlamentare.
Nel frattempo sta per aderire a Fare Futuro il pidiellino Santo Versace.
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Settembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
SFIDUCIA RECORD PER IL PREMIER, NEL PD SALGONO VENDOLA E CHIAMPARINO… FINI PESCA TRA I 30-55ENNI CON ISTRUZIONE SUPERIORE E VIENE GIUDICATO POSITIVAMENTE DA UN ELETTORE PDL SU TRE…IL GOVERNO PERDE 11 PUNTI IN TRE MESI
Analizzando le rilevazioni di DemosÎ , pubblicate oggi, emerge un primo dato: rispetto alle politiche del 2008, i due principali partiti subiscono una flessione molto grande, derivante in parte dai delusi che scelgono l’astensionismo.
Il Pdl dal 37,4% della Camera scende rovinosamente al 29,8%, il Pd dal 33,2% al 26,5%.
Ma è interessante seguire anche la linea di tendenza: il Pdl scende costantemente, il Pd galleggia su quella percentuale da tempo.
Per la Lega, invece, che nel 2008 aveva l’8,3% e che era arrivata poche settimane fa intorno al 12,3%, iniziano segnali allarmanti di logoramento: in discesa all’11%, segno che non vengono apprezzate le ultime mosse del Carroccio.
A sinistra emerge invece il fenomeno “grillini” che raggiungono un 3,6% praticamente dal nulla, portando però a una riduzione delle intenzioni di voto per l’Idv che dall’8% di cui godeva nei sondaggi scende ora al 5,5%.
Trainata dalla candidatura di Vendona, cresce anche Sinistra è Libertà fino al 4,7%.
Stabile l’Udc che oscilla tra il 6,5% e il 7%.
Veniamo all’ipotetico partito di Fini: avrebbe già ora un 6,1%, ma il dato è in crescita, con flussi di entrata dal Pdl, dal’astensionismo e persino dagli insofferenti di sinistra.
Ha un nucleo già ora di elettori di destra insofferenti al berlusconismo, ma anche molti nuovi affascinati dal nuovo progetto politico di Fini.
La nuova formazione è guardata con interesse da persone con buon livello di istruzione, tra i 30 e i 55 anni, è già radicata nel Mezzogiorno, ma non solo.
Nella lista di gradimento verso i leader nazionale, a sinistra la classifica è guidata da Vendola, poi Chiamparino, chiudono Bersani, Veltroni e Di Pietro.
Nel centrodestra Tremonti precede Fini, seguono Berlusconi e chiude Bossi.
Cresce la fiducia in Napolitano al 79,5% e anche quella nella magistratura al 51,6%.
Se si andrà a una crisi, di chi sarà la colpa? Di Berlusconi per il 30,1% degl iitaliani, di Fini per il 19,2%, del governo genericamente per il 13,9%.
Chi esprime un giudizio positivo su Fini, all’interno del Pdl, è il 34% degli elettori pidiellini.
In rpatica uno su tre, dato che fa ben sperare i finiani.
Un rapporto di tal genere si tradurrebbe, nel caso il Pdl avesse il 29% dei consensi, in un ipotetico 12-14% per Futuro e Libertà .
In pratica il Pdl tornerebbe ai dati di Forza Italia, Fini a quelli di An.
Da segnalare però che Fini gode di un giudizio positivo dal 57,6% degli elettori el Pd, del 45,3% di quelli dell’Idv, del 38,7% di quelli dell’Udc e persino del 20% dei leghisti e raggiunge così la media del 54,4% totale.
Un dato foriero di ulteriori aggregazioni, anche perchè un terzo polo comincia ad essere dato intorno al 22%.
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Settembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
DOVREBBE RINGRAZIARE FINI CHE GLI OFFRE UN PATTO DI LEGISLATURA E UN SALVACONDOTTO…UN TAVOLO A TRE RIDURREBBE LO STRAPOTERE LEGHISTA E BILANCEREBBE IL GOVERNO… AL VOTO CI SI ANDRA’ SOLO DOPO LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE E UN GOVERNO TECNICO: PER BERLUSCONI SARA’ LA DISFATTA
Il teatrino della politica berlusconiana ha vissuto ieri lo psicodramma: da Mirabello, Fini ha evidenziato chi è il vero traditore del centrodestra italiano, chi non ha attuato il programma, piegandosi ai diktat della Lega, chi spaccia per riforme gli spot pubblicitari, chi confonde garantismo con immunità , chi si ostina a voler comandare e non governare.
E nei palazzi pidiellini sono andate in onda scene isteriche: colonnelli disarcionati dai loro ronzini, cortigiani in preda a convulsioni, peones che temono di perdere la poltrona.
Come Fini elargiva schiaffoni mediatici ricordando semplici verità , saliva la pressione dei traditori sbugiardati.
L’ordine di scuderia era di non commentare, ma non tutti hanno retto al clistere mirabelliano: ci sono stati casi di incontinenza evidente, specie tra chi trattiene a stento i propri umori politici.
Così, mentre Bonaiuti inviava smentite preventive, altri sparavano alla luna.
Poveretti, quando a breve gli sarà tolta dalla magistratura anche l’arma spuntata della casa di Montecarlo, potranno rivolgere la loro attenzione verso ben altre (e molto più vicine) società offshore su cui indagare.
Magari Gasparri potrebbe intanto spiegare come mai la ‘ndrangheta calabrese tempo fa indirizzò il proprio voto verso di lui.
Letta e le colombe sono sicuramente i più lucidi: dichiarare la crisi non vuol dire automaticamente andare al voto, lo sanno bene tutti.
Se si formasse un governo tecnico per cambiare la legge elettorale, evitando di dare il premio di maggioranza, per il Pdl sarebbe il deprofundis.
E questa maggioranza già c’è alla Camera e basta poco per vederla materializzata anche al Senato.
Se anche si andasse a votare col sistema attuale, l’ultima rilevazione Ispo per il Corriere della Sera (prima del discorso di Fini a Mirabello) dà il Pdl in discesa al 29,7%, la Lega stabile all’11,5%, il Pd in risalita al 26,7%.
Poi tre forze, Udc, Idv e finiani tutte con il 6,4% a testa, Vendola al 4,5%, Prc al 2,1%.
In pratica Pdl + Lega al 40%, contro il 40% di Pd+Idv+Sinistra radicale.
In mezzo Fini e Casini.
E con un Fini in crescita dopo Mirabello che tornerà presto intorno al 10%.
Se andasse bene al Pdl, avrebbe giusto una risicata maggioranza alla Camera, ma non l’avrebbe al Senato. Continua »
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Agosto 25th, 2010 Riccardo Fucile
CONCLUSO IL VERTICE DELL’APERITIVO TRA BERLUSCONI E I DUE LEGHISTI BOSSI E TREMONTI: NON HANNO CONCLUSO NULLA, COME AL SOLITO…”PER ORA NIENTE ELEZIONI, AVANTI SENZA L’UDC”, BONFONCHIA BOSSI…MA L’UDC NON AVEVA MAI CHIESTO DI ENTRARE
La maggioranza va avanti così, senza l’Udc. Niente elezioni anticipate. E’ l’esito del
vertice di Villa Campari, tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e lo stato maggiore leghista.
Esclusa la possibiltà di allargare la maggioranza ai centristi e almeno per il momento anche il ritorno alle urne.
”Si va avanti così – ha detto Bossi lasciando la villa – senza Casini e senza l’Udc per realizzare il programma”.
Ad una domanda dei cronisti su possibili elezioni anticipate Bossi ha risposto: ”no, al momento non si fa niente”.
In precedenza sui problemi del governo era intervenuto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, ospite del meeting di Cl a Rimini. ”Io non sono certo che si riesca a ricomporre la situazione politica”, ha detto Maroni, “credo anzi che ci sia un’operazione in corso per far fuori Berlusconi e dobbiamo capire come muoverci”.
“Non è un complotto – ha detto Maroni – ma un progetto che a me non piace, ma che è sostenuto da molti”. Il ministro dell’Interno ha ribadito la posizione sul Carroccio su un esecutivo diverso da quello attuale.
‘La Lega – ha aggiunto Maroni – la sua indicazione l’ha già data, se non c’è una maggioranza certificata, bisogna andare subito a nuove elezioni”.
La notizia di agenzia sull’esito del vertice, conferma quanto avevamo scritto sull’evolversi della crisi politica in atto nel centrodestra.
1) Berlusconi non vuole le elezioni, sia perchè se si dimette non è certo che si vada a votare, in quanto spetta al presidente Napolitano la gestione della crisi, sia perchè il Pdl è in caduta libera e non avrebbe la maggioranza al Senato, sia perchè se perde la corona rischia di doversi presentare ai processi.
2) Il suo tentativo di cercare il voto dell’Udc su particolari provvedimenti che gli stanno a cuore, ovvero solo il processo breve, in cambio del quoziente familiare, è stato stoppato dal duo leghista Bossi e Tremonti.
In realtà era solo un’ipotesi del premier, in quanto Casini non si era mai dichiarato disponibile. Continua »
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Agosto 25th, 2010 Riccardo Fucile
LA LEGA E TREMONTI BLOCCANO IL QUOZIENTE CHE SGRAVEREBBE LE TASSE DELLE FAMIGLIE CON FIGLI: COSTA 3 MILIARDI CHE E’ MEGLIO SPUTTANARE NEL FEDERALISMO… EPPURE IL QUOZIENTE FAMILIARE ERA NEL PROGRAMMA DEL PDL, VERO SILVIO? … BOSSI CHIEDE LA TESTA DELLA MORATTI E DI GALAN, MA NEI SONDAGGI NON VA OLTRE L’11% CONTRO IL 12,3% DI QUESTA PRIMAVERA
E’ in programma stamane all’ora dell’aperitivo, non a caso a Villa Campari, residenza
non monegasca del premier sul Lago Maggiore, sita a Lesa, in provincia di Novara, il solito vertice tra Berlusconi e Bossi.
E come sempre, invece che un “vis a vis” tra i due, Bossi avrà il solito seguito di badanti (Cota e Calderoli in primis) e potrà contare anche sulla presenza da lui richiesta del suo infiltrato nel Pdl, il ministro Tremonti.
Il premier a questo punto ha esteso il vertice anche a qualche suo uomo di fiducia, per non sentirsi accerchiato.
L’incontro verte sul futuro delle sorti del governo ed è stato preceduto da una settimana tesa, con Silvio molto irritato nei confronti del Carroccio (chi è causa del suo mal, pianga se stesso).
Si stanno scontrando due interessi contrapposti, con il Pdl che non vuole elezioni anticipate e cerca semmai di allargare la propria maggioranza e la Lega che invece le invoca al più presto.
E’ risultato evidente che come Berlusconi ha cercato una sponda in Casini, per lo meno su qualche singolo provvedimento che gli sta a cuore ( uno a caso? il processo breve, ovvio), Bossi abbia iniziato un fuoco di sbarramento a base di insulti nei confronti dell’Udc, onde far fallire questa ipotesi.
Qualcuno sostiene che lo scopo della Lega sia quello di ottenere un forte successo elettorale: una favola metropolitana, perchè se si vanno a vedere i sondaggi, il Carroccio è dato tra il 10% e l’11%, ben lontano dal 12,3% delle regionali di promavera 2010 e dall’11,5% delle europee.
Un risultato certamente superiore all’8,3% delle politiche 2008, ma che invertirebbe il trend degli ultimi due anni.
In realtà il fine di Bossi è quello di far fuori Berlusconi e di spianare la strada all’infiltrato Tremonti.
Se al Senato non dovesse certificarsi, come dicono i sondaggi elettorali, una maggioranza di centrodestra, Silvio dovrebbe fare un passo indietro e favorire un governo tecnico con Tremonti premier.
E a Silvio non rimarrebbe che la promessa, tra due anni, di una candidatura a Capo dello Stato.
Con tutti i rischi che comportano promesse di questo genere.
Ma Bossi così facendo sta anche mostrando il vero volto della classe dirigente leghista nei confronti degli interessi degli italiani tutti.
Perchè nel programma del Pdl era ben segnata l’introduzione del quoziente familiare, ovvero la detassazione dei nuclei familiari numerosi, un cavallo di battaglia anche dell’Udc di Casini. Continua »
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Agosto 4th, 2010 Riccardo Fucile
LA RIUNIONE DI 88 DEPUTATI TRA FUTURO E LIBERTA’, UDC, API E MPA SEGNA UNA SVOLTA IN PARLAMENTO…. SBAGLIATO PARLARE DI UN TERZO POLO CENTRISTA PERCHE’ NON C’E’ UNA DESTRA AL GOVERNO, SOLO UN PARTITO DEGLI AFFARI… FINI SI ASTIENE SU CALIENDO PERCHE’ IL CAMPIONATO NON SI VINCE IN UNA PARTITA, SOLO DI PIETRO FA FINTA DI NON CAPIRLO
Sul caso Caliendo ha detto parole intelligenti Eugenio Scalfari nell’editoriale di domenica su “Repubblica”: in sintesi il “vecchio saggio” della sinistra italiana ha rimbrottato Di Pietro e Vendola che non sanno far altro che chiedere elezioni anticipate per “interessi di bottega”.
Scalfari fa notare che se si andasse a votare ora, con le divisioni che permangono nella sinistra, si farebbe solo un favore a Berlusconi.
Reclamare tafazzianamente il mito del voto vuol dire non comprendere che l’elettore da un lato non vede a sinistra ancora un’alternativa credibile al premier, dall’altro subire le conseguenze di un monopolio dei media tv in atto da mesi.
Scalfari quindi ritiene che al voto si debba andare dopo un periodo di governo tecnico e istituzionale che faccia decantare i miti berlusconiani e la sua longa manus su quasi tutti i Tg nazionali.
Non a caso i falchi del Pdl e Lega ogni giorno minacciano elezioni anticipate, un po’ per farsi coraggio, un po’ per intimidire i peones trasversali che temono per la loro pensione, un po’ perchè si illudono che Napolitano le conceda senza battere ciglio.
Speravano in fondo che i finiani votassero la sfiducia a Caliendo, ma il Gianfri non è fesso, sa di avere la golden share sul futuro del governo, ma non ha certo fretta, il tempo gioca a suo favore.
La si pensi come si vuole sul presidente della Camera, ma è indubbio che quanto ad abilità nel muoversi sembra la cavalleria contro un fante sfiatato. Ha già assestato i colpi necessari, non si gioca la crisi su Caliendo quando a ottobre può giocarsela sul processo breve, magari unito a qualche nuovo scandalo che potrà colpire quel Pdl che sembra sempre più un “partito della libertà vigilata”.
Ma Fini non ha rinunciato comunque a una mossa strategica: poteva astenersi coi suoi 33 deputati che Berlusconi non è riuscito a comprare, invece ha preferito coinvolgere Casini coi suoi 39, l’Mpa con 5, l’Api con 8 e i repubblicani con 2..
Totale: uno schieramento di 87 deputati definita “area di responsabilità ” e che promette di creare altri problemi al governo.
Con uno schieramento più ampio alle spalle, cresce la credibilità di Fini e diventa più facile aggregare altri transfughi del Pdl in un contenitore nuovo che garantisce più possibilità .
Più diminuisce il consenso al governo (e ciò accade nonostante i sondaggi taroccati che ci elargisce il premier), più l’elettorato moderato, di destra ma anche di sinistra, troverà uno sfogo elettorale credibile in un terzo polo “antagonista”, più il premier si vende alla Lega più aumenterà il consenso per Fini al centro sud, più il Pdl dimostrerà di proteggere gli inquisiti più si comprometterà .
Immagino già che qualcuno potrebbe obiettare: ma della destra cosa rimane? Provocatoriamente verrebbe da rispondere: sempre più di quello che attualmente esprime il governo attuale che di destra non ha nulla. Continua »
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Luglio 13th, 2010 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PRONTO A SCARICARE IL COORDINATORE DEL PDL: VERDINI AVEVA CHIESTO IL MINISTERO DI SCAJOLA PER VALERSI DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, MA IL CASO BRANCHER HA CONSIGLIATO PRUDENZA…I FINIANI VOTERANNO LA MOZIONE DI SFIDUCIA A COSENTINO
Non è bastato il “ghe pensi mi” del premier a frenare l’emorragia di consensi dell’elettorato di centrodestra.
Le rilevazioni di Renato Mannheimer sul “Corriere della Sera” indicano una chiara tendenza: se ad aprile il 58% degli italiani era ottimista sulla realizzazione delle riforme promesse dal governo, oggi solo il 35% dichiara di crederci ancora.
L’area degli scontenti e degli scettici raggiunge il 20% degli elettori del Pdl e addirittura il 40% di quelli della Lega.
Non a caso Berlusconi ha cercato di allargare la maggioranza a Casini, offrendogli la vicepresidenza del Consiglio e due ministeri (tra cui quello degli Esteri), ma ricevendo un cortese rifiuto.
La Lega si è messa di traverso a cose ormai fatte, comprendendo benissimo che per loro sarebbe finito il bengodi.
Ma altre tegole stanno arrivando: i finiani hanno parlato di “dimissioni inevitabili” da coordinatore del Pdl per Verdini e hanno annunciato che appoggierano la mozione di sfiducia per il sottosegretario Cosentino.
E’ significativo che nel partito non si siano alzate voci a difesa di Verdini, a parte quella di Bondi.
Le varie correnti interne dei berluscones aspettano le decisioni del premier per riposizionarsi e conquistare potere interno, mentre il premier pubblicamente difende Verdini, ma in privato parla apertamente di “leggerezze” da parte del fidato collaboratore.
A ore il premier chiederà a Verdini un passo indietro, ovvero le dimissioni.
Si è saputo che nei giorni scorsi, quando Verdini aveva captato che si stava muovendo un pesante atto di accusa contro di lui (associazione a delinquere volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali e degli apparati della Pubblica Amministrazione) aveva chiesto a Berlusconi di nominarlo ministro allo Sviluppo economico al posto di Scajola.
Stavolta il premier, scottato dal caso Brancher, aveva preso tempo, evitanto che Verdini potesse usufruire del legittimo impedimento. Continua »
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Luglio 8th, 2010 Riccardo Fucile
IL CASO DELL’UDC GIUSEPPE DRAGO, GIA’ PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA E SOTTOSEGRETARIO…NON DOVREBBE STARE IN PARLAMENTO ESSENDO INTERDETTO DAI PUBBLICI UFFICI, MA DA MESI LA GIUNTA RINVIA OGNI DECISIONE…AVEVA PRESO 123.000 EURO DA FONDO RISERVATI, MA LUI DICE: “HO FATTO QUELLO CHE FANNO ANCHE MINISTRI E SOTTOSEGRETARI”
Che il Parlamento italiano sia ricco di inquisiti e condannati anche in via definitiva non è certo un mistero.Ma che possa ogni giorno entrarvi e votare, sia un aula che in commissione, presentare proposte di legge e mozioni, un politico interdetto dai pubblici uffici parrebbe incredibile.E’ la storia reale invece del deputato fantasma Giuseppe Drago, Udc, ex presidente della Regione Sicilia e due volte sottosegretario, oggi parlamentare che non dovrebbe stare in Parlamento.Su di lui grava infatti un’interdizione dai pubblici uffici, conseguenza di una condanna definitiva per peculato del maggio 2009.La Giunta per le elezioni che dovrebbe decidere la sua decadenza si è già riunita otto volte, senza mai decidere nulla.In pratica, il quesito giuridico da sciogliere verterebbe sul fatto che si tratta di uan interdizione temporanea che scade nel giugno 2012.Quindi via libera ad audizioni di giuristi per capire come interpretare un provvedimento che non rientra nei codici parlamentari.In pratica il Drago dovrebbe stare fuori per altri due anni e poi rientrare l’ultimo anno prima della scadenza?Oppure decade subito se nel momento della nomina non poteva entrare in Parlamento per “ineleggibilità sopravvenuta”?La cosa buffa e che fa riflettere è che pare nessuno abbia fretta di dirimere la questione, con Drago che sostiene che non sarebbe giusto se gli facessero scontare una pena superiore a quella inflittagli dal tribunale. Continua »
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