LA GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL BODY SHAMING: IL CORPO NON E’ UN BERSAGLIO E NON MERITA VERGOGNA
“LA VERGOGNA E’ NEGLI OCCHI DI CHI OFFENDE” E’ LO SLOGAN DELLA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE
Chiamare in causa il corpo per offendere qualcuno è un’arma potente: che sia l’altezza,
il peso, il colore della pelle, ognuno di questi elementi è fortemente rappresentativo della persona. Scalfirlo, significa scalfire un’identità. Sono caratterizzazioni visibili, ciascuna rimanda all’intera persona in modo immediato e forte: perché l’immagine è un biglietto da visita, effettivamente è la prima cosa che viene notata quando ci si presenta al mondo. Ovviamente una persona è molto altro, c’è tanto di più: eppure, nell’era dell’immagine, in cui l’immagine è tutto, il “come si appare” ha scavalcato il “chi si è”.
Visto che la società attribuisce grande valore all’aspetto fisico, quest’ultimo è diventato un nervo scoperto: è diventato qualcosa di cui vergognarsi se non rientra in certi standard, in certi canoni. Da qui l’espressione body shaming, registrata da Treccani come neologismo nel 2018, quando il dibattito sul tema si è fortemente intensificato. Significa letteralmente far vergognare qualcuno del proprio corpo. Il fenomeno va ben oltre la battuta benevola, lo scherzo innocuo: è qualcosa che sfocia in vera e propria violenza psicologica, sulle persone più fragili ed esposte ha ripercussioni notevoli in termini di autostima, stress, pressione sociale.
Visto il dilagare del body shaming, soprattutto online, nel 2025 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge per l’istituzione della Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone: contro il body shaming insomma. Si è scelta, come data della celebrazione annuale, il 16 maggio, optando come colore simbolo per il fucsia: una tonalità energica, forte e vibrante,
che deve richiamare l’ottimismo, la crescita personale, l’accettazione di sé e l’amor proprio.
L’obiettivo di questa Giornata è sensibilizzare i cittadini sulla gravità di questi comportamenti offensivi: denigrare l’aspetto fisico di una persona è una condotta pericolosa. E ce lo dice la cronaca. Non a caso, Cristina Semenzato (prima firmataria della legge che ha portato all’istituzione del 16 maggio) ha scelto di dedicare la Giornata a Paolo Mendico, lo studente di 14 anni che si è tolto la vita per le continue offese che subiva.
C’è la foto di Semenzato, sui manifesti ufficiali. “La vergogna è negli occhi di chi offende” si legge a caratteri cubitali, in fucsia: è lo slogan della campagna nazionale di sensibilizzazione. Ma non è una foto tradizionale: è una foto volutamente distorta e deformata. È una foto imperfetta, che non rispetta i canoni del “bello”, che va contro le proporzioni “giuste” di un viso. È una trasfigurazione voluta, proprio per stravolgere il concetto di perfezione, diventato sempre più una ricerca ossessiva.
È importante che questa prima Giornata nazionale contro il body shaming non sia l’ultima. Il 16 maggio propone un nuovo modo di guardarci allo specchio, punta al cambiamento culturale: esiste per ricordarci che nessun corpo merita vergogna e che un corpo non è un bersaglio per le frustrazioni altrui.
(da agenzie)
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