LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA TRASCINA L’ITALIA DAVANTI ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA: “DOVEVA PROTEGGERE GLI ATTIVISTI”
UNA IMBARCAZIONE CHE BATTEVA BANDIERA ITALIANA E’ STATA BLOCCATA IN ACQUE INTERNAZIONALI DAI CRIMINALI DI ISRAELE: QUESTA E’ PIRATERIA, UNO STATO CHE SI RISPETTI AVREBBE MANDATO L’AVIAZIONE PER AFFONDARE I MEZZI DEL CRIMINALE DI GUERRA NETANYAHU
Nella notte tra l’1 e il 2 maggio, il team legale della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria partita alla volta della Striscia di Gaza con centinaia di attivisti provenienti da tutto il mondo, ha depositato un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro lo Stato italiano. La vicenda è quella che riguarda i due attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek, «attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari».
Il ricorso alla Cedu per i due attivisti arrestati
In una nota, gli attivisti della Flotilla spiegano di essersi rivolti alla Cedu per denunciare «una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3, che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti». I due attivisti arrestati dalla Marina israeliana sono stati trattenuti «in assenza di qualsiasi informazione ufficiale sul loro luogo di detenzione, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari e senza alcuna garanzia procedurale».
«Dall’Italia nessuna misura di protezione»
Ma il ricorso presentato alla Cedu non riguarda solo lo Stato israeliano. Nel mirino degli attivisti ci sono anche le responsabilità dell’Italia, Stato di bandiera dell’imbarcazione su cui si trovavano i due attivisti quando sono stati intercettati in acque internazionali dalla Marina israeliana. «In base alla giurisprudenza consolidata della Corte di Strasburgo e al diritto internazionale del mare – sottolineano i legali – l’Italia esercitava giurisdizione sui soggetti a bordo ed era quindi tenuta ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali. Nonostante le autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti, non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione né è stato avviato alcun intervento idoneo a impedire o interrompere la violazione in corso».
«La missione riparte»
Durante una conferenza stampa della delegazione italiana della Flotilla, Luca – un attivista intervenuto in collegamento dalla Grecia – ha promesso che la missione non si ferma: «La Flotilla riparte. Useremo questi giorni per sistemare tutto e per rimettere a posto le barche. Abbiamo compagni dalla Grecia, dall’Italia, dalla Spagna dall’Olanda e da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qui. Abbiamo preso tutte le precauzioni che dovevamo prendere, siamo in contatto con le autorità. Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia. Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più».
(da agenzie)
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