L’INFERNO DI FUOCO DI DEIR AL-BALAH E LA VOCE DI MOHAMMED: “HO VISTO UN UOMO BRUCIARE LENTAMENTE”. L’ENNESIMO CRIMINE DI ISRAELE
IL RACCONTO DI UNA STUDENTESSA DI GAZA: LE URLA, I CORPI BRUCIATI E QUELLA SOFFERENZA CHE TI LACERA DENTRO
In questa terra piena di dolore, nel cuore di Deir al-Balah, dove la sofferenza sembra non avere
mai fine, Gaza si è svegliata in un nuovo incubo. Non passa giorno senza che questa città affoghi in un mare di sangue e distruzione, e oggi non è stato diverso. È stato più terrificante – è stata l’alba di un inferno.
All’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, in un cortile dove si riunivano coloro che non avevano più una casa, è accaduto qualcosa che va oltre l’immaginazione. Le tende delle famiglie sfollate sono state divorate dalle fiamme dopo essere state colpite dai bombardamenti militari israeliani. L’incendio ha distrutto tutto, senza pietà.
Ero sveglia, osservavo la notte interminabile dispiegarsi. Il suono delle esplosioni mi ha letteralmente assordato, il terreno sotto di me tremava ad ogni detonazione. Il cielo sopra Deir al-Balah si è illuminato con fiamme fitte, e da lontano si sentivano urla lancinanti. Sono grida a cui sono abituata e che lentamente incidono una ferita profonda nel cuore che non guarirà mai. Un’esplosione dopo l’altra, e il fuoco si è diffuso con una velocità pazzesca, consumando più di trenta tende, divorando corpi, divorando l’aria, lasciandosi dietro solo ceneri e urla.
Soccorsi impossibili
L’incendio era incontrollabile. Le squadre di difesa civile non riuscivano a raggiungere la scena; le strade erano bloccate, e le risorse erano quasi inesistenti. Non c’era acqua, nessun attrezzatura per spegnere le fiamme. Ma la gente non si è arresa. Gli sfollati hanno cercato con tutte le loro forze di spegnere l’incendio con le coperte destinate a scaldarli nelle amare notti invernali, in una ennesima ironia macabra. Ha vinto il fuoco: sono bruciate coperte e corpi ed è rimasto solo il fumo e l’inascoltabile suono dell’agonia.
La settima volta
Non è la prima volta che l’esercito israeliano prende di mira questa zona; è la settima. Come se fossero determinati a cancellare ogni traccia di vita qui. Sapevano che questo posto ospitava persone sfollate, coloro che fuggivano dalla morte. Sapevano che i giornalisti si riunivano qui in gran numero per coprire i massacri. Per la prima volta, ho visto giornalisti piangere come bambini, piangere con un dolore indescrivibile, piangere su una scena troppo travolgente da comprendere.
Fino ad ora, il numero dei morti è arrivato a quattro, ma i numeri non importano più. Ogni minuto che passa significa anime perse. Il numero di feriti ha superato quaranta. Tra i morti ci sono bambini e donne: i loro corpi si sono sciolti nel fuoco come candele. Sono stati ridotti a niente, a semplici resti che non assomigliano più ai loro volti o ai loro sogni. I corpi sono scomparsi, i morti non hanno più corpi, e alcuni sono ancora dispersi. Il fuoco non ha lasciato nulla dietro di sé, nemmeno l’ospedale stesso, che ha subito danni estesi.
Mohammed: “Abbiamo visto un uomo bruciare lentamente”
Ho chiamato il mio amico Mohammed, che vive vicino all’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa. La sua voce tremava, come se piangesse senza emettere suoni. Mi ha detto con voce rotta: “Ero lì. Abbiamo provato a spegnere il fuoco, ma non abbiamo potuto fare nulla. C’era un uomo, che alzava le mani, gridando aiuto, ma nessuno poteva raggiungerlo. Abbiamo guardato mentre bruciava lentamente, il fuoco che lo consumava mentre noi eravamo impotenti”. Le sue parole erano piene di dolore, e mi sentivo impotente. Non avevo niente da dire. Come consoli qualcuno che ha assistito a questo incubo? Come descrivi questo dolore? Siamo rimasti in silenzio per molto tempo, fino a quando la chiamata è finita.
Ciò che ha reso questa notte ancora peggiore è che non è stata l’unica tragedia. A Nuseirat, un’altra strage ha avuto luogo. La Scuola Al-Mufti è stata colpita da bombardamenti brutali, che hanno causato 22 morti, tra cui 15 bambini e una donna. Più di 80 sono rimasti feriti, alcuni tra la vita e la morte, e i numeri continuano a salire.
Questa notte è stata piena di sangue e distruzione—62 morti in poche ore, 200 feriti, come se Gaza fosse intrappolata in un loop infinito di tormento continuo.Dal momento dell’inizio di questa guerra il 7 ottobre fino ad ora, il numero di morti è arrivato a 42.289, e quasi 100.000 sono rimasti feriti. Questi numeri non sono solo statistiche—sono vite, storie, famiglie che hanno perso tutto.
E il mondo guarda altrove
Dall’alba, ho seguito le notizie, cambiando canali, e sento un profondo senso di imbarazzo. Come possono i media trattare un evento del genere con così tanta freddezza? Alcuni canali menzionano questo incidente orribile in una sola frase, niente di più: “Un incendio è scoppiato nelle tende delle persone sfollate all’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa nel centro di Gaza”. E basta. Come se fosse un incidente passeggero, qualcosa di banale. Come può tutto questo dolore essere ridotto a una sola riga? Dov’è l’umanità nella copertura mediatica?
Questo non è solo un incendio. Questo non sono solo fiamme che consumano le tende. Questa è una strage, un genocidio sistematico contro civili innocenti, un altro crimine aggiunto alla lunga lista di crimini commessi da Israele contro il nostro popolo. Come può il mondo rimanere in silenzio? Come possono queste anime, che bruciano giorno dopo giorno, essere dimenticate?
(da La Repubblica)
Leave a Reply