NOI, LE PRIMARIE E LA LEALTA’ DI SILVIA SALIS IN 10 PUNTI
VINCERE LE PRIMARIE PER PERDERE LE ELEZIONI? NO GRAZIE
1) L’obiettivo, quello sì “primario”, è mandare a casa questa “destra asociale” che ha solo aumentato il differenziale tra ricchi e poveri, tradendo i principi di meritocrazia, legalità e socialità che sono stati in passato le pietre miliari della nostra Comunità politica.
2) Cambiare le regole del gioco a pochi mesi dalle elezioni a seconda della propria convenienza, manipolando il sistema elettorale con un premio di maggioranza la cui soglia cala ogni giorno a seconda dei sondaggi in picchiata della maggioranza di Governo, non è democrazia, è un atto politicamente eversivo. Infatti non accade in alcun Stato europeo.
3) L’indicazione del “candidato premier” non solo è contrario alla Costituzione che delega il Presidente della Repubblica a nominare il presidente del Consiglio, ma è una invenzione meloniana che deve prima passare da un voto non scontato in Parlamento e poi dal vaglio, ancor meno scontato, della corte Costituzionale. Di fatto stiamo parlando del nulla: se la modifica non passa si vota senza indicazione del premier.
4) La prassi dei Paesi civili è che il partito che prende più voti della coalizione vincitrice è il naturale candidato premier che la coalizione propone al Presidente della Repubblica o in subordine indica un candidato premier che non deve necessariamente identificarsi con il segretario del partito.
5) In Italia nel Centrodestra l’indicazione è prorogare la fiducia a Giorgia Meloni, in quanto segretaria del partito che raccoglie maggiori consensi. Nel campo opposto, seguendo questa logica, ad oggi la candidata accreditata è Elly Schlein, in quanto il Pd è il maggiore partito del “campo largo”. Nessun scandalo o lesa maestà se la decisione fosse questa: se qualcuno non fosse d’accordo basta che si attrezzi a prendere come partito un voto in più del Pd e avrebbe tutte le ragioni per rivendicare la Presidenza del Consiglio. Altrimenti, come Salvini o Tajani nel campo avverso, si accontenti della carica di vicepremier. Questo è rispettare gli elettori.
6) Le primarie del “campo largo” nel contesto attuale non solo non hanno senso, ma risulterebbero divisive e nocive, una sorta di “gioco al massacro” che acuirebbe le divergenze (che esistono) e creerebbe uno strascico di polemiche e risentimenti, con il risultato che la base del candidato perdente alle primarie si perderebbe per strada alle urne elettorali. Chi preferisce un leader ad un altro ha già lo strumento: recarsi alla urne e votare per il partito del leader che più gli aggrada.
7) Primarie a un turno o a doppio turno? E con quale regolamento? Noi pensiamo che i candidati debbano essere due, espressione dei due maggiori partiti e che si voti una sola volta. Uno indicato dal Pd e uno dal M5S, altrimenti il voto si disperde e viene falsato l’esito. Che senso ha che a sinistra si presentino 4-5 candidati e nel M5S uno solo? E’ evidente che se il 60% si divide in 4-5 porzioni, vince il 40% del candidato unico. Quanto al voto si dovrebbe votare di persona nei gazebo, per evitare brogli e che siano gli infiltrati del campo opposto a condizionare l’esito con il voto on line. Per una volta possono muovere il culo anche quelli che vogliono fare la rivoluzione da casa.
8) Le primarie si possono evitare? Certo, i partiti dovrebbero mettersi d’accordo sulla base di chi ha maggiori probabilità di raccogliere consensi anche all’esterno del loro cerchio ristretto. Non serve vincere le primarie per poi perdere le elezioni. Diciamo anche che, senza la variabile Vannacci, il centrodestra ad oggi vincerebbe, di poco, ma vincerebbe. Senza Vannacci il campo largo è avanti di 4 punti, con Vannacci nella coalizione di centrodestra, il campo largo è dietro di 2 punti. Quindi meglio partire dalla ipotesi peggiore e trovare un candidato premier che possa recuperare i 2 punti di differenza
9) Schlein e Conte sono i candidati migliori? A parere nostro no e dovrebbero fare un passo indietro. Elly è una ottima segretaria del Pd, ma non prende un voto fuori dall’ambiente “progressista”. Quando tutti davano Bonaccini vincente, noi avevamo predetto che avrebbe vinto Elly, per capirci. Ma un conto è la base del partito, altra cosa cercare di andare oltre quella barriera. E’ una donna intelligente, confidiamo ancora che, a tempo debito, non si faccia oscurare la mente dalla legittima ambizione: serve a poco battere Conte alle primarie per poi perdere alle urne con la Meloni. Se avesse appeal il Pd non avrebbe perso 2-3 punti rispetto alle Europee, ad esempio, ma sarebbe a ridosso di Fdi.
Capitolo Conte: elemento altrettanto divisivo destinato a perdere voti per strada, segretario di un partito fermo da tempo alla stessa percentuale e con un elettorato ballerino che non va a votare se non ha il seggio sotto casa, vicino al panificio.
Non lo vota di certo chi teme che inizi a governare con una coalizione e finisca di farlo con un’altra, visti i precedenti. E chi non dimentica “le ong taxi del mare”, l’avallo alle politiche leghiste, il pacifismo d’accatto e le simpatie putiniane.
10) Un terzo nome esiste? Nel caso di passo indietro di Schlein e Conte, esistono alternative, basta leggere i sondaggi. E i sondaggi indicano chiaramente che l’unica candidata che puo’ recuperare quel 2% di differenziale è Silvia Salis perché può aggregare altre sensibilità, è tosta, ha carisma, è una grande comunicatrice e una ottima mediatrice.
Ed è una persona leale: se Elly Schlein non farà un passo indietro lei non la tradirà perché se si candidasse alle primarie danneggerebbe Elly e il Pd, dividendo in due i consensi e favorirebbe solo Conte.
E poi ricordiamo a tutti, compresi i media sovranisti e quelli “fattisti” che hanno fatto a gara per denigrarla perché la temono, che Silvia non è renziana, è una risorsa unica dell’opposizione che tutti avrebbero semmai dovuto valorizzare.
Quando hai una candidata “vincente”, di buon senso e capace, non gli fai la guerra, la appoggi e ti accontenti di un ministero di peso. Funziona così tra chi fa politica per passione e non per una poltrona.
Se qualcuno vuole avere sulla coscienza Meloni presidente della Repubblica e Vannacci premier o ministro degli Interni si accomodi pure. Ma sarà inseguito con i forconi dal popolo del centrosinistra e non solo.
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