Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile
“LA CULTURA E’ L’ARMA PIU’ POTENTE PER CAMBIARE LE COSCIENZE”… “L’AMORE E’ LIBERTA’ E RISPETTO”
Profumo di viole sfiorite è un grido contro il femminicidio. In un passaggio potente e commovente, Borsa mette in scena una vicenda di amore malato che sfocia nella tragedia, non per spettacolarizzare la violenza, ma per stigmatizzarla. L’autore si scaglia con forza contro la logica del possesso che ancora uccide, e lo fa senza retorica, con una scrittura che scuote e fa riflettere.
La sua voce, già distintasi nel panorama culturale per la sua sensibilità, diventa qui un manifesto etico: Borsa partecipa attivamente a eventi e iniziative contro la violenza sulle donne, convinto che la cultura sia l’arma più potente per cambiare le coscienze.
Come già accaduto ne I tre appuntamenti, suo romanzo d’esordio, anche qui l’amore non è mai controllo o prevaricazione, ma libertà e rispetto: un messaggio che si inserisce con urgenza nel dibattito culturale contemporaneo.
La storia ruota attorno a Ryan, un giovane che, devastato dalla fine di un amore, si
toglie la vita. Ma invece di trovare l’oblio, si risveglia nella Valle, un purgatorio desolato dove un Angelo lo guida in un percorso di rivelazioni. Qui, tra ombre e visioni, Ryan incontra anime che hanno affrontato il dolore senza cedere.
La Valle non è solo un luogo di espiazione, ma una aula magna della vita, dove ogni storia insegna a Ryan che il suicidio non è una soluzione, ma una ferita che si propaga. Il protagonista si rivolge direttamente al lettore con un appello sincero: “Non mollare, potresti cedere sul più bello”. È un messaggio che riflette la missione di Borsa: offrire speranza a chi lotta contro delusioni amorose, lutti o difficoltà economiche.
L’AUTORE:
Napoletano d’adozione, laureato in Scienze Biologiche e in Economia e Management, Antonio Borsa, informatore farmaceutico e atleta di Kick boxing, è alla sua seconda opera narrativa.
Dopo il successo di “I tre appuntamenti”, La bussola, 2024, che narra di un amore non corrisposto e diventato un manifesto contro la violenza di genere, Borsa dimostra con “Profumo di viole sfiorite” una maturità narrativa che va oltre l’esordio. Se il primo romanzo era un’esplorazione dell’amore e del rispetto, il secondo si allarga a una riflessione universale sulla resilienza.
il libro si può acquistare qui:
https://www.narranti.it/product/antonio-borsa-profumo-di-viole-sfiorite/
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Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile
ALLA DOMANDA SULL’IMPATTO DELLA GUERRA SULL’ECONOMIA, IL 93%, DÀ UN GIUDIZIO NEGATIVO ESSENDO CONVINTA CHE LE CONSEGUENZE SARANNO SIGNIFICATIVE… APPUNTI PER GIORGIA MELONI: IL 63% DEGLI INTERVISTATI CHIEDE MISURE DI SOSTEGNO AL REDDITO
Italiani preoccupati dell’impatto economico della guerra in Iran. Temono soprattutto lo
shock energetico e chiedono al governo contromisure in forma di sostegno al reddito, il 63% degli intervistati, e la revoca delle sanzioni contro la Russia, il 31%.
È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, presentato questa mattina nel corso della trasmissione l’Aria che Tira su La 7. Dalla rilevazione, emerge inoltre che un terzo degli italiani ritiene probabile l’uso dell’arma nucleare.
L’aumento insostenibile delle bollette energetiche e del carburante preoccupa un italiano su due, mentre solo il 3% sostiene la politica internazionale di Trump. Alla
domanda sull’impatto della guerra sull’economia italiana la quasi totalità degli intervistati, il 93%, dà un giudizio negativo essendo convinta che le conseguenze saranno significative.
In particolare lo shock energetico preoccupa quasi l’80% degli italiani, il forte aumento dell’inflazione il 70%, e la contrazione del Pil il 30%.
Nota metodologica. Interviste effettuate l’08/04/2026; popolazione di riferimento: popolazione maggiorenne residente in Italia; campionamento: casuale stratificato per genere, classe d’età e macroarea di residenza; ponderazione: vincolata per genere, classe d’età, macroarea di residenza, titolo di studio e voto alle precedenti elezioni politiche (2022); metodologia: tecnica mista CAMI/CAWI; totale interviste: 1.001 (margine di errore del 3,01% per un intervallo di confidenza del 95%).
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile
ANCHE LA STIMA NEI CONFRONTI DI DONALD È AI MINIMI STORICI (SOLO IL 31% DEGLI AMERICANI APPROVA IL SUO OPERATO)
Melania Trump potrebbe passare alla storia come la first lady meno amata dagli americani. Stando ad un sondaggio Cnn/Ssrs condotto tra il 26 e il 30 marzo, infatti, solo il 29% ha un’opinione “favorevole” della moglie del presidente Usa contro il 41% che ne ha una contraria.
Si tratta di un brusco calo rispetto all’ultima rilevazione sulla first lady a gennaio secondo la quale il 33% degli americani dichiarava di apprezzarla, mentre solo il 30% manifestava disapprovazione. Il dato potrebbe essere legato al flop del documentario ‘Melania’, uscito proprio a maggio e costato circa 40 milioni di dollari.
In tutto questo, Donald Trump ha deciso di tenere il controverso jet di lusso da 70 milioni di dollari noleggiato dall’ex segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem e metterlo a disposizione della moglie.
Il Boeing 737 Max 8, dotato di letto matrimoniale, docce, cucina, quattro televisori a schermo piatto e un bar, è più sfarzoso anche di quello del vice presidente Jd Vance e ha scatenato una bufera su Noem soprattutto quando è emerso che l’allora segretaria intendeva usarlo per “deportazioni di lusso”.
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO IL REPORT, LA DIFESA USA AVREBBE CONVOCATO L’AMBASCIATORE DELLA SANTA SEDE NEGLI USA, IL CARDINALE CHRISTOPHE PIERRE, PER UNA STRIGLIATA, DOPO LE DURISSIME PRESE DI POSIZIONE DI PAPA LEONE XIV CONTRO TRUMP E LE GUERRA IN IRAN
Il vicepresidente JD Vance è stato messo alle strette mercoledì su un recente rapporto
secondo cui il Pentagono avrebbe minacciato il Vaticano con la forza militare.
Un articolo pubblicato lunedì da The Free Press descriveva il rapporto difficile tra la Casa Bianca del presidente Donald Trump e Papa Leone XIV, primo pontefice nato negli Stati Uniti nella storia della Santa Sede. Secondo il report, il Pentagono avrebbe invitato l’ambasciatore della Santa Sede negli Stati Uniti, il cardinale Christophe Pierre, a un incontro in seguito a un recente discorso del Papa.
Durante quell’incontro, funzionari statunitensi avrebbero criticato il discorso e contestato alcune frecciate indirette lanciate da Papa Leone al presidente. Uno di questi funzionari, proseguiva il report, avrebbe persino fatto riferimento alla Cattività avignonese del XIV secolo — un periodo in gran parte caratterizzato dall’imposizione della volontà della Corona francese sulla Chiesa cattolica.
Parlando con i media a Budapest, Vance è stato interrogato da un giornalista sulla veridicità della notizia. Il vicepresidente ha inizialmente dichiarato di non sapere chi fosse Pierre. Quando gli è stato spiegato che si trattava dell’ex ambasciatore della Santa Sede, questo sembrava avergli rinfrescato la memoria.
«Ah, ok, ok, l’ho incontrato in passato», ha proseguito Vance. «Scusate, non ricordavo il nome. Non ho mai visto questo articolo. Mi piacerebbe parlare direttamente con il cardinale Christophe Pierre e, francamente, anche con le nostre persone, per capire cosa sia realmente accaduto. Credo sia sempre una cattiva idea esprimere opinioni su notizie non confermate e non corroborate, quindi non lo farò.»
Il giornalista indipendente Christopher Hale ha successivamente aggiunto che il Vaticano avrebbe interpretato il riferimento alla Cattività avignonese come una minaccia.
Ahmad Austin Jr.
per www.mediaite.com
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
“LA PREMIER HA MESSO LA FACCIA SULLA SCONFITTA AL REFERENDUM? SÌ, QUELLA DI DELMASTRO, SANTANCHÈ E BARTOLOZZI. IL GOVERNO ‘VINAVIL’ HA UNA DATA DI SCADENZA MOLTO CHIARA, TRA POCO TOCCA A NOI”
“Meloni ha fatto in Parlamento il primo comizio della campagna 2027. La premier non governa il Paese (e si vede dai risultati), ma si diverte a provocare l’opposizione. È una sfida che va raccolta a viso aperto. Le rispondo alle 14.15 dal Senato in diretta televisiva e sui social”. Così Matteo Renzi su X.
Renzi, contro il governo c’è un ‘no’ che rimbomba, dopo il referendum
“A sentire il suo intervento oggi, uno si immaginerebbe che il suo governo gode di consenso, invece la verità è che c’è stato un ‘no’ grosso come una casa che cambia la storia politica di questa legislatura come in altre vicende i ‘no’ referendari hanno fatto negli anni. E se lo faccia dire da un esperto della materia”.E sempre riferendosi alla sconfitta al referendum sulla giustizia, ha aggiunto: “Questo è un ‘no’ che non riaccende ma rimbomba per i prossimi 15 mesi tutti i giorni”.
“Signora presidente del Consiglio, lei ha preso il 26% alle Politiche, la stessa percentuale di Bersani nel 2013. Perché allora dice che ha una maggioranza più stabile? Perché la sinistra si è divisa in tre parti e lei ha capito questo punto e oggi ha menato sulle opposizioni, perché si rende conto che se le opposizioni stanno insieme – magari scegliendo un leader alle primarie – lei va a casa e altro che un ‘no’ che l’accende, quello è un ‘no’ che la spegne”. “Avete una possibilità per restare in piedi, quella di far dividere l’opposizione. Perché se l’opposizione sta unita, il ‘no’ che rimbomba è un no che da qui al 2027 vi porterà a fare le valigie. Il governo Vinavil ha una data di scadenza molto chiara, tra poco tocca a noi”.
Il no citato da Renzi è quello del voto al referendum che ha bocciato la riforma della giustizia a marzo. E poco prima aveva detto rivolgendosi alla premier: “Io ho apprezzato la sua frase ‘Il sì conferma, il no riaccende’: l’ho trovata meravigliosa per i Baci Perugina. Per la politica, no. Presidente, il no se lo faccia dire non riaccende, il no rimbomba. E rimbomba per i prossimi 15 mesi tutti i giorni”.
“Quando gli elettori ti dicono no non si fanno i video con gli uccellini, si va al Quirinale e ci si dimette”
“La presidente -ha aggunto – dice che ci ha messo la faccia? Si, quella di Delmastro, Santanché, Bartolozzi. Siete tornati giustizialisti appena sono arrivati gli exit poll…”.”Fa bene – ha aggiunto in un altro passaggio – a chiedere lealtà sulla sua famiglia, io non ho mai attaccato la presidente ne’ per suo padre, madre, figlia e se vuole sapere chi attaccava le famiglie altrui riunisca il gruppo di FdI. Non ci venga a fare la morale”.
Renzi, Meloni ha fatto mettere la faccia agli altri, no a lezioni di garantismo
“La presidente del Consiglio dice oggi: ‘Ci ho messo la faccia’. Ma è quella della Santanchè. Dice così, ma la faccia è quella di Del Mastro, della Bartolozzi” e quindi “il dato di fatto è che la presidente del Consiglio non ci ha messo la faccia lei, l’ha fatta mettere agli altri. Eppure dice qui oggi – questa è una delle frasi più belle che§mi sono segnato – ‘Rimaniamo saldamente garantisti’ e qui una risata vi inseguirà. Presidente, lei è quella di Bibiano, non venga a dire garantismo a noi.
Lei è quella di Bibiano, il capo della Lega è il capo di un movimento che si è presentato in Parlamento 30 anni fa con il cappio e persino l’altro vicepresidente del Consiglio, che doveva essere l’unico a mantenere il profilo garantista, è riuscito alla Camera a dire: ‘Io sono una persona perbene perché non mi hanno mai indagato’. Voi siete tornati giustizialisti appena sono usciti gli exit poll, tant’è vero che avete fatto dimettere i tre indagati”.
“La verità è che la presidente del Consiglio fa bene a chiedere lealtà da parte delle altre forze politiche a proposito della sua famiglia e io qui voglio dirlo con molta chiarezza: io non ho mai attaccato la presidente del Consiglio né per suo padre o per sua madre né per la figlia.
Il punto vero, presidente, se vuole sapere chi attacca le famiglie degli avversari, riunisca il gruppo di Fratelli d’Italia, vada a vedere i video che lei faceva contro di noi, contro i cognati, contro le persone care. Presidente del Consiglio, non ci venga a fare la morale sul garantismo lei a noi, abbia il coraggio di dire: ‘Ho un governo nel quale non sono contenta di molti ministri, ma devo tenerli perché punto al record della longevità che è un fatto politico’”§”Meloni è in difficoltà, il ‘No’ ti insegue, il ‘No’ rimbomba. Dopo una botta del genere io non ero lucido”. Lo ha detto il leader di Italia viva Matteo Renzi, parlando con i giornalisti in Transatlantico al Senato, dopo il suo intervento sull’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, facendo riferimento all’esito del referendum sulla giustizia. “Mi ero preparato una battuta per Meloni ma non l’ho detta in Aula. Le volevo dire che il suo problema è Conte ma non Giuseppe Conte…”, ha spiegato l’ex premier, facendo riferimento al caso Conte-Piantedosi.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
ADDIRITTURA GLI STATI UNITI SONO CONSIDERATI COME UNA MINACCIA MAGGIORE DELLA CINA – L’OPINIONE PIÙ NEGATIVA NEI CONFRONTI DEGLI STATI UNITI È STATA ESPRESSA DAGLI SPAGNOLI: PIÙ DELLA META’ AFFERMA CHE WASHINGTON RAPPRESENTA UNA MINACCIA PER L’EUROPA
Secondo un nuovo sondaggio di Politico Pulse condotto in sei importanti Paesi dell’Ue,
gli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump sono percepiti più come una minaccia che come un alleato.
Solo il 12% degli intervistati a marzo in Polonia, Spagna, Belgio, Francia, Germania e Italia considerava gli Stati Uniti un alleato stretto, mentre il 36% li vedeva come una minaccia. Al contrario, la Cina è percepita come una minaccia dal 29% degli intervistati nei sei Paesi.
A livello nazionale, la minaccia proveniente da Washington ha superato quella proveniente da Pechino in quattro Paesi, con i soli intervistati in Francia e Polonia che hanno percepito una minaccia maggiore da parte della Cina.
Il sondaggio European Pulse, condotto da Cluster17 per Politico e beBartlet, ha intervistato 6.698 europei in Spagna, Germania, Francia, Italia, Polonia e Belgio dal 13 al 21 marzo. In Spagna, l’opinione più negativa nei confronti degli Stati Uniti è stata espressa dal 51% degli intervistati, che ha affermato che Washington rappresenta una minaccia per l’Europa, la percentuale più alta tra tutti i partecipanti al sondaggio.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
DE ANGELIS: “AVREBBE POTUTO TENERE UN DISCORSO DI VERITÀ RIVOLTO AL PAESE, IN CUI PRENDERE ATTO DEL “PERCHÉ” DELLA SCONFITTA, DENTRO CUI CI SONO TANTE INQUIETUDINI DEL PRESENTE (VAI ALLA VOCE: DONALD TRUMP). E, TRAENDONE UNA LEZIONE, ILLUSTRARE UN “CHE FARE” DI QUI ALLA FINE DELLA LEGISLATURA, MAGARI CON L’IDEA DI UNIRE IL PAESE IN QUESTA FASE DIFFICILE… E INVECE GIORGIA MELONI HA SCELTO L’ARMA DELL’ORGOGLIO FERITO. UN DISCORSO DIVISIVO E TUTTO RIVOLTO AL SUO MONDO. DA CAPO FAZIONE, PIÙ CHE DA PREMIER DI UNA NAZIONE, CHE PREFERISCE L’AUTOESALTAZIONE ALL’AUTOCRITICA”
Avrebbe potuto tenere un discorso di verità rivolto al Paese, in cui prendere atto del “perché” della sconfitta, dentro cui ci sono tante inquietudini del presente (vai alla voce: Donald Trump). E, traendone una lezione, illustrare un “che fare” di qui alla fine della legislatura, magari con l’idea di unire il Paese in questa fase difficile.
E invece Giorgia Meloni ha scelto l’arma dell’orgoglio ferito. Un discorso divisivo e tutto rivolto al suo mondo. Da capo fazione, più che da premier di una nazione, che preferisce l’autoesaltazione all’autocritica, lo sventolio di bandiere all’analisi pacata, il culto di sé da alimentare alla cultura di governo da praticare, l’idolatria dell’io alla fatica del noi. Diciamocelo: è stato il primo comizio della lunga campagna elettorale per le elezioni del 2027.
Tutti i topoi del melonismo in purezza sono rispettati senza alcuna soluzione di continuità: evocazione del nemico, polemiche, anche gratuite con la sinistra, dribbling su Trump pressoché innominato come Netanyahu, coerenza col mandato ricevuto dal popolo nel 2022, zero rimpasti, nessuna «ripartenza» perché questo implicherebbe ammettere una debolezza, parole d’ordine consumate, schiene dritte e teste alte, retorica del coraggio e del «metterci la faccia», «vi sfido» e ci mancava solo un «boia chi molla». Non c’è la gravitas del momento di un mondo terremotato dalla logica degli imperi, ma l’ansia di un potere domestico che, turbato dalla scossa subita, si rinchiude in un orizzonte egoriferito: rivendicazione, non visione.
Tecnicamente si chiama “rimozione”, quest’idea che si possa beatamente riproporre, in nome del mandato popolare del 2022, ciò che il popolo ha bocciato venti giorni fa. E l’effetto è davvero straniante quando Giorgia Meloni elenca […] tutti i presunti record del suo governo. Non c’è un nuovo inizio e un nuovo giudizio, ma il ritorno, se possibile più testardo e rabbioso, dell’uguale. […] L’esito è una difficoltà mal celata, propria di chi, per cultura, formazione e indole, è incapace, a fronte di un contesto che cambia, di una discontinuità con se stessa. Una gabbia, ideologica e psicologica. La chiamano coerenza, in verità è incapacità di strambare e andare in mare aperto.
Alessandro De Angelis
per www.lastampa.it
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
IN COMPENSO SALVINI SI È MESSO PANCIA A TERRA PER L’AMICO VIKTOR: IL GIORNO DELLO SPOGLIO REFERENDARIO IN ITALIA, È VOLATO A BUDAPEST PER SOSTENERE ORBAN , E’ IL COLPO DI GRAZIA
A metà gennaio Giorgia Meloni inviava i suoi auguri speciali a Viktor Orbán, in un video
in cui compariva insieme a Netanyahu, alla leader dell’Afd tedesca Alice Weidel e alla francese Marine Le Pen.
Una compagnia […] diventata per la premier italiana sempre più imbarazzante. È un fatto che, dopo quell’exploit, da Fratelli d’Italia non si è più alzata una voce a favore del leader magiaro. Nulla, da tre mesi. Troppo per non vederci un disegno preciso.
L’unico indizio di vita è stato uno stringato comunicato di Elisabetta Gardini in cui la vicecapogruppo di FdI alla Camera riferiva di essersi rifiutata di sottoscrivere la dichiarazione (molto critica con Orbán) che la delegazione di osservatori dell’Assemblea del Consiglio d’Europa aveva concordato sulle elezioni ungheresi di domenica. Tutto qui.
Nessuno viola la consegna del silenzio, ma a taccuino chiuso uno dei capi del partito di maggioranza spiega le ragioni di questa prudenza: «Giorgia può fargli da sponda, come ha fatto nell’ultimo Consiglio europeo quando ha sostenuto le ragioni dell’Ungheria sull’oleodotto danneggiato Druzhba. Ma di certo non può cambiare la sua postura filo-Ucraina e rinnegare tutto quello che ha detto in questi quattro anni sulla Russia».
Insomma il problema è uno, «la campagna elettorale in Ungheria è stata monopolizzata dalla questione dei rapporti con Putin, che è proprio il tema che più ci allontana da Orbán». Tuttavia, assicura il meloniano, «i rapporti restano immutati e Viktor, che è uomo di mondo, ha compreso la nostra cautela».
Se Fratelli d’Italia naviga sottocosta e non si espone, aspettando di vedere come andrà il 12 aprile, è Matteo Salvini ad aver buttato il cuore oltre l’ostacolo. Del resto sulla necessità di coltivare buoni rapporti con Putin il leader della Lega la pensa esattamente come Orbán, che è stato ufficialmente invitato alla manifestazione dei “Patrioti europei” il 18 aprile a piazza Duomo.
Dopo essere stato a Budapest per sostenere «l’amico Viktor» (il giorno dello spoglio referendario in Italia, non un segnale benaugurante), Salvini anche ieri è tornato a sostenere la causa magiara, in concomitanza con JD Vance: «Viktor è un amico, ha fatto scelte di autonomia, ma non mi permetto di interferire. Stimo Orbán, confido in una sua riconferma, è un grande leader, una persona di valore e di coraggio, di cui gli ungheresi e l’Europa hanno bisogno».
Già che c’era, di fronte alla domanda di una giornalista russo alla Stampa estera, il leader della Lega è tornato ad augurarsi una ripresa dell’acquisto di gas e petrolio da Mosca: «In questo momento parlare di business con una guerra in corso è complicato. Ma mi auguro che arrivi presto il giorno in cui si parli di cooperazione sull’energia, di partnership e di trasporti anche con la Russia, a conflitto finito». Alla domanda della giornalista della Tass, Salvini ha scherzato: «Se rispondo all’agenzia russa mi portano via». E la giornalista: «Eh, prima però rispondeva…complimenti per l’abbronzatura, ha passato bene la Pasquetta?».
(da Repubblica)
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Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile
A LAVORARE NELLA MACCHINA ORGANIZZATIVA DEL FESTIVAL C’È PURE CRISTINA DRAGUT, LA SOCIA DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA NELL’AZIENDA “SHALLOW” … IL RAPPORTO DI CLAUDIA CONTE CON FEDERICO MOLLICONE
Giornalista, opinionista televisiva, scrittrice, attivista per i diritti delle donne e dei bambini. Claudia Conte è tante cose. E la sua rete di incarichi e rapporti lavorativi non si ferma alle sole prefetture, all’Esercito o alla polizia di Stato. Dal 2025 tra gli incarichi ricoperti dalla professionista, che nei giorni scorsi ha spifferato la sua relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, c’è anche quello di condirettrice artistica al Ferrara Film Festival, la kermesse organizzata dall’omonima associazione culturale finanziata da enti pubblici.
La manifestazione, come già raccontato da Domani, è sponsor di Domus Europa, altro ente in cui Conte lavora come portavoce.
Il Ferrara Film Festival, proprio nel 2025, con l’ingresso della professionista nel team, ha ottenuto 25mila euro dal ministero della Cultura di Alessandro Giuli, al contrario di quanto avvenuto nell’anno precedente quando il progetto è finito nell’elenco delle iniziative non finanziabili per «carenza punteggio minimo».
È molto fitta la ragnatela di legami di lady Viminale. «Il nostro festival ha 11 anni di storie e ha sempre ricevuto i contributi pubblici oltre quelli privati, Conte è un’amica del festival, dallo scorso anno ha assunto questo ruolo perché ne ho stima. L’ho conosciuta perché aveva presentato un cortometraggio, in qualche edizione fa. Riceve un compenso per il suo ruolo di qualche migliaia di euro, tutto rendicontato», dice a questo giornale Maximilian Law, all’anagrafe Massimiliano Stroscio, ideatore e direttore artistico del festival.
In un video su Instagram pubblicato sui social ufficiali di Ferrara Film Festival, in occasione dei suoi dieci anni, viene riproposto anche il messaggio del meloniano Federico Mollicone. Proprio la sua commissione cultura ha promosso insieme al Festival un’iniziativa, a metà ottobre dello scorso anno, «sul valore del contributo femminile nella società contemporanea e nel panorama cinematografico».
Evento nell’ambito della festa del cinema di Roma nel quale ha partecipato lo stesso Mollicone, ma anche Conte, Law e Gabriella Buontempo, presidente del Centro sperimentale di cinematografia. […] Il presidente della commissione cultura è grande amico del festival della città estense che non solo dà spazio a Conte ma anche al suo entourage.
A lavorare nella macchina organizzativa del festival c’è pure Cristina Dragut, la socia della giornalista nell’azienda Shallow. La sua piccola srl ha ricevuto affidamenti diretti dalla regione Campania nel 2023 e nel 2024, quando alla guida c’era Vincenzo De Luca. Nello specifico la Shallow ha ricevuto un appalto da 35mila euro per la promozione degli Stati generali dell’ambiente. Già nel 2023, la società aveva ottenuto un affidamento da 36mila euro per valorizzare la presenza della regione Campania a Ecomondo, grande evento della green economy che si svolge a Rimini.
Appalti importanti per un’azienda che ha fatturato poco più di 100mila euro nel 2023 e 2024. Dragut, per Ferrara Film Festival, si occupa del coordinamento della logistica. L’abbiamo vista nel servizio di È sempre Cartabianca guidare l’auto con Conte sul sedile passeggero. Dello staff, tra gli altri, fa parte anche Marco Simoni, con l’incarico di coordinare il settore del food e del beverage. Simoni è un forte sostenitore della Lega e di Matteo Salvini.
Oltre ai fondi ministeriali, il festival della città estense nel 2024 ha ottenuto pure 25mila euro dal comune di Ferrara, oltre 55mila da quello di Manduria, 10mila euro dalla Regione Emilia-Romagna e più di 150mila da soggetti privati. Sulla manifestazione l’avvocato e consigliere comunale di Ferrara, Fabio Anselmo, ha avanzato una richiesta di accesso agli atti al sindaco per capire quali e quanti finanziamenti abbia preso la manifestazione dove Conte ha un ruolo di primaria importanza.
Ma c’è un altro incrocio tra Conte e Mollicone. Era il 2024 e il meloniano si esprimeva così sulla matrice fascista della strage di Bologna del 2 agosto 1980: «Le sentenze sono un teorema per colpire la destra». Tra chi commentava le insostenibili affermazioni di Mollicone c’era anche Claudia Conte. In tv, nel programma In Onda su La7 ospite in studio per presentare il suo volume, interveniva sul tema: «Credo sia un’opinione personale del deputato Mollicone che chiede più verità . Non credo che tutto il governo Meloni condivida le opinioni di Mollicone, il 2 agosto scorso il ministro Piantedosi ha espresso parole molte nette. Non mi sono piaciute tutte queste polemiche come quelle sollevate da Bolognini. Il governo è antifascista, basta caccia alle streghe», diceva. Corretta dal conduttore, il suo riferimento era a Paolo Bolognesi che ha dato vita all’associazione dei familiari delle vittime della strage.
(da agenzie)
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