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LA CASTA DELL’ACI, GARANTISCE LA BRAMBILLA

Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile

LA LEGGE IMPONE UNA DRASTICA RIDUZIONE DEI DIRIGENTI, IL MINISTRO LI TIENE IN VITA

In questi giorni di stangate e rigore, di forbici che tagliano ovunque, tranne che nei pressi della Casta, la storia dell’Aci e del fantomatico decreto firmato dal ministro Brambilla diventa ancor più interessante.
L’Aci è infatti un “ente pubblico non economico”, con circa un milioni di iscritti e partecipazioni in parecchie società : Sara assicurazioni, Ala assicurazioni, Aci Mondadori, Ventura e altre ancora.
Insomma, l’Aci non è una robetta da niente, e il suo presidente Enrico Gelpi ogni anno intasca un’indennità  da circa 300mila euro.
Ai suoi tre vicepresidenti, invece, ne spettano circa 100 mila.
A vigilare sulla correttezza di questo ente pubblico, è il ministero Michela Vittoria Brambilla, poichè l’Aci è soggetta al controllo del ministero del Turismo.
La stessa Brambilla che vede Eros Maggioni , il suo compagno, sedere al consiglio direttivo dell’Aci Milano.
La Brambilla avrebbe dovuto controllare, quindi, la regolarità  delle elezioni e, soprattutto, l’applicazione dell’art.6 comma 5 del decreto legge 78/2010, che prevede la riduzione dei costi degli apparati pubblici e avrebbe dovuto ridurre il Consiglio Generale da 43 a soli 5 membri.
Ma questo non è mai accaduto.
Il Consiglio Generale dell’ente è scaduto a dicembre 2010, ma le nuove elezioni previste dallo statuto non si sono mai viste.
Rischiava anche il Comitato Esecutivo, una specie di doppione dunque ulteriore fonte di costi da eliminare.
A otto mesi dal novembre 2010, nulla è cambiato.
L’avvocato potentino Giuseppe Nolè, presidente della federazione italiana karting – associazione sportiva interna ad Aci Csai – a maggio diffida l’Aci a rispettare le norme: chiede nuove elezioni e riduzione dei costi e dei componenti.
Scrive anche al ministero, finchè si vede recapitare una lettera, con l’intestazione “Presidenza del Consiglio dei ministri”. Il contenuto è doppiamente interessante.
Si scopre che l’8 settembre la Brambilla, invece di prendere provvedimenti per la mancata riduzione dei costi, passa la palla al Consiglio di Stato, chiedendo un suo parere. Un conto è eleggere 43 membri, un altro è eleggerne solo 5 e quindi, nel frattempo, le elezioni rischiano di slittare.
E infatti: la data delle elezioni si avvicina e – in assenza del parere, sebbene lo Statuto dell’Aci prevedesse le elezioni, – si giunge alla scadenza del mandato per l’intero consiglio generale.
Come dire: la democrazia interna, il diritto dei soci a eleggere i propri rappresentanti, si sospende d’incanto.
Il 16 dicembre 2010, l’Aci modifica alcuni articoli dello Statuto, e differisce a marzo 2012 la scadenza del Consiglio generale: una proroga di ben 14 mesi.
La delibera viene trasmessa al Gabinetto del Ministro Brambilla. E qui viene il bello.
Il gabinetto del ministro istruisce la pratica per un decreto di approvazione.
È la stessa presidenza del Consiglio a scrivere, nella lettera indirizzata a Nolè, che “il Gabinetto dell’Onorevole Ministro ha seguito direttamente la vicenda predisponendo i relativi atti”.
Sappiamo quindi, da una fonte ufficiale, che questa vicenda è stata seguita direttamente dal ministro. Ecco come.
Negli atti del ministero si legge che l’Aci ha modificato gli articoli 6, 13 e 18 dello Statuto.
Con questa modifica, in teoria, si sarebbe sanata una grave irregolarità , l’omesso svolgimento delle elezioni. A mettere un sigillo sull’operazione, arriva il decreto, istruito dal gabinetto della Brambilla che, da vigilante sull’Aci, firma l’atto il 23 dicembre 2010. Per essere una “vigilanza”, c’è qualche distrazione di troppo, visto che il testo degli articoli 13 e 18 del vigente Statuto, approvato con decreto 23 dicembre 2010, è identico al testo precedente .
Le modifiche riguardavano gli articoli 12 e 19, che nel decreto non vengono neanche menzionati.
Se non bastasse, bisogna ricordare che un decreto, per essere efficace, deve essere pubblicato.
Ebbene: dal 23 dicembre a oggi, sulla Gazzetta Ufficiale, di quel decreto non c’è traccia, dunque è tuttora inefficace. ma c’è di più: l’Aci lo mette sul proprio sito web e – addirittura – dichiara che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 marzo 2011. Falso.
Eppure l’Aci è tenuta a rispettare le norme sulla trasparenza degli atti.
E il ministero dovrebbe vigilare sulla sua correttezza. Non è ancora tutto.
Il fantomatico decreto viene utilizzato, ufficialmente, in un altro atto pubblico: il 27 giugno, l’Aci, lo utilizza per difendersi, in una vertenza con l’Agcm. Un decreto che, di fatto, non c’è, ma nessuno fa una piega.
Tanto meno la Brambilla.
E ancora: Se il decreto non è efficace, gli organi Aci – che continuano a lavorare senza essere stati eletti – dovrebbero essere decaduti. Se così fosse, l’ente dovrebbe essere commissariata.
Da chi? Sempre dalla Brambilla, che però ha avallato tutta l’operazione, con il suo decreto, scritto sì, ma inefficace.
A questo punto non si capisce chi controlla chi.
Neanche i parlamentari possono controllare la situazione. Da mesi, il senatore dell’Idv Felice Belisario, chiede un chiarimento al governo, ma dalla Brambilla, nonostante diverse interrogazioni parlamentari, non è mai arrivata una risposta. Nel frattempo è arrivata la risposta del Consiglio di Stato che, a luglio, ha emesso il proprio parere.
Il parere non sposta di una virgola il pasticcio del decreto non pubblicato. Ma almeno offre un indirizzo: la riduzione degli organi – quindi l’applicazione dell’art.6 comma 5 del decreto legge 78/2010 – per l’Aci può anche non essere applicata, in quanto facendo parte del Coni, risponde alle regole delle federazioni sportive.
A dirla tutta, le categorie sportive dell’automobilismo riconosciute non costituiscono, con i loro rappresentanti, il Consiglio Generale ed il Comitato Esecutivo della propria federazione sportiva Aci.
Il Consiglio di Stato, però, aggiunge un altro “dettaglio”: le cariche collegiali e monocratiche degli enti pubblici devono essere ricoperte a titolo onorifico: non può essere erogata alcuna indennità  di carica.
Se l’interpretazione venisse accolta, il Presidente dell’Aci non potrebbe più percepire l’indennità  da circa 300 mila euro, i tre Vicepresidenti quella da 100 mila annui, ma nè l’Aci, nè la Brambilla, a questa parte del parere, sebbene ufficialmente chiesto al Consiglio di Stato, hanno mai mostrato alcun interesse.
Tutto è rimasto com’era.

Antonio Massari
da (“il Fatto Quotidiano“)

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DI LERNIA: “VERSAI 200.000 EURO ALL’UDC”

Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile

LE DICHIARAZIONI DEL TITOLARE DELLA PRINT SYSTEM: “HO CONSEGNATO I SOLDI AL SEGRETARIO AMMINISTRATIVO DEL PARTITO, GIUSEPPE NARO”…AL CENTRO DELLA VICENDA UN GIRO DI APPALTI ASSEGNATI DA ENAV E SELEX

Una mazzetta da 200mila euro versati dall’imprenditore Tommaso Di Lernia al segretario amministrativo dell’Udc Giuseppe Naro, negli uffici del partito, dove era stato accompagnato dal manager pubblico dell’Enav di area Udc, Guido Pugliesi.
È questa l’ultima rivelazione del “cow boy”, Tommaso Di Lernia ai pm, contenuta in un verbale segreto.
Le accuse di Di Lernia devono essere riscontrate, ma su un punto tutti sono d’accordo: l’incontro nella sede dell’Udc c’è stato.
Era una mattina dei primi giorni del febbraio 2010.
Di Lernia, 47 anni, titolare di Print System, re degli appalti nelle società  Selex ed Enav, grazie anche alle mazzette in uscita dai suoi conti a Cipro, si incammina a Roma verso via due Macelli 66, sede dell’Udc.
Lo accompagna Guido Pugliesi, 70 anni (una carriera nel gruppo Stet-telecom in quota De Mita e da manager della Sanità  pubblica) da 8 anni alla guida l’Enav, una delle aziende pubbliche più appetibili dalla politica.
Grazie alla delicatezza delle sue opere (soprattutto i radar degli aeroporti) Enav assegna lavori per centinaia di milioni di euro senza gara.
Nel 2003, quando Pugliesi diventa ad, il Corriere della Sera scrive: “La capacità  di intrecciare relazioni trasversali ha fruttato a Pugliesi la difficile poltrona dell’Enav. Che lui, agli amici, non nega di aver raggiunto con la sponsorizzazione dell’Udc, in virtù di una vecchia conoscenza con Casini e Follini”.
Passano 7 anni e ritroviamo il grande ricucitore nel febbraio 2010 insieme a Tommaso Di Lernia verso via due Macelli.
Qui entrano nell’ufficio del segretario amministrativo dell’Udc: Giuseppe Naro, detto Pippo, 63 anni.
Di Lernia ha un regalo per lui, o meglio per il suo partito: una borsa con 200mila euro in contanti.
L’incontro non è contestato da nessuno. Le versioni divergono sulla mazzetta.
Nell’ultimo interrogatorio segreto di Di Lernia, infatti, dopo avere spiegato il sistema dei lavori Selex-Enav, le triangolazioni e i subappalti per creare i fondi neri, i conti a Cipro, e l’uso della provvista per pagare Lorenzo Cola (l’uomo chiave dei rapporti tra i vertici Finmeccanica e il mondo dei subappaltatori) Di Lernia tira fuori l’asso nella manica: la vecchia mazzetta in contanti al partito, come ai vecchi tempi di Mani pulite.
Prima di raccontare quella visita all’Udc, Di Lernia spiega il contesto dei rapporti tra i subappaltatori come lui, i manager di Selex-Finmeccanica (soggetto pubblico che realizza i radar per Enav) e quelli di Enav-Tecnosky (altro soggetto pubblico che appalta i lavori a Selex) e la politica: “L’accordo era che Selex avrebbe sovrafatturato del 60% i lavori affidati a Print System (società  di Di Lernia, ndr) e Print System avrebbe ugualmente sovrafatturato alle società  cipriote che avevo creato grazie a uno studio di consulenza di Nicosia”.
Di Lernia nei suoi primi verbali precisa di “non aver pagato nessuno e men che meno Pugliesi”, ammette solo “favori”: “Per alcuni lavori su Palermo mi sono accordato per subappalti a società  da lui indicate, credo perchè vicine all’Udc. Una di queste era riferibile a tale Proietti (Angelo, ora indagato per la storia della casa di Marco Milanese, i cui canoni non sono mai stati pagati dall’ex braccio destro di Giulio Tremonti, ndr) mentre altre due erano Euroiset e Serit. Poi a tale operazioni non venne dato alcun seguito, per l’opposizione di Lorezo Cola”.
Cola era l’uomo chiave della filiera dei lavori sui radar.
Per lavorare, spiega Di Lernia, dovevo eseguire tutto quello che lui mi chiedeva, compresi i pagamenti ai politici: “Cola mi chiese di finanziare l’articolazione politica di un partito. Si trattava di ‘Officina delle libertà ‘, che ho finanziato con erogazioni provenienti prima da Print System e poi da Eurotec.
Gli accordi per tali finanziamenti li ho presi con tale Gori, segretario personale dell’onorevole Aldo Brancher. In altra occasione su richiesta di Cola ho acquistato una barca dall’onorevole Milanese”.
E per queste vicende c’è un’altra indagine.
In questi primi verbali però Di Lernia non parla di soldi all’Udc.
E anche nei confronti di Pugliesi è cauto.
Al centro del sistema che descrive non c’è l’Enav, ma Selex e, soprattutto, Cola.
Grazie a questi rapporti con Finmeccanica, Di Lernia stava per fare il grande salto. Finmeccanica aveva ottenuto un appalto da 150 milioni in Libia e avrebbe girato alla Print System lavori importanti.
Ovviamente nulla gratis.
Racconta Di Lernia: “Nel 2009 erogai a Cola 3,7 milioni di euro, realizzati attraverso le sovrafatturazioni indicate tramite le società  di Cipro, nel 2010 c’è stato uno strascico di qualche centinaio di migliaia di euro”.
Il sistema funzionava perfettamente da anni.
Ed era sopravvissuto a tutte le inchieste: Enav appaltava alla società  pubblica Selex Sistemi integrati diretta da Marina Grossi, moglie di Pierfrancesco Guarguaglini, indagata per corruzione, lavori per centinaia di milioni e Selex girava i subappalti alle società  legate a Lorenzo Cola, uomo legato a Guarguaglini.
Grazie alla sponsorizzazione di Finmeccanica, che alla fine pagava, Enav affidava i subappalti soprattutto a due società : la Arc trade di Marco Iannilli e la Print System di Di Lernia che aveva addirittura un mandato specifico di Selex per i rapporti con Enav. Di Lernia, inoltre, aveva stretto un rapporto di ferro con Fabrizio Testa, il presidente della controllata Enav che si occupava dei lavori, la Tecnosky.
Proprio Fabrizio Testa, che lasciò la società  su pressione di Pugliesi nel 2010, racconta di avere sentito parlare di pagamenti di Di Lernia a Pugliesi e aggiunge: “Di Lernia entrava direttamente nell’ufficio di Pugliesi senza fare la trafila imposta anche ai consiglieri di amministrazione”.
Nei primi verbali Di Lernia nega ogni pagamento.
Solo nell’ultimo racconta di avere consegnato quella mattina del febbraio 200mila euro al segretario amministrativo dell’Udc.
Diversa la versione che l’avvocato di Pugliesi, Francesco Scacchi, ha inserito in una serie di memorie prima che Di Lernia parlasse.
Secondo la difesa di Pugliesi, quell’incontro nella sede dell’Udc c’è stato.
Ma non c’è stata nessuna mazzetta, al massimo una vaga promessa di un futuro finanziamento, regolare, mai realizzato.
Sempre secondo la difesa di Pugliesi, il presidente Enav aveva avviato nel gennaio del 2010 un audit interno sui lavori concessi alle due società  poi al centro dell’inchiesta.
Pugliesi aveva poi messo all’angolo il presidente di Tecnosky, Fabrizio Testa, che, di lì a poco, dovrà  andarsene. S
crive l’avvocato Scacchi in una memoria: “È questa la reale matrice delle dichiarazioni (accusatorie contro Pugliesi, ndr) rese da Cola, Iannilli e Di Lernia nei confronti di chi (il dr Pugliesi) ha azzerato i rapporti con la società  Arc Trade, riferibile ai medesimi bloccandone i pagamenti da parte di Tecnosky, controllata da Enav, ciò nonostante i tentativi di componimento più o meno manifesti posti in essere tra il gennaio e il marzo del 2010 dal signor Di Lernia”.
Ecco il senso dell’incontro del febbraio 2010: Di Lernia, lascia intendere la difesa, cercava di tutelarsi dall’azione ostile di Pugliesi blandendo l’Udc, anche con un finanziamento. Pugliesi avrebbe solo accompagnato Di Lernia, su sua richiesta, all’appuntamento, ma non ci sarebbe stato nessun passaggio di soldi.
Ora saranno i carabinieri del Ros a dover scoprire come sono andate davvero le cose.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ITALIA FUTURA E’ GIA’ UN PRE-PARTITO: 30.000 ADESIONI E SEDI IN TUTTA ITALIA

Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile

CON MONTEZEMOLO SI SCHIERA LA BORGHESIA LIBERALE E I DELUSI DEL PD E DEL PDL….UN PORTAVOCE IN OGNI REGIONE, DALLA MERLONI A MATARRESE…L’IDEA E’ DI CORRERE DA SOLI, MA SERVE LA RIFORMA ELETTORALE

Un pre-partito. “Italia Futura” di Luca Cordero di Montezemolo non è più solo un pensatoio.
Ha oltrepassato i confini del think tank e fa già  politica.
La Fondazione è passata dai temi sociali (la mobilità  e la scuola, per esempio) alla politica in senso stretto.
Italia Futura (If) ha presentato la sua proposta alternativa per la manovra economica   e si sta preparando a schierarsi in autunno a sostegno del referendum elettorale che punta al ritorno del Mattarellum.
L’accelerazione sui temi politici è stata impressa negli ultimi mesi con l’aggravarsi della crisi economica e soprattutto con la decomposizione della maggioranza di governo e la progressiva perdita di credibilità  di quest’ultimo.
In questa accelerazione “If” non è più alla ricerca di un posto al tavolo del Terzo Polo di Casini, Fini e Rutelli.
Andrà  da solo Montezemolo, scommettendo su un’altra legge elettorale, appunto, imposta per via referendaria e non certo per convincimento parlamentare.
Pensa al post-berlusconismo, a uno scenario politico diverso da quello attuale dove i poli non siano più Pdl e Pd.
Che, infatti, entrambi, l’hanno attaccato.
Ha preannunciato Montezemolo stesso: «Tra un anno e mezzo potrebbe esserci un’offerta politica nuova».
E ieri è arrivato l’endorsement preventivo – e a sorpresa – di Sergio Marchionne, numero uno della Fiat, il gruppo proprietario della Ferrari di cui Montezemolo è presidente.
Marchionne non è più il “socialdemocratico” che sembrò alla sinistra qualche anno fa. Ora è l’uomo della rupture sindacale.
Poi è stato sedotto dall’impasto ciellino tra partecipazione e sussidiarietà .
Infine potrebbe ritrovarsi liberal quando Montezemolo presenterà  la sua offerta politica.
La “fase due” della Fondazione, movimento civico ancora “leggero”, borghese, laico e liberale, con 30 mila adesioni e sedi in diverse regioni, è cominciata di fatto proprio con la presentazione della contro-manovra.
Ed è proprio lì, nelle schede della manovra targata If – ma soprattutto scritte e pensate dall’economista liberal Nicola Rossi, già  consigliere di Massimo D’Alema, ora senatore fuoriuscito dal Pd di Bersani e approdato al gruppo misto – che si intravede il profilo, se non ideologico, culturale, del movimento: poco Stato ma forte nelle sue funzioni essenziali (sicurezza, sanità , scuola, giustizia) e un ambizioso ruolo della società  civile.
Una “Big society”, secondo lo slogan del premier e leader conservatore britannico David Cameron.
E che piace agli uomini di Italia Futura. Come Andrea Romano, direttore della Fondazione, storico, e già  – anch’egli – collaboratore di D’Alema a Italianieuropei.
Ha scritto Romano a proposito del progetto dei tories: «Non è tanto una traduzione inglese della sussidiarietà  di matrice cattolica, secondo la frettolosa interpretazione di alcuni politici di casa nostra (come il ministro Sacconi), ma piuttosto l’indicazione di un percorso pienamente liberale di rinascita economica che possa scommettere sulla capacità  della società  di tornare a produrre crescita e valore».
Insomma If declina la società  civile e l’attività  imprenditoriale in maniera culturalmente distinta da quella di Cl e del suo braccio finanziario, la Compagnia delle opere (insieme la “Lobby di Dio”, secondo la felice sintesi di un libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti).
Che poi Marchionne abbia scelto il Meeting di Rimini per “dichiararsi” potrebbe essere solo una coincidenza.
Certo è sulla società  civile che punta Montezemolo. Su un rinnovato impegno della borghesia.
Come quello di Diego Della Valle – patron di Tod’s, uomo della rupture finanziaria che ha portato alla defenestrazione di Cesare Geronzi dalle Generali, e amico personale di Montezemolo – che dietro le quinte partecipa, e finanzia (pare), il progetto.
Oppure quello di Carlo Calenda, manager under 40, con Montezemolo prima alla Ferrari e poi in Confindustria, o di Irene Tinagli, economista delusa dal Pd.
Italia Futura si sta radicando nel territorio.
Ha aperto le sue sedi nelle Marche, in Liguria, in Toscana, nel Lazio.
A settembre lo farà  in Campania, Puglia e Veneto.
Ciascuna ha una sorta di portavoce. Ci sono Maria Paola Merloni (figlia dell’imprenditore e parlamentare pd), Federico Vecchioni (già  presidente della Confagricoltura), Maurizio Rossi (proprietario della tv ligure Primocanale), Salvatore Matarrese, (presidente dei costruttori pugliesi).
Infine If ha stretto un patto con “Verso Nord”, associazione trasversale convinta che «non tutte le strade del nord portino alla Lega».
Ecco, così nasce «una nuova offerta politica».

Roberto Mania
(da “La Repubblica“)

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CI RISIAMO: BOCCHINO AL MARE CON SABINA DEGAN, AUTO BLU E SCORTA

Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile

SE E’ VERO CHE ALLA SCORTA NON SI PUO’ RINUNCIARE, L’AUTO BLU PER ANDARE AL MARE NON CREDIAMO SIA NECESSARIA, BASTA USARE LA PROPRIA… SI SCATENANO I BERLUSCONES, MA RIBADIAMO UN CONCETTO: “MA E’ COSI DIFFICILE PER ITALO FREQUENTARE PERSONE NORMALI?”

Sole, mare e polemiche.
Chi di lama ferisce, di lama perisce, recita il detto.
Italo Bocchino aveva puntato il dito contro le scappatelle del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, poi ha cominciato lui stesso a frequentare Sabina Began, una delle’ragazze del presidente’. Lei sostiene che sperava di far riappacificare i due uomini politici e per questo frequentava di buon grado il delfino di Fini.
Anzi la divertiva il fatto che lui, dopo aver criticato Berlusconi per le feste in compagnia di giovani ragazze, frequentasse proprio una di esse.
Ma la Began non si ferma qui e finisce per raccontare particolari che inguaiano Bocchino.
Il parlamentare non ha mai negato di aver trascorso fine settimana a Ravello (Sa) in compagnia dell’ape regina.
Ma ora lei inavvertitamente smentisce quello che definisce «solo un amico» spiegando che i due si sono recati da Roma a Ravello al mare insieme e a bordo di auto blu, in presenza della scorta. Bocchino aveva raccontato che si erano incontrati per caso sulla costiera amalfitana.
Bocchino, di fronte alla richiesta di dimissioni avanzate dal Pdl Lehner per aver usato un’auto di servizio e la scorta, replica: “Chi ha la scorta è obbligato a portarsela dietro. Purtroppo e non per fortuna”. E fin qui dice la verità . Glissa invece sull’uso dell’auto di servizio e non fornisce altri dettaglia alla stampa. La sua versione: “L’ho conosciuta da amici comuni e l’ho rivista giorni dopo. Quando ho capito che era stata mandata per mediare ho capito che è alla frutta. La ragazza è simpatica e un po’ fuori dal mondo. Le ho spiegato chi è davvero Berlusconi”.
Nessun riferimento a evoluzioni amorose.
Amen, sono affari suoi.
Avremmo solo   gradito che specificasse su che auto ha viaggiato, onde evitare di estendere una sua eventuale superficialità  a tutta una comunità  politica che dovrebbe rappresentare.
E ci chiediamo ancora una volta se Bocchino non possa frequentare ogni tanto, per nostra tranquillità , anche delle persone normali, dalla Liguria fino a Roma.

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LEGA IN CONFUSIONE MENTALE: PRIMA LA BATTAGLIA CONTRO EQUITALIA E LE GANASCE FISCALI, ORA VUOLE PREMIARE I DELATORI

Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile

DALLA LOTTA CONTRO IL 117 DI VISCO, LA LEGA ORA E’ PASSATA A DIFENDERE GLI SPIONI E PARLA DI VALORE CIVICO DELLA DELAZIONE

A Pontida, dal palco e dal pratone, si erano sentite espressioni poco tenere nei confronti degli esattori di Equitalia.
Il no della Lega alle ganasce fiscali era risuonato forte e chiaro, anche a costo di creare uno screzio con l’amico ministro Giulio Tremonti.
Ora con un’inversione a U, di quelle che rischiano di mandare le vetture fuori strada, la Padania di ieri è arrivata a sostenere il valore civico della «delazione fiscale». Ovvero i cittadini mobilitati al fianco dell’agenzia delle entrate nella veste di ausiliari del Fisco.
Secondo il quotidiano del Carroccio l’evasione fiscale è uno dei malanni dell’economia del Paese e, siccome la Guardia di Finanza indirizza giocoforza le sue attenzioni ai grandi truffatori, i piccoli evasori se la spassano.
Da qui la proposta della Padania : «Retribuire i cittadini che segnaleranno casi di evasione con una percentuale sulle sanzioni incassate».
La ricompensa agli ausiliari del Fisco dovrebbe essere però pagata «garantendo l’anonimato».
Secondo i leghisti «far temere all’evasore che ogni suo cliente può far emergere l’irregolarità  fiscale» è un deterrente psicologico che può funzionare.
Chissà  se l’ex ministro Vincenzo Visco ha avuto l’occasione ieri di leggere la Padania , nel caso gli saranno tornate alla memoria le virulente polemiche sull’istituzione del 117, il numero telefonico della Guardia di Finanza nato nel ’96 per denunciare i furbetti del Fisco.
L’attivazione del numero verde fu duramente contestata dal centrodestra con un’interrogazione parlamentare di 40 deputati.
Margherita Boniver parlò di «una decisione moralmente rivoltante, che adotta metodi alla Di Pietro» e il leghista Cesare Rizzi tuonò contro «il famigerato 117».
Persino la Chiesa si mobilitò contro Visco e la delazione.
Risultato: dopo un iniziale boom i cittadini persero la voglia di usare il numero verde che oggi si presenta come un quindicenne precocemente invecchiato e con poche ambizioni.
Il tema dell’intensificazione dei controlli antievasione, viste le dimensioni della manovra, è tornato all’ordine del giorno e ancora ieri il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Letizia, si è spinto a proporre l’istituzione della «figura dell’agente fiscale sotto copertura» che manca nel nostro ordinamento.
Ora, che i poliziotti chiedano di creare gli 007 dell’erario ci sta, la sorpresa è quando la richiesta di spionaggio fiscale matura in casa della Lega.
E le domande fioccano.
L’ homo bossianus è veramente disposto a collaborare attivamente con lo Stato centralista e a denunciare quanti all’interno della sua comunità  locale si arricchiscono con l’evasione?
Basta l’incentivo finanziario della ricompensa più la rigorosa garanzia dell’anonimato a spingere l’artigiano, il piccolo commerciante, la partita Iva a operare una delazione nei confronti di un suo simile?
La Lega di farsa e di governo ogni giorno se ne inventa una, possibilmente l’opposto di quanto da essa stessa sostenuto fino e ieri.

Dario Di Vico
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI “REGALA” 500.000 EURO A TARANTINI: PER I PM SI TRATTA DI UN’ESTORSIONE AI DANNI DEL PREMIER

Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE CHE AVEVA PORTATO PATRIZIA D’ADDARIO A PALAZZO GRAZIOLI E IL DIRETTORE DELL’AVANTI LAVITOLA CHE VIAGGIAVA A ST. LUCIA PER COSTRUIRE ACCUSE CONTRO FINI, INDAGATI PER ESTORSIONE… SE FOSSE VERO, PERCHE’ BERLUSCONI AVREBBE PAGATO IL LORO SILENZIO?… DA SILVIO LA SOLITA RISPOSTA: “HO AIUTATO UNA PERSONA IN DIFFICOLTA”

Un versamento di mezzo milione di euro più altre somme ogni mese.
Così il premier Silvio Berlusconi pagava Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore che nel 2008 portò Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli.
La circostanza, secondo quanto riferito dal numero di Panorama in edicola oggi, sarebbe agli atti di un’inchiesta della Procura di Napoli che ipotizza un’estorsione ai danni del presidente del Consiglio.
Nel registro degli indagati sarebbero iscritti fra gli altri Tarantini e il giornalista Walter Lavitola, direttore ed editore de L’Avanti!, protagonista un anno fa della campagna di stampa sulla casa di Montecarlo in uso al cognato di Gianfranco Fini.
Nelle anticipazioni diffuse ieri e rilanciate dalle agenzie di stampa e siti online, il settimanale di proprietà  dello stesso Berlusconi riferisce numerosi particolari indicati come al centro dell’indagine nella quale il premier risulterebbe come parte offesa.
Il fascicolo sarebbe affidato ai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, i magistrati che in questi mesi si sono occupati del caso P4 (i primi due) e del procedimento nei confronti del deputato pdl Marco Milanese.
Nella ricostruzione di Panorama, Tarantini avrebbe ricevuto il denaro per dichiarare al processo istruito a Bari che il premier non sapeva di ospitare escort retribuite dall’imprenditore.
“Pagato per mentire? No, perchè al telefono Tarantini ribadisce più volte che quella è la verità “, sostiene il settimanale nelle sue anticipazioni.
I 500 mila euro, si legge ancora nel resoconto, dovevano servire “soprattutto” a convincere l’imprenditore pugliese a scegliere il patteggiamento per evitare un processo pubblico e la conseguente pubblicazione di “intercettazioni telefoniche ritenute imbarazzanti” che avrebbe danneggiato il premier.
La Procura di Napoli non commenta.
Dall’ufficio dei pm traspaiono però in maniera chiara stupore e irritazione per la diffusione di indiscrezioni su un argomento così delicato, per giunta in una fase dell’indagine indicata dal periodico come “a un punto di svolta” e a breve distanza dagli sviluppi investigativi che, soprattutto nell’ambito del caso P4, avevano visto gli inquirenti imbattersi in numerose e allarmanti fughe di notizie.
Il settimanale di Berlusconi ospita anche una dichiarazione del premier: “Ho aiutato una persona (vale a dire Tarantini n. d. r.) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà  economiche. Non ho fatto nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio. Sono fatto così e nulla muterà  il mio modo di essere”.
L’avvocato Nicola Quaranta, legale di Tarantini con l’avvocato Giorgio Perroni, contattato da Repubblica spiega che l’imprenditore non ha presentato alcuna richiesta di patteggiamento nel filone escort: “È nostro interesse leggere conoscere tutti gli atti. Attendiamo l’avviso di conclusione delle indagini per guardare le carte e fare le nostre valutazioni”.
Nella versione di Panorama, l’indagine dei pm Curcio, Woodcock sarebbe imperniata su intercettazioni telefoniche anche molto recenti.
Molte riguarderebbero conversazioni di Lavitola con Tarantini o con la moglie dell’imprenditore.
Gli inquirenti sospetterebbero inoltre un “gigantesco raggiro” ai danni di Tarantini ad opera dell’editore de L’Avanti! che avrebbe trattenuto 400 dei 500 mila euro per impiegarli in operazioni finanziarie.
In un colloquio dello scorso luglio Lavitola si sarebbe sfogato con Berlusconi parlando dell’inchiesta P4, nella quale sono detenuti il lobbista Luigi Bisignani (agli arresti domiciliari) e il deputato del Pdl Alfonso Papa (in carcere) e dove è indagato a piede libero anche l’editore per un’ipotesi di rivelazione del segreto d’ufficio.
Nella conversazione Berlusconi replicherebbe tranquillamente affermando di essere distaccato dalle questioni al vaglio dei magistrati e aggiungendo di poter mettere la mano sul fuoco sull’integrità  di Gianni Letta.

Dario Del Porto
(da “La Repubblica“)

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FITTO EXPRESS: LUSSO E PROTEZIONE PER IL MINISTRO IN VACANZA. PER TRENITALIA SAREBBE LA PRASSI

Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile

AL SENATO IL MINISTRO NON C’E’, MA VUOLE UN VAGONE TUTTO PER SE’: LA SUA VACANZA MOBILITA LE FERROVIE… A LUI E FAMIGLIA “MASSIMA PULIZIA, EQUIPAGGIO, PUNTUALITA’ E SICUREZZA PATRIMONIALE”

La Casta Express viaggia in orario, protetta e nella massima pulizia.
L’ultimo caso riguarda le vacanze estive del ministro pugliese Raffaele Fitto, che nel governo Berlusconi ha una delega senza portafoglio: i Rapporti con le regioni e la Coesione territoriale.
Fitto e i suoi familiari sono partiti in treno il 7 agosto dalla loro città , Lecce, per raggiungere Bolzano e poi Renon, sempre in Trentino Alto Adige.
Un viaggio lungo, in vagone letto extralusso Excelsior.
Cinque giorni prima alla direzione passeggeri di Trenitalia (società  per azioni di proprietà  del Tesoro) arrivano le richieste del ministro, che vengono messe nere su bianco in un carteggio interno via mail. Il primo avviso: “Un ministro viaggerà  con famiglia (2 adulti + 2 bambini) in Excelsior sul seguente itinerario: 7 agosto – Lecce/Bolzano – 924 -vettura 10 – compartimenti 81/82 – 91/92. 21 agosto – Bolzano/Lecce – 925 – vettura 10 – compartimenti 81/82 – 91/92. Il Ministro si è raccomandato per sicurezza a bordo treno ed assistenza (avranno due compartimenti adiacenti sia all’andata che al ritorno)”.
La mail viene girata ad alcuni dirigenti e c’è la direttiva finale: “Riservata. Massima attenzione alla pulizia e al servizio offerto, compreso equipaggi, loco, puntualità  e sicurezza patrimoniale”.
Ad agosto, per i vacanzieri “normali” è stato quasi impossibile viaggiare sui “treni notti”: ridotte o cancellate le prenotazioni di cuccette e vagoni letto a causa dello sciopero dei lavoratori di una ditta esterna per la manutenzione, cui lo stipendio non arriva da mesi.
Per il ministro, invece, nessun problema. Anzi.
Chiede pure la disponibilità  di due compartimenti comunicanti e non adiacenti.
La famiglia Fitto si muove in Excelsior: suite matrimoniale e doccia.
C’è poi il mistero di una carrozza in più aggiunta al convoglio.
Il viaggio d’andata del 7 si svolge come previsto. Quello del ritorno, il 21 agosto, non ci sarà : il 19 un’altra mail informa che è stato annullato.
Ieri Trenitalia ha smentito ogni “trattamento di favore”.
In una nota scrive: “In primo luogo il ministro ha prenotato e pagato il viaggio autonomamente. Non è stata approntata alcuna modifica speciale alla composizione del treno. La sua vettura era infatti quella regolarmente prevista; l’altra viaggiava fuori servizio per un normale invio tecnico, insieme ad una seconda vettura. Erano entrambe chiuse e non prenotabili”.
E ancora: “I biglietti sono stati acquistati molti giorni prima che lo sciopero degli addetti alla manutenzione delle vetture letto riducesse la possibilità  di impiego di quest’ultime ed esaurisse, di fatto, la disponibilità  di biglietti. Il ministro aveva inoltre chiesto, se possibile , di modificare la prenotazione per avere due compartimenti adiacenti e comunicanti. Ha conservato i posti già  acquistati. Anche in questa circostanza, quindi, nessuna eccezione ad personam. Il viaggio non ha infine comportato, per l’azienda, alcun costo aggiuntivo”.
E l’evidenza delle mail interne?
Qui Trenitalia ammette però la diversità  della casta dai comuni mortali: “È prassi aziendale che, ogni qualvolta Trenitalia venga a conoscenza della presenza, sui propri treni, di alte autorità  dello Stato, attivi le proprie strutture per assicurare massima attenzione, in particolare sotto il profilo della security. Non ha fatto eccezione neppure il viaggio del ministro Fitto”.
Un viaggio privato per fare le vacanze, non istituzionale.
E che ha comportato l’impiego di un agente della security ferroviaria, la cosiddetta Protezione aziendale composta da 350 uomini .
Del resto, spiegano da Trenitalia, la protezione dei politici è di fatto quotidiana, da quando all’aereo viene preferita l’alta velocità  dei treni.
Funziona così: dal cerimoniale dei ministeri parte la segnalazione che poi viene girata alla security.
“Prassi aziendale”, appunto, che “vale per il governo Berlusconi come in passato per quello di Prodi”.
Senza contare che la casta di deputati e senatori ha diritto al biglietto differito, che viene pagato cioè in un secondo momento dalla Camera di appartenenza. A spese dei contribuenti.
Quello del treno è il più antico dei privilegi della politica.
Anche se tutto iniziò con una bocciatura. Il 29 giugno 1861, a Torino, il Senato disse no alla proposta del treno gratis, soprattutto per i parlamentari provenienti dal sud.
A chi protestò, fu risposto: “Servire il Paese è un privilegio, pari al dovere. Chi lo ha fatto in armi ha rischiato tutto, compresa la vita, senza altro chiedere. La mercede è da mercenari, non da patrioti, non sia mai”. Altri tempi.
“La prassi aziendale” non c’era ancora. Mentre Trenitalia si è spesa in una lunga autodifesa, il ministro Fitto si è limitato a definire la vicenda “paradossale”.
Classe 1969, Fitto si ritrovò in politica poco più che ventenne, dopo la morte in un incidente del papà  presidente della Regione Puglia.
Democristiano poi berlusconiano, è un perdente di successo del Pdl.
Nel 2005, da governatore uscente, fu battuto da Nichi Vendola. Venne “ricompensato” nel 2008 con un posto da ministro.
Nel 2010, infine, impose al premier, sempre in Puglia, la candidatura a presidente dello sconosciuto Rocco Palese. Altra sconfitta.
Coinvolto in due inchieste, dal peculato alla corruzione e al finanziamento illecito dei partiti, Fitto è uno degli accesi sostenitori, con la corrente dei quarantenni, del nuovo segretario del Pdl Angelino Alfano.
Anche Fitto, quindi, è un teorico del partito degli onesti con Papa e Milanese.
Un partito degli onesti che viaggia comodamente sempre, in vacanza o per lavoro.

Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)

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L’OSPEDALE FANTASMA DI ROGLIANO: DIECI MILIONI DI EURO SPESI PER PULIRLO E ORA CHIUDERA’ PER MANCANZA DI FONDI

Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile

LA STORIA GROTTESCA DELL’OSPEDALE SANTA BARBARA, NEL COSENTINO…ERA IL PIU’ SPORCO D’ITALIA, E’ STATO RIQUALIFICATO, MA LA REGIONE NON HA I SOLDI PER MANTENERLO

Tutto nuovo, pulito, limpido.
All’ospedale Santa Barbara di Rogliano, provincia di Cosenza, si respira aria di intonso.
Quando entriamo nelle nuove stanze di degenza si sente ancora l’odore del cellophane appena scartato. I corridoi sono lucidi. Nessuno oserebbe pensare che appena quattro anni fa era l’ospedale più sporco d’Italia, almeno secondo i carabinieri dei Nas.
Veniva indicato come l’eterno incompleto.
All’esterno resistevano ancora i ponteggi di lavori mai conclusi; i rifiuti delle sale operatorie salivano e scendevano nello stesso ascensore dove poco prima erano passati i carrelli dei pasti o le scope e le palette degli addetti alle pulizie.
Roba da chiusura immediata. Invece no.
La Regione Calabria, con l’allora governatore Agazio Loiero, decise un massiccio investimento per la riqualificazione e il potenziamento del nosocomio.
Lavori che si sono conclusi appena qualche mese fa.
Dai cordoni della borsa regionale uscirono immediatamente 1,5 milioni di euro ma «nell’arco di 6 o 7 anni gli investimenti hanno raggiunto quota 10 milioni di euro», precisa il sindaco di Rogliano, Giuseppe Gallo.
Eh già , perchè allora si optò per le cose in grande: nuovi reparti di degenza con tanto di bagno in camera, percorsi separati per lo sporco e il pulito, un reparto per la dialisi (inaugurato l’ottobre scorso), un apparecchio per Tac tridimensionali di ultima generazione e ben due nuove sale operatorie.
Che ora chiuderanno.
Perchè c’è il piano di rientro dal debito che la Sanità  ha prodotto in Calabria.
Non ci sono i soldi per sostenerlo.
Nelle delibere della Giunta regionale si legge che l’ospedale verrà  riconvertito ma che «tali strutture dismetteranno l’erogazione di prestazioni ospedaliere».
Tradotto, significa che chiuderà .
«Le sale operatorie è da un po’ che non funzionano più – spiegano gli operatori del Santa Barbara -. Siamo riusciti a fare appena qualche intervento, poi le hanno chiuse. Ora neanche più le Tac riusciamo a fare perchè l’anestesista che c’era è andato via e non l’hanno sostituito. Ci stanno togliendo un pezzetto alla volta».
Eppure qui era possibile effettuare una Tac con mezzo di contrasto in appena 3 o 4 giorni.
E ora? Si dovrà  andare al vicino ospedale di Cosenza, in perenne sovraffollamento, dove spesso i tempi ti attesa non sono inferiori ai tre mesi.
E pensare che in previsione di una maggiore affluenza, il Comune aveva inaugurato un mega parcheggio e addirittura una pista di atterraggio per l’elisoccorso.
«Ci erano stati illustrati progetti di potenziamento e non di chiusura, così abbiamo pensato di fare anche noi la nostra parte», commenta il primo cittadino che oggi ha concesso la pista di atterraggio alla Protezione Civile, almeno per arginare la forte puzza dello spreco di denaro pubblico.
«E vabbè, sono investimenti che non ho deciso io – replica il governatore della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti -. Sono il frutto della totale insipienza e incapacità  della politica che per accattivarsi il consenso elettorale decide investimenti come questo».

Antonio Crispino
(da “Il Corriere della Sera“)

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CARCERI AL COLLASSO, RITORNA L’IPOTESI AMNISTIA: SETTE REGIONI OLTRE LA SOGLIA MASSIMA DI DETENUTI

Agosto 25th, 2011 Riccardo Fucile

A CINQUE ANNI DALL’INDULTO, LA SITUAZIONE CARCERARIA E’ PEGGIORATA ANCORA ED E’ ORMAI PROSSIMA AL COLLASSO… E MENO MALE CHE LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA HA BOCCIATO IL REATO DI CLANDESTINITA’ ED E’ STATA APPROVATA LA LEGGE SULLA DETENZIONE DOMICILIARE

Ci risiamo, a distanza di quasi cinque anni dall’indulto, la situazione nelle carceri è di nuovo a un punto critico e peggiora di giorno in giorno, trascinando il sistema penitenziario al collasso.
I sindacati di categoria hanno alzato la voce e indirizzato al governo l’ennesimo allarme sulle condizioni in cui versano gli istituti di pena.
Una situazione, in realtà , ben nota negli ambienti istituzionali e testimoniata a fine luglio dal convegno sulla giustizia organizzato dai radicali e che ha visto anche la partecipazione del Presidente della repubblica.
“Ogni giorno – denuncia l’Osapp, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria – 40 nuovi detenuti fanno il loro ingresso in carcere e i penitenziari scoppiano”.
In sette regioni la “soglia di tollerabilità ” è stata ampiamente superata, con il record registrato dalla Puglia dove i detenuti sono l’80% in più rispetto al limite previsto, seguita da Lombardia (+187), Veneto (+187), Marche (+135), Liguria (+79) e Friuli (+62). L’Emilia Romagna, con “soli” 20 detenuti in più, segna il livello migliore ma la situazione in realtà  è più complessa.
Di per se infatti la “tollerabilità ”, prevista dal Dipartimento di polizia penitenziaria, è già  uno sforamento del limite previsto. In sostanza, le strutture prevedono un numero di posti disponibili che viene puntualmente superato, ma lo sforamento è messo in conto dal Ministero che addirittura fissa una capienza massima “accettabile” (stimata in 69.126 detenuti). Il limite però è stato superato: attualmente infatti i detenuti sono 66.754 e rappresentano il 46% in più rispetto ai posti disponibili (45.647).
La situazione, dopo un periodo di flessione è tornata a peggiorare.
A fine aprile infatti la Corte di Giustizia europea ha involontariamente tamponato il problema, bocciando il reato di clandestinità  introdotto in Italia nel 2009 e un effetto deflattivo è arrivato anche dalla legge sulla detenzione domiciliare, prevista per chi ha 12 mesi di pena residua.
Soluzioni estemporanee però che hanno solo rimandato il problema.
Dalla metà  di agosto infatti, il trend è di nuovo in crescita e le previsioni sono negative.
Il sovraffollamento però non è l’unico aspetto della “questione penitenziaria”: carenza di mezzi e di personale – denunciano i sindacati – stanno mettendo a dura prova il sistema penitenziario.
“È necessario che trovino spazio e attenzione anche le difficoltà  che investono il personale – spiega in una nota Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Pa – considerato che la polizia penitenziaria presenta un gap di circa 7mila unità ”.
Una miscela esplosiva che ha indotto il sindacato di categoria della Uil ha proclamare una manifestazione nazionale per il prossimo 29 settembre.
Intanto, sul fronte istituzionale, qualcosa inizia a muoversi: i radicali infatti hanno avviato una raccolta di firme dei parlamentari per consentire una seduta straordinaria delle Camere che studi provvedimenti urgenti di depenalizzazione e decarcerizzazione, per alleggerire la situazione degli istituti di pena.
Si torna a parlare addirittura di amnistia, una strada quasi impossibile nelle condizioni attuali.
“Chiediamo al parlamento di ripristinare la legalità  costituzionale – spiega la senatrice Donatella Poretti, una delle promotrici dell’iniziativa – perchè la situazione delle carceri in Italia, oggi, è contraria ai più basilari diritti dell’uomo”.
Un appello a cui si associano tutte le sigle sindacali e la petizione – fanno sapere i firmatari – ha raccolto molte adesioni.
La parola adesso passa al parlamento ma, vista l’attenzione catalizzata dalla manovra correttiva, i margini d’azione sembrano decisamente pochi.

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