Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO PAGA LA MANOVRA ECONOMICA E FINISCE ATTORNO AL 30% DI GRADIMENTO…TENGONO LE FORZE DI OPPOSIZIONE, SALE IL TERZO POLO, GRANDI SPAZI PER L’INGRESSO DI NUOVE FORZE POLITICHE
Terremoto politico-elettorale sul centrodestra.
La manovra anti-crisi del governo “ha inciso pesantemente” sul Popolo della libertà e sulla Lega. Ad affermarlo è il presidente di Swg, Roberto Weber intervistato dal quotidiano online affaritaliani.it.
Le sue previsioni sono pesantissime: “Se si votasse in questo momento, il Pdl non prenderebbe più del 22-25%, mentre la Lega si attesta tra il 7% e il 9%. I partiti di opposizione tengono perchè guardano ai propri serbatoi di consensi e anche perchè perdura la chiave anti-berlusconiana (punto sul quale Bossi ci sta mettendo del suo). Il Partito democratico si attesta attorno al 25% e molto probabilmente sarebbe la prima forza in caso di elezioni, anche perchè – ha spiegato Weber – gli scandali come quello di Penati sono molto sfumati. Ma attenzione, in questa fase c’è una grande indecisione e un’ottima possibilità di successo per chi scegliesse di entrare in campo”.
Riferimento scontato a Luca Cordero di Montezemolo che anche ieri sera, parlando al meeting di Cortina D’Ampezzo, non ha escluso un suo ingresso in politica.
Un passo che se effettivamente compiuto per Weber “adesso farebbe danni a tutti, soprattutto al centrodestra”.
“Anche perchè – avverte ancora il presidente di Swg – è già stato fatto un errore clamoroso di sottovalutazione del Terzo polo, che alle ultime amministrative è andato benissimo nelle città piccole (tra il 14 e il 19%). Con Montezemolo leader potrebbe arrivare tranquillamente sopra il 20%”.
“Gli italiani – è ancora l’analisi del sondaggista di Swg – non hanno capito quasi nulla. Hanno sentito tante cose contraddittorie e sono rimasti colpiti dalla dichiarazioni di Montezemolo, secondo il quale l’esecutivo avrebbe dovuto tassare ‘noi ricchi’.
Non solo.
“Sulle pensioni – aggiunge Weber – c’è una netta divaricazione all’interno della maggioranza. Una coalizione che non tiene insieme l’interesse generale e che la pagherà pesantemente”.
Per quel che riguarda i tagli agli enti locali “sono un provvedimento che si fa sentire dopo, nel tempo, non c’è una percezione immediata.
Su altre cose Pdl e Lega non sono riusciti a fare massa critica e a spiegare la capacità risolutiva dell’intervento. Il tutto dopo aver negato la crisi perfino in Parlamento”.
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Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
CHE FINE HANNO FATTO? MENTRE IN ITALIA SI DISCUTE DI TEMI DI LORO PERTINENZA (LAVORO, GIOVANI, DONNE, TURISMO, EUROPA, AMBIENTE, SCUOLA), LE “BAMBINE CHE BISOGNA SVEZZARE E PROTEGGERE” SONO EVAPORATE… PER ESERCITARE UN RUOLO POLITICO BISOGNEREBBE ANCHE AVERE IDEE E SAPERLE DIFENDERLE
Che fine hanno fatto le ministre? 
Le dame di Silvio Berlusconi (la definizione è sua: la usò chiamandole sul palco al primo e unico congresso del Pdl) sono titolari di dicasteri nell’occhio del ciclone della crisi: giovani, donne, turismo, relazioni europee, ambiente, scuola e università .
Ma le loro tracce si sono perse da settimane.
L’ultima apparizione di Mara Carfagna risale al celebrato matrimonio con Marco Mezzaroma. Di recente abbiamo appreso che i novelli sposi hanno scelto per le loro vacanze un discreto resort in Puglia: altre segnalazioni non risultano, nè è dato sapere cosa ne pensi la titolare delle Pari opportunità dell’innalzamento dell’età pensionabile delle lavoratrici, dell’eventuale applicazione del quoziente familiare all’eurotassa e di altre simili quisquilie.
Non pervenuta pure Giorgia Meloni: la sola apparizione segnalata nel suo blog è a “Cortina Incontra”, qualche giorno fa, per la presentazione del libro “Naufraghi con spettatori”.
Titolo evocativo, ma non si parlava del Titanic italiano.
Era una storia di droga scritta dalla compagna del paroliere Mogol.
Francamente avremmo preferito conoscere l’opinione della ministra sugli ultimi, catastrofici dati su disoccupazione giovanile e precariato, sugli incidenti in Gran Bretagna, sulla possibilità di un autunno caldo anche da noi, sulla radicale modifica della cultura del lavoro e delle garanzie sociali legata all’aggiramento dell’articolo 18. Mah.
«Sono bambine che bisogna svezzare e proteggere» disse a suo tempo, secondo la leggenda, il presidente del Consiglio riferendosi alle donne del suo governo.
E forse aveva ragione lui.
Per tutelare “le bambine” persino i settimanali di gossip, quest’anno, sono avari di notizie sulle ministre.
Appena un servizio su Chi della Gelmini con la figlia a Maratea e qualche sparsa segnalazione sulle presentazioni del suo libro di favole (Mondadori, of course) che Mariastella definisce «un quaderno speciale dove i bambini potranno lasciare il loro segno».
Vabbè: ma il pensionamento ritardato agli insegnanti? La buonuscita pagata dopo due anni anzichè dopo sei mesi? Giusto, sbagliato, oppure che?
Della Prestigiacomo sappiamo che sta a Panarea. Che si è arrabbiata per la cancellazione dei sistema di tracciabilità dei rifiuti che avrebbe dovuto partire il 1° settembre e che lo ha definito «un regalo alle ecomafie».
La questione è finita lì.
Non risulta che il ripristino del Sistri sia entrato nel tortuoso dibattito sulle modifiche alla manovra.
Perse le tracce anche della neo-nominata Anna Maria Bernini, che pure come ministro delle Politiche Comunitarie dovrebbe avere qualcosa da spiegarci dopo il summit Merkel-Sarkozy.
In affanno afasico Michela Brambilla. Davanti alla rivolta dell’intero settore turistico per la cancellazione dei ponti, si limita a farci sapere attraverso un’intervista al Corriere che «sta riflettendo».
Un anno dopo l’estate velenosa dello strappo con Fini e l’autunno caldo del Bunga Bunga, quando erano state le ragazze del Cavaliere a tenere la prima linea delle risse televisive e della difesa a lingua armata del premier, la componente rosa del governo appare improvvisamente sfiorita, oscurata, disinteressante.
Eclissata la Santanchè. Ammutolita la Ravetto. Sparita la Polidori.
Signore che a suo tempo valevano un apertura di pagina a ogni sospiro.
Pure l’Ape Regina Sabina Began ha dovuto affidarsi a una paparazzata con Italo Bocchino per riconquistare qualche titolo, lei che è stata la regina delle interviste e delle fotografie, ricercata più di Pippa Middleton e ascoltata più di Rita Levi Montalcini.
Il fatto è che per esercitare un ruolo politico, persino in Italia, persino nell’Italia berlusconiana, alla fine è necessario avere un’opinione e un po’di coraggio nell’esprimerla.
Non è un lavoro da bambine nè da damigelle di corte.
E non basta essere le più belle del reame per impararlo.
Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
CATTURATI TRE FIGLI DI GHEDDAFI… I SOLDATI DEL CTN SONO ENTRATI NELLA CAPITALE SENZA TROVARE GRANDE RESISTENZA… LA POPOLAZIONE IN PIAZZA A FESTEGGIARE
Tripoli è insorta, è quasi tutta in mano ai ribelli, ai quali si sono arresi la Guardia repubblicana di Muammar Gheddafi e tre dei suoi figli, fra i quali Seif al Islam, mentre del rais non ci sono notizie, tranne un messaggio diffuso in tv intorno alla mezzanotte.
Nella frammentarietà delle notizie che in nottata hanno cominciato ad accavallarsi a ritmo vertiginoso, emerge il quadro di una capitale che ha smesso di combattere, che non offre resistenza agli insorti, che hanno cominciato a entrare a ondate in città al tramonto, con la fine del digiuno giornaliero del Ramadan.
Appostati da giorni a pochi chilometri attorno alla capitale, sono entrati da est dopo aver preso la base aerea di Mitiga, nel sobborgo di Tajoura, dove si combatteva duramente da ieri.
Sono entrati in città anche da ovest e da sud, dai monti Nafusa, dove a notte fonda l’ANSA ha constato l’afflusso continuo di mezzi carichi di ribelli.
Sono penetrati anche via mare, arrivando da Misurata, per unirsi ai loro fratelli di Tripoli.
Sulla strada dei combattenti, dopo la violenza e le centinaia di morti di ieri sera, non sembrava esserci nessuno ad opporsi.
A tarda sera qualche fonte dei ribelli ha dichiarato, “siamo nella Piazza Verde”, la piazza scelta da Gheddafi come simbolo della sua “rivoluzione” e teatro di tante sue uscite pubbliche, anche in piena guerra.
Ovunque le folle festanti sono scese ad accoglierli.
Poco dopo, annunciata dal tam-tam dei blogger prima, e poi confermata dallo stesso Cnt, il governo provvisorio degli insorti a Bengasi, la notizia che la famigerata Guardia repubblicana del Colonnello, i suoi pretoriani, si sono arresi, deponendo le armi.
Le notizie sono in crescendo e subito dopo, come le tessere di un domino, gli annunci clamorosi, tutti fatti dal Cnt, degli arresti di tre dei figli del rais: Mohammad, che non aveva cariche ufficiali nel regime, e soprattutto Saif al Islam, imprenditore televisivo ed ex “voce moderata del regime”, divenuto poi, con l’inizio della rivolta, uno delle voci più forti a sostegno della dittatura: la notizia della cattura di quest’ultimo è stata data di persona dal presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, che ha citato “notizie certe” parlando in diretta al canale satellitare Al Jazeera.
Poi la conferma della Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja, che ha incriminato lui, come il padre, di crimini contro l’umanità e contro di lui ha emesso un mandato di cattura internazionale.
Mentre non ci sono per ora conferme sulla cattura – la notizia è apparsa brevemente su Al Jazeera – di Saadi, famoso per aver militato come calciatore nel campionato di serie A in Italia.
Mentre per le strade di Tripoli cominciava la festa e per le strade di Bengasi esplodeva di nuovo il giubilo, il portavoce del regime, Mussa Ibrahim, andato in onda sulla tv di regime, ha lanciato un ultimo appello ai ribelli: “Siamo pronti a negoziare direttamente con il Cnt”, ha detto in una conferenza stampa, chiedendo ai ribelli e alla Nato di sospendere le loro operazioni su Tripoli e parlando di 1.300 morti e 5.000 nella capitale solo nelle ultime 11 ore.
Immediata la risposta del “governo” ribelle da Bengasi: pronti a cessare subito le ostilità , a patto che Gheddafi annunci la sua partenza.
Un concetto, questo ribadito anche dal ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, secondo cui Gheddafi si deve “arrendere e abbandonare il potere, non ci sono assolutamente alternative”: questa è “l’unica possibilità ” per evitare una situazione che “può trasformarsi in un bagno di sangue”.
Ma quella che appare a tutti gli effetti la caduta di Tripoli è in realtà carica di incognite: a notte fonda, nel marasma di informazioni e di immagini, si apprende che scontro violenti, forse combattimenti armati, sono in corso nel centro di Tripoli, nella Piazza Verde.
Non si sa se nella città le forze fedeli a Gheddafi abbiano disseminato trappole, appostato cecchini o preparino improvvise controffensive.
E risuona ancora sinistra la “preoccupazione-minaccia” lanciata nel pomeriggio dallo steso Gheddafi, “Ho paura che Tripoli brucerà “.
Per ora del rais, che in serata che si presume sia rintanato nel bunker di Bab al-Azizia, nessuna traccia, se non un breve messaggio audio andato in onda sulla tv di regime lancia un appello ai suoi partigiani perchè “ripuliscano” la capitale dai ribelli, ieri da lui definiti “traditori” e “ratti”.
E in piena notte, a infittire il mistero che circonda il rais assediato, l’atterraggio di due non meglio precisati “aerei sudafricani”. Il Sudafrica ha fatto per mesi da mediatore fra i ribelli e il regime senza ottenere risultati concreti.
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Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
IL 3 OTTOBRE RIPARTE IL PROCESSO RUBY E BARBARA FAGGIOLI SI LAMENTA: “LA TV NON MI VUOLE PIU’, NON VEDO L’ORA DI ANDARE IN TRIBUNALE A RACCONTARE LA VERITA”… E SCATTA L’ALLARME ROSSO
Il 3 ottobre si avvicina. 
Lunedì nero per il circolo Pickwick di Arcore: riparte il processo Ruby e inizia, con l’udienza preliminare, quello contro Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti.
Come si dice, le conseguenze del caso.
Che l’autunno sarà caldo è piuttosto evidente da un’intervistucola che Barbara Faggioli rilascia a Diva e Donna.
Il titolo è eloquente: “Silvio, perchè la tv non mi vuole più?”.
Accorato appello, ultima fermata prima di essere costretta a dar retta a Pier Luigi Celli che ieri invitava i ragazzi “a cercar lavoro nei ristoranti”.
Barbara confida con un certo strazio che dopo lo “tsunami” giudiziario lei è diventata trasparente.
Non solo non la cercano più, ma nemmeno le rispondono al telefono o alle e-mail. La colpa naturalmente è dello scandalo Ruby.
Anche di questo “la preferita di Silvio” parla nell’intervista.
E spiega (attenzione alla sequenza logica): “Nessuno lo dice ma il mio nome è diventato impronunciabile: nell’immaginario collettivo faccio parte dello scandalo Ruby. Ho partecipato alle cene ad Arcore, ma non ho fatto nulla di male, per giunta non sono nemmeno indagata. Non mi stancherò di ripeterlo e non vedo l’ora che mi chiamino in tribunale per urlare la mia verità . La cosa più assurda è che addirittura a Mediaset sembra proprio che abbia le porte chiuse. E a me fa star male che a nessuno tutto questo interessi”.
Nessuno chi? Il premier, naturalmente.
Che già paga la retta della sua università (studia giurisprudenza: un avvocato in più a B. può sempre far comodo).
Ma sarà bene che s’interessi davvero della sua preferita perchè la frase “non vedo l’ora di andare in tribunale a urlare la mia verità ” può essere letta in diversi modi.
Alcuni dei quali hanno un’eco sinistra per il presidente del Consiglio più perseguitato degli ultimi 150 anni.
Spiega la fanciulla che al premier lei non vuole chiedere raccomandazioni, ma solo consigli, “e non m’interessa cosa fanno altre persone che gli stanno intorno”.
Di soldi non si parla, anche se resta vero l’eterno pecunia non olet.
Perchè in una telefonata del settembre 2010, all’indomani di un ricevimento arcoriano, diceva all’amica Nicole Minetti: “Son stata un po’ cogliona perchè non ho beccato nulla”.
E in un’altra telefonata intercettata dalla procura di Milano si lamentava con Emilio Fede di non essere stata convocata a una cena: “Se mi vuole vedere mi chiama lui. Emilio, io non è che posso stare dietro… se poi preferisce una massa di deficienti che ballano come delle mongoloidi… Sinceramente mi fa male, capito? Io che gli voglio bene, a me questa cosa mi fa male”.
Insomma, vabbè che le fanciulle del bunga bunga sono 33 e tener dietro a tutte deve essere un lavoro a tempo pieno, ma questa dimenticanza alla Faggioli non va giù.
E la sua verità è lì che sta per essere urlata: forse un posticino nei palinsesti Mediaset Piersilvio lo può ancora scovare.
Del resto, come in un sms del gennaio scorso le ricordava l’amica Nicole, “quando lui si cagherà addosso per Ruby, chiamerà e si ricorderà di noi.. adesso fa finta di non ricevere chiamate”.
E che succede agli altri amici del bunga bunga mentre si allontanano le spiagge di Ibiza e della Costa Smeralda?
Nicole Minetti si fa fotografare con Bobo Vieri e la Faggioli a Formentera, Emilio Fede non c’è verso di schiodarlo dal Tg4, Lele Mora resta in cella (il rancio non dev’essere dei migliori, pare sia dimagrito di 14 chili).
Le Olgettine naturalmente non hanno perso i privilegi abitativi, sono sempre lì, capeggiate da Maristelle Polanco.
Tre di loro hanno recentemente pensato di costruirsi un futuro, investendo nell’istruzione.
Si sono presentate al Cepu Iris Berardi (19 anni, forlivese di origine brasiliana) e Arisleida “Aris” Espinosa (22 anni, dominicana), per seguire un corso biennale per il diploma di scuola media superiore. Ioana Visan (26 anni, romena) ha chiesto invece di essere iscritta alla facoltà di Giurisprudenza. Scrive Vanity Fair che per “qualsiasi necessità hanno indicato al Cepu di rivolgersi al ragionier Giuseppe Spinelli, l’economo di Silvio Berlusconi.
Ma non sarà lui a pagare le rette per le ragazze (21.600 euro all’anno per Ioana, 21.300 per Iris e Aris): i corsi sarebbero stati offerti direttamente da Francesco Polidori, patron del Cepu e grande sostenitore del premier”. Intanto le Papi girls aspettano che le signore della giustizia (la Boccassini e le tre giudici del collegio) le convochino per raccontare quanto eleganti erano le cene ad Arcore.
Momento favorevole per mettere a frutto le cortesie e le grandi dimostrazioni d’affetto verso il premier.
Alcune sono in doppia attesa: del processo e di un bambino.
È una specie di conversione di massa, capitanata da Ruby Rubacuori, apparsa in una foto di Chi con il pancino e il fidanzato a fianco.
Lei è la capofila delle capitalizzatrici finali: “Il mio caso è quello che spaventa tutti… Io ho parlato con Silvio e gli ho detto che ne voglio uscire con qualcosa: 5 milioni. Cinque milioni a confronto del macchiamento del mio nome”.
Così soavemente spiegava in un’ormai celebre intercettazione.
Ma Ruby non è l’unica futura mamma di questa storia: è in dolce attesa anche Eleonora De Vivo, del duo “deve solo sganciare” (riferito al munifico Silvio B).
In una telefonata del 25 settembre 2010 Imma dice alla gemellina Eleonora: “L’ho visto un po’ ingrassato, imbruttito, l’anno scorso era più in forma. Adesso sta più di là che di qua. È diventato pure brutto. Deve solo sganciare. Speriamo che sia più generoso. Io non gli regalo un c…”.
Tanto per capirci, le due sorelline venivano così definite dalla danzatrice del ventre Maria Makdoum in un verbale allegato agli atti: “Le De Vivo erano in mutande e reggiseno. Il presidente le toccava e loro lo toccavano nelle parti intime. E si avvicinarono anche a Emilio Fede che le toccava il seno e altre parti intime”.
Il galateo di Arcore, in attesa di verità .
L’estate sta finendo, l’economia crolla e pure Papi Silvio non si sente troppo bene.
Ma ha ancora un mesetto per esercitarsi in quella che secondo il ministro Gelmini è la sua attività preferita: “Fare beneficenza”.
Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
I DATI CENSIS FOTOGRAFANO UN FUTURO SEMPRE PIU’ NERO PER LE GIOVANI COPPIE: OLTRE IL 40% VIVE IN AFFITTO, L’8% NON PUO’ CONTARE SU ALCUN GENERE DI PATRIMONIO E IL 42,6% E’ PRIVO DI IMMOBILI
Le famiglie giovani riescono sempre meno a risparmiare.
L’indebolimento economico dei lavoratori più giovani e’ ormai un fenomeno di lungo periodo. E questa tendenza e’ destinata inevitabilmente a mettere a rischio la solidità patrimoniale delle famiglie italiane, erodendo la tradizionale propensione al risparmio.
Secondo i risultati del primo anno di lavoro del progetto “Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali” di Censis e Unipol, sono le famiglie con persona di riferimento più giovane quelle che meno delle altre sono riuscite a risparmiare nel corso dell’ultimo anno. Solo il 28,6% dei capofamiglia fino a 35 anni indica che la sua famiglia e’ riuscita a mettere da parte qualcosa, rispetto a una percentuale più alta (il 38%) riferita ai capofamiglia di 45-54 anni.
Sono infatti le famiglie più giovani quelle che in quota maggiore spendono tutto il loro reddito mensile (il 58,4% contro la media del 52,5%) e che sono costrette a indebitarsi (il 5% contro la media del 3,7%).
Dall’osservazione dell’assetto patrimoniale delle famiglie italiane emerge in modo netto la debolezza dei nuclei più giovani, particolarmente marcata in oltre la metà dei casi.
L’8% non può contare su nessun genere di patrimonio, e a queste si aggiunge il 42,6% che non ha nessun patrimonio immobiliare (contro il 16,8% medio).
Circa il 20% delle famiglie giovani (rispetto al 40% circa del totale delle famiglie) può contare esclusivamente sulla prima casa (3,7%) o sulla prima casa e un conto in banca (19,1%).
Il possesso di altri immobili o di investimenti e rendite riguarda circa il 23% di esse, contro il 36% riferito alla totalità delle famiglie italiane.
Oltre il 40% delle famiglie giovani vive infatti in una casa in affitto.
E una ulteriore testimonianza della loro fragilità patrimoniale proviene proprio dall’analisi della condizione abitativa.
Considerando l’insieme delle famiglie che non possiedono la casa in cui vivono, di nuovo sono le famiglie più giovani a risultare le più svantaggiate.
L’83% di esse e’ in affitto da un privato (contro il 73,5% del totale delle famiglie non proprietarie), il 15,9% vive in una casa di un parente, e solo l’1% usufruisce di un affitto da un ente, che generalmente prevede canoni agevolati, a fronte del 9,5% del totale delle famiglie non proprietarie (percentuale che sale invece al 15% circa per i nuclei con persona di riferimento con 55 anni e più).
Nel dibattito pubblico le risorse rappresentate dal risparmio e dai patrimoni delle famiglie vengono frequentemente citate come un elemento di solidità del sistema economico nazionale.
Ma questo discorso e’ destinato a essere sempre meno vero, se i giovani lavoratori, sulle cui spalle ricade prevalentemente il peso dell’incertezza economica, spesso senza alcun genere di ammortizzatori, non sono nelle condizioni di accantonare risorse per il futuro.
E anzi mostrano, diversamente dai loro padri, una maggiore tendenza (e necessità ) a indebitarsi.
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Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LE IMPOSTE LOCALI SONO PASSATE DA 40,58 MILIARDI A 96,55 MILIARDI DI EURO, MENTRE QUELLE CENTRALI SOLO DEL 6,8%… E ORA I COMUNI SARANNO COSTRETTI O AD AUMENTARE LE TASSE O A TAGLIARE I SERVIZI E A PAGARE SARA’ SEMPRE IL CITTADINO
Una crescita addirittura a tre cifre: tra il 1995 e il 2010 la tassazione a livello locale è aumentata
del 137,9%.
In termini assoluti, le entrate fiscali delle Amministrazioni locali (Comuni, Province, Regioni) sono passate da 40,58 miliardi a 96,55 miliardi di euro.
Sono questi i principali risultati emersi da una elaborazione realizzata dalla Cgia di Mestre, dati a prezzi costanti 2010, ovvero al netto dell’inflazione.
Secondo La Cgia, inoltre, l’amministrazione centrale ha invece ha incrementato le entrate “solo” del 6,8%.
Se nel 1995 il gettito era di 326,69 miliardi, nel 2010 ha raggiunto i 348,92 miliardi di euro, mentre il Pil, sempre in questi ultimi 15 anni, è cresciuto nel nostro Paese del 19,1%.
“L’aumento della tassazione locale – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni ’90. L’introduzione dell’Ici, dell’Irap e delle addizionali comunali e regionali Irpef hanno fatto impennare il gettito della tassazione locale che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle Autonomie locali”.
Non dobbiamo dimenticare che negli ultimi 20 anni Regioni e Comuni – prosegue Bortolussi – sono diventate responsabili della gestione di settori importanti come la sanità , il sociale e il trasporto pubblico locale, senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. Anzi. La situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurli progressivamente, creando non pochi problemi di bilancio a tante piccole realtà amministrative locali che si sono ‘difese’ aumentando le tasse locali. I fortissimi tagli imposti dalle manovre correttive di luglio e di Ferragosto rischiano di peggiorare la situazione e di demolire lo strumento del federalismo fiscale.
Pertanto, nei prossimi anni, alle Autonomie locali non resteranno che due strade da percorrere: o tagliare i servizi erogati o aumentare le entrate locali. In entrambi i casi a rimetterci saranno comunque i cittadini e le imprese”.
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Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile
SECONDO LA RESPONSABILE FINIANA DEL SETTORE LEGALITA’ I PARTITI DOVREBBERO SOTTOSCRIVERE UN CODICE ETICO CHE LI IMPEGNI A NON RIPRESENTARE GLI AMMINISTRATORI RIMOSSI PERCHE’ SOSPETTATI DI ESSERE COLLUSI CON I POTERI CRIMINALI
“L’ atto amministrativo che decreta lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazione mafiosa dovrebbe far acquisire ai partiti politici l’etica per il divieto alla candidatura, almeno per la tornata successiva allo scioglimento, degli amministratori rimossi perchè o sospettati di essere collusi o comunque condizionabili dai poteri criminali, anche se non intaccati giudiziariamente”: questa la proposta dell’on. Angela Napoli, responsabile del settore Legalità di Futuro e Libertà , nonchè coordinatrice regionale della Calabria.
“Il periodo di commissariamento di questi Comuni dovrebbe, infatti, portare ad una rigenerazione della politica che spazzi via qualsiasi tipo di compromesso e che sia in grado poi di proseguire l’attività legalitaria della terna commissariale. Purtroppo nell’ultima competizione elettorale, che ha fatto seguito al secondo scioglimento del consiglio comunale di Taurianova per infiltrazione mafiosa, è stato rieletto proprio il sindaco dell’ amministrazione sciolta” denuncia l’esponente finiana.
La città ha dovuto prendere atto che, con deliberazione n. 15 del 28.07.2011, immediatamente eseguibile, la nuova Giunta municipale di Taurianova si è affrettata a revocare le deliberazioni del Commissario Prefettizio n. 09/2007 e della Commissione Straordinaria n. 55/2009 e n. 44/2010, con le quali era stata stabilita la costituzione di parte civile dell’Ente, quale persona offesa, in presenza dei reati: associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, peculato, peculato mediante profitto dell’errore altrui, malversazione a danno dello Stato, concussione, corruzione per un atto d’ufficio, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata in pubblico servizio e per tutti i procedimenti penali aperti per fatti connessi in violazione alle norme di cui al D.P.R. n. 380/2001, all’art. 624 c.p. eventualmente aggravato ai sensi dell’art. 625 c.p. n. 7, nonchè D. L.vo n. 152/2006.
Motivazione delle citate revoche?
Norma statutaria comunale ritenuta dalla Giunta municipale di superamento alle citate delibere revocate. Statuto, tuttavia, inapplicabile in assenza di apposito regolamento.
E nelle more?
L’Ente valuterà l’opportunità di costituirsi parte civile nei procedimenti per reati contro l’ambiente, contro il territorio e per l’abusivismo edilizio nel centro storico e nel centro della città !
Conclude la Napoli: “Chiedo alle Autorità preposte alla vigilanza sugli atti, se nelle more dell’approvazione del regolamento dovessero emergere reati quali quelli previsti nelle delibere revocate dall’attuale Giunta municipale di Taurianova, ossia, ad esempio, associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, peculato, corruzione,che farà l’Amministrazione? Fermo restando che in un Ente sciolto per infiltrazioni mafiose non mi sembra si possa ravvisare una obiettività di valutazione anche sui reati contro l’ambiente, ecc., dove la ‘ndrangheta ha grossi interessi”
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Agosto 21st, 2011 Riccardo Fucile
UN GOVERNO RICATTATO DA TRE ANNI DA UN CASO CLINICO, UNA VERGOGNA PER OGNI PAESE CIVILE… ALTRO CHE “CERCARE I FASCISTI CASA PER CASA”, CON LORO BISOGNEREBBE CERCARLI PER CASE DI CURA… PER SALVARSI DAI PROCESSI, BERLUSCONI HA CONSEGNATO IL PAESE A QUESTI PATETICI RICATTATORI DELLA BECERODESTRA
Non solo un nuovo stop sulle pensioni (“ho detto al premier di non toccarle”), ma più di metà del
comizio serale ad Alzano Lombardo Bossi l’ha dedicata ad attacchi e insulti.
Contro Casini (“uno stronzo”), colpevole di essersi dichiarato favorevole a una revisione del sistema pensionistico.
E contro i giornalisti, “delinquenti da legnare”.
Quello a Berlusconi suona come un ultimatum: “L’ho detto al premier: non toccare le pensioni, troveremo un’altra via”.
Ma più della politica, della crisi economica e delle questioni di partito, nelle parole del ministro delle Riforme ha preso forma un problema di rapporti con i cronisti.
E questo, come lui stesso ha spiegato dal palco, è dovuto principalmente al modo in cui sono state raccontate le sue vacanze in Cadore.
Ma forse hanno pesato le ricostruzioni dei media su divisioni interne alla Lega moltiplicatesi nelle ultime settimane.
Il leader leghista ha ripetutamente attaccato lanciando anche insulti ai cronisti, in particolare della carta stampata.
“Ai giornalisti — ha affermato Bossi — bisognerebbe dare quattro legnate, hanno inventato una grande manifestazione dei centri sociali a Calalzo, ma in verità non c’è stato niente”.
A quel punto ha confessato di aver lasciato il Cadore dopo la cena di compleanno di Giulio Tremonti per evitare di stare in mezzo ai giornalisti “che rompono le palle in continuazione”, che sono dei “delinquenti”, e che questa sera ad Alzano Lombardo, a suo giudizio, sono “venuti sperando che qualcuno ci contesti”.
Bossi non si è fermato qui anche perchè questi passaggi hanno suscitato calorosi applausi della folla di militanti e simpatizzanti.
“Bisogna che impariamo come un tempo a dare dei grandi passamano a quei delinquenti — ha infatti aggiunto -. I giornalisti vanno riportati sulla giusta strada, altrimenti vadano a fare i muratori”.
Per poi definire “brutti stronzi” quei cronisti dei principali quotidiani nazionali e che hanno scritto delle vacanze in Cadore.
Quelli contro i giornalisti e contro Casini non sono stati per la verità i soli insulti della serata.
Dallo stesso palco infatti il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli se l’è presa con quelli come “i Montezemolo che sono scoregge di umanità e che non hanno mai lavorato in vita loro”.
Detto da illustri professionisti della politica, la frase fa davvero sghignazzare.
Più la Lega perde consensi (ormai è data sotto il 9%), più aumenta il delirio del senatur e dei suoi compagni di merende.
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Agosto 21st, 2011 Riccardo Fucile
INIZIA OGGI A RIMINI IL TRADIZIONALE MEETING DI COMUNIONE E LIBERAZIONE…. ACCOPPIATA LUPI E LETTA PER PRESENTARE NAPOLITANO… LIQUIDATA LA LEGA IN LOMBARDIA, ORA FORMIGONI STUDIA DA FUTURO PREMIER… GLI INTRECCI TRA COMPAGNIA DELLE OPERE E COOP ROSSE
L’anno scorso il copione fu il solito: parata di politici, imprenditori e manager a caccia di un titolo di giornale con qualche frase storica e soprattutto del caldo applauso dei giovani di Comunione e Liberazione.
Il presidente delle Assicurazioni Generali Cesare Geronzi si lasciò trasportare dall’ottimismo: “L’impegno del governo è valso a evitare impatti straordinari della crisi finanziaria globale”. Parole al vento.
L’impegno del governo Berlusconi non è riuscito neppure a salvarlo dalla
defenestrazione dalle Generali.
Il numero uno della Fiat, Sergio Marchionne, si mostrò ancora più fiducioso, dichiarando chiusa la fase “della lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai”.
In dodici mesi è cambiato tutto.
Oggi pomeriggio il Meeting di Rimini sarà inaugurato con una certa solennità dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cui discorso sui giovani e l’Europa è preannunciato come importante e “denso”.
Accanto a lui prenderanno la parola un esponente del Pdl di provenienza ciellina, Maurizio Lupi, e uno del Pd, Enrico Letta.
Una perfetta trinità : i vertici di Cl chiedono la benedizione del loro appuntamento annuale al presidente ex comunista che Silvio Berlusconi ha da tempo individuato come il più insidioso contraltare al suo potere declinante; e gli affiancano due politici, sì cattolicissimi, ma simmetricamente provenienti da maggioranza e opposizione.
La simbologia inaugurale si riverbera su tutto il programma fino a sabato 27 agosto.
La parola d’ordine è trasversalità . Si dialoga con tutti.
Non ci sarà Berlusconi, in passato protagonista di toccanti incontri con i giovani di Cl, ma anche lo storico leader del movimento, il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, che scalda i motori per il dopo B., si farà vedere solo come moderatore di un dibattito marginale.
I ciellini si sentono sempre più forti.
Puntano al milione di presenze tra gli stand di Rimini, dove mettono in campo un esercito di quattromila volontari.
Se fossero un partito sarebbero il più forte “partito di massa” italiano.
Una ragione di più per muoversi in modo assai felpato. Guai a dare l’idea di essere il comitatone elettorale del Formigoni che verrà , dunque.
E per carità , nessun nemico.
Con l’arcivescovo “amico” Angelo Scola hanno appena espugnato la diocesi di Milano dopo decenni di ininterrotto potere del cattolicesimo democratico “montiniano” (da Giovanni Battista Montini, poi Paolo VI, agli ultimi epigoni Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi).
E, a sorpresa, quest’anno hanno invitato proprio Tettamanzi.
Perchè Comunione e Liberazione è anche una ramificata rete di potere che si muove nel sistema delle aziende.
La Compagnia delle Opere celebra quest’anno il suo venticinquesimo anniversario con 34 mila imprese associate.
La crisi economica fa male a tutti, e a queste imprese qualcuno deve pur pensare.
Regolati i conti con la Lega Nord, a cui i ciellini proprio in Lombardia da tempo non fanno più vedere la palla, c’è la novità di Giuliano Pisapia al comune di Milano, dove si è dolorosamente (per Cl) chiuso un ventennio di giunte di centro-destra influenzate dagli allievi di don Giussani.
Nessun nemico, dunque.
Trasversalismo prima di tutto, passando per la sordina alla politica e per l’esaltazione della “società civile”, che è poi il campo di gioco preferito di Cl.
à‰ su quel terreno che la Compagnia delle Opere coltiva da tempo la trasversalità con le coop rosse.
A Rimini il numero uno della Lega Coop Giuliano Poletti e il presidente Pd della provincia di Roma Nicola Zingaretti intratterranno i giovani ciellini sull’imperdibile tema “Il lavoro come bene comune”.
Il convegno è organizzato con la collaborazione di Obiettivo Lavoro, società di lavoro interinale molto nota, anche se non tutti sanno che è nata dall’alleanza tra Compagnia delle Opere e Coop rosse.
Una parentela incarnata dalla figura di Massimo Ferlini, esponente del Pci coinvolto e assolto nell’inchiesta Mani pulite, oggi vice presidente della stessa Compagnia delle Opere.
Del resto non è un caso che l’incontro inaugurale con Napolitano sia organizzato con la collaborazione dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà , parola totem per il pensiero sociale cattolico attorno alla quale Cl raduna un plotone di politici di ogni schieramento.
La trasversalità non guarda solo a sinistra.
In un programma meno generoso del solito con i politici non mancherà la ribalta del sabato mattina per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, beniamino dei giovani ciellini, nè quella per il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.
Il mondo di Cl guarda con moderata fiducia, ma acuta curiosità , al vagheggiare dei due attorno a un nuovo soggetto cattolico-moderato per il dopo Berlusconi.
In fin dei conti l’idea di Cl resta quella di sempre: la religione e la sussidiarietà stanno meglio se a difenderle c’è la spada della politica.
Giorgio Meletti
(da” Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Coop, Costume, Formigoni, governo, Milano, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »