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ART. 18, TORNA IL REINTEGRO PER MOTIVI ECONOMICI

Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile

MONTI VARA LA RIFORMA: “SVOLTA STORICA”… IL GIUDICE PUO’ IMPORRE IL RITORNO DEL LAVORATORE SE LA CAUSA DI LICENZIAMENTO E’ INFONDATA… FORNERO: “TOLTO ALLE IMPRESE ALIBI PER NON INVESTIRE”… SODDISFATTI I SINDACATI

“Questa riforma rappresenta un impegno di riforma di rilievo storico per l’Italia. E’ una svolta per il mercato del lavoro che diventerà  inclusivo e dinamico”. Mario Monti, parlando in conferenza stampa, illustra così il testo che dovrebbe rivoluzionare le regole del mondo del lavoro.
A partire dalla questione dell’articolo 18.
Nel caso dei licenziamenti economici, torna l’ipotesi di reintegro qualora il giudice accerti che ci sia manifesta insussistenza della causa.
In pratica sembrano averla spuntata il Pd, che aveva premuto per questa soluzione. “Un passo avanti importantissimo”, dice il segretario Pier Luigi Bersani.
Mentre la Cgil per ora sospende i commenti in attesa di leggere il testo. “Non vorremmo ritrovarci sorprese, come in altre occasioni”, dice Susanna Camusso.
Il nuovo articolo 18.
Si abbassa la soglia minima dell’indennizzo per il lavoratore licenziato: “L’indennizzo va da 12 a 24 mesi” (nel testo precedente si parlava di 15-27 mensilità ).
Esclusa l’estensione delle tutele dell’articolo alle imprese con meno di 15 dipendenti per quanto riguarda licenziamenti economici e disciplinari.
La nuova riforma, inoltre, prevede “una procedura di conciliazione nella quale si cerca di vedere se c’è una ragionevolezza nel licenziamento e le parti si accordano. E il sindacato avrà  un ruolo”.
Per i nuovi ammortizzatori sociali saranno stanziati 1,8 miliardi.
Tempi e iter.
I tempi saranno brevi (“Il ddl sul mercato del lavoro sarà  trasmesso oggi in Parlamento essendo state raggiunte quelle intese necessarie”) e l’iter, si augura il Professore, spedito: “Ieri durante il vertice ci siamo assicurati della condivisione delle linee del progetto da parte dei leader politici che sostengono il governo e adesso guardiamo con rispetto e con molta speranza all’iter parlamentare che auspichiamo approfondito ma anche spedito”.
Anche perchè il cammino verso la crescita è lungo: “Nessuna singola riforma può dare la svolta, ma l’insieme di quello che abbiamo introdotto in questi mesi è un pacchetto piuttosto importante per rilanciare l’Italia su basi stabili”.
Messaggio alle imprese.
“La flessibilità  in uscita – dice Monti – è stata accresciuta in maniera rilevante garantendo che i giudici del lavoro non entrino troppo in valutazioni che appartengono alla responsabilità  dell’imprenditore e al tempo stesso sono stati tutelati ancora più di oggi i lavoratori oggetto di licenziamenti di tipo discriminatorio”.
Quanto alla flessibilità  in entrata, ha aggiunto il premier, “si è anche cercato di lottare contro forme di precarietà “.
Seduto accanto a Monti, il ministro del Lavoro Elsa Fornero parla di una modifica dell’articolo 18 “equilibrata”:
“Con la riforma il contratto tipico sarà  il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. A vita? dipende: attraverso una modifica equilibrata dell’articolo 18 non blindiamo più quel lavoratore a quel posto di lavoro, non è più suo per sempre”.
Un cambiamento serve, dice il ministro: “L’articolo 18 è stata una grande conquista. Ma il mondo è cambiato e noi dobbiamo andare avanti senza chiuderci e traendo i vantaggi. Anche perchè le economie più fossilizzate hanno il più alto tasso di disoccupazione”.
“Noi speriamo – continua Fornero – che la modalità  tipica sarà  il lavoratore dipendente a tempo indeterminato. Il contratto inizierà  con una fase chiamata apprendistato: c’è una forte enfasi sull’apprendistato sul modello tedesco, una caratteristica del modello tedesco che impiantiamo nel nostro sistema produttivo.
“Se le imprese – dice ancora – ritenevano che l’art. 18 era un alibi per non investire, ora l’alibi è stato tolto. Le imprese non dicano più che non possono investire in italia perchè c’è l’articolo 18. Perchè così finisce per essere scoperto anche il gioco” taglia corto Fornero.
Aggiunge Monti: “Rendiamo tutto più prevedibile e riteniamo che le imprese straniere e italiane apprezzeranno un ambiente di lavoro più prevedibile”. Secca infine la replica al segretario della Uil Luigi Angeletti che aveva auspicato un licenziamento per giusta causa della Fornero: “Saranno gli italiani a valutare se lo merito”.
Novità  in vista anche per la pubblica amministrazione.
Anche per il pubblico impiego ci sarà  una riforma. Fornero osserva che “sarebbe stato per me preferibile che nel ddl ci fosse la delega sul riordino del pubblico impiego, ma il ministro Patroni Griffi ha detto ‘tu hai usato un periodo di dialogo con le parti sociali, io devo avere il mio dialogo con il sindacato”. Per questo “lui ha promesso che avrebbe portato una proposta di delega che sostituisce l’attuale articolo 2” del ddl “che tratta dei rapporti di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione”, dopo aver consultato le parti sociali.
Le reazioni.
“C’è stato un passo avanti importantissimo: c’è il reintegro e l’onere della prova non sarà  a carico del lavoratore” afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, intervistato dal Tg3.
“Il principio del reintegro c’è, l’onere della prova non è a carico del lavoratore e credo che questo possa rispondere all’ansia che si stava diffondendo in milioni di lavoratori”.
Per il leader centrista Pier Ferdinando Casini il governo “ha lavorato bene”. “Sull’articolo 18 – dice il segretario del Pdl, Angelino Alfano – c’è stato un peggioramento rispetto all’intesa precedente, ma abbiamo ottenuto una maggiore flessibilità  in entrata”.
Dure invece le critiche da sinistra. “Il governo conferma la manomissione dell’articolo 18 e toglie il diritto al reintegro certo in caso di licenziamento illegittimo” attacca il leader del Prc Paolo Ferrero.
Anche Sel critica la riforma, definendola “una svolta che ricaccia il nostro paese indietro di 50 anni”.
 I sindacati.
“Abbiamo pareggiato fuori casa – ironizza il leader Uil, Luigi Angeletti – per noi era necessario che si modificasse la norma relativa ai licenziamenti economici perchè, così come era, poteva prestarsi a un uso non corretto da parte delle imprese”.
Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni la soluzione è “ragionevole”. Prudente, invece, la leader della Cgil Susanna Camusso: “Permetteteci – ha detto rivolta ai giornalisti – che ci riserviamo di dire cosa ne pensiamo quando abbiamo un testo”.

(da “La Repubblica“)

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APERTA LA CASSAFORTE DI BELSITO: “AI FIGLI DI BOSSI 200.000 EURO, AL SINDACATO DI ROSI MAURO 300.000 EURO”

Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile

IERI LUNGO INTERROGATORIO DELLE SEGRETARIE DI BOSSI E BELSITO…. TROVATI ULTERIORI RISCONTRI ED “ELEMENTI UTILI ALL’INDAGINE”

Non sarà  stato lo scrigno dei segreti ma, secondo i magistrati napoletani, i documenti che conservava sono «utili all’indagine».
Grazie anche al via libera della Lega Nord, la procura milanese e partenopea, che insieme a quella di Reggio Calabria stanno indagando sulla gestione economica del partito di Bossi, in poche ore hanno ottenuto dal presidente di Montecitorio Gianfranco Fini l’autorizzazione ad aprire la cassaforte del tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, custodita in un ufficio della Camera.
Lo stesso Belsito, ieri, aveva consegnato la chiave agli inquirenti.
Ieri è stato il giorno della ricerca di nuovi riscontri alle accuse e dell’incrocio delle testimonianze.
E dagli atti emergerebbe, secondo indiscrezioni, che Belsito avrebbe prelevato oltre 200mila euro per le spese personale dei figli di Bossi, mentre 200-300mila euro sarebbero state prelevate per le spese del SinPa, il sindacato padano fondato da Rosi Mauro.
Da ieri sera, nelle stanze del palazzo di giustizia di Milano, i magistrati di casa e gli ospiti di Napoli e Reggio Calabria si sono “scambiati” i posti davanti ai testimoni, in particolare alla segretaria di Umberto Bossi, Daniela Cantamessa, e a Nadia Dagrada, dirigente amministrativo e responsabile del settore gadget della Lega.
Figura centrale delle tre inchieste è il tesoriere (da ieri ex) Belsito, accusato, fra l’altro, di riciclaggio, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato. Oggi il suo difensore, l’avvocato Paolo Scovazzi, lo ha definito «tranquillo, anche se è molto giù.
Ma non si dà  per vinto in quanto è molto combattivo».
I magistrati sospettano che Belsito abbia utilizzato il denaro del partito – ottenuto anche con finanziamenti pubblici come i rimborsi elettorali – pure per operazioni che niente hanno a che vedere con gli interessi del Carroccio.
L’attenzione delle procure si sta concentrando su alcune iniziative economiche fatte da Belsito con società  di imprenditori a lui legati e sul trasferimento in Tanzania e a Cipro di fondi della Lega – si parla di sei milioni di euro – nel quale risulta coinvolto un personaggio legato alla ‘ndrangheta.
Si tratta di Romolo Girardelli che oggi, in un’intervista, ha detto di non aver «segreti e di non conoscere gli affari di Belsito».
I magistrati sospettano però che i fondi possano essere stati utilizzati, fra l’altro, per ristrutturare la casa di Bossi a Gemonio e per finanziare la campagna elettorale regionale di suo figlio Renzo; un capitolo riguarderebbe anche la vicepresidente del Senato Rosi Mauro.
Gli interessati hanno smentito: Bossi jr si è detto «sereno».
«Non ho mai preso soldi dalla Lega, nè in campagna elettorale e neppure adesso da consigliere regionale», ha spiegato.
«Anche la mia famiglia – ha aggiunto – di soldi dalla Lega non ne ha mai presi, per esempio deve finire ancora di pagare la ristrutturazione della casa di Gemonio, perchè i lavori sono stati fatti quando papà  era ancora in ospedale» nel 2004.
Renzo Bossi ha anche cercato di difendere Belsito: «Non è che l’amministratore ha sempre fatto quello che voleva, perchè è sempre stato controllato, quindi non ci sono bilanci opachi: c’è un Consiglio Federale che è a conoscenza dei bilanci della Lega, anche di tutti i gruppi parlamentari e regionali».
Categorica Rosi Mauro, la pasionaria: «Le accuse nei miei confronti sono del tutto infondate».
I magistrati, però, vanno avanti e si dicono «fiduciosi».
«Capire il sistema non sarà  agevole – ha spiegato il pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo – anche se confidiamo in risultati rapidi».
I primi potrebbero arrivare dalla cassaforte. Come pare suggerire il procuratore aggiunto di Napoli, Francesco Greco: è stata trovata documentazione contabile, ha detto, «che si presenta utile al prosieguo dell’indagine».

((da “Il SecoloXIX”)

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BOSSI: “DENUNCERO’ CHI HA PAGATO I LAVORI IN CASA MIA”. POI RETTIFICA: “NON ANCORA SALDATI”: LAVORI NON SALDATI DOPO OTTO ANNI ?

Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile

EMERGE QUALCHE CONTRADDIZIONE DEL SENATUR NELLA REAZIONE ALLE ACCUSE… L’INDAGINE CONTINUA SU PIU’ FRONTI

Anche Umberto Bossi si rifugia nella formula “a mia insaputa”, inaugurata dall’ex ministro Pdl Claudio Scajola a proposito dell’acquisto di una bella casa romana: “Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa”, aveva detto all’inizio all’Ansa, al termine della giornata che aveva visto esplodere il caso di Francesco Belsito, il tesoriere della Lega nord indagato da diverse procura per reati che vanno dall’appropriazione indebita al riciclaggio.
E secondo la Procura di Milano, parte dei fondi del partito sarebbero stati spesi per “sostenere i costi” della famiglia Bossi.
“Io non so nulla di questa cose — aveva aggiunto il leader leghista — e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia”.
Da notare che Umberto Bossi è ininterrottamente parlamentare dal lontano 1987, con relativo stipendio.
Circa un’ora dopo, la stessa agenzia Ansa aveva diffuso una versione diversa del Bossi pensiero.
Dove il concetto di “a mia insaputa” scompare, ma in compenso si apre una nuova questione sull’effettivo pagamento della ristrutturazione della dimora di Gemonio, in provincia di Varese.
”Non sono mai stati spesi i soldi della Lega per ristrutturare casa mia”, afferma il segretario leghista come “precisazione del suo pensiero”. “Denuncerò chiunque sostenga il contrario — ha aggiunto — perchè oltretutto non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni e quindi soldi della Lega non sono stati spesi”.
Ma secondo il figlio Renzo, consigliere regionale lombardo, quei lavori furono realizzati “quando papà  era ancora in ospedale”, cioè dopo l’ictus che lo colpì l’11 marzo 2004.
Otto anni fa, dunque, ma Renzo Bossi conferma che ancora non sono stati saldati: “La mia famiglia di soldi dalla Lega non ne ha mai presi, per esempio deve finire ancora di pagare la ristrutturazione della casa di Gemonio, perchè i lavori sono stati fatti quando papà  era ancora in ospedale”.
Intanto le inchieste giudiziarie sul caso Belsito procedono su più fronti (leggi le carte complete di Milano e Reggio Calabria).
Francesco Belsito è indagato anche dalla Procure di Reggio Calabria e di Napoli per riciclaggio.
Nel ramo calabrese dell’inchiesta, emerge lo strettissimo legame di amicizia e di affari tra il tesoriere leghista e Romolo Girardelli, indagato come riciclatore di denaro sporco della cosca di ‘ndrangheta dei De Stefano.

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IL CANDIDATO SINDACO LEGHISTA RIXI E’ SCESO DAL PONTEGGIO MA FA FINTA DI VIVERE TRA LE NUVOLE: “BELSITO, UN CASO SCOPPIATO A OROLOGERIA”.

Aprile 4th, 2012 Riccardo Fucile

AVEVA MINACCIATO DI RITIRARSI SE BELSITO NON SI FOSSE DIMESSO, MA PER CHIEDERE IL RITIRO DI BOSSI E’ MEGLIO PRIMA VEDERE CHI VINCE LA BATTAGLIA INTERNA… BUSSA A QUATTRINI MA HA GIA’ TAPPEZZATO LA CITTA’ COI SUOI MANIFESTI…ORA INVOCA UNA LEGGE CHE CONTROLLI LA GESTIONE DEI FONDI PUBBLICI DEI PARTITI: BENE, AL PRIMO PUNTO FACCIA METTERE “BASTA CON FORAGGIARE I PORTABORSE DI PARTITO”

Mentre aspettava che da via Bellerio arrivassero le attese dimissioni del tesoriere Belsito, “condicio sine qua (forse) non” per il mantenimento della sua candidatura a sindaco di Genova per la Lega e intimi padagni, Edoardo Rixi ha pensato bene di impegnare il suo tempo scalando, uso fotografi, un ponteggio in Galleria Mazzini per protestare contro i lavori in corso in perenne ritardo sui tempi previsti.
Chi pensava (e sperava) che sarebbe rimasto qualche giorno sul ponteggio per invocare i diritti dei pendolari e dei giovani precari che a Genova non trovano lavoro è rimasto deluso.
Dopo la nostra inchiesta che ha dimostrato che lavorava a Milano con contratto a termine e chiamata diretta per conto Lega (diciamo da portaborse), si è trovato un argomento di meno.
Visto che i fotografi li aveva già  chiamati per farsi immortalare vestito da netturbino accanto a un cassonetto della rumenta (per chi si fosse perso lo scoop riportiamo la foto a corredo dell’articolo), ha pensato bene stavolta di riciclarsi da addetto ai ponteggi onde dare sfogo al suo desiderio di scalata politica.
Oggi altra dichiarazione, sintesi del rixi-pensiero: “Di certo l’inchiesta su Belsito non aiuta la mia campagna elettorale ma gli ostacoli si devono superare. L’indagine sulla Lega crea in me imbarazzo, in particolare per chi ci mette la faccia” (la sua in effetti traborda da ogni muro di Genova e in ogni dimensione).
Poi il candidato sindaco del Carroccio dice di essere «pronto ad autofinanziarsi» se la Lega Nord avrà  difficoltà  a finanziare la campagna elettorale a Genova.
Ma come, aveva chiesto, come condizione per candidarsi, che Belsito scucisse una cifra pari agli altri candidati perchè Lui non può sfigurare ( si parla di 200.000 euro) e già  non gli bastano più?
Poi via la rixi-pensiero demagogico: «la scelta della giornata di ieri per far scoppiare il caso Belsito è chiaro ad orologeria, ma in un momento in cui la Lega Nord è da sola contro l’80% dell’arco parlamentare bisogna essere ancora più trasparenti e integerrimi degli altri».
Ben detto, soprattutto occorre non raccontare palle, aggiungiamo noi.
Ieri ci eravamo chiesti perchè Rixi avesse chiesto solo le dimissioni di Belsito e non anche quelle di Bossi, accusato di aver preso soldi da Belsito per scopi familiari.
Rixi ci risponde indirettamente:   «Le dimissioni di Bossi non sta a me chiederle (perchè, aveva forse titolo a chiedere quelle di Belsito? n.d.r.) , ritengo che la sua posizione rispetto a quella di Belsito sia profondamente diversa. Anche il tenore di vita di Bossi è molto inferiore a quello di Belsito».
Allora, se ne deduce, che Rixi conoscesse il tenore di vita di Belsito ma non si fosse mai posto il problema di quella grande disponibilità  di denaro.
Il “rixi-pensierino della notte” conclude la sua discesa dal ponteggio (ma non dalle nuvole su cui finge di stare): “occorre una legge a livello nazionale che controlli la gestione dei soldi all’interno dei partiti».
Ben detto: si potrebbe far inserire subito una norma per la quale sia vietato ai partiti assumere e foraggiare portaborse, sotto qualsivoglia forma e posizione fotogenica.

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BELSITO, LE INTERCETTAZIONI: “EH SI’, MA IO HO I COSTI DELLA FAMIGLIA”

Aprile 4th, 2012 Riccardo Fucile

ECCO I VERBALI:   SPUNTANO FONDI RICICLATI PER RIFORNIRE DI ARMI LE COSCHE… E DI BELSITO I SUOI SOCI DICONO “QUELLO E’ AVIDO, E’ BASTARDO DENTRO”

«Eh sì….ma io ho anche i costi della famiglia», diceva l’ormai ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito a un socio che gli chiedeva conto d’una delle innumerevoli attività  finanziarie.
Quali, per la precisione? «La macchina», comprata per uno dei figli di Umberto Bossi. E poi «case», almeno una decina di viaggi-vacanza. Sempre per i figli del Senatùr oppure, la conferma arriva a tarda sera in ambienti investigativi, per un super-big del partito e un tempo dello Stato intero, Rosy Mauro, ex vicepresidente del Senato.
E soprattutto, una delle principali chicche: denari con ogni probabilità  pubblici impiegati per la ristrutturazione della «villa di Gemonio», appartenente proprio a Umberto Bossi.
Ancora: almeno in un’occasione, soldi destinati alle «spese» della moglie del Senatùr. E un’altra somma, importante, a parere di chi indaga «distratta» dai conti della Lega per foraggiare la campagna elettorale di Renzo Bossi detto “Il Trota”, alle Regionali del 2010, oltre la cifra che in qualche modo gli sarebbe spettata per default.
Eccoli, alcuni degli «esborsi in contante effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega», effettuati con il gruzzolo dei rimborsi elettorali.
Si ricavano dalle intercettazioni telefoniche di tre Procure (Milano, Roma e Napoli). Le quali certificano pure come un altro faccendiere «espressione di Francesco Belsito», avesse partecipato ai maxi-trasferimenti sui famosi conti esteri di Cipro e della Tanzania di somme necessarie alla ‘ndrangheta per comprare armi.
LA FALSA CONTABILITà€ DEL CARROCCIO
La Procura di Milano, sulla gestione disinvolta del tesoro leghista, è lapidaria e spiega che nessuno poteva sapere cosa se ne facesse davvero.
«La nota proveniente dai carabinieridi Roma (i militari indagavano sugli affari dell’azienda energetica Siram, le cui triangolazioni con società  co-gestite da Belsito hanno permesso a tutta la “cricca” di percepire indebiti crediti d’imposta) fornisce elementi inequivocabili circa il fatto che la conduzione della tesoreria del partito politico Lega Nord è avvenuta nella più completa opacità  fin dal 2004. E comunque, per ciò che riguarda Belsito, fin da quando questi ha cominciato a ricoprire l’incarico di tesoriere. Egli ha alimentato la cassa con denaro non contabilizzato e ha effettuato pagamenti e impieghi anch’essi non contabilizzati, o contabilizzati in modo inveritiero. Tra questi impieghi risaltano nelle conversazioni telefoniche «i costi della famiglia», intendendosi per tali gli esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord…tali atti di disposizione, in ipotesi non riconducibili agli interessi del partito e contrari ai suoi vincoli di statuto, hanno carattere appropriativo”.
La Lega, nell’opinione dei pm, ha fornito bilanci inguardabili all’organo che rappresenta tutti, il Parlamento.
«I conti dei partiti — scrive ancora la Procura — devono essere rendicontati in modo molto dettagliato, attraverso la redazione di un documento, del tutto simile al bilancio delle società  commerciali, che ha natura pubblica poichè è indirizzato al Parlamento, viene revisionato da revisori nominati dallo stesso Parlamento ed è pubblicato nella Gazzetta ufficiale».
Il rendiconto della Lega è trasparente?
«E’ inveritiero, posto che non dà  conto della reale natura delle uscite, come della gestione “in nero”(sia in entrata che in uscita) di parte delle risorse affluite alla cassa del partito». E non era solo Belsito, a sapere qualcosa di interessante.
Se è vero che l’ufficio e la casa di Daniela Cantamessa, una delle segretarie di Bossi, sono stati perquisiti, così come la sede del sindacato padano (Sin.pa), l’abitazione milanese di Nadia Dagrada, dirigente amministrativa del Carroccio oltre che responsabile dell’ufficio gadget. Perquisite anche Helga Giordano e Sabrina Dujany.
«QUEI MILIONI USATI PER ARMI DELLE COSCHE»
Se Milano lavora sull’uso del patrimonio leghista (costituito per gran parte con denaro pubblico) per affari privati, Reggio Calabria accende i riflettori sul possibile impiego dei soldi usciti dall’Italia, sospettano che se li godano le cosche.
«Belsito Francesco, Stefano Bonet, Bruno Mafrici, Paolo Scala e Romolo Ghirardelli detto “l’ammiraglio”, trasferivano all’estero, Cipro e Tanzania, somme di denaro di rilevante importo, sicuramente superiori alle operazioni relative a 1,2 milioni di euro e a 4,5 milioni, ovvero compivano complesse operazioni bancarie di «estero vestizione» e «filtrazione» in modo «da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa».
Ma il bello viene dopo, quando si spiega qual era il compito d’un componente della banda, l’ “ammiraglio” Romolo Girardelli di Genova: «Questa condotta era posta in essere, relativamente a Girardelli Romolo, al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso e armata (per avere la immediata disponibilità , per il conseguimento delle finalità  dell’associazione, di armi e materie esplodenti anche occultate, tenute in luogo di deposito o legalmente detenute) denominata ‘ndrangheta. E in particolare della “cosca De Stefano».
Tutto il gruppo, compreso l’uomo che maneggia i milioni della Lega ottenuti dallo Stato, e sui conti delle banche cipriote manda un bel gruzzolo attingendo direttamente dal Carroccio, trama per portare all’estero quei soldi, «di probabile provenienza delittuosa».
E uno dei componenti la gang, il genovese Girardelli già  indagato per associazione mafiosa, contribuiva all’iniziativa per nutrire la ‘ndrangheta. Belsito in che modo conosceva Girardelli? Poteva sospettare qualcosa del fatto che i soldi sarebbero stati usati dai clan per procurarsi mitra e pistole?
«Le intercettazioni — scrivono i magistrati reggini — hanno dimostrato in maniera inequivocabile che Romolo Girardelli va considerato espressione di Francesco Belsito: attraverso il figlio Alex Girardelli, l’ ammiraglio” è risultato essere socio, con Belsito, della EffeBi imobiliare con sede a Genova”.
Ed ecco che la distanza fra la Lega e la ‘ndrangheta si assottiglia parecchio.
«SOLDI DELLA LEGA? IO CREDO PROPRIO DI SàŒ…»
Capita spesso che gli amici di Belsito si chiedano se ha “pescato” dalle casse del partito (ed è notizia delle ultime ore la richiesta dei pm milanesi di perquisire alcuni uffici leghisti della Camera, cui l’ex sottosegretario aveva accesso).
«Ma i soldi sono della Lega?» dice l’imprenditore veneto Stefano Bonet (intestatario del conto nella banca cipriota su cui arrivano gli euro lumbard) a Paolo Scala, suo promotore finanziario di fiducia, in merito proprio ai sei milioni che il tesoriere leghista ha spedito sul deposito africano dell’istituto di credito di Cipro.
«Ma la fonte cos’è? Non è personale, è del gruppo quella», aggiunge Bonet.
E Scala: «Non so cosa sia. Lui (riferendosi a Belsito) mi ha detto che escono da lui». «No – ribatte Bonet – devono essere del gruppo (intendendo la Lega)».
«Ah boh – risponde Scala – io mi sono trovato davanti a un fatto acquisito sull’importo e la circostanza. Perchè l’ultima cosa che voglio è che per fare tra virgolette un piacere a qualcuno, di farti del male, ecco…».
La chiosa allunga ombre sulle garanzie di trasparenza nel “rientro” di quei soldi, fornite dai vertici leghisti.
Perchè chissà  a cosa sono serviti nel frattempo. «Se non ci sono problemi — chiude Scala – rimarranno parcheggiati lì per ics giorni o settimane in attesa di delibere loro. E poi seguiranno la via che devono seguire…».
DENARO NASCOSTO NEL CAPPELLO
Belsito ha sempre dei soldi (il nome in codice usato più volte è «materiale») da gestire. E non si capisce bene da dove arrivino, come li faccia entrare sui conti della Lega, o da lì uscire.
Al punto che per lo scambio si usano cappelli e contenitori per bottiglie.«In effetti — precisano gli investigatori di Reggio Calabria – il 29 dicembre 2011, Caminotto (uomo di fiducia di Stefano Bonet, complice di Belsito in riciclaggio e truffe varie e intestatario del conto cipriota), s’incontrava con Belsito e in quella occasione effettuava la consegna del denaro celandolo all’interno di un cappello e d’una borsa utilizzata per contenere delle bottiglie di vino.
All’incontro era presente anche Paolo Scala il quale, a detta del Caminotto, era particolarmente teso per le modalità  dello scambio.
Aggiungeva Caminotto che Scala si intratteneva con Belsito «Per un bel po’ di tempo». Belsito si prodiga per favorire i suoi compari, ma non certo gratis. «Le indagini — rimarcano da Reggio – avevano evidenziato che il passaggio di una Porsche (nelle disponibilità  di Belsito) era legato al pagamento di un’“intermediazione” svolta dal politico per l’accaparramento da parte della Polare scarl (di cui fa parte la solita cerchia di faccendieri finanziari) di un contratto di consulenza a favore di un’associazione di Comuni».
Lo dipingono così avido, i complici, che una volta è addirittura l’uomo della ‘ndrangheta, Romolo Girardelli, a dire di Belsito: «Quello è bastardo dentro».

Matteo Indice
(da “Il Secolo XIX”)

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IL MITO INFRANTO DEL CERCHIO MAGICO: IL FAMILISMO TRIBALE DI BOSSI

Aprile 4th, 2012 Riccardo Fucile

RICORDANDO LE PAROLE DI LEO LONGANESI: “LA NOSTRA BANDIERA NAZIONALE DOVREBBE RECARE UNA GRANDE SCRITTA: HO FAMIGLIA”

Non doveva essere poi così magico, questo cerchio, se per rompersi basta un pacchettino di assegni versati “per sostenere i costi della famiglia Bossi”.
“Difendiamo, proteggiamo e promuoviamo la famiglia” sparò a tutta pagina la Padania nel dicembre scorso.
Il quotidiano invitava i leghisti a inviare “le foto più belle dei vostri figli e del nucleo famigliare in cui vivete”. In foto si vedeva un giovane Bossi in bicicletta con un Trota piccolissimo, riccioluto e un po’ sgomento sul seggiolino davanti.
Pochissime foto arrivarono in realtà  al giornale, tanto che presto la trepida campagna fu sospesa: segno che già  allora la famiglia del Capo era vista con qualche sospetto.
Pure comprensibile: la stentata maturità , l’elezione facile, e magari la successione del Trota, che “ha il nostro progetto di libertà  nel sangue” l’aveva presentato il suo amico e capogruppo Reguzzoni, tra l’altro genero dell’intramontabile Speroni, che a suo tempo aveva assunto l’altro figlio di Bossi a Strasburgo.
Il maggiore: Riccardone, celebrato corridore di rally sul quotidiano padano, comparso in foto con le modelle alle Maldive nei giorni degli sbarchi a Lampedusa, che a un certo punto s’era messo in testa di andare all’Isola dei famosi.
E infine – che però non è la fine, dovendosi qui ricordare che anche un fratello di
Bossi, grande appassionato di ciclismo, ebbe sia pure per poco il beneficio di un posto d’assistente a Strasburgo…
E comunque per ora ci sarebbe ancora un altro figlio, Roberto Libertà , quello della candeggina, pure lui in odore di politica.
E allora viene in testa quella fatale noticina sul diario di Leo Longanesi (Parliamo dell’Elefante, Longanesi, 1983), in data 26 novembre 1945: “La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia”.
Sì, certo, vale anche per il drappo con la ruota solare o sole delle Alpi che dir si voglia.
E pensare che quando Umberto e la Manuela vollero finalmente regolarizzare la loro unione davanti al sindaco di Milano Formentini, la cerimonia fu messa in vendita su videocassetta per la gioia dei militanti.
Che di lì a poco, in un congresso videro dei bambini giocare sul palco, ed erano sempre Renzo e Roberto: incarnazioni profetiche di un familismo che innestatosi sul ceppo pseudo-etnico e carismatico della Lega non poteva che degenerare in logiche tribali e ora, come si scopre, anche pidocchiose e patrimoniali.
“Figli certi! Certi!” ringhiava il Senatùr nel 2001 contro i candidati del centrosinistra che avevano figli adottivi.
Ah, la sacra famiglia!
Famiglia allargata, oltretutto, fino a comprendere nella sua cerchia figure come Rosi Mauro, sindacalista brindisina e lungochiomata, detta “la badante” per l’occhiuta passione con cui accudisce il leader malato – indimenticabile l’espressione atterrita dinanzi al rigatone che la Polverini gli infilava in bocca – e si è addirittura trasferita a vivere a Gemonio.
Più altri intermittenti privilegiati: oltre al suddetto Reguzzoni, davvero molto rigido nel pensiero e nella parola, va menzionato il senatore Bricolo, molto attento ai Valori cristiani; e poi anche questo Belsito, che francamente lo risulta un po’ meno.
Fino ad arrivare all’assessore lombarda Monica Rizzi, “Monica della Valcamonica”, che ha ceduto il posto al Trota e gli ha fatto largo con sistemi non proprio ortodossi nella giungla leghista di Brescia e della bassa.
Questa bionda Monica, di cui sono stati messi in forse gli studi in psicologia, reca se non altro il merito di riportare a una qualche forma di magia un cerchio invero risultato piuttosto materialistico.
È infatti legata a una vera maga, a sua volta in rapporti con gli extraterrestri, il che non le ha impedito di aprire un’agenzia investigativa intitolata al conte Cagliostro.
E anche questi particolari sono forse da intendersi come la conferma che quando i poteri stanno per crollare, ecco che occultismi, spiritismi e altre diavolerie si prenotano un posto in prima fila.
Su di un piano più razionale il cerchio magico (l’espressione è di Bossi, 1995, però l’attribui al “mago” allora malefico Berlusconi) si spiega forse con il pessimismo, prima di tutto della Manuela, sul futuro della Lega e la salute del suo fondatore.
In altre parole: il meglio è passato, occorre pensare al domani.
Ieri il senatore Torri ha detto, e anche giustamente dal suo punto di vista, che Bossi “ha dato la vita in senso fisico, materiale e morale per la libertà  del Nord”.
Ciò che sta accadendo da qualche tempo ha tutta l’aria di una specie di risarcimento, o auto-risarcimento.
Come sempre succede in questi casi, il confine tra le due entità  è sfuggente, ma decisivo.
E ancora di più quando a stabilirlo sono i carabinieri, la Guardia di Finanza e la magistratura.

Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica“)

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GIRARDELLI, “L’AMMIRAGLIO” DELLA COSCA: “IL SOTTOSEGRETARIO BELSITO MIO SOCIO”

Aprile 4th, 2012 Riccardo Fucile

 L’UOMO VICINO ALLA ‘NDRANGHETA SI SFOGA CONTRO BELSITO IN UNA INTERCETTAZIONE: “SI ABBUFFA E RASCHIA TUTTO”    

C’è un uomo che secondo i magistrati rappresenta l’anello di congiunzione tra il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito e la ‘ndrangheta.
Si chiama Romolo Girardelli, ma per tutti è «l’ammiraglio».
È genovese, ha 53 anni.
Nel 2002 finì sotto inchiesta con Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale «soggetti al vertice della cosca De Stefano di Reggio Calabria».
L’accusa era di associazione a delinquere di stampo mafioso «per aver messo a disposizione del clan le proprie competenze finalizzate – oltre che a fornire supporto logistico alla latitanza di Salvatore Fazzalari, esponente di spicco della ‘ndrangheta calabrese attraverso la messa a disposizione di somme di denaro – alla negoziazione, allo sconto ovvero alla monetizzazione di “strumenti finanziari atipici” di illecita provenienza».
Dunque, un procacciatore d’affari per la criminalità  organizzata.
Proprio il ruolo che svolgeva anche per Belsito, al quale risulta legato da almeno dieci anni.
Era tanto stretto il loro rapporto che alla fine decisero di mettersi in società  e crearono la «Effebiimmobiliare» con sede a Genova, che si occupa di mediazioni nel settore immobiliare e commerciale, ma anche di consulenza e amministrazione di stabili.
Insieme procuravano commesse alle società  dell’imprenditore Stefano Bonet – che oltre ai guadagni otteneva anche i crediti d’imposta – e poi reinvestivano i soldi.
E dunque, come sottolineano i magistrati di Reggio Calabria «l’ufficio genovese della Polare Scart e affidato a Girardelli è stato aperto al fine di sfruttare l’operatività  del gruppo riconducibile a Belsito per accaparrarsi commesse da parte delle più grandi realtà  societarie genovesi, in particolare Fincantieri – del quale Belsito era consigliere di amministrazione – e Grandi Navi Veloci».
I magistrati reggini arrivano al tesoriere leghista indagando sulle attività  di Girardelli ma anche dell’avvocato Bruno Mafrici, calabrese con studio a Milano, che cura la parte legale e i ricorsi amministrativi relativi a questi affari.
E così motivano il provvedimento di perquisizione: «Ampiamente accertata appare la presenza di un gruppo di soggetti, variamente inseriti in contesti imprenditoriali, professionali ed istituzionali – in cui operano Stefano Bonet, Paolo Scala, Francesco Belsito e Bruno Mafrici – dipendenti o collegati alla figura di Girardelli.
Si ritiene sostanzialmente certa l’esistenza e l’operatività  di un gruppo di soggetti protagonisti di un complesso sistema di “esterovestizione” e di “filtrazione”, e quindi di riciclaggio o reimpiego, di capitali di provenienza illecita, almeno in parte verosimilmente riconducibili alle attività  criminali poste in essere dalla cosca De Stefano a cui il Girardelli risulta collegato sulla base di pregressi accertamenti».
Per evidenziare il legame tra Girardelli e Belsito gli inquirenti allegano il brogliaccio di un’intercettazione telefonica del 10 settembre scorso tra lo stesso Girardelli e una donna durante la quale lui racconta le proprie mansioni nell’impresa di Bonet: «Girardelli dice che è stato assunto da quel gruppo di San Donà  del Piave che gli hanno fatto un contratto come manager perchè gli ha portato due risultati che non si aspettavano e hanno aperto uno “sportello” a Genova nei suoi uffici e lo hanno nominato reggente…
La donna chiede se è stata una cosa improvvisa, lui dice che è stata una promozione per il risultato ottenuto anche perchè lui non voleva essere contrattualizzato ma gli hanno fatto un contratto importante e poi ha avuto dei risultati importanti… poi fa un accenno al suo socio che è il sottosegretario» (Belsito ha ricoperto l’incarico dal febbraio 2010 al novembre 2011).
Fino all’autunno scorso i rapporti tra Belsito e Girardelli appaiono idilliaci.
I due si parlano spesso al telefono, pianificano gli incontri per ottenere i lavori.
Ma alla fine dell’anno c’è uno scontro violento.
Al centro della disputa proprio le elargizioni che sarebbero arrivate da Bonet, che i due chiamano «lo shampato», e dall’avvocato Mafrici.
Accade il 23 dicembre scorso.
E così è raccontato nel brogliaccio: «Litigano al telefono e si insultano reciprocamente con particolare riferimento alle scorrettezze sul piano del lavoro. Girardelli gli esterna la sua rabbia per il comportamento tenuto da Belsito in questi dieci anni di collaborazione … l’avvocato ti ha regalato gli orologi e non me ne hai dato neanche mezzo a me e i soldi che ti sei pigliato da shampato … se vuoi te li faccio vedere i numeri e poi ti faccio vedere pure le quote del Sol Levante».
Il riferimento è allo «stabilimento balneare più bello della Liguria» che il tesoriere della Lega risulta aver preso in gestione grazie al denaro ricevuto da Bonet.
È scritto ancora nel brogliaccio della telefonata: «Belsito nega di aver preso gli orologi da Bruno e i soldi da shampato mentre sulle quote del Sol Levante dice che è roba sua… i finanziamenti li fa a nome suo. Belsito minaccia Girardelli e gli dice che gliela farà  vedere lui».
Al termine della telefonata Belsito sembra però essersi calmato e gli spiega che «hai preso un abbaglio».
In realtà  in una telefonata del giorno dopo con un amico comune è proprio Girardelli a scagliarsi contro Belsito dicendo che «adesso farà  fare tabula rasa, senza pietà , userà  tutti i suoi mezzi e le sue conoscenze».
I due, annotano gli investigatori «sono concordi nel dire che Belsito è bastardo dentro» e poi Girardelli aggiunge: «Lui si è abbuffato, perchè si vede che sente il fiato corto e allora ha detto raschio più che posso… a un certo punto si dovrà  rendere conto di quello che fa, cioè bisognerà  stringerlo un attimino e dirgli: senti amico… bisognerà  distruggerlo su tutti i fronti e poi andare all’attacco, prendere shampato e dirgli cosa ha messo nel piatto… una volta che shampato lo molla, lui rimane con una mano nel culo… bisognerà  distruggerlo».
Un mese dopo, il 23 gennaio scorso, «Bonet parla al telefono con Girardelli e gli chiede notizie di Belsito. Girardelli gli fa presente che ha subito duri attacchi all’interno del movimento, tanto da rischiare una possibile rimozione dall’incarico e un successivo commissariamento della gestione amministrativa del partito».

Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera”)

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CASO BELSITO: PERQUISIZIONE A CHIAVARI NELL’ABITAZIONE DI SABRINA DUJANY, TITOLARE DI UNA SOCIETA’ DI CONSULENZE

Aprile 4th, 2012 Riccardo Fucile

ESPONENTE DELLA LEGA, CANDIDATA ALLA SEGRETERIA PROV. DEL CARROCCIO, E’ MOLTO LEGATA ALL’EX TESORIERE….NELLA FOTO UN BRINDISI NELLA SEDE DELLA LEGA A CHIAVARI CON BELSITO, LA DUJANY E RIXI (PRIMA CHE SI SCANDALIZZASSE DELLA COMPAGNIA DI BELSITO)

Una militante della Lega Nord chiavarese, Sabrina Dujany, nominata nel 2010 responsabile dell’Ufficio sportello per le imprese a Milano, molto vicina a Belsito, risulta coinvolta nell’inchiesta delle procure di Milano, Reggio Calabria e Napoli, assieme al tesoriere (ed ex responsabile del partito per il Levante ligure) Francesco Belsito.
Da tre giorni sono presenti a Chiavari agenti della polizia tributaria campana incaricati dai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio, della sezione reati contro la pubblica amministrazione coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco.
L’inchiesta della procura campana prende spunto da una informativa dei carabinieri del nucleo operativo ecologico che porta la data del 30 marzo scorso ed è relativa a «operazioni economiche riconducibili ad attività  di riciclaggio poste in essere da Stefano Bonet», un imprenditore veneto ritenuto elemento centrale della indagine. Nelle carte, gli inquirenti spiegano che l’obiettivo è quello di accertare se le somme movimentate da Belsito (privatamente o in qualità  di tesoriere della Lega Nord) siano di provenienza lecita e riguardino rimborsi elettorali o finanziamenti di privati al partito, oppure illecita.
L’attività  dei finanzieri a Chiavari è coperta da un rigidissimo riserbo e perquisizioni, sequestri e perfino acquisizione di atti utili alle indagini sono state smentite dai rappresentanti della Lega Nord.
Ieri è però trapelato che gli inquirenti campani hanno emesso un decreto di perquisizione dell’abitazione di Sabrina Dujany.
L’appartamento si trova in via dei Gandolfo 4, ovvero dove risulta avere sede l’azienda della stessa quarantaseienne, la “Athena Consultation” sas.
Si tratta di una società  che fornisce «consulenze e servizi amministrativi nel campo della formazione, della qualità , della sicurezza, dell’informatica, dell’ambiente e delle tecniche finanziarie».
Un altro ufficio è rintracciabile in via Battisti 15 a Lavagna, ma questi locali non sono citati nelle carte della Procura campana.
Non è escluso che nelle prossime ore Sabrina Dujany possa essere sentita dagli stessi pm di Napoli, alla presenza di un avvocato difensore.
Contemporaneamente, prosegue il lavoro degli uomini della polizia tributaria. D’altronde, è logico che l’attenzione delle Fiamme gialle e degli inquirenti si sia spinta fino al levante genovese. Francesco Belsito è stato commissario provinciale del Tigullio dal 2010 al marzo scorso.
Secondo voci non confermate, Belsito avrebbe recentemente manifestato interesse nell’acquisizione di quote di capitale di un noto locale notturno della Riviera di Levante (acquisto del 50% della discoteca Sol Levante n.d.r.) e manterrebbe solidi legami con esponenti politici e imprenditori del Tigullio, tra cui figura pure la consulente aziendale Dujany.
Naturale, allora, che gli inquirenti napoletani, ma anche quelli di Reggio Calabria e Milano, si chiedano adesso se documenti interessanti ai fini investigativi, magari utili a rintracciare e “tracciare” il tesoro padano e gli affari di Belsito possano essere custoditi proprio a Chiavari o nel Tigullio.
E gli stessi investigatori non possono nemmeno escludere che qualche carta o prova o indizio possa essere stata custodita da esponenti della Lega Nord.
Tanto è vero che nelle ultime ore sono state perquisite le abitazioni e gli uffici di Nadia Dagrada, una dirigente amministrativa del partito e responsabile dell’ufficio gadget, di Helga Giordano, ex assessore comunale a Sedriano (Milano), e, appunto, Sabrina Dujany.

(da “Il Secolo XIX“)

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BOSSI COME SCAJOLA: GLI HANNO RISTRUTTURATO LA CASA DI GEMONIO A SUA INSAPUTA

Aprile 3rd, 2012 Riccardo Fucile

“DENUNCERO’ CHI HA USATO I SOLDI DELLA LEGA A MIA INSAPUTA PER SISTEMARE LA MIA CASA”… “VOGLIONO COLPIRE LA LEGA E QUINDI COLPISCONO ME”…”HO CHIESTO IO A BELSITO DI DIMETTERSI”

“Sono stato io a chiedere a Belsito si dimettersi, per fare chiarezza. E lui si è dimesso».
Umberto Bossi a tarda sera lascia la sede federale della Lega Nord, dove si trovava dalle 12, dopo le perquisizioni della mattinata, ordinate nell’ambito dell’inchiesta in cui è indagato l’ormai ex tesoriere Francesco Belsito, per appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato per la gestione dei rimborsi elettorali del movimento.
Il leader della Lega Nord ha lasciato la sede di via Bellerio dal cancello posteriore, a bordo della sua auto, senza fare dichiarazioni ai giornalisti.
Ma risponde al telefono all’Ansa: «Vogliono colpire la Lega e quindi colpiscono me, mi sembra che sia iniziata la prossima campagna elettorale».
«Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. Io non so nulla di questa cose – ha aggiunto il leader leghista – e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia».
Questo perchè ci sarebbe anche la ristrutturazione della casa di Umberto Bossi a Gemonio tra i capitoli di spesa sostenuti da Francesco Belsito con le somme ricevute per i rimborsi elettorali del partito.
È quanto avrebbero certificato i carabinieri del Noe nella relazione alla base delle indagini condotte dalla procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, nei confronti tra gli altri del tesoriere del Carroccio.
Umberto Bossi ha chiuso la sua giornata più amara della Lega Nord culminata con le dimissioni del controverso tesoriere.
Bossi è arrivato nel quartier generale del partito un’ora e mezza dopo la fine della perquisizione.
Il segretario federale del Carroccio è rimasto chiuso nel «fortino» di via Bellerio per dieci ore. Con lui, il coordinatore delle segreterie nazionali, Roberto Calderoli, il governatore del Piemonte, Roberto Cota, il vice presidente della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, e l’ex ministro Roberto Castelli, che fa parte del comitato amministrativo, di recente nominato per il controllo dei conti.
Chi ha parlato con lui nel primo pomeriggio ha descritto il leader leghista come un uomo «amareggiato dall’attacco personale e alla famiglia».
Mollo tutto e mi dimetto, avrebbe detto ai suoi i Senatùr, mentre arrivavano le notizie che i soldi del partito sarebbero stati utilizzati per coprire le spese della sua famiglia.
Le accuse più dure da digerire: l’uso dei fondi per la campagna elettorale che ha portato il figlio Renzo in Consiglio regionale lombardo e per la ristrutturazione della villa di famiglia, a Gemonio.

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