Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
“ATTO GRAVISSIMO NEI CONFRONTI DI PRODI, QUESTO E’ TROPPO”…DOMANI IL PD VOTERA’ SCHEDA BIANCA, POI SCELTA CONDIVISA CON ALTRI PARTITI
Pierluigi Bersani lascia. «Non posso accettare il gesto gravissimo compiuto nei confronti di Prodi – dice il segretario ai grandi elettori del Pd in assemblea al termine di una delle giornate più nere della storia del partito – Le mie dimissioni saranno operative un minuto dopo l’elezione del presidente della Repubblica».
Il partito è andato in pezzi sulla bocciatura di Romano Prodi al quarto voto per il Colle.
Il Professore si è ritirato dalla corsa accusando la dirigenza del partito: «Chi mi ha portato fin qui si assuma le proprie responsabilità ».
«Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo, ex presidente del Consiglio, inviato in Mali, e l’abbiamo messo in queste condizioni. Io non posso accettarlo. Io non posso accettare il gesto gravissimo. Questo è troppo», ha detto Bersani.
“L’assemblea è fatta di dirigenti che oggi hanno preferito l’ovazione e l’unanimità , poi uno su quattro di noi qui ha tradito. Ci sono state in alcuni pulsioni a distruggere senza rimedio. Spero che la mia decisione serva ad arrivare ad un’assunzione di responsabilità », ha concluso Bersani prima di lasciare l’assemblea.
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
I CENTO FRANCHI TIRATORI PD OGGI HANNO VOTATO PER RIMETTERE IN GIOCO IL GOVERNISSIMO TANTO CARO AL CAVALIERE MENTRE GRILLO HA IL COMPITO DI TENERE BLOCCATI I SUOI… SE IL PD APPOGGIA LA CANCELLIERI PERDE SEL E TRADISCE LA BASE, SE APPOGGIA RODOTA’ PERDE MONTI E L’ALA MODERATA.. IN ENTRAMBI I CASI PERDE LE ELEZIONI
“Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi
della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni”.
Così Romano Prodi prende atto della mancata convergenza sul suo nome nella corsa al Quirinale.
Ma non finisce qua, pochi minuti e arrivano le dimissioni della Bindi: “Il 10 aprile ho consegnato a Pierluigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre”.
Continua la Bindi: “Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi- aggiunge- nè consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle istituzioni e del paese”.
Ultimo colpo di scena tra pochi minuti. Bersani al Capranica annuncerà le proprie dimissioni da segretario.
Ormai la scena del ring interno al Pd è questa: Grillo sale sul ring e tiene da tempo bloccato Bersani, arriva Renzi e lo riempie di botte, poi passano D’Alema, Fioroni, giovani turchi e altri “democrat”e gli assestano due sberle.
Chi ha un mandato preciso, chi un disegno personale ambizioso, chi piccole vendette personali da saldare, tutto è funzionale a un esito finale: sfasciare il Pd e salvare Berlusconi.
Diffidate da chi si dichiara più anti-berlusconiano di altri e da chi per primo accusa gli altri di essere franchi tiratori: da consumati attori sanno mentire meglio di altri e rendere più credibili le proprie bugie.
Domanda: chi aveva interesse a far mancare 100 voti a Prodi?
Intanto chi può controllarne 100.
D’Alema non ne controlla neanche la metà , Renzi con le ultime aggregazioni era arrivato a 95, gli ex Dc ci possono arrivare, gli altri contano poche decine a testa, il grosso è con Bersani.
E’ anche possibile che l’operazione sia stata avallata da due gruppi con interessi convergenti nel contingente.
Domanda: perchè affossare ieri Marini, nome da “governissimo”, e oggi Prodi, nome da chiusura al governissimo?
C’è la convergenza tra un fine politico e uno personale.
Nel Pd c’è chi vuole l’accordo con il Pdl e chi no.
I primi sono stati spiazzati dalla rivolta della base, i secondi dalla convergenza tra chi invece vuole un governo di larghe intese e chi ha come unico fine semplicemente quello di far fuori Bersani e prendere il suo posto.
In questo quadro Grillo ha il compito di tenere “congelati” i suoi parlamentari, attaccare solo il Pd e di fatto favorire il Pdl.
Ogni volta che Berlusconi appare alle corde, ecco che arrivano i “rianimatori associati”, chi applica il respiratore e chi distrae l’arbitro alllo scopo di prendere tempo.
Domanda: perchè il Pd non vota Rodotà ?
Perchè votare un candidato proposto da Grillo senza che i Cinquestelle si impegnino a votare la fiducia a un futuro governo sarebbe un suicidio politico.
E quanti franchi tiratori ci sarebbero nel Pd pronti a impallinare anche Rodotà ?
Conclusione: chi aveva il compito di resuscitare i morti c’è riuscito.
Forse non tutti si sono ancora accorti di chi ha tirato le file.
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
PDL E LEGA NON PARTECIPANO AL VOTO… PRODI AVREBBE DOVUTO CONTARE SU 500 VOTI, LO HANNO TRADITO IN 105
Ennesimo nulla di fatto alla Camera anche nella quarta votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Pdl e Lega non hanno partecipato al voto, chi l’ha fatto ha preferito impallinare anche il nuovo candidato del Centrosinistra, dopo aver fatto fuori il giorno prima Marini.
Prodi avrebbe dovuto sulla carta contare su 500 voti, a soli 4 dal traguardo dei 504 richiesti per l’elezione.
Ne ha ottenuti solo 395, ben 105 in meno.
Rodotà ne ha avuti 213, 50 in più del previsto.
La Cancellieri è arrivata a 78, una decina in più.
Da rilevare che stamane all’assemblea dei parlamentari di centrosinistra, tutti all’unanimità avevano approvato la candidatura di Prodi.
Il che non depone a favore della compattezza dei gruppi del Pd e di Sel.
I giochi continuano mentre il Paese arranca.
Domani si replica alle 10
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
DALLA QUARTA VOTAZIONE DI QUESTO POMERIGGIO SUFFICIENTE LA META’ PIU’ UNO DEI CONSENSI… SITUAZIONE BLOCCATA E IN MANO A EVENTUALI DISSIDENTI DEI VARI GRUPPI
Dalla quarta votazione servono almeno 504 voti per essere eletti presidente della Repubblica. 
I candidati che si potrebbero scontrare oggi pomeriggio sono tre: Romano Prodi, Stefano Rodotà e Anna maria Cancellieri.
A un’ora dall’inizio della quarta votazione, cioè la prima nella quale basta la maggioranza assoluta e non più i due terzi dei voti, al netto di franchi tiratori ed assenze sulla carta Prodi godrebbe dell’appoggio di tutto il centrosinistra che, comprendendo anche Grandi elettori, socialisti, Svp, centro democratico e altri, potrebbe arrivare a 500 voti (472 parlamentari e 28 rappresentanti delle regioni), cioè vicinissimo al quorum.
La Cancellieri, ove appoggiata da tutto il centrodestra e i centristi di Monti e Fratelli d’Italia, arriverebbe a 342 voti.
Rodotà invece – sempre sulla carta – raccoglierebbe solo i voti di M5S, cioè 163.
Il totale di questi voti è di 1005.
Mancano i due senatori a vita Carlo Azeglio Ciampi e Giulio Andreotti che non dovrebbero votare per motivi di salute.
Beppe Grillo ha sottolineato che «nessuno nel Movimento si è mai sognato di votare per Prodi, il solo nostro candidato è il professor Rodotà ».
Per il M5S la prima scelta continua dunque ad essere formalmente Stefano Rodotà .
I due capigruppo, Vito Crimi e Roberta Lombardi, si sono recati a metà mattina a casa del giurista, ufficialmente «solo per fargli un saluto».
E al termine del faccia a faccia hanno ribadito la linea: «Rodotà conferma la sua disponibilità e non farà nessun passo indietro, nemmeno alla quarta votazione».
Il voto è però segreto e nell’urna, già al prossimo giro – l’esito della terza votazione sarà invece uno scontato nulla di fatto – , potrebbero finire consensi per Prodi di provenienza grillina.
Berlusconi ha convocato all’ora di pranzo lo stato maggiore del Pdl a Palazzo Grazioli per definire la strategia da tenere in occasione della quarta votazione.
Non viene esclusa la possibilità di un’uscita dall’aula in segno di protesta.
Alle 15, in concomitanza con la quarta votazione, potrebbe essere anche promossa una contestazione in piazza Montecitorio: Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha già iniziato a convocare via Twitter i propri militanti.
Nel Pd si parla di qualche malumore tra i dalemiani: da quella parte potrebbe mancare qualche voto.
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
COINVOLTI TUTTI I PARTITI, SI SALVANO SOLO SETTE CONSIGLIERI…UN LEGHISTA SI E’ COMPRATO IL GIOGO PER LA MUCCA…SI VA DALLE BORSE DI VOUITTON ED HERMES AI GIOIELLI DI CARTIER FINO AI BUONI BENZINA PER PARTECIPARE ALLE MANIFESTAZIONI NO TAV
Le briglie per il cavallo (che poi sarebbero collari per mucche acquistati da un leghista) le borse di Vouitton ed Hermes, i gioielli di Cartier ma anche i buoni benzina dopo i viaggi in auto per raggiungere le manifestazioni No Tav: l’inchiesta sulle spese pazze dei consiglieri regionali porta in Piemonte 52 avvisi di garanzia.
Le accuse sono di peculato, finanziamento illecito e in un caso truffa. Gli uomini della Guardia di finanza stanno notificando in queste ore gli inviti a comparire a tutti i politici del consiglio regionale tranne sette.
Secondo le prime indiscrezioni i “salvati” sarebbero Gianna Pentenero, Gianni Oliva, Elio Rostagno, Roberto Placido e Mauro Laus del Pd, Claudio Sacchetto della Lega, Sara Franchino dei Pensionati con Cota.
Sono invece sicuramente indagati il presidente della giunta regionale Roberto Cota, il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo del Pdl e i due politici del Pd da poco sbarcati in Parlamento Stefano Lepri e Mino Taricco.
Cota ammette: “Mi sono già recato spontaneamente dai pubblici ministeri per chiarire la mia posizione”.
Anche ai grillini Davide Bono e Fabrizio Biolè (uscito in polemica dal M5S ed entrato ora nel gruppo misto) è contestato il peculato per aver utilizzato i buoni benzina della Regione per raggiungere i luoghi delle manifestazioni No Tav in Valsusa.
Tra le curiosità vi è anche la contestazione delle spese legali per il ricorso al Tar di Pdl e Lega contro Mercedes Bresso, la battaglia legale che prosegue ininterrottamente dalla data delle elezioni regionali.
E i cinquecento euro per partecipare al primo congresso provinciale del Pdl che gli appartenenti al gruppo hanno messo in nota spese anzichè pagarlo di tasca propria.
Dalle ostriche ai regali di nozze
L’ammontare complessivo dei rimborsi contestati si aggira intorno al milione di euro. A quanto pare non dovrebbero esserci caso eclatanti come quelli emersi in Lazio con il caso Fiorito che hanno portato alle dimissioni di Renata Polverini e tuttavia l’ampiezza dell’inchiesta rivela uno scenario di malcostume diffuso e trasversale con cui il governo politico piemontese dovrà fare i conti.
L’indagine, iniziata a settembre con i sequestri di documenti e bilanci, prosegue ora con interrogatori a tappeto di tutti gli indagati che saranno sentiti in procura a partire dal 6 maggio dai pubblici ministeri che coordinano le indagini: Andrea Beconi, il procuratore aggiunto del pool dei reati contro la pubblica amministrazione, e i sostituti Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi.
I finanzieri hanno notificato gli avvisi di garanzia ai politici piemontesi nelle sedi dei gruppi tranne a coloro che oggi sono a Roma per eleggere il presidente della Repubblica.
Oltre ai parlamentari partecipano alla votazione in rappresentanza della Regione, Luca Pedrale (Pdl), Roberto Cota (Lega) e Wilmer Ronzani (Pd).
Il procuratore capo Giancarlo Caselli sottolinea: “Vi sono differenze anche rilevanti tra le varie posizioni individuali, sia per la causale dei rimborsi, sia per l’ammontare complessivo. Solo lo sviluppo e la conclusione dell’inchiesta potranno consentire una precisa e completa definizione di tali posizioni”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
VOCI SU UN RITIRO DI RODOTA’ PER FAVORIRE UN ACCORDO PD-CINQUESTELLE: CI STA LAVORANDO VENDOLA…TRA I GRILLINI NON C’E’ UNITA’ DI VEDUTE
Mentre nell’Aula della Camera si procede con la terza (inutile) votazione, il Pdl insorge. 
«Quella di Prodi è una scelta che divide. Il contrario di quello che serve all’Italia», dichiara il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri.
Maurizio Gasparri offre poi una chiara indicazione di voto: «Ieri c’è stato un incontro tra Scelta civica e Pdl e ci è stato proposto di convergere sulla Cancellieri . E’ una valutazione che faremo più tardi ma l’ipotesi ci interessa anche per il futuro, per aprire un dialogo con un’area alternativa alla sinistra».
Poco dopo la conferenza stampa del premier Mario Monti per Scelta civica: «Puntiamo su Anna Maria Cancellieri. Non è una candidatura contro nessuno, tantomeno contro Prodi, anzi è un segno importante per la pacificazione politica dell’Italia»
Il Pd pare si sia ricompattato dopo le tensioni delle ultime ore.
Bersani sceglie di andare alla quarta votazione e con Prodi serra le fila del partito: «Il disordine che abbiamo pubblicamente mostrato, deve essere ricomposto», ha detto il segretario all’assemblea di questa mattina.
La scelta di Prodi convince anche i renziani, che nelle ultime ore avevano tentato di far crescere consensi attorno alla candidatura di Chiamparino.
Adesso resta da vedere come si comporterà il Movimento 5 Stelle.
Il nome del Professore era uscito nella rosa dei dieci delle Quirinarie.
In un’intervista a Fanpage.it il capogruppo dei “5 Stelle” alla Camera Roberta Lombardi aveva concesso ieri sera una timida apertura: «Il nome di Romano Prodi per il Quirinale «già che rientra nella rosa di nomi votati dal nostro elettorato alle Quirinarie sarebbe una gran cosa». «Anche se noi siamo compatti sul nome di Stefano Rodotà , perchè i nostri elettori ci hanno dato una precisa indicazione».
Ma altri deputati chiudono: «Non basterà la conversione sulla via di Capranica a farci cambiare idea». La linea insomma per ora resta quella di continuare a votare Rodotà .
Fino a quando? Non dimentichiamo il rapporto stretto tra Casaleggio e Prodi…
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO UFFICIALE DEL PD ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA SI TROVA IN MALI COME INVIATO DELL’ONU…DA PARISI A ZAMPA, UN FINE LAVORO DI TESSITURA POLITICA HA COSTRUITO IL CONSENSO ATTORNO AL SUO NOME
Ci è arrivato a modo suo.
Romano Prodi è diventato il candidato ufficiale di tutto il centrosinistra e il probabile dodicesimo Presidente della Repubblica, senza muoversi: in queste ore è ancora in Mali per una missione Onu, mentre nelle ultime settimane non ha fatto una sola telefonata di auto-raccomandazione.
Si è fatto candidare da Bersani e quando il leader del Pd lo ha chiamato questa mattina, non ha potuto che pronunciare il fatidico sì, «Pier Luigi ti ringrazio…».
Prodi è fatto così: orgoglioso e cattolico che ha introiettato il fatalismo della Provvidenza, il Professore non ha brigato, anche se ovviamente ha lasciato che i suoi amici agissero.
Anzitutto Arturo Parisi, tessitore dietro le quinte.
Ma anche la portavoce (e parlamentare del Pd) Sandra Zampa, protagonista due notti fa di un intervento molto forte alla assemblea dei parlamentari del centrosinistra, che ha commosso diversi presenti, ha lasciato il segno.
E ancora Sandro Gozi, l’unico parlamentare prodiano (assieme alla Zampa) presente in Parlamento e Giulio Santagata, il braccio destro a palazzo Chigi, che pur non essendo più deputato, ieri mattina era ricomparso a Montecitorio.
Per raggiungere il fatidico quorum di 504 grandi elettori, oltre alla compattezza dei gruppi Pd, Sel, Psi e del drappello di Bruno Tabacci, sarà necessaria verificare la tenuta del Cinque Stelle, dopo le prime, incoraggianti dichiarazioni.
E Mario Monti? Potrà sottrarre i voti di Scelta civica a Prodi, visto il legame che unisce i due dopo la stagione vissuta assieme nella Commissione europea?
Franchi tiratori potrebbero manifestarsi tra i grandi elettori Pd, ma non in misura rilevente, come dimostra la liberatoria standing ovation che ha accompagnato l’annuncio di Bersani della candidatura di Prodi all’assembea del Capranica.
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
“NON SONO RIUSCITO A FAR PASSARE LA DISTINZIONE TRA ISTITUZIONI E POLITICA”
«Alla prova dei fatti, più che i parlamentari, è la nostra base che mi ha mandato a quel paese». Pier
Luigi Bersani è tramortito per l’esito disastroso del voto su Franco Marini.
Stanco, sfiduciato, non vuole farsi vedere così.
Per questo è un fantasma nel Transatlantico affollato da mille grandi elettori e centinaia di giornalisti.
Nessuno lo vede, protetto dai commessi che gli suggeriscono i corridoi laterali per rifugiarsi nella sua stanza al primo piano, alle spalle dell’aula.
Solo i fotografi lo immortalano sorridente nell’emiciclo mentre vota e abbraccia Angelino Alfano.
I nemici per un giorno sono più affidabili degli amici. Eppure c’è ancora da gestire un esercito di grandi elettori completamente fuori controllo, che rischiano di non tenere nemmeno sul nome del fondatore dell’Ulivo Romano Prodi.
Non c’è il tempo per riflettere sulla propria parabola personale, sulla voglia di gettare la spugna.
Ma a un certo punto, nel “bunker” di Montecitorio, 53 giorni dopo la sconfitta elettorale, Bersani prende fiato e confida: «Un minuto dopo l’elezione del presidente della Repubblica, mi ritiro dalla corsa per Palazzo Chigi».
Tradito persino dagli eletti emiliani, dalla sua terra, dalle radici. I suoi, mica i renziani, hanno bocciato Marini.
Alla luce del sole, bombardando le mail di Vasco Errani e Maurizio Migliavacca con lettere di fuoco, minacciando dimissioni in massa dei segretari di circolo.
Il segretario regionale Stefano Bonaccini ha preso atto e comunicato con Roma: «Non reggiamo, Pierluigi. Fermati».
Bersani non rinuncia ma deve chinare il capo. «Non sono riuscito a far passare la distinzione tra le istituzioni e la politica, il governo. L’intesa con Berlusconi, i nostri non la vogliono neanche sulla presidenza della Repubblica ».
È così, non ci si può fare niente. Cede l’Emilia rossa, la cassaforte dei voti del Pci, dove il partito indicava la rotta e le masse seguivano.
«Vedo con i miei occhi che la gente, persino quella che conosco meglio, non lo tiene un accordo con Berlusconi. E non guarda al Quirinale o al governo. Hanno dato uno schiaffo a me e alla larga condivisione».
Bersani spiega che «la crisi politica e quella economica sono profondissime e stanno travolgendo tutte le regole. È un fatto nuovo, ci dobbiamo fare i conti. Non era mai successo nella storia. E in una situazione politica frantumata, è toccata a noi la responsabilità di trovare una strada».
Con il fallimento di Marini sulle spalle, al segretario spetta ora il compito di cercare un altro nome. E la preoccupazione si raddoppia. Non può più sbagliare. Ma gruppi e gruppetti del Pd si muovono in ordine sparso, sulle ipotesi più strampalate.
Dalla mattina alla sera, Bersani è in riunione permanente con i capigruppo Luigi Zanda e Roberto Speranza, Enrico Letta, Errani, Migliavacca, Miro Fiammenghi. Lontano dai suoi parlamentari, lontano dalle voci maligne, lontano dalla fedele scudiera Alessandra Moretti che già dalla sera prima lo ha abbandonato al suo destino, votando per Rodotà .
Il segretario non sente le battute al veleno, ma percepisce il clima d’assedio. E il desiderio crescente di cambiare il timoniere.
Marianna Madia, senza nascondersi, ha annunciato: «Marini non lo voto». Volto angelico, capelli biondi, la giovane deputata è la compagna di Mario Gianani, il produttore della serie tv In Treatment che in ogni puntata racconta una seduta di psicanalisi.
«Presto Bersani diventerà un paziente di Sergio Castellito», dice con sorriso affilato riferendosi all’attore che interpreta il terapeuta. Bersani è solo, a parte il circolo dei fedelissimi.
Matteo Orfini tratta con Vendola per il futuro del Pd, Matteo Renzi piomba a Roma e riunisce i fedelissimi.
Nel frattempo è diventato leader di due partiti, il Pd e Scelta civica.
In effetti, hanno molto in comune: sono entrambi allo sbando.
I dalemiani si muovono con passi felpati e comunque in piena autonomia usando i loro contatti a tutto campo. Orfini si precipita a parlare con Franceschini e gli propone lo scambio: Boldrini al Quirinale e la poltrona della Camera a un ex popolare.
Il premio di consolazione dopo il killeraggio contro Marini.
Tutto passa sopra la testa di Bersani. Che resta chiuso nella sua stanza.
Telefona a D’Alema, a Veltroni, ai “turchi”, a Fioroni, certo. Non a Renzi, con cui fa da ponte Letta.
Sente, ascolta, scruta e si rende conto della difficoltà di reggere un accordo su qualsiasi nome.
Perchè da ieri ognuno segue la sua traiettoria e cerca di salvarsi dal disastro.
C’è la batosta e la necessità di agire. La barca distrutta, che fa acqua da tutte le parti e l’obbligo di condurla in porto.
Sentimenti contrastanti. «Tante volte in questi giorni ho detto che ne avevo viste di peggio. Non è vero. Questa è la peggiore di tutte », ammette Bersani.
Eppoi sorride.
Per un attimo.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica“)
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Aprile 19th, 2013 Riccardo Fucile
INCAPACI DI GARANTIRE SICUREZZA E GIUSTIZIA, LE AUTORITA’ INDIANE PRETENDONO POI DI GIUDICARE I NOSTRI MARO’
Una bambina di cinque anni è in fin di vita dopo essere stata brutalmente violentata e mutilata a New Delhi.
Lo riferiscono oggi le televisioni indiane.
Ieri nello stato dell’Uttar Pradesh, un’altra bimba di sei anni era stata trovata morta in una discarica con segni di strangolamento e di sospetto stupro.
La piccola era stata rapita dalla sua casa di Gandhi Nagar, nel sud est della capitale alcuni giorni fa. E’ stata trovata solo oggi con i genitali mutilati e diverse ferite sul corpo.
Si trova in sala di rianimazione in gravissime condizioni. I medici hanno riferito che ha riportato profonde lesioni interne per essere stata violentata con una spranga e che l’asportazione delle parti intime ha causato una grave infezione.
I genitori, che provengono da una famiglia molto povera, hanno accusato la polizia di inerzia per non aver agito prontamente quando la bambina è scomparsa di casa.
Dopo aver interrogato i residenti della zona, gli investigatori sono alla ricerca di un sospetto che è un vicino di casa della famiglia e che è sparito dopo l’accaduto.
Sempre ieri, a New Delhi, un maestro d’asilo ha abusato di un bambino di 5 anni che si trova in serie condizioni all’ospedale.
Questo è il Paese “civile” che pretende di giudicare i due marò italiani, in violazione di ogni convenzione internazionale.
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