Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
ACCORDO AL RIBASSO PER SALVARE IL PATTO DEL NAZARENO, ANCORA UNA FUMATA NERA: MOLTI DEPUTATI PD SI RIFIUTANO DI VOTARE PER UN INDAGATO
L’accordo Pd-Forza Italia sui nomi di Luciano Violante e Donato Bruno per la Consulta non esiste più. 
A pochi minuti dalla quattordicesima seduta a camere congiunte è arrivata la conferma: in un sms inviato ai parlamentari di Forza Italia, la segreteria chiede di lasciare scheda bianca per la Consulta.
Nelle ultime ore l’ipotesi aveva iniziato a circolare. E veniva dato per scontato il fatto che il rifiuto di parte del Partito democratico a votare l’indagato Bruno (come rivelato venerdì dal Fatto) tra i due giudici costituzionali laici che mancano da giugno facesse naufragare anche la candidatura di Luciano Violante.
La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per truffa aggravata del candidato forzista da parte della Procura di Isernia — che indaga sul fallimento della società Itierre — ha in effetti portato (almeno nelle dichiarazioni e nelle intenzioni) a un arretramento di consensi di molti esponenti del Pd.
Alcuni parlamentari democratici non erano infatti disposti a votare un indagato che, tra l’altro, finierebbe (con l’immunità di parlamentare e pure di membro della Consulta) a far parte dell’organo di suprema garanzia costituzionale.
Il presidente dell’Antimafia Rosy Bindi lo aveva già fatto sapere: “Non voterò un indagato alla Consulta”.
La fronda democratica avrebbe voluto far saltare la candidatura di Bruno, mantenendo però quella di Violante.
Un tentativo praticamente impossibile, visto che i tentativi del Pd di convincere Forza Italia a cambiare nome sono finiti nel vuoto.
Il partito di Berlusconi non era intenzionato a bruciare Bruno, dopo il pasticcio che ha portato al ritiro del “nome condiviso” Antonio Catricalà .
Ma, preso atto della situazione, i vertici forzisti sono dovuti correre ai ripari lanciando un segnale ai dem.
Lo scenario che si sarebbe profilato oggi (e quindi il motivo per cui Forza Italia ha scelto la via della scheda bianca) era questo: il pallottoliere ipotizzava un calo per l’ex magistrato a 544, una maggioranza che non avrebbe consentito comunque la sua elezione alla Consulta (per la quale servirebbero 570 voti).
Tutti gli scettici dicono in ogni caso di attendere la “prova” dell’iscrizione di Bruno nel registro degli indagati.
Notizia che nessuno ha smentito e che dovrebbe essere lo stesso Bruno a confermare chiedendo alla Procura di Isernia di conoscere il suo status.
A quel punto non ci sarebbero più alibi e anche i magistrati potrebbero ufficializzare l’iscrizione.
Al momento, però, il senatore di Forza Italia non sembra intenzionato a compiere questo passo.
Promette solamente di ritirarsi solo in caso di rinvio a giudizio.
A questo punto — dopo l’ennesima fumata nera di oggi — la pratica per l’elezione dei due giudici laici potrebbe essere rinviata alla prossima settimana.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
ERA SUBENTRATO ALLA POLVERINI ALLA GUIDA DEL SINDACATO DI AREA DI DESTRA… L’ABITAZIONE, POI INTESTATA AL FIGLIO, SAREBBE STATA PAGATA CON FONDI DEL SINDACATO
La Guardia di finanza (Gdf) ha sequestrato l’abitazione dell’ex segretario generale della Ugl, Giovanni Centrella.
Il provvedimento, spiegano le Fiamme gialle in una nota, è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari di Roma su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e del sostituto procuratore Stefano Pesci.
Gli inquirenti ritengono che Centrella, abusando del suo ruolo di segretario generale, si sia appropriato di ingenti somme di denaro dell’Ugl.
Centrella e la sua segretaria Laura de Rosa, vice-segretario generale dell’Ugl pro tempore – ha spiegato la Gdf – sono indagati per appropriazione indebita aggravata e continuata per diverse centinaia di migliaia di euro e il provvedimento del gip “è stato adottato sul presupposto che Centrella, abusando della sua qualità di segretario generale dell’Ugl e della totale assenza di controlli sul rendiconto delle spese della predetta associazione, si sia appropriato, a più riprese ed in vario modo, di ingenti somme di denaro dell’organizzazione sindacale”.
“In particolare, Centrella ha aperto un conto corrente ‘fantasma’ intestato al sindacato, ma in effetti gestito esclusivamente dallo stesso, all’insaputa dei responsabili amministrativi dell’Ugl”, spiega la nota.
Le fiamme gialle aggiungono che il dirigente sindacale, attraverso questo conto corrente, ha fatto un pagamento di 65.000 euro “a titolo di acconto per l’acquisto dell’immobile sequestrato oggi”, successivamente intestato al figlio.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
HA RAGIONE RENZI A NON VOLER RICEVERE BERSANI: E’ ANCORA INCENSURATO
“In Italia c’è una bandiera che sventola forte nel vento: questa bandiera è Matteo Renzi, dobbiamo
riconoscerlo… Poi c’è una bandiera a mezz’asta che si chiama Berlusconi: vediamo di utilizzarla ancora, se è possibile”.
Povero Caimano, va capito. A lui i giudici di sorveglianza, in cambio dei servizi sociali, hanno imposto varie prescrizioni, fra l’altro molto diverse da quelle cui era abituato: coprifuoco alle ore 23, obbligo di dimora ad Arcore o a Palazzo Grazioli, niente attacchi ai magistrati e soprattutto divieto di frequentare pregiudicati.
Il che gli impedisce di andare a trovare Dell’Utri in carcere e di incontrare i tre quarti del suo partito.
Renzi invece, almeno per ora, non ha di questi problemi.
Infatti ha ricevuto il pregiudicato B. una volta al Nazareno e tre volte a Palazzo Chigi, molte meno comunque di Denis Verdini, che ieri ha collezionato l’ennesimo rinvio a giudizio (illecito finanziamento), dopo quello estivo per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta. Un amore.
Ha voglia Bersani a chiedere di essere ascoltato anche lui: ha l’handicap insormontabile di essere incensurato.
“Vecchia guardia” da rottamare. B. & Verdini invece no.
Da quando è salito a Palazzo Chigi, il giovin Matteo s’è fatto un sacco di nemici, sfanculando nell’ordine: i costituzionalisti, i senatori pidini dissidenti, il Parlamento tutto, i giornali italiani critici (praticamente uno), l’Economist, la Rai al gran completo, le autorità europee (ma solo a parole), il Forum di Cernobbio, Confindustria, i ministri Orlando e Giannini, l’Associazione nazionale magistrati, i sindacati, la minoranza del Pd, ovviamente i 5Stelle e molti altri gufi lumache avvoltoi rosiconi conservatori per cui manca lo spazio.
Gli unici con cui va d’amore e d’accordo sono Silvio & Denis.
Il fatto di poter frequentare pregiudicati per lui non è un’opportunità : è un obbligo.
E, già che c’è, lo estende anche agli indagati.
Nel giro di sei mesi quello che si atteggiava a ragazzo pulito, lontano da certi brutti giri, s’è avvolto in una nuvola nera di habituè di procure e tribunali.
Barracciu, Del Basso de Caro, De Filippo e Bubbico al governo. Bonaccini candidato in Emilia Romagna. Rossi ricandidato in Toscana. De Luca candidato in Campania. D’Alfonso eletto in Abruzzo. Soru e Caputo paracadutati al Parlamento europeo. Faraone e poi Carbone in segreteria. Descalzi all’Eni. Papà Tiziano in famiglia. Prossimamente Donato Bruno alla Consulta.
È la famosa “svolta garantista”: chi non ha ancora una condanna definitiva è illibato come giglio di campo.
Eppure lo Statuto del Pd, semprechè Renzi lo conosca (lo Statuto e il Pd), dice tutt’altro: “Condizioni ostative alla candidatura e obbligo di dimissioni. Le donne e gli uomini del Partito democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione — anche di carattere interno al partito — coloro nei cui confronti… sia stato: a) emesso decreto che dispone il giudizio; b) emessa misura cautelare personale non annullata in sede di impugnazione; c) emessa sentenza di condanna, ancorchè non definitiva, ovvero a seguito di patteggiamento; per un reato di mafia, di criminalità organizzata o contro la libertà personale e la personalità individuale; per un delitto per cui sia previsto l’arresto obbligatorio in flagranza; per sfruttamento della prostituzione; per omicidio colposo derivante dall’inosservanza della normativa in materia di sicurezza sul lavoro…” o “sia stata emessa sentenza di condanna, ancorchè non definitiva, ovvero patteggiamento, per corruzione e concussione”.
Appena finirono dentro le cricche di Expo & Mose, il renzianissimo sottosegretario Luca Lotti annunciò: “Le parole di Matteo contro la corruzione sono un monito, ora diamoci da fare. La pulizia deve cominciare. Ogni strumento va affinato, corretto, messo a punto: il codice etico e lo Statuto sono da cambiare e soprattutto attuare”. Matteo aveva appena promesso il “Daspo” per i corrotti.
Ma tutti avevano equivocato.
Era solo l’acronimo di uno straziante appello a Silvio: dai sposami.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
LO DIMOSTRA LA GRECIA DOVE A FRONTE DI UN CROLLO DELLE RETRIBUZIONI CRESCE LA DISOCCUPAZIONE E AUMENTA IL DEBITO
Le nuove proposte del governo Renzi sul mercato del lavoro mirano ad accrescere ulteriormente la flessibilità dei contratti, prevedendo in alcuni casi anche l’abolizione delle tutele dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati.
I fautori della riforma sostengono che occorre superare le rigidità e i dualismi del mercato del lavoro italiano per rilanciare l’economia e l’occupazione.
Tuttavia i dati dell’OCSE mostrano una realtà ben diversa da quella che viene solitamente raccontata.
Basti notare che tra il 1999 e il 2013 l’Italia ha già fatto registrare una delle più pesanti cadute degli indici di protezione dei lavoratori, addirittura tripla rispetto alla riduzione che si è registrata nello stesso periodo in Germania.
Questo significa, per intenderci, che le riforme Biagi e Fornero hanno accresciuto la precarizzazione del lavoro molto più della famigerata riforma Hartz realizzata in Germania.
Inoltre, oggi l’Italia si caratterizza per un livello generale di protezione dei lavoratori pressochè in linea con quello di molti paesi europei, come Germania e Belgio, e inferiore al livello generale di protezione dei lavoratori in Francia.
Ed ancora, la protezione dei lavoratori a tempo indeterminato è già inferiore a quella che si registra in Germania.
Riguardo poi al dualismo tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori temporanei, questo in Germania è oltre tre volte maggiore che in Italia.
Infine, come è noto, per la stessa ammissione dell’attuale capo economista del FMI, vent’anni di ricerche empiriche hanno negato l’esistenza di una relazione tra maggiore precarietà del lavoro e minore disoccupazione.
Di fatto, l’unico effetto plausibile dei contratti precari è che essi riducono il potere rivendicativo dei lavoratori e quindi consentono di ridurre i salari.
Ma l’idea che abbattendo i salari si esca dalla crisi è anch’essa smentita dai fatti.
Lo dimostra la Grecia, che nonostante un vero e proprio crollo delle retribuzioni continua a registrare crescita della disoccupazione e aumenti del debito.
Emiliano Brancaccio
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Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
A VARESE LA PROTESTA DI MICHELE CHE HA TRASCORSO SEI GIORNI SU UN ALBERO MOBILITANDO I CITTADINI CONTRO LA SOPPRESSIONE ARBITRARIA DI SEDICI CIPRESSI DA PARTE DI ISTITUZIONI OTTUSE
Mi chiamo Michele Forzinetti. Ho ventisei anni. Sono un insegnante di educazione fisica. Lavoro da quando
ne ho sedici. Ho insegnato ad una generazione di varesine a fare le capriole.
Scrivo poesie, non sono un agronomo, non sono un politico, non ho tesseramenti.
Un giorno di Settembre ho deciso di arrampicarmi su un albero con uno zaino
Silenziosamente vi sono rimasto per sei giorni e cinque notti, con poco per resistere, dell’acqua, un libro e un tablet.
Ne ho fatto la mia dimora, mi sono adeguato ai suoi ritmi, condiviso coni suoi abitanti i silenzi di notte umide, fredde e stellate.
Ho iniziato la mia protesta non per reazione, perchè ciò che fai per reazione va ad esaurisi, ma come semplice atto d’amore e di civile responsabilità nei confronti di sedici cipressi, che seppure vicini al palazzo sono totalmente profughi dalle logiche che da li sono emanate.
Il grido alla vita non ha bisogno di ricorsi o carta bollata, ed i tecnici dovrebbero esserne l’uditorio , non il suo mandante
Sono salito per dimostrare che cosa significa essere individuo e battersi per ciò ti tiene vivo e ti permette di respirare.
Convivo e soffro con i miei ideali, e proprio in virtù del doverli accettare senza compromessi, senza bisogno di dargli una casacca politica, ho calato uno striscione-
Non c’è futuro senza radici.
Perchè senza quelle vere, degli alberi, noi non avremmo modo di respirare, e senza quelle della nostra coscienza noi non avremmo che una vita vuota.
Ho deciso di agire personalmente usando l’esperienza del mio lavoro di istruttore e la tenacia nell’intraprendere una battaglia totalmente pacifica e apolitica.
Col trascorrere dei giorni tra la cima e la terra sotto si è creata una bolla di speranza. Soffiata dai bambini con i loro disegni, dalle mamme, dai nonni….la più compassionevole solidarietà civile si è espressa nei confronti miei e dei sedici cipressi condannati.
I giardini di Varese non sono mai stati così vivi.
Vivi di gente, vivi di parole, vivi di idee e di proposte. Ai piedi di un cipresso si è formata un’agorà continua, colorata e spontanea.
Dalle radici è nato un confronto.
Sono salito senza incatenarmi o urlare, portando avanti un sciopero della fame per i primi tre giorni, dichiarando da subito quando sarei sceso e che non sarebbe stato ad’oltranza proprio per non voler creare attrito col comune, e dimostrare che al clamore ed agli insulti si deve rispondere con grazia e fermezza.
Mercoledì notte sono stato tirato giù dal cipresso dai miei amici per un blocco epigastrico perchè non riuscivo a respirare, e portato all’Ospedale di Circolo di Varese in ambulanza. Ecco la risposta alladomanda che più sembra interessare, rispetto al perchè del mio gesto.
La mattina di giovedì all’alba vi sono risalito, perchè sono un testone, perchè dovevo finire quello che avevo iniziato una settimana prima, e dopo qualche ora di sonno ho raccolto lo zaino e le corde e sono sceso. Ma questo è stato già detto e chirurgicamente analizzato da ogni parte.
Non ho preso nessuna multa.
La sera di giovedì con una folla di cittadini variopinta, estranea, autonoma nel suo pensiero abbiamo intonato un coro in salvezza di sedici alberi e del nostro diritto a difenderli.
Sono entrato in consiglio comunale con mio fratello in carrozzina, un bambino, un padre, due ragazze e una nonna, a rappresentare l’uomo e la sua utile diversità .
Ho fatto portare al sindaco un blocco di disegni fatti da bambini delle elementari nei giorni precedenti.
Ho avuto un incontro col sindaco e non vi è stata alcuna mediazione.
La vita non ha mediazione, non ha bandiere.
La vita urla e loro non la vogliono sentire.
Ho chiesto al sindaco di fare un assemblea cittadina al teatro Apollonio impegnandomi a pagare le spese del teatro, in cui ci fossero i tecnici, il sindaco ed un mediatore esterno.
Un’assemblea in cui tutti potessero avere libertà di domandare e di avere una risposta chiara.
Questo non mi è stato concesso, questo non Vi è stato concesso.
Ora non torno alla mia vita normale di insegnante e di zuppa di cipolle perchè siamo stati offesi personalmente ed umanamente tutti, e andrò avanti a raccogliere firme insieme ai ragazzi e alle donne che naturalmente mi hanno aiutato portandomi tè caldo e spontaneità , spendendo il loro tempo per dei “semplici alberi”.
Così semplici che hanno risvegliato nazionalmente una sentimento che va al di là del puro interesse ambientale, ma che investe tutti noi della dignità di difendere quello in cui crediamo.
Io credo alla vita.
Chiunque voglia aderire ai lavori o sottoscrivere la petizione può contattare l’indirizzo e-mail futurosenzaradici@gmail.com
Michele Forzinetti
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Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
“LA RIFORMA SUL LAVORO DI RENZI E’ LA NOSTRA RIFORMA”…MA IL PARTITO NAVIGA SOTTO IL LIVELLO DELLE ELEZIONI EUROPEE E STRASBURGO SMENTISCE L’AMMISSIBILITA’ DEL SUO RICORSO
Il timore improvviso che Renzi possa precipitare, il sondaggio choc, la doccia gelata da Strasburgo.
Il lunedì nero per Silvio Berlusconi si materializza nel giro di poche ore in un’imprevista escalation che segna la giornata trascorsa ad Arcore tra dirigenti d’azienda, figli e avvocati.
Il leader di Forza Italia è disposto a tutto, pur di evitare un tracollo eventuale del governo guidato dal segretario Pd.
«Non se lo può permettere l’Italia, le aziende, non ce lo possiamo permettere noi» ha confidato nelle ultime ore a chi lo ha sentito.
La decisione di sostenere la riforma del lavoro annunciata da Renzi diventa quasi una mossa obbligata, nella strategia dell’ex Cavaliere.
«C’è un corto circuito che rischia di paralizzarli, non me l’aspettavo che avvenisse così presto» è la considerazione preoccupata alla quale si è lasciato andare in privato. La paralisi sui membri laici di Csm e Consulta, i veti interni alla maggioranza sull’Italicum e soprattutto la battaglia della sinistra pd sulla riforma del lavoro sarebbero le tre trappole che, a suo dire, rischiano di imprigionare il presidente del Consiglio.
«Se porta avanti quella riforma del lavoro, noi non possiamo voltarci dall’altra parte, è la nostra – ragiona l’ex premier – Se invece farà retromarcia, ci farà comunque un regalo enorme, per loro saranno guai».
La tesi insomma è che, in ogni caso, su questa partita Forza Italia ne esce vincitrice. Con la prospettiva – sulla quale molto spinge Brunetta, per la verità , tra lo scetticismo di altri – di un ingresso carpiato in maggioranza qualora i loro voti sulla riforma risultassero determinanti.
Sta di fatto che nel partito (con l’eccezione degli oppositori interni, da Fitto a Capezzone) ormai nessuno si scandalizza a sentir parlare perfino di fiducia sul lavoro. «Il soccorso azzurro è in realtà un soccorso al Paese – spiega al Tg5 a sera il consigliere politico Giovanni Toti – a differenza della sinistra noi pensiamo al bene degli italiani, non certo del Pd, perciò se la riforma del lavoro non verrà snaturata siamo pronti a dare un contributo ad approvarla».
Berlusconi rientra oggi a Roma, incupito, raccontano, anche dai numeri di un sondaggio molto riservato e piuttosto disastroso che gli sarebbe stato consegnato nelle ultime ore.
Il responso inchioda il partito a una percentuale inferiore perfino a quella delle Europee (era il 17). Un 15-16 che ha fatto strabuzzare gli occhi, ma che deve restare nei cassetti per evitare di alimentare il coro dell’opposizione interna anti Renzi.
Se i numeri fossero quelli, sarebbe la conferma che la linea pro-governo non paga.
Ma allo stesso tempo, ragiona il leader, un argomento altrettanto valido per dare una mano ed evitare il tracollo dell’esecutivo e le urne a breve.
Ecco perchè il capo di Forza Italia è intenzionato più che mai a portare avanti l’operazione azzeramento e rinnovamento interno, stanco dei vecchi dirigenti. Incontrerà nel pomeriggio i coordinatori regionali dei club “Forza Silvio” coordinati da Marcello Fiori, coinvolti a pieno nel nuovo progetto.
Con Strasburgo e la Corte europea dei diritti dell’Uomo l’entourage berlusconiana ha confezionato invece un pasticcio.
Il ricorso sulla sentenza Mediaset deve ancora cominciare il suo esame, non è stato mai dichiarato ammissibile. La precisazione arriva direttamente dalla Corte europea, che ha smentito (all’ Ansa e poi con un comunicato ufficiale) l’annuncio fatto pochi giorni fa dal legale di Berlusconi Piero Longo.
L’avvocato aveva dato notizia del primo sì di Strasburgo all’ammissibilità del ricorso per violazione delle norme sul giusto processo.
Forza Italia in serata costretta a correre ai ripari a sua volta, «apprezzabili le dichiarazioni della Corte, aiutano a fare chiarezza» si legge.
A consolare Berlusconi, raccontano, solo la notizia che la procura di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio di sei manager ed analisti di Standard&Poor’s per il declassamento dell’Italia nel 2011.
L’accusa è quella di «intenzionale manipolazione del mercato finanziario».
Per il leader forzista la conferma del «complotto» ai suoi danni: «Piano piano tutto sta venendo alla luce e si capiscono tante cose».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
UNA VOLTA I COMUNISTI I BAMBINI SE LI MANGIAVANO
Tra i problemi che affliggono l’umanità , la presenza di bambini rumorosi nei parchi pubblici si colloca
intorno al miliardesimo posto.
Eppure a San Lazzaro di Savena, provincia di Bologna, il sindaco di sinistra ha appena vietato ai pargoli di frequentare scivoli e altalene tra l’una e le quattro del pomeriggio (che d’inverno, quando fa buio presto, significa sempre), prevedendo 500 euro di ammenda per i famigerati trasgressori.
Renzi la saluterà come una vittoria del riformismo: un tempo i comunisti emiliani se li mangiavano, i bambini.
Adesso si accontentano di multarli.
In realtà la ragione del provvedimento è meno nobile: il Comune vuole cautelarsi dal rischio dei risarcimenti reclamati da alcuni condomini anziani che, avendo le finestre affacciate sui parchi, si ritengono vittime degli schiamazzi.
Ed è proprio a quei pensionati insidiati in quanto hanno di più prezioso, la pennichella, che lo scrivente si rivolge.
Avete ragione: gli strilli di un bambino possono essere persino poetici, ma non quando l’uditorio è afflitto da mal di testa.
E chiunque abbia viaggiato nello stesso scompartimento con creature ostinatamente vivaci si sarà sorpreso a pianificare un intervento mirato di Erode che risparmiasse la prole e si accanisse senza pietà sui genitori.
Qui però non si parla di un treno ma di un parco-giochi, cioè di un luogo concepito per consentire all’esuberanza infantile di sfogarsi.
Ricordatevi, signori anziani, di quando da bambini urlavate in cortile e la vecchiaccia dell’ultimo piano vi tirava addosso un secchio di acqua ghiacciata.
Quanto la odiavate. Ebbene: vorreste essere voi, adesso, quella vecchiaccia?
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Settembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
TUTTI ALLINEATI CON LA BCE E RENZI PARLA DI RIVOLUZIONE VIOLENTA: FORSE IMMAGINA QUANDO VERRA’ CACCIATO A CALCI IN CULO
Ci mancava l’intervento di Giorgio Napolitano in soccorso al profugo.
Il presidente della Repubblica va giù duro contro sindacati e minoranza Pd, contro chi ostacola la legge delega patacca sul lavoro che da domani è in aula al Senato.
“In questo paese che amiamo, non possiamo più restare prigionieri di conservatorismi, corporativismi e ingiustizie”, dice il capo dello Stato parlando alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale.
E’ un altro dei suoi appelli ad andare avanti sul cammino delle pseudoriforme, ma stavolta i toni sono decisamente duri e senza appello nei confronti di chi ‘frena’. Napolitano sta con Renzi a tutti gli effetti, fedele a se stesso ma anche alla direzione di marcia indicata dal governatore di Bankitalia Mario Draghi.
Ma il Jobs Act resta la prova più dura per il governo. Perchè è su questo provvedimento che Renzi potrebbe far saltare il banco della legislatura.
I suoi ti dicono che “ormai siamo a un bivio”.
Sostanzialmente, se dopo le trattative di queste ore e dei prossimi giorni, la fronda del Pd sull’articolo 18 non rientrerà , se la minoranza arriverà a far mancare i voti al governo sulla legge delega, se sarà Forza Italia a salvare l’esecutivo, sarà lo stesso Renzi a trarre le conseguenze.
Il premier non è disposto a lasciare alla minoranza interna nemmeno quest’arma. Ed è pronto a ribaltare il ragionamento di Cesare Damiano, bersaniano e presidente della Commissione Lavoro alla Camera. Dice Damiano: “Se fossero determinanti i voti di Forza Italia per tenere in piedi il governo, ci sarebbe anche una conseguenza politica”. Sbagliato. In questo caso, sarebbe Renzi a trarre la conseguenza politica portando tutti al voto anticipato, anche con il Consultellum, la legge disegnata dalla Corte Costituzionale con la bocciatura del Porcellum. Come? E’ presto detto.
Stando alle considerazioni fatte a Palazzo Chigi prima di partire per gli Usa, sul Jobs Act il premier è disposto anche porre la questione di fiducia.
Se il dissenso del Pd non dovesse rientrare nemmeno sulla fiducia, si aprirebbero due strade. Il bivio, appunto.
Il governo finirebbe per non avere una maggioranza oppure ce l’avrebbe ma con i voti di Forza Italia. In entrambi i casi, si determinerebbe un netto cambio di scenario: sia per Renzi, ma anche per il Quirinale.
Il premier ne prenderebbe atto e sarebbe l’occasione per rilanciare e portare il paese alle urne.
Con una nuova legge elettorale, ma alle brutte anche con il Consultellum, che comunque prevede una soglia di sbarramento all’8 per cento al Senato.
Difficile superarla per le forze politiche piccole, anche per quelle che nascerebbero da un’eventuale scissione del Pd.
In compenso, dopo le elezioni, Renzi potrebbe contare su gruppi parlamentari più docili, composti dai candidati del suo giro, senza le minoranze. E se proprio dovesse andare male, guiderebbe un governo di larga coalizione con Berlusconi, cosa che non gli creerebbe problemi.
Sempre che resti alla guida del Pd, il che non è così scontato
Al Quirinale si mette nel conto il rischio che sul Jobs Act i voti del partito di Silvio Berlusconi possano risultare determinanti per tenere in vita il governo.
Se così fosse, riflettono al Quirinale, è chiaro che si trarrebbero le conseguenze: sarebbe la fine dell’attuale maggioranza, non ci sarebbe più il governo Renzi, si cercherebbe una maggioranza in Parlamento per formare un nuovo governo.
Ma non è detto che ci si riesca: anzi, data la cornice, le chance di trovare una maggioranza per un nuovo esecutivo e per evitare le urne sono pari allo zero al momento.
Se pure Berlusconi nutrisse la tentazione di brigare per allontanare il voto anticipato, avrebbe qualche difficoltà ad appoggiare un governo con la sinistra del Pd e affini.
E’ per questo che sul Jobs Act Renzi si gioca tutto.
Prima di finire stritolato da una legge di stabilità che non si annuncia facile da comporre, per penuria di risorse.
Prima di finire nell’occhio del ciclone dell’Europa che aspetta risultati senza i quali saremmo probabilmente commissariati con dalla Troika.
Alcuni rumors dicono addirittura che il premier punterebbe al voto per fine anno, cosa da incastrare con la sessione di bilancio: obiettivo non facile.
Ma se salta tutto, anche Napolitano dovrà trarre le conseguenze, sciogliendo le Camere, un passo che il presidente della Repubblica ha sempre evitato di compiere dall’inizio di questa tormentata legislatura.
Prima di partire per gli Stati Uniti per un giro di visite dalla Silicon Valley all’assemblea dell’Onu, il premier ha dato mandato ai suoi di picchiare duro contro minoranza e sindacati.
Tanto che persino Luca Lotti, uso a non rilasciare dichiarazioni da quando è sottosegretario, persino lui ci è andato giù pesante.
Con quello che suona come un vero e proprio ultimatum ai dissidenti Dem: “Chi ha perso le primarie non può dettare la linea”.
Da San Francisco Renzi non molla la stretta. Annuncia che farà “di tutto per una rivoluzione sistematica, un cambio violento in cui si arrabbierà qualcuno per far avanzare tutti”.
Le solite stronzate, insomma, abituato a propinare agli italiani da mesi.
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