Settembre 14th, 2014 Riccardo Fucile
LA SEGRETERIA AL COMPLETO COSTERA’ 1,3 MILIONI DI EURO
Dal segretario particolare Franco Bellacci, una specie di «sono Wolf, risolvo problemi» mutuato dal
personaggio del film Pulp Fiction , al «risponditore» Pilade Cantini, già dipendente di Palazzo Vecchio, che gestirà la corrispondenza con le migliaia di cittadini che scrivono al premier.
Sono due delle ultime sette assunzioni che completano la segreteria di Matteo Renzi, che con quest’ultima tranche di fedelissimi conta di far viaggiare a dovere la sua «macchina» sei mesi dopo essere arrivato a Palazzo Chigi.
Quasi tutti fiorentini e di fiducia, anche per chiudere gli spifferi nei corridoi, dove le informazioni corrono troppo ogni volta che qualche compito delicato viene delegato a qualcuno fuori dal cerchio più stretto.
A regime, la segreteria al completo costerà circa 1,3 milioni l’anno, 2-300 mila euro in meno rispetto a quella di Enrico Letta.
Il decreto con le ultime assunzioni a tempo determinato è alla firma del presidente, che ha formalizzato anche la collaborazione con il governo di 15 consiglieri giuridico-economici (tra cui anche l’ex assessore alla Cultura di Palazzo Vecchio, Giuliano da Empoli), tutti consulenti, a differenza della segreteria, a titolo gratuito che percepiranno solo rimborsi spese.
Da Palazzo Vecchio arriverà nei prossimi giorni Franco Bellacci, detto «Franchino», uno dei pochi abituato all’attivismo del premier e pronto a risolvere i suoi piccoli-grandi problemi pratici: dal computer che si blocca all’alba alle slide da preparare a notte fonda.
C’è un segreto per riuscire a sopportare i ritmi di Renzi? «Tanta voglia di lavorare e altrettanto sacrificio. Poi è chiaro: bisogna fare rinunce, ma le soddisfazioni non sono mai mancate – raccontò Bellacci al Corriere Fiorentino –. Semmai il vero segreto è che ci vuole l’umiltà di affrontare con la stessa attenzione i problemi semplici e quelli complessi. E poi, per stare dietro a Matteo ci vuole il fisico: io, ad esempio, ho dovuto perdere 20 chili».
A Roma si trasferirà anche Pilade Cantini, che prima di arrivare a Palazzo Vecchio era stato assessore in un Comune del Pisano per Rifondazione Comunista.
Un curriculum politico opposto a quello del moderato Renzi, che di Cantini apprezza le capacità letterarie, tanto da chiamarlo per rispondere alle migliaia di mail che ogni giorno arrivano a matteo@governo.it.
Il decreto prevede anche l’assunzione di Elena Ulivieri, moglie di Cantini.
A capo della segreteria tecnica arriverà a Palazzo Chigi Giovanni Palumbo, già dirigente a chiamata del Comune di Firenze.
Dal Pd si sposterà invece Francesco Nicodemo, che lascerà il suo posto al Nazareno pochi giorni prima che Renzi nomini la nuova segreteria.
Nicodemo, napoletano, laureato in Lettere ed esperto di social network e social media, gestirà la comunicazione del governo via Facebook, Twitter e altre piattaforme di dibattito virtuale.
Infine, anche se al di fuori dalle nomine di questo decreto, il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi avrà un portavoce ufficiale: Luca Di Bonaventura, ex giornalista dell’Ansa, che finora aveva seguito il sottosegretario Luca Lotti, braccio destro del premier.
Claudio Bozza
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 14th, 2014 Riccardo Fucile
DIFENDE LA ROSSI, ATTACCA FITTO, LE PIACE LA BOSCHI
Ha vinto l’inflazione dentro Palazzo Grazioli dopo aver scoperto che i fagiolini venivano pagati 80 euro al chilo; ha cacciato da Arcore e dintorni alcuni mercanti dal tempio, anche se lo nega.
Ha passato l’estate ai domiciliari volontari con il suo compagno (“però litighiamo tutti i giorni, eh”) ; parla di Forza Italia in periodo di crisi acuta con Raffaele Fitto che minaccia — sottovoce — sfracelli.
È Francesca Pascale da Fuorigrotta, 29 anni, fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi.
Vuole iniziare con il suo cavallo di battaglia?
(Silenzio)… e qual è?
I diritti civili.
Ah, le mie idee fanno più rumore perchè sono sotto i riflettori, ma sono argomenti sui quali insisto da sempre.
Come le tutele per i gay. Saranno contenti i cattolici dentro Forza Italia.
Conosco molti cattolici azzurri che la pensano come me.
Test di liberalità : “fine vita”?
Per me si chiama “dolce morte”, ma non lo farei mai.
Aborto.
È la cosa peggiore che possa capitare a una donna.
Qui è meno liberale. Divorzio breve.
Sì!
In casa come prendono queste idee?
Mio padre, male. Ma lui è fascistone di prima grandezza, da sempre mi chiede: “Ma da dove sei uscita? ”, per questo tra noi non c’è alchimia.
Ultimamente lei è stata fotografata con Noemi Letizia, la famosa Noemi Letizia.
C’ero anche io quella sera del famoso compleanno dei 18 anni, ero lì per amicizia e perchè il presidente doveva incontrare i dirigenti locali per decidere sulle candidature europee.
E invece.
Hanno sporcato tutto per fare del male a Berlusconi, non sa quanto ha sofferto Noemi; lei con il presidente non aveva avuto nessuna relazione intima. Ha smesso di andare a scuola, è caduta in depressione, si è ripresa solo ora grazie alla figlia, bellissima, alla nuova maternità e al marito.
Lei ha scoperto che per Palazzo Grazioli i fagiolini costavano 80 euro al chilo.
Non scherzavo, era vero! Qualcuno se ne è approfittato. Il presidente è rimasto addolorato nel vedere tradite la sua fiducia e la sua generosità .
Per lei un’estate ai domiciliari.
Il presidente mi ha costretta a una vacanza in Sardegna nel suo parco magico di Portorotondo, ma io ho saputo resistere solo cinque giorni perchè lui non c’era.
Anche se litigate. Pare sia stata buttata fuori di casa.
Discutiamo su tutto e tutti i giorni, ma siccome lui sa perfettamente come sono fatta, spesso neanche mi risponde.
Lei ha un “cerchio magico”.
L’unico magico in circolazione è lui. Il resto è solo un’invenzione.
Invenzione di chi?
Di coloro i quali, lui non ritiene di dover incontrare, così attribuiscono ad altri la responsabilità dei mancati colloqui.
Lei è molto vicina a Maria Rosaria Rossi.
È la mia terza sorella. E non mi sono piaciuti gli attacchi che le ha rivolto in questi giorni Raffaele Fitto.
L’ex governatore pugliese si è sentito attaccato.
Raffaele sfrutta ogni occasione per fare il bastian contrario. Maria Rosaria ha tutto il diritto di parlare, come lo ha ogni esponente del partito. Eppoi il presidente ha costruito Forza Italia insegnando a tutti la tolleranza, il rispetto per gli altri, la condivisione delle decisioni e non le contrapposizioni inutili.
Berlusconi ha rimproverato la Rossi per le dichiarazioni contro Fitto.
Non mi risulta proprio.
Però Forza Italia è allo sbando.
Neanche per idea, forse qualcuno vuole fare il figo, vuole fare il piccolo Berlusconi senza riuscirci. Il carisma del presidente è unico.
Alfano rientra?
Non lo so, mi pare difficile, ma la politica ha altre regole rispetto a quelle della vita normale…
E gli altri di Ncd?
Lì dentro ci sono persone con le quali mi sembra difficile poter ricostruire un rapporto personale.
Renzi le piace?
È coraggioso, al limite della temerarietà . È caparbio, è fortunato, forse anche un po’ cattivo, di quella cattiveria che in politica ci vuole e che il nostro presidente non ha.
Il presidente cosa pensa del premier?
Gli piace. E poi gli riconosce, mi ripeto, una certa dose di cattiveria, quella che a lui è mancata.
Chi altro le piace?
La Boschi. Il trattamento che le stanno riservando è simile a quello subito dalle nostre ministre, giudicate male e criticate solo perchè belle. Non è giusto. Io comunque la trovo brava
Marina Berlusconi in politica.
È bravissima ma è molto impegnata con la sua splendida famiglia e con le sue importanti responsabilità di lavoro. E poi il presidente è assolutamente contrario.
Insomma, vi sposate?
No! Ripeto, no. Oltretutto il presidente, divorziato, non può sposarsi in Chiesa.
Le pesa il suo ruolo?
Se intende politico, non ne ho. Sono solo un’elettrice azzurra e parlo come tale! Dentro Forza Italia ciascuno è libero di farlo.
Quello pubblico?
Anche in questo caso, non penso di aver un ruolo: mi spiace che ci sia sempre qualcuno che cerchi di attribuire significati a quel che dico e faccio.
Alessandro Ferrucci
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Settembre 14th, 2014 Riccardo Fucile
A BARI IL PREMIER HA BATTEZZATO LA FABBRICA DI VITO PERTOSA, FINANZIATORE DELLA LEOPOLDA
Diciamo che è un po’ un vizio. Niente di illegale, però è bizzarro: ci sarà in Italia una fabbrica, una realtà
produttiva meritevole di una visita del presidente del Consiglio che non appartenga a qualche suo amico, finanziatore, alleato?
Ieri pomeriggio, per dire, Matteo Renzi ha inaugurato lo stabilimento Sitael – una società che opera nel settore dell’aviazione e dell’aerospazio – a Mola di Bari: il proprietario, informano le agenzie, è la “Angelo Investments” di Vito Pertosa, che è pure a capo del Gruppo Mer-Mec, storica impresa di Monopoli (Bari), che lavora tra gli altri per le Ferrovie dello Stato ed è già stata benedetta da una visita del premier a maggio, durante la campagna per le Europee.
Niente di male, ma Vito Pertosa risulta essere un grande sostenitore del Pd in generale e di Renzi in particolare fin dalla prima Leopolda (era presente): ieri ad esempio, a Mola di Bari, c’era pure Romano Prodi, di cui Pertosa fu finanziatore anche per via dell’amicizia con Angelo Rovati, plenipotenziario del Professore per i rapporti con le imprese.
Questioni di opportunità , ad esempio, potevano consigliare il presidente del Consiglio di non fare la seconda visita in due mesi a uno stabilimento della famiglia Pertosa, visto che il Gruppo riceve anche fondi pubblici: oltre sei milioni di euro nell’ultimo anno.
Il rapporto tra Pertosa e Renzi, però, è talmente forte che supera persino l’imprenditoria: sui giornali pugliesi a lungo l’imprenditore è stato dipinto come il candidato del premier, in funzione anti-Emiliano (nel senso di Michele), alle primarie per il governatore pugliese
Chiedergli cautela, comunque, è inutile.
In questo Renzi è molto “americano”: non nasconde i suoi rapporti, anche economici, anzi li esibisce.
Nel dicembre scorso, per dire, appena diventato segretario del Pd, si presentò a inaugurare la sede di Eataly di Firenze: il patron Oscar Farinetti, come si sa, è uno degli imprenditori più vicini al capo del governo e qualcuno lo vaticinò pure ministro.
Da Presidente del Consiglio, va detto a suo merito (forse), non ha cambiato abitudini. A maggio, per dire, oltre a fare la prima visita in un impianto di Pertosa, durante un tour elettorale in Emilia Romagna, ci ha regalato delle indimenticabili foto mentre si allena nel Technogym Village di Cesena: il giovane premier è attento al fisico, si sa, e accanto a lui – tanto in palestra a sudare che nel cortile della fabbrica per i flash – c’è un signore che risponde al nome di Nerio Alessandri, che poi è il fondatore e proprietario di Technogym, nonchè storico finanziatore degli happening renziani.
Pure durante il tour nel Mezzogiorno fatto a Ferragosto, il capo del governo ha trovato il modo di far visita a un amico: Renzi, durante la sua permanenza-lampo a Napoli, annullò le passeggiate a Scampia e a Pompei e andò invece a Ponticelli, dove ha sede la K4A (Knowledge for aviation), impresa che produce elicotteri leggeri fondata e diretta da Dario Scalella, manager napoletano e amico del premier (che peraltro Luigi De Magistris ad aprile aveva fatto fuori da Napoli Servizi Spa a favore di un presidente in quota Udc, Domenico Allocca).
Anche in questo caso il rapporto di stima va oltre la politica, visto che Scalella è stato inserito nella terna dei possibili presidenti della Autorità portuale di Napoli e in questi giorni il suo nome viene associato con costanza anche alla carica di commissario per il risanamento dell’area di Bagnoli
Pure la visita di venerdì scorso, al nuovo stabilimento delle Rubinetterie Bresciane a Gussago, è stato calcolato in un’ottica – per così dire – amicale.
È servito a Renzi, infatti, per cementare plasticamente l’alleanza con la Confindustria di Giorgio Squinzi (l’economia reale) contro il circoletto dei poteri spompati riuniti al Forum Ambrosetti di Cernobbio, tradizionale punto d’incontro tra la finanza privata e quel “capitalismo di relazione” sempre esecrato da Renzi (a meno che le relazioni non siano le sue).
La nuova fabbrica del Gruppo Bonomi – guidato da Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria con delega alle politiche territoriali, ai distretti industriali e alle reti d’impresa – è stato il palcoscenico in cui il premier ha rilanciato la veltroniana “alleanza dei produttori” contro l’immobilismo dei salotti.
È vero che tanto Squinzi che Bonomi non sono tanto a loro agio col nuovismo renziano e, a quanto risulta, non sono nemmeno mai stati alla Leopolda.
Nella vita, comunque, per fare ammenda c’è sempre tempo
Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano)
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Settembre 14th, 2014 Riccardo Fucile
LA AUSENGINEERING E’ VICINA ALLA COSCA MANCUSO
Grandi vetrate e lamiere grigie con inserti colorati. Alta poco più di due piani, la sua singolare forma geometrica la rende molto riconoscibile dentro a questo dedalo di vie e palazzoni di periferia.
Via Drago a Milano, zona nord a pochi passi dal sito di Expo 2015. E non a caso. Perchè nei progetti questa struttura, di proprietà del Comune, deve ospitare la centrale operativa per la gestione della sicurezza di tutta l’Esposizione universale che si prepara ad accogliere venti milioni di visitatori.
Da ieri però, i lavori si sono fermati. E non per problemi tecnici, ma perchè il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, su indicazione del capo centro della Dia di Milano Alfonso Di Vito, ha emesso un’Expo 2015, società legata alla ‘ndrangheta si occupava della sicurezza dell’Esposizione nei confronti dell’azienda che nell’aprile scorso si è aggiudicata l’appalto di riqualificazione.
Sul tavolo circa un milione di euro. Ma in questo caso non è tanto la cifra a fare scandalo, quanto il fatto che i lavori per mettere a punto l’intera sicurezza di Expo sono stati affidati a una società infiltrata dalla ‘ndrangheta.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la Ausengineering srl — con sede a Pieve Emanuele e proprietà quasi completamente calabrese — è legata alla cosca Mancuso di Limbadi in provincia di Vibo Valentia.
Alla base della decisione del Prefetto ci sono “frequentazioni dei titolari con uomini del clan”, uno dei più potenti della ‘ndrangheta, capace di monopolizzare il proprio territorio intrattenendo relazioni anche con uomini delle istituzioni, come ha dimostrato una recente inchiesta del Ros dei carabinieri.
Ed è di ieri (12 settembre) la notizia che la squadra Mobile di Catanzaro ha arrestato in Argentina il boss latitante Pantaleone Mancuso soprannominato ‘l’ingegnere’.
Dalle campagne di Limbadi al cuore della sicurezza di Expo.
Questo racconta l’ultimo episodio di infiltrazione dei boss all’interno dell’Esposizione universale.
Il City Commande Centre di via Drago, infatti, avrà funzioni di raccordo operativo tra Protezione civile, sicurezza, viabilità e pronto intervento. Nella sede rinnovata prenderanno posto tutte le forze dell’ordine.
La palazzina inoltre ospiterà uno sportello internazionale di prima accoglienza per le informazioni e la sede della task force per coordinare le polizie locali di Milano, Rho, Pero e Baranzate.
Stando al capitolato di gara, la Ausengineering, vincitrice di mega appalti per gli aeroporti di Firenze e Napoli, avrebbe dovuto cablare l’intera palazzina tirando oltre un chilometro di cavi direttamente dal sito di Expo.
Sostanzialmente tutto ciò che riguarda le telecamere di sicurezza installate nei padiglioni e all’esterno dell’esposizione. Nel maggio del 2013, il comune di Milano ha dato il via libera alla convenzione con Expo spa. Affidamento gratuito della palazzina e grandi annunci.
Come quando Tullio Mastrangelo, comandante della Polizia locale, dichiarava: “Dal centro avanzato di controllo Expo 2015 sarà possibile seguire il grande flusso di persone, mezzi e merci che 24 ore su 24 nel semestre espositivo graviteranno sull’area e in tutta la città . Qui opereranno tutte le Forze dell’Ordine, le public utilities, Vigili del Fuoco, 118, aziende di trasporto eccetera in collegamento con tutte le relative centrali operative esterne”.
Mentre l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli annunciava: “Con la firma di questa convenzione l’Esposizione Universale si dota di una sede strategica per il coordinamento operativo dell’evento. Grazie ai lavori che saranno effettuati dalla società Expo 2015 restituiremo alla città un centro avanzato e potenziato per la sicurezza e la gestione delle emergenze”.
Era il 2013 e ancora i lavori per i cablaggi dovevano iniziare. L’aggiudicazione definitiva arriverà solo nell’aprile scorso.
L’Ausengineering vince la gara con un ribasso del 33%.
Al punto f) del documento però si rende noto che “in ragione del numero di offerte pervenute, inferiori a dieci, e della conseguente impossibilità di applicarel’esclusione automatica delle offerte anomale, Expo ha provveduto a richiedere al concorrente primo classificato elementi idonei a consentire di valutare la congruità dell’offerta presentata”.
Insomma, fin da subito la società era risultata sospetta. E del resto già ad agosto scorso alcuni vigili che controllano la zona di via Drago avevano intuito la presenza della mafia.
Assieme all’interdittiva per il centro interforze di via Drago, sempre ieri il prefetto ha bloccato altre due aziende che lavorano al cantiere della Tangenziale esterna Milano. In totale le imprese escluse per sospette collusioni con la mafia salgono così a trenta.
Davide Milosa
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Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile
STUDIO FISAC: NEGLI ANNI ’70 I GIOVANI GUADAGNAVANO IL 10% IN PIU’ DELLA MEDIA NAZIONALE, ORA IL 12% IN MENO
Il salario netto mensile medio di un lavoratore italiano nel 2013 è pari a 1.327 euro. Coloro che guadagnano,
pur lavorando, meno di mille euro al mese oscillano tra i sei e i sette milioni di persone.
E’ quanto emerge dal rapporto sui salari dell’Isrf Lab – curato dal segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, con la collaborazione di Nicola Cicala – dal titolo Poveri salari.
Un giovane neolaureato “peraltro mediamente precario se va bene oscilla tra gli 800 e i 1.000 euro mensili fino a trentacinque anni. Mentre oltre sette milioni di pensionati percepiscono meno di 1.000 euro mensili”.
E se il salario netto si è attestato su poco più di 1.300 euro al mese, il raffronto con quello di un lavoratore tedesco è impietoso: quest’ultimo, come si sottolinea nello studio, “guadagna in media 6 mila euro in più l’anno”.
Tra i più colpiti dalla ‘questione salariale’ ci sono i giovani. Megale nel rapporto denuncia, infatti, “come un giovane degli anni ’70 guadagnasse mediamente il 10% in più della media nazionale, negli anni della crisi invece ne porta a casa il 12% in meno.
La diseguaglianza, come emerge dal rapporto, è il frutto di una “progressiva sperequazione” di lungo periodo: “Nel 1970 un manager guadagnava venti volte di
più di un operaio mentre oggi arriviamo a picchi che superano le duecentocinquanta volte. Diseguaglianze che si sostanziano anche dall’analisi che si fa nel testo delle dichiarazioni fiscali da dove si rileva che “oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti guadagnano poco più di 1.300 euro netti al mese in media. Di questi circa 7 milioni ne guadagnano meno di 1.000”.
Ancora secondo la ricerca, i contratti nazionali dal Duemila ai giorni nostri sono stati un argine contro l’inflazione ma non abbastanza forte per reggere il combinato disposto, peso del fisco e bassa produttività .
Il reddito disponibile familiare, tra il 2000 e il 2013, infatti, registra una perdita di circa -8.312 euro per le famiglie di lavoratori, a fronte di un guadagno di 3.142 euro per quelle di professionisti e imprenditori.
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Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI FORLI’: “NON VIVO DI POLITICA COME GLI ALTRI: SE PERDO ALLE PRIMARIE VUOL DIRE CHE TORNERO’ A INSEGNARE ALL’UNIVERSITA'”
Fosse un campionato di calcio — come a molti piace considerare la politica in tempi renzisti — il suo nome finirebbe tra le sorprese.
Roberto Balzani, già repubblicano di famiglia mazziniana, poi iscritto al Pd e, alla fine, sindaco di Forlì, si candida alle primarie per la presidenza della Regione in totale solitudine.
Non ha nessuna corrente che lo sostenga, non piace alle cooperative e, soprattutto, non piace nè a Matteo Renzi nè a Pier Luigi Bersani.
È sempre dell’idea di andare a una battaglia quasi impossibile?
Assolutamente si, io non ho nulla da perdere. Non sono come gli altri.
Che vuol dire non sono come gli altri?
Che non vivo di politica. Ho una cattedra all’università , se perdo le primarie torno al mio posto.
È un male vivere di politica?
È il male estremo. Forse non saremmo finiti in questa situazione se non ci fosse stata la politica a mescolarsi con le questioni personali.
Lei descrive il Pd come la peggiore Forza Italia.
Siamo diventati anche questo.
E qual è stato il momento della svolta? Renzi segretario?
Non direi. Semplicemente quando abbiamo smesso di discutere. Quando è iniziata la bufera sui consiglieri regionali, culminata con l’iscrizione al registro degli indagati di Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, avevo chiesto attraverso la federazione di Forlì di aprire un dibattito. Nessuno ha risposto. Lo stesso è accaduto due mesi fa.
Si riferisce alla condanna di Vasco Errani?
Sì, quello è il momento peggiore che il Pd in Emilia Romagna ha vissuto. Non giudico la condotta di Errani che si è dimesso, ma il comportamento partito, tutti hanno preferito reagire personalmente, senza che ci fosse stata una riflessione. Non è da partito sano reagire così, si è perso il senso della politica.
Bonaccini dovrebbe dimettersi?
Non credo per l’indagine o, almeno, non dovrebbe farlo fino al rinvio a giudizio. Dovrebbe dimettersi per la deriva nella quale il partito, in Regione, è finito. Era il segretario regionale e con responsabilità doveva farsi da parte. Ha prevalso la ragione personale. E l’ambizione. Non ha ascoltato interesse politico se non il suo. Imperdonabile.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile
SOLDI PUBBLICI ALLE SCUOLE PRIVATE, ESENZIONE DALLA TASI, LAVORO DA STOPPER SU ETEROLOGA E GAY
Matteo Renzi ieri non era col Papa al sacrario di Redipuglia, in Friuli, per il centenario dello scoppio della
Grande Guerra: ha disdetto per essere in Puglia per un giro istituzionale.
Francesco non se la prenderà : non solo perchè è un uomo buono e non bada a queste cose, ma anche perchè l’organizzazione che guida non ha proprio niente di cui dolersi col giovane premier italiano.
Renzi, infatti, nei rapporti con la Chiesa, sta proseguendo l’antica tradizione dell’inchino, una sorta di regola a Palazzo Chigi. Meglio un’esenzione che un milione di pater e gloria, figurarsi di una visita in Friuli.
Quel che c’era da dire, d’altronde, tra Italia e Santa Sede, è argomento che sarà stato affrontato già dal Segretario di Stato, Pietro Parolin, nel pranzo che ha avuto con Renzi martedì alla presenza di Maria Elena Boschi, Luca Lotti e porporati a sfare. Solo una goccia nel fluire eterno e astratto del potere romano, che pure ama incarnarsi a volte in terrene leggine, decretucci, normette e cattolicissime omissioni: Procure e Anti-riciclaggio chiedono da mesi allo Ior la lista dei conti sospetti, ma pressioni del governo in tal senso non risultano agli atti.
Ecco, dunque, una rapida panoramica delle opere del Renzi vaticano.
8 PER MILLE
È la vicenda più fresca. Non solo il governo Renzi non prende neanche in considerazione di modificare il meccanismo truffaldino con cui la Cei incassa tre volte di più di quanto i cittadini le destinino direttamente (la cosiddetta divisione proporzionale dell’inoptato), ma ora vuole regalare al Vaticano pure un pezzo dei soldi lasciati allo Stato dai contribuenti.
È andata così. La Finanziaria di Letta stabiliva che tra i benificiari dell’8 per mille lasciato all’erario ci fosse anche l’edilizia scolastica; il 1 settembre — quando alla Camera è arrivato il decreto attuativo scritto a Palazzo Chigi — c’era però una piccola modifica: i soldi andranno alle scuole “di proprietà pubblica dello Stato, degli enti locali territoriali e del Fondo edifici di culto”.
Il Fondo in questione — che fa capo al ministero dell’Interno — oltre a negozi, appartamenti, foreste e quant’altro, è il formale proprietario di 750 e più grandi complessi ecclesiastici, con scuole annesse, dati in gestione alle varie congregazioni di Santa Madre Chiesa.
Sono scuole private, ma beneficeranno dei (pochi, circa 150 milioni l’anno) soldi dell’8 per mille dello Stato.
Ora il testo è all’esame del Parlamento: “Delrio ci tiene molto”, dicono nei corridoi (anche se, a stare a Dagospia, al Vaticano non ritengono più il cattolicissimo sottosegretario un interlocutore affidabile: ha perso punti col capo).
TASI-IMU
Gli edifici, anche “commerciali”, di proprietà di enti religiosi continuano a essere largamente esentati dal pagamento delle imposte sugli immobili.
Dopo gli anni dell’esenzione semi-totale, il governo Monti — anche per evitare una multa dall’Ue — decise di far pagare il settore “no profit” almeno per le parti degli edifici adibiti “a uso commerciale”: peccato che poi fece un regolamento incomprensibile e da allora ancora non s’è visto un euro.
Ora, però, ci sono le nuove istruzioni pubblicate il 26 giugno dall’Agenzia delle Entrate. Risultato: a parte gli alberghi, anche con Renzi la Chiesa non paga.
Le cliniche sono esentate (basta che siano convenzionate col Ssn) e le scuole praticamente pure: la legge “salva” quelle che chiedono alle famiglie “importi simbolici”, ma secondo il Tesoro “simbolico” significa che la retta non deve superare i 6-7 mila euro l’anno, cioè all’ingrosso 700 euro al mese.
DIRITTI CIVILI
Sulle coppie di fatto, Renzi si presentò in Parlamento parlando di un “compromesso” possibile. Le Camere, dunque, hanno discusso e ora in Senato c’è un ddl quasi pronto e accettato da molte forze politiche, anche d’opposizione.
E qui arriva il compromesso renziano: con apposita intervista al giornale della Cei, Avvenire, a fine luglio, Renzi ha definito “superato il testo” e annunciato “un ddl ad hoc del governo”. Quando? Mah.
Per la fecondazione eterologa, invece, è accaduto il contrario. La Consulta boccia la legge 40 e consente di ricorrere a donatori esterni alla coppia, il ministro Lorenzin s’affretta a scrivere un decreto, ma il premier lo straccia: “Ci deve pensare il Parlamento”. Nel frattempo, lui e il ministro mandano i Nas in quelle cliniche che tentano di far rispettare la legge. D’altronde, ai tempi del referendum sulla legge 40 e degli inviti al boicottaggio del cardinal Ruini, il nostro si esprimeva così: “Non andrò a votare. Rivendico la legittimità della posizione di chi ritiene di dover far fallire il referendum facendo mancare il quorum”.
LE SCUOL
L’istruzione prima di tutto, dice Renzi, e infatti alle scuole private non solo sarà confermato più o meno l’intero pacchetto dei finanziamenti diretti da mezzo miliardo l’anno (con buona pace della Costituzione che li vieta), ma si appresta anche a varare una defiscalizzazione abbastanza decisa delle donazioni.
Nelle parole di La buona scuola, vale a dire le linee guida della riforma prossima ventura: “Va offerto al settore privato e no profit un pacchetto di vantaggi graduali per investimenti in risorse umane e finanziarie destinato a singole scuole o reti di scuole, attraverso meccanismi di trasparenza ed equità che non comportino distorsioni”. Quando tra pubblico e privato non c’è differenza, in genere è il secondo che ci guadagna.
Marco Palombi
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Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile
RISPUNTA L’IPOTESI MARINA ALLA GUIDA DI FORZA ITALIA
Il tutti contro tutti che dilania ormai Forza Italia lascia sul campo il candidato del partito alla Consulta, Antonio Catricalà , ma trascina in una palude la stessa leadership di Silvio Berlusconi.
Cala il gelo dopo l’attacco senza precedenti di Raffaele Fitto – sempre più leader di una vasta area di dissenso – a Maria Rosaria Rossi, tesoriera ma soprattutto braccio destro dell’ex Cavaliere, lei che in una intervista a Repubblica invitava l’eurodeputato pugliese, di fatto, a fare le valigie.
Berlusconi reagisce malissimo all’ennesimo schiaffo di Fitto.
Dopo la storia dei tanti che non versano nemmeno un euro al partito, per lui è la conferma del «fallimento del progetto » Forza Italia.
Meglio smantellare tutto, ricominciare daccapo, puntare sul voto in tempi ravvicinati (se Renzi vorrà ) e su «un Berlusconi» per la premiership, per usare le parole della Rossi.
Ed è risaputo che l’unico nome in campo – pur tra mille smentite ufficiali – resta quello di Marina. Sponsorizzato proprio dal “cerchio” Pascale-Rossi.
Il leader forzista apprende dell’attacco alla tesoriera appena uscito dall’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone e prima di raggiungere Milanello per incontrare la squadra, l’uveite ormai è guarita.
Nei confronti dell’ex pupillo pugliese confessa ai suoi di nutrire ormai «profonda disistima: approfitta sempre dei momenti di difficoltà del partito per attaccarmi, cosa aspetta Raffaele a lasciare Forza Italia? » è lo sfogo molto privato.
Il momento di difficoltà ultimo a cui fa riferimento è l’impasse parlamentare che ha costretto il quartier generale di Arcore ad accettare il passo indietro di Catricalà , impallinato in aula dai “ribelli”.
Una brusca sconfitta, ascritta a Berlusconi e alla linea “buonista” rispetto a Renzi e al governo (ancora ieri il Mattinale di Brunetta rilanciava la «coesione nazionale»).
Per tutto il giorno non un parlamentare interviene anche solo per difendere la Rossi. C’è ormai un partito nel partito che vorrebbe vedere lei come la Pascale, sempre più “interventiste”, fuori dalla stanza dei bottoni.
Non solo pugliesi e campani schierati con Fitto e con la richiesta di primarie. Ma anche big con più legislature alle spalle, Capezzone e Carfagna, Saverio Romano, Polverini, Prestigiacomo e tanti altri.
Alla squadra si aggiunge ora Trifone Altieri, uomo di Fitto in Provincia di Bari, che subentra alla Camera ad Antonio Leone (Ncd) eletto al Csm.
«Lascia allibiti che il presidente Berlusconi possa consentire alla senatrice Rossi di rilasciare o ritirare patenti sulla legittimità dello stare nel partito» è l’attacco mattutino di Fitto dal suo blog.
«Nè la senatrice nè altri hanno titoli o legittimazione tecnico-giuridica e statutaria, nonchè politica, per ipotizzare cose del genere ». Scrive di «disagio sempre più forte di tanti colleghi» per concludere che Forza Italia «è stata e sarà ancora» casa sua.
Non lascia, insomma, se vogliono mi caccino, è il senso.
La replica ufficiale Berlusconi la affida dopo otto ore di silenzio, alle 20, alla portavoce Deborah Bergamini.
Critica i «toni discutibili» di Fitto, difende la Rossi e i suoi titoli (assegnati dal capo), per concludere: «Evidentemente, la sua solerzia quando si tratta di prendere voti per sè diventa distrazione o svogliatezza quando si tratta di lavorare per tutta Forza Italia».
Fitto non controreplica, la definirà «patetica» coi suoi. Ma è l’unico ad uscire allo scoperto, con l’eccezione di Maurizio Bianconi: «Non seguo l’ordine di Berlusconi di non attaccare Renzi, avevamo 13 milioni di voti, oggi tre».
Questo il clima. E il frullatore ha solo cominciato a girare.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile
I PM SOSTENGONO CHE IL NUOVO AD (ASSIEME AL SUO PREDECESSORE SCARONI) PUNTAVA ALLA STECCA MILIONARIA… LE INTERCETTAZIONI DIMOSTRANO GIà€ LA CONTINUITà€ DI RAPPORTI CON I SOLITI FACCENDIERI
Matteo Renzi dice che rinominerebbe Claudio Descalzi domattina. 
Chi gli vuole bene pensa che Renzi lo confermerebbe per i buoni risultati ottenuti da questo manager nel settore dell’esplorazione, a partire dall’affare miliardario per l’Eni in Mozambico.
Chi gli vuole male pensa che siano i rapporti tra l’amministratore dell’Eni e l’amico di Renzi, Marco Carrai, a consigliare al premier questa benevolenza.
A differenza di Renzi, i pm milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro ritengono che “Paolo Scaroni e Descalzi abbiano organizzato e diretto l’attività illecita” del caso nigeriano.
Scaroni e Descalzi sono indagati per corruzione internazionale per l’acquisto al prezzo di 1 miliardo e 92 milioni di dollari di un giacimento off-shore dalle enormi potenzialità .
Un quinto del prezzo è stato congelato a Londra per una lite tra il mediatore Emeka Obi (collegato a Gianluca Dinardo, a sua volta legato a Luigi Bisignani) e il titolare effettivo di Malabu, cioè l’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete.
Per i pm milanesi “la somma di 215 milioni, bloccata in Gran Bretagna, per la causa civile tra gli intermediari Emeka Obi e Dan Etete sarebbe stata certamente destinata a remunerare pubblici ufficiali e a pagare mazzette (kickbacks, Ndr) a managers di Eni e agli intermediari Obi/Agaev e Di Nardo/Bisignani”.
Per i pm “le somme ancora rimaste in Gran Bretagna devono essere sequestrate come provento del complesso schema di corruzione messo in piedi da Eni per garantirsi la concessione petrolifera OPL 245”.
L’ipotesi di accusa dei pm quindi, è che Descalzi, con Scaroni, avrebbe ordito uno schema corruttivo finalizzato a pagare mazzette ai manager Eni.
Accuse gravissime che devono essere dimostrate e vanno contestualizzate. Probabilmente la Procura sarebbe stata più morbida se non avesse dovuto fare la voce grossa con i giudici londinesi per convincerli a concedere un sequestro che non avevano molta voglia di eseguire.
A prescindere dalle accuse dei pm nella richiesta di sequestro restano però i fatti elencati negli atti allegati.
Fatti mai smentiti nè spiegati da Descalzi che avrebbero dovuto consigliare maggiore prudenza a Renzi prima di scrivere il suo tweet in difesa del manager.
Prima di ‘rinominare’ Descalzi il premier dovrebbe farsi spiegare le sue telefonate del 2010 con Bisignani.
Quelle conversazioni intercettate nell’inchiesta P4 dalla Procura di Napoli, poi trae enti locali già messi a bilancio per il 2015 con il decreto sugli 80 euro.
Ed è qui che il presidente di regione medio la prende male, tanto che persino il “renziano” Sergio Chiamparino ha parlato del tradimento di un “patto d’onore” da parte del governo.
La nuova sanità pubblica, però, non sarà ultra-federalista come quella disegnata ai tempi della Lega di governo: “Il fallimento del federalismo sanitario in Italia è nei fatti: metà delle regioni è commissariata”, ha detto Lorenzin e la colpa non è certo solo dei tagli, ma “anche delle regioni”.
Il vero problema, secondo il ministro, “è la governance: cattivi direttori generali, cattivi manager, cattivi primari e anche cattivi assessori regionali”.
I ministri e i premier, invece, specialmente quelli in carica sono tanto buoni. Marco Palombi smesse a Milano e ora usate contro Descalzi a Milano dimostrano che l’attuale numero uno (e allora numero due) dell’ENI si è speso nell’affare nigeriano in favore di Bisignani e della cordata di mediatori legati al potente lobbista amico di Scaroni, allora al vertice di Eni.
Che lo abbia fatto per creare uno ‘schema corruttivo’ come dicono i pm non è ancora dimostrato.
Che lo abbia fatto però è certo e il vero scandalo non è tanto che Renzi sostenga un amministratore indagato.
Bensì che lo sostenga senza che Descalzi abbia spiegato il senso delle telefonate.
La storia è complessa: un imprenditore amico di Bisignani, Gianluca Dinardo, è in affari con un nigeriano, Emeka Obi, a sua volta in contatto con l’ex ministro del petrolio della Nigeria, Dan Etete, titolare di fatto della società Malabu che detiene la concessione OPL 245.
Dinardo attiva Bisignani che contatta Scaroni, allora numero uno di Eni, che a sua volta mette in pista Descalzi.
Il 4 febbraio del 2010 Descalzi incontra a cena a Milano all’hotel Principe di Piemonte sia il venditore, Dan Etete, che il mediatore raccomandato da Bisignani, cioè Obi.
Il 18 febbraio la società di Obi ottiene un primo incarico dal venditore Malabu che ha potuto apprezzare le entrature di Di-nardo (o meglio di Bisignani) all’ENI. Etete cercava da anni un contatto diretto con i top manager di Eni.
Le trattative entrano nel vivo e a un certo punto però Eni sembra negoziare direttamente con Etete scavalcando Obi e quindi Dinardo-Bisignani .
Stiamo parlando di un affare da 1 miliardo e 92 milioni di dollari che dovrebbe garantire una commissione oscillante tra i 100 e i 200 milioni di dollari.
Bisignani entra in fibrillazione. Ovviamente Obi, come ha raccontato ai giudici inglesi, avrebbe garantito una percentuale della ‘mediazione’ a Dinardo e ovviamente Bisignani, come lui stesso ha ammesso con i pm si aspettava anche lui una fetta. In fondo l’affare era merito suo.
Descalzi è l’uomo incaricato da Scaroni di seguire la trattativa. Ovviamente sa benissimo che Bisignani è un amico del suo capo Scaroni e quanto sia potente.
In quel momento, siamo nei primi mesi del 2010, Silvio Berlusconi e Gianni Letta sono all’apice della loro forza. Bisignani è l’uomo che gestisce le partite più importanti: dalle nomine nei servizi segreti a quelle nelle società partecipate.
Quando Scaroni deve andare ad Arcore a parlare con Berlusconi prima passa da Bisignani e gli chiede consigli su come comportarsi e su quali argomenti affrontare. Descalzi quindi sa benissimo che Bisignani non è un qualsiasi lobbista ma è legato a Scaroni, cioè il suo capo, e a Berlusconi, cioè il capo del suo capo.
Quando il mediatore Obi si sente scavalcato da Eni che tratta direttamente con Etete, chiama Dinardo che a sua volta chiama Bisignani.
L’amico di Scaroni cerca il numero uno dell’Eni e poi subito dopo parla al telefono con Descalzi.
In una serie di telefonate, due del 13 ottobre 2010 e una del 14 ottobre 2010, Descalzi garantisce a Bisignani che Eni non scavalcherà il mediatore Obi e poi lo tiene aggiornato sulle trattative con il Governo nigeriano con una telefonata del 18 novembre del 2010.
Bisignani non aveva alcun incarico ufficiale dall’ENI per seguire l’affare nigeriano. Anche se avrebbe guadagnato una quota dei milioni di dollari della mediazione promessa al suo amico Dinardo.
In quelle telefonate Descalzi sta facendo l’interesse di un privato, amico del presidente dell’ENI e del presidente del consiglio, o quello della sua società ?
Probabilmente Renzi lo riconfermerebbe domattina perchè Descalzi ha agito nell’interesse di chi aveva il potere in quel momento.
E oggi il potere è nelle mani di Renzi.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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