Gennaio 4th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI RINVIA LA RIFORMA FISCALE A DOPO IL QUIRINALE, MA I LEGALI DI BERLUSCONI SPIEGANO COME IL LEADER AZZURRO POTRA’ RICANDIDARSI A FINE PRIMAVERA
L’inciucio salva-Cav è saltato. Ma il Cav è salvo lo stesso. O quasi. 
Palazzo Chigi è stato costretto a fare marcia indietro e il testo del decreto della delega fiscale che affronta anche le norme tributarie non va più alle commissioni parlamentari ma torna in Consiglio dei ministri per le necessarie modifiche.
I comunicati di palazzo Chigi e le dichiarazioni di Renzi sono univoci: “Mai fatte norme a favore di Berlusconi, non c’è alcun inciucio. Ci fermiamo”.
Quindi, come dice anche il responsabile Giustizia del pd Davide Ermini, “il governo scriverà nuovamente la norma. Saranno esclusi i reati dolosamente più gravi come la frode fiscale (per cui è stato condannato Berlusconi, ndr) e sarà rivisto anche il criterio del 3%”, la percentuale di evasione rispetto all’imponibile di un’azienda ritenuta tollerabile e quindi sanabile con sanzioni amministrative e comunque non più reato.
Cambiano anche i tempi: a scanso di ipotesi inciuciste all’ombra del Nazareno, Renzi in persona ha spiegato che “il nuovo testo sarà trasmesso in Parlamento solo dopo l’elezione del Presidente della Repubblica e dopo la conclusione del periodo di Berlusconi in affidamento ai servizi sociali”.
Sarebbe stata una via d’uscita eccezionale per Berlusconi: gli avvocati avrebbero potuto presentare un “incidente di esecuzione” perchè la frode non è più reato (l’evasione prodotta da Fininvest era pari all’1,2 e allo 0,7% dell’imponibile, molto meno del 3% previsto) chiedendo di revocare “gli effetti penali della condanna che tuttora permangono visto che il fatto non costituisce più reato e in nome del principio del favor rei”.
E cioè l’interdizione penale dai pubblici uffici (aprile 2014-aprile 2016) e anche l’interdizione amministrativa introdotta dalla legge Severino che è figlia della condanna penale.
Insomma, la revisione delle norme fiscali, in nome di un fisco più amico ma anche più certo e severo e remunerativo per le casse dello Stato, ci avrebbe restituito in un balletto un Cavaliere lindo e senza macchia. Strepitoso.
Bloccato l’inciucio, Berlusconi è comunque già quasi salvo.
E tra la primavera e l’estate “potrà riavere la totale agibilità politica” e tornare candidabile. Questo almeno sostiene lo staff legale del Cavaliere. Che infatti non sa che farsene del contestato articolo 19 bis del decreto della delega fiscale. “Non l’abbiamo neppure letto — dicono il professor Coppi e l’avvocato Ghedini — e mai abbiamo rilasciato interviste in queste ore”
Ecco la road map dei legali. Seppure punteggiata da qualche “se”.
In aprile termina l’anno di affidamento ai servizi sociali, la pena per la condanna ai tre anni per frode fiscale (che ha beneficiato dell’indulto del 2006).
Se i giudici riterranno che il condannato ha eseguito i servizi sociali secondo le prescrizioni, le conseguenze sono due. La prima: uno sconto di 45 giorni di pena (fine pena a marzo). La seconda: l’estinzione di ogni effetto penale in base all’articolo 47 comma 12 dell’ordinamento penitenziario. “Se i giudici riconosceranno il percorso dell’affidamento in prova, l’interdizione penale dai pubblici uffici (aprile 2014- aprile 2016) decadrà del tutto” spiegano
Resterebbe in piedi l’interdizione amministrativa della legge Severino, sei anni a partire dal primo agosto 2013 che impedirebbero la candidatura anche nel 2018.
Per scardinare anche questo impedimento, i legali puntano su due giudizi: la Cedu europea (Corte europea dei diritti dell’uomo) e la Consulta. “Entro l’estate 2015 attendiamo il responso della Cedu e non abbiamo dubbi che ci darà ragione nel sostenere che la legge Severino non poteva essere applicata retroattivamente”.
Trattandosi poi di una pena amministrativa, se la Cedu giudica inapplicabile la Severino, il verdetto è immediatamente applicabile senza ulteriori passaggi (“su questo ci confortano sentenze della Consulta e della Cassazione”).
Entro quella data, dovrebbe esprimersi anche la Consulta che è stata investita del problema dal caso De Magistris (il sindaco di Napoli vittima della Severino ma che ha vinto i ricorsi a Tar e Consiglio di Stato).
Ecco che dunque, delega fiscale o meno, Berlusconi punta a riacquistare la propria agibilità in via autonoma. “Nel merito e non certo per qualche codicillo” chiariscono gli avvocati.
Anche se il testo è stato fermato, resta da capire chi l’ha scritto quell’articolo 19 bis che mette mano a tutta la legge 74 del 2000 (norme tributarie).
Il giallo della manina fa il paio con lo scarica barile tra palazzo Chigi e Mef, “l’hanno scritto loro”, “no, gli altri”.
Ed ecco che tra i responsabili più quotati compare il viceministro Luigi Casero, Ncd ma uno di quelli, si spiega- “che non ha mai lasciato la casa madre, parla sempre con Berlusconi ed è amatissimo da Renzi che lo ascolta come pochi altri e spesso lo fa anche partecipare alle riunioni del Cdm destando le gelosie di Alfano”.
Ma magari è stata solo una scivolata in un testo che ha obiettivi meritori: deflazionare i tribunali (a rischio un processo su tre per evasione), venire incontro agli errori, far incassare più soldi allo Stato grazie alle pene pecuniarie.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2015 Riccardo Fucile
DOPO LE POLEMICHE, RENZI FINGE DI CADERE DAL PERO
Silvio Berlusconi potrebbe beneficiare di una norma contenuta nello schema di decreto legislativo “certezza del diritto” per vedere cancellata la condanna per frode fiscale che gli è stata inflitta nel processo Mediaset e azzerati gli effetti della legge Severino nei suoi riguardi, con il pieno ritorno all’ “agibilità politica”.
E’ quanto scrive oggi Liana Milella su La Repubblica.
La previsione normativa che potrebbe riguardare Berlusconi è contenuta nello “schema di decreto legislativo recante disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente”, (decreto del 24 dicembre).
Nel provvedimento è prevista l’introduzione, nel decreto 74/2000 sui reati tributari, di un art. 19-bis che esclude la punibilità “quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al tre per cento del reddito imponibile dichiarato o l’importo dell’imposta sul valore aggiunto evasa non è superiore al tre per cento dell’imposta sul valore aggiunto dichiarata”.
Una norma che si applicherebbe non solo per casi di dichiarazioni infedeli, ma anche di frode fiscale.
Il testo, emanato da Palazzo Chigi con i decreti di Natale, avrebbe fatto infuriare Matteo Renzi.
Il premier, secondo fonti di Piazza Colonna, ha quindi deciso di correre ai ripari per rimediare al pasticcio: riforma del fisco bloccata, tutto ritorna al Consiglio dei ministri. Il premier Matteo Renzi “ha chiesto questa mattina agli uffici di non procedere – per il momento – alla formale trasmissione alla Camera del testo approvato in Consiglio dei Ministri” dei decreti delegati sul fisco che contiene le norme considerate pro-Berlusconi.
Il testo – spiegano fonti di P. Chigi – tornerà in Consiglio dei Ministri”.
Lodo Berlusconi? A conclusione del processo Mediaset Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione (tre condonati) e a due anni di interdizione dai pubblici uffici per una frode fiscale di 7 milioni di euro, pari a meno del 2% dell’imponibile. Pertanto, attraverso un incidente di esecuzione, l’ex premier potrebbe beneficiare delle previsioni della nuova norma e ottenere la cancellazione della condanna, cui seguirebbe, di conseguenza, l’azzeramento degli effetti della legge Severino, a cominciare dai sei anni di incandidabilità .
Sempre secondo La Repubblica, i giuristi sono, tuttavia, divisi sull’interpretazione della norma, che potrebbe non riguardare il reato di frode fiscale, ma solo l’infedele dichiarazione.
Fonti di governo, peraltro, avrebbero già fatto sapere che la norma sarà modificata prima del varo definitivo, in maniera tale da escludere che possa avere effetti sulla vicenda giudiziaria Berlusconi-Mediaset.
“A me non risulta affatto che sia così. Lui ha una condanna definitiva e non mi pare realistico che una nuova legge possa cancellare una condanna passata in giudicato. Ma se davvero dovesse essere possibile sono pronto a bloccare la legge e a cambiarla”, ha tuonato Renzi.
Si dividono, scrive ancora la Milella, anche gli avvocati di Berlusconi: “La legge si può bene applicare”, dice Franco Coppi, “basta il noto incidente di esecuzione che consente di cambiare le sorti anche di una sentenza definitiva”.
Non la pensa allo stesso modo Nicolò Ghedini.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 4th, 2015 Riccardo Fucile
“PREMIER SPUTTANATO”: MINORANZA PD E OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO
La domanda che tutti si pongono è solo una: di chi è la manina che ha infilato la norma “salva
Berlusconi” nel decreto attuativo della delega fiscale del 24 dicembre? Anche nel partito di Matteo Renzi si fa fatica a comprendere come una norma – che, come dichiarato giorni fa dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti al Fatto Quotidiano, non c’era nel testo arrivato dalla commissione tecnica del Mef – sia magicamente apparsa una volta uscita da Palazzo Chigi con tanto di timbro.
Come il deputato dem Franco Monaco; o Pippo Civati che, sul suo blog, scrive: “Ora, se il premier non ne sapeva nulla, se il Mef dice di non averlo visto, se il ministro della Giustizia ha espresso le perplessità che si leggono sulla stampa, chi ha portato quel testo al Consiglio dei ministri? Un’idea ce l’ho: il decreto, conoscendo l’Italia, si è scritto da solo”.
Il codicillo che di fatto depenalizza l’evasione e frode fiscale, stabilisce che se si prova ad aggirare il fisco per un importo non superiore al tre per cento del tributo dovuto non c’è reato.
La norma, che si estende anche ai procedimenti passati in giudicato in virtù del principio del favor rei, “è vergognosa in sè – attacca Corradino Mineo – Squalifica il governo italiano agli occhi dell’Europa che prova a introdurre nuove regole fiscali. Sputtana Renzi, facendone l’erede di Berlusconi, peggio se la norma favorisce Berlusconi”.
Lucrezia Ricchiuti, altra dissidente dem e componente della Commissione Finanze al Senato, ci mette il carico da novanta: “Come se non bastasse, l’ambito non è neppure uguale per tutti ma cresce al crescere della ricchezza detenuta; in pratica la legge del Nazareno ci dice che più sei ricco e più puoi evadere. Un simile livello di sfregio alla dignità delle persone oneste, neanche sotto il Berlusca triumfans si era mai visto”.
La sua collega Laura Puppato invita a fermarsi un attimo: “Non si può procedere come “nulla sia”,se ci sono menti oscure e pensieri inconfessabili che prendono forma grazie ad apparati,si tolgano ora!”.
Restando alla querelle interna al partito democratico, i renziani, lentamente e dopo le parole di Renzi al Tg5 (“Blocco tutto, il testo ritorni in Cdm”), iniziano a rilasciare commenti sul pasticcio fatto in Consiglio dei ministri: “Le leggi ad personam riguardano lo scorso ventennio. Questo governo si occupa di tutti i cittadini. La prova sta nel ritiro #riformafisco”, scrive l’eurodeputata Simona Bonafè.
Come da Palazzo Chigi sia potuto uscire un testo così formulato, genera scompiglio nel Partito democratico.
Ma gli altri partiti non stanno a guardare. Per il Movimento 5 Stelle commenta Luigi Di Maio: “Delle due l’una: o Renzi non sa cosa approva il suo Governo e quindi mi preme capire lui a cosa serva (visto che ci costa un botto in voli di Stato) oppure Renzi ha provato a fare un regalino di Natale a Berlusconi per estinguere una delle cambiali del Nazareno e non gli è riuscita (per ora)”.
Anche il leader del Carroccio Matteo Salvini attacca: “Renzi blocca la riformetta del Fisco, da lui approvata pochi giorni fa. Ormai penso soffra di sdoppiamento di personalità “.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2015 Riccardo Fucile
I REATI FISCALI SONO DEPENALIZZATI SE L’IVA O L’IMPOSTA NON SUPERA IL 3% DELL’IMPOSTA O DELL’IMPONIBILE DICHIARATO: E CASUALMENTE QUELLO DI SILVIO E’ DELL’1,2%
Per dire quanto poco siamo prevenuti, ieri avevamo deciso di pubblicare per oggi su questa colonna un articolo intitolato: “Renzi ha ragione”, o “Bravo Renzi”, o ancora “Forza Matteo”.
Non per i suoi virtuosismi sciistici sulle nevi di Courmayeur, già magnificati a dovere dall’agenzia Ansa-Stefani, ma per la battaglia contro l’assenteismo nel pubblico impiego, annunciata su twitter con i toni giusti, senza la petulanza offensiva di Brunetta, che provò a far qualcosa ma rovinò tutto con le solite scalmane demagogiche.
Poi ci ha chiamati un amico e ci ha messo una pulce nell’orecchio, a proposito del nostro titolone di ieri sulla denuncia del sottosegretario Zanetti riguardo al codicillo salva-evasori infilato da una manina di Palazzo Chigi (all’insaputa del ministero dell’Economia) nel decreto fiscale varato alla vigilia di Natale: “Ma lo sai perchè e per chi lo fanno?”.
Ma per il solito, per Berlusconi.
Tenetevi forte, perchè questa è strepitosa. Il Caimano è stato condannato il 1° agosto 2013 a 4 anni per frode fiscale.
Una sentenza che gli è costata pochissimo sul piano penale (mezza giornata a settimana a Cesano Boscone per nove mesi e 10 milioni di euro da rifondere all’Agenzia delle Entrate), ma moltissimo da quello politico: 2 anni di interdizione dai pubblici uffici, 6 anni di ineleggibilità e decadenza immediata da senatore in base alla legge Severino.
Che cosa prevede la nuova legge penale tributaria, in base al codicillo-colpo di spugna (art. 19-bis)?
Che i reati fiscali di evasione e frode sono depenalizzati se l’Iva o l’imposta sul reddito evasa non supera “il 3% rispettivamente dell’imposta sul valore aggiunto o dell’imponibile dichiarato”.
Una vastissima area di franchigia regalata a evasori e frodatori al riparo da procure e tribunali.
Ora, B. è stato condannato per aver frodato il fisco per 7,3 milioni: 4,9 sul bilancio Mediaset del 2002 e 2, 4 su quello del 2003.
Tutto il resto della monumentale frode fiscale (368 milioni di dollari) con film comprati dalle major americane a prezzi gonfiati e rimbalzati su una serie di società offshore occultamente controllate da lui o da prestanome fra il 1995 e il ’98, si è prescritto.
Ma, alla mannaia del fattore-tempo, accelerata da varie leggi ad suam personam (falso in bilancio, condoni fiscali ed ex-Cirielli), sono scampati gli effetti fiscali “spalmati” sugli ammortamenti delle due annualità contabili.
Ora che Renzi, o chi per lui (a proposito: di chi è la manina?), ha inventato il salvacondotto del 3%, la domanda è semplice: quella frode residua è sopra o sotto il nuovo tetto?
La risposta, nell’era del Patto del Nazareno, è scontata: sotto, e di parecchio.
Il calcolo è presto fatto.
Negli anni 2002 e 2003 Mediaset dichiara un imponibile di 397 e di 312 milioni e B. ne froda 4, 9 e 2, 4. Che corrispondono all’ 1, 2 e allo 0, 7 %, ben al di sotto della soglia del 3% di non punibilità .
Ergo, in base alla retroattività delle norme penali più favorevoli (favor rei, art. 2 Codice penale), “nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.
Grazie a una legge fascista, la n. 4 / 1929, il favor rei in materia fiscale e finanziaria non valeva: ma il centrosinistra, con la norma fiscale n. 507 / 1999, la cancellò 15 anni fa.
È già accaduto a Romiti, De Benedetti e Passera, condannati definitivamente per falso in bilancio: nel 2003, dopo la controriforma berlusconiana che lo depenalizzava, chiesero un “incidente di esecuzione” alla Corte d’appello, che non potè che revocare le loro condanne.
Anche B. dunque potrà ottenere la cancellazione della sua, per una frode che non è più reato.
E, se evapora la condanna, spariscono anche decadenza, ineleggibilità e interdizione. Così alle prossime elezioni potrà ricandidarsi, lindo come giglio di campo.
Quando ce l’hanno raccontato, stentavamo a credere che Renzi potesse arrivare a tanto.
Ma, come diceva Montanelli, di certi politici non si riesce mai a pensare abbastanza male.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 4th, 2015 Riccardo Fucile
CON IL FALCON 900 DA TIRANA AD AOSTA, PASSANDO DA FIRENZE… UN ANNO FA PER LE FERIE INVERNALI L’ALLORA PREMIER LETTA PRESE UN AEREO DI LINEA
Vacanze di Natale a Courmayeur, col volo di Stato. 
Non è un cinepanettone, il protagonista è Matteo Renzi. Il premier, dopo la missione in Albania, ha raggiunto la Val d’Aosta per qualche giorno di riposo sugli sci, a bordo di un Falcon 900 dell’Aeronautica militare.
Palazzo Chigi non nega, ma ribatte: “Abbiamo rispettato tutti i protocolli di sicurezza”.
Ed è vero, perchè il premier ne ha diritto. Prendere un’auto o un treno invece che un aereo di Stato, per andare in vacanza è una questione di opportunità e discrezionalità .
A differenza di Renzi, per esempio, Enrico Letta per le ferie di Natale da presidente in carica andò a Trieste con un volo di linea.
A sollevare la polemica, il M5s tramite una denuncia partita ieri pomeriggio, alla quale farà seguito un’interrogazione parlamentare.
Il primo a pubblicarla è il deputato Paolo Romano sul suo blog, subito ripreso da Carlo Sibilia, membro del “direttorio” pentastellato.
“Martedì 30 dicembre del fu 2014 — si legge nell’articolo — un Falcon 900 della flotta di stato solca i cieli del Mediterraneo. Riporta a casa da Tirana il nostro SuperPremier. Secondo i piani di volo il Falcon dovrebbe far rotta su Roma, ma evidentemente il premier ha fretta. Deve andare in vacanza. (…) Quindi anche il Falcon si deve adeguare. Dirottato su Firenze, imbarca moglie e figli del presidente del Consiglio e riparte alla volta di Aosta. Il Falcon con Renzi e famiglia atterra alle 21,25 sempre di martedì. Vacanze a Courmayeur. All’insegna del risparmio ovviamente. Di chi? Di Renzi e famiglia che alloggia nella caserma degli Alpini a spese della comunità (noi)”.
Romano, sul suo blog, allega i piani di volo che dimostrano il percorso del volo di Stato.
Parte da Tirana, dove Renzi ha incontrato il premier albanese, passa poi per Firenze (dove sosta per far imbarcare la famiglia del presidente del Consiglio) e atterra all’aeroporto Corrado Gex della Valle d’Aosta.
Una struttura — come denunciano gli attivisti locali del Movimento 5 stelle — in stato di degrado e abbandono, che non serve voli di linea da anni.
“Quanto è costato — si chiede il deputato del M5s — questo volo di stato in missione vacanza? (…) Un Falcon quando si muove ha un costo notevole (euro 9000 all’ora)”.
Dopo qualche ora, il presidente del Consiglio replica su Twitter: “Gli spostamenti aerei, dormire in caserma, avere la scorta, abitare a Palazzo Chigi — scrive Renzi — non sono scelte ma frutto di protocolli di sicurezza #regole”.
Poi Palazzo Chigi entra nel merito con una lunga nota: “Il presidente del Consiglio non ha raggiunto Aosta con il volo di Stato con cui si è recato a Tirana, in visita ufficiale in Albania (regolarmente atterrato a Roma), ma con un Falcon 900 (quindi con un altro volo di Stato, ndr), nel pieno rispetto della normativa e dei protocolli di sicurezza. Ciò riguarda anche la famiglia del premier quando si muove con lui, sottoposta agli stessi obblighi di sicurezza e a norma di legge; per quanto riguarda l’alloggio in caserma (…) il presidente del Consiglio ha regolarmente pagato il dovuto per sè e per i suoi familiari”.
La spiegazione non persuade i 5 stelle. Per Carlo Sibilia “Renzi deve restituire agli italiani i soldi spesi per farlo andare in vacanza. È l’ennesimo atteggiamento alla Marchese del Grillo: ‘io sono io, e voi non siete un c…o’”.
Per il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio “sono atteggiamenti come quello di Renzi ad alimentare il menefreghismo di Stato”.
Ma cosa dice effettivamente la direttiva di Palazzo Chigi sulla disciplina dei voli di Stato che definisce anche “i protocolli di sicurezza” in tutela delle massime cariche della Repubblica? All’articolo 1, comma 2 è scritto che “il trasporto aereo di Stato è sempre disposto (…) per garantire il livello di sicurezza o il trattamento protocollare connesso al rango della carica rivestita”. Tuttavia, l’articolo 7 della stessa direttiva specifica i criteri generali da seguire prima di concedere l’aereo blu (l’ultima parola spetta alla segreteria di Palazzo Chigi): “Il trasporto di Stato è disposto secondo criteri di economicità e di impiego razionale delle risorse, previa rigorosa valutazione dell’inopportunità o della non convenienza dell’impiego di differenti modalità di trasporto, ovvero previa verifica delle specifiche esigenze di alta rappresentanza connesse alla natura della missione istituzionale supportata”.
Trattandosi di vacanze, pur riconoscendo la prerogativa del premier alla tutela della sicurezza, questi criteri di “economicità e impiego razionale delle risorse” sono stati rispettati?
Valeria Pacelli e Tommaso Rodano
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 4th, 2015 Riccardo Fucile
ASSENTEISMI: ONOREVOLI CHE “LICENZIANO” TUTTI MA NON LAVORANO MAI
Daniela Santanchè non è mai assente, sempre presente a se stessa: “Mi perdoni, sono in un negozio e devo pagare, mi richiami tra dieci minuti”.
La deputata di Forza Italia, nonostante sia scattata l’agognata ora dei saldi, s’è ritagliata un po’ di tempo per emanare un paio di veementi comunicati contro il sindaco Ignazio Marino e i vigili urbani di Roma, fatalmente cagionevoli a Capodanno; oltre l’83% dell’organico s’è dato malato.
E ha domandato, Santanchè, col tono perentorio di una parlamentare esemplare: “C’è bisogno dell’ammutinamento di Roma per capire che la pubblica amministrazione va riformata?”.
Completati gli acquisti, Santanchè invoca i licenziamenti: “Vanno cacciati i dipendenti che commettono un falso, che taroccano un certificato medico. Matteo Renzi sia sveglio e svelto”.
Allora che fare, maledetta imprudenza, con la deputata Santanchè che il 77,6% delle volte diserta l’aula di Montecitorio?
Il suggerimento proviene dalla medesima Garnero in Santanchè: “Nulla”.
E perchè? “Io non ci vado e basta. Non rubo lo stipendio, non fingo acciacchi, anzi perdo la diaria”.
Santanchè risulta al sesto posto nella classifica dei fannulloni di Montecitorio, irraggiungibile il collega di partito Antonio Angelucci (99%), svettano con percentuali incredibili i senatori Nicolò Ghedini (99%) e Denis Verdini (91%), che vengono avvistati a Palazzo Madama meno di dieci votazioni su cento.
Va precisato che i dati di Open-polis conteggiano la presenza durante il voto, poichè i palazzi dei politici non sono dotati di macchine per timbrare il cartellino e non c’è differenza tra i giustificati e i furbetti.
Spesso l’uscita dall’emiciclo, come per i Cinque Stelle, viene utilizzata per protesta nei confronti della maggioranza di governo.
Il gusto di riempire le agenzie di stampa con parole a caso racchiuse tra due virgolette scomoda il politico anche nei giorni festivi e anche se quel politico, vedi Giovanni Toti, non è un campione d’efficienza: “Roma fuori controllo. Macchina amministrativa bloccata e i democratici non vogliono votare”.
L’ex direttore dei tg Mediaset, un novizio degli scranni, a ottobre era già tra i peggiori europarlamentari italiani e dunque del continente: su 82 occasioni di voto in 3 sedute plenarie a Strasburgo , Toti era al 15%.
È identica la prestazione di Matteo Salvini, che rivendica un rendimento più alto e lavora nei salotti tv per l’epopea leghista: “Renzi, devi cacciare Marino”, esorta il segretario del Carroccio.
Il coordinatore romano di Ncd, al secolo Gianni Sammarco, ha addirittura dettato una dichiarazione di otto righe, molto accorata, e ha fornito una serie di dilemmi irrisolvibili: “Questo è uno scandalo inaccettabile. Chiaro sintomo di una città che versa ormai nel degrado più assoluto a causa di un’amministrazione cieca e incapace. Marino dov’era?”.
Segue battuta: “Forse a cercare nuovi siti dove dislocare i sampietrini?”.
Il sottinteso: Marino è intenzionato a smantellare le strade di Roma, ma Sammarco omette di ricordare che, seppur verbalmente ligio al dovere, a Montecitorio ci va un giorno sì e un giorno no.
Con il 40% di assenze, un pochino meglio di Sammarco, Mara Carfagna diventa feroce: “Renzi ha simulato la voce grossa con i sindacati, ma al momento di decidere ha ceduto alle pressioni dei lobbisti”.
Sì, via tutti, a casa tutti. Poi becchi il politico che giudica e non sta lì incollato al seggio, e non accade niente. Non un tremore di coscienza.
Vige la regola Santanchè: “Io non ho bisogno di marcare visita”.
E non può essere neanche multata. I vigili non ci sono.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 4th, 2015 Riccardo Fucile
DURANTE IL CONCERTO DI CAPODANNO A NAPOLI IL CANTANTE MINIMIZZA L’EMERGENZA AMBIENTALE DI UNA TERRA DEVASTATA: A CHE PRO?
Non adoro le feste di Piazza, soprattutto quando i fondi pubblici sono sempre di meno ed i disagi
per i cittadini, proprio a causa delle reiterate e continuate omissioni dovute alla carenza di liquidità , diventano sempre più crescenti, pregnanti e insostenibili. Insomma, spendere soldi pubblici per organizzare un “Capodanno in Piazza” mentre ci sono persone che dormono per strada – proprio per mancanza di fondi e di strutture ricettive che possano ospitarli, e nonostante il gelo di questi giorni – o interi quartieri sono abbandonati a loro stessi da lustri e bilustri, la trovo una cosa assurda oltre che indegna
Nel caso del Capodanno organizzato dal Sindaco di Napoli, questo naturale ed istintivo “ri-sentimento” si è accresciuto ancora di più perchè “il tutto” ha sempre più assunto le sembianze, non soltanto della farsa scientificamente data, ma della beffa vera e propria ai danni della verit�
Altro che ipotetico momento di “gioia”. Il concerto di fine anno è stato utilizzato come una sorta di strumento privilegiato per consumare una mera propaganda di maniera e per lanciare spot pseudo-elettorali a detrimento di quel sentimento di sana ribellione che vive invece in ogni napoletano che ama la propria terra e la propria gente.
Dal palco di Piazza del Plebiscito, Gigi D’Alessio, col sicuro benestare del Sindaco, del Governatore della Campania e dello stesso Capo del Governo, ha affermato: 1) che solo l’ 1% della “Terra dei Fuochi” sarebbe inquinata: 2) che gli abitanti ed i medici per l’ambiente dovrebbero stare sereni; 3) che l’aumento della mortalità per tumori non esisterebbe; 4) che i reali d’ Inghilterra verrebbero a comprare frutta e verdure a Caivano (travisando completamente una notizia che riguarda l’aumento di esportazioni con la Gran Bretagna); 5) che la Campania, non sarebbe più la “Terra dei Fuochi”; ma la terra “dei suoni e dei cuori”.
Come sia possibile che un napoletano, da un palco collocato proprio nel cuore della città , in diretta nazionale – e non solo – assuma e diffonda certezze anzichè ribadire dubbi e “gridare” l’appassionata e fervente istanza di intensificazione degli interventi, proprio non è dato capirlo.
In ogni caso la cosa fa davvero tristezza perchè, mentre l’emergenza ambientale persiste, la Regione Campania ha pensato bene di investire milioni di euro per pagare calciatori e cantanti per una sterile attività di marketing sulla nostra terra, dimenticandosi del tutto delle bonifiche e delle attività di screening.
Come sia possibile dire che la Campania non sia più la “Terra dei fuochi”, ma la “terra dei suoni e dei cuori” resta un mistero.
Proprio come la cecità di chi ci governa. A Napoli, la raccolta dei rifiuti è pessima, soprattutto in alcuni quartieri come quello di Fuorigrotta, e in buona parte della periferia, compresi i Comuni limitrofi, sono reiterati e continuati, sia i roghi tossici che le attività di sversamento illegale dei rifiuti.
Possono anche sbizzarrirsi nel raccontare “le favolette”. Possono anche “cantarcela” e “suonarcela” come vogliono.
La verità è che “terra dei fuochi” esiste ancora, purtroppo, e che necessita di interventi seri, ivi compresa l’occupazione del territorio da parte dello Stato per combattere, sia eventuali attività di speculazione economico-strumentale da parte della malavita e dell’eventuale connivenza politico-affaristico-malavitosa, che per annientare quel senso di inciviltà che alberga in chi offende quotidianamente la propria terra col menefreghismo sistematico e che soltanto l’uso della forza legale potrà seriamente riequlibrare.
E non si preoccupino nè D’Alessio, nè il Sindaco, nè il Governatore della Campania, nè tantomeno Renzi: questa terra è davvero la “terra dei cuori e dei suoni”, ma solo per l’amore della gente che ci vive.
Forse, un giorno non lontano, un po di cuore ce lo metteranno anche i politici…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Gennaio 4th, 2015 Riccardo Fucile
UN VIGILE URBANO RACCONTA LA VERITA’ SULLA NOTTE DI CAPODANNO: “NON E’ QUELLA CHE VI RACCONTANO”
Non vi raccontano che i vigili sono in agitazione, insieme agli altri comunali, da un mese. Non vi raccontano che Marino, mostrando insofferenza e un po’ di schifo verso la categoria, non si è mai presentato agli incontri con i sindacati
Non vi raccontano che dal primo gennaio è entrato in vigore un nuovo contratto, imposto unilateralmente che prevede riduzioni di stipendio per tutti, su un contratto fermo già da 8 anni.
Non vi raccontano che il vicesindaco Nieri, eletto con Sel, ha da subito manifestato una sorta di fastidio epidermico nell’incontrare i rappresentanti dei vigili. E che, all richiesta di un agente circa il perchè di tanto accanimento, lui rispondeva su Facebook: “dovete imparare a nuotare in mezzo bicchiere d’acqua”.
E non vi raccontano che i vigili sono in agitazione perchè il provvedimento anticorruzione voluto da Brunetta è stato recepito dall’amministrazione nel modo più estensivo e punitivo possibile. Non per i corrotti o i ladri, ma per tutti.
E finora ha portato al trasferimento in altre sedi di persone integerrime, senza macchia alcuna, a pochi mesi dalla pensione. Con una cattiveria ed un cinismo unici.
Non vi raccontano, soprattutto, che i vigili hanno dichiarato che, come forma di protesta avrebbero disertato la prestazione straordinaria volontaria di capodanno, anche perchè sciopero ed assemblea non sono stati autorizzati.
Non vi raccontano che “siccome i vigili si comprano con un caffè” , nessuno al comando ha preparato il servizio ordinario per il 31, nessuno ha sospeso richieste e riposi come prassi. Perchè tanto i vigili verranno a frotte volontari, visto che la notte del 31 è ben pagata. Alla faccia dei sindacati.
Ed invece, per la prima volta, i vigili hanno tenuto il punto, e le adesioni volontarie sono state 0 (leggi zero)
Così Campidoglio e comando si sono trovati, a poche ore dal capodanno, nel panico più totale, per colpa della loro schifosa arroganza.
E per metterci una toppa hanno commesso ogni genere di sopruso, modificando arbitrariamente turni di lavoro, cercando di richiamare abusivamente in servizio gente in ferie o a riposo.
Ed utilizzando la reperibilità , strumento utilizzabile solo per catastrofi. Per gestire un concerto.
Dall’altra parte, ovviamente, ogni genere di resistenza, lecita e meno lecita, con ogni mezzo per difendersi da una serie di porcate mai viste.
E per giustificare questa disorganizzazione figlia della presunzione e dell’arroganza, per giustificare l’aver tenuto le persone in servizio appiedato 19 ore, non si è trovato di meglio che sparare cifre a capocchia sui malati. 835, come ripreso anche dal premier.
Solo che in quel numero c’erano anche ferie, riposi, maternità , donazioni.
Oggi si parla di 44 casi sospetti, non 835. Ma per estendere il Jobs act ai pubblici dipendenti 835 suona meglio.
Anche evitare di parlare della protesta è meglio.
Perchè twittare dalla pista di Courmayeur è scomodo, bisogna essere sintetici.
David
(da “Fanpage”)
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