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BUZZI TIRA IN BALLO LUPI, CASTIGLIONE E ALFANO

Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile

CARA MINEO: L’INTESA TRA BUZZI “IL ROSSO” E I “BIANCHI” DELLA CASCINA: “DISSERO CHE LI FINANZIAVANO”

“Lo sa come funzionava? Funzionava così, dottore, glielo spiego”.
Per due giorni consecutivi, il 23 e il 24 giugno scorso, Salvatore Buzzi, il ras della cooperata 29 giugno arrestato per Mafia Capitale come presunto braccio destro di Massimo Carminati, ha snocciolato circostanze, affari e nomi al procuratore aggiunto Michele Prestipino e al sostituto Paolo Ielo.
Nella sala interrogatori del carcere di Nuoro, a Badu e Carros, dove è detenuto da otto mesi, Buzzi ha riempito oltre 300 pagine di verbale.
Molte le dichiarazioni de relato. In particolare su quanto gli riferiva Luca Odevaine, ex membro del tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione e pedina ritenuta dagli inquirenti fondamentale sulla scacchiera degli interessi dell’organizzazione.
Odevaine è già  stato interrogato in cerca di riscontri alle dichiarazioni da Buzzi. I suoi verbali sono stati secretati.
L’ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni, a quanto si apprende, ha ricostruito nei dettagli la vicenda legata all’appalto da 100 milioni per la gestione 2011 del Cara(Centro di accoglienza per i richiedenti asilo) di Mineo sul quale anche la Procura di Catania ha aperto un fascicolo che vede indagate sei persone tra cui, oltre a Odevaine, anche il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione di Ncd, ex presidente della Provincia di Catania.
Anche Buzzi sembra conoscere bene i dettagli della vicenda.
E il 24 giugno racconta ai magistrati romani quanto sa. O meglio: quanto gli è stato riferito da Odevaine e da Francesco Ferrara, vicepresidente della cooperativa La Cascina e spalla di Carminati.
Ricostruisce Buzzi: “Odevaine stava al tavolo tecnico e incontra Gabrielli” che “gli chiede se trova un sistema per economizzare la gestione veramente dissennata della Croce Rossa” dell’emergenza immigrati.
“Odevaine mette in piedi queste gare, anzi mi dice che praticamente la competenza poi passa al presidente della Provincia di Catania come soggetto attuatore del prefetto Gabrielli”.
Quindi passa a Castiglione? Chiede il pm Ielo. “Esatto”, risponde Buzzi.
E prosegue: “Odevaine incontra Castiglione, lo invita a pranzo Castiglione e c’è ‘sto famoso pranzo in cui c’è’sta famosa sedia vuota in cui Castiglione gli dice deve venire ‘quello che deve vincere la gara’, questa cosa me la dice Odevaine”.
L’idea è affidarla a La Cascina, ricostruisce Buzzi: Odevaine“gli presenta a Castiglione quelli della Cascina”. Cioè Ferrara.
E qui il ras delle cooperative inizia a raccontare quanto saputo da Ferrara su Mineo e come si muoveva per ottenere l’appalto.
“Mi disse ‘noi lì noi c’avemo tutto, c’avemo Castiglione, c’avemo Lupi”, legato a Cl come La Cascina.
E dopo aver ricordato che come coop finanziavano le campagne elettorali degli esponenti di Ncd, Buzzi aggiunge: “Avevano un rapporto diretto addirittura con il ministro, con Alfano (…) avevano creato un sistema giù in Sicilia intorno a Mineo che è un sistema perfetto,perchè la gara che congegna poi Odevaine consente di distribui’ i soldi a pioggia sul territorio. Nel senso che i comuni venivano premiati con circa due, tre milioni di euro, non lo so, però è tutto in chiaro,un centro di accoglienza di quelle dimensioni in un territorio così piccolo”.
Tant’è, prosegue, che fu Castiglione a ricoprire un ruolo “di mediatore politico: mette insieme nove comuni, destina 400 assunzioni a 9 Comuni, lì so 400 persone che lavorano”.
E come venivano assunti? Chiede il pm. “Su indicazione dei sindaci, tutti i sindaci c’avevano segnalati parenti, amici”.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL REGALO DI RENZI AGLI EVASORI: SCONTI E MENO CARCERE PER CHI EVADE LE TASSE FINO A 150.000 EURO

Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile

PROTESTE DEI MAGISTRATI: “QUANTI PROCESSI SALTANO?”

Un favore agli evasori. “Graziati” dall’inchiesta penale.
Con il rischio che la nuova norma più vantaggiosa sulla dichiarazione infedele contenuta nella delega fiscale faccia saltare i processi in corso.
Quando succederà  il governo non potrà  neppure dire “nessuno ce l’aveva detto” visto che il 27 luglio alla Camera l’ha espressamente dichiarato, di fronte a una folta platea, Francesco Greco, procuratore aggiunto a Milano e coordinatore del dipartimento dell’economia: «Sarebbe interessante sapere quanti processi saltano con questa norma, cosa allo stato non verificata »
Dopo la tempesta di Natale sulla soglia del 3%, il decreto sulla delega fiscale finisce di nuovo nelle polemiche.
Politicamente, nelle commissioni Finanze e Giustizia della Camera e del Senato che hanno appena licenziato i pareri, protestano sia M5S che la sinistra del Pd.
Con toni durissimi. «La manina di Natale torna a Ferragosto», dice Alfonso Bonafede, avvocato grillino che ha protestato alla Camera.
«Un ulteriore regalino agli evasori» insiste al Senato Lucrezia Ricchiuti, di Rete Dem. Ma contro la nuova dichiarazione infedele, che riscrive il testo del marzo 2000, protestano magistrati come Greco e la stessa Anm
Vediamo subito cosa dice l’articolo 4 della delega fiscale.
Innanzitutto fissa nuove soglie che “salvano” dal processo chi evade.
Si passa da 50mila a 150mila euro per l’imposta evasa.
Mentre l’ammontare complessivo «degli elementi attivi sottratti all’imposizione» passa a sua volta da due a tre milioni di euro.
Ma è il terzo comma quello che solleva le maggiori polemiche.
Laddove è scritto che «non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati indicati nel bilancio o in altra documentazione rilevante ai fini fiscali».
Ricompare anche qui, proprio com’è avvenuto per il falso in bilancio, l’esclusione della punibilità  quando in ballo ci sono delle “valutazioni”, osia il valore attribuito a un bene di cui si è proprietari.
Ma non basta. Eccoci all’ultimo comma, quello delle soglie: «In ogni caso, non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate differiscono in misura inferiore al 10% da quella corrente».
Doppio vantaggio per chi evade, un tetto economico più alto e una soglia del 10% sulle valutazioni in difetto.
Francesco Greco, considerato in Italia uno dei magistrati più esperti sui reati economici, nella sala del Mappamondo di Montecitorio, ha dichiarato: «Non ho capito se le valutazioni continuano a far parte della norma incriminatrice o meno. Se una norma crea un problema, se ci si chiede se ci sono o non ci sono le valutazioni, allora dev’essere chiarita meglio. Il problema delle valutazioni non è marginale, perchè gran parte delle denunce per dichiarazione infedele fanno soprattutto riferimento alle valutazioni. Dall’80 al 50% in Lombardia i processi nascono proprio da questo articolo, per cui cambiarlo con un’incertezza di questo tipo non è accettabile».
Poi la considerazione più preoccupante sui processi in corso: «Sarebbe interessante sapere quanti ne saltano con questa norma».
Greco l’ha detto una settimana fa
Nello stesso seminario, un’altra considerazione pesante l’ha pronunciata il presidente dell’Anm Rodolfo Maria Sabelli: «Nel caso della dichiarazione infedele è stata aumentata la soglia di punibilità , che passa, quanto all’ammontare dell’imposta evasa, da 50mila a ben 150mila euro, ma non è stata aumentata anche la pena. Sono state depenalizzate le evasioni di fascia più bassa, ma al reato più grave non corrisponde una sanzione più grave. Le evasioni depenalizzate restano affidate alla sola sanzione tributaria, che può essere aggirata con l’artificio di trasferire l’amministrazione a un prestanome e spogliare la società  dei suoi beni».

Liana Milella
(da “La Repubblica”)

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“I DATI DEL GOVERNO SUL LAVORO NON SONO ACCETTABILI”: L’ACCUSA DEL PRESIDENTE ISTAT

Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile

GIORGIO ALLEVA: “CAOS POCO EDIFICANTE”

Con i numeri sul lavoro, con i dati di Istat, ministero e Inps “abbiamo assistito a un caos poco edificante”.
“Quelli forniti dal ministero e dall’Inps sono dati di fonte amministrativa, non ‘statistiche’. Valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioè di occupati, è una approssimazione non accettabile”.
A dirlo è il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, che intervistato dal Fatto Quotidiano riflette così sui dati utilizzati dal ministro del lavoro Giuliano Poletti.
“Il governo fa il suo mestiere, ma a me preoccupa molto quando si sbandierano dati positivi dello 0,1%, anche perchè poi -come si è visto – portano a fare dietrofront il mese dopo”.
La Garanzia Giovani? “I risultati non ci sono stati. Le cose vanno fatte bene, e trovati forse altri strumenti, come per esempio il reddito minimo”.
“Può servire – spiega Alleva – a ridurre le disuguaglianze. Abbiamo fatto un’analisi sulla proposta del M5S, che erroneamente l’ha presentato come ‘reddito di cittadinanza’, mentre invece loro hanno studiato un reddito minimo selettivo. Ridurrebbe di molto la povertà  ed è ben congegnato perchè proporzionato al reddito e versato al singolo, che così ha autonomia di scelta. Andrebbe però attuato bene per evitare che incentivi il lavoro nero”.
“Costa 14,9 miliardi, ma non è all’ordine del giorno”
Quanto al Jobs Act, riflette ancora il presidente Istat, “i conti li faremo alla fine dell’anno. A oggi gli effetti non appaiono straordinari, sembrano esserci soprattutto sulle stabilizzazioni dei contratti precari, che non è poco”.

(da “Huffingtonpost“)

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QUANDO RENZI PROMETTEVA: “TOGLIERO’ LA RAI AI PARTITI, COSTI QUEL CHE COSTI”

Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile

“IL MIO PD NON METTERA’ BOCCA”. INFATTI SI E’ DIVISO LA TORTA

“La Rai non è dei sindacalisti nè dei candidati dei partiti”.
Spin doctor (del premier), giornalisti ed ex direttori della carta stampata, e anche sindacalisti.
Tre in quota Pd, uno in quota Ncd, due in quota Forza Italia, uno in quota M5S e Sel. È una spartizione vecchia maniera quella avvenuta per le elezione del consiglio di amministrazione della Rai.
Tant’è che il direttore del Tg La7 Enrico Mentana ha preso in giro il premier Renzi dalla sua bacheca facebook: “Ora si chiama rottizzazione” (rottamazione+lottizzazione).
E Massimiliano Cencelli, l’ex funzionario della Democrazia Cristiana che ha dato il nome al “manuale” molto in voga nei palazzi per stabilire la spartizione politica, ha dichiarato a InOnda: “Da vecchio democristiano devo dire che il premier mi ha molto deluso: Renzi applica il mio manuale sulla lottizzazione anche per la tv di Stato”.
I nomi dei nuovi consiglieri d’amministrazione Rai hanno già  sollevato polemiche perchè con la promessa della rottamazione renziana hanno a che fare poco o nulla.
Su twitter in tanti rilanciano vecchi tweet del presidente del Consiglio che promettevano la fine dell’ingerenza dei partiti nella gestione della Rai. Il premier Renzi non ha lesinato negli ultimi mesi roboanti annunci sul rinnovo dell’azienda del servizio pubblico. Si possono mettere in fila.
“La Rai non è il posto dove i singoli partiti vanno e mettono i loro personaggi, ma è un pezzo dell’identità  culturale ed educativa del Paese”, disse il premier a febbraio scorso.
Nell’e-news del 30 luglio 2014, illustrando alcune priorità  del programma dei mille giorni, Renzi scrisse: “La Rai va tolta ai partiti per ridarla al Paese”.
In tanti ricorderanno poi l’intervista rilasciata dal premier a Giovanni Floris a Ballarò, il 13 maggio dell’anno scorso: “Io non ho mai incontrato – ha sostenuto il premier – nè il presidente della Rai, nè l’amministratore delegato. Voglio che sia di tutti e non dei partiti, perciò non metterò mai bocca su palinsesti, conduttori e direttori, ma anche la Rai deve fare la sua parte in questa operazione di redistribuzione”.
Durante l’assemblea Pd del 14 aprile dell’anno scorso, Renzi nelle vesti di segretario Pd disse che “i partiti in questi anni sulla Rai hanno ceduto spesso a un atteggiamento di pensare di poter avere un ruolo, poter giocare un piccolo potere. È un dato di fatto oggettivo”.
Ma il Pd deve proporsi “come strumento che tiene fuori l’interesse del singolo partito politico e porta dentro la Rai politica con la ‘P’ maiuscola. Una sfida alta, senza interessi di bottega”, fatta “superando il piccolo cabotaggio di quei politici che cercano di avere un servizio in più nel tg regionale delle 22”.
Ma l’annuncio più fragoroso, Renzi lo ha fatto il 16 maggio dello stesso anno, intervistato da Radio24: “Costi quel che costi io ho intenzione di togliere la Rai ai partiti. Se siamo rottamatori vuol dire che lo siamo non per finta. Io non ho mai parlato – sosteneva Renzi – con i vertici Rai e trovo folle che ora si pensi che la Rai sia nelle mani del Pd. La Rai non è nè dei sindacalisti nè dei candidati dei partiti che mettono bocca sui nomi anche delle ultime nomine”
Le frasi ad effetto non mancano nel repertorio di Renzi: “A quelli che vogliono fare carriera in Rai dico ‘state lontani da me perchè in questi termini non conto niente…”.
A Piazzapulita, il 19 maggio 2014, l’ennesimo annuncio: “Fuori i partiti dalla Rai, mai più nomine politiche. In passato i partiti hanno già  messo troppo bocca sulla Rai. Io invece non metterò mai il mio partito nelle condizioni di prendere decisioni sulla Rai”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL SINDACO DI COMERIO OSPITA SEI PROFUGHI A CASA SUA E LA LEGA HA UNA CRISI ISTERICA

Agosto 5th, 2015 Riccardo Fucile

DOPO AVER DETTO “OSPITATELI A CASA VOSTRA”, QUANDO UNO LO FA NON GLI VA BENE LO STESSO… MA SALVINI QUANDO SI DECIDE A OSPITARE A CASA SUA UN POVERO ITALIANO?

“Troppo facile continuare a ripetere il ritornello di ospitare i profughi a casa propria senza fare nulla. L’emergenza immigrazione c’è, inutile negarlo. Bisogna reagire con i fatti”.
Silvio Aimetti, 49 anni, è il sindaco di Comerio, paese di 2800 anime sul lago di Varese.
È stato eletto con una lista civica di centrosinistra e tra un paio di settimane ospiterà  sei richiedenti asilo in un appartamento di sua proprietà .
Un caso eccezionale in questo pezzo di Lombardia, dove quasi ovunque splende il sole delle Alpi della Lega Nord e i primi cittadini di molti comuni, Varese in testa, si oppongono all’accoglienza dei profughi.
“Sono semplicemente andato incontro alle richieste del prefetto Giorgio Zanzi —racconta Aimetti all’Huffpost —. Ma l’ho fatto anche pensando ai miei cittadini”.
Il sindaco ha messo a disposizione il suo appartamento, bagno cucina e tre camere, a titolo gratuito.
In cambio ha chiesto alla cooperativa che gestirà  l’accoglienza di devolvere la cifra dell’affitto, circa 800 euro al mese, a un progetto di reinserimento lavorativo per i comeriesi disoccupati.
Il Comune aveva a disposizione anche un appartamento di proprietà , ma Aimetti ha preferito lasciarlo ai residenti bisognosi.
“Le difficoltà  non hanno nazione, cittadinanza o colore della pelle — commenta -. È giusto aiutare tutti. Ospitando chi fugge da guerre e miseria possiamo fare qualcosa anche per noi”.
I migranti saranno coinvolti in attività  di volontariato e pubblica utilità .
Daranno una mano per gli attraversamenti nell’orario di inizio e fine delle lezioni scolastiche o durante le messe della domenica.
“Cose semplici, ma importanti in un piccolo comune — spiega Aimetti – . Lo scorso anno abbiamo promosso un bando per reclutare volontari tra i comeriesi, ma nessuno ha riposto”.
“Il parroco e le maestre hanno già  dato la loro disponibilità  per sostenere le attività  — prosegue il primo cittadino -. Questa potrebbe essere anche una bella occasione per spiegare meglio ai bambini il dramma dell’immigrazione”.
In consiglio comunale l’opposizione guidata dai leghisti ha inscenato una protesta con cartelli e slogan come “Prima i comeriesi” o “Ora un miliardo di africani sanno che diamo le nostre case”.
Ma questa volta rimediano una brutta figura: sia perchè il sindaco ha pensato di devolvere l’affitto proprio ai comeriesi, sia perchè fino a ieri agitavano lo slogan “ospitateli a casa vostra” e quando ora uno lo fa lo criticano lo stesso.
A dimostrazione di quanta sia superficiale e xenofoba la polemica anti-profughi.
Aimetti garantisce che i cittadini sono pronti ad accogliere i nuovi ospiti con entusiasmo. Il primo cittadino non si scompone e a quelli che temono un innalzamento delle tasse per la gestione dei migranti ribatte con orgoglio: “Il progetto è a costo zero e ricordo che a Comerio dal 2014 non si paga nemmeno la Tasi. I migranti poi non resteranno qui a vita, ma per il temponecessario a valutare le loro richieste di asilo”.
A Silvio Aimetti scivolano addosso anche le accuse di demagogia e buonismo. “Non rispondo, non mi piacciono le polemiche. Ognuno pensi quello che vuole, io guardo ai fatti. La mia non è un’iniziativa eccezionale, ma un aiuto di buon senso. Nel varesotto ci sono 130 comuni: se ognuno desse ospitalità  a massimo cinque/sei persone, non certo numeri folli, l’emergenza immigrazione avrebbe una portata ben diversa”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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L’EXPO DEI RECORD: IL MILIARDO E MEZZO CHE MANCA NEI CONTI

Agosto 5th, 2015 Riccardo Fucile

SOLDI PUBBLICI CHE DOVRANNO PAGARE I CITTADINI: LA DIFFERENZA TRA USCITE CERTE ED ENTRATE DA VERIFICARE… PEGGIO DI HANNOVER 2000

Manca un miliardo e mezzo. È costata 2,4 miliardi di fondi pubblici, saranno recuperati soltanto 860 milioni.
Così Expo Milano 2015 si candida al record di maggiore insuccesso nella storia delle esposizioni universali dell’ultimo mezzo secolo.
A metà  percorso, a tre mesi dalla fine, le cifre non sono definitive, ma cominciano a essere chiare.
Le uscite:per la costruzione del sito sono stati spesi, a fondo perduto, 1 miliardo e 200 milioni,più extra-costi per una cinquantina di milioni; i costi di gestione sono di 960 milioni; per i terreni sono stati spesi 160 milioni.
Totale: 2,4 miliardi di euro.
Le entrate previste: 200 milioni da biglietti; 380 milioni da sponsor e royalties; 280 milioni ricavati (si spera) dalla rivendita dei terreni.
Totale: 860 milioni.
Uscite (2,4 miliardi) meno entrate (860 milioni ) f anno 1,540 miliardi di euro che mancano all’appello e dovranno essere messi dai contribuenti.
La situazione ricorda quella di Hannover 2000, l’Expo ricordata come il flop del millennio: 18 milioni di visitatori invece dei 40 milioni previsti.
Presi dal panico, gli organizzatori misero in campo un’arma non convenzionale, Veronica Feldbusch, il sogno erotico del tedesco medio, reclutata come testimonial in una mega-campagna pubblicitaria.
Non bastò e l’esposizione chiuse con 1,2 miliardi di deficit.
Da noi si mettono in campo stratagemmi di marketing più austeri: 3,5 milioni di euro stanziati dal ministero dell’Istruzione per convincere le residue scolaresche recalcitranti a recarsi a Rho alla riapertura delle scuole; biglietti gratis ai pensionati in agosto, in piena canicola, a spese dell’Inps; ticket regalati la sera a chi sosta nei costosissimi parcheggi dell’esposizione.
Tutto ciò servirà  forse a far crescere il numero dei visitatori, ma non a raddrizzare i conti.
Così si pensa già  a come arginare il deficit: i tecnici Expo passeranno l’agosto a fare l’inventario di arredi e attrezzature alienabili per cercare di fare un po’ di cassa a fine evento.
IL BILANCIO DI GESTIONE
Cerchiamo dunque di chiarire, innanzitutto, il bilancio di gestione. Costi e ricavi dell’evento si sarebbero dovuti pareggiare, senza pesare sulle casse pubbliche.
Nella versione ufficiale, cioè quella del commissario Giuseppe Sala e stampa al seguito, la gestione dell’evento costa 800 milioni.
Si sarebbe dovuto raggiungere il pareggio con 24 milioni di biglietti al costo medio di 22 euro l’uno, totale 528 milioni, più 300 milioni da sponsorizzazioni (stand affittati alle aziende)e royalties(diritti sugli incassi di ristoranti e merchandising).
Ma gli ingressi non vanno come previsto.
Le stime sono state dunque riviste dalla stessa Expo, che ora parla di 20 milioni d’ingressi al prezzo medio di 19 euro, totale 380 milioni. Più 380 milioni di sponsorizzazioni (aumentate chissà  come).
Farebbero 760 milioni: ma è pura fantasia.
Secondo gli ingressi reali pubblicati dal Fatto Quotidiano (5,4 nei primi tre mesi) è realistico ipotizzare 11 milioni di biglietti venduti nei sei mesi, con un ricavo (se il prezzo medio dichiarato da Expo è vero) di poco più di 200 milioni.
Aggiunti ai 380 milioni di sponsor e royalties (se i dati sono veri) fanno 580 milioni. Le spese di gestione sono molto più alte: non 800 milioni, come dichiarato da Expo, ma 960 milioni.
Una parte, infatti, non figura come spese di gestione perchè, finanziata con fondi statali, è stata contabilizzata come investimenti in infrastrutture, vale a dire in conto capitale—circostanza che ha fatto alzare il sopracciglio ai magistrati contabili.
Nei conti, insomma (960 milioni di uscite, 580 di entrate), mancano 380 milioni.
Si finisce in rosso anche a credere alle stime di Expo.
Se davvero venderanno 20 milioni di biglietti al prezzo medio di 19 euro, incasseranno 380 milioni che sommati ai 380 milioni di sponsor e royalties fanno 760 milioni: comunque 200 in meno delle uscite.
L’AFFARE DEI TERRENI.
C’è poi il “peccato originale”di Expo, il primo della storia realizzato su terreni privati: valevano 20 milioni, ma Arexpo, la società  controllata da Regione e Comune, dai privati le ha comprate a 160 milioni, indebitandosi con una cordata di istituti di credito capeggiata da Banca Intesa.
Puntava a rivenderli, infrastrutturati, a 340 milioni.
L’asta del novembre 2014 è però andata deserta e ora si sta cercando disperatamente una soluzione per il futuro dell’area.
Alle vendite immobiliari , quando non si presenta nessuno, si riprova abbassando il prezzo: per i terreni di Expo si parla già  di un ribasso di 60 milioni, che portano il prezzo di base a 280 milioni.
A Milano ci sono 500 mila metri quadrati di immobili invenduti nel solo terziario, non era dunque difficile prevedere l’esito della vicenda.
La cosa non è sfuggita alla Corte dei conti, che nella relazione su Expo del dicembre 2014 scrive: “Le dimensioni e i rischi commerciali del progetto sembrano scoraggiare il mercato, che già  di     per sè soffre una difficile crisi nelle operazioni di sviluppo,come quella che Arexpo si appresta a concludere”.
A FONDO PERDUTO.
Si è parlato poco, finora, dell’investimento per la realizzazione del sito di Rho. Sono 1,214 miliardi: 737 milioni pagati dallo Stato, 477 dagli enti locali (Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano, Camera di commercio).
La cifra non tiene conto degli extra-costi: varianti, riserve e penali chieste dalle imprese.
Le ultime stime li davano a 180 milioni. È materia di contenzioso, roba da avvocati. Al Padiglione Italia, che ha una contabilità  separata, sono già  stati riconosciuti 29 milioni di extra-costi, che sommati ai 63 messi a budget portano il conto a 92.
Ma va detto che quell’accordo è stato fatto a un mese dall’inaugurazione, con Expo che trattava con l’incubo dell’opera incompiuta.

Gianni Barbacetto e Marco Maroni
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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CONGO, LA PATACCA DI RENZI ALLE FAMIGLIE DEI BIMBI ADOTTATI: “SIAMO STATI ABBANDONATI”

Agosto 5th, 2015 Riccardo Fucile

SONO 130 LE FAMIGLIE IN ATTESA: “ABBIAMO SCRITTO A RENZI MA NON CI HA RISPOSTO”… DOPO LO SPOT CON LA BOSCHI SULL’AEREO NON E’ STATO FATTO NULLA

“Via libera per riportarli a casa”, aveva detto Matteo Renzi a maggio 2014, quando 31 bambini congolesi adottati da 24 famiglie italiane erano atterrati a Ciampino insieme al ministro Boschi.
Ma da allora la situazione, nonostante la parziale intesa col governo Kabila, è rimasta ferma per altre 130 coppie, tutte in attesa di poter abbracciare e portare a casa i figli legalmente adottati a Kinshasa.
Alcune di loro hanno denunciato il silenzio e chiesto al governo di attivarsi per una soluzione in una conferenza stampa alla Camera, a 22 mesi dal blocco delle adozioni internazionali indetto dalla Repubblica Democratica del Congo.
Per loro, infatti, in questi mesi non c’è stata nessuna notizia o informazione su come procede una eventuale trattativa, se c’è, del governo italiano con quello di Kinshasa per sbloccare la situazione.
“In 22 mesi abbiamo scritto ripetutamente sia al premier Renzi che alla Commissione adozioni internazionali (Cai), ma per tutta risposta abbiamo ricevuto sei mail in cui ci chiedevano di avere pazienza ed evitare iniziative singole e abbiamo incontrato una volta la Cai, che ci ha rivolto analoghe richieste. Nessuna informazione sullo stato di un’eventuale trattativa, nessuna spiegazione sul motivo per cui i nostri figli sono ancora in orfanotrofio“, ha spiegato una mamma.
L’ultima mail della Cai, hanno riferito oggi, è arrivata alle famiglie il 28 luglio scorso e “chiedeva ancora una volta di avere pazienza perchè tutti stanno lavorando senza sosta per arrivare a un risultato positivo”.
Ai genitori è stato ribadito di evitare iniziative mediatiche “che potrebbero far saltare le diplomazie in atto”, ma le 22 famiglie hanno deciso di uscire pubblicamente con un appello.
“Siamo solo uomini e donne con figli che vvono lontano senza l’affetto di una mamma e di un papà ” hanno spiegato.

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NON RIESCI A PAGARE LE TASSE? PUOI DARTI AI LAVORI SOCIALMENTE UTILI

Agosto 5th, 2015 Riccardo Fucile

IL BARATTO AMMINISTRATIVO IN SARDEGNA

In Sardegna lo Stato concede ai sindaci di poter applicare l’articolo 24 del decreto Sblocca Italia: il “baratto amministrativo”.
In altre parole far pagare una parte delle tasse comunali attraverso lavori socialmente utili.
Una soluzione ottimale per sindaci a corto di manovalanza e per cittadini in bolletta che non sanno come rimediare ai loro debiti.
Non si tratta di uno scherzo, semplicemente i cittadini che non hanno le risorse per pagare, potranno rendersi utili e saldare i loro debiti, tenendo pulite piazze e palazzi.
Come viene riportato da La Nuova Sardegna in un articolo di Luca Rojch:
“Un articolo dello Sblocca Italia dà  le direttive ed è accolto in modo molto positivo dai Comuni. Un calcolo ufficioso rivela che prima della crisi lo zoccolo duro degli evasori delle tasse comunali era intorno al 5 per cento. Oggi si arriva anche al 15. Non tutti furbetti impenitenti. Molti non pagano perchè non hanno la possibilità . La soluzione è un tuffo nel passato remoto della storia. Perchè lo Stato riscopre il baratto. Per qualche ora al giorno il cittadino 2.0 dovrà  lasciare da parte account, like e hashtag e dedicarsi ad attività  molto più analogiche. Ma in fondo anche questo è un punto di incontro tra l’etereo mondo digitale della sharing economy in cui tutto è condiviso e quello molto più analogico del baratto”
Il presidente dell’Anci, Pier Sandro Scano, non ha reso ufficiale la notizia, ma promuove la proposta:
“Io la vedo come qualcosa di positivo. — spiega — Parlo a titolo personale, da sindaco. Ma questa norma ci dà  la possibilità  di recuperare una fascia di evasione che in caso contrario sarebbe rimasta irrecuperabile. Dobbiamo valutare nei dettagli sia gli effetti dell’applicazione, sia i risultati. Ma non mi sento di bocciare questa iniziativa”.
Cercare di colmare due lacune sociali: da una parte la situazione di difficoltà  in cui si ritrovano i comuni che non riescono più a pagare gli operai che curano la pulizia delle strade, del verde, delle piazze; dall’altra invece la situazione di profonda crisi economica che colpisce i cittadini in gravi difficoltà  verso i pagamenti delle tasse come l’Imu e la Tasi sempre in aumento.
La proposta lanciata nel decreto trova terreno fertile in un’isola piegata dalla crisi. È corsa nei Comuni per approvare la norma. In diversi centri dell’isola l’articolo 24 è stato già  adottato o si sta per fare.
Ma ci sono alcuni ostacoli che devono essere superati.
Da una parte si deve quantificare il valore di un’ora di lavoro. Dall’altra i Comuni devono buttare un occhio anche ai bilanci. L’Imu è forse l’unica entrata certa che arriva, almeno in parte, nelle casse dei Comuni.
E il dilagare del baratto potrebbe abbassare un gettito già  esile.

(da “Huffingtonpost”)

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LA FIGLIA DI PADOAN ASSUNTA SENZA CONCORSO DAL GRUPPO CONTROLLATO DAL TESORO

Agosto 5th, 2015 Riccardo Fucile

CASSA DEPOSITI ASSUME ELEONORA PADOAN CON UNA “PROCEDURA INTERNA DI JOB POSTING”

La figlia del ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, Eleonora, dall’inizio di luglio è assunta a tempo indeterminato in Cassa depositi e prestiti.
Cioè il gruppo pubblico che gestisce il risparmio postale degli italiani ed è controllato proprio dal Tesoro.
Si occuperà  del settore cooperazione e sviluppo internazionale, su cui Cdp ha nuove competenze in seguito all’approvazione della riforma del settore approvata un anno fa. Lo scrive Il Giornale e la notizia è confermata dall’ente di via Goito, che fa sapere che il contratto di lavoro è stato firmato “a seguito di una procedura di job posting iniziata nel novembre del 2014″ e “volta a valorizzare professionalità  interne al gruppo”.
La figlia del titolare di via XX Settembre lavorava dal 2007, con il ruolo di senior economist, nella società  di assicurazione del credito Sace, controllata da Cdp.
A rispondere al bando — non un concorso perchè la Cassa non fa parte della pubblica amministrazione — sono stati in tre. E due sono stati assunti, tra cui appunto Eleonora Padoan.
L’assunzione è stata perfezionata poco più di un mese fa, proprio mentre Palazzo Chigi stringeva sul cambio dei vertici della Cassa.
Il 10 luglio è arrivata infatti la nomina di Claudio Costamagna e Fabio Gallia rispettivamente come presidente e l’amministratore delegato al posto degli uscenti Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini.
Un ribaltone motivato ufficialmente con la volontà  di “rafforzare” il ruolo di Cdp nella ripresa economica e interpretata come un primo passo per farne il vero braccio finanziario della politica industriale del governo.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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