SALVINI RISCHIA DI DIVENTARE LA RUOTA DI SCORTA DI VANNACCI. IL LEADER DELLA LEGA SI RITROVA CON UN CRONICO CALO DI CONSENSI, LA FRONDA DEI GOVERNATORI DEL NORD CHE CHIEDE UNA RIFORMA IN STILE CDU-CSU E IL GENERALE IN ASCESA CHE GLI HA SCIPPATO IL PROGETTO DI UN PARTITO COSTRUITO SUL TEMA DELLA DEPORTAZIONI
SORGI INTONA IL DE PROFUNDIS PER L’EX TRUCE DEL PAPEETE: “SE VANNACCI SI OFFRISSE DI DIVENTARE UN SOCIO ORGANICO DEL CENTRODESTRA, I LEGHISTI SALVINIANI NON AVREBBERO CHE DA RIPETERE I SUOI SLOGAN, RISCHIANDO UNA SUBALTERNITÀ. SALVINI CONTINUA A DIFENDERE LA SUA LEADERSHIP CON LE NORME DI UNO STATUTO INTERNO COSTRUITO A SUA IMMAGINE. MA QUANDO UNA CRISI FINISCE IN MANO AD AVVOCATI E CODICILLI, VUOL DIRE CHE C’È QUALCUNO DA CAMBIARE”
Il travaglio politico della Lega è notevole. E non solo perché i sondaggi la danno già sorpassata o
vicina a subire il sorpasso di Vannacci. Il malessere di questi ultimi mesi rivela che non s’è realizzata alcuna unione tra gli esponenti del Carroccio nazionale, la cosiddetta “Lega per Salvini premier” e il partito nordista erede di quello di Bossi e Maroni.
Mentre i governatori del Nord e il loro leader Zaia un progetto politico su cui ripiegare ce l’hanno, e magari, sullo schema adoperato in Germania da Cdu e Csu, possono tentare di salvare il salvabile da una crisi che sembra irreversibile, gli esponenti nazionali il progetto di un partito di destra estrema costruito sul tema dell’immigrazione – o della remigrazione, come va di moda adesso – se lo sono fatto portare via da Vannacci e dai transfughi che sono andati con lui.
Se il generale si offrisse di diventare un socio organico del centrodestra, Meloni, pur mettendo a rischio in parte l’elettorato moderato di Fratelli d’Italia […] Ma i leghisti salviniani del centro-Sud non avrebbero che da ripetere i suoi slogan, rischiando una subalternità.
E senza una politica autonoma da portare nel programma del governo, e dopo il fallimento della riforma delle Autonomie, affossata dalla Corte costituzionale e difficilmente recuperabile nello scorcio finale della legislatura, non andrebbero molto lontano.
Resta il problema principale: la leadership di Salvini. La sua guida carismatica e assoluta volge al tramonto non soltanto perché i risultati elettorali l’hanno via via consumata. Il fallimento dell’operazione Vannacci, dopo la scissione del generale e la nascita del suo partito, competitivo a destra, dimostra che l’innesto tentato alle elezioni politiche del 2024 e la successiva nomina dello stesso Vannacci alla vicesegreteria sono stati un trapianto non riuscito.
Salvini continua a difendersi con le norme di uno statuto interno costruito a sua immagine e somiglianza. Ma vale anche per la Lega ciò che più in generale vale per la politica: quando una crisi finisce in mano agli avvocati e ai codicilli, vuol dire che c’è qualcuno e qualcosa da cambiare, non una norma da applicare.
Marcello Sorgi
per “La Stampa”
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