Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
UN PARTECIPANTE PUBBLICA LO SCONTRINO: “NON MI VEDRANNO PIU'”
“Compagno, vuoi una spolverata di origano sulla pizza? Allora è un euro in più”.
Deve essere questa la frase che ha fatto andare di traverso la cena a un militante del Partito democratico del bresciano.
Insomma, origano come fosse caviale.
Come racconta il Corriere di Brescia, la vicenda che ha fatto indignare un militante del Pd non è accaduta a Venezia o a Milano, ma in via del Marmo, Botticino, hinterland bresciano, alla Festa Valverde del Partito.
“Ovviamente non mi vedranno mai più, diffondete che è meglio per tutti”, scrive su Facebook il partecipante alla festa Pd, infiammando la polemica sui social.
Scrive il Corriere di Brescia:
Uno dei tanti partecipanti alla festa del Partito Democratico ordina due pizze capricciose e chiede di aggiungere l’origano, ingrediente che ben si sposa con la pietanza. Lo scontrino è indigesto: «Ovviamente non mi vedranno mai più, diffondete che è meglio per tutti», si legge nella didascalia dell’immagine postata dall’uomo, bresciano.
«Non è una spezia proibita ma è solo a prezzo proibitivo», ci ride poi sopra con gli amici. Solitamente già incluso nel conto, l’aggiunta di origano costa al massimo 50 centesimi nelle normali pizzerie della zona.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
IL RENZIANO: “VERSO LA MIA PENSIONE DI 144O EURO ALLA RAI, MA VOGLIO LO STIPENDIO”… DIACONALE: “NON LAVORO GRATIS”
“Verso alla Rai la mia pensione, e l’azienda mi paga lo stipendio”. 
Guelfo Guelfi, neo consigliere dell’azienda del servizio pubblico ed ex spin doctor del premier Matteo Renzi, non intende fare il consigliere Rai gratis.
E per aggirare le norme che impediscono che un pensionato, come lui, riceva uno stipendio da parte di un’azienda controllata dallo Stato, ha avuto una brillante idea.
La legge 114/2014 vieta ad un lavoratore in pensione di assumere incarichi nelle società controllate dallo Stato.
L’unica ipotesi è quella di assumere l’incarico e lavorare gratis e per la durata di un anno, come stabilisce la riforma della Pa appena approvata.
Ma Guelfo Guelfi non ci sta, e allora sul suo profilo facebook lancia la sua proposta: “I pensionati del cda versino le rispettive pensioni alla Rai e riscuotano la spettanza per l’incarico che si trovano a svolgere”.
Un bel guadagno per Guelfi, se si fanno rapidamente due conti: “La mia pensione è di 1440 euro al mese”, dice sempre su Facebook.
Se si tiene conto che lo stipendio di un consigliere d’amministrazione Rai si aggira intorno ai 60mila euro, l’ex capo comunicazione dello staff di Renzi guadagnerebbe quasi il doppio.
L’unico ad aver accettato subito l’ipotesi di lavorare senza percepire stipendio è stato Carlo Freccero: “Non solo gratis, pur di fare un dispetto a Renzi lavorerei anche in catene”, ha detto il consigliere eletto in quota M5S e Sel.
Gli altri tre (dei 7) membri del Cda in pensione, alle prese con il nodo legislativo sullo stipendio che, a norma di legge, non possono ricevere, sono appunto Guelfi, Mazzuca e Arturo Diaconale.
Proprio Diaconale ha bocciato ieri l’idea di lavorare gratis: “Potrei anche fare il consigliere per puro divertimento, ma sarebbe una cosa bizzarra. E’ la Costituzione che impone la retribuzione per chi svolge un’attività “.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
“I NUOVI CONSIGLIERI? NON LI CONOSCO, LI AVRANNO PRESI A CASO DALL’ELENCO TELEFONICO”
Sulle nomine Rai “hanno fatto troppo casino. Chi? Renzi, Renzi, Renzi. È tutta un’operazione di Renzi, voleva fare tutto da solo e non ha ascoltato nessuno. Sa com’è, era in Giappone con le geishe e si deve essere un po’ confuso e un po’ distratto”.
Ma è sposato.
“Ha ragione, ha la moglie. Facciamo che si è confuso senza l’ausilio delle geishe”.
È molto critico Gianni Boncompagni nei confronti del premier Matteo Renzi per le nomine del nuovo Cda.
In un’intervista al Fatto Quotidiano, l’autore televisivo ricorda i tempi che furono, quelli di Andreotti e Craxi
Le nomine Rai? “Che meraviglia. Un glorioso ritorno agli Ottanta. Al craxismo. Ai tempi belli in cui a dettare legge erano la Dc e il Partito Socialista. Questo Cda sembra proprio diretta espressione del Caf. Alla fine, se riflette bene, tra Cda e Caf cambia solo una lettera”.
Sulle personalità scelte per andare a comporre il Cda, Boncompagni afferma che “non so chi siano. Non li ho mai sentiti nominare. Credevo fossero dei passanti. Molti in effetti sono dei passanti. Gente presa a caso sull’elenco del telefono. Ad agosto non si trova nessuno ed ecco il risultato”.
Come presidente Rai è stata scelta Monica Maggione, direttore di Rai News 24: “Dunque non Barbara Palombelli? Ha fatto bene a rinunciare. Troppo libera. Meglio allontanarsi e togliersi di torno, la capisco perfettamente. Hanno fatto troppo casino da quelle parti. Chi?
Renzi.
Ironico anche sulla scelta di una donna al vertice di viale Mazzini: “Moderno, Renzi. Proprio moderno. Uno così moderno che di più moderni in giro non ce n’è”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
AL “MESSAGGERO” LA NUOVA CONSIGLIERA RENZIANA SVELA LA SUA “COMPETENZA”
Consigliera Borioni, lei che si autodefinisce «una tecnica», quale tecnica userà per battere la
concorrenza di Sky?
«Sky?».
Sì, quella televisione che si chiama così.
«Io non ce l’ho Sky».
In che senso, scusi?
«Non ho la parabola».
Sta dicendo che si concorre meglio contro l’avversario, non conoscendolo?
«Ha anche un costo l’abbonamento a Sky».
Eccessivo?
«Non dico questo, ma in tempi di ristrettezze economiche per tutti….».
Insomma non vede Sky?
«Ogni tanto mi capita. Per esempio a casa di mio fratello. Comunque ora l’abbonamento lo farò».
E il digitale terrestre lo sa che cos’è?
«Io mi occupo di cultura».
(da “Huffingtinpost”)
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Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
SPARTIZIONE ANCHE DEI VICEDIRETTORI, UNO RENZIANO E L’ALTRO DI CENTRO: DE SIERVO E LEONE
Il Patto del Nazareno risorge in viale Mazzini. O nella “palude” di viale Mazzini, come la chiama il direttore di Repubblica Ezio Mauro, secondo cui quello che è andato in scena in questi giorni è “solo una lottizzazione asfittica, che imprigiona quel che può della televisione pubblica, rinunciando a governarla”.
La ritrovata intesa tra Renzi e Berlusconi è stata siglata attorno a Monica Maggioni.
Il neo presidente Rai era nella rosa dei nomi graditi a Matteo Renzi, ma di sicuro non la prima scelta.
Il premier — ricostruisce il Messaggero — avrebbe preferito Simona Ercolani, considerata astro nascente del settore televisivo o Antonella Mansi, ex Mps e numero due di Confindustria.
In alternativa, Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria.
Ma per evitare che la trattativa si prolungasse fino a settembre e che i nomi venissero bloccati in vigilanza, si è deciso di puntare su Maggioni, figura di mediazione gradita a Silvio Berlusconi e soprattutto a Gianni Letta.
Ma il nuovo asse con l’ex Cavaliere — rotto durante l’elezione di Mattarella — può tornare utile a Renzi soprattutto in vista della riforma costituzionale e di quella del Senato in cantiere per settembre, in modo da evitare i possibili agguati della minoranza dem.
La svolta che ha portato Monica Maggioni al vertice di viale Mazzini è arrivata dopo una telefonata all’ora di pranzo con l’ex premier e il suo braccio destro.
L’inviata era fortemente voluta dai forzisti ma ha raccolto l’apprezzamento anche di Luigi Fierro e del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
Ma l’accordo tra Renzi e Berlusconi sulla Maggioni è l’apripista per un’altra intesa: quella su due vicedirettori generali interni che dovranno aiutare il futuro direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, che una foto de ilfattoquotidiano.it immortala al tavolo di un ristorante dei Parioli insieme al neo presidente, nel giorno in cui il cda discute proprio la nomina del dg.
Insomma, altro che “via i partiti dalla Rai” come annunciava il premier in tv quando era sindaco di Firenze.
Da premier, Renzi è in prima linea per la spartizione delle cariche in viale Mazzini. E i social non perdono l’occasione per rinfrescargli la memoria.
Il primo dei due vicedirettori — anticipano il Messaggero e la Repubblica — sarà il fedelissimo renziano, De Siervo, sotto il cui controllo andranno la parte corporate e le società controllate.
Il secondo sarà il centrista e uomo Rai per eccellenza Giancarlo Leone, a cui spetterà curare i contenuti, e tagliare il numero dei talk-show. Le due nomine potrebbero arrivare a settembre.
Quando dovranno essere scelti il nuovo direttore di Raiuno e di Rainews 24, lasciata scoperta dalla Maggioni.
Qui potrebbe arrivare l’inviata di guerra Lucia Goracci, esperta di questioni internazionali.
Poi ci sarà la partita cruciale dei tg generalisti.
A sostituire Bianca Berlinguer al Tg3 potrebbe arrivare l’attuale vicedirettore della rete, Luca Mazzà o il conduttore di Lineanotte Maurizio Mannoni. Al Tg2 Andrea Covotta potrebbe sostituire Marcello Masi.
Ma l’obiettivo di Campo Dall’Orto e Maggioni è quello di accelerare sul processo di accorpamento delle testate giornalistiche che è già iniziato sotto la guida di Luigi Gubitosi.
E arrivare così a un’unica contenitore informativo della Rai e dunque a un solo direttore unico.
Il primo step di questo processo prevede però la nascita di due testate. La prima composta da Tg1, Tg2 e Raiparlamento che potrebbe andare a Mario Orfeo che ha avuto il merito di ridare prestigio al Tg1.
La seconda comprende Tg3, Rainews e il web che potrebbe essere affidata proprio alla Goracci.
A capo di tutta l’informazione Rai verrà messo un “papa straniero”.
Si parla già — anticipa Repubblica — del direttore de la Stampa, Mario Calabresi o dell’attuale direttrice di Sky Tg24, Sarah Varetto.
La tabella di marcia di viale Mazzini è in linea con i principi della riforma Rai di cui si riparlerà a settembre e che darà la delega al governo per riscrivere il testo unico della Tlc e avviare la cancellazione della Gasparri.
A ottobre, invece, verrà approvata la nuova governance e il dg Campo Dall’Orto avrà poteri da amministratore delegato.
“In quel momento di fatto il cda e il presidente conteranno poco o nulla, a comandare davvero sarà un nostro uomo”, confida un renziano a il Messaggero.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
PERO’ HA PARTECIPATO ALL’INCONTRO ANNUALE DEL CLUB BILDEBERG A COPENHAGEN
A fronte delle nomine Rai, il premier Renzi ha affermato che è stata premiata la competenza. 
Il solito vetusto richiamo alla presunta “meritocrazia”, concetto con cui ormai si cerca di propinare agli imbecilli il peggior clientelismo.
Non a caso su sette consiglieri di amministrazione della Rai, ne sono stati nominati sei che la Tv l’hanno al massimo vista dalla poltrona di casa.
Ma fingiamo di credere per un attimo che sia stato seguito il concetto “meritocratico”.
La neo presidente Monica Maggioni, oltre ad avere un padre della Fiom e un fidanzato di destra, che “meriti” avrebbe conseguito sul campo?
Sappiamo che ha diretto per due anni e mezzo RaiNews24 con un risultato disastroso, nonostante siano aumentati budget, mezzi e personale (ben 120 dipendenti) della rete all-news.
Ma facciamo parlare i dati ufficiali Rai.
Ecco qui lo share di RaiNews24 da quando è direttore la Maggioni (dal 10 gennaio 2013):
share medio 2013 0,68%
share medio 2014 0,57%
share medio 2015 0,52% (primi 6 mesi)
Già se la passava male, sono stati investiti milioni e il risultato è di aver perso il 20% circa di telespettatori in quasi tre anni.
In qualsiasi azienda privata la Maggioni sarebbe già stata accompagnata alla porta, in Italia la nominano presidente della Rai.
Poi si viene a sapere che la Maggioni bazzica gli ambienti della Commissione Trilaterale e del Bilderberg e che ha partecipato a Copenhagen alla loro ultima riunione.
E allora una risposta forse potete darvela.
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Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
LA MAGGIONI NON CONTERA’ NULLA, SARA’ LA RAI DI CAMPO DALL’ORTO, “IL PORTACHIAVI DI AFEF”
Nell’estate del 1994, approfittando delle vacanze e dei Mondiali di calcio negli Usa, il governo Berlusconi I si prese tutto in due giorni e quattro mosse.
Il 12 luglio cambiò il vertice Rai, piazzando la Moratti al posto degli odiati (dai partiti) “professori”.
E il 13 luglio convocò il Consiglio dei ministri durante la semifinale Italia-Bulgaria, varando alla chetichella tre decreti-vergogna: il condono che salvava le imprese coinvolte in Tangentopoli dalla legge Merloni del 1993 sugli appalti; il condono fiscale, pudicamente ribattezzato “concordato” da Tremonti, per salvare un bel po’ di evasori; e il decreto Biondi, che proibiva la custodia cautelare in carcere per i colletti bianchi e chiudeva violentemente Mani Pulite (decreto poi ritirato da B. a furor di popolo, di Bossi e di Fini).
Renzi non è B., ma vorrebbe tanto.
E sempre in piena estate, nel giro di pochi giorni, nell’ordine: ha ripristinato di fatto l’immunità parlamentare proclamando che il Parlamento non deve fare “il passa carte delle Procure” e può salvare dalle manette l’Azzollini di turno senz’alcuna prova di fumus persecutionis (basta dire che “potrebbe esserci”, con tanti saluti all’autonomia dei giudici e alla Costituzione); e ha occupato la Rai dettando da Tokyo un Cda e un Dg che più mediocri e obbedienti non si poteva; infine ha coperto il tutto nominando a presidente (carica per lo più onorifica) la giornalista Monica Maggioni, direttora di RaiNews24, bella presenza, “appena cinquantenne” e soprattutto donna.
Un po’ di fumo negli occhi per nascondere la resurrezione del Nazareno in soli due giorni.
La Maggioni piace a tutti, da Renzi a B. al montiano Gubitosi, ma conterà poco o nulla.
Il vero potere sarà nelle mani di Antonio Campo Dall’Orto, ex berlusconiano poi lettiano ora renziano, ma soprattutto grande esperto di super stipendi, buchi di bilancio e ascolti da prefisso telefonico nell’unica esperienza televisiva degna di nota: quella a La7 nell’èra Tronchetti Provera, quand’era considerato il portachiavi di Afef.
Siccome B. non fa nulla gratis, specie nel ramo tv, sapremo presto quante vicedirezioni generali e quante direzioni di rete e di tg gl ihanno promesso,oltre ai due posti nel Cda, in cambio dei suoi voti decisivi con la maggioranza.
Senza contare che l’aurea mediocrità di tutta l’operazione non può che rallegrare Mediaset, dove B. non avrebbe mai nominato nessuno dei neo consiglieri Rai, men che meno quelli scelti da lui (Diaconale e Mazzuca).
Ora si parla di una circolare del dg uscente Gubitosi che vieterebbe di nominare nel Cda quattro pensionati.
Il solito specchietto per le allodole per nascondere la vera, plateale e scandalosa violazione: quella della legge Gasparri.
In un famoso sketch di Raiot (2004), Sabina Guzzanti e Neri Marcorè impersonavano una giornalista spagnola e Maurizio Gasparri in una tragicomica intervista: la prima tentava di farsi spiegare la legge dall’autore omonimo; ma questi confessava non solo di non averla scritta, ma di non averla neppure letta e la pregava— caso mai ci capisse qualcosa — di fargli un disegnino.
Raiot fu subito chiuso dopo quell’unica puntata e la Guzzanti — così come tutti gli altri satirici— non mise più piede in Rai.
Sono trascorsi 11 anni, ma la Gasparri è sempre viva e lotta insieme a noi, utilissima a tutti i governi- Renzi compreso — per papparsi pure gli ossicini del cavallo di Viale Mazzini.
Ma nessuno s’è mai preso la briga di leggerla. A parte forse Bersani, che indicò Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, non proprio competenti di tv, ma senz’altro indipendenti; e a parte i 5 Stelle che hanno eletto Freccero, unico consigliere dalla notte dei tempi che assommi sia la competenza sia l’indipendenza.
Questi requisiti non sono una fisima dei soliti sofisti,ma una precisa prescrizione di legge, la Gasparri appunto (n.112/2004).
Art. 20, comma 4: “Possono essere nominati membri del consiglio di amministrazione della Rai… persone di riconosciuto prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze manageriali”.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
IL NUOVO NAZARENO: RENZI AVREBBE VOLUTO SIMONA ERCOLANI
Che dice Gianni Letta?”. Così s’è ridotto il Rottamatore, appeso agli umori di Silvio Berlusconi,
costretto a plasmare un patto con l’ex Cavaliere, non più del Nazareno, ma di Viale Mazzini, per archiviare in posizione di debolezza la pratica Rai.
“Che dice Gianni Letta?”. All’ennesima identica domanda, il ministro Maria Elena Boschi, che da mesi coltiva il rapporto con sua eminenza Letta e dam e tenta di carpirne i segreti in nome e per conto delle riforme boschiane, ha risposto: “Dice sì, per Monica Maggioni”.
E come poteva, l’immarcescibile Letta, classe ’34, negare il nullaosta per la Maggioni? Una giornalista che Gianni ha allevato a distanza, infilato in decine di liste per scalare Viale Mazzini, indicata già come direttore del Tg1, ma bocciata un paio di anni fa perchè considerata troppo smaccatamente di destra da Pier Luigi Bersani. Troppo legata al regno di Arcore, troppo addestrata per “tradire” in passato Augusto Minzolini al Tg1, nonostante mezza redazione — quella non sedata da prebende — gli fosse ostile.
È la Maggioni, non un’omonima, che si schierò in favore di Minzolini nel referendum di Saxa Rubra in epoca di controllo militare dell’informazione di Berlusconi.
Così si è ridotto il Rottamatore, capace di accettare senza isterismi nè proteste il veto di Forza Italia su Simona Ercolani, proposta da Antonello Giacomelli e, soprattutto, da Luca Lotti, lo scudiero di sempre, l’amico che durante le riunioni in macchina metteva su la musica leggera anni ’80 che tanto piacere e tanto magone provoca al fiorentino.
C’è la firma di Gianni Letta con l’inchiostro di Berlusconi sul foglio di nomina per la Maggioni.
E per Renzi è davvero un sollievo. Perchè ancora non ha smaltito la figuraccia in commissione di Vigilanza Rai, la dannosa narrazione che trasmette quel Cda farcito con carneadi, portaborse e trasformisti dai capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda, umiliati dal collega Paolo Romani perchè poco ferrati con le tabelline (solo tre consiglieri su sette è un fallimento per il Nazareno) e molto ingenui nel mediare con la minoranza.
Ha un po’ di colpe pure Luca Lotti, chiamato a sorvegliare mentre il capo rientrava dal Giappone, però distratto, non incisivo nel momento topico.
Allora conviene riesumare il patto con l’ex Cavaliere, srotolare la mappa di Viale Mazzini e avviare una spartizione totale: a Renzi va il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, a Berlusconi andrà un vice (in corsa c’è Giancarlo Leone), il presidente Maggioni è in condominio, le testate giornalistiche e i vertici dei canali si valutano assieme da settembre.
E chi valuta per Renzi? Non soltanto Lotti, non più un Matteo Orfini qualsiasi nè un deputato semplice che frequenta la Vigilanza Rai, ma la Boschi.
Perchè la Boschi ha quel dialogo già aperto e intenso con Gianni Letta, e questa sintonia può tornare preziosa per la maggioranza fragile di Palazzo Madama.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile
IL GIGLIO MAGICO PRENDE POSSESSO DI TUTTO
“Vorrei ridirvi le nomine che ha fatto il governo. Mi rimproverano: Renzi mette tutti i suoi nelle aziende. Ma andate a vedere i risultati”.
In conferenzastampa a Palazzo Chigi, accanto al ministro Marianna Madia, Renzi la domanda sui nuovi vertici della Rai la evocava, la aspettava, evidentemente la temeva, mentre cercava di parlare della riforma della Pa, con tanto di slide apposite.
Ed ecco allora che esaurisce rapidamente il capitolo difesa ed elogio del “bel Cda” di viale Mazzini appena eletto. E si lancia in un’autodifesa generale e non richiesta delle nomine fatte da quando è presidente del Consiglio.
L’elenco dei risultati: “Eni, Marcegaglia-De Scalzi valore in Borsa cresciuto nonostante il costo del petrolio; Enel, con Starace, valore in borsa cresciuto e prospettive di sviluppo straordinarie; Finmeccanica, De Gennaro-Moretti che in borsa ha raddoppiato il suo valore, da 5,4 a 12-13; Poste, con Todini e Caio, che a breve debutta in Borsa dopo la svolta fatta in questi mesi”.
Se per caso il concetto non fosse chiaro: “Faccio fatica ad immaginare che queste nomine siano frutto di una appartenenza. Faccio fatica a immaginare che Fabio Gallia o Claudio Costamagna (rispettivamente neo Ad e Presidente della Cassa Depositi e prestiti, ndr) o Lazzerini e Christellin (nominati nel Cda di Enit, ndr) o Andrea Guerra (consigliere speciale del premier, ndr), siano frutto di una vicinanza al mitico Giglio magico. Se poi mi si dice che queste persone le conosco da tempo dico di sì e rivendico questo diritto perchè è giusto che nei Cda si premi la competenza”.
È la seconda volta in una settimana che Renzi si lancia in una difesa delle sue nomine. Evidentemente sentiva la polemica montare e già lunedì aveva declamato direttamente dal Giappone: “Certo sono nomine che ho fatto io ma sono persone di grandissimo valore con risultati sotto gli occhi di tutti”.
L’elenco degli amici però è lungo, per non dire interminabile.
Cominciamo dalle aziende citate da Renzi, i cui vertici sono stati rinnovati nell’aprile 2014.
Nel collegio sindacale dell’Eni arriva Marco Seracini, commercialista. Anzi, il commercialista di Renzi: solo un paio di mesi prima aveva firmato la sua di chiarazione dei redditi.
E lui aveva dato vita alla società Noi Link, quella che curò la campagna elettorale a Sindaco di Firenze dell’amico Matteo.
Il quale appena eletto lo spedì ai vertici di Montedomini, azienda pubblica fiorentina di servizi alla persona.
Nel Cda di Enel c’è Alberto Bianchi, studio legale a Firenze, avvocato di fiducia, un nome chiave per il premier, visto che gestisce la Fondazione Open, la sua cassaforte.
E poi, ancora Fabrizio Landi (Siena) entrato nel Cda di Finmeccanica.
Anche lui commercialista, a Renzi è stato presentato da Dario Nardella: contribuì alla sua raccolta fondi con 10 mila euro.
Ancora. Elisabetta Fabri (fiorentina), proveniente dalla famiglia proprietaria di Starhotels, è andata in Poste Italiane.
E Diva Moriani, aretina di nascita, trapiantata a Firenze, vicepresidente di Intek, la società di Vincenzo Manes, finanziatore di Renzi, è arrivata all’Eni.
Sempre della prima tornata fanno parte Federico Lovadina, tributario, fiorentino (ex socio di studio di Boschi e Bonifazi), finito nel Cda di Ferrovie dello Stato.
Come Gioia Ghezzi, provenienza McKinsey,che ha aiutato Renzi a Firenze a scrivere un progetto di legge sull’omicidio stradale.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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