Destra di Popolo.net

IL SUD CHE FUNZIONA: TECNOLOGIA PUGLIESE PER I TRENI AD ALTA VELOCITA’ DI TOKYO

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

LA MERMEC DI MONOPOLI HA FIRMATO UN ACCORDO CON LE FERROVIE GIAPPONESI: TECNOLOGIA ITALIANA PER GLI “SKINKANSEN”

La stessa metropoli californiana, nonostante l’asse di ferro tra un’impresa americana e una tedesca, pare decisa ad affidare la propria rete underground a lui, lo spilungone di Monopoli padrone della MerMec.
Che già  si è guadagnato la fiducia di decine di metropolitane del pianeta, comprese appunto la più antica (Londra: 1863) e la più estesa (Seul: 537 chilometri).
«E il bello è che avevamo presentato l’offerta più alta».
Come mai tanta buona sorte?
È l’unico al mondo, dice, in grado di costruire «automotrici diagnostiche» capaci di monitorare le condizioni di una linea ferroviaria o metropolitana ad altissima velocità : «Fino a qualche anno fa i controlli dei binari o dello spessore della “catenaria”, il cavo elettrico che alimenta il treno dall’alto, andavano fatti manualmente. Ogni tot metri gli operai sul carrellino si fermavano ed esaminavano le rotaie o salivano sulle autoscale per misurare lo spessore del cavo col calibro. Costi e tempi abnormi. Noi siamo riusciti via via a mettere a punto locomotive che viaggiando, come è successo in Cina, a 382 chilometri l’ora, riescono a scoprire sui binari micro-fratture di mezzo millimetro o a misurare i cavi elettrici con una approssimazione di un decimo di millimetro».
Prova provata che anche nel Sud e perfino in questi anni nerissimi e segnati da grida d’allarme come quelle lanciate l’altro giorno da Svimez, c’è chi investendo su innovazione, giovani, ricerca, non solo ha tenuto botta ma anzi è cresciuto.
Conquistando uno sull’altro nuovi paesi.
Saliti ormai a 54. Al punto che dal 2008, anno d’inizio della crisi, il fatturato è andato su, su, su.
Tagliando e delocalizzando e sfruttando disperati rastrellati dai caporali? No. Investendo sui cervelli.
In un Paese come il nostro, che spende nella ricerca (non militare) solo l’1,3% del Pil cioè la metà  della media Ocse (2,4%) e un terzo di quanto impiegano Israele, Corea o Finlandia, la MerMec investe nella «R&S» (ricerche e sviluppo) il 12% del fatturato.
E su un migliaio di dipendenti complessivi quattro su cinque sono laureati, con un affollamento di ingegneri. Seicento: «Per star due anni davanti agli altri».
Età  media appena sopra la trentina. «E pensare che una volta il più giovane ero io…», ammicca Pertosa.
Alto alto, magro magro e con una risata alla Fernandel, voleva fare il medico missionario sulle orme di Schweitzer. Bene, disse papà  Angelo, «ma l’estate in fabbrica».
Cominciò alle superiori: «Primo anno magazziniere, secondo anno saldatore, terzo anno tornitore… Dovesse andarmi male un mestiere ce l’ho».
Costretto a lasciar perdere l’università  («un felice infortunio: fidanzamento, matrimonio e battesimo del primo figlio in tre mesi»), Vito partì con il padre da una macchina che coglieva l’uva dalle vigne: Bacco.
Finchè, vinta una gara d’appalto delle ferrovie pugliesi, si ingegnarono a costruire piccole gru per spostare casse.
«Andava bene. Il problema era farsi pagare. Qui al Sud, soprattutto. A me toccava andare a recuperare, con i carabinieri, i macchinari non pagati…»
Imboccata la strada «dell’applicazione dell’elettronica, dell’optoelettronica e della sensoristica ai sistemi di monitoraggio», la prima commessa grossa arrivò dalla Norvegia. « Bisognava sottoporre i materiali ad un delta termico molto elevato. Qui a Monopoli la neve non sappiamo manco cosa sia!», raccontò in un’intervista, «Ci chiedevano dove avevamo la sede e noi:“near the sea, in front of Albania!”». Vicino al mare, di fronte all’Albania.
Immaginatevi i norvegesi. Sbarcarono a Bari e si accorsero che la linea ferroviaria aveva un binario unico.
L’avventura poteva finire lì, se le tecnologie MerMec «non fossero state davvero le migliori».
Poco più di due decenni dopo Vito Pertosa, subentrato al padre quando aveva solo 28 anni, è a capo di un piccolo colosso centrato sull’innovazione.
Dopo i macchinari capaci di monitorare a velocità  altissime le condizioni dei binari, l’imprenditore a cui Renzi aveva anche pensato («ma per carità !») come governatore dopo Vendola, ha preso il volo.
In senso letterale. Prima ha fortissimamente creduto in due ragazzi poco più che ventenni, Luciano Belviso e Angelo Petrosillo, che volevano metter su un’impresa che facesse «gli aerei ultraleggeri più avveniristici del mondo» ed erano stati sbeffeggiati («Quanti anni avete? Gli aerei? Per favore!») da 42 banche.
Scommessa vinta: due anni e la Blackshape era già  leader mondiale nei velivoli biposto in fibra di carbonio.
Poi si è spostato sullo spazio: «Siamo già  presenti in venti missioni spaziali. E l’anno prossimo mandiamo su i primi satelliti nostri. I primi totalmente italiani. Satelliti anche dieci volte più piccoli dei soliti. Google vuole lanciarne mille, di questi mini-satelliti e vorrebbe i nostri motori elettrici ad alimentazione solare. Li facciamo in due, al mondo. Ma i nostri…» Non lo dica: sono meglio.
Ride: «Bravo. È proprio così».

Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)

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SAVIANO NON SI SENTE PIAGNONE E RISPONDE PER LE RIME A RENZI

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

“PARLARE DEI PROBLEMI DEL SUD NON E’ UN PIAGNISTEO”

Roberto Saviano a muso duro contro il premier Matteo Renzi.
Lo scrittore e giornalista ritorna sul suo confronto con il presidente del Consiglio e lo fa attraverso un tweet: “Mi addolora che raccontare la tragica situazione del Sud Italia sia così facilmente definito ‘piagnisteo'”.
Il riferimento è alle parole usate dal premier Renzi durante la sua visita in Giappone. Dopo i dati Svimez che hanno descritto un quadro a dir poco desolante della situazione economica, sociale e demografica del Meridione, Saviano ha scritto una lettera pubblicata su Repubblica per chiedere l’intervento del Governo, criticandone l’operato: “Per il Sud Renzi non ha fatto nulla, lo ammetta”, aveva scritto Saviano.
Dopo una telefonata tra il presidente Pd Orfini e il segretario Renzi è stata convocata una direzione del Partito Democratico sul tema del Mezzogiorno per il 7 agosto alle 15 al Nazareno.
Un gesto che sembrava indicare la volontà  del partito di maggioranza di correre ai ripari. Ma poi le parole del premier da Tokyo hanno fatto capire quale fosse l’approccio di Renzi alla questione Sud: “Sul Sud basta piagnistei: rimbocchiamoci le maniche. L’Italia, lo dicono i dati, è ripartita. E’ vero che il Sud cresce di meno e sicuramente il governo deve fare di più ma basta piangersi addosso”, ha detto il premier Matteo Renzi, parlando a Tokyo.
Ma Saviano non ci sta.

(da “Huffingtonpost“)

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IL COLLEGAMENTO SVIZZERA-EXPO? FERROVIA PRONTA NEL 2017, FIGURACCIA MONDIALE

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

RIPRENDONO I LAVORI SULLA FERROVIA INCOMPLETA: SARA’ PRONTA DUE ANNI DOPO LA CHIUSURA DI EXPO’

Una figuraccia internazionale, una situazione drammatica.
Così i sindaci di Arcisate e Induno Olona, in provincia di Varese, descrivono il cantiere della linea ferroviaria Arcisate — Stabio.
Il tratto doveva essere pronto per Expo e ora, se tutto va bene, sarà  attivo dal dicembre 2017, quando i cancelli di Rho saranno chiusi da oltre due anni.
Adesso i lavori sono ripartiti e il ministro dei Trasporti Graziano Delrio è andato in visita ai cantieri per verificare lo stato dell’arte, raccogliendo l’amarezza degli amministratori locali.
Anche perchè, nonostante la ripresa delle operazioni, è ormai sfumato il progetto di avvicinare i visitatori svizzeri allo scalo di Malpensa durante l’esposizione universale.
I cantieri sono stati inaugurati il 24 luglio 2009, ma i lavori sono stati sospesi più volte a causa della scoperta di arsenico nelle rocce oggetto di scavo.
Dopo mesi di stop, le operazioni sono finalmente riprese solo da luglio.
Intanto, la commessa è passata dalla ditta Ics di Claudio Salini alla romana Salcef.
E mentre in Italia, per completare neanche quattro chilometri di ferrovia, ci impiegheremo otto anni, in Svizzera i lavori sono già  terminati.

(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: denuncia | Commenta »

“AVEVO IL TORNEO DI WATERPOLO, MA DEVO STARE ALLA CAMERA”: BUFERA SUL GRILLINO CHE SI LAMENTA

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

SUL WEB PIOVONO COMMENTI IRONICI SU DAVIDE CRIPPA

“Oggi pomeriggio dovevo partecipare al torneo beach waterpolo ad arona, ma qualche genio del Pd ha deciso che questa sera alle 19 si doveva votare in commissione”.
E’ bufera sul deputato cinque stelle Davide Crippa che domenica pomeriggio ha affidato alla sua bacheca Facebook questo sfogo contro l’improvvisa convocazione alla Camera dei deputati.
Uno sfogo quantomeno improvvido, che gli ha attirato contro le critiche di avversari politici e simpatizzanti.
Ma Crippa non arretra e stamattina ribadisce: “Se non volete comprendere proseguite pure. Io intendevo che anzichè lavorare la domenica potevamo farlo in maniera seria durante la settimana e non di notte al buio”.
Il deputato M5S Davide Crippa su Fb ha scritto questo post ieri sera: “Oggi pomeriggio dovevo partecipare al torneo beach waterpolo ad Arona. Ma qualche genio del Pd – si è lamentato ‘postando’ anche la foto di un molo dove probabilmente si è tenuto il torneo beach di waterpolo – ha deciso che questa sera alle 19 si doveva votare in commissione attività  produttive e finanze per il ddl concorrenza. Visto che tanto non ci avete accolto nulla sulle questioni energetiche – ha proseguito – preparate i saccapeli, stasera in commissione si farà  tardi”.
La reazione del Pd non si fa attendere e Francesco Nicodemo, dello staff comunicazione del Pd, ironizza riprendendo le parole scritte da Crippa: “Ma come vi viene in mente di mettere in questi giorni le riunioni di commissione, piddini, siete la Kasta, vergogna! Io sono un onorevole cittadino e quindi non posso perdere il torneo di Beach Waterpolo. Questi sono i pentastellati – attacca Nicodemo – si occupano della polvere sui piedini di un bambino, asfaltano una trazzera in Sicilia che non può praticamente essere percorsa, si lamentano se devono saltare un torneo da spiaggia per lavorare. Non c’è alternativa al futuro, come vi diciamo da un anno e mezzo”.
Anche la Rete non risparmia Crippa e si lascia andare ai commenti tra l’ironia e lo scherno: ‘Altro epic fail comunicativo del M5S! Sembra di leggere un bambino che fa capricci’ scrive uno.
‘Mannaggia, e mo chi glielo dice agli amici del waterpolo? O-NE-STA’ O-NE-STA’ (ma solo da settembre a giugno, chè poi scattano le ferie)’ aggiunge un altro.
E ancora: ‘Meglio un torneo di beach waterloo che lavorare in parlamento vero?’; oppure ‘Povera stellina ti tocca lavorare anche il 3 agosto. Questi del PD sono proprio cattivi’. E c’è chi punta il dito anche sull’uso della lingua italiana: ‘Genio, saccapeli non esiste in italiano! PS Il 3 agosto, lunedi’, siamo ancora in molti a lavorare fino a tardi con 35 gradi all’ombra…’.

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PRENDI LA CENA E SCAPPA (SENZA PAGARE IL CONTO)

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

FENOMENO IN CRESCITA… I RISTORATORI: “IL FENOMENO C’E’, MA SIAMO IMPOTENTI”

C’è lo «scroccone» seriale, quello stagionale e ci sono quelli della «zingarata» di gruppo. Ricordate la scena cult del film I Laureati di Pieraccioni? Ecco.
Se fosse ancora in vita Cesare Lombroso, discusso fondatore dell’antropologia criminale, ne avrebbe individuato tre tipologie umane.
Tutte accomunate dalla capacità  di cogliere l’attimo: scappare quando devono pagare il conto, abbandonando il ristorante o il bar dove hanno consumato.
«Il vero dramma è che abbiamo strumenti limitati per intervenire», denuncia Marcello Fiore, il direttore della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), organizzazione che raggruppa 150 mila aziende, dal barista sotto casa agli autogrill autostradali.
Gli «stagionali»
Il reato ci sarebbe anche. Si chiama insolvenza fraudolenta. Ma a mancare sono le querele. Di recente è successo a Salerno. Nota pizzeria di via Roma: si presentano due coppie di giovani, mangiano e poi si danno alla fuga. Quattro «stagionali» che sfruttavano un lungo weekend di ferie. «Non erano del posto, altrimenti li avrei riconosciuti», racconta il gestore che poi ha preferito lasciar stare. «Non avevo tempo da perdere con le denunce», dice amaro.
Anche se li avesse colti in flagrante avrebbe potuto poco. «Non è possibile trattenere il cliente contro la sua volontà  perchè si andrebbe incontro al reato di sequestro di persona. Bisogna aspettare le forze dell’ordine», spiega dagli uffici romani della Fipe lo stesso Fiore. Il ristoratore, d’altronde, non può procedere nemmeno all’identificazione di chi non paga, cosa che spetta al pubblico ufficiale.
Tra fughe e cerimonie
Con le comitive sono dolori. Lo sa bene il titolare di un ristorante di Moiacco, provincia di Udine: «Erano una cinquantina di persone. Alla cassa sono venuti in sette ma appena ho comunicato il conto (2500 euro, la metà  in consumazioni alcoliche, ndr) si sono dileguati: ho provato a rincorrerli in auto, ma niente».
Svaniti nel nulla, hanno poi confessato la «cara» bravata qualche giorno dopo.
Stessa sorte, e conto più salato – sui tremila euro – per un ristoratore perugino beffato da un cinquantenne che ha organizzato la comunione di una ragazzina. «Sessanta persone si sono volatilizzate in un attimo», dice il ristoratore che, raccontando i dettagli, parla di una fuga da «organizzazione militare».
Gli scrocconi seriali
C’è anche chi, moderno Totò, ha fatto delle truffe una professione: è il caso di un signore sulla cinquantina, attivo sul litorale della laguna veneziana. «Media statura, modi e vestiti distinti, discorsi forbiti: un insospettabile», l’identikit fatto dagli operatori della zona. Dopo aver pranzato, ha chiesto di pagare in un conto unico prenotando un tavolo per la sera ma non si è presentato.
Numerosi, circa il 40% dei casi, quelli che sfruttano la legge che tutela i non fumatori: «Esco per una sigaretta», dicono. E poi, chi li prende? Se c’è il buffet diventa ancora più dura. Tra le vie amate da Alda Merini, nei Navigli milanesi, si aggira una giovane ragazza assetata.
«Passa, vede un bicchiere pieno sopra al tavolo, lo prende e scappa», denunciano i ristoratori. «Ma cosa possiamo fare? – si chiedono – Denunciarla per poi non ottenere nulla? Rischiare una rissa? Rovinare il pranzo o la cena ai clienti che pagano? Lasciamo perdere e guardiamo oltre».
Come difendersi
Capita che dietro a uno scroccone, specie se seriale, si nasconda un nullatenente. «Procedere a un pignoramento o fargli una multa diventa allora impossibile», spiega Matteo Musacci, 28enne e rappresentante dei pubblici esercizi della Fipe giovani a livello nazionale.
Nei suoi locali in centro a Ferrara (un ristorante e un cocktail-bar) adotta una doppia tecnica. «La sensibilizzazione del personale e la digitalizzazione».
E spiega: «Mi appoggio a un software che mi permette di tenere sotto controllo i tavoli, anche quelli più lontani dalla cassa». Ma ammette: «Ogni settimana calcolo già  che il 3-5% delle entrate è perso».
Scomparso nel nulla. Come i moderni «scrocconi».

Davide Lessi
(da “La Stampa”)

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PROFUGHI, ANGELI DEL FANGO 2015: A FIRENZE SCENDONO IN STRADA ANCHE I MIGRANTI

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

COME NEL 1966, LA CITTA’ SI RITROVA A FARE I CONTI CON PALE E STIVALI

Sembra quasi che la storia abbia deciso di ripetersi.
Che si sia ripresentata la stessa situazione in maniera appena diversa, con gli angeli del fango del 1966 che tornano in soccorso di Firenze in forma un po’ differente: come allora i danni sono ingenti, come allora sono i volontari che stanno dando la svolta ai lavori di recupero del territorio.
Sono in tanti ad aiutare i Vigili del fuoco e le guardie forestali per liberare la città : “In Lungarno Aldo Moro a darci una mano anche due squadre di migranti che ci aiutano a pulire le strade e i marciapiedi”, scrive lunedì mattina su Twitter il sindaco di Firenze Dario Nardella, impegnato in un giro di sopralluoghi in città  per controllare i lavori di ripristino e rimozione dei detriti dovuti al nubifragio che si è abbattuto nei giorni scorsi sul capoluogo toscano.
“La macchina dell’emergenza – ha sottolineato Nardella – ha lavorato tutta la domenica ed è ancora al massimo. Ad ora sono ripristinate tutte le reti idriche elettriche e dell’illuminazione. Ringrazio anche il Corpo forestale che da stamani è in azione con la Protezione civile e i Vigili del fuoco per liberare Lungarno Colombo, ultimo tratto della viabilità  bloccato. Entro stasera partiranno le informazioni per acquisire le segnalazioni dei privati sui danni subiti.”
Nella notte tra l’1 e il 2 agosto in 45 minuti sono caduti sulla città  45 mm di pioggia e 60mila fulmini, sono stati oltre 300 gli alberi abbattuti.
Sono tantissimi i cittadini che hanno subito disagi e ancora attendono l’intervento dei Vigili del fuoco. Intanto il Presidente della regione Toscana Enrico Rossi ha proceduto con la dichiarazione dello stato di calamità  per Firenze, mantenendosi in stretto contatto con palazzo Chigi al fine di ottenere in tempi rapidi i finanziamenti per riparare i danni al più presto.
“Ormai nessuno può negare l’esistenza dei cambiamenti climatici causati dalle emissioni di gas serra e i danni che questo provoca soprattutto nei paesi più poveri e svantaggiati, ma anche in Europa. Da noi, in Italia e in Toscana, si assiste ad un susseguirsi di eventi meteorologici fino a poco tempo fa straordinari e ora usuali: nubifragi intensi, venti fortissimi e temperature elevatissime. Le conseguenze sono distruttive e i cittadini restano sgomenti, impauriti e pieni di rancore verso le istituzioni”, ha scritto il presidente della regione su Facebook, commentando i danni provocati dalla tromba d’aria che si è abbattuta su capoluogo.
Intanto, tutte le forze disponibili del comune sono impegnate per concludere i lavori di rimozione dei detriti.
Fondamentale per ristabilire la normalità  in città  nelle ultime ore il contributo dei volontari: oltre al gruppo di migranti impegnato sul Lungarno Aldo Moro, Nardella ha anche annunciato che gli Angeli del Bello, gruppo di volontariato urbano per la cura e il decoro della città , hanno dato il via a una raccolta di fondi per nuove piante al parco dell’Albereta, uno dei punti di Firenze maggiormente danneggiati dal maltempo, con un alto numero di alberi abbattuti dal vento.

(da “Huffingtonpost“)

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“NON E’ PIU’ IL MIO PARTITO, HA CAMBIATO PELLE”: SI DIMETTE PRESIDENTE PD PUGLIA

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

“TROPPE SCELTE DI GOVERNO MAI DISCUSSE: SCUOLA, JOBS ACT, RIFORMA DEL SENATO”…. “MODIFICAZIONE GENETICA DEL PARTITO, LONTANO DALLE SUE RAGIONI FONDATIVE”

“Non sento più mio il Partito Democrtico”. Per questo motivo Annarita Lemma si è dimessa dalla presidenza Pd della regione Puglia.
Lemma ha spiegato così le ragioni: “E’ un partito che ha mutato la propria pelle“. L’ex coordinatrice sottolinea di “dissentire su troppe scelte di governo mai discusse con i dirigenti territoriali: scuola, jobs act, riforma del Senato, legge elettorale”.
Ma la goccia a far traboccare il vaso è stata il caso Azzollini, senatore di Ncd accusato di bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere nell’inchiesta sul crac della casa di cura Divina Provvidenza.
Palazzo Madama, coi voti anche dei dem ha infatti respinto la richiesta d’arresto avanzata dalla procura di Trani: un fatto che secondo l’insegnante dimostra come “la modificazione genetica del Pd è ormai conclamata: io penso che non ci siano più anticorpi sufficienti per riportare il partito alle sue ragioni fondative”.
E l’ex presidente Pd non ha risparmiato critiche anche sull’ipotesi di nuovi accordi di Governo con l’ex Coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini: “Si tratta di una maggioranza parlamentare che vede il Pd sempre più garantito da componenti di centrodestra organiche o in puntuale sostegno all’azione legislativa di un governo nato in barba a qualsiasi minima regola di rappresentanza democratica”.
Mentre sulle “scelte locali”, Lemma ha stigmatizzato “il caso Ilva“, definendolo “una vicenda gestita in modo incoerente, conflittuale e verticistico“.
Per lo stabilimento da consigliera regionale era stata prima firmataria di una proposta di legge sull’endometriosi dopo la proposta giunta proprio dalle donne tarantine di Taranto Lider.
La proposta, la seconda in Italia dopo il Friuli, venne approvata dal consiglio pugliese nel 2014 con il voto bipartisan.
La scelta dell’insegnante è giunta anche dopo le ultime elezioni regionali in Puglia, in cui non è stata rieletta consigliere regionale.
Secondo Lemma, “vissute in un contesto Pd ostile: i circoli territoriali mi hanno ostacolata impedendomi di incontrare tesserati ed attivisti, forse perchè in molti casi inesistenti. Ho sempre pensato che le battaglie andassero condotte dall’interno”, ha aggiunto la presidente, ma “forse in questo Pd illudersi è stato un errore“.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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AFFITTOPOLI AL COMUNE DI CATANIA: PREZZI STRACCIATI PER IMMOBILI CONCESSI AI PRIVATI

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

CENTINAIA DI METRI QUADRI IN PIENO CENTRO AFFITTATI AL PREZZO DI UN MONOLOCALE DI PERIFERIA

Immobili da centinaia di metri quadrati affittati al prezzo di un monolocale di periferia, magazzini enormi con canoni di locazione più simili a quelli di un garage, stabili che ospitano interi hotel al costo di tre appartamenti.
È una vera e propria Affittopoli quella che va in scena a Catania, dove il comune cede da anni i suoi immobili e terreni a canoni di locazione che definire stracciati è un eufemismo.
Un elenco del comune che contiene 74 casi in cui figurano lotti da migliaia di metri quadrati, ceduti in locazione con contratti pluriennali in cambio di cifre irrisorie rispetto all’estensione.
Si comincia con   i cinquecento metri quadrati in viale Vittorio Emanuele da Borbida affittati dalla clinica Humanitas nell’ottobre del 2012, quando il comune di Catania era ancora guidato dal Pdl e dal sindaco Raffaele Stancanelli.
Un contratto fino al 2018 e un affitto da 4.600 euro all’anno, circa 383 euro al mese, in pratica come la pigione pagata per un monolocale.
“Il lotto affittato ad Humanitas è un terreno incolto, nei pressi della sede della clinica: in generale però il resto degli immobili sono affittati con contratti stipulati dalla vecchia amministrazione. La nostra intenzione è ridiscutere i canoni di affitto al rialzo, quando scadranno”, fanno sapere dall’ufficio stampa del comune di Catania.
In effetti tutti i contratti di locazione sono stati stipulati negli anni precedenti al 2013, e cioè prima che alla guida della città  dell’elefantino tornasse il sindaco Enzo Bianco, dopo 15 anni di strapotere del centrodestra.
Il polo oncologico Humanitas, intanto, era finito agli onori della cronaca pochi giorni dopo aver stipulato quel contratto d’affitto, durante la campagna elettorale per le regionali del 2012: è dalla sua sede, infatti, che partono telefonate indirizzate ai malati di tumore, con l’invito a votare Luca Sammartino, candidato dell’Udc (oggi è nel Pd), e figlio di Annunziata Sciacca, direttore sanitario della clinica.
In seguito Humanitas sarà  al centro di un caso esploso al governo regionale, quando la giunta di Rosario Crocetta finisce sotto attacco per una delibera che aumenta i posti letto al centro oncologico.
Quello di Humanitas è, però, solo uno delle decine di casi dell’Affittopoli catanese.
La catena di hotel Nh, per esempio, affitta 15.312 metri quadrati in viale Kennedy, sul lungomare della Playa: un contratto trentennale (iniziato nel 2001 scadrà  nel 2031), per 63.544 euro all’anno, ovvero circa 5.200 euro al mese per una lussuosa catena alberghiera.
Basta fare una rapida ricerca sui siti specializzati in valutazioni immobiliari, per vedere come in quella zona di Catania gli affitti medi si aggirino sui 3,26 euro al mese ogni metro quadrato: nel caso dell’immobile di viale Kennedy, il prezzo giusto sarebbe 48 mila euro al mese, quasi nove volte rispetto a quello pagato da Nh hotel. Sempre alla Playa la Ymca tour paga 10.305 euro per ben 2.955 metri quadrati.
Economico anche il trattamento riservato alla farmacia Di Salvo di via Felice Fontana: 3.165 euro per 50 metri, un canone da 250 euro, davvero irrisorio se comparato agli incassi medi di una farmacia.
La lista degli affitti continua con l’Eni: ben 1.192 metri quadrati tra viale Ruggero di Lauria e via Alcide de Gasperi.
Costo della maxi locazione? 26.500 euro all’anno, e cioè 2,200 euro ogni trenta giorni, quando in quella zona — secondo il portale specializzato borsinoimmobiliare.it — i magazzini dovrebbero essere affittati a 4,19 euro al mese ogni metro quadrato, e nel caso dell’Eni si tratterebbe quindi di 4.994 euro, più del doppio rispetto a quanto paga adesso l’azienda del cane a sei zampe.
Che non è l’unica società  petrolifera che beneficia di ottimi trattamenti dal comune etneo. L’Erg, infatti, paga 11.420 euro l’anno per 1.843 metri quadrati presi in affitto sulla tangenziale: circa un terzo rispetto ai 30 mila euro del reale valore di quella locazione.
Affitti vantaggiosissimi anche per le società  di autotrasporti: la Gmc Internacional Trasporti, per esempio, spende 7.975 euro l’anno, e cioè 664 euro al mese, per tremila metri quadrati nella zona industriale Pantano.
Spende 1.128 euro, invece, la Sila Immobiliare, per un 1.474 metri quadrati in via san Giuseppe La Rena: il prezzo congruo per uno spazio simile sarebbe di almeno 4mila euro al mese.
Molto diffusi anche gli accordi stipulati dal comune con autorivenditori. È scaduto da pochissimo il contratto della Craivan spa, che vendeva soprattutto mezzi della Jeep e della Chrysler nel suo mega spazio da 3.120 metri quadrati di via Messina: tra il 2009 e il 31 maggio del 2015 ha pagato d’affitto appena 1.637 euro al mese, e cioè cinquantadue centesimi a metro quadrato, quando il valore esatto è calcolato in 3,73 euro.
Quasi lo stesso sconto ottenuto dalla Locauto, che per 2.032 metri quadrati in via Sebastiano Catania, paga 7.247, 3 euro all’anno.
“Speriamo che la nuova giunta interrompa questo trend: Catania negli ultimi anni è stata terra di saccheggio. Noi vorremmo che partisse anche un’azione di monitoraggio dei beni del comune, non solo quelli dati in locazione, ma anche quelli affittati”, commentano dall’associazione catanese Tavolo delle Imprese.
Perchè se da una parte il comune etneo cede i suoi immobili ai privati a prezzi stracciati, dall’altra è costretto ad affittare altri spazi: che però paga profumatamente.
Succede per esempio con un immobile in via Manzoni, che — secondo il giornale locale Meridionews   — versa in condizioni fatiscenti, e che il comune ha affittato per sei anni a 80mila euro l’anno: il totale fa 480mila euro, per un locale che ne vale meno della metà . Come dire che il comune di Catania non solo è un ottimo ed economico padrone di casa, ma è anche un inquilino puntualissimo: a guadagnarci sono sempre i privati che hanno la fortuna di fare affari con l’amministrazione etnea.

Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano“)

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NOMINE RAI, CAMPO DALL’ORTO A UN PASSO DALLA NOMINA A DIRETTORE GENERALE

Agosto 3rd, 2015 Riccardo Fucile

SI LAVORA ANCORA SUL PRESIDENTE

Sarà  Antonio Campo Dall’Orto il nuovo Direttore generale della Rai.
Nella terna che comprendeva inizialmente Andrea Scrosati e Marinella Soldi, alla fine Matteo Renzi ha scelto il fondatore di Mtv Italia, già  dato in questi giorni tra i papabili per ricoprire il ruolo.
Una decisione, riferiscono fonti del governo, maturata nelle ultime ore, e che riempie una delle due caselle principali del risiko delle nomine.
Fornendo anche indicazioni precise sul profilo che si sta cercando di individuare per l’altro ruolo chiave, quello del Presidente.
Essendo Dall’Orto un uomo e considerato molto vicino al Presidente del Consiglio, va da sè che si stia lavorando sul nome di una donna, per l’alternanza di genere, e che sia il più possibile di garanzia.
Anche per una questione meramente numerica, visto che per il vertice apicale è necessario il via libera dei due terzi della commissione di Vigilanza.
La maggioranza dispone di 22 voti, che potrebbero arrivare ad un massimo di 23 o 24. Lontani dai 27 necessari.
Fondamentali, dunque, i 7 componenti di Forza Italia (potrebbero scendere a 6 per il riequilibrio chiesto da Pietro Grasso), a meno che, all’ultimo, non si voglia tentare una rischiosa operazione con il Movimento 5 stelle (sono 6, ma potrebbero ridursi a 5).
La scelta di Campo Dall’Orto potrebbe essere messa all’ultimo in discussione solo se sul profilo del Presidente la partita s’ingarbugliasse, e si dovesse virare su un profilo completamente diverso.
Allora le carte verrebbero rimescolate.
La conferma ufficiale, ad ogni modo, la darà  Maria Elena Boschi. Che incontrerà  oggi pomeriggio alle 17.00 i parlamentari Dem per fare il punto della situazione.
E comunicare i nomi per il Cda. Presidente e Cda inclusi.

(da “Huffingtonpost”)

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