Settembre 26th, 2017 Riccardo Fucile
SEDICI MESI FA IL M5S RICONSEGNO’ ALLA 32ENNE LA CASA PIGNORATA, OGGI LEI SI CANDIDA CON FORZA ITALIA
La beffa per i 5 Stelle arriva da Vittoria (Ragusa): Martina Guarascio, figlia di un commerciante
toltosi la vita dandosi fuoco davanti alla casa pignorata dalle banche, era diventata uno dei simboli delle battaglia dei grillini, che avevano organizzato una raccolta fondi per scongiurare il suo sfratto: non più di sedici mesi fa il M5S riconsegnò con tutti gli onori alla 32enne la casa pignorata — presenti per l’occasione Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista.
Adesso lei si candida alla Regione Sicilia con Forza Italia: «Siamo contenti per lei: ci dispiace solo che abbia scelto il lato sbagliato», la replica del candidato governatore M5S Giancarlo Cancelleri.
Ma la storia è più complicata di così e l’ha raccontata qualche tempo fa Mauro Munafò su l’Espresso: nel 2013 la trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro aveva dedicato un lungo servizio al caso, promuovendo una raccolta di fondi tra gli ascoltatori con l’obiettivo di riacquistare l’immobile.
La raccolta fondi, diretti verso un conto corrente della famiglia, era stata dichiarata conclusa con successo.
Se i soldi per il riacquisto erano già stati raccolti, cosa hanno acquistato quindi i consiglieri del Movimento 5 Stelle?
Da quanto dichiarato a Vittoria dai 5 Stelle e dal figlio di Giovanni Guarascio in un’intervista alla testata locale MeridioNews, la casa non era stata riacquistata perchè sotto sequestro preventivo.
Quella cifra è stata quindi in parte usata per spese legali e mediche.
La casa è stata invece acquistata solo di recente ed è costata intorno ai 70mila euro. Di questi, quelli donati dal Movimento 5 Stelle sono stati “circa 30mila” secondo Giovanni Guarascio.
Per l’esattezza 32mila afferma il Movimento 5 Stelle Sicilia con un video pubblicato sulla sua pagina Facebook.
Lo stesso figlio di Guarascio disse all’epoca la sua sull’uso politico fatto della loro vicenda. “All’inizio il Movimento cinque stelle ha detto “L’abbiamo comprata noi”, poi hanno corretto il tiro. Ma in fondo li capisco. Se dici “abbiamo contribuito” ha meno peso. Così invece ha più impatto politico, ma non voglio innescare polemiche”.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 26th, 2017 Riccardo Fucile
TRE I NO DECISIVI, TRA CUI JOHN MCCAIN… CENTINAIA DI PERSONE IN PIAZZA A DIFESA DELLA RIFORMA SANITARIA DI OBAMA
Una nuova pesante sconfitta per i repubblicani e per Donald Trump: il progetto di legge per abolire e sostituire l’Obamacare non ha i voti in Senato e quindi affonda, mandando all’aria l’ennesimo tentativo della destra di smantellare una delle eredità di Barack Obama. A rendere ancora più pesante la sconfitta è il fatto che i repubblicani perdono di fatto l’autorità di approvare la riforma con una maggioranza semplice, opzione che scade il 30 settembre.
Lo schiaffo parlamentare arriva inoltre in una settimana chiave per l’agenda del presidente Donald Trump: mercoledì infatti è attesa la presentazione della riforma delle tasse che, insieme all’abolizione dell’Obamacare, è una delle promesse durante la campagna elettorale.
E mentre la debacle politica si consumava, centinaia di attivisti, fra cui diversi disabili in sedia a rotelle, manifestavano al Congresso contro il nuovo, fallito tentativo di abolire e sostituire l’Obamacare.
Anche molti disabili sono stati allontanati con la forza dalla polizia e arrestati mentre chiedevano, cantando, di non tagliare fondi alla sanità .
Il progetto di legge messo a punto dai senatori Lindsey Graham e Bill Cassidy non ha riscosso abbastanza consensi: ai no dichiarati di John McCain e Rand Paul si è aggiunto quello della senatrice Susan Collins.
Un no che vale la bocciatura del progetto. I repubblicani potevano infatti permettersi di perdere solo due voti. Con Collins invece i no sono saliti a tre, mandando all’aria l’ennesimo affondo contro l’Obamacare.
Collins ha spiegato la sua opposizione al progetto con la valutazione preliminare del Congressional Budget Office (Cbo), l’organismo bipartisan incaricato di fornire analisi economiche al Congresso.
Secondo il Cbo, il progetto Graham-Cassidy avrebbe causato la perdita della copertura sanitaria per “milioni” di americani.
Il numero esatto non è stato comunicato, con il Cbo che ha sottolineato che l’ammontare preciso “dipende da come gli stati” avrebbero attuato la riforma.
In una giornata convulsa i repubblicani hanno cercato di ottenere la maggioranza dei voti. Il vice presidente Mike Pence sarebbe intervenuto direttamente, chiamando Collins e cercando di risolvere la sue perplessità . Sforzi che però sono caduti nel vuoto.
Trump se la prende con McCain su Twitter. “Ha completamente invertito rotta”, ha scritto il presidente, postando alcuni video con dichiarazioni di McCain contro l’Obamacare.
A difesa di McCain, eroe di guerra e tra i parlamentari più rispettati del Congresso Usa, si è levata niente di meno che la voce di uno degli autori della proposta Gop, il senatore Lindsey Graham. “Agli americani che hanno un problema con il voto di John McCain, posso dire che che John McCain era pronto a morire per questo Paese e può votare come vuole, a me non importa”, ha detto Graham.
Il senatore democratico Bernie Sanders ha difeso McCain, chiedendosi come qualcuno possa permettersi di attaccare un eroe americano.
Per il presidente Donald Trump si tratta di uno schiaffo si aggiunge alla ‘guerra’ in corso con la Nfl, il popolare mondo del football americano, per le ‘genuflessioni’ di protesta di alcuni giocatori durante l’inno nazionale.
Secondo indiscrezioni riportate dalla Cnn, la battaglia si Trump con il mondo sportivo americano sarebbe stata criticato dal capo dello staff della Casa Bianca.
John Kelly sarebbe stato infatti colto di sorpresa dall’attacco di Trump agli atleti, e non sarebbe affatto contento del nuovo fronte di scontro aperto dal presidente. Ma Trump nega la ricostruzione e attacca la Cnn, colpevole a suo avviso di diffondere ‘fake news’. “Il generale Kelly è completamente d’accordo con me” twitta Trump.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2017 Riccardo Fucile
SU FB POSTAVA DIRETTE SETTIMANALI … ELETTO CON I VOTI DI LEGA E FORZA ITALIA
L’ordine e la sicurezza al primo posto. 
Il sindaco di Seregno Edoardo Mazza è stato arrestato ed è finito ai domiciliari nel maxi blitz dei carabinieri di Milano contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia.
Il sindaco è accusato di corruzione per i suoi rapporti con un imprenditore di origine calabrese, Antonio Lugarà , molto conosciuto nella zona e ritenuto vicino alle cosche il cui ruolo sarebbe stato decisivo per la sua elezione. Favori (la strada spianata per la costruzione di un supermercato) in cambio di voti.
Avvocato civilista di 38 anni, Edoardo Mazza, in politica da più di dieci anni con Forza Italia, è stato assessore all’Urbanistica durante il mandato del suo predecessore leghista Giaginto Mariani.
E’ stato eletto sindaco di Seregno a giugno del 2015 con il 53,65 % (7.792 voti) in una coalizione di centrodestra sostenuto da Forza Italia, Lega Nord e le due liste civiche Amare Seregno e La Nuova Seregno e battendo al ballottaggio il candidato del Pd William Viganò.
Il suo arresto, negli ambienti politici della cittadina in provincia di Monza e Brianza, non è un fulmine a ciel sereno, pare che in molti si aspettassero l’epilogo di questa mattina.
Molto attivo sul suo profilo Facebook, dove postava ‘dirette’ settimanali per parlare con i suoi concittadini, è noto per le sue uscite non certo sobrie.
Dopo lo stupro di Rimini si era mostrato con una forbice in mano. “Se fossi il genitore di quella ragazza, altro che forbice vorrei utilizzare”, diceva nel filmato.
Ma ha messo in campo, durante il suo mandato, diverse misure contro chi chiede l’elemosina, contro i Rom in particolare, da lui definiti “una piaga”.
“Invito la popolazione a non aiutare gli accattoni – diceva – basta dare soldi a chi chiede l’elemosina. Chi ha davvero bisogno è già aiutato dal Comune. Gli accattoni sono una delle piaghe che affliggono la nostra città . Sono ovunque e non sappiamo più come trovare una soluzione”. Sul suo profilo Facebook campeggia lo slogan “serietà , concretezza e passione”.
Recentemente un paio di vicende hanno scombussolato la sua giunta.
L’ultimo fatto è stato l’improvviso stop a un’importante trattativa che andava avanti da più di un anno per la fusione della partecipata Gelsia (la multiservizi che fornisce luce e gas e che è considerata il gioiello del Comune) con un’altra società , la Ascopiave. Mentre mesi fa si sono dimessi l’assessora all’Urbanistica Barbara Milani della Lega insieme a due consiglieri comunali sempre dal Carroccio e al segretario locale del partito perchè in disaccordo con le politiche territoriali del sindaco.
Tempo fa fece scalpore il silenzio del sindaco sullo striscione con la scritta “Noi vi vogliamo bene” rimasto appeso sulla saracinesca di un bar-panetteria chiuso per ‘ndrangheta. Lì dove fece tappa anche lui per la campagna elettorale in compagnia di Mario Mantovani, l’ex vicepresidente ed ex assessore della Regione Lombardia, arrestato durante indagini sulle mazzette nella sanità .
(da “La Repubblica”)
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Settembre 26th, 2017 Riccardo Fucile
EDOARDO MAZZA (FORZA ITALIA): IL SINDACO CONTRARIO A CHI CHIEDEVA L’ELEMOSINA
Dal traffico internazionale di droga alla corruzione, dalla Calabria alla Lombardia, fino a una cittadina della Brianza, quella di Seregno, dove nell’ultimo blitz contro le infiltrazione della ‘ndrangheta al nord, ai domiciliari finisce anche il sindaco.
E’ accusato di corruzione per aver favorito gli affari di un noto costruttore ritenuto legato alle cosche, interessato in particolare alla costruzione di un supermercato, in cambio di voti.
In un rapporto tra criminalità organizzata e politica, che secondo gli inquirenti, è stato determinante per la sua stessa elezione.
Il blitz.
I carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito dalle prime luci dell’alba una serie di arresti nelle province di Monza, Milano, Pavia, Como e Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta su infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mondo dell’imprenditoria e della politica in Lombardia.
Tra gli arrestati anche il sindaco di Seregno (Monza) Edoardo Mazza, di Forza Italia. È accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari (in particolare la realizzazione di un supermercato) di un noto imprenditore legato alle cosche, Antonio Lugarà , che a sua volta si sarebbe doperato per procurargli voti.
Le misure cautelari.
L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Monza e dalla Procura distrettuale Antimafia di Milano. In tutto, 27 misure cautelari: 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 3 interdittive, firmate dai Gip Pierangela Renda e Marco Del Vecchio.
Nell’inchiesta, tra l’altro, sono coinvolti anche altri due politici locali di Seregno: un consigliere comunale è agli arresti domiciliari, mentre per un assessore, Gianfranco Ciafrone, è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici.
Le accuse.
Le 27 persone sono accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.
L’inchiesta.
L’inchiesta dei carabinieri, partita nel 2015, e che porta la firma dei Pm monzesi Salvatore Bellomo, Giulia Rizzo e del Procuratore della Repubblica di Monza Luisa Zanetti e dei Pm della DIA Alessandra Dolci, Sara Ombra e Ilda Boccasini, rappresenta una costola dell’indagine “Infinito”, che nel 2010, sempre coordinata dalle procure di Monza e Milano, aveva inferto un duro colpo alle “Locali” ‘ndranghetiste in Lombardia.
Cosche e politica.
A legare a “doppio filo” politica e ‘ndrangheta, sarebbe stato l’imprenditore edile di Seregno il quale avrebbe intrattenuto rapporti con politici del territorio, e coltivato frequentazioni e rapporti fatti di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalità organizzata. Il suo ruolo sarebbe stato “determinante” per l’elezione del sindaco arrestato, secondo le ricostruzioni degli inquirenti. Il suo interesse era quello di ottenere dai politici una convenzione per realizzare un supermercato nel monzese.
Droga ed estorsioni.
Secondo le indagini, i presunti esponenti della ‘ndrangheta arrestati stamane erano dediti al traffico di droga e alle estorsioni. Le indagini hanno portato all’identificazione del sodalizio legato alla Locale della ‘ndrangheta di Limbiate (Monza) composto da soggetti prevalentemente originari di San Luca (Reggio Calabria), che secondo l’accusa aveva avviato in provincia di Como un ingente traffico di cocaina, ed è ritenuto responsabile di alcuni episodi di violente estorsioni nella zona di Cantù.
Le intercettazioni.
“Vogliono mettere in piedi San Luca (…) San Luca a Milano … al nord”. Così uno degli arrestati parlava delle mire espansionistiche (il riferimento è a San Luca, piccolo comune in provincia di Reggio Calabria) delle cosche in relazione ad un grosso traffico di cocaina nel Comasco. In altre telefonate captate dagli investigatori i presunti affiliati alla ‘ndrangheta parlavano anche di “mitra” e “kalashnikov”.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
QUELLO CHE VALE PER LA RAGGI NON VALE PER L’UNTO DAL SIGNORE… CON I SONDAGGI FLOP ANCHE LA SICILIA NON E’ PIU’ IMPORTANTE… PIU’ CHE IL CAPO POLITICO, IL M5S HA NOMINATO IL BECCHINO DEL CIMITERO
Senza veri avversari, senza partecipazione alla consultazione che lo ha eletto e adesso anche senza
codice di comportamento.
Luigi Di Maio, da sabato nuovo capo politico M5S e candidato premier, assume oggi anche i connotati di un sovrano legibus solutus, perchè non dovrà firmare alcun foglio che lo impegnerà almeno nei prossimi cinque anni a seguire la condotta grillina e a pagare una penale in caso di inadempienze.
Virginia Raggi e i suoi assessori, ad esempio, devono pagare 150 mila euro se dovessero dissentire, invece per lui “non è previsto” e a dirlo è lo stesso Di Maio al termine della sua prima uscita pubblica da candidato presidente del Consiglio a Milano.
Le divisioni all’interno del Movimento rimangono. Alla fine Roberto Fico si è rifiutato di parlare dal palco di Italia 5 Stelle prendendosi così una pausa di riflessione per far capire ai vertici cosa non va.
In un post Luigi Gallo, molto vicino al leader dell’ala ortodossa, torna sulla spaccatura: “Siamo quelli sotto al palco, siamo fuori dalla tv e dai talk show, siamo la maggioranza”. Di Maio, che ha incontrato Davide Casaleggio, fa lo spocchioso, la cosa che gli riesce meglio: “Io in questo momento sono impegnato a cambiare le cose in questo paese insieme al Movimento 5 Stelle. Il nostro obiettivo deve essere questo, il resto non mi interessa”.
Lontano dalla Sicilia infatti Di Maio prova a sganciare il suo destino da quello del candidato presidente Giancarlo Cancelleri.
I sondaggi vanno male e dal palco, non a caso, il candidato premier ha voluto dire che il voto del 5 novembre non sarà un test nazionale.
Il contrario di quello che ha sostenuto per mesi.
Inoltre il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, sospeso dal Movimento poichè indagato per abuso d’ufficio, rivelazione di segreto, turbativa d’asta e omissioni d’atti d’ufficio, in relazione alla gestione del servizio rifiuti e ad alcuni casi di abusivismo, è stato sentito dal gip. Cancelleri, secondo quanto riporta La Stampa, avrebbe parlato di un’inchiesta montata ad arte per colpire il Movimento.
Il diretto interessato smentisce ma il quotidiano conferma.
Sta di fatto che da Bagheria partirà martedì pomeriggio una marcia, organizzata dagli attivisti pentastellati via facebook, a favore del sindaco.
Dai vertici grillini non sono ancora arrivati segnali ufficiali poichè ventilata la possibilità di una sospensione, il sindaco ha preferito fare un passo indietro di sua spontanea volontà .
Una volta il M5S avrebbe manifestato contro i “sindaci inquisiti”, ira organizza una marcia per difenderli.
E poi si chiedono perchè i sondaggi danno il M5S in caduta libera…
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
TRA AMMIRATORI DI HITLER, ANTISEMITI E HOOLINGAN DA STADIO… CHI AUSPICA DI ELIMINARE FISICAMENTE UNA MINISTRA, E CHI SOSTIENE CHE I PROFUGHI SIANO FECCIA
L’ultimo scandalo, nell’ordine, riguarda una dichiarazione di Alexander Gauland.
Durante un incontro con l’ala ‘voelkisch’, quella più radicale, il leader della destra tedesca ha scandito che “abbiamo il diritto di essere orgogliosi su quanto fatto dai soldati tedeschi in due guerre”.
Ignorando decenni di letteratura storica che ha spazzato via la tesi – molto in auge in ambienti neonazisti – che la Wehrmacht fosse meno crudele delle SS, che le bestie in uniforme delle fucilazioni di massa, delle trincee e delle persecuzioni degli ebrei ‘facessero soltanto il loro dovere’, per citare una patetica frase auto assolutoria, tipica dei tedeschi dalla coscienza bruna.
Adesso che l’Afd si conferma terzo partito di Germania – ha preso 94 deputati al Bundestag – è legittimo chiedersi se esista ancora un”ala moderata’ nel partito fondato quattro anni fa da un oscuro economista di Amburgo, Bernd Lucke.
Perchè il successo nelle ultime settimane di campagna elettorale è progredito parallelamente a una radicalizzazione dei contenuti e dei messaggi degli anti-euro.
Ma è un processo che viene da lontano e in questi ultimi due anni la svolta a destra dell’ex ‘partito dei professori’ è diventata sempre più conclamata.
Che l’altra leader del partito, Alice Weidel, sia stata smascherata domenica scorsa da una mail del 2013 come una delirante complottista xenofoba, non sembra averne compromesso la ‘resistibile ascesa’.
Ultimamente, Gauland ha difeso il leader antisemita dell’Afd in Turingia, Bjoern Hoecke, uno che ha detto che “non tutto di Adolf Hitler è da buttar via” e che il monumento berlinese all’Olocausto è “una vergogna”.
Uno che secondo Gauland rappresenta “lo spirito del partito”, come ha spiegato a Bild.
E tanto per non sembrare meno eversivo dei suoi sodali, Gauland ha suscitato una bufera augurandosi che la ministra all’Integrazione di origine turca Oezoguz sia “liquidata in Anatolia”, nel senso di fatta fuori.
A luglio del 2015, com’è noto, il fondatore Lucke ha lasciato il partito perchè riteneva fosse diventato troppo populista sotto la guida di Frauke Petry.
Due anni dopo, anche Petry è stata costretta a lasciare: il suo tentativo di rendere l’Afd più appetibile a un elettorato più moderato è stato travolto da un putsch dell’ala più radicale.
Quella che ha fatto sì che Gauland e Weidel siano diventati il tandem per il trionfale ingresso al Bundestag.
E dando un’occhiata ai parlamentari che sono stati eletti viene la pelle d’oca.
Scorrendo la biografia di alcuni candidati, la matrice darebbe ragione a Hubertus Heil. ‘Populista’ suona come un eufemismo.
Neodeputato è il militante degli anti islamisti di Pegida, Jens Maier. ha definito i profughi ‘feccia’ e, come tanti nel suo partito, chiede “la fine del culto della colpa”, quella delle guerre e dell’Olocausto. Sostiene che i neonazisti della Npd siano “l’unico partito che ha sempre difeso la Germania”.
Un altro candidato che entra al Bundestag è Enrico Komning, del Meclemburgo-Pomerania.
Su Facebook si vanta di cantare la prima strofa nazista dell’inno tedesco con la figlia.
Fa parte di una fratellanza di destra di Greifswald, Rugia, che pullula di negazionisti.
Il pensionato Wilhelm von Gottberg, eletto in Bassa Sassonia, è convinto invece che l’Olocausto sia stato “un utile strumento per criminalizzare i tedeschi”, come ha scritto su un oscuro giornale ‘prussiano’.
Eletto in Baviera, Benjamin Nolte si è fatto notare qualche anno fa a un incontro di ex studenti, quando ha allungato una banana a un partecipante di colore.
Successivamente si è unito a Danubia, una nota fratellanza bollata dai servizi segreti tedeschi che annovera tra i suoi membri il negazionista Horst Mahler.
Sempre nel Land più ricco, il numero due della lista elettorale Afd era il teorico di complotti Peter Boehringer, convinto che il mondo sia governato da una spectre, la NWO, che avrebbe infiltrato il governo, le ferrovie, la Csu e organizzazioni qua e là .
Ovviamente i profughi sono marionette mandate dalla Siria e da altre zone di guerra per disgregare la Germania.
Anche tra le file del partito più giovane del panorama politico tedesco non mancano gli ex come il noto antisemita Martin Hohmann, cacciato dalla Cdu per aver sostenuto anni fa che ci sia una censura sul fatto che ebrei avrebbero ammazzato miriadi di persone durante la rivoluzione bolscevica.
Infine, in un partito così aperto alle novità , non può mancare un hooligan.
Sebastian Muenzenmaier, candidato di punta nella Renania-Palatinato, è sotto processo per aver malmenato nel 2012 coi suoi sodali del Kaiserslauten una cinquantina di tifosi del Magonza. In attesa della prossima udienza, tace e corre per il Bundestag.
Anche tra i candidati che non sono stati eletti c’è qualche curriculum da segnalare.
Robert Teske, ad esempio, candidato a Brema, è convinto che i neonazisti di Charlottesville siano stati ‘provocati’.
Dubravko Mandic, candidato a Tubinga, definisce Barack Obama un “negro da quota”.
Numerosi anche i fautori di una fusione tra gli anti islamisti di Pegida e l’Afd: per Thomas Goebel la Germania è invasa da “scrocconi e parassiti che mangiano la carne dei tedeschi”. Correva per un seggio in Sassonia.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
TROPPA ENFASI SU AFD CHE HA PRESO SOLO IL 12,6%… LA LE PEN HA PERSO CON IL 21,6%, IN ITALIA LEGA E FDI SONO OLTRE QUELLA SOGLIA
I Verdi al governo della Germania con la Cdu di Merkel e i liberali? Che strana cosa. E, come dicono
tutti quanti, che negoziato difficile.
Quanto sono conciliabili le mentalità e gli interessi dei tre elettorati? Sarà un caso, una coincidenza strana, ma io conosco un elettore che ha votato contemporaneamente Cdu e Verdi. E se lo vedi e ci parli non te lo aspetteresti mai.
È un ragazzo di 27 anni che è arrivato alla Cavallerizza occupata di Torino dalla Germania in autostop. Come un alternativo degli anni 70. E’ figlio di un libanese e di una tedesca, sembra più arabo che europeo, è gay. Fa lavoretti vari per campare, tenta di perfezionarsi nel teatro danza, si è impegnato talvolta per i profughi, è sensibile fino alla suscettibilità nei confronti della xenofobia, sta prevalentemente a Berlino.
Ebbene, Thilo, che in Italia sarebbe di estrema sinistra forse anche astensionista, ha convintamente votato per i Verdi e per la Cdu.
In Germania esiste il doppio voto (uno per il collegio locale e uno per la lista nazionale) e lui ha votato in questo modo per premiare — non ricordo le parole esatte — il buonsenso democratico di Angela Merkel a favore di una società multietnica. Adesso qualcuno che potrebbe dire che per conquistare non moltissimi elettori come Dominik, Merkel ha perso molti elettori a favore della estrema destra.
Mentre si valutano i risultati delle elezioni penso che, forse, si stia sopravvalutando il successo della estrema destra.
Arrivando al 12,6% hanno preso qualche decimale in più di quanto i sondaggi prevedevano qualche mese fa. Ma siamo in Europa, nel 2017.
La somma dei voti tra Lega Nord e Fratelli d’Italia da noi è costantemente al di sopra di quella percentuale.
Il Front national in Francia ha raggiunto percentuali ben maggiori (21,6%), e così il partito della destra nazionalista in Austria (46,7%).
Certo, gli esponenti della Afd usano toni anche peggiori, ma non hanno ancora esperienze di governo, neanche locale, a differenza della destra nazionalista degli altri paesi.
Intanto, però, io penso alla mia recente visita a Berlino e ad alcuni esempi della raffinata semplicità che ho trovato. Mi aspettavo, temevo, una modernizzazione spinta, una città “gentrificata”, sempre più grattacieli, vetrine di multinazionali e un’esplosione di locali “fighetti”.
Certo c’è anche questo, ma avendo evitato certe zone, ho visto piuttosto gli ulteriori sviluppi della Berlino verde e delle piccole attenzioni di quartiere.
La sistemazione e riapertura alla città del verde spontaneo cresciuto negli anni attorno al nodo ferroviario di Gleisdreyecke, i segnali della memoria dell’ex zona ebrea a Schoneberg, le aiuole su strada gestite dai condomini, i nuovi campi gioco, il bar-ristoro e l’area Lgbt nell’antico cimitero, il tè offerto ogni pomeriggio d’estate dal comitato dei vicini nel giardino della piazza, i “salvatori di cibo” che distribuiscono ai poveri viveri avanzati dai negozi accanto alla stazione di Alexander Platz, la grande spianata verde dell’ex aeroporto di Tempelhof salvata dalla speculazione, la critical mass con migliaia di ciclisti come vent’anni fa.
Basta un po’ di sole e tutti corrono a goderselo, seduti a terra nell’aiuola di Viktoria Luise Platz o a nuotare nel lago Schlachten see.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
NELLA TANA DEI RAZZISTI CHE URLANO SLOGAN CONTRO I PROFUGHI: “NEL MEDITERRANEO NE SONO MORTI TROPPO POCHI”
«Siamo nel Bundestag, cambieremo questo Paese, ci riprenderemo il nostro popolo», ha dichiarato alle telecamere il candidato di punta dell’AfD, Alexander Gauland subito dopo i primi risultati del voto tedesco, che hanno visto il suo partito diventare la terza forza politica della Germania.
Alice Weidel, al suo fianco nel palco berlinese, ha preso la parola per ringraziare gli elettori e dichiarare che insieme faranno «un’opposizione costruttiva e ragionevole», due parole che le sono subito valse qualche fischio dalla platea raccolta nella capitale. Ma non avranno il suo volto, nè i suoi modi, nè la sua storia – 38enne, lesbica, madre di due figli, compagna di una cittadina svizzera originaria dello Sri Lanka e datrice di lavoro ad una richiedente asilo siriana – i parlamentari AfD che sbarcheranno al parlamento con i consensi raccolti nella grande e rabbiosa provincia tedesca.
Avranno invece quello di Jens Meier, avvocato di Dresda, che ieri notte ha festeggiato il risultato elettorale in una Gasthof a venti chilometri dal centro, davanti a un’autorimessa, in un quartiere popolare di case basse e umori avvelenati.
«Hanno scelto di venire qui perchè avevano paura di essere attaccati dalla folla se fossero rimasti in città – dice Martin W., che accetta di accompagnarci, «anche se io questi qui li odio, davvero».
Ragazzotti vestiti di nero, col cappuccio ben calato sulla testa, fanno da guardie del corpo a Meier, che entra applaudito da un centinaio di persone di mezza età , quasi tutti uomini e qualche consorte, dall’aria dimessa, rubizza e sgomitante.
Fuori i più giovani controllano l’uscita, fumano, si danno pacche sulle spalle, ridono ad alta voce, gridano slogan neonazisti, «wir schaffen das», dicono facendo il verso alla cancelliera e alla sua frase sull’accoglienza ai migranti.
«Noi dell’AfD della Sassonia – dice intanto Meier nel palco interno allestito per l’occasione – saremo una grande squadra, una squadra di veri uomini (e l’accento su uomini è stato insistito e applaudito)».
Tra le continue rumorose interruzioni di un pubblico entusiasta e agitato, Meier ha ringraziato, in un tedesco volutamente dialettale: «Cari amici, questo è il più grande successo della Germania dal 1945: noi, un partito patriottico, l’unico vero partito patriottico, noi, proprio noi, entriamo in Parlamento!».
L’atmosfera si fa eccitata, la notte sarà ancora lunga e chiassosa per gli elettori AfD, sullo sfondo si sentono brutte frasi: «Questi negri se ne devono andare», il sottosegretario all’Integrazione (un cittadino turco-tedesco) «è un lobbista dei migranti, la sua presenza nel governo è una provocazione al popolo tedesco», «nel Mediterraneo ne sono morti troppo pochi», «rimandiamo tutti i turchi in Anatolia», «l’Islam non è tedesco».
Sulla Prager Strasse, arteria centrale di Dresda, la mobilitazione in strada è cominciata subito dopo gli exit pool, c’erano molti ragazzi, giovani famiglie, gruppi di asiatici, di africani, e una decisa rappresentanza della comunità turca.
Hussein Jinah, indiano, da diciassette anni in Germania, è il presidente del dipartimento Integrazione della città di Dresda: «Un clima brutto, quello che si respira qui in Sassonia – ci dice – adesso sembrano tutti contro, ma dov’era questa gente ogni lunedì, quando quelli dell’AfD manifestavano in centro e nessuno diceva niente, qualcuno gli sorrideva persino?».
Hussein racconta di un Paese in cui resiste, malgrado tutto, una tradizione radicata nella Ddr, per cui lo straniero è innanzitutto un nemico: «L’altra settimana, mi sono avvicinato a uno stand dell’AfD e ho chiesto che cosa volevano fare. Mi hanno risposto: “liberarci di quelli come te”».
Racconta anche delle tensioni interne alle varie comunità , di quella volta che Alexander, un russo tedesco, ha prima offeso una giovane egiziana al parco dandole della terrorista, tanto che lei aveva paura di uscire di casa e alla fine lo aveva denunciato alla polizia. Poi, mentre era in corso il processo, lui l’ha incontrata di nuovo e l’ha uccisa. «E ha avuto più solidarietà lui, che è finito in prigione, di lei, che è stata assassinata».
Gli unici a fare qualche resistenza, qui a Est, sono gli anziani che contribuirono alla caduta del muro; elettori tradizionalmente legati ai Verdi, che a quanto racconta Alexander Karschnia, regista teatrale e attivista, «sono i soli che riescono a zittire i giovani neonazi quando sfilano per le strade, senza essere a loro volta aggrediti». §
Se gli scontenti dell’Ovest ce l’hanno con le politiche migratorie del governo, qui a Est la rabbia ha un risvolto identitario: è lo straniero in quanto tale a rappresentare un problema, forse perchè su di esso si proiettano le disparità sociali con i Là¤nder occidentali.
Qualcuno sostiene che da queste parti «tira aria di Weimar», certo è che una «questione orientale» esiste, e la cancelliera se ne dovrà occupare.
(da “La Stampa”)
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Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile
LA FARSA DELLE PRIMARIE GRILLINE FA PERDERE L’1,2% AL M5S, IL PD SALE DELLO 0,6% E DOPO MESI RICONQUISTA LA TESTA… FORZA ITALIA SALE DELLO 0,7%… CENTROSINISTRA AL 35%, CENTRODESTRA AL 32,5%
Il Movimento 5 Stelle perde l’1,2% in una settimana e viene sorpassato dal Pd. 
Lo rivela un sondaggio condotto da Emg per il Tg La7. La rilevazione mostra come nei sette giorni che hanno visto l’incoronazione di Luigi Di Maio a candidato premier e capo politico, i grillini abbiano perso la quota più consistente di consensi rispetto agli altri partiti.
Di certo hanno contribuito le polemiche intorno alla consultazione online senza sfidanti (di peso), le indagini a carico del sindaco di Bagheria Patrizio Cinque e la sospensione della candidatura di Giancarlo Cancelleri a Governatore della Sicilia da parte del tribunale di Palermo. M5S si attesta così al 27,1%.
Per converso, rileva sempre Emg, il Pd ha guadagnato lo 0,6 salendo quindi al 28,4% e scalzando i Cinque Stelle dal ruolo di primo partito.
Male anche la Lega di Matteo Salvini che perde lo 0,5% (14,4%) per la seocnda settimana di seguito.
Risalita invece per Forza Italia che guadagna lo 0,7% fermandosi al 13% nei consensi.
Da ricordare che altri sondaggisti da un paio di settimane danno Forza Italia davanti alla Lega.
Secondo Emg infine, restano stabili Fratelli d’Italia (5,1%) e Alternativa Popolare di Angelino Alfano (2,2%) mentre perde lo 0,3% Articolo 1, la forza politica composta dagli ex Pd guidati da Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza.
Sinistra Italiana si attesta invece al 2%.
Sommando le due possibili coalizioni, il centrosinistra sarebbe al 35%, il centrodestra al 32,5%, il M5S al 27,1%.
(da agenzie)
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