Novembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL GIRO DI AFFARI TOCCA ORMAI 24 MILIARDI, IN CALO LE DENUNCE DELLE VITTIME
La crisi ha aiutato l’usura a crescere. Durante la recessione, il mercato degli strozzini ha raggiunto un giro d’affari record da 24 miliardi di euro, e investe circa 200 mila tra imprenditori e professionisti del nostro Paese.
Il dato è in deciso aumento rispetto ai 20 miliardi del 2011, poco prima della grande crisi italiana.
Ogni vittima contrae ormai con gli usurai un prestito medio di 125 mila euro (contro i 90 mila di 6 anni fa).
Nel loro rapporto “L’usura dopo la crisi: tra vecchi carnefici e nuovi mercati”, Confesercenti e Sos Impresa sottolineano che le denunce sono rimaste al palo. Dal 1996, anno di emanazione della presunta legge anti-usura (la 108), assistiamo a un calo sistematico e inarrestabile del loro numero: nel 2016 sono 408, nel 1996 erano 1436.
Ma la recessione non ha solo fatto lievitare il giro d’affari dell’usura. Ha anche cambiato il mercato e i suoi protagonisti.
Tramontato definitivamente (o quasi) lo squalo di quartiere, il mercato dell’usura è sempre più in mano a gruppi organizzati, apertamente criminali e spesso dall’apparenza professionale: se nel 2008 solo il 20% circa degli usurai assicurati alle Forze dell’ordine aveva legami con qualche mafia, la percentuale è salita al 40% nel 2016.
Tradizionalmente le organizzazioni mafiose si sono dedicate marginalmente a questo tipo di reato, spesso limitandosi a chiedere una congrua percentuale, il pizzo, agli usurai presenti nella zona sotto il controllo dei clan.
Oggi non è più così e la criminalità mafiosa, da presenza marginale nel mercato usuraio, ne è diventata una dei protagonisti, acquisendo quote sempre più ampie del credito a nero.
Molti boss, piccoli o grandi, non considerano più spregevole tale attività , anzi il titolo di usuraio mafioso s’inserisce compiutamente in quell’economia corsara, immensamente ricca e altrettanto spregiudicata, priva di regole e remore. In mano alla mafia, l’usura è diventata così uno strumento finalizzato a impossessarsi delle attività imprenditoriali della vittima e infiltrarsi quindi nell’economia sana.
Le organizzazioni criminali, d’altra parte, possono muovere in poche ore somme ingenti di denaro che arrivano loro dal traffico di droga e delle scommesse.
i professionisti dell’usura sono anche attrezzati per riscuotere – con ogni mezzo e intimidazione – le rate di restituzione che gli imprenditori faticano a onorare perchè in gravi difficoltà con le loro attività .
Ma chi è l’usuraio? Quali sono le sue vittime?
I dati di Sos Impresa, che ha il quadro delle persone assistite in sede processuale, dicono che
– l’usuraio è in prevalenza un uomo (nell’87% dei casi), maturo e di età compresa fra i 41 e 53 anni
– il 34% ha superato i 56 anni, ed è nato nell’Italia meridionale per il 66%
– ufficialmente è un imprenditore, ma molti sono i pensionati (30%) o addirittura disoccupati nullatenenti (5%). Tutti dichiarano un reddito medio basso
– significativa la percentuale di liberi professionisti, avvocati e commercialisti in testa (8%) e consistente quella di amministratori o soci di società finanziarie (20%)
– Il 40% di essi è in qualche modo legato alla criminalità organizzata. Erano poco più del 35,8% nel 2010 e del 20,1% del 2008.
A proposito delle vittime:
– parliamo in prevalenza di maschi (al 70%), ma con una importante presenza di donne (30%) e con un’età compresa tra i 55 e 58 anni
– si tratta di soggetti maturi, nella stragrande maggioranza imprenditori;
vittime e carnefici frequentano gli stessi ambienti economici, sociali, ricreativi;
– hanno infine un identico humus culturale.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
UN PROGETTO ALL’AVANGUARDIA, UN MONOSCAFO CHE ESALTA LA CAPACITA’ DELL’EQUIPAGGIO
Una barca impegnativa per la vela che esalti la capacità degli equipaggi. Ecco, forse è
questa l’estrema sintesi per presentare la nuova barca della prossima America’s Cup. Il progetto è stato svelato da Emirates Team New Zealand e Luna Rossa.
Veloce e sicura
L’Ac 75 lega altissime prestazioni – si legge nella nota di presentazione – ed eccellenti caratteristiche per il “match racing” con la sicurezza di un’imbarcazione autoraddrizzante in caso di scuffia (rovesciamento della barca).
Questo obiettivo è stato raggiunto tramite l’utilizzo di due derive basculanti a T, una per ogni lato dell’imbarcazione, zavorrate in modo da aumentare il “momento raddrizzante” in navigazione e dare stabilità a basse velocità .
In condizioni normali di navigazione, la deriva sottovento sarà abbassata in modo da creare una spinta verticale e consentire all’imbarcazione di “volare”, con la deriva sopravvento completamente fuori dall’acqua in modo da massimizzare il braccio di leva della zavorra e ridurre la resistenza.
Nelle fasi di pre-partenza e di manovra entrambe le derive possono essere abbassate per creare maggiore portanza e stabilità .
Anche se le prestazioni sono state il punto focale del progetto, sono stati considerati anche gli aspetti pratici dell’imbarcazione, quali il ricovero nell’hangar o l’ormeggio in banchina, quando entrambe le derive si trovano interamente sotto lo scafo, in modo da creare una naturale stabilità e consentire alle imbarcazioni l’accesso alle banchine standard di un marina.
Le vele
Uno dei principali obiettivi è stato quello di sviluppare una tecnologia accessibile e sostenibile che potesse essere trasferita ad altre classi di imbarcazioni. Mentre i recenti multiscafi della Coppa America hanno utilizzato la potenza e il controllo delle ali rigide, non vi è stato alcun trasferimento di questa tecnologia alle alberature di altre classi.
Congiuntamente alle innovazioni del sistema di “foiling”, Emirates Team New Zealand e Luna Rossa stanno investigando un certo numero di possibili innovazioni da applicare all’alberatura dell’AC 75, con la condizione che l’albero non necessiti di una gru per essere armato ogni giorno.
Si tratta di una ricerca ancora aperta in quanto sono all’esame diversi concetti; i dettagli saranno comunicati con la Regola di Classe dell’AC 75, che sarà pubblicata entro il 31 marzo 2018.
L’AC 75 potrà virare e strambare “volando”, con minime perdite di velocità in manovra, e la facilità con cui le barche potranno girare farà rivivere le classiche fasi di pre-partenza della Coppa America.
Anche il modo di portare la barca sarà un fattore importante, assieme alla scelta delle vele, compreso il “Codice Zero” (vela da vento in poppa) nelle condizioni di vento leggero.
Hanno detto
“Quando abbiamo iniziato questo processo avevamo da considerare e soddisfare una lista di criteri nella progettazione, ma il punto di partenza più importante è stato quello di realizzare una barca che fosse all’avanguardia della progettazione e della tecnologia dei monoscafi volanti, impegnativa da portare ed emozionante nelle regate di duello – dice Grant Dalton, il ceo di Emirates Team New Zealand -.
Pensiamo di aver raggiunto questi obiettivi — grazie anche alla collaborazione costruttiva del design team di Luna Rossa — così come i dettagli più pratici relativi ai costi, anche logistici, per gestire queste imbarcazioni”.
“La scelta di un monoscafo era la condizione essenziale per un nostro nuovo coinvolgimento nell’America’s Cup – dice Patrizio Bertelli, il patron di Luna Rossa -. Non si tratta di un ritorno al passato, ma piuttosto di un passo verso il futuro: infatti il concept della nuova classe AC 75, che i designer di Team New Zealand e di Luna Rossa hanno sviluppato insieme, aprirà nuovi orizzonti per la competizione velica che, in futuro, potranno anche beneficiare la vela da diporto. E’ un concept moderno, tecnologicamente avanzato e sportivamente impegnativo che darà luogo a ‘regate di duello’ appassionanti e combattute. Ringrazio quindi entrambi i design team per il loro impegno nel raggiungere, in soli quattro mesi, l’obiettivo che ci eravamo prefissi quando abbiamo lanciato la sfida”.
“Da velista sono molto soddisfatto del concept sviluppato dai due design team: l’AC 75 sarà una barca estremamente performante, impegnativa da portare, che richiederà velisti atletici e di grande talento – dice Max Sirena, team director di Luna Rossa-. Ogni membro dell’equipaggio avrà un ruolo fondamentale sia nelle manovre che nella condotta dell’imbarcazione, e assisteremo di nuovo ai “circling” nella fase di partenza e ad incroci ravvicinati, caratteristici della tradizione dell’ America’s Cup, ma a velocità ben più elevate. E’ un concetto nuovo, e sono certo che lo sviluppo ci riserverà interessanti sorprese”.
(da “La Stampa”)
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Novembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
MILANO, ACCUSATI DI ALMENO 19 TRA FURTI, RAPINE E SCIPPI AI DANNI DI COETANEI
Sono accusati di almeno 19 episodi tra furti, rapine e scippi ai danni di coetanei due minorenni e un altro ragazzo diventato da poco maggiorenne che sono stati arrestati dagli agenti del Commissariato Monforte-Vittoria di Milano su ordine dalla magistratura del capoluogo lombardo.
Il maggiorenne è stato portato in carcere mentre i due minori sono stati affidati a una comunità .
La banda
Tra furti e rapine sono 19 i casi contestati alla baby gang nell’ordinanza di custodia cautelare. Tutti reati consumati tra maggio e ottobre.
Dopo la richiesta di ordinanza, però, il gruppo non si è fermato e il numero definitivo degli episodi arriverebbe a oltre 30.
La banda era formato da 7 ragazzini, due dei quali sono diventati maggiorenni nel frattempo. Il leader all’epoca 17enne (oggi maggiorenne) è un italiano figlio di un pregiudicato. È stato arrestato già a ottobre in flagranza e con l’emissione dell’ordinanza è stato trasferito al Beccaria. Un altro 18enne e un 15enne sono stati invece affidati a una comunità fuori Milano. Altri 4 minorenni, dai 15 ai 17 anni, sono stati denunciati.
A esclusione del leader provengono tutti da famiglie normali che vivono in zona Monforte-Vittoria. «La gang era diventata l’incubo dei ragazzini del quartiere, a un certo punto non hanno dovuto neppure minacciare le vittime, loro sapevano già che avrebbero dovuto consegnare tutto quello che avevano – ha spiegato Giuseppina Suma, dirigente del commissariato -. Rapine e furti servivano per comprare o indossare abiti firmati».
Su Facebook, infatti, postavano foto con soldi, cappellini di marca, cellulari di ultima uscita.
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
NEL MIRINO I CONTATTI CON FUNZIONARI ISRAELIANI ED EMISSARI DI MOSCA
Si stringe il cerchio del Russiagate sull’inner circle del presidente Trump. Il procuratore
speciale Robert Mueller sta indagando sui contatti avuti da Jared Kushner, genero del presidente, con leader stranieri quando faceva ancora parte della squadra di transizione che ha gestito il passaggio di consegne tra Barack Obama e Donald Trump.
I contatti con Israele
In particolare, secondo quanto rivela il Wall Street Journal, testata di proprietà dell’amico di Trump, Rupert Murdoch, l’attività di Mueller si starebbe concentrando sul ruolo avuto da Kushner nei contatti tra il governo israeliano e lo staff di Trump per tentare di bloccare la risoluzione Onu del 23 dicembre scorso con la quale si condannavano le colonie dello Stato ebraico in Cisgiordania.
All’epoca Trump era solo il presidente nominato, non ancora insediato, ma funzionari israeliani iniziarono a contattare figure chiave dello staff, come Kushner e l’ex capo stratega politico Steve Bannon, per spingere gli Stati Uniti a far valere il loro diritto di veto (Obama, modificando la politica seguita dagli Stati Uniti negli ultimi 40 anni, per la prima volta non si oppose alla condanna di Israele).
L’incontro con l’emissario del Cremlino
Il procuratore Mueller starebbe anche approfondendo il ruolo giocato da Kushner nell’incontro avvenuto nel giugno 2016 alla Trump Tower con un avvocato legato al Cremlino per ottenere informazioni utili a screditare la rivale democratica nella corsa alla presidenza, Hillary Clinton. Incontro poi rivelatosi inutile.
Perchè Kushner è accusato
Perchè Kushner viene indagato? Al genero di Trump viene contestato di aver violato un’antica legge, il Logan Act, del 1799, che vieta ai privati cittadini – com’era lui all’epoca dei fatti – di avere alcun contatto con funzionari stranieri per influenzare l’azione del governo in una disputa con gli Usa.
Kushner all’inizio non riferì di aver avuto contatti con governi stranieri (informazione obbligatoria per ottenere l’incarico alla Casa Bianca e ottenere così la “clearence”, la libertà di accesso a documenti segreti). In seguito Kushner è stato costretto ad aggiornare tre volte le sue dichiarazioni aggiornando un elenco che attualmente conta 100 contatti con funzionari e politici di oltre 20 Paesi.
(da “La Stampa”)
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