Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile
IL COMANDANTE-PADRONE ARRESTATO DAI CARABINIERI A LIVORNO… COSTRETTO A LAVORARE IN NERO PER POCHI EURO SUL PESCHERECCIO DI UN ITALIANO
Lavorava al nero per pochi euro dall’alba al tramonto, nessuna assicurazione, divieto
assoluto di raccontare anche agli amici quelle lunghe uscite in mare.
Poi il blitz della Guardia Costiera di Livorno, la motovedetta che si avvicina al peschereccio e l’ordine odioso del comandante-padrone. «Buttati in acqua, fai presto», gli grida. Lui non ubbidisce e allora ci pensa il capitano a farlo rispettare quell’ordine assurdo e pericoloso e con una spinta getta l’immigrato in acqua.
Le accuse
Adesso il comandante-padrone è stato arrestato dai carabinieri e dai militari della Guardia costiera su un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Livorno su richiesta della Procura della Repubblica.
Tra le accuse contestate al responsabile del peschereccio anche quella il reato di “caporalato” «poichè sistematicamente impiegava manodopera irregolare, composta da cittadini di vari paesi africani, sottoposti a condizioni di sfruttamento», recita il provvedimento di custodia cautelare.
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile
“NON VEDO PROGETTUALITA’, NEPPURE UN DIBATTITO SU COME, DOVE E QUANDO SARA’ RICOSTRUITA”
I progressi ad Amatrice sono molto lenti, ma soprattutto “manca una linea di orizzonte”. L’amara considerazione è del vescovo di Rieti, Domenico Pompili, che in un’intervista al Corriere della Sera non nasconde le preoccupazioni per i disagi enormi che sta vivendo la popolazione che resiste ancora lì.
“Le macerie con grande lentezza le stanno rimuovendo. E di casette qui ne mancheranno forse il 20%. Ma il problema non è questo. L’ultima “chicca” che abbiamo saputo è che i telefonini non prendono perchè le casette sono schermate. E questo, soprattutto per gli anziani, è un grosso problema. Se magari di notte si sentono male, vivendo in posti isolati, non sanno a chi rivolgersi. E poi c’è chi dice che non funziona l’acqua, chi l’elettricità . Stiamo mettendo su una squadra di volontari che faccia il giro per risolvere questi problemi di manutenzione. Ma il problema non è la fase dell’emergenza. Il problema è il dopo. Manca una linea di orizzonte. Ancora non vedo progettualità . Neppure un dibattito, sul come, dove e quando Amatrice sarà ricostruita”.
Amatrice si è fermata, in altre parole, agli annunci del giorno dopo, spiega Pompili. Sono arrivate le casette, ma non c’è chiarezza su cosa sarà del paese.
“Siamo ancora alle promesse fatte sull’onda dell’emozione. Ma poi sono stati fatti studi sul terreno per capire se Amatrice può rinascere davvero com’era. Io mi auguro che ci sia qualcuno che, magari non ce lo dice, ma sta studiando la situazione. Perchè se invece si sta solo facendo passare il tempo la situazione diventerà grave: in quelle casette già è difficile stare un tempo breve, un periodo lungo sarebbe drammatico”.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile
LA SCELTA DIVERSA E IN CHE MODO POTREBBE CHIUDERSI LA VICENDA
Ferruccio De Bortoli e Maria Elena Boschi cominciano a incrociare le spade anche su
Twitter in attesa dell’azione civile di risarcimento danni che la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio ha promesso ieri per chiudere la faccenda aperta dal libro Poteri Forti (o quasi).
Nel libro si racconta di una presunta proposta di acquisto di Banca Etruria da parte di Unicredit fatta da Maria Elena Boschi all’allora amministratore delegato Federico Ghizzoni.
L’aneddoto raccontato è il seguente: “L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”.
A parlare, secondo il racconto, è il ministro delle riforme del governo Renzi che ha un rapporto di parentela con i rappresentanti istituzionali di Banca Etruria (il padre è stato consigliere del CDA e all’epoca ne è vicepresidente).
È evidente come fosse inopportuno da parte di Maria Elena Boschi agire, così come è evidente che Ghizzoni non ha certo sentito particolari pressioni da parte della ministra, anche perchè dopo aver esaminato il caso non si è fatto problemi a dire di no.
È improprio quindi accusare Maria Elena Boschi di aver commesso un reato (quale?) visto che è giusto che una parlamentare eletta su quel territorio si interessi a una banca in pericolo.
In un pezzo successivo pubblicato da Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano si fece anche il nome della dirigente che Ghizzoni incaricò di studiare il dossier Etruria: Marina Natale, all’epoca vicedirettore generale di Unicredit e oggi nel CdA di Mediobanca per conto di Piazza Cordusio.
Insomma, sarà relativamente facile verificare quanto raccontato da De Bortoli.
Prima però sarà necessario un passaggio interlocutorio al quale dovranno presenti i due protagonisti principali.
Prima di adire al tribunale civile infatti è previsto che per la diffamazione a mezzo stampa si vada alla mediazione obbligatoria: i due litiganti, con rispettivi avvocati, si vedranno davanti a uno studio legale per cercare di chiudere benevolmente con un accordo che soddisfi entrambe le parti la vicenda. Se questa fallisse (come nel caso in cui uno dei due non si presenti), allora la strada del tribunale sarà l’unica da percorrere.
Qui si aprirà una partita interessante dal punto di vista giuridico.
De Bortoli infatti avrà la facoltà di chiamare Federico Ghizzoni come testimone per confermare o smentire l’aneddoto. Ghizzoni però ha firmato un patto di riservatezza all’uscita da Unicredit — e ha sempre addotto questa motivazione al “No comment” che pronunciava a chi gli chiedeva conferme sulla vicenda — ma davanti a un tribunale potrebbe essere obbligato a parlare. Ma anche qui non è detto.
Confermando l’aneddoto, infatti, Ghizzoni si metterebbe nei guai con Unicredit perchè dovrebbe ammettere di aver rotto il patto di riservatezza parlando con De Bortoli della vicenda, se questo è accaduto dopo la sua uscita dalla banca. E allora Ghizzoni potrebbe decidere di non parlare per tutelarsi.
Se invece Ghizzoni avesse raccontato a De Bortoli dell’incontro prima della sottoscrizione del patto, molto probabilmente potrebbe essere sciolto da ogni patto successivo per testimoniare in tribunale.
Di certo mentre con la querela si sarebbero valutati soltanto i confini della diffamazione con la scriminante del diritto di cronaca, nel caso Boschi-De Bortoli il giudice dovrà valutare i profili del danno procurato a Boschi dall’aneddoto dal punto di vista civile, considerando che la sottosegretaria ha deciso di non querelare l’ex direttore del Corriere della Sera e di non chiedere il ritiro del libro o una rettifica nei tempi disposti dalla legge.
(da “NextQuotidiano”)
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