Destra di Popolo.net

LE AMNESIE DI SALVINI: TRA I NAZISKIN DI COMO UN PREGIUDICATO CONDANNATO PER TENTATO OMICIDIO, MA LA VIOLENZA E’ LA SUA FOTO

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

CHE LA FOTO SIA OFFENSIVA E’ INDUBBIO, NEI CONFRONTI DI ALDO MORO… CHI L’HA RIPUBBLICATA SU “VENTO RIBELLE” E’ IN REALTA’ UN SIMPATIZZANTE DEL M5S: “LA MIA E’ SATIRA”

La settimana scorsa Matteo Salvini era impegnato a spiegarci che quella dei naziskin che hanno fatto irruzione durante una riunione a Como non è stata violenza.
Quelli del Veneto Fronte Skinhead hanno sbagliato ma per Salvini «il problema vero non sono i quattro ragazzi che hanno fatto irruzione, ma un’immigrazione fuori controllo”
Qual è la vera violenza per Salvini? L’abbiamo scoperto dopo la pubblicazione di un vecchio fotomontaggio con protagonista il leader della Lega Nord imbavagliato come Aldo Moro.
Nel magico mondo di Salvini quindi il fatto che 13 skinhead — tra loro un pregiudicato che nel 2009 ha accoltellato al volto due ragazzi davanti a una cooperativa e che è stato condannato in via definitiva a sei anni e due mesi di carcere per tentato omicidio — facciano irruzione nella sede di una cooperativa non è un episodio significativo.
L’essere vittima di un fotomontaggio di cattivo gusto invece lo è eccome.
Certo, qualcuno potrebbe ricordare di quando Salvini saliva sul palco con una bambola gonfiabile dicendo che si trattava di “una sosia di Laura Boldrini”
Del resto la storia politica di Salvini e della Lega Nord è talmente piena aggressioni verbali nei confronti di politici, di rappresentanti delle istituzioni e “risorse” che c’è solo l’imbarazzo della scelta.
È curioso che Salvini si scandalizzi e si senta vittima di una campagna d’odio.
Ma questo non significa che l’immagine sia di cattivo gusto e offensiva, soprattutto nei confronti di Aldo Moro.
Davide Codenotti ha spiegato ieri alla Zanzara di Radio 24 che la sua è satira. Codenotti è uno degli amministratori della pagina Vento ribelle ma sostiene di non esserne l’autore e di “averla trovata nel Web” e di averla messa in pagina “con intento satirico”.
Su Facebook Codenotti scrive “se voi della Lega non capite la satira non è colpa mia” invitando
Scorrendo il profilo di Codenotti, si vede che si tratta di un’attivista o simpatizzante del M5S, con tanto di foto tra i gazebo dell’ultimo raduno a 5 Stelle di Rimini.
Tra gli altri riferimenti “politici” di Codenotti ci sono anche Anonymous e i No Tav della Val di Susa. Scorrendo il profilo sembra di capire che si tratta   — come del resto è intuibile dalla pagina Vento ribelle — di un attivista pentastellato proveniente dalla galassia dei centri sociali e dei movimenti antagonisti.
Ieri Codenotti ha mandato un “messaggio” a Salvini dicendo al leader leghista “in privato mi scrivevi a no è vero avevo un altro nome”. A quanto pare i due hanno dei punti di contatto: uno su tutti l’odio per l’euro.

(da “NextQuotidiano”)

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TRAFFICO DI ABITI USATI, L’INTERCETTAZIONE CHE INGUAIA L’EX SEGRETARIO DI SAVONA DELLA LEGA NORD ARRESTATO

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

“FALLE PASSARE COME DONAZIONI, NON E’ VENDITA”

Undicimila euro di ricavi illeciti all’anno: 6mila mediante l’associazione Insieme nel Mondo e 5mila da l’Africa nel cuore.
Sono queste le stime del presunto ingiusto ricavo ottenuto da Guglielmo Giusti nel traffico di vestiti usati che dovevano finire in Africa e invece sarebbero stati commercializzati sul mercato campano senza la necessaria ingienizzazione.
Traffico di rifiuti speciali, quindi, in parole spicce.
Il notissimo personaggio savonese è finito in carcere su ordine di custodia cautelare richiesto dal pm milanese della direzione distrettuale antimafia Alessandra Cerreti e proprio dalle 130 pagine dell’ordinanza salta fuori un’intercettazione che per i carabinieri del Noe della Lombardia e il magistrato evidenzierebbe un ruolo primario nell’organizzazione proprio di Guglielmo Giusti, soprannominato “William”.
Quest’ultimo, infatti, avrebbe suggerito a Carmine Scarano, titolare della Nuova Tessil Pezzame di Solaro (Milano) «di considerare i vestiti usati raccolti come donazioni che, come tali, non sono soggette ad imposizioni» in base al decreto legislativo 156 del 2006 per cui i vestiti usasti devono essere sanificati prima di essere commercializzati. Altrimenti sono rifiuti.
Era il 16 dicembre 2014 quando Scarano chiede a Giusti di informarsi anche in Regione sulle nuove leggi. «L’ho già  fatto, l’ho già  fatto – è la risposta – Te l’avevo detto, no e poi dall’anno nuovo facciamo un progetto e con la Onlus».
Ed è all’insistenza di Scarano sul fatto che in Lombardia i comuni considerino gli abiti alla stregua di rifiuti «e quindi ti devono autorizzare» che William Giusti precisa: «Noi si, perchè ne ho parlato però sai che le Regioni si rompono i c….. l’una con l’altra. Da noi, quelli che danno a noi sono donazioni e non possono essere considerati rifiuti perchè la gente ti dà  la donazione. Io di questa donazione li dò a te come donazione liberale con un contributo, non è una vendita».
Per l’accusa quindi Giusti avrebbe consigliato a Scarano di far figurare i capi usati come donazioni per evitare di considerarli rifiuti e soprattutto avrebbe messo a disposizione la onlus l’Africa nel cuore – con il logo impresso su volantini, sacchetti, ma anche campane – per raccogliere gli abiti ed ottenere un illecito arricchimento (5mila euro all’anno) mediante lo «sfruttamento del comune sentimento di solidarietà ».
In un’altra intercettazione (12 ottobre 2015) per gli inquirenti emergerebbe la consapevolezza di entrambi (Scarano e Giusti) dell’uso improprio del nome della onlus, oltre ad utilizzare per la raccolta porta a porta, di personaggi reclutati in tutta fretta, ma facendoli figurare in maniera illegittima come rappresentanti della onlus savonese.
Con tanto di timbro in possesso di Scarano e l’invio da parte di Giusto di tesserini di riconoscimento e di socio.

(da “il Secolo XIX”)

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SPARA AL LADRO DEL BANCOMAT DALLA FINESTRA MENTRE E’ IN FUGA, CONDANNATO A 2 ANNI E 8 MESI, NON CE’ NULLA DA SCANDALIZZARSI SE HA PRESO 4 MESI IN PIU’ DEL LADRO

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

IL FURTO E’   UN REATO SANZIONATO DAL CODICE PENALE, MA ANCHE IL TENTATO OMICIDIO… A CHE SERVE SPARARE QUANDO NON C’E’ PERICOLO PER LA PROPRIA VITA? NON SIAMO NEL FAR WEST, IL PORTO D’ARMI DOVREBBE ESSERE CONCESSO SOLO A CHI SA QUANDO E COME VANNO USATE LE ARMI

La vicenda è questa: un 40enne di Calcinatello ferì il 20enne che insieme con la sua banda aveva appena fatto saltare lo sportello di una banca. Svegliato dall’esplosione, nel cuore della notte, sparò dalla finestra al ladro che, con altri complici, aveva appena fatto saltare uno sportello bancomat.
Per tentato omicidio ha patteggiato una pena a 2 anni e 8 mesi, pena di quattro mesi più alta rispetto allo stesso ladro.
La storia, riportata dal ‘Giornale di Brescia’, è quella di Giuseppe Chiarini, 40enne di Calcinatello (Brescia) che la sera del 29 gennaio 2016 si affacciò al balcone di casa e sparò alcuni colpi di fucile, ferendo il 20enne romeno Cristian Filimon che stava caricando con altri connazionali la cassaforte su un furgone.
Filimon ha patteggiato una pena inferiore di quattro mesi rispetto a Chiarini. Patteggiamenti tra i quattro anni e otto mesi e i tre anni anche per altri componenti del gruppo.
“Purtroppo questa è l’Italia” è il commento amaro di Chiarini.
Ma non è l’Italia è il mondo civile che funziona cosi’.
Il legislatore ha stabilito giustamente una scala di gravità  di reati penali: il furto è sanzionato ovviamente, ma lo è anche il tentato omicidio, altrimenti saremmo nel Far West.
In questo caso lo sparatore non era tra l’altro la vittima del reato, ma solo spettatore casuale, trattandosi dell’asportazione del bancomat di un istituto di credito, certamente assicurato.
Ci voleva così tanto a telefonare ai carabinieri invece che sparare dal balcone?
In ogni caso qualsiasi vita umana vale più di un bancomat, fermo restando la legittima difesa privata dal codice quando è in pericolo la propria vita.
Me non era questo il caso, quindi si eviti di fare le vittime.

(da agenzie)

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SPESE PAZZE IN REGIONE SARDEGNA, CONDANNATA A 4 ANNI FRANCESCA BARRACCIU (PD)

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

E’ STATA SOTTOSEGRETARIA DEL GOVERNO RENZI… LA PROCURA LE CONTESTAVA 80.000 EURO USATI PER SPESE NON ISTITUZIONALI

L’ex sottosegretaria alla Cultura del Governo Renzi, Francesca Barracciu (Pd), è stata condannata a 4 anni di reclusione per peculato aggravato nell’ambito dello scandalo sui fondi destinati ai gruppi del Consiglio regionale della Sardegna e spesi per fini non istituzionali.
La sentenza è stata pronunciata dalla seconda sezione del Tribunale di Cagliari dopo circa un’ora e mezzo di camera di consiglio. Il pubblico ministero Marco Cocco aveva chiesto per l’imputata 5 anni di carcere. Barracciu è imputata per i fondi ricevuti quando era consigliera regionale.
Fedelissima di Renzi, è stata coinvolta da circa due anni nell’inchiesta sulle spese pazze del consiglio regionale della Sardegna (complessivamente 85 indagati di sinistra e di destra, una ventina già  a giudizio).
Barracciu, che si è sottoposta a due interrogatori davanti al pubblico ministero, ha precisato di aver speso una parte dei fondi ai gruppi per dei rimborsi benzina legati ai viaggi fatti in ragione del suo ruolo politico ma non ha saputo dare una spiegazione alle tante incongruenza contestategli successivamente dagli inquirenti.
L’accusa aveva chiesto lo stralcio della posizione di Barracciu, alla quale contestava spese anomale per circa 81 mila euro, senza adeguati giustificativi.
La seconda sezione del tribunale civile di Cagliari, presieduta da Massimo Poddighe, ha pronunciato il dispositivo della sentenza, alla presenza dell’imputata e del suo legale Franco Luigi Satta. Il pm aveva chiesto una pena di 5 anni.
A Barracciu sono state riconosciute le attenuanti generiche.
La condanna riguarda le spese dal 17 novembre 2004, durante la legislatura 2004-2009, a guida Renato Soru, nel cui listino bloccato l’ex sindaca di Sorgono (Nuoro) era stata eletta consigliera.
Il reato di peculato per lei è stato dichiarato prescritto per il periodo precedente al 17 novembre 2004, quindi per i primi mesi della legislatura. La sentenza sarà  ora trasmessa alla procura della Corte di Conti.
Nell’autunno 2013 Barracciu aveva vinto le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato presidente della Regione Sardegna per poi ritirarsi dopo le pressioni del suo partito, il Pd.
Le elezioni, la primavera successiva, erano state vinte dall’attuale presidente della Regione, Francesco Pigliaru. La sentenza arriva nel giorno in cui è in Sardegna il segretario del Pd Matteo Renzi, sotto il cui governo Barracciu era stata sottosegretaria.

(da agenzie)

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AIUTO, SCOPPIA IL CENTRODESTRA: NON C’E’ UNA COSA SU CUI I TRE SOCI SIANO D’ACCORDO

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

DALLA SICILIA ALLA FIRMA DAL NOTAIO, DAL PPE ALL’EURO, DAI CANDIDATI PREMIER ALLA DATA DELLE ELEZIONI, DALLE LISTE A CHI IMBARCARE: MA CHE STANNO INSIEME A FARE?

Lo strappo più grave è avvenuto in Sicilia una settimana fa: l’invincibile armata raccontata dalla retorica del centrodestra ha già  perso una divisione, importante, la Lega di Noi con Salvini. L’unico consigliere eletto è passato all’opposizione, Musumeci è passato da 36 a 35 seggi su 70 e così ha “perso” la maggioranza.
L’ultima provocazione è di domenica: persino Giorgia fa le pernacchie ai suoi compagni di strada. Li aveva messi intorno ad un tavolo in Sicilia prima del voto e, tra un bisticcio lessicale tra arancino e arancina,   aveva strappato un patto a tre che ha portato in dono l’isola.
Domenica Giorgia ha detto: “Sapete che c’è ragazzi, se mi scocciate ancora un po’ me ne vado da sola”.
Tanto con il 3 per cento di sbarramento, i consensi ormai stabili al 5%, c’è il caso che sia “quasi meglio andare da soli e poi se ne riparla”.
Talmente affascinati dalla sistematica capacità  a sinistra di distruggere leader e progetti,   quasi-quasi ci perdiamo lo spettacolo in corso nell’altra metà  campo, quella del centrodestra.
La campagna elettorale è ufficialmente partita il 25 novembre a Milano con quella due giorni simil-Leopolda organizzata da Maria Stella Gelmini e Paolo Romani. Dei leghisti neppure l’ombra.
Anche perchè il giorno prima era iniziato un cannoneggiamento alzo zero che non solo è in corso ma non accenna a diminuire.
Dieci fratture
Il giorno prima il Cavaliere si era molto arrabbiato perchè il socio Salvini, forse affascinato dai contratti 5 Stelle, aveva annunciato in tv e via social, che era il caso di fissare un appuntamento dal notaio per blindare la coalizione a tre in un patto di ferro.
Su un punto soprattutto: nessun inciucio post voto tra Forza Italia e il Pd di Matteo Renzi. Berlusconi ha saputo dell’originale invito mentre era qualche giorno a Merano per relax. E’ tornato subito ad Arcore e ha detto: “Questo è l’ennesimo affronto di Matteo (Salvini, ndr), l’ennesima provocazione: i patti tra gentiluomini si stringono con una stretta di mano, altro che notaio”. Era giovedì (il 23 novembre).
Arriva domenica (26) ed è subito pronto il terzo siluro: questa volta è Silvio che va in tv (ospite da Fazio) e annuncia urbi et orbi che l’ideal-tipo del candidato premier è “il generale dei carabinieri in pensione Leonardo Gallitelli, uomo sulle cui capacità  nessuno può nutrire dubbi”. E’ sera e al leader della Lega gli va la cena per traverso.
Chiaramente una provocazione — ma neppure tanto perchè Gallitelli è stato, come si dice in gergo, sondato –   il cui significato è: inutile che Salvini insista, non sarà  mai il candidato premier. In un botta e risposta degno dei migliori duelli, il Matteo verde replica: “A Berlusconi chiedo serietà : un’alleanza c’è se c’è serietà . Non puoi candidare Marchionne, Draghi, Tafani, Montezemolo, Gallitelli, non è il fantacalcio”. Gallitelli aspetta silente nel suo ufficio Antidoping   al Coni.
Divisi anche sulla giustizia
In Sicilia Salvini e Meloni insieme hanno preso il 5,6%, tanto in assoluto, abbastanza per far scattare il quorum (5%) ed eleggere due consiglieri.
Solo che uno, quello in quota Meloni, entra in giunta. Per il salviniano, nulla da fare. Esce dalla maggioranza, va all’apposizione e mette nei guai Musumeci (che resta in 35 su 70). Brutto segnale. Succederà  così anche a livello nazionale? Il giorno dopo ognuno per la sua strada?
Mercoledì Forza Italia vota in aula alla Camera contro la Lega su un tema caro a Salvini: cancellare sconto di pena e il rito abbreviato per i colpevoli di omicidio e stupro.
Salvini perde le staffe: “Come si fa a palare di ministri e sottosegretari e programma comune quando non c’è neanche il minimo accordo sul fatto che un assassino e uno stupratore non possa avere uno sconto di pena?”. Già , come si fa?
Il fine vita e il “quarto petalo”
Berlusconi punta su una forza di centrodestra moderata. Lui con gli eccessi di Salvini non vuole averci a che fare.
Su un tema delicato, personalissimo, di civiltà  come quello della legge sul fine-vita Forza Italia ha giustamente lasciato libertà  di coscienza. E’ mercoledì quando, convocate per l’ennesima volta le telecamere per il gioco della ripicca con Berlusconi, Salvini se ne esce con una delle frasi più infelici degli ultimi mesi: “Io mi occupo dei vivi e non dei morti”.
E’ una secchiata di ghiaccio sull’alleanza perchè il patto tra moderati dovrebbe prevedere che su certi temi l’agonismo politico non puo’ passare.
Su tutto questo aleggia da un paio di settimana l’incubo del “quarto petalo”.
Berlusconi ha aperto, senza nasconderlo, il cantiere per imbarcare liste satelliti di centristi (Rotondi e Fitto), ex di ritorno (Quagliariello e Augello) Scelta civica (Zanetti), liste e listarelle che se non raggiungono il 3% poco importa visto che travasano i loro 0-virgola alla casa madre, Forza Italia.
“Non è serio, non possiamo fare l’arca di Noè con dentro poltronari e riciclati” è la stroncatura di Salvini .
Poi c’è tutto il resto. Che è tanta roba.
Ok alla flat tax, ma per Salvini deve essere al 15% e per Berlusconi non può essere sotto il 23. Per Salvini va ridiscussa la permanenza nella moneta unica e nei trattati Ue, “chiariscano gli alleati se ci vogliono come succursale della Merkel, perchè nel vaso io non ci sto”. Berlusconi dice di “averlo convinto a restare nell’euro”.
Il Cavaliere ha già  in mente il governo, 20 ministri di cui 12 tecnici e 8 politici. “Ma di che parla questo?” taglia corto ogni volta Salvini sempre più stizzito nel dover inseguire le uscite di un alleato fuori controllo.
Litigano anche su candidato governatore nel Lazio, figurarsi cosa può succedere — e non solo tra alleati — quando usciranno i collegi e ci sarò da fare le liste.
Divisi contenti e cinici
Litigano tutti i giorni Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ma non romperanno. Il sistema elettorale spinge chi ci riesce a formare un simulacro di coalizione per moltiplicare i seggi.
Forza Italia e Lega saranno però sempre in competizione perchè è necessario per entrambi dimostrare di avere più voti dell’altro. Per dare le carte dopo.
E perchè chi prende più voti potrà  esprimere il candidato premier.   Ecco perchè sarà  una campagna elettorale bestiale: botte da orbi tra coalizioni.
Ma anche all’interno delle stese coalizioni.
Da questo punto di vista i 5 Stelle potrebbero avere un problema di meno.

(da “Tiscali“)

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IL M5S E LA POLITICA DEI DUE FORNI COME LA VECCHIA DC

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

POTREBBE CERCARE I VOTI NECESSARI A GOVERNARE O NELLA LEGA O IN LIBERI E UGUALI, DIPENDE DAI VOTI CHE PRENDONO… L’IMPORTANTE SONO LE POLTRONE, TANTO PER CAPIRCI

Se Liberi e Uguali di Pietro Grasso riscuotesse un buon risultato alle prossime elezioni, il MoVimento 5 Stelle potrebbe cercare nella formazione di Pietro Grasso i voti necessari per formare un governo con Luigi Di Maio.
L’apertura, che è però subordinata alle percentuali raggiunte da MDP-Sinistra Italiana-Possibile, è comunque speculare a quella che si farebbe alla Lega di Salvini in caso di exploit del Carroccio.
Ne parla oggi Ilario Lombardo sulla Stampa.
«Guardiamo con attenzione a Pietro Grasso. Se i sondaggi si dimostreranno più generosi con lui, si potrebbe aprire un bel ragionamento», è il virgolettato che viene riportato nell’articolo.
Il M5S cerca un partner che abbia in dote un numero a due cifre alle elezioni. «Se Grasso lo raggiunge è possibile un’intesa». E d’altro canto lo stesso Pierluigi Bersani da Lucia Annunziata aveva specificato che le porte ai grillini erano aperte.
I 5 Stelle sono diventati grandi appassionati di sondaggi. A oggi le proiezioni dicono 170 deputati. Loro credono di poter arrivare a 200. Calcolano che se andasse molto bene potrebbero arrivare al 35%. A quel punto la strada verso il Quirinale, per ottenere l’incarico, potrebbe essere spianata. Potrebbe. Serve appunto un altro consistente numero di seggi per la maggioranza. C’è un presupposto, però, che deve realizzarsi. E se lo stanno ripetendo ogni giorno: «Il Pd e Forza Italia insieme non devono raggiungere il 50%».
Ma — si chiederanno in tanti nel M5S non stavano guardando a un’alleanza anti-establishment con Matteo Salvini? È così.
Serve entrare nei meccanismi del pensiero politico grillino per capire le loro ambizioni. Il Movimento si sta strutturando come partito omnibus e il ventaglio di proposte sviluppate va da quelle che si sposano con i canoni della destra ad altre più di sinistra.
La politica dei due forni
Questo perchè, pragmaticamente, il MoVimento 5 Stelle si prepara a chiedere a Mattarella l’incarico se alla chiusura delle urne i grillini risultassero il primo partito, anche senza maggioranza in uno o entrambi i rami del Parlamento.
Un modo per “prendersi la responsabilità  di non lasciare il paese nel caos” dopo la chiusura delle urne, e che proprio per questo prevede la possibilità  di fare alleanze di programma con chi ci sta. Il M5S pensa di poter presentare un programma di pochi punti con cui varare un governo tecnico e lasciare al Parlamento il compito di legiferare sul resto. Ben sapendo che il Parlamento italiano è finito spesso nei guai perchè troppo lento a legiferare.
In questa ottica l’accordo possibile con Pietro Grasso ha un valore politico identico a quello con Matteo Salvini, anche se il peso specifico è completamente diverso: l’importante, per i grillini, è raggiungere la somma dei voti necessaria a governare.

(da “NextQuotidiano”)

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QUANTO VALE GRASSO? POTREBBE SUPERARE IL 10%

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

SONDAGGISTI DIVISI SUL VALORE AGGIUNTO DEL LEADER DI “LIBERI E UGUALI”

Quanti punti percentuale vale Pietro Grasso, presidente del Senato e neoleader della formazione di sinistra “Liberi e Uguali”?
I sondaggisti, sentiti sia dal Fatto Quotidiano sia da Repubblica, non sono del tutto concordi.
Per Roberto Weber di Ixè l’effetto Grasso ci sarà : “Nei nostri sondaggi recenti i tre partiti insieme valevano il 7%. Ora però ci sarà  un effetto Grasso., è inevitabile. Sono quasi sicuro che sarà  un effetto positivo, può trainare la lista alla doppia cifra.
L’analisi di Nicola Piepoli è simile:   Con un’affluenza che supponiamo al 60% per avere il 10% servono 3 milioni di voti. Non un’impresa impossibile. Oltretutto Grasso ha un profilo valido, un’immagine positiva: è un buon attrattore di voti. Se l’operazione funzionerà , “Liberi e Uguali” può superare anche il 10 o il 12%
Più cauta Alessandra Ghisleri di Euromedia Research
“Liberi e Uguali” parte dalla base dei suoi tre partiti che stimiamo attorno al 6%. L’effetto Grasso è tutto da verificare. In passato figure istituzionali come i presidenti delle camere non hanno avuto fortuna: penso a Fini, Irene Pivetti, Bertinotti.
Su Repubblica, Rado Fonda di Swg stima solo nell’uno per cento il bagaglio di consensi in più che il presidente del Senato porterà : quindi dal 5% si passerebbe al 6% per la nuova sinistra.
Per Antonio Noto, direttore di Pr marketing, dice che Grasso quel 10%, o anche più, in termini percentuali, se li deve guadagnare tutti, mostrandosi autonomo e trasversale.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ASSESSORE MELONI CONFERMA TUTTO SU COIA (MA ANCHE NO)

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

UN’ALTRA SURREALE INTERVISTA DELL’ASSESSORE AL COMMERCIO DELLA GIUNTA RAGGI CHE SPERA DI FARSI CACCIARE IL PRIMA POSSIBILE

Adriano Meloni forse sta seguendo una raffinatissima strategia politica i cui effetti sono probabilmente sconosciuti in questo momento ai più. Oppure no.
Di certo è piuttosto strano che in un’altra intervista rilasciata al Messaggero, stavolta firmata da Simone Canettieri, conferma le frasi che venerdì aveva smentito riguardo Coia e i Tredicine.
Meloni parte dalle dichiarazioni di Coia, che ieri aveva cominciato a preconizzare l’addio di Meloni ricordando che non è del M5S ma “un tecnico che collabora con la Casaleggio”:
Andrea Coia, per lei «Coidicine» in quanto vicino ai Tredicine, dice che lei è un tecnico e che può essere sostituito.
«E’ verissimo. Peccato che io non risponda a Coia, bensì alla sindaca Raggi: è lei la boss».
I consiglieri M5S non la vogliono più, lo sa?
«Io non sono un grillino e non rispondo al M5S».
È vero che lascia dopo la Befana?
«Non confermo e non smentisco. Anzi, no: rimango».
Poi Meloni conferma — così dice — le frasi dell’intervista che l’hanno messo nei guai, con una frase che scatenerà  probabilmente un’altra grossa reazione tra i consiglieri, schierati compatti finora in difesa di Coia
Prima della giunta, la sindaca l’ha strigliata. Ultimatum?
«Ci siamo parlati, è vero. Poi siamo andati in giunta e abbiamo approvato due delibere importanti. Qui si lavora!».
Lei ha detto a questo giornale che teme un’intesa tra il M5S e i Tredicine e in più si è inventato il neologismo Coidicine. Frasi gravi. Ridirebbe tutto?
«Confermo quelle frasi, poi certo, sono state un po’ ingigantite. Con Coia di tanto in tanto litighiamo. Ma nessuno pensa che io pensi quelle cose».

(da “NextQuotidiano”)

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DI MAIO E LA RAGGI LITIGANO SUI SOLDI ALLE FAMIGLIE PER ACCOGLIERE I PROFUGHI

Dicembre 5th, 2017 Riccardo Fucile

DI MAIO CONTRARIO ALLA PROPOSTA DEL COMUNE SULL’ACCOGLIENZA DIFFUSA NELLE FAMIGLIE PER ALLEGERIRE I CENTRI DI ACCOGLIENZA

Laura Baldassarre, assessora ai servizi sociali della Giunta Raggi, qualche giorno fa in un’intervista rilasciata a Simone Canettieri sul Messaggero, aveva raccontato i progetti del Comune su come verranno ridistribuiti i centri d’accoglienza in città ,   alleggerendo i centri di Tiburtino III e Tor Bella Monaca, portando per la prima volta gli Sprar (le strutture per i richiedenti asilo) anche ad Acilia (nel X Municipio, quello di Ostia) e a Ottavia, la borgata dove risiede la sindaca Virginia Raggi, nel territorio del XIV.
In quella intervista la Baldassarre aveva anche parlato della possibilità  di accogliere nelle famiglie i migranti per 1000 euro al mese: «Attenzione non bisogna improvvisare: vogliamo provare questa sperimentazione con il supporto delle associazioni e del Comune. Sì, la cifra dovrebbe essere questa: circa 30-35 euro al giorno».
Oggi, racconta il Messaggero, il M5S si è reso conto che la proposta della Baldassarre non è gradita:
Tensione risalita in superficie anche quando in Campidoglio hanno messo in moto gli uffici per applicare un modello di accoglienza diffusa dei richiedenti asilo, in stile nordeuropeo: ospitalità  dei rifugiati in micro contesti come le famiglie romane, che riceverebbero perciò un ristoro economico fino a mille euro, invece che una concentrazione di massa in maxistrutture.
D’altronde il superamento di una gestione emergenziale era nel programma elettorale del M5S. E la prima cittadina Raggi proprio un anno fa durante un incontro con altri sindaci europei scrisse: «I rifugiati sono nostri fratelli e sorelle. Roma città  accogliente farà  la sua parte», e promise un nuovo tipo di accoglienza più credibile e dignitosa che è quello che sta proponendo proprio la sua delegata al sociale Laura Baldassarre che si è messa in gioco in prima persona e al Messaggero ha detto:«Sì, anche io accoglierei in casa un richiedente asilo».
Idea che però ai piani alti del M5S, Di Maio e Davide Casaleggio non hanno affatto apprezzato.
Ieri Di Maio non ha voluto commentare la trovata capitolina: «Devo leggerla meglio», ha detto con freddezza. E sull’ipotesi di applicarla su larga scala nel programma elettorale è stato ancora più tranchant: «Il programma è chiuso».
In realtà  il progetto è intelligente perchè il costo rimane lo stesso e l’integrazione migliore, ma vallo a far capire a un fuoricorso in malafede.

(da “NextQuotidiano”)

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