Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
NELLE COMPOSIZIONE DELLE LISTE DELLA LEGA, I CANDIDATI INDICATI DAL MSN NON HANNO OTTENUTO POSTI DI RILIEVO, COME ERA PREVEDIBILE… E’ IL DESTINO DELLE “RUOTE DI SCORTA”
“Caro Alemanno, grazie per questa bella avventura del Movimento Nazionale per la sovranità .
Abbiamo deciso di sostenere la Lega di Salvini e ho condiviso la scelta, anche perchè non mi interessa la conta reducistica degli ex An candidati – li rappresenta con dignità anche Fratelli d’Italia e in numero cospicuo – ma sapere quanti in questo Paese sono interessati ad un autentico progetto sovranista. Torno a scrivere senza più bisogno di impegnare la presidenza del tuo partito, di cui puoi disporre tranquillamente”.
Con queste righe Francesco Storace dichiara chiusa la sua esperienza con il Mns, nato come Azione Nazionale in contrasto con Fdi e approdato a fare da ruota di scorta della Lega in cerca di appoggi al Centrosud.
L’accusa di Storace è sintetizzabile nel concetto “Alemanno ha sistemato in posizioni subordinate con curiose “trattative” via WhatsApp un po’ di gente proveniente da Azione Nazionale. Sono schifato dal mercato e dal disprezzo verso chi la politica l’ha vissuta con passione”.
E ancora: “Mns non è riuscito ad incidere e non è il massimo della vita rimanere alla presidenza di un movimento costretto a battagliare per l’eternità con Giorgia Meloni. Grazie a Dio nella vita si può fare di meglio.”
Gianni Alemanno ha replicato:”Purtroppo la fase di definizione delle liste è stata particolarmente convulsa e caotica, sono molti i delusi e li capisco. Ma purtroppo questa vicenda delle candidature ha fatto tanti morti e feriti in tutte le liste elettorali, sono responsabilità che mi assumo tutte. Saranno gli organi del Movimento a giudicare sul mio operato, ma dopo le elezioni. Ora la nostra priorità è quella di far vincere il centrodestra e, al suo interno, la Lega di Salvini”.
La morale: Storace si è dimesso dall’officina leghista, Alemanno resta ancora a stendere il grasso sui giunti, non si sa mai che ci esca un’auto di seconda mano.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA CANDIDATURA IMPOSTA AD AVERSA DI PINA CASTIELLO ALL’ORIGINE DELLA RIVOLTA DI TUTTO IL CENTRODESTRA
La candidatura nel collegio di Aversa, in quota Lega, dell’onorevole Pina Castiello, deputata di Alleanza Nazionale prima, del Popolo delle libertà poi, approdata nelle file di Noi con Salvini costola centromeridionale della Lega Nord continua a provocare divisioni e spaccature
Una scelta, quella dell’esponente leghista non particolarmente gradita a dirigenti degli altri partiti che compongono il centro destra nell’agro aversano, Forza Italia e Fratelli d’Italia, in primis ma sopratutto ai cittadini che dovrebbero votare il solito nome calato dall’alto
Una scelta che mortifica la locale classe dirigente del centro destra che nell’agro aversano ha diversi esponenti competenti e radicati nel territorio come per esempio Gimmy Cangiano, consigliere nazionale di Fratelli d’Italia, il più votato della lista alle scorse elezioni regionali con 6722 voti di preferenza o anche lo stesso presidente della provincia di Caserta, Giorgio Magliocca
Una scelta che ha provocato malumori anche tra i leghisti di Terra di lavoro.
Infatti, alla vigilia della presentazione delle liste, nella sede del comitato provinciale di Noi con Salvini c’è stato un vero e proprio terremoto politico.
Il coordinatore provinciale Dott Enrico Trapassi, l’intero comitato provinciale hanno rassegnato le dimissioni dal partito di Matteo Salvini e contestualmente hanno dato vita ad un nuovo movimento civico denominato Azione e Partecipazione.
Nella prima conferenza stampa, fatta in occasione della presentazione di Noi con Salvini, in provincia di Caserta, ricorda Trapassi, dissi che questo partito sarebbe stato fatto dalla gente e non dagli apparati e non avremmo mai partecipato a qualcosa che diventasse solo una organizzazione elettorale. In assoluta coerenza, precisa Trapassi, con questa posizione e con l’agire che ci ha caratterizzato in questi anni, ancora pochi giorni fa il nostro gruppo dirigente ha scritto un documento , inviato ai vertici del partito, in cui si e’ ribadito che tutto ciò passava anche per la condivisione di scelte relative alle candidature , che non potevano perdere di vista criteri di merito e di territorialità .
Poichè non riteniamo che ,precisa Trapassi, ancor pi che in un momento politico come quello che stiamo attraversando , si possa annunciare un cambiamento senza testimoniarlo davvero, e poiche ‘ non intendiamo accodarci a logiche che ci sono estranee e contro le quali abbiamo sempre combattuto, pensiamo che l’unico atto possibile siano le dimissioni complete di tutta la classe dirigente del partito.Questo rappresenta per noi un atto doveroso ed imprescindibile per cio’ che vogliamo continuare a fare per il nostro territorio”.
(da “fascinazione”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI NON HA MANTENUTO GLI IMPEGNI, NELLE LISTE ESCLUSI GLI ESPONENTI LOCALI DEL MOVIMENTO PER LA SOVRANITA’
Non sono giorni facili per il Movimento nazionale per la sovranità , movimento politico nato poco
più di un anno fa, dall’unione di due distinti movimenti, la Destra del senatore Francesco Storace ed Azione Nazionale dell’ex sindaco di Roma nonchè leader della destra sociale in Alleanza Nazionale prima, nel Popolo delle libertà poi, Gianni Alemanno
Una forza politica, radicata per lo più nel mezzogiorno d’Italia, che in virtù di un accordo nazionale firmato con la Lega sostiene le ambizioni di Matteo Salvini premier.
In virtù di quest’accordo nelle liste della Lega ci sarebbe dovuti essere anche uomini e donne del Movimento nazionale per la sovranità ed invece sia a Napoli che a Salerno di candidati sovranisti nemmeno l’ombra, ad Avellino un solo candidato nel plurinominale al numero 4 alcuni candidati nelle altre due provincie ma si tratti di candidati di bandiera.
Per questo motivo, a conclusione del direttivo regionale campano del Movimento nazionale per la sovranità , il segretario regionale Salvatore Ronghi ha deciso, insieme alla stragrande maggioranza dei dirigenti di non votare Lega e di dimettersi dal movimento.
D’altronde come scriveva anche sulla sua pagina Facebook Salvatore Ronghi una scelta di tipo territoriale l’aveva già fatta affermando: tra amici napoletani e quelli romani, scelgo i napoletani e perciò non voto Salvini e lascio il Mns.
Scelta che seguiva all’applauso sportivo fatto al movimento politico Casa Pound Italia per la presentazione dei liste in tutta Italia, isole comprese.
(da “fascinazione”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SENZATETTO A ROMA, GIA’ CINQUE LE VITTIME DEL FREDDO….PER LA CARITAS A ROMA SONO 16.000 … MA DOVE SONO QUELLI DEL “PRIMA GLI ITALIANI”?
Ogni notte il grande portone della chiesa di San Callisto viene scosso dai colpi. «Bussano», dice una voce dalla sagrestia. Fuori, avvolti in giacche troppo leggere e con lo sguardo stanco, i senzatetto chiedono un riparo dall’inverno della Capitale.
Non una questione di comodità , ma di sopravvivenza. Perchè si può ancora morire di freddo, a Roma, nel 2018. Cinque clochard non sono sopravvissuti alle rare ondate di gelo di queste settimane. Sei, lo scorso anno.
Ai piedi dell’altare della piccola chiesa di Trastevere, tra gli angeli dipinti da Bernini e le luci fioche delle stufe elettriche, i volontari della comunità di Sant’Egidio hanno preparato con cura le brandine e steso le coperte di lana. «Qui possiamo ospitare circa quaranta persone», dice Augusto, che è professore di storia all’università La Sapienza «ma soprattutto – sottolinea – volontario dal 1974».
Non sempre, però, c’è spazio a sufficienza. «Ma come possiamo dire a qualcuno di andare via? Ci arrangiamo, con qualche sacco a pelo per la notte steso a terra. L’importante è offrire un riparo».
I posti letto non bastano, tanto nella piccola chiesa trasteverina come nel resto di Roma. L’Istat ci dice che in tutto, tra le baracche di fortuna e la strada, sono almeno ottomila i clochard della Capitale. La Caritas raddoppia e arriva a sedicimila.
Fantasmi, dunque, che sfuggono alle volontà della matematica contabile. Eppure, sono numeri che diventano pesanti quando raffrontati ai dati del “Piano Freddo” del Campidoglio. Approvato dalla giunta Raggi e partito a dicembre, ha aumentato le disponibilità rispetto all’anno scorso, arrivando a offrire circa tremila posti letto divisi tra le associazioni di volontariato, la sala operativa sociale del Comune e i centri Sprar dove vengono accolti i migranti.
Secondo i dati dell’Istat, quindi, restano almeno cinquemila senzatetto esclusi dal “Piano Freddo”. Nella peggiore delle ipotesi, prendendo per buoni i dati della Caritas, si arriverebbe a tredicimila.
Il primo problema è nato con il bando di gara dello scorso settembre, con cui il Comune ha chiesto al mondo del volontariato quali ricoveri notturni potessero offrire.
I criteri del bando, però, erano troppo stringenti e non tutte le associazioni hanno potuto partecipare.
«Basta pensare che in questa chiesa non ci sono nemmeno i servizi igienici – sospira Augusto – Abbiamo dovuto chiedere dei bagni chimici da montare all’esterno».
E infatti la chiesa di San Callisto è rimasta esclusa dalla graduatoria e, di conseguenza, anche dai fondi (1 milione di euro) messi a disposizione dal Comune.
Un problema riconosciuto dalla stessa amministrazione, che nei successivi bandi ha «allargato le maglie», cercando di evitare l’estremo opposto: un’accoglienza senza regole, da cui potessero nascere soluzioni poco dignitose.
«Anche quando c’è posto, però, non sempre i senzatetto desiderano venire con noi. A volte preferiscono la strada», spiega Stefania, operatrice della Caritas che lavora in una delle realtà più grandi di Roma, il ricovero notturno di Don Luigi Di Liegro, al piano terra dell’immenso edificio della stazione Termini.
Lì sono 15 gli operatori e centinaia i volontari, divisi tra mensa e accoglienza notturna, al servizio degli ospiti che possono oscillare tra le 300 e le 400 persone. Ogni sera, poi, gli operatori escono in “ricognizione” per le strade di Roma in cerca di chi ha bisogno di aiuto.
Il primo contatto «avviene offrendo una doccia, una visita dal medico o un pasto caldo», spiega Stefania. «L’obiettivo è far rivivere una condizione di normalità , perchè il pericolo più grande, per i senzatetto, è abituarsi a vivere in strada».
Antonio e Nereo, con il loro cane Lilla, dormono da tempo sotto la pensilina di un palazzo di uffici e sono due vecchie conoscenze degli operatori Caritas.
«Io lavoro al mercato di piazza Alessandria, qui vicino», racconta Antonio, accento romano, mentre aggiusta il berretto di lana calcato sugli occhi. «Mi sveglio ogni mattina alla cinque e vado a dare una mano a scaricare la merce. Così mi guadagno la giornata, ma un affitto non me lo posso permettere».
Al suo fianco da tempo c’è Nereo, veneto, che mostra con orgoglio il suo colbacco. «Sembro russo? Ci ho lavorato a Mosca, in una grande azienda, prima che fallisse».
Da lì, l’inizio della sua vita in strada. «Ora però sono famoso: sono finito sui quotidiani, su Rai1 e anche in un servizio de Le Iene. Spesso mi dicono “Nereo, sei sul giornale” e io allora leggo, tanto di tempo ne ho».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI FAVOREVOLI ALLE LARGHE INTESE (45% CONTRO 37%)
Anche se i numeri dicono che è sempre più lontana, il sondaggio di SWG pubblicato oggi dal
Messaggero dice che l’ipotesi di una Grosse Koalition si fa largo nell’opinione pubblica.
I contrari si fermano al 37% degli elettori, mentre la maggioranza del Paese si suddivide tra quanti, il 45% (+ 4% rispetto a dicembre 2017), anche turandosi il naso appaiono favorevoli e quanti, il 18%, non hanno ancora assunto una posizione.
Tra gli elettori disponibili alle larghe intese ci sono la maggioranza di quelli di Forza Italia (54%) e addirittura l’80% di quelli che votano Partito Democratico: il numero è spiegabile soltanto ipotizzando che questi ultimi abbiano ormai metabolizzato la sconfitta che molto probabilmente arriverà il 4 marzo.
Anche il 34% degli elettori del MoVimento 5 Stelle si dice favorevole a un’ipotesi del genere, ma il sondaggio non sembra aver chiesto quali partiti dovrebbero costituire questa Grande Alleanza e se gli elettori a 5 Stelle pensano che delle Larghe Intese debbano far parte anche i grillini.
Per quanto riguarda le percentuali di partiti e coalizioni, il sondaggio SWG registra un calo di quasi un punto e mezzo percentuale del centrodestra, del quale sembrano responsabili i tre maggiori partiti che guidano la coalizione.
In crescita invece lo schieramento di centrosinistra di un punto percentuale, anche se sappiamo che per le caratteristiche del Rosatellum (un terzo maggioritario e due terzi proporzionale) difficilmente questa crescita porterà a una riscossa nei collegi, dove, sia alla Camera che al Senato, il Partito Democratico non se la passa benissimo.
Anche il MoVimento 5 Stelle cresce dal 26,7% al 28,4%, mentre Liberi e Uguali è in calo così come Potere al popolo e gli altri partiti in corsa raccolgono le briciole.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SILVIO PRONTO A SCARICARE GLI ALLEATI IN CASO DI SCONFITTA
Berlusconi non ha un «Piano B»: vuole vincere e basta.
Alla radio, dove s’è fatto vivo per mostrarsi in salute, nega che ci sarà bisogno di larghe intese «con M5S o con altri».
Anche in privato, giurano i suoi, il Cav rifiuta di chiedersi che cosa succederebbe se la maggioranza assoluta nelle due Camere venisse mancata, di poco o di tanto.
Sondaggi alla mano, l’obiettivo gli sembra alla portata; per cui, fino al 4 marzo, l’ex premier fingerà di non udire quanto va dicendo Salvini sull’Europa, sulla Fornero, sui dazi e sui vaccini.
Non gli sembra questo il momento di litigare. Ma dal 5 marzo in avanti, se la vittoria dovesse sfuggire, l’atteggiamento cambierebbe da così a così.
A forza di «distinguo»
Chi conosce a fondo il personaggio, ne immagina l’amarezza, l’incapacità di farsene una ragione qualora la chance fosse gettata al vento. E dal momento che l’autocritica ad Arcore non è di casa, tra gli amici veri la previsione è una: Berlusconi ne darebbe l’intera colpa a Salvini. Ai suoi eccessi verbali. Ai continui «distinguo». A una competizione spinta parecchio oltre la fisiologica concorrenza imposta dal voto proporzionale. Prenderebbero corpo tutti i fantasmi, compreso quello secondo cui la Lega preferisce perdere vincendo, piuttosto che vincere le elezioni perdendo il «derby» con Forza Italia. Ciò che nel nome della realpolitik viene per ora tollerato, dopo un mancato trionfo verrebbe addebitato all’alleato leghista.
Sul quale penderebbe l’accusa di tradimento. E le «corna», si sa, sono giusta causa per un divorzio.
Fedeli in Parlamento
Nel caso di mancata vittoria, insomma, tanto Silvio quanto Matteo avrebbero parecchio da rinfacciarsi. Ciascuno si sentirebbe libero di restare insieme, o forse no. Entrerebbero in gioco mille variabili che nemmeno un computer quantistico potrebbe calcolare.
Di sicuro, Berlusconi non sarebbe oggi così nel vivo, a rischio delle coronarie, se non avesse in testa un traguardo, come sua abitudine, grandioso.
Forse un incarico mondiale, grazie all’amicizia con Putin. O magari presidente della Repubblica quando Mattarella scadrà , nel 2022. Se questo è veramente il sogno, dopo le urne Silvio vorrà restare centrale, determinante, indispensabile, riverito come un totem a destra e a sinistra.
Escluso che voglia legarsi mani e piedi a Salvini, restandone schiavo. Qualche precauzione Forza Italia sembra averla presa.
Basta dare un’occhiata alle liste «azzurre»: nomi illustri non ce ne sono, colpisce il grigiore. Ma chi ha seguito passo passo la gestazione, pilotata da Antonio Tajani e dall’avvocato Niccolò Ghedini, prevede che verranno eletti gruppi parlamentari perfettamente in linea col Capo, gente disposta a seguirlo in capo al mondo, di certo non subalterna a Salvini o a un ipotetico «partito del Nord».
Per molti candidati eletti coi voti della Lega, separarsi dopo il voto sarebbe un tormento; però tornare di corsa alle urne, dopo essere stati appena eletti e aver speso un occhio per la campagna, risulterebbe perfino peggio.
La gran parte sarebbe pronta a nuove avventure, con o senza Salvini.
Altro segnale di quanto bolle in pentola, anche se nessuno ne fornirà le prove: Pd e Forza Italia hanno adottato una sorta di desistenza in vari collegi nel Centro e nel Sud. Cedendo il passo al meglio piazzato, pur di non far vincere i Cinquestelle.
L’obiettivo è non farsi troppo male, con il retropensiero già orientato al «dopo».
(da “La Stampa”)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA SQUALLIDA DIRETTIVA AI 56 ASPIRANTI PARLAMENTARI: INVECE CHE CONFRONTARSI SUI PROGRAMMI DIFFAMARE GLI ALTRI
“Tirate fuori tutto il peggio sui candidati degli altri partiti”. Questo il ‘consiglio’ rivolto dall’addetto
alla comunicazione M5s in Veneto, Ferdinando Garavello, ai candidati pentastellati.
Come riporta il Gazzettino, l’area comunicazione ha chiesto a chi è in corsa per un posto in Parlamento e ai simpatizzanti di “trovare nefandezze e foto imbarazzanti” sugli avversari. Per Garavello, invece, si tratterebbe di “un’operazione trasparenza”.
La direttiva è arrivata ai 56 aspiranti deputati e senatori via chat: “In questa campagna elettorale faremo molta comunicazione negativa sui partiti e sui candidati che corrono in Veneto”, esordisce Garavello. Quindi, spiega, “ognuno di voi vada a cercarsi i diretti concorrenti (questo vale sia per l’uninominale che per il plurinominale) e tiri fuori tutto il peggio che si può tirar fuori”.
Nello specifico, l’addetto alla comunicazione, chiede di trovare “nefandezze, foto imbarazzanti, dichiarazioni” e “tutto quello che può servire a fare campagna negativa su di loro”.
Poi il saluto: “I nomi sono tutti pubblicati sui giornali. Buon divertimento”.
Il peggio di lui l’ha già dimostrato.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LE AMICIZIE PERICOLOSE CON SPADA E I POST RAZZISTI, ALTRI GUAI PER IL CANDIDATO GRILLINO AL SENATO
Non bastava il video in cui l’aspirante senatore 5S Emanuele Dessì balla con Domenico Spada, esponente dell’omonimo clan di Ostia condannato a sette anni e mezzo di carcere per estorsione e usura.
E neppure il post razzista su Fb in cui l’autore confessava di aver picchiato – “è la terza volta che mi capita nella vita” – un ragazzo romeno che aveva osato insultare la sua famiglia.
Ora a creare un forte imbarazzo nei vertici del Movimento è soprattutto un particolare, rivelato nei giorni scorsi da Repubblica e rilanciato ieri sera da Piazza Pulita su La7. Ovvero che il candidato nel listino proporzionale del collegio Lazio3 abita in una casa popolare, di proprietà dell’Ater, ricevuta in affitto dal comune di Frascati dove Dessì vive e per due anni ha fatto pure il consigliere comunale, pagando un canone irrisorio: 7,75 euro al mese, pari a 93 euro l’anno.
Un caso sospetto di “scroccopoli” , lo potrebbe definire la sindaca Virginia Raggi, che proprio sulle assegnazioni dubbie di alloggi popolari ha costruito una gigantesca campagna mediatica.
Sul quale però ora Alessandro Di Battista – dopo aver fatto inizialmente quadrato – chiede di fare chiarezza: “La foto con Spada non conta nulla, lo stesso ministro Delrio premiava un pugile della stessa famiglia in un’altra foto. Credo sia dovere indagare a proposito dell’affitto, bisogna andare a fondo”, ha dichiarato in trasmissione il frontman del Movimento.
A non apparire del tutto chiaro, del resto, è come quella casa sia finita a Dessì. Perchè è vero che ne avrebbe i requisiti: dalle sue dichiarazioni al fisco risulta infatti che l’esponente 5S è senza reddito, guadagna cioè zero euro, pur risultando amministratore di una piccola ditta di traslochi e, per sua stessa ammissione, istruttore di pugilato nelle palestre.
Ma è pure vero che quel contratto di locazione gli è stato trasmesso quasi per via ereditaria: inizialmente intestato alla nonna che lì viveva con la figlia, ossia sua madre, è poi passato a Dessì come se non si trattasse di un bene pubblico, ma di una proprietà privata.
E il suo recente trascorso in consiglio comunale a Frascati certo non aiuta a dissipare i sospetti.
Il 31 gennaio scorso Dessì ha dichiarato in consiglio comunale a Frascati di guadagnare in nero: “Già il 21 luglio 2015, intervenendo come consigliere di minoranza sulle rette degli asili nido, aveva candidamente ammesso di essere un evasore: «Cioè tu dichiari 5 mila euro, prendi a scapito di chi c’ha una busta paga perchè sei sicuramente una persona che lavora in nero come me, perchè io sono di questi, e mi autodenuncio pubblicamente ogni volta che ne ho modo fino a che la finanza finalmente mi multerà …»”
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
E’ UN EX ASSESSORE PD COINVOLTO IN VICENDE GIUDIZIARIE AI TEMPI DI MARRAZZO
Due processi in corso per concorso in falso, abuso d’ufficio e truffa. 
E poi storie (presunte) di tangenti, lauree comprate, festini, viaggi a Montecarlo, assunzioni clientelari e persino un amico-collaboratore scomparso da 9 anni.
Fra leggende metropolitane, testimonianze e atti giudiziari, Marco Di Stefano torna alla ribalta e diventa protagonista del nuovo caso politico nel centrodestra nel Lazio.
A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, il deputato uscente (ex) Pd compare nella lista ufficiosa dei candidati alle regionali per Udc-Noi con l’Italia, la cosiddetta “quarta gamba” della coalizione che fa capo a Lorenzo Cesa e Raffaele Fitto e che sostiene la corsa alla presidenza di Stefano Parisi.
“Il processo che mi vede accusato solo di concorso in falso e non di corruzione andrà in prescrizione fra pochi giorni — precisa in serata Di Stefano a IlFatto.it — Le polemiche sono avanzate da persone che evidentemente vedono in me un pericolo per le loro mire elettorali”.
Le vicende giudiziarie dell’ex assessore regionale al Demanio ai tempi di Piero Marrazzo stanno mettendo in forte imbarazzo non solo gli esponenti locali del partito fittiano — che si vedrebbero pure minacciati dalla “forza” elettorale di Di Stefano — ma anche gli alleati, in particolare Forza Italia e Fratelli d’Italia.
La candidatura di Di Stefano sarebbe stata imposta dai vertici nazionali, ma l’accesa discussione in atto in questi giorni la rende, evidentemente, ancora sub-judice, in vista del termine ultimo di presentazione delle liste, fissato per sabato 3 febbraio.
DI STEFANO, PROCESSI E ACCUSE
Al momento, Di Stefano risulta rinviato a giudizio in due procedimenti.
Nel primo è accusato di aver corrotto un’insegnnte per essere promosso a un esame sostenuto in un’università telematica. In cambio, secondo l’accusa, fece poi avere alla docente una consulenza all’Agenzia regionale “Sviluppo Lazio” ricompensata con circa 13mila euro.
Il secondo rinvio a giudizio è relativo ai due immobili acquistati tra il 2009 e il 2010 dalla società dei costruttori Antonio e Daniele Pulcini (anch’essi a processo). Entrambi furono affittati alla Lazio Service a canoni, secondo la Procura, molto elevati ed ampliamente fuori mercato.
Gli stessi sono stati poi ceduti all’Enpam, Ente nazionale di previdenza ed assistenza medici, ed i costruttori Pulcini hanno ottenuto una plusvalenza di oltre 38 milioni di euro: i due immobili sarebbero stati destinati alla compagna di Di Stefano, Claudia Ariani, e al direttore responsabile di Lazio Service, Tonino D’Annibale.
Ma non solo. Perchè il nome di Di Stefano è tirato in ballo anche nell’inchiesta sulla scomparsa di Alfredo Guagnelli, ritenuto destinatario di una tangente da 300mila euro sempre da parte dei costruttori Pulcini:
Considerato vicino al parlamentare, di Guagnelli non si hanno notizie ormai da 9 anni: dal 2014, dunque, la procura di Roma ha aperto un’indagine contro ignoti per omicidio volontario.
Di Stefano, ascoltato due volte come testimone, aveva definito Guagnelli “un semplice amico con cui condividevo momenti di vita privata e mai la mia attività politica”. Fra i suoi accusatori anche l’ex moglie Gilda Renzi, che negli anni ha detto davanti ai pm — ma anche intervistata dalla stampa — di aver intascato una tangente di 1,6 milioni di euro, di aver nascosto i soldi in Svizzera e, addirittura, di sapere dove si trova Guagnelli. “Ma mia ex moglie si è rimangiata tutte le sue dichiarazioni, che infatti non hanno avuto alcun seguito giudiziario” precisa ancora Di Stefano.
ULTIME ORE CONVULSE
Di Stefano dunque è al centro di un vero e proprio scontro politico che rischia di coinvolgere tutta la coalizione a sostegno di Parisi, già impegnata a chiudere le liste e a neutralizzare la concorrenza di Sergio Pirozzi.
In attesa di conoscere la posizione di Andrea Augello e della sua Cuori Italiani, pare che alcuni candidati della lista dello Scarpone abbiano deciso di ritirarsi in extremis, poco allettati all’idea di funzionare da semplici portatori d’acqua al sindaco di Amatrice il quale — ben che vada — sarebbe l’unico del lotto a entrare in Consiglio regionale.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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