Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
E DAL REFERTO EMERGE CHE NON CI SONO COSTOLE ROTTE
Niente calci e pugni nel fatto che ha coinvolto l’onorevole del MoVimento 5 Stelle Mara Lapia. E niente costole rotte, visto che il referto dell’ospedale di Nuoro smentisce la prima versione diffusa domenica pomeriggio dal MoVimento 5 Stelle i cui esponenti avevano espresso solidarietà e vicinanza alla deputata parlando di “frattura costale e varie contusioni”.
Si riparte da qui per il caso di Lapia che ieri ha movimentato la giornata politica a causa di un audio circolato su Whatsapp e attribuito a un’infermiera di Nuoro in cui si smentiva totalmente la ricostruzione fornita domenica ai media sostenendo che la donna non era stata aggredita nè colpita e che era “caduta” a terra in un modo quasi simulato.
«Non so cosa abbia spinto questa persona a fare tutto questo putiferio — ha detto ieri Lapia — se è una testimone che ha lasciato la sua dichiarazione, lì doveva finire. Non capisco cosa la porti a fare questo. Considerate le mie condizioni, è stata più preoccupata di lasciare un messaggio audio che non di dare soccorso».
I medici del San Francesco le hanno assegnato 30 giorni di cure per quella che in gergo sanitario viene chiamata infrazione della sesta costola sinistra.
Lei ha subito sporto denuncia con il suo avvocato Basilio Brodu. L’acquisizione dei racconti dei testimoni sentiti nell’immediatezza dei fatti (l’uomo si è allontanato ma è stato identificato da Lapia che ha fornito alla Mobile una accurata descrizione) sono andate avanti di pari passo con la visone dei filmati ripresi dal sistema di videosorveglianza dell’area.
Scrive oggi Repubblica che Lapia prima di chiudersi nel mutismo si è lasciata sfuggire che lei non ha mai parlato di calci e pugni ma da Roma è venuta una versione un po’ più forte.
Fonti ufficiali confermano che l’uomo è stato denunciato per lesioni ed è già noto alle forze dell’ordine proprio per casi di aggressione, ma escludono, sentite le testimonianze, che la deputata sia stata colpita mentre era per terra.
Ma il quotidiano porta anche altri elementi interessanti per comprendere la vicenda:
Una cosa è certa, perchè sottovoce la confermano tutti: sabato pomeriggio mentre era alle casse, una dipendente ha inavvertitamente sporcato con una bibita l’onorevole Lapia. La deputata, che tutti a Nuoro descrivono come persona “di certo capace di reagire con veemenza”, rimprovera la cassiera.
Un uomo in fila prende le difese della dipendente e dice la frase che nessun parlamentare 5S vorrebbe mai sentirsi dire: «Chi credi di essere» e ancora «voi politici puzzate».
I testimoni sostengono che l’onorevole ha reagito con livore, minacciando di chiamare la polizia e pronunciando l’odioso «Lei non sa chi sono io», che nessun cittadino vorrebbe mai sentirsi dire.
Ma attenzione perchè c’è un altro problema.
Sardiniapost intanto trova un’altra testimone dei fatti: si chiama A. C. e anche lei conferma che calci e pugni non ce ne sono stati.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
GIA’ SI SAPEVA COME ANDAVA A FINIRE, INUTILE LA PARVENZA DI APPALTO… BOCCIATO IL PROGETTO DI CIMOLAI CON LA FIRMA DI CALATRAVA, ANCHE SE COSTAVA DI MENO E CON TEMPI PIU’ RIDOTTI
La ricostruzione del Ponte a Genova, dopo il tragico crollo del Morandi lo scorso 14 agosto, sarà
fatta da Impregio Salini e Fincantieri ispirandosi al progetto, rivisto, di Renzo Piano.
Lo riportano un articolo del Corriere della sera e uno de la Stampa.
Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ai microfoni di Radio Anch’io afferma “Capisco perfettamente il malcontento a Genova, perchè non è stata ancora vista la ricostruzione, ma dovevamo arrivare alle condizioni migliori per iniziarla e aspettare il dissequestro”.
In lizza fino all’ultimo, ricorda il Corriere della sera, c’era anche Cimolai, azienda di Pordenone super specializzata in ponti e opere in metallo, che si era fatta avanti con un progetto firmato dall’architetto Santiago Calatrava, piaciuto molto alla commissione incaricata di valutare ognuna delle 22 offerte giunte per la ricostruzione del ponte Morandi.
Martedì 11 dicembre l’archistar spagnola era stata ricevuta a Genova insieme ai vertici di Cimolai, ottenendo se non rassicurazioni, un notevole gradimento da parte del sindaco e dei suoi collaboratori.
La successiva calata a Roma di Bucci aveva raffreddato non poco il suo entusiasmo. Sia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli avevano mostrato qualche perplessità davanti al suo progetto di fusione. Bucci non è uno che si rassegna facilmente. Ci ha provato in ogni modo, arrivando a incassare anche un sostanziale via libera dalla parte leghista del governo, molto sollecitata anche dai suoi parlamentari friulani, alla creazione di una nuova Associazione temporanea di impresa con dentro Salini Impregilo e Cimolai, con quest’ultima che si diceva disponibile a patto che il progetto guida fosse il suo. Alle 18 di ieri Bucci ha chiamato Cimolai dicendo che erano fuori.
Su eventuali ricorsi degli esclusi, la Stampa spiega:
Al momento non sono esclusi. Nè da Cimolai nè da altre aziende che avevano presentate i loro progetti ricevendo feedback positivi, come Italiana costruzioni. Ma negli uffici della struttura commissaria si sta lavorando da giorni a prevenire possibili azioni legali e amministrative.
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
CONTE RICHIAMA TRIA D’URGENZA, RIUNIONE FIUME PER TROVARE I MILIARDI RICHIESTI, LA FARSA NON E’ ANCORA FINITA… LA CRESCITA SI ABBASSA ALL’1%, ALTRA AMMISSIONE DI COLPEVOLEZZA: LA MANOVRA NON PORTERA’ CRESCITA
Al Casale San Pio V, sede di quella Link Campus University che ha allevato esponenti di spicco dei 5 Stelle, come la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, era tutto pronto per l’arrivo di Giovanni Tria.
All’ingresso un lungo tappeto rosso, contornato da una doppia scia di fiaccole poggiate per terra. Atmosfera natalizia, con uno scintillante albero in vista.
Il fondatore, Vincenzo Scotti, una vita ai vertici della Dc e un’esperienza da sottosegretario nel governo Berlusconi IV, sulla porta ad accogliere gli ospiti per l’evento in programma: la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa.
Sarebbe probabilmente passata come la serata del ministro dell’Economia nella fucina di quei pentastellati che ripetutamente l’hanno attaccato, mettendo in discussione il primato della tecnica sulla politica anche a via XX settembre.
Tria è in macchina, a qualche minuto dall’università , ma non giungerà a destinazione. Squilla il telefono: è il premier Giuseppe Conte.
La macchina fa inversione e si dirige precipitosamente verso palazzo Chigi per un incontro a due – insieme ai tecnici del Mef – sulla manovra.
Da Bruxelles sono arrivati segnali tutt’altro che positivi sullo schema concordato al vertice con Luigi Di Maio e Matteo Salvini. La situazione è precipitata: è ancora caccia alle risorse che mancano. E la presentazione alla Link Campus inizia e va avanti senza il ministro.
Quando il titolare del Tesoro arriva a palazzo Chigi si ritrova di fronte un lavoro che è in alto mare, se non sostanzialmente da rifare.
Perchè il documento inviato stamattina proprio da Tria alla Commissione europea non è servito.
Bruxelles non deciderà mercoledì sulla procedura d’infrazione, ma poco cambia perchè pesa di più il messaggio che la stessa Commissione ha recapitato nel pomeriggio a Conte: se la legge di bilancio non cambia ancora allora la procedura d’infrazione si farà più vicina.
L’ottimismo sbandierato da Di Maio e Salvini a colpi di tweet e dichiarazioni Facebook a partire dall’una della scorsa notte per l’accordo trovato a Roma si trasforma in un grande silenzio.
I due vicepremier si tengono lontani dalle nuove fibrillazioni che sono tornate a farsi vive sull’asse con Bruxelles. Anche perchè – è il ragionamento ricostruito da alcune fonti di governo – i due hanno già dato la concessione massima, facendo scendere il deficit dal 2,4% al 2,04%, che a sua volta ha implicato un prosciugamento complessivo di 4 miliardi per il reddito di cittadinanza e la quota 100. Di più non si può e non si vuole fare.
Per loro lo schema inviato è quello, anche nel punto più delicato e che Bruxelles ritira fuori dopo aver letto le carte: i circa 3 miliardi da sottrarre al deficit strutturale chiesti proprio dall’Europa per indirizzare la trattativa verso un esito positivo.
La patata bollente è nelle mani di Conte e Tria. Una lunga riunione, durata oltre tre ore, per provare a trovare un nuovo punto di caduta. Il cantiere si riapre e implica una ricostruzione imponente perchè innanzitutto va a toccare uno dei pilastri della vecchia manovra, quella che nel frattempo si è arenata in Senato in attesa dell’esito della trattativa: la stima del Pil per il 2019.
Per il governo doveva essere all’1,5% e non è un dato esclusivamente numerico. Perchè quando la legge di bilancio è nata – e fino ad oggi – la convinzione sostenuta è sempre stata quella che la chiave di volta era proprio la super crescita.
Nonostante le previsioni dei principali enti e organizzazioni nazionali e internazionali, intorno all’1%, il governo gialloverde ha sempre tirato dritto su questo punto.
L’ha difeso Conte, l’hanno difeso Di Maio e Salvini, e anche Tria. È la teoria della crescita ipertrofica, che secondo l’esecutivo sarà sostenuta dal reddito e dalla quota 100, capaci di riattivare un ciclo economico non esaltante.
Tutto da coniugare con i verbi al passato perchè ora si tratta sull’1 per cento. Lo chiede, anzi lo pretende Bruxelles, e anche il governo italiano si sarebbe convinto a dare un segnale in questo senso.
Se alla fine sarà così si registrerà la seconda retromarcia imponente sulla manovra, dopo il deficit al 2,4% per tre anni, celebrato da Di Maio sul balcone di palazzo Chigi il 27 settembre, e poi fatto scendere fino al 2,04 per cento. Il nuovo schema sarebbe quindi quello di un deficit al 2,04% e un Pil all’1% per il 2019.
La rivisitazione al ribasso della crescita avrebbe due effetti contrastanti.
Da una parte al rialzo (meno crescita, più gettito fiscale, più deficit a parità di spese). Dall’altro ribassa il deficit strutturale (minore crescita, maggiore deficit nominale consentito – appunto il 2,04% indicato dal governo – che però non entra nel computo deficit strutturale).
E dato che il nodo della trattativa è il deficit strutturale, ecco spiegato il motivo per cui si è messo sul piatto anche il Pil all’1 per cento.
Non porterebbe, quindi, a sballare in eccesso il rapporto deficit-Pil anche perchè – viene spiegato – contemporaneamente si potrebbe ridurre il Pil tendenziale, l’elemento che viene preso in considerazione per calcolare il deficit.
In altre parole il nuovo schema reggerebbe. Solo che politicamente vale molto perchè sarebbe appunto un dietrofront rispetto non solo a un numero, ma a un’idea politica di manovra, quella espansiva che poggia le proprie basi sulla super crescita.
L’intervento sul Pil è legato a un’altra richiesta che arriva da Bruxelles e cioè quella di avere rassicurazioni autentiche sui circa 3 miliardi da mettere sul piatto per tagliare il deficit strutturale.
Lo schema proposto dal governo italiano – che poggia su introiti da dismissioni immobiliari, tagli aggiuntivi nelle pieghe del bilancio e il rinvio di alcune agevolazioni fiscali per le grandi imprese – non ha convinto i tecnici della Commissione.
C’è il rischio che queste risorse non vengano ritenute valide. Si affaccia una nuova caccia al tesoro. Di Maio e Salvini non vogliono figurare tra i partecipanti.
Scivola così una nuova notte tra i Palazzi romani, con la nuova manovra che ancora non c’è. A meno di due settimane da un rischio che sul fronte della credibilità pesa moltissimo: l’esercizio di provvisorio di bilancio. Di fatto la certificazione dell’incapacità di costruire un disegno economico per il Paese.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
L’ EPISODIO SULLA LINEA 19 CHE COLLEGA CENTOCELLE E PIAZZA RISORGIMENTO… NON RISULTA CHE IL DELINQUENTE RAZZISTA SIA STATO ARRESTATO… AVANTI COSI’ E QUALCUNO COMINCERA’ A SPARARE PER LEGITTIMA DIFESA
Cronache, sempre più frequenti, dalla pancia della città imbarbarita. 
“E tu perchè sei qui, cosa ci fai sul tram?”, attacca il 40enne romano. La donna (di colore) trasecola. Sistemato il passeggino con la bimba di un anno all’interno risponde: “Che vuoi, cosa ti ho fatto?”.
Sono le 16.45 e a bordo del tram 19, che collega Centocelle con piazza Risorgimento, inizia l’aggressione razzista. A denunciare i fatti con i post sui social network è Ilaria M., una passeggera.
Perchè l’odio adesso viaggia in tram, non più solo in metro, come denunciato sempre da Repubblica appena una settimana fa, quando una giovane rom con la figlia piccola in braccio fu pestata da un romano alla fermata della linea
A San Giovanni nel silenzio degli altri presenti. Stavolta i fatti non sono andati poi così tanto diversamente. “Tu devi stare zitta, hai capito”, ribatte l’uomo. Raggiunta la fermata desiderata la donna scende e viene aggredita. Lui le sputa, la colpisce ai fianchi e assesta un colpo anche al passeggino.
“A quel punto io ed un ragazzo interveniamo – racconta Ilaria M. – io urlo, il ragazzo prova a fermarlo, l’uomo inizia spingerci, a insultarci”.
La tensione è sempre più alta. “Altre due donne intervengono – prosegue Ilaria – lui continua a insultarci e tira tre cazzotti in piena faccia al ragazzo. Io batto i pugni come una pazza sul gabbiotto dell’autista che si limita a non far ripartire il tram”.
“Arriva la polizia”, prosegue Ilaria M., “chiede gentilmente all’uomo di scendere, noi proviamo a raccontare quello che è successo ma non sembrano interessati. Io, quel ragazzo e le altre due donne urliamo di far scendere l’uomo. Lui continua ad insultarci. Lo invitano tranquillamente a calmarsi e a scendere dal tram. Alla fine scende, continuando ad urlare che lui poteva fare quello che voleva”.
Ma dall’interno dei vagoni si sente gridare: “Ecco ci hanno fatto perdere un’altra mezz’ora”, inveiscono alcuni presenti, racconta sempre Ilaria.
Un dettaglio che spaventa, al pari dell’episodio che si era consumato pochi istanti prima. I 45 passeggeri sono infastiditi forse più dal ritardo accumulato e dalla predita di tempo che dall’aggressione in sè.
Un fatto che racconta una città e un Paese sempre più imbarbariti. Proprio come dimostrò l’aggressione in metro del 5 dicembre scorso, quando i passeggeri insultarono la giornalista Rai Giorgia Rombolà intervenuta per fermare il pestaggio della giovane madre rom.
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
LA COMMERCIALISTA SALERNITANA E’ FINITA IN TRIBUNALE PER UNA CASA EREDITATA
Quarantacinquemila euro di spese condominiali non saldate. E’ il debito di Felicia Gaudiano, parlamentare del Movimento 5stelle al primo mandato.
La commercialista 52enne è conosciuta nel Cilento come “la prima senatrice di Albanella”, piccolo centro nella provincia di Salerno. La parlamentare campana risulta intestataria di tre case: un’abitazione civile, una rurale ad Albanella e una casa a Bologna. Proprio questa, così come riporta il Corriere della Sera, sarebbe oggetto del contenzioso tra la commercialista e il comune della città emiliana.
La vicenda inizia 15 anni fa quando il M5s neppure esisteva e la Gaudiano eredita l’immobile da un testamento combattuto. Il lascito era stato contestato da coloro che si consideravano gli eredi. Si apre così un contenzioso e la commercialista campana risulta in possesso della casa, ma allo stesso tempo non risulta nessun proprietario certo che paghi le spese condominiali.
Il debito, tra interessi e spese legali, che si è accumulato negli anni è arrivato fino a 45 mila euro.
Sempre secondo quanto riporta il Corriere nel 2017 l’avvocato che rappresenta i condomini ha ottenuto un decreto ingiuntivo da 25mila euro, a cui la parlamentare si è opposta in tribunale.
Intanto però il condominio ha trascritto il pignoramento immobiliare sull’appartamento, al fine di assicurarsi la posizione di creditore privilegiato.
Secondo il Corriere della Sera per saldare il debito la senatrice, negli ultimi mesi, ha prima offerto 12mila euro, poi 20 e infine 30.
L’ultima offerta è stata respinta dai condomini, forti del fatto che il mese prima la sentenza arrivata dal tribunale era favorevole al condominio.
L’ultima proposta, che pare sia stata già accettata dalla senatrice pentastellata, prevede il pagamento di 40mila euro entro la fine del 2019 (20 entro la fine dell’anno e gli altri 20 entro la fine di quello prossimo).
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
A KATOWICE LE PAROLE RIVOLUZIONARIE DELLA QUINDICENNE SVEDESE: “NON SI E’ MAI TROPPO PICCOLI PER FARE LA DIFFERENZA”
La quindicenne svedese Greta Thunberg (in inserita dal Time nella lista 2018 dei teenager più
influenti al mondo) è andata a Katowice, in Polonia, per la Conferenza mondiale sul clima, la Cop24.
La ragazza, che da mesi protesta contro l’inerzia del suo paese – e degli altri governi – di non fare abbastanza per proteggere il pianeta dal disastro ambientale, ha puntato il dito contro i potenti.
Questo il suo toccante discorso: «Mi chiamo Greta Thunberg. Ho 15 anni. E vengo dalla Svezia. Parlo a nome di Climate Justice Now. Molte persone dicono che la Svezia è solo un piccolo paese e non importa quello che facciamo. Ma ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza (…). Parlate solo di una crescita economica eterna e sostenibile perchè avete troppa paura di essere impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse cattive idee che ci hanno portato in questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare è tirare il freno di emergenza. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno. A noi ragazzini lasciate anche questo di peso. Ma a me non importa essere popolare. Mi interessa la giustizia climatica e salvare il pianeta. La nostra civiltà viene sacrificata per l’opportunità ad un numero molto piccolo di persone di continuare a fare enormi somme di denaro. La nostra biosfera viene sacrificata in modo che le persone ricche di paesi come il mio possano vivere nel lusso. Sono le sofferenze dei molti che pagano per i lussi dei pochi. Nel 2078 celebrerò il mio 75esimo compleanno. Se avrò figli, forse passeranno quel giorno con me. Forse mi chiederanno di voi. Forse chiederanno perchè non avete fatto niente quando c’era ancora il tempo per agire. Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, invece rubate il loro futuro proprio davanti ai loro occhi. Finchè non inizierete a concentrarvi su ciò che deve essere fatto piuttosto che su ciò che è politicamente possibile, non c’è speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come una crisi. Dobbiamo mantenere i combustibili fossili nel terreno e dobbiamo concentrarci sull’equità . E se le soluzioni all’interno del sistema sono così impossibili da trovare, forse dovremmo cambiare il sistema stesso. Non siamo venuti qui per chiedere assistenza ai leader mondiali. Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete di nuovo. Abbiamo finito le scuse e stiamo finendo il tempo. Siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alle persone. Grazie».
(da agenzie)
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