Destra di Popolo.net

DI MAIO FA IL TEST “VERO O FALSO” PER I GONZI, MA L’UNICO FALSO E’ LUI (E IL SUO COMPAGNO DI MERENDE)

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

TUTTE LE BALLE DEI DUE FUORICORSO SULLA MANOVRA… DICIAMO ANCHE UNA VERITA’: UN POPOLO CHE SI BEVE CERTE STRONZATE SI MERITA DI ESSERE GOVERNATO DA CIALTRONI

Luigi Di Maio deve averci preso gusto con le liste.
E così, dopo la lista delle cose fatte che evitava accuratamente di nominare perchè evidentemente il Manuale di Propaganda prevede che quello che è successo ma non è una buona notizia semplicemente non esiste, ecco la sua nuova opera: stavolta è un test sulla manovra e prevede una serie di argomenti con risposte “Vero” e “Falso”; forse conoscendo i suoi polli, Di Maio evidenzia in giallo e mette anche la crocetta sulla risposta giusta, in modo che nessuno si sbagli o capisca male.
Purtroppo, come sempre accade con la comunicazione del MoVimento 5 Stelle, la parola viene svilita, impoverita di significato o semplicemente misinterpretata per piegare la realtà  ai voleri della propaganda.
I metodi utilizzati sono la semplificazione del messaggio, l’omissione di parti fondamentali dello stesso e l’invenzione pura.
Ma vediamo il dettaglio.
Al primo punto Di Maio dice che l’aumento dell’IVA è “falso”. Nessuno sostiene che quest’anno aumenterà  l’IVA. Il punto è che il governo ha messo o clausole di salvaguardia per l’IVA per l’incredibile cifra di 23 miliardi di euro nel 2020. Ovviamente le clausole si possono sempre annullare, ma qui sta il punto più importante: il M5S aveva promesso durante la campagna elettorale che avrebbe finanziato il reddito di cittadinanza attraverso il taglio degli sprechi e la spending review.
Una volta arrivato al governo, non ha tagliato niente e ha preferito spendere in deficit. Il reddito è in manovra per 7 miliardi: con quale credibilità  chi non ha trovato quella cifra adesso dice che ne troverà  23 nel 2020? E se anche fosse, a che prezzo?
Per quanto riguarda il “taglio pensioni normali”, che è falso secondo Di Maio, anche qui tutte le persone normali (sic) si rendono conto che le pensioni “normali” non esistono come categoria.
Esistono le pensioni alte, medie e basse. Il governo ha deciso di tagliare le pensioni d’oro ma anche di sospendere la rivalutazione per le pensioni che arrivano a quattro volte il minimo.
Non si tratta di pensioni da fame ma nemmeno di pensioni d’oro. Il governo ha deciso di prendere anche da quelle.
Di Maio poi sostiene che non ci sia una riduzione degli investimenti.
In realtà  rispetto alle promesse iniziali e alle balle di Savona e Tria che dicevano di avere a cuore il settore in ottica keynesiana, la riduzione di investimenti ammonta a 4,9 miliardi di euro, tra cui ci sono meno 800 milioni al fondo sociale e crescita, meno 800 milioni al cofinanziamento dello Stato ai fondi strutturali, meno 600 milioni agli investimenti delle Ferrovie.
Poi c’è il “Si supera la Fornero”, che è una definizione davvero fantasiosa per aver dato la possibilità  per tre anni a chi ha 62 anni di età  e 38 di contributi (per la maggior parte impiegati pubblici) di andare in pensione prima penalizzati del 20%. Tutto qui. Sulla riduzione della platea del reddito di cittadinanza, invece, il dato di fatto è che due miliardi destinati al progetto sono stati congelati e verranno ripristinati soltanto se l’Italia centra gli obiettivi di deficit/PIL programmati.
E visto che nella Manovra del Popolo si stima una crescita dell’1% mentre il paese va verso la recessione, il congelamento è praticamente definitivo.
È invece vero che banche e assicurazioni hanno ricevuto un aggravio fiscale, come dice Di Maio. Quello che Di Maio non dice è che di solito questo settore di mercato tende a riversare ogni tipo di aumento delle tasse sulla clientela e così accadrà  anche stavolta.
Infine ci sono i ricercatori: Di Maio dice che non c’è nessun blocco dei ricercatori. In realtà  il blocco c’è e dura fino al dicembre 2019 mentre per altri settori del pubblico impiego arriva al 15 novembre.
Non vale solo per i professori associati, il reclutamento straordinario e i premi, come ha confermato il sottosegretario Fioramonti. Ma siccome non vale per qualcuno, allora non vale per nessuno, anzi: non esiste proprio.
Questo per dirvi il livello infimo raggiunto dalla comunicazione politica oggi.

(da “NextQuotidiano”)

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IL GIORNALISTA CHE HA FATTO CARRIERA CON I SOLDI PUBBLICI E ORA E’ CONTRO I CONTRIBUTI PUBBLICI

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

UN “PARAGONE” IMBARAZZANTE: DALLA PADANIA A LIBERO E ALLA RAI, FINO AI GRILLINI… UN GIORNALISTA PER TUTTE LE STAGIONI

Oggi Filippo Facci su Libero se la prende con Gianluigi “Bombatomica” Paragone facendo notare ciò che è più imbarazzante nelle crociate del giornalista-parlamentare eletto con il MoVimento 5 Stelle:
«Lo dicevo prima e posso ribadirlo adesso: i giornalisti italiani sono una casta», parole sue.
E quando lo diceva, Paragone? Forse la prima volta che sentimmo parlare di lui: quand’era direttore della Padania, da immaginarsi con quale indipendenza (e con quali meriti fosse stato insediato) in un periodo in cui i giornali di partito non vivevano «anche» grazie ai fondi per l’editoria, ma solo ed esclusivamente grazie a essi.
Poi che ha fatto, l’uomo che «lo diceva prima»?
Dopo il periodo probabilmente più libero della sua vita (a Libero, appunto, quotidiano che già  percepiva gli orribili fondi) il lottizzato Paragone, coi piedi in due caste, approdava dal niente alla vicedirezione di Raiuno e alla conduzione di sbracatissimi programmi tipo «Malpensa, Italia» (poteva chiamarlo direttamente «Gemonio, Italia», a quel punto) e inaugurava quella che a parere dello scrivente è la serie di talkshow più brutti, squallidi, volgari e arruffapopolo che avevamo mai visto. Poi, passando d’un tratto alla direzione di Raidue per logiche sicuramente molto professionali, e soprattutto annusata l’aria che tirava, cercò di ri-verginarsi annunciando «mi dimetto da giornalista di centrodestra» e intensificando la caciara di puntate titolate, per esempio, «Politici,ora basta!».
Si mise l’orecchino e cominciò a introdurre le puntate suonando la chitarra. Una sera, in diretta, meritò il commento del compianto Giorgio Straquadanio: «Paragone si sta già  preparando il futuro». E tu prova a smentirlo.
Paragone ci provò: «La Rai non è della politica», rispose. No, infatti: la Rai è dei partiti.
Intervistato dal Corriere, disse: «La mia è una trasmissione di rottura disordinata, io non ho le idee chiare, non è populismo, forse è anarchia, è il disordine che viene dal fatto che non riesco più a trovare un senso o un ordine a quello che sto vivendo».
E siamo perfettamente d’accordo con lui. Ma adesso andiamo veloci, sennò si fa noiosa: d’un tratto diventò amicissimo di Urbano Cairo e Diego Della Valle ed ecco «La gabbia» su La7, l’antisistema come estetica, l’antieuro come missione, le teorie del complotto come fondali.
Diventò l’idolo dei deficienti no vax. Sinchè venne cancellato dal nuovo direttore di rete Rimasto a spasso, dopo aver usato la politica per fare il giornalista, usò il giornalismo per fare il politico: a fine settembre 2017 condusse la kermesse che incoronò Di Maio candidato premier e se lo portò dietro nella presentazione del suo sobrio libro «Gang Bank. Il perverso intreccio tra politica e finanza che ci frega il portafoglio e la vita». Candidato nel listino. Eletto.
A quel punto mancava solo un suo blog sul Fatto Quotidiano. Fatto.

(da “NextQuotidiano”)

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LA LEGA SVENDE LE POCHE SPIAGGE LIBERE RIMASTE ALLE LOBBY

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

COSA SI NASCONDE DIETRO ALLA PROROGA DELLE CONCESSIONI BALNEARI: SALVANO LE COSTRUZIONI ABUSIVE, DANNO ALTRE LICENZE PER CEMENTIFICARE, I CANONI RESTANO IRRISORI, GLI EVASORI SONO IL 50%

La legge di Bilancio appena approvata al Senato mette seriamente a rischio le spiagge italiane.
Il grido di allarme arriva da Angelo Bonelli, dirigente storico dei Verdi italiani che ha passato al setaccio i commi del maxiemendamento presentato dal governo e approvato con il voto di fiducia dal Senato.
Bonelli dice: “Nel maxiemendamento del governo non solo è prevista la proroga della direttiva Bolkestein di 15 anni, ma anche il via libera a nuove concessioni demaniali sulle spiagge italiane, il salvataggio di ville, cottage residenziali sulle spiagge e il mantenimento delle strutture che per legge dovrebbero essere eliminate”.
Il dirigente dei Verdi elenca i commi incriminati: “E’ scritto negli emendamenti dal 386 bis al 386 duodecies che prevedono di riformare entro 120 giorni la normativa sul demanio marittimo, istituendo il rating sulle spiagge italiane, come avviene con le banche, individuando nuove spiagge libere da dare in concessione”.
Il primo effetto immediato di queste scelte – continua Bonelli –   è che   “le spiagge diventano definitivamente una merce sottoposta ai meccanismi del rating e le ultime spiagge libere sopravvissute al cemento verranno così sottoposte a ulteriore cementificazione e privatizzazione (il 60% delle nostre coste è compromesso)”.
Inoltre, continua Bonelli, le casse dello Stato ne ricevono un danno non indifferente: “Si   prorogano – spiega – le concessioni demaniali senza adeguarne i canoni che vengono pagati allo Stato, che incassa dalle concessione demaniali solo 103 milioni di euro a fronte di un’evasione, secondo l’agenzia del demanio, del 50%: attualmente si paga solo 1,27 euro metro quadro/anno per la parte non ricoperta da strutture”.
Bonelli fa   anche degli esempi concreti di come lo Stato non incassi quello che dovrebbe e come ci siano anche esponenti politici che conducono in Parlamento e fuori una durissima battaglia contro l’applicazione della direttiva Bolkestein in palese conflitto di interesse:
“Questo – dice – è   l’assalto al territorio da parte di questo governo giallo-nero: dall’albergo di lusso di Cala di Volpe, che ha in concessione a Porto Cervo in Sardegna l’esclusiva spiaggia di Liscia Ruya per la cifra di 520 euro l’anno, fino al Twiga della Santanchè che paga un canone di 16.000 euro l’anno; strutture che si trovano sul demanio marittimo e che trarranno beneficio da queste norme”.
“Ma nel maxiemendamento spunta – denuncia ancora Bonelli, – un comma che salva, attraverso una proroga di 15 anni, ville, cottage, bungalow ad uso residenziale e non turistico che occupano le spiagge italiane, situazione che non ha esempi in tutta Europa”.
E ancora,   aggiunge, “nel comma 136 bis si blocca l’eliminazione dalle spiagge delle strutture che per legge dovrebbero essere eliminate al termine della stagione balneare, ma che si sono trasformate ad essere fisse   e perenni nel corso degli anni trasformandolo stato dei luoghi”
Insomma, conclude il membro dell’esecutivo nazionale dei Verdi, “con queste norme si svendono le spiagge a quelle lobby che da anni hanno occupato arenili sottraendole alla pubblica fruibilità , alla visibilità  e all’accesso al mare come nel caso di Ostia. Si sta preparando la strada alla sdemanializzazione ovvero alla svendita di un bene comune come le spiagge del nostro paese:   altro che Bolkestein”.
In una recente intervista Bonelli aveva già  puntato il dito soprattutto contro la Lega che avrebbe aperto un nuovo fronte di scontro con l’Unione europea proprio sulla Bolkestein.
Con l’Italia a rischio di infrazione proprio per la mancata applicazione di questa direttiva. Il leader dei Verdi, durante l’iter di approvazione de decreto fiscale, aveva detto: ““Quello che vogliono proporre è una via d’uscita delle spiagge dalla Bolkestein: nel frattempo vogliono prorogare le concessioni demaniali marittime per un periodo considerevole e poi ottenere l’uscita dalla Bolkestein: il tutto ovviamente senza gara”.

(da agenzie)

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INTERVISTA A DE FALCO (M5S): “IL GOVERNO NON HA RISPETTATO COSTITUZIONE E PARLAMENTO”

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

“TONINELLI NON FA VALERE LA PROPRIA RESPONSABILITA’, NON PUO’ FARSI ESAUTORARE DA SALVINI CHE NON PUO’ CHIUDERE UN BEL NULLA”

Gregorio De Falco, capofila a Palazzo Madama dei dissidenti M5s, ieri non ha votato la manovra criticando il “metodo e il modo” con cui è arrivata al Senato.
Nel governo ha visto un atteggiamento irrispettoso nei confronti della Carta, un comportamento anticostituzionale. Così come è molto critico verso il ministro Toninelli che “non si fa valere” con Matteo Salvini in tema di immigrati.
Senatore De Falco, ieri ha voluto strappare con il Movimento?
“No, ma abbiamo a che fare con qualcosa che deve fare riflettere. Ho voluto dire che qualcosa di buono nella manovra c’è, non tutto è da criticare, però ci sono aspetti che devono essere esaminati. Come per esempio lo spostamento dell’aumento dell’Iva al 2020 con rincaro caro e amaro. Pagheremo tutto con importi allucinanti che sono di per sè un bel problema. E poi è stato sbagliato il metodo. La non discussione”.
Il governo dice che c’era poco tempo, è vero?
“Dicevo, il problema è metodo con il quale questo provvedimento è arrivato in Senato. Dopo la bocciatura da parte dell’Europa si è portato in aula un documento totalmente nuovo e anche il presidente di commissione Bilancio Daniele Pesco ha ammesso che non è stato esaminato”.
Lei ha votato con le opposizioni quando è stato chiesto di avere più tempo per discutere la manovra.
“Infatti, non ho capito bene perchè non abbiamo dato corso alle richieste di alcuni per dare corrispondenza a quanto prevede la Costituzione lavorando anche oggi, domani. Da parte del governo c’è stato un atteggiamento sbagliato e non rispettoso dei dettami costituzionali e del buonsenso”.
In questi giorni si è compromesso il rapporto tra governo e Parlamento?
“I rapporti tra governo e Parlamento non sono stati ortodossi. In questo modo si dimostra la mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento, non si dimostra la centralità  delle Camere che si è sempre pretesa e rivendicata. Ci si dimostra incoerenti. Ho votato a favore della proposta senatrice De Petris, presidente del gruppo Misto, che aveva chiesto che si esaminasse e si andasse avanti a oltranza”.
Dalle sue parole e dai suoi gesti sembra che lei voglia lasciare il Movimento 5 Stelle?
“Io voglio rimanere nel Movimento perchè mi ritrovo nei principi del Movimento anche se nell’ultimo periodo non sono stati rispettati. M5s ha sempre richiamato alla difesa della Costituzione ed è corretto difendere la sostanza e la forma. Ieri invece non ha osservato la Costituzione e il buonsenso. Il documento l’ho ricevuto nel pomeriggio, com’è possibile non aver fatto una discussione e un esame ponderato del testo? Ci sono molti punti critici”.
Per esempio?

“Quella delle pensioni non è certo una misura che è andata incontro alle esigenze dei più bisognosi. La proroga di 15 anni delle concessioni demaniali marittime in spregio alla direttiva Bolkestein significa che abbiamo adottato un comportamento per il quale saremo sanzionati e socializzaremo il vantaggio dato a pochi. I costi altissimi e si riverseranno sulla collettività , già  per lo stesso motivo siamo stati sanzionati qualche anno fa”.
Cambiamo argomento. Ieri Matteo Salvini che ribadito la chiusura dei porti e la Ong Open Arms andrà  in Spagna. Il ministro dell’Interno può farlo?
“Intanto vorrei dire che è contraddittorio chiudere i porti chiedendo aiuto all’Europa e poi non ci presentiamo a Marrakech per la firma del global compact che prevede proprio che la responsabilità  del fenomeno migratori venga condivisa. Spero che il Movimento si imponga. Comunque nel codice della navigazione è previsto che il ministro possa interdire un tratto di mare alla navigazione. Ed è già  una forzatura escludere i porti che sono essenzialmente un luogo di rifugio per le navi e inoltre quella podestà  è prevista in capo al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti che è il ministro competente, quindi Toninelli”.
Quindi i 5Stelle al governo si stanno appiattendo sulle idee di Salvini e della Lega?
“È innegabile che il ministro delle Infrastrutture e Trasporti non abbia fatto valere la propria responsabilità  in materia di soccorso in mare e gestione dei porti”.

(da “Huffingtonpost”)

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LEGA E M5S VARANO LA NORMA INGRASSA-CORROTTI: SALE LA SOGLIA DEGLI APPALTI SENZA GARA, UN FAVORE AI MAFIOSI

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

DURO COLPO ALLA LEGALITA’: SI POTRANNO AFFIDARE LAVORI DIRETTI FINO A 150.000 EURO… I CORROTTI E LE COSCHE FESTEGGIANO LA MISURA VOLUTA DALLA LEGA

La norma ingrassa-corrotti è uscita indenne dalla battaglia notturna della Manovra. E così per volontà  della Lega in una settimana è stato spazzato via uno dei pilastri della prevenzione contro tangenti e infiltrazioni mafiose.
Il voto del Senato infatti ha approvato il nuovo tetto per gli appalti ad affidamento diretto dei sindaci, passato da 40 mila a 150 mila euro.
Significa che nel 2019 i Comuni decideranno direttamente i contratti di importo fino a 150 mila euro, senza dovere motivare la scelta e senza competizione tra aziende.
Un duro colpo alla legalità  e al mercato, contestato dall’Autorità  anticorruzione di Raffaele Cantone, dall’Associazione Nazionale Costruttori e dai sindacati dei lavoratori edili.
Tutti sanno bene come gli appalti ad affidamento diretto siano la grande mangiatoia di clan e faccendieri: una realtà  dimostrata da centinaia di inchieste giudiziarie anche nelle ultime settimane. Indagini che evidenziano come questi lavori spesso vengano affidati agli amici degli amici, senza garanzie nè di qualità , nè di legalità : si tratta del settore preferito dalle cosche imprenditrici, che in tutta Italia manovrano ditte e conquistano cantieri, alternando bustarelle a minacce.
E così, se ci sarà  la conferma della Camera, nel prossimo anno oltre cinque miliardi di denaro pubblico verranno spesi senza controllo.
Tutto è avvenuto in sette giorni.
Nel Consiglio dei ministri di una settimana fa la Lega era riuscito nel silenzio a far passare addirittura l’aumento a 200 mila euro senza limiti di tempo.
Dopo la denuncia di “Repubblica”, anche una parte dei 5Stelle si era detta contraria, ottenendo una riduzione a 150 mila solo per il 2019.
Ma i malumori nel Movimento non si erano placati, tanto che Luigi Di Maio aveva ipotizzato di stralciare la norma e inserirla nella revisione del Codice degli Appalti. Ma il partito di Matteo Salvini ha vinto, imponendo la sua cultura del fare che predilige la rapidità  dei cantieri.
E oggi però Nicola Morra, presidente M5S della Commissione Antimafia, torna a manifestare le sue perplessità : “Non posso che esprimere grave preoccupazione. Preoccupazione condivisa anche dall’Anac per voce del presidente Cantone. Questo innalzamento preoccupa tutte le realtà  antimafia, così come i dirigenti pubblici che hanno sviluppato grandi capacità  di controllo nelle amministrazioni locali contro la corruzione e che non avranno più voce in capitolo. Questo innalzamento rivela una sottovalutazione del rischio di come queste nuove regole possano favorire le organizzazioni mafiose, da sempre attente al mondo delle opere pubbliche. Che sia una misura per un solo anno non può essere una giustificazione sufficiente per allentare gli obblighi sulla necessaria trasparenza per la gestione dei soldi pubblici”.
Il senatore M5S conclude promettendo battaglia: “Da presidente della Commissione antimafia mi adopererò per promuovere modifiche alle procedure di assegnazione degli appalti che, garantendo maggiore efficienza nella spesa, assicurino la migliore trasparenza possibile”
“Le lacrime di coccodrillo di Morra sull’innalzamento della soglia di valore per l’affidamento diretto dei lavori pubblici, votato dalla maggioranza di cui fa parte, sono la rappresentazione perfetta dell’ipocrisia grillina”, replica il senatore Pd Salvatore Margiotta: “Di notte approvano misure che mettono in pericolo la legalità  degli appalti, e di giorno tornano a fare le anime candide e i campioni delle trasparenza. Vorrei dire a Morra che non ci crede più nessuno. Si sono macchiati dell’ennesima porcata. La manina è la loro”.

(da “NextQuotidiano“)

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SALDO E STRALCIO A FAVORE DEGLI EVASORI: IL DECIMO CONDONO E IL FAVORE AI PADRI DI DI MAIO E DI BATTISTA

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

IL PADRE DI DI MAIO ANDREBBE A RISPARMIARE OLTRE 100.000 EURO

Il Sole 24 Ore, che teneva il conto, dice che questo è il decimo condono contenuto nella Manovra del Popolo. Le altre nove le conoscevamo, ma la notizia — fatta circolare dal Partito Democratico — che del saldo e stralcio per le cartelle esattoriali potrebbero beneficiare anche i padri di Di Maio e Di Battista condisce con un tocco di surreale il tutto.
A ricordare la vicenda è oggi La Stampa: il M5S l’ha contestato sino all’ultimo ma poi il «saldo e stralcio» è entrato nel maxiemendamento ed a questo punto potrebbe anche far comodo alla famiglia Di Maio.
Il condizionale è d’obbligo, perchè non si conoscono in dettaglio tutte le pendenze del papà  dei leader dei 5 Stelle.
Ma è assodato che l’impresa di Antonio Di Maio è fallita nel 2006 con un carico di debiti che riguarderebbe anche il Fisco. Ci sarebbero diverse cartelle che potrebbero rientrare nella sanatoria che consente di azzerare le pendenze pagando il 16, 20 o 35% a seconda del reddito Isee.
Quello di Di Maio senior non è noto, ma con un imponibile di 88 euro come il suo è molto probabile che possa rientrare tra i contribuenti in difficoltà  economiche. Tra l’altro, non essendoci un tetto massimo dei debiti fiscali e previdenziali stralciabili, anche finti poveri con beni e redditi nascosti possono beneficiarne.
Tecnicamente, il saldo e stralcio delle cartelle riguarda gli importi affidati all’agente della riscossione entro il 31 dicembre 2017 e derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni annuali Iva e redditi.
La sanatoria riguarda anche i contributi dovuti dagli iscritti alle casse professionali e alla gestione separata Inps dei lavoratori autonomi. Sono interessate le sole persone fisiche in possesso di valori Isee non superiori a 2omila euro.
Gli sconti, che riguardano anche la sorte capitale, saranno scaglionati in funzione del valore Isee. La domanda deve essere presentata entro il 30 aprile 2019. Il versamento, inoltre, potrà  essere scaglionato fino al 2021.
Al padre di Di Maio, ricorda oggi il Giornale che ha aperto la polemica su Antonio, sono state notificate ben 33 cartelle esattoriali: tra debiti previdenziali,contributivi o tributi non pagati, il piccolo imprenditore edile avrebbe dovuto versare alla Riscossione 176.724,59 euro (134.226 euro più interessi).
Di Maio senior ha aderito alla rottamazione bis, ma risulta non aver versato le rate di luglio, settembre e ottobre 2018 il cui saldo doveva essere effettuato entro il 7 dicembre scorso per accedere ai benefici della rottamazione ter contenuta nel dl fiscale.
Gian Maria De Francesco spiega che ipotizzando che per la precedente rottamazione Antonio Di Maio abbia versato almeno la prima rata stimabile in circa 26.800 euro, resterebbero 150mila euro circa da saldare al fisco.
A seconda dell’Isee di Di Maio senior la partita si potrebbe chiudere, ove le Entrate dessero l’ok, con una cifra compresa tra i 24mila e i 52mila euro con un risparmio variabile (compreso quanto già  versato) tra 98mila e i 125mila euro. Non sarebbe nemmeno necessario versare in un’unica soluzione: con l’ok della riscossione sarebbe sufficiente pagare il 35% entro il 30 novembre, il 20% entro marzo 2020 e poi il 45% restante in tre rate di pari importo da versare a luglio e novembre 2020 e marzo 2021.
E il padre di Di Battista?
Lo stesso ragionamento non è valido per Vittorio Di Battista, tornato nelle cronache per le peripezie della Di.Bi.Tec.   che ha debiti di 195mila euro per la tassa sui rifiuti e altri 60mila euro di debiti tributari. I redditi di Di Battista sr, però, non sono noti. Il Fatto invece nota che   il testo non ha soglie massime per i debiti fiscali da sanare.
Così potrà  essere usato anche dai finti poveri che hanno redditi nascosti o intestati a prestanome. Per fare un esempio, una persona con Isee di 15mila euro e cartelle per 200 mila potrà  chiudere tutto pagando 70 mila euro in 5 anni. In teoria c’è il rischio di subire un accertamento dell’Agenzia delle Entrate, ma la macchina dei controlli non è sempre efficace.
La norma serve alla Lega per parlare a quel vasto mondo di partite Iva e ditte individuali che hanno accumulato debiti fiscali perchè in difficoltà  o per risparmiare per poi spogliarsi di redditi e beni.
Con lo stralcio,   oltre all’azzeramento di sanzioni e interessi di mora, si ha diritto a una sensibile riduzione degli importi affidati all’agente della riscossione a titolo di sorte capitale e interessi per ritardata iscrizione a ruolo. Gli sconti sono scaglionati in funzione dei valori Isee: fino a 8.500 euro, si paga il 16% dell’importo affidato, per Isee non superiore a 12.500 euro, si paga il 20% e per Isee tra 12.500 e 20mila euro, si paga il 35%. L’istanza va presentata entro il 30 aprile 2019. Gli importi si versano in unica soluzione, entro il 30 novembre 2019, oppure con la seguente dilazione: il 35%, entro il 30 novembre 2019, il 20% entro il 31 marzo 2020, il 15%, entro il 31 luglio 2020, il 15%, entro il 31 marzo 2021 e il residuo 15% entro la fine di luglio 2021. Sono applicati gli interessi annui del 2%.

(da “NextQuotidiano”)

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NELLA MANOVRA C’E PURE IL VIA LIBERA A CHI ESERCITA PROFESSIONE SANITARIE SENZA TITOLO

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

LE   ASSOCIAZIONI: “ASSURDITA’ TOTALE”… BASTA AVER LAVORATO 3 ANNI NEGLI ULTIMI DIECI ANCHE SENZA ESSERE ISCRITTI AGLI ORDINI PROFESSIONALI

Si allenta la stretta, voluta dall’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in materia di professioni sanitarie.
Parliamo di fisioterapisti, tecnici di laboratorio, logopedisti, ostetriche.
Nella manovra finanziaria il comma 283 bis, un emendamento voluto dal M5S, modifica la legge 42/99, stabilendo una deroga per l’iscrizione agli ordini anche da parte dei professionisti senza titoli che abbiano lavorato, nell’arco di 10 anni, almeno per 36 mesi.
Una decisione, come era facile prevedere, che ha scatenato le critiche delle associazioni di professionisti che giudicano il provvedimento inadeguato fino a definirlo “un’assurdità  totale”.
Nell’emendamento appena approvato dal Senato viene in pratica allargata la possibilità  di accedere a queste attività  professionali.
Basta aver svolto professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione senza il possesso di un titolo abilitante per l’iscrizione all’albo professionale, per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni.
Sarà  sufficiente avere questo requisito per continuare a svolgere questi lavori previsti dal profilo della professione sanitaria di riferimento, purchè ci si iscriva, entro “il 31 dicembre 2019, in appositi elenchi speciali ad esaurimento (da costituire entro 60 giorni con decreto del ministero della Salute) e istituiti presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, fermo restando che tale iscrizione non si tradurrà  in un’equiparazione”.
Il testo prevede inoltre che quest’iscrizione “non comporterà  un automatico diritto a un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, a una progressione verticale o al riconoscimento di mansioni superiori”.
Inoltre viene stabilito che “non potranno essere attivati corsi di formazione regionale per il rilascio di titoli”. E’ stato inoltre ampliato l’accesso alla professione di massaggiatore in quanto viene abrogato l’articolo 1 della legge 403/71 nel quale si sanciva che “la professione sanitaria ausiliaria di massaggiatore e massofisiotarapista è esercitabile soltanto dai massaggiatori e massofisioterapisti diplomati da una scuola di massaggio e massofisioterapia statale o autorizzata con decreto del ministro per la sanità , sia che lavorino alle dipendenze di enti ospedalieri e di istituti privati, sia che esercitino la professione autonomamente”.
Il provvedimento amplia di fatto l’accesso a questi mestieri con una deroga alla legge 13 marzo del 2018 dell’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che impone a circa   250mila professionisti, dai fisioterapisti ai tecnici di laboratorio, dai logopedisti agli ortottisti, di iscriversi a 17 Albi e confluiti nel nuovo maxi-Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Federazione nazionale Ordini Tsr-Pstrp).
Il provvedimento ha suscitato diverse polemiche fra le associazioni di categoria. Prima fra tutte la posizione della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica che rappresenta oltre 22.000 iscritti in Italia.
“Leggiamo con seria preoccupazione la notizia della sanatoria – fa sapere il seindacato – . Si rischia di creare una pericolosa breccia in un sistema che tutela e garantisce innanzitutto la salute pubblica dei cittadini. Sistema che rappresenta anche una sicurezza per le altre professioni sanitarie. Appartenere a un albo non è una semplice iscrizione, ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività  tutta, di possedere una serie di requisiti: un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, di aver acquisito competenze e abilità , di aver superato esami e prove”.
Sulla stessa linea anche l’Associazione italiana fisioterapisti, che già  prima dell’approvazione da parte del Senato aveva attaccato l’emendamento.   “Assisteremmo al paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività  riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista o altra professione, senza titoli di studio abilitanti all’esercizio, verrà  iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare ad esercitare abusivamente.
Manca la previsione di quali titoli di studio permetterebbero tale iscrizione, mancano le modalità  di verifica delle reali competenze degli iscritti agli elenchi speciali necessarie per potersi occupare della salute delle persone. Una assurdità  totale. Nessuno, politica o sindacati, potrà  cavarsela con la scusa di aver salvato posti di lavoro”, si legge nella nota dell’Associazione italiana fisioterapisti.

(da agenzie)

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COME SPIEGARE AI VOSTRI GENITORI GRILLINI IL TAGLIO DELLE PENSIONI VOLUTO DA M5S E LEGA

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

PER FINANZIARE LE LORO MARCHETTE, LEGA E M5S HANNO BLOCCATO L’ADEGUAMENTO DELLE PENSIONI ALL’INFLAZIONE

Non sapete di cosa parlare a Natale? Provate a spiegare ai vostri genitori pensionati con più di 1522 euro di pensione lorda che magari hanno votato MoVimento 5 Stelle quello che si è deciso in Senato.
Ovvero, mentre vengono serviti i migliori primi piatti della tradizione natalizia potrete cominciare a illustrare ai due pensionati che chi riceve una pensione superiore a tre volte il trattamento minimo subirà  una stretta secondo sei fasce di indicizzazione: per chi ha l’assegno compreso tra tre e quattro volte la minima la rivalutazione non sarà  al cento per cento bensì al 97%.
La percentuale scende al 77% per le pensioni comprese tra quattro e cinque volte la minima, mentre al 52% se l’assegno è tra cinque e sei volte il livello minimo.
La percentuale scende al 47% per le pensioni tra sei e otto volte il minimo e al 45% per chi riceve una pensione tra otto e nove volte il minimo.
La stretta termina con una gelata al 40% se la pensione è sopra le nove volte il minimo. La misura porterà  a risparmi fino a 2,29 miliardi nel triennio 2019-2021.
Ai vostri genitori, mentre arrivano i secondi piatti, dovrete per forza spiegare che secondo i calcoli della Spi-Cgil già  a partire dai 2500 euro lordi il freno introdotto nella legge di Bilancio peserà  70 euro annui in media, con un taglio di 210 euro nel triennio.
E che così, tecnicamente, i pensionati pagheranno il reddito di cittadinanza o l’adeguamento delle pensioni minime che il MoVimento 5 Stelle si era impegnato ad effettuare attraverso tagli di spese durante la campagna elettorale, ma che poi ha deciso di caricare sulla fiscalità  generale (ovvero sugli altri cittadini) oppure a debito, ovvero sui giovani e sui neonati che dovranno pagare i loro debiti negli anni a venire. Va bene togliere ai “ricchi” (si fa per dire) per dare ai poveri, come direbbero i grillini, ma così non è un po’ troppo facile?
Mentre vengono serviti panettone, pandoro e torrone, infine, potreste far notare ai vostri genitori pensionati che intanto il governo ha approvato il saldo e stralcio, ovvero il decimo condono, che riguarda gli importi affidati all’agente della riscossione entro il 31 dicembre 2017 e derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni annuali Iva e redditi.
La sanatoria riguarda anche i contributi dovuti dagli iscritti alle casse professionali e alla gestione separata Inps dei lavoratori autonomi.
Sono interessate le sole persone fisiche in possesso di valori Isee non superiori a 2omila euro. Gli sconti, che riguardano anche la sorte capitale, saranno scaglionati in funzione del valore Isee. Enrico Zanetti, che è stato viceministro dell’Economia nella scorsa legislatura oltre che deputato eletto con Monti, su Facebook ha spiegato i possibili effetti di questa impostazione:
Lascia MOLTO PERPLESSI la mancanza di un tetto massimo di debiti tributari e previdenziali “stralciabili”, senza il quale questo “saldo e stralcio” può diventare il paradiso dei finti poveri con beni e redditi nascosti o intestati a prestanome, più che un aiuto a chi è davvero in difficoltà .
ESEMPIO
Persona fisica con ISEE 15.000 euro e cartelle esattoriali per 200.000 euro per IVA e altri tributi non pagati più relative more e sanzioni.
Grazie al “saldo e stralcio” la persona fisica potrà  chiudere la cartella pagando 70.000 euro: 24.500 euro nel 2019, 14.000 nel 2020, 10.500 per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023.
È evidente che se un contribuente con ISEE di 15.000 euro è in grado di pagare queste somme non ha una effettiva situazione reddituale e patrimoniale coerente a quella apparente attestata dall’ISEE.
Un consiglio: aspettate almeno il caffè e l’ammazzacaffè prima di completare il ragionamento con i vostri genitori e spiegare che in effetti sì, tra “i poveri” che il governo Lega-M5S ha deciso di beneficiare con i soldi altrui ci sarà , sicuramente, anche qualche evasore fiscale di prima o seconda categoria.
È pur sempre Natale e a Natale siamo tutti più buoni.

(da “NextQuotidiano”)

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SE LA PRENDONO CON I TECNICI DEL MINISTERO PERCHE’ NON AVALLANO LA LORO FOLLIA

Dicembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

IL REDDITO DI CITTADINANZA SARA’ TAGLIATO PER 700.000 PERSONE

Mentre Roberto Garofoli presenta le sue dimissioni, il MoVimento 5 Stelle scatena un’altra offensiva contro i tecnici del ministero dell’Economia in occasione della presentazione del maxiemendamento alla Manovra del Popolo.
Nel mirino stavolta c’è Daniele Franco, Ragioniere dello Stato che oggi è definito “canarino nella miniera”. Ma il M5S una ragione per il suo nervosismo ce l’ha. E si può spiegare in tre parole: reddito di cittadinanza.
E il motivo è che ballano ancora oltre 600 mila persone.
Il decreto arriverà  a gennaio, assieme a quello di Quota 100 e non è detto che alla fine non si opti per la partenza a giugno come proposto dal Tesoro per risparmiare qualche miliardo necessario a tutelare la platea dei beneficiari.
Ma un cospicuo numero di aventi diritto potenzialmente oggi potrebbero rimanere fuori perchè ci sarà  un’altra limatura necessaria dopo il congelamento di due miliardi di euro di spese voluto dalla Commissione Europea e accettato da Lega e M5S per non subire la procedura d’infrazione.
La limatura che si rende necessaria per far quadrare i conti va a cozzare con le scadenze elettorali grilline: a maggio ci sono le elezioni europee e il M5S sperava di arrivarci con la sua misura-simbolo già  attuata per cogliere nelle urne i dividendi elettorali del provvedimento.
Ma non è ancora sicuro che sarà  così proprio per lo scoppio della grana nella Manovra del Popolo.
Per questo il M5S è partto all’attacco dei tecnici del ministero del Tesoro e adesso vuole la testa di Franco, che però è considerato da Bruxelles come l’uomo che garantisce per Roma e se saltasse lui, salterebbe l’intero impianto di pace faticosamente costruito dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte con l’avallo di Salvini e Di Maio, che l’hanno mollato soltanto quando si è trattato di annunciarlo come tutti i coraggiosoni.
Venerdì notte è andato in scena un vertice segreto tra le forze della maggioranza e il premier in cui Lega e MoVimento 5 Stelle se ne sono dette di tutti i colori.
Ancora ieri mattina, racconta Repubblica, la battaglia si era combattuta a colpi di “manine”.
I leghisti che piazzano un loro comma nel maxiemendamento con incentivi per gli inceneritori e i 5stelle che lo tolgono inserendo uno loro per alcuni finanziamenti per Taranto, città  “tradita” sull’Ilva, salvo poi ritirarlo.
Le vere scintille sul cosiddetto “saldo e stralcio”, ritenuto una sanatoria fiscale mascherata da Di Maio. Il sottosegretario del Carroccio Armando Siri pronto a incatenarsi al grido di «non è un condono, serve alla povera gente con Isee fino a 20 mila euro» e il vicepremier Salvini che alla fine impone la norma nel testo finale.
I due decreti su reddito e quota cento arriveranno invece «a inizio gennaio», è l’annuncio. La manovra passerà  al voto finale della Camera ma per i leader dei due partiti da oggi è già  campagna per le Europee.

(da “NextQuotidiano”)

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