Destra di Popolo.net

DELIRIO SOVRANISTA: IL TG2 DI REGIME “DICHIARA GUERRA” ALLA FRANCIA

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

TAPPETINI DI SALVINI E DI MAIO: DAL FURTO DELLA GIOCONDA AI MONDIALE DEL 2006, UN SERVIZIO SCANDALOSAMENTE FAZIOSO

È un servizio veramente scandaloso quello propinato dal Tg2 sulla situazione di tensione Italia-Francia, ma d’altronde cosa c’era da aspettarsi dalla Rai assoggetata al governo del cambiamento
Senza alcuno straccio di approfondimento politico, il servizio è in sostanza un grande collage di luoghi comuni sui francesi e su rivendicazioni da terza media (o da sovranisti medi, dato che la differenza non è poi così tanta) che spaziano dalla Gioconda ‘rubata’ dai francesi fino, incredibile, alla testata di Zidane nei mondiali del 2006.
Tutte ‘prove’ che noi, l’Italia, siamo meglio di quei spocchiosi francesi che in queste ore, dopo che due rappresentanti del nostro governo sono andati ad incontrare una forza politica violenta come i gilet gialli, andando a intrometterci negli affari di un paese straniero e tra l’altro sbagliando persona, hanno avuto – giustamente – da ridere.
Le rivalità  da stadio e le argomentazioni dei sovranisti si annullano in questo gran pezzo di giornalismo dilettantesco, e allora sono d’uopo i suggerimenti, che su twitter iniziano a fioccare: “tanto valeva prenderli in giro perchè non hanno il bidet”; “vi siete scordati di dirgli che puzzano”; “Ma non vi vergognate a essere così faziosi? Fede in confronto era grande giornalismo?”.
Insomma, in un momento in cui bisognerebbe fare di tutto per distendere i rapporti, il Tg2 getta benzina sul fuoco, giocando a chi ce l’ha più lungo con i rivali francesi.
Col beneplacito dei nostri governanti, che trasformano in politica le battute che hanno più ragione di trovarsi in un’aula delle elementari.

(da Globalist)

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CASSE VUOTE, URNE…?

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

PD ALLE PRESE CON PROBLEMI FINANZIARI, MANCANO PERSINO I SOLDI PER I MANIFESTI DELLE PRIMARIE

Il Partito democratico non organizzerà  una tradizionale campagna pubblicitaria in vista delle primarie del 3 marzo, come è stato fatto in occasione dei congressi svolti finora. Poche decine di migliaia di euro investite nella promozione on line, ancora da valutare la trasmissione di spot radiofonici, per il resto tutto è lasciato all’iniziativa (e alle risorse) dei singoli candidati.
La ragione è semplice e tristemente nota: le casse sono vuote.
Fino a che punto non è dato saperlo: tutti rimandano al tesoriere Francesco Bonifazi, che tiene la bocca cucita.
Nel 2017 il bilancio del Pd, l’ultimo disponibile e il primo senza rimborsi elettorali dallo Stato, si chiuse con un attivo di 555 mila euro, dopo il tracollo dell’anno precedente, con l’infausta campagna referendaria che aveva fatto precipitare i conti a un passivo di quasi nove milioni e mezzo.
E ora? L’austerity imposta da Bonifazi, con i dipendenti dem tutti in cassa integrazione (in buona parte anche a zero ore), ha impedito che si ripetessero i conti allegri delle gestioni precedenti: basti ricordare che quando Renzi arrivò al Nazareno ereditò dalle segreterie Bersani-Epifani un buco di 10,8 milioni di euro. Ma i problemi di liquidità  restano gravi.
Anche perchè il duro colpo subito alle elezioni dello scorso anno ha comportato una drastica riduzione del numero dei parlamentari eletti, con ciò che ne consegue sia in termini di contributi di Camera e Senato ai gruppi parlamentari (calcolati proporzionalmente al numero degli iscritti), che spesso vengono utilizzati per coprire spese per attività  politica e di comunicazione “collaterale” a quella del partito, sia per quanto riguarda il contributo degli eletti alle casse del Nazareno, pari a 1.500 euro al mese.
A quest’ultimo proposito, tra l’altro, è stata avviata proprio nei giorni scorsi una verifica da parte della tesoreria, visto che la fase di transizione nella gestione interna ha provocato un aumento del numero dei morosi al di sopra del livello di guardia (sarebbero due parlamentari su tre, secondo voci di corridoio, con cifre di entità  diversa), tenendo conto che una quota di ritardatari viene comunque ritenuta fisiologica. Oggi il Corriere della sera quantifica in 460 mila euro l’ammanco complessivo.
Tengono, fortunatamente per i dem, i contributi ricevuti grazie al due per mille nelle dichiarazioni dei redditi: quasi mezzo milione di italiani lo scorso anno ha indicato la propria scelta per il Pd, che ha portato così a casa (ma in realtà  incasserà  solo a luglio) sette milioni di euro, uno in meno rispetto al 2017 ma comunque un buon bottino.
Sarà  più difficile, infine, raccogliere contributi da parte dei privati.
La nuova legge anticorruzione infatti non si limita a imporre la necessità  di rendere pubblici i nomi dei donatori di somme superiori ai 500 euro annui verso i partiti, ma rende anche più complicate le procedure che così – spiegano i dem – scoraggerebbero le raccolte di fondi tra aziende e privati in genere.
Fin qui il quadro finanziario. Il dato politico riguarda un congresso che fatica ad appassionare gli stessi addetti ai lavori, figurarsi gli italiani.
Senza una campagna di mobilitazione diffusa promossa dal partito, la partecipazione alle primarie del 3 marzo, già  a forte rischio, diventa ancora più preoccupante. Soprattutto per chi, come Roberto Giachetti, deve tentare una avventurosa rimonta, almeno per provare a conquistare la seconda piazza a scapito di Maurizio Martina, e per chi, come Nicola Zingaretti, veste la maglia del favorito e ha bisogno di mostrare un sostegno popolare ampio e diffuso per rafforzare la sua prossima leadership.
“Ma per fortuna il mondo è cambiato – spiega il presidente Matteo Orfini, di fatto l’unico dirigente dem rimasto in carica, insieme al tesoriere – con una campagna targettizzata on line riesci a raggiungere più persone di quante ne raggiungeresti con i manifesti o i volantini”.
Sarà , ma i candidati si stanno già  organizzando per conto loro per portare gli elettori ai gazebo, tenendo conto anche della soglia massima di 200mila euro di spese per la campagna, imposta dal regolamento a ciascun comitato.
Zingaretti ha organizzato tre giornate di mobilitazione dei suoi sostenitori in tutta Italia per il 15-16-17 febbraio. Martina e Giachetti spingono per organizzare quanti più confronti televisivi possibili: “Capiamo che Zingaretti cerchi di evitarli, essendo il favorito, ma almeno un paio sarà  costretto a concederli”, spiegano dall’entourage dell’ex Ministro.
D’altra parte, una maggiore partecipazione alle primarie comporterà  anche maggiori introiti nelle casse del partito.
Una boccata d’ossigeno per il prossimo segretario, che, appena arrivato, si troverà  ad affrontare non solo la campagna per le europee ma anche il problema del personale.
La cassa integrazione scadrà  a fine luglio e prima di allora bisognerà  decidere quanti e chi mandare a casa: i numeri del piano concordato (ma solo verbalmente) da Bonifazi con i rappresentanti sindacali sono impietosi e parlano di un taglio da circa 170 a 45 dipendenti, con margini di manovra che, dati i chiari di luna, appaiono minimi.
Un leader che iniziasse il proprio mandato con un risultato elettorale non esaltante, le casse vuote e i dipendenti da licenziare, si troverebbe facilmente sotto il fuoco di sbarramento delle minoranze più battagliere.
Tanto che negli ambienti dem circola il sospetto che qualcuno stia pensando di rimandare i problemi per mettere in difficoltà  Zingaretti e iniziare a far circolare l’idea che il Pd sia ormai in fin di vita. Un’ottima premessa per chi pensa di abbandonarlo e fondare un altro partito.

(da “NextQuotidiano”)

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FALSE PROMESSE AGLI OPERAI DI TERMINI IMERESE: DI MAIO SE NE INFISCHIA, LAVORATORI OCCUPANO IL COMUNE

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

AVEVA PROMESSO LA CASSA INTEGRAZIONE, ORA E’ SPARITO… E’ ANDATO PERO’ DAI LAVORATORI DELLE STESSA AZIENDA AD ATESSA FACENDO ALTRE PROMESSE PERCHE’ IN ABRUZZO SI VOTA

«Basta prenditori! Sono a Termini Imerese con gli operai della Blutec, un’azienda in difficoltà  a causa di una proprietà  che ha abbandonato 800 operai dopo aver preso finanziamenti statali. È giusto che sappiano che, adesso, lo Stato è dalla loro parte».
Così Luigi Di Maio il 26 ottobre 2018 lanciava un collegamento in diretta su Facebook assieme ai lavoratori della Blutec durante il quale avrebbe annunciato che «non possiamo più cedere al ricatto occupazionale di chi viene qui a dire “tu mi dai i sodi altrimenti licenzio” e poi allo stesso tempo prendi i soldi e non fai lavorare le persone. Questo è solo un modo per sfruttare le sofferenze della gente».
Parole di speranza per i mille lavoratori (700 Blutec e 300 dell’indotto) dell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese.
Ma come è già  successo in altre occasioni Di Maio ha dimenticato quelle promesse e ieri gli operai, alla soglia dell’esasperazione, hanno occupato la sede del Comune di Termini Imerese. Due giorni fa i segretari di Fim Fiom e Uilm, Ludovico Guercio, Roberto Mastrosimone e Vincenzo Comella hanno appreso che nonostante le numerose rassicurazioni e promesse del bisministro del lavoro e dello Sviluppo Economico «ci sarebbero delle perplessità  da parte degli uffici preposti del ministero alla firma del decreto per il rinnovo della cassa integrazione per i lavoratori di Blutec e dell’indotto a Termini Imerese nonostante sia stato firmato l’accordo a gennaio per la proroga».
Oggi gli operai sono in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, sotto accusa la mancata attuazione del piano industriale e soprattutto il silenzio del MISE.
I sindacati chiedono un incontro proprio con Di Maio: «Non si può più attendere, serve subito la risposta sull’approvazione della cassa integrazione, il cui accordo è stato siglato il 7 gennaio scorso. Il Ministro Di Maio in visita allo stabilimento lo scorso ottobre aveva dato garanzie sulla continuità  delle tutele per i lavoratori e sul futuro della vertenza, chiediamo di dimostrare concretamente questo impegno».
Ad ottobre Di Maio faceva il duro, come al solito, chiamando in causa FCA ed invitando la Blutec ad assumersi le sue responsabilità , oggi è semplicemente scomparso.
E i sindacati dall’aula consigliare del Comune chiedono di essere convocati al Ministero per poter dare risposte ai lavoratori.
Il coinvolgimento di FCA non c’è stato e il governo si è eclissato.
Quando Di Maio era andato a Termini Imerese aveva dato la misura del Cambiamento, facendo capire quanto le cose fossero distanti con chi c’era prima: «Questi sono lavoratori che sono stati presi in giro tante volte dai governi. E quando poi i governi non sono stati capaci di farsi rispettare, facendosi prendere in giro dalla proprietà , loro sono rimasti nel tritacarne tra l’incudine e il martello. Sono venuto qui per dire a queste persone che gli staremo sempre vicini. Ora o la Blutec rispetta gli impegni oppure lo Stato si farà  rispettare».
Però le cose non sono andare così, tant’è che i portavoce del M5S ora chiedono che “Blutec provveda al pagamento dei 2,5 milioni di euro” e che rispetti ” i vincoli che le sono stati concessi dal Governo”.
Sarebbe però davvero ingeneroso dire che Di Maio ha completamente dimenticato gli operai della Blutec. Perchè il MISE ha convocato il 24 gennaio un tavolo tecnico   per affrontare la questione della Blutec, solo che è quella di Atessa (Chieti) e non quella di Termini Imerese.
Di Maio non c’era ma la notizia è stata data in anteprima il 18 gennaio dalla candidata presidente alla Regione Abruzzo Sara Marcozzi. Il motivo è che in Abruzzo si va a votare e quindi Di Maio ha fatto l’ennesima promessa agli operai.
Ma ovviamente sono solo i governi precedenti che speculano sulla pelle degli operai solo per prendere qualche voto.

(da agenzie)

argomento: Lavoro | Commenta »

REDDITO DI BASE, LA FINLANDIA AMMETTE IL FLOP: “NON HA AIUTATO A CERCARE LAVORO”

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

BILANCIO NEGATIVO DELL’ESPERIMENTO DEL SUSSIDIO UNIVERSALE CONCESSO IN MANIERA INDISTINTA

Il reddito di base garantito, cioè il grande esperimento finlandese paragonabile a una specie di reddito di cittadinanza provato su “cittadini-cavie” volontari per combattere disoccupazione e povertà  e tentare di reinserire gli adulti sul mercato del lavoro, fa bene alla salute ma non funziona per promuovere l’aumento del tasso di occupazione. Lo ha detto oggi il governo di centrodestra finlandese guidato dal premier ed ex tycoon Juha Sipila, spiegando che per una modernizzazione del pur generoso welfare del paese nordico e per garantire che esso resti sostenibile anche in futuro con crescita economica e demografica basse sarà  necessario pensare ad altri tipi di riforme.
Con forti probabilità , salvo colpi di scena, vista la serietà  a tempi lunghi con cui i finnici progettano ogni riforma, si dovrà  aspettare fino a dopo le prossime elezioni legislative attese per questo aprile.
Elezioni a cui la politica per l’occupazione sarà  un tema-chiave insieme ai temi legati al futuro dell’Unione europea e dell’Eurozona di cui il paese nordico fa parte
L’esperimento era stato lanciato nel 2017 e tenuto in vita per un anno abbondante fino al termine del 2018. Duemila cittadini tra disoccupati e persone a reddito basso o precario vi avevano partecipato su base volontaria. Il reddito minimo funzionava così: ognuno tra i partecipanti al test riceveva dalla Kela, l’autorità  del welfare di Helsinki, un pagamento di 560 euro mensili.
Il pagamento era garantito in ogni caso, cioè sia in caso che il recipiente dell’assegno fosse riuscito nel frattempo a seguire con successo il consiglio del governo di approfttare della sicurezza del reddito minimo per cercarsi un impiego anche a bassa retribuzione, sia nel caso opposto, cioè nel caso di un fallimento di ogni suo tentativo di ritrovare un lavoro o persino nel caso che egli avesse scelto di non cercare una nuova occupazione bensà­ di vivere col solo reddito minimo appunto di 560 euro mensili. Il pagamento di tale cifra mensile, nel caso dei duemila volontari partecipanti all’esperimento, aveva sostituito i sussidi disoccupazione ma era affiancabile a sussidi familiari, assegni del welfare per i bambini e altri aiuti del genere.
Il reddito minimo garantito ha avuto conseguenze positive per la salute e l’equilibrio psichico dei partecipanti, che dopo esami medici nel corso e a conclusione del test si sono rivelati meno stressati e piຠcapaci di concentrarsi.
Ma non li ha aiutati a cercare e soprattutto a trovare un nuovo impiego, ha spiegato Ohto Kanninen, dell’Istituto per il lavoro e la ricerca economica. Lo stimolo a cercare di rilanciarsi non si è rivelato piຠefficace della voglia di ritrovare un impiego tra i disoccupati “normali”, non partecipanti al test.
Secondo il giornalista Tuomas Muraja, che ha partecipato all’esperimento, “col reddito minimo mi è stato comunque possibile tentare con calma di inserirmi nelle offerte di lavoro che mi venivano presentate, perchè ero libero da stress da ansia di povertà “. Ma su base globale l’esperimento non ha mostrato efficacia, in un paese come la Finlandia dove dopo quattro anni di gravi difficoltà  economiche il tasso di disoccupazione è appena sceso sotto il 7 per cento ma resta ben piຠalto che negli altri 4 Stati membri della Comunità  nordica, cioè Svezia Norvegia Danimarca e Islanda.
La ministra norvegese degli Affari sociali, Pirkko Mattila, ha sottolineato che la Finlandia “non ha alcuna intenzione di introdurre a livello generalizzato un reddito minimo garantito”, ma che l’esperimento rientra tra i progetti di riforma e modernizzazione del welfare. Gli avversari della coalizione al potere accusano l’esecutivo di cercare ogni via per ridurre il costo totale dello Stato-previdenza

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

PRIMA GLI ITALIANI, “HO UCCISO PER 3 EURO E 20 CENTESIMI”

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

HA CONFESSATO IL MURATORE ITALIANO CHE HA MASSACRATO LA PENSIONATA SETTANTENNE NEL CUNEESE

Ha confessato Daniele Ermanno Bianco, il muratore 40enne arrestato per l’omicidio di Anna Piccato, la pensionata di 70 anni uccisa lo scorso 23 gennaio a Barge, nel Cuneese, il volto irriconoscibile per le ferite inferte.
In carcere da alcuni giorni, l’uomo ha ammesso di averla colpita più volte con una chiave inglese – che non è stata trovata – per rapinarla. Il bottino, 3,20 euro, l’ha poi speso per comparsi una birra. A incastrare l’omicida sono state le tracce di dna della vittima trovate sui suoi abiti.
Determinanti sono stati, sottolineano i carabinieri, gli esiti degli accertamenti eseguiti dagli inquirenti nelle ore e nei giorni successivi all’omicidio: tutti gli elementi portavano all’uomo fermato, aggravandone sempre più il quadro indiziario.L’arma usata per commettere l’omicidio, al momento non rinvenuta, sarebbe stata una pesante chiave inglese della quale l’uomo si sarebbe disfatto subito dopo, gettandola in un cassonetto poco prima dell’arrivo del camion della nettezza urbana.
Nel corso dell’ultimo interrogatorio reso, l’uomo ha sostenuto di attraversare un momento di difficoltà  economica, circostanza che lo ha spinto a decidere di rapinare la donna.
Così, la mattina del 23 gennaio l’ha attesa dopo che aveva finito di consumare il caffè in un bar del paese. Dopo averla seguita, l’ha fermata in via Giolitti colpendola una prima volta con una chiave inglese, stordendola. Approfittando dello stato di impotenza della donna, l’ha trascinata lungo il giardino, finendola con altri colpi alla nuca (il medico legale, durante l’autopsia, ne ha contati 10).
Dopo averle sfilato il giubbotto ed essersi verosimilmente appropriato di tre euro (l’unica somma di denaro che la vittima aveva con sè) ed è fuggito. Poco dopo si è liberato del giubbotto e della chiave inglese.

(da agenzie)

argomento: criminalità | Commenta »

AIUTARONO ORMEA A USCIRE DAL FANGO, ORA IL DECRETO SICUREZZA LI MANDA A CASA

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

IL SINDACO: “LA COOPERATIVA DI MIGRANTI LAVORA TUTTI I GIORNI PER NOI, COSI’ PERDIAMO RISORSE PREZIOSE PER IL NOSTRO TERRITORIO”

I migranti fotografati con i piedi nel fango a lavorare in occasione dell’ultima alluvione che ha colpito il Piemonte potrebbero essere mandati a casa a causa del decreto sicurezza. L’allarme parte dal sindaco di Ormea Giorgio Ferraris che ha scritto all’assessora regionale Monica Cerutti per raccontare come il provvedimento voluto da Matteo Salvini rischi seriamente di far perdere risorse umane che si sono rivelate preziose per il territorio.
Il permesso di soggiorno di nove migranti accolti a Ormea   è scaduto, hanno chiesto il rinnovo ma è molto difficile da ottenere perchè non provengono da Paesi dove c’è la guerra.
Ormea ha 1600 abitanti, con un vastissimo territorio che richiede molta manutenzione e ha una popolazione non più giovane.
Proprio durante l’alluvione era nata l’idea di una cooperativa, la “Volpe e il Mirtillo” che ha fatturato 85mila euro e ha dato lavoro non solo ai nove uomini arrivati   dall’Africa che erano stati utilissimi durante l’alluvione ma anche a molti italiani .
A uno dei richiedenti asilo il permesso è già  stato negato, altri 4 sono in attesa dell’appello, altri 4 aspettano il responso della commissione territoriale.
“Da noi è attivo un centro di accoglienza dal 2015 che ha ospitato 35 persone   che ora si sono ridotti a 20   – racconta il sindaco –   In questi anni hanno lavorato per pulire i sentieri, recuperare i castagneti abbandonati. Alcuni hanno trovato lavoro nelle aziende agricole. Mi auguro che ora questo impegno, che si è esteso con la nascita della cooperativa,   non sia completamente vanificato”.

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

MAFIA CAPITALE, CHIESTA CONDANNA A CINQUE ANNI PER ALEMANNO

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

“ERA L’UOMO POLITICO DI RIFERIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE MONDO DI MEZZO” … E’ ACCUSATO DI CORRUZIONE E FINANZIAMENTO ILLECITO PER 220.000 EURO RICEVUTI DA BUZZI E CARMINATI “PER COMPIERE ATTI CONTRARI AL SUO DOVERE D’UFFICIO”

La procura di Roma ha chiesto una condanna a cinque anni di carcere per l’ex sindaco Gianni Alemanno, accusato di corruzione e finanziamento illecito in uno de filoni dell’inchiesta su il Mondo di Mezzo.
Secondo i pm, tra il 2012 e il 2014 l’ex primo cittadino avrebbe ricevuto oltre 220 mila euro mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio.
I soldi, in base all’impianto accusatorio, sarebbero arrivati da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati e sarebbero stati versati alla fondazione Nuova Italia, presieduta da Alemanno.
Durante la requisitoria, il pm Luca Tescaroli ha affermato che Alemanno è stato “l’uomo politico di riferimento dell’organizzazione Mafia Capitale all’interno dell’amministrazione comunale, soprattutto, in ragione del suo ruolo apicale di sindaco, nel periodo 29 aprile 2008-12 giugno 2013 (e successivamente di consigliere di minoranza in seno al Pdl)”.
Dalle intercettazioni, secondo l’accusa, emerge come “Alemanno avesse piegato la sua funzione di sindaco alle esigenze del sodalizio o, comunque, fosse pienamente disponibile, ben oltre il compimento delle condotte innanzi esposte. Sono le voci dei corruttori Buzzi e Carminati che lo rivelano direttamente”.

(da agenzie)

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LE BUFALE DELLA MELONI SULLA FRANCIA E LA GUERRA IN LIBIA DEL 2011

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

PECCATO CHE LA MELONI VOTO’ A FAVORE DELL’INTERVENTO MILITARE ITALIANO, COME RISULTA DAI VERBALI DELLA SEDUTA CHE PUBBLICHIAMO: UN PO’ DI VERGOGNA, MAI?

«La Francia ha compromesso il rapporto di amicizia con l’Italia nel 2011 quando ha mosso guerra alla Libia per cancellare gli accordi di approvvigionamento energetico siglati tra Italia e Libia».
Non ha perso tempo Giorgia Meloni per commentare la decisione della Francia di richiamare a Parigi l’ambasciatore Christian Masset.
Per la Meloni la Francia si sarebbe dovuta aspettare una perdita di simpatia e di credibilità  da parte degli italiani perchè nel 2011 ha deciso di attaccare la Libia per deporre Gheddafi e soprattutto danneggiare il nostro Paese.
Da diverso tempo infatti la leader di Fratelli d’Italia ci spiega che il problema dell’invasione (che tale non è) di migranti è tutta colpa della Francia e della guerra in Libia.
Di volta in volta questa guerra, combattuta anche dal nostro Paese, viene descritta come un conflitto generato dai molteplici interessi francesi.
Ieri erano gli accordi di approvvigionamento energetico stipulati tra Italia e Libia, due settimane fa era la difesa del Franco CFA — quello che secondo Di Battista ci riempie di immigrati — perchè la Francia aveva scoperto che il Colonnello voleva sostituire il Franco CFA con una moneta africana.
A parte che la storia non è come la racconta la Meloni a nessuno sfuggirà  che Gheddafi non aveva la forza politica e soprattutto economica per creare una moneta pan-africana.
E soprattutto ai paesi africani che hanno adottato il Franco CFA conviene più avere una moneta agganciata all’euro che una creata da un dittatore.
Da anni Giorgia Meloni però ci racconta che quello che stiamo “subendo” dal punto di vista migratorio è colpa della Francia, che non se ne vuole assumere le responsabilità .
Ad esempio il 21 gennaio scorso la Meloni parlava di “attacco alla Libia del 2011 in chiave anti-italiana”.
Periodicamente Giorgia Meloni tira fuori la storia della Libia. Molto più di Di Battista, Di Maio o Salvini è FdI che alimenta l’odio nel confronto della Francia inventando questo nuovo nemico dei sovranisti nostrani.
Pur essendo così bene informata sulle vicende libiche e sulle trame internazionali ordite dai francesi ai nostri danni Giorgia Meloni dimostra di soffrire di vere e proprie amnesie, vuoti di memoria o processi di rimozione.
Il primo è storico: l’Italia nel 2011 scese in guerra a fianco della Francia, e lo fece in virtù «delle particolari condizioni geografiche, storiche, economiche e politiche che vedono un primario interesse del nostro Paese nel tutelare la stabilità  dell’area mediterranea».
E anche se è indubbio che l’allora governo Berlusconi non era molto propenso ad avallare un intervento militare contro Gheddafi è altrettanto chiaro che quella decisione venne votata ed approvata dal Parlamento.
E a votare a favore, quel giorno di marzo del 2011 c’era anche la nostra sovranista pacifinta.
Vale la pena ricordare qui un passaggio del discorso di Fabrizio Cicchitto che spiegò tra i punti a favore di un intervento militare «consiste nel tutelare anche gli interessi economici dell’Italia. Se lo fa la Francia non capisco perchè non dobbiamo farlo noi».
Insomma la Francia è andata in Libia a bombardare per difendere i suoi interessi economici, come dice la Meloni, ma lo sapevamo tutti.
Il punto è che anche l’intervento italiano fu deciso in base alla difesa degli interessi economici nazionali.
L’unica differenza era che probabilmente i francesi alle elementari avevano studiato meglio la geografia, intuendo che avrebbero potuto salvaguardare i propri interessi senza farsi carico dell’arrivo dei migranti.
Sempre scavando sulle dichiarazioni della Meloni sulla Libia scopriamo poi che il suo pacifismo è solo di facciata.
Ci si chiederà  se la Meloni è contraria ad ogni forma di intervento militare in Libia. Niente affatto.
Il 7 marzo 2016 annunciava che Fratelli d’Italia avrebbe votato a favore ad un eventuale intervento in Libia “attraverso l’utilizzo dei corpi speciali sotto la linea di comando dell’intelligence”.

(da “NextQuotidiano”)

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SCRITTE OMOFOBE CONTRO UNO STUDENTE, GRANDE REAZIONE DEI COMPAGNI CHE TAPPEZZANO LA SCUOLA DI CARTELLI “#SIAMOTUTTIFROCI”

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

IL RAGAZZO VITTIMA DI INSULTI COMMUOVE TUTTI: “GRAZIE, MI FATE SENTIRE PIU’ FORTE IN QUESTO PERCORSO DI VITA”

Scritte omofobe a scuola contro uno studente del terzo anno, i compagni lo difendono e riempiono la facciata dell’istituto con striscioni con l’hashtag “#siamotuttifroci”.
È accaduto all’istituto Alberghiero di Brindisi.
Qualcuno nella giornata di ieri, 7 febbraio, aveva imbrattato le mura e le scale esterne dell’edificio scuolastico con insulti omofobi nei confronti di un ragazzo minorenne, era stato scritto anche il suo nome e cognome. La reazione degli altri studenti è stata esemplare.
Il dirigente scolastico Vincenzo Antonio Micia ha fatto immediatamente cancellare le scritte. Questa mattina gli stessi studenti con i docenti hanno organizzato un flash mob fuori dall’istituto, al quale hanno partecipato anche i ragazzi delle altre scuole superiori della città . Nella giornata di ieri i rappresentati degli studenti dell’Alberghiero hanno avvertito i colleghi delle altre scuole.
Durante la manifestazione è intervenuto il ragazzo vittima degli insulti ed ha commosso tutti. Con gran coraggio ha parlato davanti ai suoi coetanei.
“Io sono fortunato – dice – ho accanto la mia famiglia e i miei amici, oggi la vostra vicinanza mi fa sentire più forte in questo mio percorso di vita”.
Dopo le sue parole anche altri ragazzi hanno fatto coming out: “Che ne sapete voi della paura quella che ci distrugge – spiega uno studente – che annienta le famiglie, gli amici di scuola. Che ne sapete voi del dolore, che dura finchè qualcuno non ti libera, accettandoti per quello che sei, un omosessuale”.
Poi è stato il preside a rassicurare i suoi ragazzi.
“Questa scuola – afferma Micia – costruisce ponti e non permetterà  l’omofobia”.
La condanna più grande a questo gesto è arrivato proprio dagli alunni. “Questo episodio – affermano i rappresentati degli studenti dell’Alberghiero di Brindisi e Carovigno – testimonia quanto siano ancora radicate, proprio tra noi giovani, l’ignoranza, la paura del diverso e l’intolleranza. Gli autori di queste scritte possono idealmente essere associati a quell’esercito di balordi e criminali che picchiano i barboni, insultano i migranti, violentano le donne. Vorremmo poter fare qualcosa per questi poveri di spirito, loro sì deviati e pericolosi, forse poco amati , certamente trascurati e male educati, ridotti ad essere mine vaganti che tentano di darsi un’identità  attraverso atti di bullismo”

(da agenzie)

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