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SI SONO SPARATI SUI COGLIONI: LA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA SLITTA PERCHE’ NON C’E’ PIU’ UNA MAGGIORANZA DISPOSTA A VOTARLA

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

INSURREZIONE NEL GRUPPO GRILLINO, DI MAIO CHIEDE TEMPO AL SALVINI: “CI SONO MOLTI NOSTRI DEPUTATI CHE NON NE POSSONO PIU’ E NON INTENDONO VOTARLA”

Negli stessi minuti in cui Luigi Di Maio, in conferenza stampa, bolla come “fake news” la possibilità  che slitti la legge sulla legittima difesa, un suo emissario Riccardo Fraccaro e il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, stanno discutendo il calendario dei lavori d’Aula.
Tutto in via informale dal momento che a decidere in questi casi sono i deputati con un voto e la conferenza dei capigruppo.
Sta di fatto che la legge sulla legittima difesa, provvedimento simbolo per Matteo Salvini, è stato rinviato. In teoria al posto di arrivare a Montecitorio la prossima settimana, approderà  quella successiva. In pratica però se ne potrebbe discutere anche a fine marzo.
Il Movimento 5 Stelle ribolle.
Il vicepremier grillino chiede ossigeno all’alleato. Si parla di deputati che “non ne possono più”, di riunoni che diventano uno sfogatoio, il tutto è precipitato dopo la delusione del voto in Abruzzo in prima e in Sardegna due settimane dopo.
Il messaggio recapitato a Di Maio è arrivato forte e chiaro: “Non tutti i deputati sono disposti a votare la legge sulla legittima difesa”, gli è stato riferito da un parlamentare che ha partecipato a una cena in cui una fronda ha discusso dell’insofferenza verso l’alleato leghista e verso il suo potere strabordante.
Quindi, se si dovesse andare avanti anche con la legittima difesa si creerebbe un incidente in Parlamento. Incidente che lo stesso Salvini vuole scongiurare.
Per questo ha concesso ossigeno a Di Maio che vuole rivedere l’organizzazione interna, come annunciato oggi in conferenza stampa, e che prevede l’entrata in scena di alcune figure che serviranno da raccordo tra Roma e i territori.
Ma più di ogni altra cosa, distribuendo questi incarichi, il capo M5s proverà  a calmare le varie anime sempre più insofferenti nei confronti della Lega. Poichè sia il voto in Abruzzo sia quello in Sardegna hanno prodotto un’ecatombe nel mondo pentastellato.
E i dossier caldi con tutte le decisioni da prendere non aiutano. Sul tavolo c’è la questione dell’Autonomia: “Oggi durante l’audizione nella commissione parlamentare per le questioni regionali il ministro Stefani ha ammesso che non c’è accordo”, riferisce un senatore M5s.
“Sono l’unico a pensare che ci sono altre priorità ?”, si chiede il deputato grillino Davide Galantino, anche lui tra più critici in questo momento.
Non si ferma qui: “Bisogna essere sinceri e soprattutto saper chiedere scusa quando non puoi mantenere fede a tutte le promesse fatte in campagna elettorale”.
O quando bisogna cedere alla Lega come sulla legittima difesa, rivendicata da Salvini in ogni comizio. Di Maio invece fa finta di nulla salvo poi dire, con poca convinzione e a domanda precisa, che non ha nulla in contrario.
Peccato che poco prima il sottosegretario Stefano Buffagni aveva detto che sono necessarie modifiche.
Due settimane non basteranno per trovare la quadra. Anche perchè molti M5s sono del tutto contrari. Quindi per adesso si avanti con altri provvedimenti, tra cui quello sui truffati delle banche, e si conta sul fatto che, nel momento in cui il decretone che contiene il reddito di cittadinanza arriverà  alla Camera, si dia priorità  a questo.
E così la legittima difesa slitterà  ancora mentre Di Maio riuscirà  a rivendicare una legge cara agli M5s.
Sempre meno deputati vanno in tv tra la difficoltà  di spiegare il perchè del fallimento in Abruzzo e in Sardegna e l’imbarazzo di esprimere una posizione chiara sui vari provvedimenti

(da “Huffingtonpost“)

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TRIA ALZA LA TESTA

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

DOPO LA SCONFITTA DEI GRILLINI, IL MINISTRO RIPRENDE IN MANO I CONTI E PREPARA LA MANOVRA BIS, CON UN TAGLIO AL REDDITO DI CITTADINANZA

Nei corridoi dei ministeri vengono definiti “quelli del 10%”.
A via XX settembre, in particolare l’aria dopo l’uno-due Abruzzo Sardegna è iniziata a spirare in senso ostinato e contrario. Il Movimento 5 stelle è in un momento particolare nella sua gestione interna.
Ma le prime difficoltà  tangibili per gli uomini di Luigi Di Maio si stanno verificando nel corpaccione dell’esecutivo.
“Sono come api impazzite”, commenta uno dei famigerati tecnici del ministero dell’Economia, riferendosi all’attivismo di chi un po’ sa di essere sotto schiaffo e un po’ non vuole essere tenuto fuori dai tavoli che contano.
Sono alcuni giorni che Giovanni Tria e i suoi più stretti collaboratori si sono iniziati a riunire. Perchè riparte il grande circo del Def, e il ministro vuole arrivarci non da spettatore pagante e adeguatamente preparato.
Così le prime riunioni tecniche sul Documento di programmazione economica e finanziaria che dovrà  essere presentato il prossimo 10 aprile si stanno svolgendo senza le controparti politiche. Tutto sotto la supervisione del titolare designato, vero, ma senza nessuna camicia gialla o verde al tavolo.
Il racconto di queste ore sul mite professore di Tor Vergata lo vuole rianimato dalla concomitante difficoltà  dei 5 stelle. Perchè, come ha spesso sottolineato la loro comunicazione, è stato Di Maio il vero artefice dell’innalzamento dell’asticella del deficit al 2,4% (poi rivista al 2,04%). E alla luce dei dati sulla crescita rivisti al ribasso, è tempo che Tria va dicendo che la sua prudenza di settembre, il cui argine cadde sotto i colpi dei due vicepremier, era la strada giusta da seguire.
È in quest’ottica che, nonostante abbia sempre centellinato le sue presenze televisive, lunedì ha accettato di partecipare alla trasmissione Quarta repubblica su Rete4, tirando bordate a destra e a manca (ma più a manca dell’attuale governo, vedi parole sul Tav), con un piglio molto più acceso rispetto al consueto.
Perchè i suoi collaboratori spiegano che numeri alla mano il ministro non accetterà  più una gestione “allegra” dei numeri e dei capitoli di spesa.
La traduzione è molto semplice: il 2,04%, considerando le previsioni di crescita, dovrà  essere rivisto al ribasso.
E al Mef si mette in conto che una mini manovra correttiva dovrà  necessariamente essere fatta. È qui che casca l’asino.
Perchè a meno di fare spallucce e consentire che l’Iva aumenti, entrando direttamente nella storia come il governo più impopolare della storia, i soldi in meno da qualche parte dovranno essere recuperati.
E il principale indiziato ad essere sforbiciato è il reddito di cittadinanza. “Rientrerebbe nelle normali conseguenze del tagliando trimestrale che ci siamo imposti come timing”, spiega una fonte del Tesoro.
Argomento di cui la pattuglia 5 stelle del governo non vuole nemmeno sentir parlare. Irritata dalla melina messa in atto sulla nomina di Pasquale Tridico al vertice dell’Inps, con il paradossale risultato di un braccio di ferro dove sono i 5 stelle a passare per quelli che vogliono tutelare il tetto stipendiale dei dirigenti pubblici.
Alle porte si prospettano mesi caldi.

(da “Huffingtonpost“)

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BRUXELLES BOCCIA REDDITO E QUOTA 100

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

“INVESTIMENTI FERMI E DEBITO IN AUMENTO”: LE ANTICIPAZIONI SUL REPORT DELLA COMMISSIONE UE

La Commissione europea domani dovrebbe mettere l’Italia sotto monitoraggio per i suoi squilibri macroeconomici eccessivi, adottando un “rapporto paese” particolarmente critico delle misure contenute nella manovra del governo.
Lo apprende l’AGI alla vigilia della discussione nel collegio dei commissari.
Secondo la Commissione, non solo c’è stato uno “stallo” sulle riforme, ma anche una retromarcia rispetto a quanto approvato in passato.
“Quota 100” avrebbe un impatto negativo sulla sostenibilità  dei conti pubblici. L’efficacia del reddito di cittadinanza sarebbe messa in dubbio dall’impreparazione dei centri per l’impiego. Secondo il Country Report (Rapporto paese) sull’Italia, gli squilibri macro-economici potrebbero “peggiorare”, in particolare con il rischio di un aumento del debito pubblico che si somma alle debolezze strutturali dell’economia.
Per il momento il contagio dell’aumento degli spread è stato limitato, ma la Commissione teme che un deterioramento dei fondamentali macro-finanziari dell’Italia possa creare rischi di conseguenze negative per altri Stati membri. Tuttavia l’esecutivo comunitario dovrebbe limitarsi a mettere sotto monitoraggio l’Italia senza aprire una procedura per correggere gli squilibri macro-economici eccessivi.
L’Italia è sempre stata sotto monitoraggio da quando nel 2012 è stata introdotta la valutazione degli squilibri macro-economici. La procedura per squilibri eccessivi, che finora non è mai stata utilizzata per nessun paese, prevede che la Commissione possa chiedere al governo un piano d’azione correttiva che dettagli le misure per correggere gli squilibri e il calendario per la messa in opera.
Il Country Report contiene un giudizio qualitativo delle misure adottate dal governo e una valutazione complessiva della situazione economica dell’Italia.
La misura della manovra più criticata dovrebbe essere “quota 100” che – agli occhi della Commissione – rappresenta una marcia indietro sulle riforme del passato ed è destinata a aumentare in modo significativo la spesa pensionistica nei prossimi anni.
L’esecutivo comunitario ritiene che “quota 100” metta in pericolo la sostenibilità  di lungo periodo delle finanze pubbliche e possa avere conseguenze negative per la crescita potenziale perchè riduce la popolazione in età  da lavoro.
Quanto al reddito di cittadinanza, la Commissione ritiene che i centri per l’impiego non siano adeguatamente equipaggiati per mettere in pratica la riforma con effetti positivi per le politiche attive sul lavoro. Inoltre, il lavoro nero rimane una sfida per l’Italia. Sulla manovra, la Commissione dovrebbe anche criticare l’aumento del carico fiscale sulle imprese e il pericolo di condoni, mentre gli obiettivi di privatizzazioni annunciati dal governo sono considerati poco realistici.
Inoltre, l’esecutivo comunitario non ha registrato progressi significativi sulla riforma del catasto, sulle tax expenditures (esenzioni e deduzioni fiscali) e sulla tassazione degli immobili. Quanto al settore bancario, la Commissione dovrebbe sottolineare le pressioni sulle banche dovute all’aumento degli spread, che ha avuto un impatto negativo sui livelli di capitalizzazione e le capacità  di finanziamento.
L’esecutivo comunitario ritiene che rimangano sacche di vulnerabilità , in particolare tra le banche medie e piccole.
Tra le altre critiche avanzate all’Italia dovrebbe esserci il basso livello di assorbimento dei fondi Ue e le restrizioni sulla concorrenza in particolare nel settore del commercio con l’ipotesi di chiusura domenicale. Nel Country Report, la Commissione dovrebbe indicare in quali settori è richiesta azione da parte del governo come la revisione dei valori catastali, la razionalizzazione delle tax expenditures, la riduzione della spesa pensionistica nella spesa pubblica, la riforma del processo penale e del sistema di appello e la rimozione di barriere alla concorrenza. Il Country Report dovrebbe essere la base per il governo per preparare il programma nazionale di riforme (Pnf) e il programma di stabilità  (il documento di economia e finanza o Def), su cui la Commissione si esprimerà  in primavera.
Fuest (Ifo): “Con debito fuori controllo, aiuti Ue e cambio di governo”.
“Se l’Italia avesse difficoltà  a rifinanziare il suo debito pubblico, allora a livello Ue si dovrebbe trovare una “qualche maniera per andare avanti”, cosa che comporterebbe una “qualche forma di sostegno” e “un cambiamento di governo” in Italia. Lo dice il presidente dell’Ifo Clemens Fuest, uno degli economisti più ascoltati in Germania, incontrando la stampa a Bruxelles.
“Abbiamo visto relativamente poco contagio finora – afferma Fuest, rispondendo ad una domanda – ma le reazioni dei mercati dei capitali sono state per lo più concentrate sull’Italia. Naturalmente, se succede qualcosa, se l’Italia ha delle difficoltà  a rifinanziare il suo debito, penso che ci sarà  una discussione su come questa cosa può essere affrontata insieme. Semplicemente perchè l’Italia è troppo grande per fallire”.
“Naturalmente – continua – ci saranno enormi resistenze politiche contro qualsiasi forma di sostegno, nei Paesi nordici, semplicemente perchè c’è la percezione che questa crisi, se arriva, sarà  causata dal governo italiano. Non è venuta da fuori, ma provocata. Ma l’Italia è un Paese molto grande e molto importante e ci sarà  una qualche maniera di andare avanti, cosa che comporterà  anche direi una qualche forma di sostegno e probabilmente anche un cambiamento del governo italiano. E’ uno scenario probabile”, nel caso si dovessero verificare difficoltà  di rifinanziamento del debito.
“Senza un cambiamento” di governo, “naturalmente – ha aggiunto Fuest – in qualche modo potrebbe esserci una ripetizione della vicenda greca. Il governo greco aveva l’idea di finirla con le politiche di austerità  e tutti i suoi vincoli, ma un Paese che fa così non verrebbe salvato”. “In quel caso, persino l’Italia dovrebbe introdurre probabilmente una nuova moneta o affrontare perlomeno una ristrutturazione del suo debito”, ha concluso Fuest.

(da “Huffingtonpost”)

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NON ERANO SCAFISTI, ASSOLTI DOPO 3 ANNI E MEZZO DI CARCERE

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

GUIDAVANO LA BARCA SOTTO LA MINACCIA DEI TRAFFICANTI CHE RIMANGONO ORMAI IN LIBIA E MINACCIANO I LORO PARENTI

Cinque di loro sono rimasti in carcere dai 2 ai 3 anni e mezzo.
Tutti assolti dalla corte d’Assise di Palermo, presidente Sergio Gulotta, i sette imputati per il naufragio del 24 agosto in cui morirono asfissiati 53 migranti.
La procura di Palermo aveva chiesto cinque ergastoli e due assoluzioni. La corte ha invece ritenuto che tutti non fossero colpevoli dei reati di omicidio colposo plurimo, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e naufragio. In cinque sono stati immediatamente scarcerati dopo la lettura dela sentenza.
L’indagine era stata coordinata dai pm Renza Cescon, Calogero Ferrara e Annamaria Picozzi.
Le motivazioni verranno depositate fra novanta giorni e solo allora si saprà  se, come nel caso delle assoluzioni per gli oltre 200 morti dell’altro tragico naufragio dell’agosto 2015, gli imputati erano sì gli uomini che guidavano la barca, tracciavano la rotta e comunicavano con telefoni satellitari per farsi soccorrere, ma lo facevano sotto la minaccia dei trafficanti di uomini che rimanevano in Libia e minacciavano i loro parenti.
Una sorta di “scafisti per necessità ”, come li ha definiti il giudice nel processo per i 200 morti del canale di Sicilia.
Gli imputati, di nazionalità  marocchina, libica e siriana si sono sempre professati innocenti e hanno sempre sostenuto di essere stati costretti a condurre la barca.
I migranti vennero salvati dalla nave Poseidon della marina Svedese mentre erano alla deriva nel canale di Sicilia.
A bordo del barcone c’erano 439 migranti ancora vivi e 53 morti per la mancanza di ossigeno nella stiva dove erano ammassati.
Morirono tutti quelli che per ore rimasero in piedi vicino ai motori della barca, respirando i vapori del combustibile. I naufraghi vennero sbarcati a fine agosto nel porto di Palermo.
In quattro vennero subito arrestati e non sono mnai usciti dal carcere fino ad oggi. Issa Okrema Ahmad era stato scarcerato dopo 3 mesi, anche lui dal gip. Poi, però, la procura ha impugnato la scarcerazione, il tribunale del Riesame ha accolto l’appello dei pm. Il provvedimento è stato confermato in Cassazione. Così il siriano è ritornato in carcere su mandato di arresto europeo rimanendovi fino a oggi.

(da agenzie)

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PERCHE’ MARCO MANNA E’ L’UOMO DA VOTARE PER LE PARLAMENTARIE M5S: “VISTO CHE IL M5S HA IMBARCATO DI TUTTO, MI CANDIDO ANCHE IO”

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

“NELLA MIA SEGRETERIA METTERO’ PARENTI E AMICI COME HA FATTO DI MAIO”

Marco Manna, 42 anni, fondatore del Meet Up di Torre del Greco, di professione camionista, è   l’Uomo Nuovo del MoVimento 5 Stelle.
Lo si vede ad occhio nudo già  dall’intervista che ha rilasciato oggi al Mattino, in cui ha spiegato che siccome il M5S ha “cambiato completamente rotta ed imbarcato di tutto, a questo punto mi candido anche io”.
Insomma, Marco Manna ha le idee chiare e non ha paura di esprimerle, visto che spiega che metterà  nella sua segreteria parenti ed amici, “come ha fatto Di Maio” mentre il suo MoVimento “è riuscito a sdoganare la Lega al Sud”.
Un candidato che ha analizzato alla perfezione la situazione e non ha paura di esporla a chi parla di candidatura provocazione.
E nel suo video introdotto da Nino D’Angelo spiega che non è vero che non ha i titoli per fare l’europarlamentare, visto che è laureato in lingue (no, non è vero), si è specializzato in studi postcoloniali (no, non è vero) e dopo gli studi su Pessoa (no, non è vero) si è dedicato all’informatica tornando a Napoli per fare il camionista (ecco, questo è vero).
“Il mio messaggio è ‘votate per me come candidato alle europee perchè (seguono vari improperi in napoletano)” e poi lancia la sua campagna: Se sei un professionista, un prulilaureato e sostieni la mia candidatura, mandami il tuo video per partecipare alla campagna “Essere Marco Manna”.
Poi cos’è questa storia dei titoli? Ancora con questi titoli? Ma smettiamola. Il mondo cambia in base alle tue azioni, non in base ai tuoi titoli.

(da “NextQuotidiano“)

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LA VERGOGNA DELL’ABBRACCIO DI SALVINI AL LEGHISTA CONDANNATO PER OMICIDIO A 3 ANNI E 8 MESI

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI BARI E’ STATO CONDANNATO PER OMICIDIO PRETERINTENZIONALE: HA SPARATO ALLE SPALLE A   DUE RAPINATORI IN FUGA, NEANCHE LA NUOVA LEGITTIMA DIFESA L’AVREBBE SALVATO DALLA CONDANNA

Qualche giorno fa il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è recato al carcere di Piacenza a far visita ad Angelo Peveri, l’imprenditore condannato con sentenza passata in giudicato a 4 anni e mezzo per aver sparato ad un ladro che a causa delle ferite rimarrà  invalido.
Il caso di Peveri non ha nulla a che fare con la legittima difesa ma questo al ministro interessa poco.
Come probabilmente interessa poco che Enrico Balducci, il segretario provinciale della Lega di Bari, sia stato condannato in via definitiva a 3 anni e 8 mesi per l’omicidio preterintenzionale di Giacomo Buonamico.
Anzi, per Salvini le cose stanno diversamente: «il rapinatore nella prossima vita cambia mestiere», ha detto il ministro invitando sul palco Balducci: «sono affaracci tuoi se decidi di fare il rapinatore: ti assumi i rischi del tuo vigliacco mestiere».
I fatti sono questi: il 5 giugno del 2010 il 21enne Giacomo Buonamico, alla guida di una moto sulla quale c’era il pregiudicato Donato Cassano, viene raggiunto da un colpo di arma da fuoco esploso dalla pistola — regolarmente detenuta — di Enrico Balducci, titolare della stazione di servizio Tamoil di Palo del Colle.
In precedenza Cassano aveva rapinato l’Eurospin di Palo del Colle (bottino: 500 euro). Nella sentenza nulla si dice invece in merito al ruolo di Buonamico nella rapina, anzi le telecamere di sorveglianza inquadrano l’azione di un solo rapinatore: Cassano.
Il tentativo di rapina alla stazione di servizio non va a buon fine, la moto si allontana e mentre sta uscendo dall’area di servizio Balducci spara tre colpi in rapida successione. Uno di questi causerà  la morte di Buonamico.
Tutto l’episodio, ricostruito dagli inquirenti in base alle testimonianze e ai filmati delle telecamere di sorveglianza si è svolto nell’arco di sei secondi e mezzo. Giacomo Buonamico morirà  dissanguato dieci minuti dopo.
Durante il processo gli avvocati di Balducci hanno invocato la sussistenza dell’esimente della legittima difesa.
Al contrario di quanto va dicendo Salvini da mesi c’è già  una legge sulla legittima difesa. Ma nel caso dell’omicidio di Giacomo Buonamico nella sentenza di primo grado viene fatto notare come non sussistesse l’attualità  del pericolo anche perchè quando Balducci ha impugnato l’arma per sparare — mettendosi in posizione di tiro con le gambe leggermente flesse — i due rapinatori si stavano già  dando alla fuga.
Prova ne è il fatto che sia Buonamico che Cassano sono stati feriti al gluteo. Venendo a mancare l’attualità  del pericolo cade anche l’ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa. Il tribunale ha anche stabilito la non fondatezza della legittima difesa putativa, eccepito dalla difesa dal momento che Balducci ha sostenuto di avere la preoccupazione che i rapinatori potessero tornare in un secondo momento.
Il caso di Balducci è diverso da quello di Peveri, che invece aveva sparato al ladro dopo averlo malmenato e immobilizzato.
Con la legge attuale — che è frutto di modifiche volute dalla Lega Nord — o con quella proposta da Salvini le cose non sarebbero cambiate.
Perchè in ogni caso Balducci sarebbe andato a processo. È il processo infatti il momento in cui viene accertata la verità  dei fatti e nessuno stato di diritto può accettare che un cittadino possa farsi giustizia da solo al di sopra della legge.
Nell’ambito del processo è stato ricostruito che Cassano non aveva mai puntato la pistola (che si scoprirà  successivamente essere un’arma giocattolo) contro Balducci nè al momento in cui i due si sono avvicinati alla pompa di benzina nè successivamente durante la fuga.
I giudici hanno ribadito che la difesa è legittima solo quando non vi sia desistenza o quando sussista un pericolo attuale di incolumità  fisica per sè e per gli altri.
Balducci ricorrerà  in appello e in Cassazione contro la sentenza ma anche la suprema corte con la sentenza del 5 giugno 2014 rigetterà  il ricorso rilevando l’insussistenza delle circostanze relative alla legittima difesa.
Motivo per cui Balducci è stato condannato per omicidio preterintenzionale e non per eccesso colposo di legittima difesa.
Del caso Buonamico però Salvini non parla volentieri, e la ragione è evidente. Mentre per quanto riguarda Peveri (ma anche Ermes Mattielli) i rapinatori sono cittadini stranieri in questo caso si tratta di italiani.
Ed anzi i parenti di Giacomo Buonamico stanno valutando la possibilità  di querelare il ministro perchè — come spiegano al Fatto Quotidiano — «possiamo sostenere che Balduccci è un assassino, visto che è stato condannato, ma Giacomo non è un rapinatore, non c’è nessuna sentenza postuma».
Ma il ministro dell’Interno è fatto così: abbraccia un omicida (con sentenza passata in giudicato) e chiama rapinatore una persona deceduta, sul quale la Giustizia non ha mai pronunciato alcuna sentenza.

(da “NextQuotidiano”)

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PARTE SECONDA: GIULIA SARTI SI DIMETTE DALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA (MA NON DA PARLAMENTARE) E SI “AUTOSOSPENDE” DAL M5S (CHE NON VUOLE DIRE NULLA)

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

LA SUA QUERELA CONTRO L’EX FIDANZATO ARCHIVIATA, DEI 20.000 EURO NON C’E’ TRACCIA, QUINDI NON LI HA MAI VERSATI… L’EX: “NON FINISCE QUI, PREPARATE I POPCORN”

“A seguito delle notizie riportate sulla stampa in merito alla richiesta di archiviazione per la querela da me sporta nei confronti di Andrea Tibusche Bogdan, annuncio le mie dimissioni da presidente della Commissione giustizia della Camera e, a tutela del M5S, mi autosospendo”.
Così, in una nota, Giulia Sarti, portavoce 5S e presidente della Commissione Giustizia. “Preciso che nè Ilaria Loquenzi nè Rocco Casalino mi hanno spinto a denunciare nessuno, ma si sono limitati a starmi vicino nell’affrontare una situazione personale e delicata”.
Affermazione in contrasto da quanto risulterebbe negli atti giudiziari.
Per la Procura di Rimini la deputata M5s Giulia Sarti non fu ‘derubata’ dall’ex fidanzato Andrea Tibusche Bogdan, 32enne consulente informatico di origini romene.
Come riporta la stampa locale è stata infatti depositata la richiesta di archiviazione del fascicolo, per appropriazione indebita, nato dalle denuncia della presidente della commissione Giustizia della Camera alla squadra mobile di Rimini, con una particolareggiata querela in cui si ipotizzava la responsabilità  di Bogdan su mancati bonifici al fondo per il micro credito.
La vicenda era emersa dopo che il nome di Sarti era spuntato nell’elenco delle ‘Iene’ di deputati M5s che da eletti non avevano restituito gli stipendi al fondo.
Sette i bonifici partiti dal conto della Sarti, destinati a quello del Mef, che però risultavano annullati. Quando fu interrogato dal pm Davide Ercolani, un anno fa, Bogdan spiegò che se aveva agito, sul conto corrente online della deputata, lo aveva fatto con la consapevolezza di lei e avendone le password. Inoltre consegnò alla Procura una chat in cui Sarti gli annunciava la querela per togliersi dall’imbarazzo delle restituzioni ‘fantasma’. Per il procuratore capo, Elisabetta Melotti e il pm Ercolani, che hanno firmato la richiesta di archiviazione, dunque non vi furono reati.
Ora sarà  il Gip a decidere e al momento non ci sono opposizioni alla richiesta.
Non finisce qui, “ci saranno sviluppi”, dice oggi all’Adnkronos Bogdan (meglio conosciuto come Andrea De Girolamo) commentando la richiesta di archiviazione avanzata dal Pm di Rimini nell’ambito del processo che lo vede accusato di appropriazione indebita aggravata ai danni della ex fidanzata Giulia Sarti.
“Avete presente quei film con ‘un anno dopo’? Se siete ‘amanti’ di quelli con ‘un anno prima’, #staytuned e preparate i popcorn”, scrive inoltre su Facebook De Girolamo.

(da agenzie)

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PARTE PRIMA: COM’E’ FINITA LA STORIA DELLA DEPUTATA M5S GIULIA SARTI CHE ACCUSAVA IL FIDANZATO DI AVER RUBATO I 20.000 EURO DEI RIMBORSI

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

LA PROCURA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE, IL FIDANZATO HA DIMOSTRATO DI NON AVERLI MAI PRESI, LEI DICE DI “ESSERE STATA COSTRETTA DAI VERTICI GRILLINI A DENUNCIARLO PER SALVARE LA SUA CARRIERA POLITICA”

Vi ricordate della vicenda di Giulia Sarti e Bogdan Andrea Tibusche?
Era scoppiata durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018, perchè la grillina era stata accusata di non aver effettuato bonifici per il fondo del microcredito, come si erano impegnati a fare i parlamentari M5S, per 19399 euro.
All’epoca lei sostenne che fosse tutta colpa dell’ex, fidanzato e collaboratore, Bogdan Andrea Tibusche alias Andrea De Girolamo (come si faceva chiamare su Facebook).
Per questo l’aveva denunciato in procura a Rimini e poi si era autosospesa, chiudendosi nel silenzio fino a qualche tempo fa, quando in un lungo post su Facebook si è scusata, proclamandosi innocente. «O la questione verrà  risolta prima dell’eventuale proclamazione, oppure rassegnerò immediatamente le dimissioni».
La dichiarazione risale al 17 febbraio 2018. Nel frattempo la questione non è stata risolta prima della proclamazione, ma la Sarti è attualmente onorevole e presidente della Commissione Giustizia della Camera.
In compenso però la storia che riguarda i rimborsi di Giulia Sarti e il ruolo di Bogdan Andrea Tibusche si avvia a grandi passi verso la conclusione.
Ieri infatti il pubblico ministero ha fatto un passo decisivo nei confronti dell’accusa di appropriazione indebita: ha chiesto l’archiviazione. E c’è di più.
Perchè la Sarti, parte in causa, non si è opposta all’archiviazione richiesta dal PM sulla quale ora sarà  un giudice a decidere.
Bogdan aveva ribattuto punto su punto sugli addebiti mossi contro di lui dalla parlamentare pentastellata consegnando anche una serie di documenti, tra cui messaggi e chat, in cui appariva evidente come la Sarti fosse al corrente dei movimenti bancari e dei mancati versamenti.
In un frammento di conversazione, inoltre, la stessa parlamentare annunciava al suo ex di essere costretta a denunciarlo, pare su pressione dei capi del Movimento 5 Stelle, proprio per salvare la sua carriera politica.
La fine della storia quindi è questa: Sarti ha accusato il suo ex, lui si è difeso, il pubblico ministero ha creduto a quest’ultimo, la Sarti aveva promesso chiarimenti o dimissioni e non è arrivata nè l’una nè l’altra cosa.
E c’è un dettaglio che ancora non è chiaro: ma alla fine quei ventimila euro dove sono finiti?

(da “NextQuotidiano”)

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LA GARA DI PANCIA TRA CALENDA E SALVINI: L’EX MINISTRO FA IL BAGNO NELL’ACQUA GHIACCIATA

Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile

“CHI L’HA DETTO CHE SOLO I SOVRANISTI (QUELLI ORIGINALI COME PUTIN, NON I NOSTRI CHE MANGIANO AL MASSIMO NUTELLA) SI TUFFANO NELL’ACQUA GHIACCIATA?”

Competition social giocata sull’asse Roma Milano tra Matteo Salvini e Carlo Calenda.
I due inforcano il fioretto fin dall’alba, ospiti uno dopo l’altro del talk Mattino Cinque. Calenda critica per inconcludenza il titolare del Viminale, che risponde a stretto giro in tv ed anche su twitter.
Per essere più chiaro all’ex ministro romano, Salvini si esprime in lingua: “Ma quanto rosicano?”, si chiede su twitter. E aggiunge: “Le parole le lascio ai chiacchieroni di sinistra, io preferisco i fatti. Bacioni”.
Evidentemente Calenda non apprezza le attenzioni del leghista e passa al contrattacco, su un piano che non è quello congeniale alla mitologia progressista.
Basti dire che il mese scorso, in occasione della Epifania ortodossa, e’ stato il sovranista presidente russo Vladimir Putin a commemorare il battesimo di Gesù Cristo immergendosi senza vestiti nel lago ghiacciato di Seliger. Un’impresa da brividi, non da tutti. Da Putin, appunto.
E da Calenda. Costume da bagno e a petto nudo, l’ex titolare dello Sviluppo si offre su twitter pronto ad affrontare il gelo delle acque ghiacciate di un laghetto, solcato da un cigno bianco.
Chiaro il segnale di sfida a Salvini, reso ancora piu’ esplicito dalle parole di Calenda: “Chi l’ha detto che solo i sovranisti (quelli originali, i nostri al massimo mangiano Nutella) fanno il bagno nell’acqua ghiacciata?! #orgoglioprogressista”, verga il titolare dello Sviluppo.
Salvini è chiamato a deporre il cucchianino per indossare le succinte brache da nuotatore.

(da agenzie)

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