Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
“LA REGOLA DEI DUE MANDATI E’ AUREA, BASTA RATIFICHE DI SCELTE FATTE DA ALTRI, CI VUOLE CONFRONTO”
Lei è da sempre critica e c’è da scommettere che non finirà questa legislatura nelle fila dei grillini.
“Di Maio dovrebbe concentrarsi a fare una cosa sola: rinunciare a uno dei suoi incarichi. O fa il ministro o il capo politico”.
A dirlo, intervistata dal ‘Corriere della Sera’, è Elena Fattori del M5S. La senatrice ‘ribelle’ rincara: “Finora da capo politico” Di Maio “non ha fatto nulla, tranne le campagne elettorali. Non basta l’azione governativa. Ci vuole la conoscenza dei territori, il rispetto delle vertenze. In alcuni casi le azioni di governo sono state contraddittorie rispetto a quanto deciso sul territorio”.
Secondo Fattori “si è creato un bipolarismo destra e sinistra, dove i 5 Stelle invece di darsi una connotazione autonoma, si sono accodati alla destra. Quando, invece di trascendere realmente gli opposti ti schieri, allora la gente sceglie l’originale e non certo la costola della destra”
“Secondo me Luigi deve fare solo il capo politico che è già un impegno enorme. Non dovrebbe ricoprire tutti gli incarichi che sta ricoprendo. Cioè dovrebbe fare il vicepremier, che è quello per cui è stato eletto, e il capo politico. Il resto gli ruba solamente tempo e ci sono persone altrettanto preparate che possono sostituirlo. Bisogna imparare a delegare quando si fa i capi. Fare un direttorio di fedelissimi è l’ultima cosa da fare. Si creano dissapori. Ci sono tante anime in un movimento e bisogna ascoltarle tutte. Per esempio le persone si eleggono, si scelgono le più rappresentative. Questa è democrazia, non partitocrazia. La regola dei due mandati secondo me è una regola aurea. È più che sufficiente. E’ una regola importante del Movimento. Spero che ora ci sia un bel confronto, un bel dialogo e delle scelte consapevoli. Ultimamente le ultime votazioni sono state solo ratifiche di decisioni già prese”.
Così Elena Fattori, senatrice M5s, a Rai Radio1 all’interno di Radio anch’io condotto da Giorgio Zanchini.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
“MAROCCHINO, TUNISINO O UCRAINO, QUI NON ENTRI”: LA DISCRIMINAZIONE DI UN LOCALE DELLA RIVIERA ROMAGNOLA E LE LEGITTIME PROTESTE DELLE PERSONE PERBENE CHE AVEVANO DIRITTO A ENTRARE
“Alla porta c’era uno alto e grosso che ha guardando la mia carta d’identità è mi ha detto: Qui
tu non ci entri. Non vogliamo marocchini, tunisini o ucraini, stasera solo italiani”. Quando Hssine è stato cacciato dalla discoteca Baccarà di Lugo quasi non ci credeva. Ha provato a chiedere spiegazioni, ma niente.
Ha spiegato che era stato invitato da ragazzi che lavoravano all’intemo del locale, ma nulla. Il tipo, racconta il ragazzo, «un’armadio a tre ante, ha tagliato corto “qui non entri e basta”». Hssine ancora ieri non riusciva a darsi una spiegazione.
Intanto «non c’era alcuna ragione per non far entrare gli stranieri. Io poi in quel posto non c’ero mai stato, non ero ubriaco e non ho mai dato fastidio a nessuno. E poi io sono italiano, nato a Bentivoglio per l’esattezza, 20 anni fa, da genitori marocchini che lavorano e vivono a Bologna da sempre».
Al Baccarà sabato sera gli stranieri non sono entrati. O meglio molti, moltissimi stranieri sono stati lasciati alla porta. Senza una spiegazione e senza alcuna giustificazione. E non erano pochi.
«Molti – dice Filippo che era con Hssne quella sera – appena il buttafuori vedeva un nome straniero la musica era sempre la stessa: Non entri». Fuori dalla discoteca solo perchè africani o dell’est.
E’ l’ennesimo episodio di ordinario razzismo quotidiano, in quella che ormai sembra essere una triste escalation. Dalle aggressioni di Napoli agli insulti in ospedale o su un campo da basket.
Alle parole dei ragazzi che si intrecciano sui social ha voluto rispondere, sempre on line, uno dei gestori della discoteca romagnola, Mattia Malpassi, che ha raccontato la sua versione sulla pagina Facebook del locale: «Ci teniamo a ribadire che la selezione applicata all’ingresso del nostro locale è unicamente rivolta a preservare la sicurezza della nostra clientela. I ragazzi che sono su di giri, quelli che arrivano carichi in corpo di alcool, coloro che hanno causato risse o danni in passato e tutti gli esagitati vengono lasciati fuori dal nostro locale. La serata di ieri (sabato per chi legge) era rivolta ad una clientela giovane, e in queste serate i nostri controlli e la nostra selezione è ancora più attenta del solito. La nostra premura è quella di preservare un divertimento genuino all’interno del locale allontanando all’entrata qualsiasi forma di “pericolo”. Non è un lavoro facile selezionare la clientela e garantire la sicurezza, e nel caso sbagliassimo saremo i primi a scusarcene, ma fidatevi che se qualcuno non viene fatto entrare un motivo c’è sempre!».
Il motivo quindi sarebbe la razza, visto che molti risultavano italiani, non erano ubriachi e non avevano causato mai problemi.
Nei Paesi civili il locale sarebbe già stato chiuso dal questore per almeno un mese, la legge vieta di fare discriminazioni razziali sulla clientela.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
MESI FA LO SCANDALO DEI MESSAGGI VERGOGNOSI: NON SOLO NON E’ STATO CACCIATO DAL MINISTERO MA ORA AVANZA PURE DI GRADO
“Non c’è modo migliorare di onorare le donne che mettere una mignotta in quota rosa”, “In un Paese serio Vladimir Luxuria andrebbe in galera e non in Parlamento”, “Con le quote rosa al Governo almeno le togliamo dalla strada”.
È una selezione dei tweet omofobi e sessisti prodotti tra il 2013 e il 2014 da Enrico Esposito, rivelati dall’Espresso lo scorso ottobre , poco dopo la decisione del ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio di nominare proprio Esposito vice capo dell’Ufficio Legislativo del suo ministero.
Ex collega di Università di Di Maio, Esposito è stato assunto negli uffici di diretta collaborazione del ministro il luglio scorso ottenendo, per il suo lavoro, un contratto di un anno con un emolumento di 65mila euro.
La notizia dei suoi tweet omofobi aveva però scatenato le polemiche di stampa e opposizione: l’onorevole di Forza Italia Michaela Biancofiore, nominata in uno di questi tweet, annunciò l’intenzione di querelare Esposito, mentre molti esponenti del Pd chiesero le dimissioni dello staffista del ministro e le scuse di Di Maio.
Non è arrivata nessuna delle due cose.
Esposito, dopo la pubblicazione dell’articolo dell’Espresso, decise di replicare via social sostenendo di essere “vittima della macchina del fango” e affermando di non aver scritto lui quei tweet ma un suo “alter ego” razzista, omofobo e sessista che aveva creato per un programma radiofonico e chiamato “Gianni il Riccone”.
Una replica che si dimostrò fallace e smentita dalla comparsa di nuovi commenti sui social caratterizzati dagli stessi toni .
Fine della storia? Tutt’altro.
Spenti i riflettori e una volta essere riuscito a evitare dimissioni o scuse pubbliche, Di Maio ha deciso di premiare il suo amico Esposito, promuovendolo e aumentandogli lo stipendio. Sì, perchè dal 22 gennaio scorso Enrico Esposito è capo (e non più vice capo) dell’Ufficio legislativo del ministero dello Sviluppo Economico.
Una qualifica che arriva dopo le dimissioni del precedente dirigente dell’ufficio e che permette a Esposito di essere promosso dopo appena 5 mesi dalla sua assunzione.
Non solo: il suo precedente contratto aveva durata annuale: quello nuovo invece si estende per tutta la durata del mandato governativo.
Con il nuovo ruolo arriva poi anche un aumento. Il nuovo stipendio di Enrico Esposito risulta ancora in fase di definizione dai documenti del ministero.
Ma con ogni probabilità il ritocco verso l’alto sarà assai cospicuo: secondo la legge infatti il capo dell’ufficio legislativo può guadagnare quanto un “dirigente generale”, ovvero circa 150mila euro l’anno. Si tratterebbe di uno stipendio più che raddoppiato.
Forse il nome “Gianni il Riccone” era una profezia.
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
VIVE IN ITALIA DA 30 ANNI, STAVA TORNANDO DAL LAVORO QUANDO UN GRUPPO DI DONNE L’HA INSULTATA E PICCHIATA
Calci e pugni in testa e all’addome. Un’aggressione compiuta nel pieno del pomeriggio, poco
prima delle sette, su una delle strade più trafficate della città da parte di diverse persone, senza che nessuno intervenisse a difesa della vittima.
A denunciare l’episodio è Edith Tro, ivoriana d’origine e barese d’adozione, in Italia da trent’anni, impiegata nel settore della ristorazione a bordo dei treni.
“Lo scorso mercoledì 20 febbraio tornavo a casa da lavoro a piedi nel sottopasso Duca degli Abruzzi, parlando al telefono – racconta la signora, madre di un ragazzo di 27 anni e di una bimba di 9 – quando ho dovuto chiedere più volte ‘permessò per superare un gruppo di cinque, forse sei donne di età compresa tra 25 e 50 anni, che parlavano in dialetto urlando”.
Di fronte alla mancata risposta, Edith Tro ha superato l’ostacolo scendendo dal marciapiede.
“Nel momento in cui ho oltrepassato le donne – la ricostruzione dell’episodio denunciato a Telebari e poi confermato a Repubblica dalla signora – ho sentito gridarmi contro una serie di insulti, come ‘permesso il cazzo’, ‘tornatene nel tuo Paese’, ‘ti facciamo vedere noi, nera’. Appena mi sono voltata, è partito il primo pugno in faccia”.
Un colpo seguito da numerosi altri, soprattutto quando al branco si sono aggiunti due uomini, che non hanno risparmiato calci e pugni.
“Ero spiazzata, in trent’anni in Italia non mi era mai successa una cosa simile – dice Edith – Non sono una ragazza, quindi ne ho viste tante. Riconosco le battute che mi fanno al lavoro, quando mettono in dubbio che io possa essere stata assunta con un concorso. Ma sono persone isolate: dell’ira e della violenza del branco, invece, c’è da avere paura”.
La chiamata al 113 ha aizzato ancora di più gli aggressori, che sono scappati solo di fronte all’intervento di un benzinaio e di suo figlio, pare portando via il telefono cellulare della donna.
“Nonostante mi sia lanciata per strada, nessuno si è fermato ad aiutarmi – è il dispiacere di Edith – e la rabbia è cresciuta quando è arrivata l’ambulanza del 118, chiamata dai miei soccorritori. La donna a bordo, forse un’infermiera, ha messo in dubbio il mio racconto, insinuando che volessi andare in ospedale solo per godere dell’infortunio sul lavoro. Diceva che dovevo solo ringraziare se stavo lavorando. Se dicevo che avevo preso colpi dappertutto, mi rispondeva che non poteva mica farmi i raggi dalla testa ai piedi. Si è arrabbiata perchè le ho detto che secondo me si trattava di un’aggressione a sfondo razziale, sostenendo che non potevo dirlo visto che anche gli immigrati parlano in dialetto”.
Nel frattempo sul luogo dell’aggressione sono arrivati i figli di Edith.
“Grazie all’insistenza di mio figlio grande mi hanno fatto tutti gli esami con codice rosso, visto che sono cardiopatica – si sfoga Edith – mentre la piccolina era in preda a una crisi di nervi, convinta che io fossi morta. Ci tengo a precisare che i miei figli sono italiani, nati qui, e tante mie amiche che mi stanno sostenendo sono baresi. Ma qualcuno viene fomentato a odiare, e stanno succedendo cose mai viste prime, anche da parte di chi dovrebbe avere una certa sensibilità come operatore sanitario”.
Edith Tro ora è a casa sotto osservazione. I carabinieri indagano sull’accaduto e la direzione del 118 ha avviato le sue verifiche.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
AVANTI COSI’, FINO ALL’ULTIMA PALATA DI TERRA DEL BECCHINO DEL MOVIMENTO AL SERVIZIO DEI SOVRANISTI
Nessuna conseguenza interna a M5s o nel governo del voto sardo e un altolà sulla Tav. Luigi Di Maio rompe il silenzio dopo il voto sardo in una conferenza stampa a Montecitorio.
E sulla propria leadership puntualizza: ‘Il ruolo del capo politico si ridiscute tra 4 anni’.
“Le elezioni amministrative – puntualizza subito – non avranno alcun impatto sul governo e sulla vita interna del Movimento”. “Non mi arrendo – ha detto ancora – all’idea che si paragoni il risultato delle politiche con quello delle amministrative, non ci arrenderemo mai come movimento su questo”.
“Il ministro Tria – attacca Di Maio – vanno bene le opinioni personali, ma il faro è il contratto e si fa quello che c’è scritto. Le elezioni ci saranno nel 2023”
“Quelle due persone su 330 che hanno parlato contro di me non hanno il problema di essere rieletti in Parlamento”, ha detto in un altro passaggio il leader M5s.
Via il tetto dei due mandati per i consiglieri comunali – “Fare il consigliere comunale non si può pensare sia un privilegio, lo dico in generale non solo per M5s. Oggi un nostro eletto in un comune è presidio di legalità e lotta contro i privilegi e contro la gestione disinvolta dei comuni. Dobbiamo discutere nuove regole: ad esempio affinchè il secondo mandato non valga come tale in modo che possano pensare di candidarsi al Parlamento e al consiglio regionale”.
Falso voglia rimandare legittima difesa – “Tutto il cronoprogramma delle leggi non cambia. E’ una fake news che avrei chiesto di rimandare la legittima difesa”.
Le critiche di Grillo
Già ieri sera è stato Beppe Grillo, con cui Di Maio nega di aver avuto diverbi, a manifestare malumore nel corso del suo spettacolo a Catania. “Forse non siamo all’altezza, forse siamo principianti come dicono”, ha detto.
I dissidenti interni
Mentre la senatrice “ribelle” Elena Fattori a Rai Radio1 ritorna sul tema del doppio incarico – di ministro e capo politico del Movimento – ricoperto da Luigi Di Maio: “Secondo me Luigi deve fare solo il capo politico, che è già un impegno enorme. Non dovrebbe ricoprire tutti gli incarichi che sta ricoprendo. Il resto gli ruba solamente tempo e ci sono persone altrettanto preparate che possono sostituirlo”.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL SOTTOSEGRETARIO: “TROPPI ERRORI, BASTA URLA, SERVE CONCRETEZZA”… MA NESSUNO OSA DIRE CHE IL PROBLEMA E’ LA LINEA POLITICA ASSERVITA ALLA LEGA
Acque agitate nel Movimento, all’indomani del crollo elettorale in Sardegna. Già ieri sera è
stato Beppe Grillo a manifestare malumore nel corso del suo spettacolo a Catania. “Forse non siamo all’altezza, forse siamo principianti come dicono”, ha detto. E su Salvini: “È furbo perchè sfrutta le piazze come facevamo noi”.
E stamattina, nel corso del programma Circo Massimo su Radio Capital – condotto da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto – il sottosegretario agli Affari regionali Stefano Buffagni, esponente molto vicino a Luigi Di Maio, ha ammesso le difficoltà del momento: “Dobbiamo dare di nuovo un motivo alle persone per capire perchè c’è differenza tra noi e la Lega o tra noi e gli altri. Spesso, probabilmente, essendo al governo insieme subiamo questo abbinamento e questo avvantaggia loro. Stiamo facendo una serie di errori”.
Secondo Buffagni “evidentemente sulla comunicazione noi non siamo bravi abbastanza, io sicuramente non lo sono, diciamo anche che ci massacrate tutti i giorni incredibilmente…”, dice a proposito dei giornalisti.
Poi parole che sembrano un atto d’accusa nei confronti dell’anima barricadera del Movimento: “Io sono lombardo: prima bisogna fare e poi comunicare, bisogna essere più concreti. La gente – prosegue – ci ha mandato al governo per governare non per rincorrere gli altri e annunciare. E credo sia utile portare a casa risultati concreti perchè la gente ha speranza in noi, ha messo grandi aspettative. Al governo non si può continuare ad avere un approccio barricadero come quello di prima con urla, toni alti…”.
E sul ministro Toninelli: “Se perdiamo voti quando parla? Non posso rispondere”, dice dopo una pausa, ridacchiando.
Quanto al ministro dell’Economia Giovanni Tria, messo in discussione dal Movimento, dichiara: “Deve andare a casa? No, questo non compete me e non ne vedo il motivo. Il ragionamento che faccio è un altro: ciascuno di noi deve fare il suo lavoro. Se sei andato a prendere un impegno all’1,6 (il riferimento è al rapporto deficit/pil che Tria avrebbe concordato con l’Ue prima del varo della manovra) senza averlo concordato con i tuoi numeri uno, con quelli che avevano i voti, hai generato un danno successivo”.
E le parole di Grillo (“forse non siamo all’altezza”)? “Non vedo tanti fuoriclasse negli altri”, è la replica di Buffagni.
In queste ore parte la riorganizzazione del Movimento, che dovrebbe essere ratificata domani con un voto su Rousseau. I cardini del nuovo corso dovrebbero essere la fine delle regole sul doppio mandato, il sì all’alleanza con le liste civiche, e poi la nuova struttura dei 5Stelle con una sorta di segreteria politica e la scelta di referenti tematici. Nomine che avranno poi un passaggio formale con il voto online.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL POST PER SFIDUCIARLO ERA GIA’ PRONTO, POI LA FRENATA
Il MoVimento 5 Stelle ha preparato un post per sfiduciare ufficialmente il ministro dell’Economia Giovanni Tria dopo le sue dichiarazioni sulla TAV.
Poi, a quanto pare, Di Maio ci ha ripensato in extremis.
Lo racconta oggi Tommaso Ciriaco su Repubblica:
Il tracollo dei cinquestelle in Sardegna destabilizza il governo. E trascina nella mischia il ministro dell’Economia Giovanni Tria. In tv, il responsabile del Tesoro colpisce duramente la linea grillina sulla Tav.
E Luigi Di Maio, infuriato, medita per un giorno intero la sfiducia pubblica del responsabile del Tesoro. Studia con lo staff della comunicazione un gesto dirompente, un post violentissimo che chiede esplicitamente le dimissioni del professore.
Arriva a un millimetro dal “licenziamento”, poi si blocca. E accetta di aspettare almeno il vertice di oggi pomeriggio a Palazzo Chigi, dove finalmente potrà confrontarsi con Giuseppe Conte e Matteo Salvini.
Ma nella lunga sera della vigilia fa trapelare di essere pronto a portare questo messaggio all’incontro tra leader: «Se Tria vuole farsi cacciare, basta chiederlo: lo cacciamo».
Cosa aveva fatto di male Tria? Aveva detto di fronte alle telecamere di “Quarta Repubblica”. «Non mi interessa l’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione. Il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un governo non sta ai patti, cambia i contratti, le leggi e le fa retroattive. Questo è il problema, non la Tav». La frase ha fatto saltare sulla sedia Di Maio, già in ambasce per lo stato vegetativo del M5S: per tutta risposta annuncia nella chat dei fedelissimi che è pronto a cacciarlo, ma alla fine ci ripensa:
Di Maio fa elaborare una bozza di nota durissima. Il testo ricorda senza particolari riguardi che la permanenza di un tecnico a via XX settembre dipende dalla volontà politica dei due partiti di maggioranza. Capaci dunque, in qualsiasi momento, di cambiare idea e sfiduciarlo. Poi Di Maio frena.
«Abbiamo deciso di mantenere la calma», trapela a sera. Lo schiaffo pubblico sfuma nella presa di posizione di Danilo Toninelli, che è comunque assai simile a un preavviso di sfratto: «Il ministro ha dimenticato che c’è un contratto di governo, lui dovrebbe ricordarlo. Tria si atterrà a quello che c’è scritto nel contratto».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
12 MILIONI SU 41 MILIONI DI CITTADINI HA UN REDDITO IN LINEA CON QUELLO DI CITTADINANZA E CI PAGANO LE TASSE A DIFFERENZA DI CHI PERCEPIRA’ LA NUOVA MISURA … “RISCHIA DI DISINCENTIVARE LA RICERCA DI UN LAVORO”
Il 30% degli italiani attualmente guadagna al mese più o meno la stessa cifra che viene
garantita ai percettori del reddito di cittadinanza.
Al Sud la percentuale sale al 40%, nelle zone del Centro si attesta al 28%, mentre al Nord viaggiamo attorno al 24%.
Questo significa, spiega oggi Valentina Conte su Repubblica, che 12 milioni di persone su 41 milioni vivono grazie a un reddito in linea con quello di cittadinanza.
Buste paga leggere, poche ore, contratti stagionali e part-time. Lavori poveri, insomma.
Ora spiazzati non solo dal sussidio dei Cinque Stelle, che assegna a un single fino a 780 euro al mese, 9.360 euro all’anno. Ma anche dall’emendamento votato in Senato che obbliga i suoi beneficiari ad accettare un posto solo se lo stipendio è di almeno 858 euro, il 10% in più di 780, ovvero 11.154 euro all’anno.
Con una differenza di non poco conto. Il reddito di cittadinanza, misura di contrasto della povertà , è esentasse. Il resto no.
Ne avevano parlato già Inps e Ufficio parlamentare di bilancio nelle loro audizioni parlamentari. Il sussidio rischia di disincentivare la ricerca di un’occupazione e incoraggiare “comportamenti opportunistici” — passare al nero — visto il panorama italiano già parcellizzato in lavoretti, come confermano anche i dati Istat di ieri e che non promette nulla di buono con la recessione incombente.
Ora uno studio della Uil-Politiche territoriali dà uno spaccato territoriale non certo confortante. Se a Crotone, già città regina nella top-ten delle assegnazioni del reddito secondo le stime Svimez, quasi il 50% dei contribuenti sta sotto i 10 mila euro all’anno, la sorpresa arriva dal Centro e soprattutto dal Nord.
Per questo, è il ragionamento, il rischio è che percepire l’assegno non porterà magari a lasciare il lavoro per farlo, ma di sicuro non costituirà un incentivo a cercarlo per chi non è in regola.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
MENTRE IL FIGLIO CONTINUA A RESTARE SILENTE
Mentre Alessandro Di Battista non dà segni di vita da ormai sedici giorni, il padre Vittorio su Facebook va all’attacco di Luigi Di Maio per la Via Crucis di sconfitte a cui ha costretto il M5S, di cui la Sardegna è l’ultima tappa:
La “via crucis” continua.
Dopo la “stazione” d’Abruzzo, quella sarda a cui seguiranno, il prossimo 24 marzo quella di Basilicata e, il 23 maggio, quella europea.I patti vanno rispettati, dicevano gli antichi e gli antichi erano persone serie e capaci. Anche noi, voi, dobbiamo e dovete mantenere i patti. Quelli sottoscritti con il Popolo, in piazza, alla luce del sole. Quelli siglati in qualche ufficio, seduti su divani e divanetti di broccato, quelli che in cambio ti “concedono” di fare il ministro o il sotto segretario, non sono patti, sono compromessi. La guerra è bella ma è scomoda, diceva Paolo Monelli. Quando ci saranno le elezioni in Puglia?
Nel post Vittorio Di Battista dice che i patti che valgono sono quelli sottoscritti con il popolo, non quelli che “ti concedono” le poltrone: il riferimento, netto, è al contratto Lega-M5S che i grillini hanno firmato.
Anche qui il riferimento a Di Maio e agli altri “governativi” del M5S è palese.
(da agenzie)
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