Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
PIATTAFORMA FUORI CONTROLLO: LA CONSIGLIERA COMUNALE DI BOLOGNA AVEVA LASCIATO IL M5S DOPO L’ACCORDO CON LA LEGA
Che fosse una buffonata politica lo hanno capito tutti. Anche se i grillini, usi a fare quello che dicono i capi senza fiatare (come nelle sette) in pubblico parlano di “democrazia”, di democrazia diretta e altre stupidaggini simili.
Ma c’è dell’altro: alla consultazione della base M5s sul caso Diciotti può votare anche chi ha lasciato (e non certo di nascosto) il Movimento.
A segnalarlo è Dora Palumbo, consigliera comunale di Bologna, oggi nel gruppo misto dopo aver rotto con i grillini quasi un anno fa.
“Chi sono gli iscritti alla piattaforma Rousseau? Chi può votare? Che affidabilità ha questo voto, visto che sono riuscita a votare anche io che ho lasciato il Movimento il 7 giugno 2018? E che dire di chi non ha mai fatto parte del Movimento?”, si chiede Palumbo, parlando con la ‘Dire’.
Per la cronaca, Palumbo ha votato “no” al quesito: scelta che equivale ad essere a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini.
Del resto, Palumbo decise di lasciare il M5s proprio in disaccordo sulla scelta di siglare il contratto di Governo con la Lega.
“E’ un’alleanza con la casta, quella casta che per tanti anni avevamo combattuto”, dichiarò in quell’occasione Palumbo, bocciando nettamente la scelta di andare a governare “con una forza politica che non ha a cuore gli ultimi, ma cerca il consenso seminando odio e paura per poi innalzarsi ad antidoto per accaparrarsi voti”.
Da allora, il giudizio di Palumbo sul Movimento non è certo migliorato.
“E’ in corso una votazione su Rousseau a cui nessun seguace-attivista del M5s avrebbe mai immaginato di dover partecipare. Non credevo che in cosi’ poco tempo il M5s abbandonasse gran parte dei principi fondanti”, scrive la consigliera comunale su Facebook.
“Cos’è rimasto? Forse il rispetto dei due mandati e la Tav. Ma domani- aggiunge Palumbo- partono le gare d’appalto per la Tav: due bandi che insieme costituiscono i tre quarti dell’opera. Saranno stoppati?”.
(da Globalist)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
POPOLARI E SOCIALISTI AVRANNO L’APPOGGIO DEI LIBERALI DI ALDE, RINFORZATI DALL’ADESIONE DI MACRON… POSSIBILITA’ ALLEANZA CON I VERDI … SOVRANISTI ININFLUENTI
Il terremoto politico non ci sarà , ma lo scossone arriverà comunque perchè dati alla mano
popolari (Ppe) e socialdemocratici (S&D) europei da soli non avrebbero più il controllo del Parlamento europeo e le forze euro-scettiche e anti-sistema avanzeranno.
Se si andasse al voto il prossimo fine settimana, i due gruppi insieme avrebbero 318 seggi, 35 meno della maggioranza minima necessaria per poter garantire il corretto funzionamento dell’Eurocamera.
Questo gap potrebbe però essere colmato dai liberali (Alde), previsti in crescita anche senza la presenza de la Republique en Marche!, il partito del presidente francese, Emmanuel Macron.
Anche la Commissione in carica e guidata da Juncker venne eletta anche con i voti dell’Alde, e dunque da un punto di vista politico il funzionamento dell’Aula dovrebbe essere garantito.
Tutto questo emerge dalle prime proiezioni sulla composizione della prossima Aula, realizzate dal Parlamento europeo sulla base degli ultimi sondaggi nazionali condotti in tutti gli Stati membri, che l’istituzione comunitaria ha raccolto ed elaborato.
Si tratta del primo esercizio di questo tipo, che il Parlamento Ue intende condurre due volte al mese da qui al voto di maggio (23-26), per smettere di aggiornare le proiezioni in quei Paesi dove vige il silenzio elettorale, tra cui l’Italia.
I principali partiti tradizionali arretrano
I partiti tradizionali restano le principali forze politiche, ma perdono terreno. Se si andasse al voto questa settimana il Ppe sarebbe comunque il primo gruppo parlamentare con 183 seggi, 34 in meno rispetto a quelli occupati attualmente. Il grande sconfitto del voto risulterebbe il partito socialista europeo, che vedrebbe ridursi la propria truppa di europarlamentare di 51 unità , e fermarsi a 135 seggi.
Avanzano i gruppi anti-sistema
Gli attuali gruppi parlamentari che riuniscono le diverse forze euroscettiche e anti-sistema invece avanzano. Si tratta dei due gruppi Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta) e Enf (Europa delle nazioni e della libertà ), dove attualmente siedono rispettivamente Movimento 5 Stelle e Lega.
Mentre il primo gruppo arriverebbe a 43 seggi (+2), il secondo registrerebbe un piccolo boom salendo a 59 seggi (+22, diventando il quarto gruppo parlamentare dopo popolari (Ppe), socialisti (S&D) e liberali (Alde).
Sul gruppo Efdd pesa l’addio britannico. Qui siede l’Ukip, che contribuisce con 17 membri. Verdi e Liberali aghi della bilancia
Con la grande coalizione Ppe-S&D di per sè non più possibile, la maggioranza richiederà un’alleanza con almeno uno dei due gruppi tra liberali e Verdi.
I primi conterebbero 75 seggi (+7 senza En Marche!, conteggiato tra i seggi attribuiti ad ‘altri’), i secondi 45 (-7), e quindi in grado di colmare il vuoto di 35 voti mancanti per approvare o respingere i provvedimenti in Aula.
I liberali appaiono l’alternativa più fattibile.
I Verdi hanno già da tempo espresso la loro contrarietà a sostenere il candidato del Ppe, Manfred Weber, alla presidenza della Commissione europea, e la volontà di non fare concessioni. L’alleanza eventuale con i Verdi dovrà essere negoziata, come del resto quella con i liberali.
Crollano i conservatori: è l’effetto Brexit
Le proiezioni del Parlamento europeo si basano sull’assunto che il Regno Unito non partecipi alle elezioni per via della Brexit, che dovrebbe realizzarsi a fine marzo, prima delle elezioni europee.
L’effetto immediato è il crollo del gruppo dei Conservatori (Ecr), dove attualmente siedono i conservatori britannici, la delegazione più numerosa del gruppo. Si prevedono 24 europarlamentari in meno per il gruppo, che dovrebbe portarne a Bruxelles 51 (contro gli attuali 75).
Il dilemma dei Cinque stelle, al momento senza gruppo
Se le cose restassero come sono, il Movimento avrebbe non pochi problemi, visto che al momento solo una delle forze politiche con cui sta cercando di formare un gruppo porterebbe persone in Parlamento.
Sono previsti 0 seggi per i polacchi di Kukiz15, per i finlandesi di Liike Nyt, e per i greci di Akkel. Solo i croati di Zivi Zid risulando in grado di eleggere parlamentari (due, grazie al 12,3% dei consensi di cui gode attualmente).
(da “La Stampa”)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
PICCOLA LEZIONE DI DIRITTO A SALVINI: “LA RICHIESTA VA FATTA DAL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ITALIANO A QUELLO FRANCESE”
Parigi non vede “alcuna ragione per opporsi all’estradizione dei terroristi reclamati dall’Italia” lo dice a Le Monde la ministra francese per gli Affari europei Nathalie Loiseau che conferma come il rientro dell’ambasciatore Christian Masset segna un clima di distensione tra le due nazioni.
Alla ministra si appella Matteo Salvini dal palco di Ozieri (Sassari) questa mattina: “Aspettiamo che Parigi ci restituisca i 15 terroristi”
Loiseau però chiarisce che, quello degli ex brigatisti rifugiati in Francia “è un tema che viene trattato da giustizia a giustizia. Non spetta a un ministro dell’Interno (Matteo Salvini ndr), sia esso vicepremier, di venire a prendere i brigatisti in Francia e non spetta al suo omologo francese consegnarglieli. Ci sono dei magistrati che lavorano tra loro, studiando caso per caso, vegliando al rispetto di una eventuale prescrizione dei fatti. Si farà caso per caso, ma non c’è alcun motivo di opporsi a una eventuale estradizione”
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“FIN DA BAMBINO LA MUSICA E’ STATA IL MIO SFOGO”
Ecco le parole dell’intervista uscita sul Corriere.it a firma di Candida Morvillo ad Alessandro
Mahmoud, 26 anni, mamma sarda, padre egiziano, il contestatissimo vincitore di Sanremo 2019 e ragazzo dei record.
Il primo ad aver vinto, tutto insieme, Sanremo Giovani, il relativo premio della critica e il Festival di Sanremo.
«Soldi» è il singolo italiano più suonato di sempre su Spotify nelle prime 24 ore e nella prima settimana di uscita ed è quello entrato nella Top 100 global mondiale nella posizione più alta, al numero 40.
Preferisce che la chiami Alessandro o Mahmood?
«Mahmood. Ormai, sono abituato così».
Mahmoud, con la u, è il cognome di suo papà , che ha lasciato che a crescerla fosse sua madre. È di lui che parla «Soldi», la canzone con cui ha vinto Sanremo?
«È nata dalla frase in arabo waladi habibi ta’aleena, “figlio mio, amore, vieni qua”. Era con quelle parole che papà mi chiamava per tornare a casa quando, bambino, giocavo nel parchetto di Gratosoglio».
E, poi, di colpo, non l’ha chiamata più.
«Avevo cinque anni. Sono rimasto uguale. Mia madre si preoccupava perchè le chiedevo “mamma mi porti al parco?” e non “dov’è papà ?”».
Suo padre non le mancava?
«Ero così piccolo… I momenti di rabbia sono venuti dopo e li ho superati. Però, ho scritto Soldi perchè avevo bisogno di fissare i ricordi di qualcosa che poteva andare meglio».
Canta «ieri eri qua, ora dove sei, papà ?». Oggi, sa dov’è?
«No».
Dice che con suo padre ha risolto, ma l’ha messo anche in «Gioventù bruciata» e «Mai figlio unico». Perchè?
«È stata un’autoanalisi, perchè papà qualcosa mi ha lasciato. Quando dico che faccio Morocco Pop, è un’affermazione d’identità . Da piccolissimo, ascoltavo la musica di mamma, De Gregori, Dalla, Battisti, e quella araba di papà . Il mio primo ricordo sono io che suono la trombetta Chicco davanti alla tv. A otto anni, già prendevo lezioni di solfeggio, ma i suoni mediorientali li ho recuperati dopo, come quando da bambino non ti piacciono le verdure, poi cresci e cerchi tutte le verdure che ti sei perso».
Il primo ricordo di suo padre?
«Voleva insegnarmi a pescare, io la pesca la odiavo. Lo ricordo all’Idroscalo, facevamo il barbecue. E poi, la prima volta in Egitto con lui, a otto anni. Abbiamo visto il deserto, le piramidi, il museo del Cairo coi gioielli dei faraoni, sono rimasto affascinato. Mi piace che quello sia un pezzo delle mie origini».
In «Gioventù bruciata» ha scritto della «violenza chiusa dentro quattro matrimoni».
«Quattro sono le mogli che ha avuto papà . Ci ho fatto i conti: le persone si amano, non si capiscono più, si lasciano. Ma non sto parlando di poligamia. Mamma e papà si sono sposati in chiesa, io ho frequentato l’oratorio, ho fatto battesimo, comunione, cresima. L’Islam non c’entra».
Cos’è l’Islam per lei?
«Io sono per rispettare tutti. E, davanti alla violenza, sono dalla parte della vita».
Quanti altri figli ha suo padre?
«Io ho conosciuto una sorella a Milano e un fratello in Egitto. Quando conosci un fratello dall’altra parte del mare, a 8 anni, è già successo tutto e, dopo, niente può farti male. Dopo, io e papà , abbiamo passato altre estati insieme. I primi addii sono belli tosti, alla quarta ti abitui e ti senti più sicuro nel posto dove stai sempre».
L’ultimo addio
«Qualche mese fa».
Dopo la vittoria l’ha sentito?
(Silenzio).
In «Soldi», scrive «dimmi se ti manco o te ne fotti»
«Non penso che non se ne importi. Voglio credere che tutti hanno umanità . Ma ci sarà modo di chiarire, io non chiudo le porte».
Quando i suoi colleghi rap e trap cantano di soldi, sono Rolex e Rolls Royce. Lei i soldi li depreca come inquinatori di rapporti.
«Volevo raccontare come possono condizionare i sentimenti e le famiglie. In un divorzio, i genitori possono dividersi sul mantenimento, la casa… Anche nel video, gli uomini neri davanti al bambino rappresentano i soldi, la società coi suoi valori non puri».
Ha davvero un cobra tatuato sulla schiena come in quel video?
«No. Il cobra rappresenta il marchio che ti segna. Il cobra, nel video, ce l’ha anche tatuato, in piccolo, il padre. È il dubbio che cresce, se non lo risolvi, ma io, con mio padre, dei dubbi ho parlato».
Che mi dice del ritornello «come va? Come va…»?
«È la frase migliore, a volte, per dire che non t’interessa davvero sapere come va».
Come si cresce senza padre, riuscendo comunque a fare la propria strada e affermarsi
«Devo tutto a mamma. All’inizio, mi accompagnava lei dal maestro di musica, partendo da Buccinasco, dove lavorava, e portandomi a Baggio. Ogni giorno, un viaggio. Mi ha fatto da madre e da padre. Non posso dire che papà mi sia mancato, perchè lei mi ha dato tutto. Mi ha sostenuto. Mi diceva: ti pago i corsi di musica solo se vai bene a scuola».
E lei andava bene?
«Alle elementari vincevo sempre la medaglia come miglior lettore di libri. Però, alla maturità , non mi sono presentato. Era una fase ribelle, facevo tardi la sera. L’anno dopo, per punizione, mamma non mi mandò a musica».
Cos’era per lei, la musica?
«Da bambino uno sfogo e, crescendo, lo scopo primario. Finito il liceo, facevo il barista all’alba e al mattino per poter studiare pianoforte il pomeriggio. A un certo punto, mamma aveva un bar in via Larga a Milano, veniva a mangiare il figlio di Caterina Caselli, mamma voleva che gli dessi un cd, non l’ho fatto. Dopo Sanremo giovani 2016, ho preferito star fermo. Ho scritto per altri, mi sono perfezionato, volevo maturare musicalmente. E poi pensavo: metti che perdiamo un cliente».
Com’è la «Milanosoglio» di «Mai figlio unico»?
«Nella vita, la chiamo Gratosolliwood. Non è una periferia brutta come l’ho vista in certi servizi tv. Bisogna vederla in una bella giornata di sole. Ci sono cresciuto senza paura, ho più paura in piazza Duomo».
Per il sindaco Beppe Sala, la sua è una vittoria di Gratosoglio, di Milano, dell’Italia.
«Bella frase, mi piace, ma per far vincere Gratosoglio non basto io a dare una mano. E comunque non mi sento svantaggiato per essere nato lì, le periferie sono posti dove tanti giovani crescono bene, tanti che fanno bella musica vengono da posti così».
Gratosoglio è anche il quartiere di Micol, la diciottenne che a novembre ha rapinato una farmacia con una pistola, ridendo.
«Anche in centro fanno le rapine».
Che risponde alle polemiche sulla frase di Salvini?
«Che io non ho mai avvertito di essere diverso. La differenza me la stanno facendo sentire oggi. Ho fatto le scuole con bimbi russi, bulgari, rom. Il più figo della classe era cinese, quello un po’ bullizzato era italiano, messo in mezzo perchè cicciottello, non per altro».
Sui social, c’è chi ha scritto «italo egiziano e pure gay, Salvini sarà contento»
«Io non ho mai detto di essere gay. La mia è una generazione che non rileva differenze se hai la pelle di un certo colore o se ami qualcuno di un sesso o di un altro. Io sono fidanzato, ma troverei poco educata la domanda se ho una fidanzata o un fidanzato. Specificare significa già creare una distinzione».
Vivrà ancora con sua madre?
«Mi comprerò un monolocale. Forse a Gratosoglio, forse altrove, ma voglio far sentire a mamma che ora ce la faccio da solo».
Se le chiedo ora come va?
«Va che ora devo fare di più. Andrà meglio o peggio, ma dovrò dare ancora il massimo e lo darò».
(da Globalist)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
DI MAIO VIOLA IL “SILENZIO ELETTORALE”… QUESITO CAMBIATO , ROUSSEAU DOWN, IL VOTO SLITTA DUE VOLTE, SI ALLUNGA LA LISTA DEI MAL DI PANCIA
Luigi Di Maio dice che sosterrà l’esito della consultazione fra gli iscritti ma avverte quasi minaccioso che “poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità ” violando il silenzio elettorale nel giorno in cui il Movimento 5 stelle vota su Rousseau cosa farsene di Matteo Salvini.
Può sembrare bizzarro e paradossale definire così la mossa del capo politico, ma cosa c’è di più paradossale di una manciata di attivisti che decide su una piattaforma privata se il potere legislativo deve mandare il potere esecutivo davanti al potere giudiziario?
E così un bigio lunedì allunga la sua cappa d’attesa sui palazzi romani.
Alle 21 il vicepremier riunisce i suoi parlamentari. Ordine del giorno: presenza sul territorio. Inizia a muoversi il corpaccione che fu degli amici di Beppe Grillo in una ristrutturazione che lo farà assomigliare a un partito.
“Serve un’organizzazione a livello nazionale e territoriale”, ha rilanciato oggi il leader. Gli onorevoli mugugnano. Sono sempre più quelli che si tengono la pancia mentre studiano il da farsi.
L’influente e tutt’altro che dissidente Alberto Airola ha annunciato che voterà sì all’autorizzazione a procedere comunque vada.
E filtra che almeno uno dei suoi colleghi in Giunta, Mattia Crucioli, va dicendo che lui si esprimerà “secondo coscienza” sul voto richiesto dall’organismo tecnico del Senato.
Saranno tutti lì, in assemblea, a iniziare a parlare di nuova organizzazione. Perchè forse della Diciotti non si riuscirà a parlare.
Perchè il Movimento che vorrebbe governare online ha avuto più di qualche difficoltà a sopportare l’urto dei soli attivisti, tutti collegati, tutti insieme. Il blog delle stelle va down, Rousseau lo segue a ruota.
Il termine delle votazioni dalle 19 viene prima spostato alle 20, quindi alle 21.30 al momento in cui scriviamo. I risultati sono attesi in serata, ma ulteriori slittamenti sono complicati da prevedere.
Al pasticcio tecnico si è affiancato il pasticcio sostanziale. Perchè, per come era stato posto, il quesito invitava a votare No se si voleva spedire Salvini alla sbarra, e Sì se gli si voleva concedere lo scudo.
Formulazione cambiata in tutta fretta dopo la valanga di critiche, prima fra tutte quella dello stesso Grillo. “Ci sta scherzarci su”, ha risposto Di Maio, cercando di scacciare con la mano il fastidio di parole pesanti come il piombo.
Come a certificare che la situazione non è seria. Ma potrebbe nel giro di qualche ora diventare assai seria.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
STUDENTI PRONTI, MA IL VICEPREMIER ANNULLA L’APPARIZIONE
Una decina di studenti aderenti a centri sociali tra cui ‘Je so pazzo’, nato tra gli occupanti di un
ex Opg erano entrati alle 14.30 nell’aula magna dell’ateneo Federico II di Napoli in corso Umberto dove alle 16.30 avrebbe dovuto tenersi un convegno della Federazione Antiracket alla presenza del vicepremier Luigi Di Maio.
Un gruppo di 70 persone, poi, tra ex Lsu e disoccupati aderenti alla lista 7 Novembre, si accingeva a contestare Di Maio davanti alla sede universitaria.
Il vicepremier, però, e gli organizzatori dell’evento, già alle 13.50, per impegni romani di Di Maio, avevano fatto sapere che l’appuntamento era rinviato a una data ancora da stabilire.
“Troviamo assurdo che la nostra Università sia scenario delle passerelle politiche di un Ministro che parla di lotta alla criminalità organizzata, quando il Decreto Sicurezza del suo stesso governo permette il riacquisto da parte dei privati dei beni confiscati, facendo un vero a proprio ‘regalo’ alle mafie”.
Lo si legge in un documento del Collettivo autorganizzato dell’università Federico II, dove il vicepremier Luigi Di Maio era atteso oggi pomeriggio per un convegno al quale invece ha cancellato la propria partecipazione. Lo staff del ministro fa sapere che l’appuntamento sarà “riprogrammato” quanto prima.
Il Collettivo, assieme a Potere al Popolo e ad altri gruppi di base come quello dell’ex Opg “Je sò pazzo”, aveva organizzato una contestazione nei confronti di Di Maio: “Non permettiamo – affermano – che l’Università diventi un luogo di propaganda di un partito, come il Movimento Cinque Stelle, che in campagna elettorale ha raccolto consensi al Sud promettendo misure sociali per migliorarne le condizioni di vita, ma che è al governo con la Lega (Nord) che per anni ha seminato odio e disprezzo nei confronti del Meridione e che ancora cerca di aumentare il divario tra le varie regioni con l’Autonomia Differenziata. Questo provvedimento, infatti, adeguando le risorse economiche destinate all’istruzione al gettito fiscale regionale, non farà altro che smantellare l’Istruzione pubblica nazionale a svantaggio delle regioni meno ricche. Tutto questo mentre i Cinque Stelle continuano a non rispettare le promesse fatte in campagna elettorale, ad esempio accelerando i lavori di costruzione delle Grandi Opere come TAV e TAP, inutili, dannose e dispendiose, difendendo esclusivamente gli interessi dei ricchi imprenditori”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
CONTESTAZIONI A OZIERI, STRISCIONE CON SCRITTO “FOTTITI” LO ACCOGLIE A CASTELSARDO
C’è un piccolo genio ad Ozieri: è il ragazzo sardo che, con la scusa di farsi un selfie con Salvini, è riuscito a dirgli in faccia “più accoglienza, più 49 milioni“.
Il video della scenetta sta ovviamente diventando virale.
Dal palco Salvini aveva lodato gli studenti dello scientifico e dell’agrario di Ozieri che avevano deciso di assistere al comizio del ministro invece che andare in classe, complice anche la bella giornata di sole.
Chissà se il Capitano dopo questo “spot” ha cambiato idea. Oltre al misterioso studente di Ozieri Salvini è stato contestato anche da altre persone che assistevano al suo comizio.
Il ministro ha risposto con la sua solita simpatia: “Non vi si sente, amici miei. Anche in Sardegna i comunisti sono in via d’estinzione, faremo per loro un parco acquatico per difenderli, mi fanno tenerezza quelli che ancora credono nella falce e nel martello”.
Il messaggio dello studente invece Salvini lo ha sentito di sicuro.
Salvini è stato contestato anche con un vistoso striscione su un palazzo a Castelsardo. La scritta “Salvini coddati” significa in sardo “Salvini fottiti”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
MOLTI SONDAGGI CERTIFICANO UNA PERDITA DEL 10% RISPETTO ALLE POLITICHE… MA PER QUALCUNO SI E’ SCESI ANCORA E IL VOTO SALVA-SALVINI DARA’ LA MAZZATA FINALE
Nubi nere all’orizzonte per il Movimento Cinque Stelle. I recenti sondaggi, sia quelli pubblici
che quelli “segreti” commissionati dagli stessi grillini, sono concordi: il gradimento della base non è mai stato così basso.
Gli ultimi sondaggi vedono il M5s al suo peggior risultato di sempre: addirittura sotto il 20 per cento.
A far tremare Casaleggio associati e co è un probabile ritorno del binomio destra e sinistra, che dopo gli scossoni delle elezioni del 2018, potrebbe ritornare ad affermarsi.
“La cifra che fa sobbalzare dalla sedia lo stato maggiore vedrebbe i Cinque stelle al di sotto, di qualche decimale, della «soglia psicologica» del 20%”, scrive il quotidiano Il Giornale.
Un recente sondaggio di Antonio Noto realizzato dopo la debacle in Abruzzo, il M5s si attesta intorno al 22-23 per cento, ben 10 punti in meno rispetto alle politiche del 4 marzo 2018. .
A gravare in questi ultimi giorni sul gradimento Cinque Stelle è anche la questione dell’autorizzazione a procedere a Matteo Salvini sul caso Diciotti.
“Se i vertici 5 stelle interpellano gli iscritti, significa che non sanno che pesci pigliare, o preferiscono che a pigliarli al posto loro sia la “base. […] E questo è già preoccupante, per un Movimento nato per contestare i privilegi della casta e per affermare la legge uguale per tutti. Un caso tipico di crisi di identità ”.
A scriverlo è Marco Travaglio, nel suo editoriale di sabato 16 febbraio sul Fatto Quotidiano. Travaglio sferra così un duro attacco ai Cinque Stelle per la scelta di far decidere alla base come votare sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti.
(da “TPI”)
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Febbraio 18th, 2019 Riccardo Fucile
COLDIRETTI E CIA BOCCIANO LA PROPOSTA: I COSTI DI PRODUZIONE SONO 70 CENTESIMI DI EURO + IVA, RIDICOLO CHE VENGA PROPOSTA UNA SOLUZIONE CHE NON COPRE NEANCHE I COSTI
«L’acconto iniziale di 72 centesimi non è un traguardo soddisfacente perchè si trova sotto i costi variabili medi di produzione certificati dallo studio Ismea sulla crisi del settore» così Coldiretti boccia la proposta di 72 centesimi al litro per il latte di pecora destinato alla produzione del Pecorino Romano DOP.
Secondo il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio è possibile arrivare al prezzo di un euro al litro ma ci vorrà del tempo. Oggi ospite ad Uno Mattina il ministro ha confermato che l’intenzione del governo è quella di arrivare «oltre l’euro che chiedono i pastori» ma che al momento il problema è dovuto alla non richiesta del mercato” e alla conseguente “produzione al di sopra delle richieste” e al calo del prezzo.
Anche il ministro ha riconosciuto come i dati dell’ente pubblico Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) «ci dicono che il prezzo minimo sarebbe di 74 centesimi» a fronte di costi di produzione iva esclusa che hanno raggiunto i 70 centesimi/litro.
Ed è proprio il fatto che l’accordo sui 72 centesimi al litro sia al di sotto dei costi medi di produzione certificati da Ismea a non soddisfare gli allevatori e Coldiretti che chiede che nella bozza dell’accordo venga inserita «una clausola che garantisca l’obiettivo di un euro per il prezzo del latte pagato ai pastori dagli industriali, che sono i diretti beneficiari delle consistenti misure di sostegno per 49 milioni di euro messe in campo da Governo e Regione»
Tra i dieci punti dell’intesa viene stabilito di fissare il prezzo al litro del latte di pecora per la produzione di Pecorino Romano a 0,72 centesimi iva inclusa come acconto per i mesi di febbraio, marzo e aprile 2019.
A fine maggio, sulla base del mercuriale della Camera di Commercio di Milano, relativa al periodo giugno 2000 e 18 maggio 2019, ci sarà la verifica del valore medio del prezzo del Pecorino Romano che costituirà il prezzo base per i mesi successivi (secondo prezzo in acconto).
Per il primo novembre è prevista la verifica finale del prezzo medio relativo al periodo novembre 2018-ottobre 2019. Su questa base sarà determinato il conto a conguaglio da corrispondere a saldo
A bocciare nettamente l’accordo è la Cia-Agricoltori Italiani che ha detto no alla proposta di 72 centesimi al litro per il latte ovino.
«Le richieste dei pastori partivano dalla copertura del costo di produzione pari a 74 centesimi + Iva al litro per arrivare al prezzo di 1 euro + Iva come promesso dal Ministro Salvini» scrive la Cia in un comunicato stampa dove ribadisce che la proposta attuale è molto distante dalle premesse di partenza della vertenza.
Nel frattempo ha iniziato a circolare un documento contenente le integrazioni da parte dei Pastori di Sardegna al documento proposto sul tavolo “Vertenza Latte” del 17 febbraio. Oltre a chiedere le dimissioni del consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop a pagina tre del documento si legge che «non si accetta un prezzo di acconto inferiore ad euro 0,75 al litro per i mesi di febbraio, marzo e aprile 2019».
Secondo il leader del Movimento dei pastori sardi, Felice Floris la bozza di accordo è un passo indietro: «si torna così alla proposta già scartata un mese fa al tavolo organizzato dall’assessore dell’agricoltura. Allora si stava chiudendo sopra i 70 centesimi più Iva e non abbiamo accettato. E senza mettere sul piatto della bilancia i 50 milioni di euro di oggi».
Insomma Salvini è andato in Sardegna promettendo di risolvere la questione e se ne è uscito con una proposta che non è per nulla migliorativa rispetto a quella cui i pastori sardi si erano opposti.
Che il ministro dell’Interno stia imparando dal collega Di Maio come gestire le vertenze?
(da “NextQuotidiano”)
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