Destra di Popolo.net

NEL M5S RIVOLTA CONTRO ROUSSEAU: “PRIVACY A RISCHIO, STOP AI DATI A CASALEGGIO”

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

LA DEPUTATA VIZZINI: “NON CARICO DOCUMENTI CHE CONTENGONO INFORMAZIONI SUI MIEI FAMILIARI, SONO DATI CHE NON INTENDO CONDIVIDERE CON CASALEGGIO”

Rivolta nel Movimento 5 Stelle contro il ‘Grande Occhio’ di Rousseau.
All’interno del gruppo parlamentare pentastellato cresce sempre di più l’insofferenza nei confronti delle regole per le rendicontazioni.
Nel mirino ci sarebbe la procedura che regola il funzionamento di tirendiconto.it (sito su cui deputati e senatori sono tenuti a rendicontare spese e restituzioni di parte del loro ‘stipendio’) e, in particolare, l’obbligo di caricare fatture e cedolini con dati sensibili, giudicato “lesivo della dignità  personale” da non pochi grillini (al momento circa una decina i malpancisti).
Polemica che i vertici M5S hanno provato a smorzare specificando che i dati in questione possono essere tranquillamente oscurati.
Il malcontento covato da tempo, ovvero da quando sono state introdotte le nuove regole, sarebbe esploso negli ultimi mesi.
Tant’è vero che, apprende l’Adnkronos, alcuni eletti hanno deciso di scrivere allo ‘Staff’ M5S per mettere nero su bianco le loro lamentele, annunciando l’intenzione di non caricare più sul portale i documenti che attestano l’avvenuta esecuzione del bonifico. Tra questi, la deputata Gloria Vizzini, che ha più volte affrontato la questione in uno scambio epistolare con lo ‘Staff’ grillino.
“I documenti che dovremmo caricare – spiega la pentastellata – contengono informazioni sui nostri familiari: sono dati che non intendo condividere con Davide Casaleggio. Mi dicano quanto devo dare e io restituisco tutto, infatti i bonifici li ho effettuati. Ma non tocchino la mia privacy”.
Nella risposta a una mail di sollecito inviatale dallo ‘Staff’ – e visionata dall’Adnkronos – Vizzini lancia un pesante j’accuse nei confronti del meccanismo di tirendiconto: “Il sito – scrive – è organizzato in modo violento e lesivo della dignità  del parlamentare e non si possono caricare i bonifici senza prima aver superato degli step in cui si devono inserire fatture e cedolini contenenti dati sensibili e che diventano immediatamente proprietà  dell’Associazione Rousseau, ossia della Casaleggio Associati (aspetto quest’ultimo che farò presente nelle sedi opportune, istituzionali e non)”.
“Ribadisco che ho restituito, restituisco e restituirò ciò che mi sono impegnata a versare, ma assolutamente non nelle forme imposte e decise non si sa bene da chi”, rimarca Vizzini in un altro passaggio della mail, chiedendo allo ‘Staff’ di “firmarsi con nome e cognome” in virtù della “trasparenza tanto decantata”.
“Pretendo – aggiunge ancora – ricevuta dei bonifici effettuati all’Associazione Rousseau se volete che continui a versarli”.
In un’altra missiva Vizzini allega i bonifici da 6mila euro per i territori alluvionati relativi ai mesi di luglio, agosto e settembre 2018.
Ma avverte: “Non ho intenzione di caricare i miei documenti o le mie spese su tirendiconto.it perchè sarebbe violata la mia privacy o quella di persone terze che non hanno la delibera sui propri dati; ci sarebbero dati riferiti a me (o a terze persone) che non voglio siano nella completa disponibilità  della Casaleggio Associati”.
Il 9 dicembre la deputata scrive ancora allo ‘Staff’: “In applicazione e rispetto del Regolamento Ue 2016/679” (noto come Gdpr – General Data Protection Regulation), “previa consultazione con i miei legali, vi informo che non è mia intenzione comunicare all’Associazione Rousseau, titolare del trattamento dei dati così come risulta dall’informativa privacy, alcun dato sensibile riguardante la mia persona”.
Ma Vizzini non è la sola ad aver sollevato la questione del regolamento Gdpr.
“Anche io – si sfoga un’altra deputata, che ha scelto però di rimanere anonima – dopo essermi consultata con il mio legale ho deciso di non caricare i miei dati sensibili. Quello di tirendiconto è un apparato farraginoso e il sistema della giustificazione dei rimborsi coinvolge terzi che non hanno dato assenso al trattamento dei dati sensibili. E io non intendo mettere in piazza informazioni sui miei figli e la mia famiglia”.
In totale sarebbero una decina, tra deputati e senatori, i parlamentari M5S che, pur avendo effettuato i bonifici per le restituzioni, si sarebbero rifiutati o sarebbero pronti a rifiutarsi di caricare i propri dati sensibili sulla piattaforma.
A queste perplessità  lo ‘Staff’ ha replicato sempre via mail specificando che “tutti i dati ritenuti sensibili, presenti nei documenti che il portale chiede di caricare” possono essere “preventivamente oscurati, così come indicato chiaramente nel portale”.
Ma questo non sarebbe bastato a fugare i dubbi degli eletti più diffidenti.

(da “Huffingtonpost”)

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ADDIO “UNO VALE UNO”, NEL M5S ARRIVANO I CANDIDATI “SUPER COMPETENTI”

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

I CAPILISTA ALLE EUROPEE LI DECIDERA’ DI MAIO… APERTURA AD ALLEANZE CON LISTE CIVICHE LOCALI… IL M5S E’ SEMPRE PIU’ SIMILE A UN PARTITO TRADIZIONALE

In vista delle elezioni europee il Movimento Cinque Stelle ha presentato il regolamento per la selezione dei propri candidati.
Il sistema prevede alcune novità  rispetto al passato. In particolare una: la laurea, la conoscenza della lingua inglese o un alto livello di specializzazione in un determinato campo professionale saranno riconosciuti come “meriti speciali”.
La novità  è stata accolta da molti commentatori come una svolta epocale per un movimento che ha sempre guardato con diffidenza ai cosiddetti esperti, portando avanti il principio “uno vale uno”.
Lo stesso capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, non è laureato e ha più volte espresso il concetto secondo cui “gli esperti, quelli preparati, li abbiamo già  visti all’opera e abbiamo visto come hanno ridotto l’Italia”.
In particolare, saranno previsti nove “meriti speciali”. A parte quelli che riguardano la partecipazione attiva alla vita del movimento, vengono menzionati la “laurea triennale o specialistica (magistrale) o un dottorato di ricerca o un master post-laurea”, la conoscenza dell’inglese a livello B2 e “riconoscimenti pubblici rilevanti, menzioni speciali, premi riconducibili a svariati ambiti (sociali, sportivi, culturali, imprenditoriali).
Saranno inquadrati come candidati “super competenti”, poi, i candidati con “un alto livello di specializzazione in un determinato campo professionale o di ricerca” o che presentano nel curriculum “esperienze lavorative di eccellenza”.
Non si tratterà , è bene precisarlo, di requisiti: una persona non laureata, che non conosce una parola di inglese e che non ha mai lavorato in vita sua potrà  comunque candidarsi. Questi “meriti” attribuiranno solo un punteggio speciale al candidato che gli darà  maggiore visibilità .
In sostanza, quando gli attivisti andranno sulla piattaforma web Rousseau per decidere chi candidare alle europee, troveranno in cima all’elenco persone che hanno uno o più di questi “meriti”.
Questa dei “meriti speciali” non è l’unica novità  annunciata dal M5S: sull’onda dei sondaggi che vedono il movimento in crisi (trend confermato anche dalle deludenti elezioni regionali in Abruzzo), Di Maio per la prima volta nella storia pentastellata ha aperto a possibili alleanze con liste civiche locali. “Ragioniamo su alleanze con liste civiche in voto locale”, ha detto il vicepremier.
Sarà  lo stesso capo politico, inoltre, “sentito il garante” Beppe Grillo, a scegliere i cinque capilista M5S per le elezioni europee.
Tutte novità  che vanno nella direzione di trasformare sempre più il movimento paladino dell’anti-politica in un partito vero e proprio.

(da “TPI“)

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IL GILET GIALLO CHALENCON: “IN FRANCIA ABBIAMO PARAMILITARI PRONTI AL GOLPE E ALLA GUERRA CIVILE, CON I GRILLINI SIAMO ALLEATI”

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

ECCO, CI MANCAVA: DOPO IL SEQUESTRATORE DI PERSONE, ORA PURE GLI ALLEATI DI GOLPISTI … E POI SI LAMENTANO CHE IL MONDO CIVILE   CONSIDERI I NOSTRI GOVERNANTI SOGGETTI PERICOLOSI

Christophe Chalenà§on, il leader dei gilet gialli incontrato da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista in Francia, rilancia la minaccia di un golpe in Francia in un fuori-onda realizzato a margine dell’intervista di Alessandra Buccini, trasmessa da Piazzapulita   su La 7.
“Abbiamo dei paramilitari pronti a intervenire perchè anche loro vogliono far cadere il governo. Oggi è tutto calmo ma siamo sull’orlo della guerra civile. Quindi si trovino delle soluzioni politiche molto rapidamente, perchè dietro ci sono delle persone pronte a intervenire da ovunque. Delle persone che si sono ritirate dall’esercito e che sono contro il potere”, dice.
Chalenà§on dice anche che “la Francia è un bel paese, come l’Italia, ma serve rimetterle sulla retta via” e spiega che con il M5S “è previsto un altro incontro. Dovremmo venire noi a Roma”. E alla domanda: “Quindi, alleati? È certo?”, risponde: “Sì. Assolutamente”.
Il leader dei Gilè gialli indica anche Di Battista nella foto scattata nell’incontro francese e commenta: “E’ bravo lui! E’ un po’ come me! ci siamo guardati. E e anche se io non parlo italiano, ci siamo capiti al volo”.
E sull’incontro Chalenà§on spiega che sono stati i grillini a contattarlo. “Esatto, E’ questo il bello. – dice – Anzi, è straordinario. Il vicepremier del governo italiano che viene in Francia, a Montargis, e nessuno sapeva niente. Ha preso l’aereo ma non si è fermato a Parigi, il cuore del potere. Perchè è venuto qui da noi. Abbiamo passato due ore insieme, ed eravamo d’accordo su tutto! Dopo la riunione abbiamo fatto le foto. Ma quando le abbiamo pubblicate: allarme rosso!”.
Secondo Chalenà§on, quell’incontro “ha fatto saltare tutti gli equilibri! E penso che quello che ha fatto segnerà  la storia della Francia. Ci ha dato un riconoscimento internazionale E ora altri ci stanno contattando. Ha aperto una breccia   e ha fatto tremare Macron”.

(da agenzie)

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ECCO COME NEONAZISTI E SOVRANISTI HANNO INFILTRATO I GILET GIALLI FRANCESI

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

IL CARTELLO TWITTER MONOPOLIZZATO DA ESTREMISTI DI DESTRA FRANCESI, ALT RIGHT AMERICANO E MEDIA RUSSI

Sono nati come movimento spontaneo. A maggio erano solo sui social network, da novembre – e per 11 settimane – si sono riversati nelle piazze francesi con dimostrazioni spesso violente: auto incendiate, barricate, blocchi stradali non autorizzati, atti di vandalismo.
Ma chi sono i Gilet gialli? Quali sono le loro rivendicazioni? Come si definiscono politicamente?
Finora abbiamo pochi punti fermi. I Gilet gialli si dicono apartitici. La loro protesta nasce per l’aumento del prezzo del carburante e l’aumento del costo della vita. Sostengono che l’onere delle riforme fiscali dei governi abbia colpito soprattutto le classi lavoratrici e medie, specialmente nelle zone rurali e periferiche.
Vogliono la riduzione delle tasse sulla benzina, la reintroduzione della tassa di solidarietà  sulla ricchezza, un aumento dei salari minimi e l’attuazione di referendum di iniziativa dei cittadini.
Sono, come molti altri movimenti in Europa, la reazione alla globalizzazione e alla crisi economica che ha allargato la forbice sociale, ha reso insicura la classe media e ha visto sparire progressivamente il welfare che garantiva una redistribuzione più equa della ricchezza.
È tutto qui? Forse. Ma non solo.
In realtà  dietro i Gilet gialli c’è dell’altro. Il movimento francese sembra essere la pedina di un gioco più grande dove agiscono forze politiche nazionali e internazionali che hanno interessi diversi. Nati spontaneamente, chi li ha spinti in questi mesi? E in che modo?
L’analisi dei flussi twitter
L’estrema destra, l’Alt Right americano e alcuni media legati al Cremlino sembrano giocare un ruolo importante nel sostegno ai Gilet gialli e alla destabilizzazione del governo di Emmanuel Macron.
Un governo che non riesce a rispondere efficacemente alla strategia mediatica degli avversari e non ha alcun potere di indirizzare il dibattito pubblico sulle manifestazioni di protesta.
A rivelarlo è un’approfondita ricerca di Alto Data Analytics, società  che opera nel settore dei big data e dell’intelligenza artificiale.
Alto ha analizzato 11,5 milioni di tweet in lingua francese raccolti dalla rete tra il 13 novembre e il 19 dicembre 2018, durante la fase più calda delle manifestazioni dei Gilet gialli. I tweet sono stati scambiati tra 1,05 milioni di utenti.
A seconda della loro identità , delle tesi portate avanti nel dibattito e della rete di connessione che avevano, questi soggetti sono stati raggruppati in cinque distinte comunità :
1. Supporter dei Gilet gialli (52,8% degli utenti)
2. Supporter del governo Macron (15,3%)
3. Rete originale dei Gilet gialli (13,8%)
4. Estrema destra (8,3%)
5. Media e siti di informazione (7,9%)
L’insignificante peso degli utenti pro governo
Il movimento dei Gilet gialli ha una forte componente antigovernativa. Per questo motivo ha supporter sia di estrema destra che di estrema sinistra. Alto Data Analytics ha individuato 181 figure politiche che hanno partecipato al dibattito. Il 42% è di destra. Il partito più rappresentato è il Rassemblement National di Marine Le Pen con 39 profili politici. Al secondo posto troviamo 31 rappresentanti de La France Insoumise, di estrema sinistra.
Mentre per il terzo bisogna tornare a destra: 29 politici di Debout la France.
I politici di destra li troviamo nel cuore della rete di contatti di estrema destra, i politici di sinistra penetrano invece la comunità  dei supporter dei Gilet gialli.
Quasi inesistente l’influenza dei sostenitori di Macron: 12 del partito del Presidente, La Republique en Marche, una ventina i socialisti. Solo 4 profili tra i 50 più influenti della rete appartengono al gruppo dei sostenitori del governo. Al contrario il grafico mostra, attraverso la diversa dimensione dei nodi, quanto i politici di destra siano influenti. La compagine governativa non sembra avere gli strumenti per intervenire nel dibattito digitale.
Focus: l’estrema destra e i bots
L’attivismo del gruppo dell’estrema destra è sintetizzato da due numeri: rappresenta l’8,3% degli utenti monitorati, produce il 24,5% del tweet. I contenuti immessi in rete si concentrano su due messaggi: proteste contro il governo di Macron e attribuzione delle violenze nelle manifestazioni dei Gilet gialli all’estrema sinistra.
Un’analisi più approfondita dei loro profili offre spunti internazionali: 87 profili possiedono un account anche su gab.ai, una piattaforma di suprematisti bianchi americani basata a Austin, in Texas, alternativa a twitter.
Uno di loro è posizionato al 19esimo posto tra i 50 utenti più influenti della rete. E dichiara di appartenere a Cercle Fraternitè.
Un’analisi quantitativa condotta da Alto Data Analytics ha individuato 520 profili che hanno un’attività  anomala. Si tratta di una frazione infinitesimale della platea monitorata, lo 0,05% degli utenti, ma da sola ha prodotto il 12,4% dell’intera attività  postando tra i 45 e i 700 commenti al giorno.
Una produzione non umana, tanto da far fortemente sospettare che si tratti di bots, programmi che accedono ai social fingendosi persone in carne ossa con il preciso scopo di distribuire messaggi di propaganda politica.
La loro presenza è fortemente concentrata: l’87,12% è infatti allocata in due comunità , quella dell’estrema destra (55,6%) e quella che posta le iniziative dei Gilet gialli (31,5%). Sono inesistenti, invece, nel gruppo dei supporter dei Gilet gialli a dimostrazione che questa comunità  non è stata penetrata da strategie di disinformazione.
Proprio questa iper produzione di commenti da parte di alcuni profili ha portato Twitter a sospenderne alcuni. Per esempio in un caso un singolo profilo aveva prodotto qualcosa come 26.870 tweet.
La presenza dei russi
Un’altra particolarità  emersa dal focus sui 520 soggetti con attività  anomala sui social è la vicinanza dei profili di estrema destra a media legati al Cremlino come Russia Today e Sputnik.
Il 21,04% di questi profili ha pubblicato almeno un contenuto diffuso da questi due media. Una percentuale enorme se si considera che questa è sotto l’1% in tutti gli altri gruppi di monitoraggio. È interessante notare anche come Russia Today Tou Tube sia l’unico canale di media stranieri ad avere un video tra i primi dieci.

(da “La Stampa”)

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SALVATAGGIO ALITALIA, QUOTA TESORO-FS OLTRE IL 50%: NON SONO BASTATI 8,5 MILIARDI GIA’ PAGATI DAI CONTRIBUENTI, IL GOVERNO VUOL CONTINUARE A SPUTTANARE I SOLDI DEGLI ITALIANI

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

NESSUN CERTEZZA NEANCHE SUI LIVELLI OCCUPAZIONALI, MISTERO SUL PIANO INDUSTRIALE, SI CONTINUA A PAGARE UN CARROZZONE IN PERDITA COSTANTE

La presenza pubblica in Alitalia, con il Tesoro e le Ferrovie dello Stato, potrà  anche superare il 50%, ma ai sindacati non basta. Per fidarsi davvero hanno bisogno di leggere nero su bianco il nuovo piano industriale.
Vogliono vederlo al più presto e dentro vogliono trovarci soprattutto gli investimenti volti al rilancio della compagnia aerea.
Per essere credibile ai loro occhi, questo piano non deve porre il problema degli esuberi e non deve riaprire una discussione sui salari e sui diritti di chi lavora, altrimenti cominceranno a pensare seriamente al tipo di mobilitazione da mettere in atto.
Chi pensava che dall’incontro di oggi, fra Luigi Di Maio e i sindacati, si sarebbe sciolto il rebus esuberi Alitalia, è rimasto deluso.
Senza piano industriale – attualmente lo stanno discutendo le Ferrovie dello Stato insieme ai due soggetti privati coinvolti nella trattativa, ossia la compagnia statunitense Delta Airlines e la britannica EasyJet – manca una visione di insieme ed è praticamente impossibile fare delle previsioni.
Secondo fonti sindacali presenti al tavolo neanche il ministro, quasi scusandosi, ha potuto smentire del tutto le voci sulle potenziali uscite fatte circolare dai possibili partner privati (ad esempio da Lufthansa che — pur non avendo mai formalizzato l’offerta – aveva fatto trapelare voci di 3.000 esuberi).
In questa partita, sul ruolo che giocheranno le parti pubbliche, il ministro Di Maio ha infatti diplomaticamente fornito ai sindacati le massime garanzie: “non ci sarà  un’Alitalia più piccola”, assicurando che la presenza del Mef (che potrà  andare anche oltre il 15%) e di Fs garantirà  la salvaguardia dei livelli occupazionali ed eviterà  i licenziamenti.
“Il potere contrattuale dello Stato sarà  fondamentale nella società “, ha insistito il vicepremier e la compagnia “non sarà  salvata, ma rilanciata”.
Cassa Depositi e Prestiti poi è disponibile per Alitalia e può servire per il finanziamento degli acquisti o del leasing dei velivoli, ma se il nuovo soggetto troverà  condizioni di finanziamento migliori, allora non servirà .
Su quello che le parti private, però, metteranno sul tavolo della trattativa, in termini occupazionali, non c’è ancora alcuna certezza.
Ecco perchè sulle scale del ministero dello Sviluppo economico, tutti i rappresentanti sindacali hanno ribadito l’importanza di salvaguardare i livelli occupazionali e i diritti dei lavoratori Alitalia.
“Il governo ha preso atto delle richieste sindacali e ha detto che la tutela dell’occupazione è anche un suo obiettivo, ma ora il problema — ha fatto notare il leader della Cgil, Maurizio Landini – non è lo stato d’animo del ministro, ma cosa dirà  il piano industriale”.
Per difendere l’occupazione secondo il segretario generale c’è una sola ricetta, “aumentare il numero di aerei e fare in modo che Alitalia operi su lungo raggio più di quanto fa adesso”.
Aspetta di vedere la proposta anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: “da quello si evincerà  se ci sono tutte le promesse fatte, se c’è il rilancio, se non ci sono esuberi nè dumping contrattuali o problemi salariali”.
Quella di cui si parla “non sarà  un proposta ‘prendere o lasciare’ — ha aggiunto Barbagallo — o almeno così ci hanno detto, quindi quando la vedremo, discuteremo”. Un vero piano industriale che dia garanzie sui livelli occupazionali è necessario anche per il segretario confederale della Cisl, Andrea Cuccello, che sottolinea come questa vicenda “si stia trascinando ormai da troppo tempo, c’è l’esigenza di stringere i tempi e di dare risposte concrete ai 12.000 dipendenti”.
Una variabile fondamentale è infatti proprio quella del tempo. Al tavolo, il Governo ha parlato di un termine previsto per l’accordo tra le parti entro e non oltre il 31 marzo. “Noi abbiamo risposto che questa deadline è troppo lunga” ha fatto notare Landini, specificando di aver richiesto al ministro di accelerare il più possibile.
“Nei prossimi giorni ci aspettiamo una convocazione, questo tempo è troppo lungo perchè il problema non è solo quello dei lavoratori ma anche dei rapporti con il mercato”, ha aggiunto Landini spiegando che quello delle compagnie aeree è un settore che in questi anni è cresciuto e che se non si interviene velocemente e con un investimento chiaro “lo faranno altri”, per questo il tempo è una variabile da non sottovalutare.
Visto che le procedure sono ancora tutte aperte, Landini non esclude poi la necessità  di mettere in campo anche delle azioni di mobilitazione: “se sarà  necessario, valuteremo con i lavoratori cosa mettere in campo se nei prossimi giorni non ci saranno convocazioni rapide. Questo, però, lo discuterà  la categoria insieme a tutte le altre organizzazioni”.
Intanto, dall’opposizione c’è già  chi parla di “statalismo sfrenato di un governo che vuol nazionalizzare tutto con i soldi degli italiani”, dice la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini.
Mentre il Codacons è già  partito all’attacco: “non accetteremo che nemmeno un euro dei soldi della collettività  sia utilizzato a fondo perduto per salvare Alitalia” ha commentato il presidente Carlo Rienzi, avvertendo di essere pronti a impugnare al Tar e alla Commissione Europea qualsiasi atto del Governo che vada in questa direzione.

(da “Huffingtonpost”)

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BOSSI, MALORE IN CASA, PORTATO IN OSPEDALE IN ELICOTTERO

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

IPOTESI CRISI EPILETTICA, E’ IN TERAPIA INTENSIVA, MA NON SAREBBE GRAVE

Umberto Bossi è ricoverato nell’ospedale di Circolo di Varese in seguito a una caduta nella sua abitazione di Gemonio durante la quale ha sbattuto la testa. A riferirlo sono fonti del partito di via Bellerio, ma la circostanza del ricovero è confermata anche dai vertici dell’ospedale varesino.
Bossi, 77 anni, è arrivato in pronto soccorso nel pomeriggio trasportato dall’elisoccorso, poi dopo la tac e gli altri accertamenti è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva.
Le sue condizioni sarebbero delicate, ma non gravi come si era temuto in un primo momento. Alcune fonti sostengono che potrebbe aver avuto una crisi epilettica.
Il fondatore della Lega è stato soccorso in un primo momento da un’ambulanza inviata dall’ospedale di Cittiglio, dove era stato portato l’11 marzo del 2004, quando fu colpito dall’ictus che lo paralizzato parzialmente.
Ma le sue condizioni hanno convinto i soccorritori a richiedere l’invio di un elicottero.
Nel confermare la notizia, l’ospedale spiega che “questo pomeriggio, poco prima delle 18, Umberto Bossi è stato portato in elisoccorso al pronto soccorso dell’ospedale di Circolo. Sono in corso gli accertamenti necessari a individuare le cause del malore che lo ha colpito al domicilio”.
I medici della struttura aggiungono soltanto che “seguiranno aggiornamenti domattina, intorno alle ore 12”.
Fuori dall’ufficialità , a Bossi sarebbe stata fatta un’angiotac del cervello da cui non risulterebbe alcuna emorragia in corso. I valori ematochimici risulterebbero bassi, e questa potrebbe essere la causa che ha provocato una crisi epilettica.
Il ‘senatur’ muoverebbe il braccio destro e sulle sue condizioni ci sarebbe un cauto ottimismo. Fra 12 ore i medici ripeteranno la Tac e intanto dovrebbe essere sospesa la sedazione per vedere come reagisce il paziente.

(da agenzie)

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E ANCHE CON IL PREZZO DEL LATTE SALVINI NON HA CONCLUSO UNA MAZZA, CONTINUA LA PROTESTA

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

“NON USCIRO’ DALLA RIUNIONE SE NON VERRA’ RICONOSCIUTO AI PASTORI 1 EURO AL LITRO”… INFATTI DOPO AVER OFFERTO 0,70 CENTESIMI SE NE E’ ANDATO DOPO 4 ORE E SENZA SELFIE … PROSSIMA RIUNIONE SENZA SALVINI IN SARDEGNA TRA DUE GIORNI

Il governo offre ai pastori sardi un aumento di 10 centesimi, in modo di portare il prezzo del latte a 70 centesimi. Ma gli allevatori seduti al tavolo ovviamente non possono essere d’accordo e quindi l’intesa ancora non c’è.
Ci sarebbero anche 44 milioni di euro che dovrebbero servire a ritirare dal mercato 67 milioni di quintali di percorino in modo da fare salire il prezzo in tre mesi il prezzo del latte ad un euro. I 44 milioni sarebbero divisi fra il Viminale, 10 milioni, il ministero dell’Agricoltura, 10 milioni, dalla Regione Sardegna, 10 milioni, e dal Banco di Sardegna, 10 milioni.
Ma la delegazione dei pastori sardi non abbocca: la rchiesta è di arrivare subito ad un prezzo di un euro al litro.
Anche Assolatte lamenta che i 44 milioni arriveranno con i tempi lunghi della burocrazia e dunque che nel frattempo l’industria non otrà    pagare subito i pastori.
Insomma, la solita presa per i fondelli che non colpisce chi ha sforato nella produzione di pecorino, facendo crollare il prezzo del latte, anche perchè questo governo non si disitngue certo per colpire gli interessi delle aziende che speculano.
L’offerta di 0,70 centesimi è stata fatta dagli industriali (tramite il governo) ma in Europa anche nel Paese   più disastrato come la Grecia, il latte viene pagato 0.90 centesimi.
Dopo aver fatto il suo show (“non mi alzero’ dal tavolo fino a quando ai pastori non verrà  riconosciuto il prezzo di 1 euro al litro”) Salvini ha solo fatto gli interessi degli speculatori offrendo 0.70 centesimi e dopo 4 ore si è alzato e se n’e’ andato senza aver concluso una mazza.
Prossima riunione? Tra due giorni, senza Salvini, in Regione Sardegna.

(da agenzie)

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ITALIANO PAGA IL BIGLIETTO DEL TRENO A UN MIGRANTE: “SONO STATO STRANIERO ANCH’IO”

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

“QUANDO DUE OCCHI SI GUARDANO, DUE MONDI SI INCONTRANO”

È una storia di umanità  silenziosa e solidale quella raccontata da Michele Ciavarella su Facebook. Una storia che nell’Italia della deriva razzista e indifferente, restituisce un po’ di fiducia e speranza per il nostro paese.
“Era già  sera, forse le 20:30. A quell’ora tutti i bar delle stazioni sono chiusi e le biglietterie automatiche spente — racconta Michele in un lungo post su Facebook – Alla fermata di Mungivacca un ragazzo si avvicina allo sportello del treno. Una schiera di agenti di sicurezza fa muro e una giovanissima donna intima al ragazzo di mostrarle il biglietto”.
Lo immaginiamo già , quel pregiudizio che schiaccia, che rende inermi, la disperazione che ti paralizza e che ti fa sentire solo al mondo. Perchè il ragazzo non ha abbastanza soldi per comprare il biglietto
“Il controllore urla verso l’abitacolo di partire. Il ragazzo comincia ad agitarsi e piange”. Davanti a questa scena Michele non riesce a restare impassibile e decide di intervenire. Paga lui al controllore i cinque euro che servono per far partire il migrante
“Nè io nè il ragazzo ci guardiamo negli occhi per tutta la durata del viaggio”, continua Michele. Ma quando entrambi scendono a Bari, il ragazzo straniero si avvicina e ringrazia il suo benefattore. “Quando due occhi si guardano, due mondi si incontrano. Il controllore e le guardie di sicurezza non hanno mai guardato negli occhi quel ragazzo. Forse hanno visto solo il colore della sua pelle”, denuncia Michele.

(da Globalist)

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MIGLIAIA DI GILET ARANCIONI A ROMA CONTRO IL GOVERNO, SFILA UNA BARA COLMA DI BOTTIGLIE D’OLIO: “RIDATECI DIGNITA’, CI AVETE DELUSO”

Febbraio 14th, 2019 Riccardo Fucile

GLI OVICOLTORI DEL SUD IN GINOCCHIO DOPO LE GELATE E LA XYLELLA…   “DA DI MAIO E CENTINAIO SOLO CHIACCHIERE”

Piazza Santi Apostoli è un’enorme macchia arancione. A comporla sono migliaia di gilet, le uniformi scelte dagli olivicoltori accorsi a Roma da tutto il sud Italia come simbolo di unità  della loro protesta.
A terra, in un gesto simile a quello dei pastori sardi, hanno steso i rami degli ulivi spezzati dalla gelata di febbraio 2018 e dalla Xylella.
Sopra di essi c’è una bara, colma di bottiglie d’olio e di rabbia contro l’indifferenza del governo. Il messaggio della piazza è “Ridateci la dignità “.
“Di Maio incontra i gilet gialli, perchè non noi?” si legge su uno dei tanti cartelli esposti dagli agricoltori.
Se lo chiede anche Gennaro Sicolo, coordinatore del movimento dei gilet arancioni: “Lui va a incontrare i francesi e non si cura di impegnarsi per i lavoratori agricoli italiani. Questa è veramente una cosa ignobile. E ora che escano dai social e mettano i piedi per terra”.
Il messaggio è per Di Maio, ma anche per il ministro Centinaio, atteso in piazza di ritorno da una trasferta a Mosca. Il titolare dell’agricoltura arriva in tarda mattinata, e promette un “decreto ad hoc entro il 26 febbraio”.
Nell’attesa di fatti concreti, i manifestanti espongono striscioni e intonano cori e slogan. Quando si chiede cosa vogliano dal governo, estraggono il megafono e rispondono con la voce di Mahmood e della sua “Soldi”. Ma oltre alle risorse per sanare i danni fatti dal gelo e dal batterio killer, chiedono anche un decreto ad hoc e l’immediato rilascio dello stato di emergenza.
Sul palco si alternano olivicoltori e diversi sindaci dei comuni più colpiti: “Il governo si è dimenticato del sud – tuona Salvatore Danieli, vicesindaco del comune di San Donato di Lecce – Il Movimento Cinque stelle, in particolare, ha deluso tantissime aspettative, non solo degli agricoltori, ma anche dei cittadini del sud”.
A fargli eco c’è il sindaco di Terlizzi, Ninni Gemmato: “Siamo tra falce e martello di un governo regionale incapace e di un governo nazionale altrettanto incapace e a evidente trazione nordista. Non si tratta solo della difesa di una categoria, ma dell’economia meridionale nel suo complesso”.

(da agenzie)

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