Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
“CASALINO ERA A CONOSCENZA DI TUTTO, ANCHE SE ORA NEGA. MA IO TENGO COPIA DI TUTTO”… E A DI MAIO DICE: “UN GIORNO TI DOVRAI RIMANGIARE TUTTO QUANDO USCIRA’ LA VERITA'”
Casalino sì, Casalino no. La questione dei mancati rimborsi da parte della deputata M5S —
autosospesasi martedì pomeriggio dal MoVimento — assume contorni sempre più netti.
Alla chat che metterebbe in evidenza il coinvolgimento dei capi della comunicazione a Cinque Stelle, si aggiunge il nuovo appunto fatto da Bogdan Andrea Tibusche (che su Facebook risponde al nome di Andrea De Girolamo), l’ex fidanzato di Giulia Sarti, che conferma le responsabilità — o almeno la conoscenza dei fatti — da parte di Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi.
«Ho letto sui giornali che Casalino fa lo gnorri e scarica la Sarti — scrive su Facebook l’ex fidanzato della deputata M5S ed ex presidente della Commissione Giustizia alla Camera -. Sapete qual è il bello? Il messaggio con il quale mi si informava che sarebbero stati lui e Ilaria (Loquenzi, ndr) a spingere la querela, Casalino lo ha avuto (screeshots), da me, il 15 febbraio del 2018. Ho sempre lo stesso vizio: salvo e registro tutto. Non sapeva nulla fino ad oggi? Lo sapeva eccome».
Il post è stato cancellato, ma lo screenshot ha già fatto il giro della rete.
Oltre all’invito ai giornalisti a non contattarlo perchè non ha alcuna intenzione di rilasciare alcuna intervista in merito, l’ex fidanzato di Giulia Sarti ha rincarato la dose scrivendo un altro post (anche questo cancellato poco meno di un’ora dopo la pubblicazione).
Una dichiarazione rivolta al capo politico del Movimento 5 Stelle che dovrebbe prendere provvedimenti nei confronti di Rocco Casalino.
«Caro Luigi Di Maio (taggando il profilo ufficiale del leader M5S, ndr) se proprio muori dalla voglia di espellere qualcuno per ‘salvare la ditta’ espelli ‘Rocco e Ilaria’. Non vorrei un giorno dovessi rimangiarti le tue parole/azioni quando si scoprirà la verità . ‘Uomo avvisato mezzo salvato’».
Un avviso, poi rimosso, che ha il sapore di una storia che è destinata a non finire qui.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
UN ANNO FA: “LA REGOLA DEI DUE MANDATI NON E’ MAI STATA MESSA IN DISCUSSIONE E NON SI TOCCA. NE’ QUEST’ANNO, NE’ IL PROSSIMO, NE’ MAI”… INFATTI HA CAMBIATO IDEA
Era il 31 dicembre 2018 quando molti giornali parlarono della pensione per la regola del doppio mandato nel MoVimento 5 Stelle.
L’occasione fu un fatto che riguardava all’epoca Roberta Lombardi: la Faraona, ex favorita di Grillo a Roma, aveva titubanze a votare una sfiducia a Nicola Zingaretti in Regione Lazio perchè la caduta della giunta avrebbe portato a nuove elezioni e lei all’addio al M5S visto che avrebbe così completato i due mandati.
All’epoca dovette intervenire Beppe Grillo (pubblicamente) con Di Maio (in privato) per convincere Lombardi.
Come? Assicurandole che la regola del doppio mandato sarebbe caduta:
I 5 stelle sono nel panico. Alcuni di loro sono al secondo mandato, come l’ex deputata Roberta Lombardi. Di Maio ordina di votare la sfiducia. Come spiegano fonti del M5S regionale, assicura: ”Verrete ricandidati con liste uguali”. Il divieto sarebbe derogato. “Diremo che sono passati solo sette mesi dal voto, non è un mandato completo, Beppe è d’accordo”.
Quella sarebbe stata l’eccezione alla regola dei due mandati?
Beh, era Gianroberto Casaleggio a dire che ogni volta che deroghi a una regola praticamente la annulli.
Fatto sta che nel pomeriggio Di Maio si sentì in dovere di intervenire: “La regola dei due mandati non è mai stata messa in discussione e non si tocca. Nè quest’anno, nè il prossimo, nè mai. Questo è certo come l’alternanza delle stagioni e come il fatto che certi giornalisti, come oggi, continueranno a mentire scrivendo il contrario”.
Chiaro, no?
Tanto che, prendendo spunto dalle frasi di Di Maio, anche alcuni siti di quelli fatti apposta per portare l’acqua con le orecchie al MoVimento 5 Stelle guadagnandoci su presero a insultare i giornalisti che avevano riportato la notizia.
Il resto è storia: il M5S di Di Maio si prepara a toccare la regola dei due mandati nei prossimi giorni o mesi (“nè domani nè mai“, cit.): è un fatto certo, così come è certo il fatto che Di Maio continuerà a mentire negando l’evidenza e scrivendo il contrario della verità anche quando sa benissimo che quello che è stato raccontato è tutto vero.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
DALLA FLAT TAX ALL’AUTONOMIA PER FINIRE ALLA TAV
Il Giornale ha puntato Matteo Salvini. E oggi il quotidiano di Sallusti si scaglia come un corpo
contundente verso il leader della Lega, accusato di aver tradito i patti “con gli elettori” dopo che ieri lui ha detto che non tornerà mai “con il vecchio centrodestra”, ovvero con Silvio Berlusconi, e che il governo è solido nonostante i consigli del Cavaliere di porre fine all’esperimento della maggioranza con il MoVimento 5 Stelle.
Gian Maria de Francesco accusa il Capitano di aver tradito, a partire dalla flat tax:
Ma in nome di che cosa sta combattendo il Capitano? Non certo per la flat tax, vero caposaldo del centrodestra, che nella legge di Bilancio è stata rivisitata sotto forma di estensione del regime dei minimi per partite Iva e professionisti sotto i 65mila euro di reddito.
«La tassa unica, la tassa piatta, ridotta al 15%,ovunque sia stata applicata, ha ridotto il pagamento delle tasse di tutti e nel giro di tre anni ha garantito allo Stato maggiori introiti», proclamava Salvini a febbraio 2018 sostenendo che «se abbassi le tasse a tutti, evidentemente tornano in circolo dei soldi che poi si trasformano in posti di lavoro».
La Lega sta provando a inserire una flat tax sui redditi incrementali nel 2020 (oltre al previsto rialzo della soglia dei minimi a 100mila), ma con 23 miliardi di clausole di salvaguardia da sterilizzare, abbassare la pressione fiscale è solo una pia illusione visto che bisognerà rifinanziare quota 100 e,soprattutto, il reddito di cittadinanza, una misura che con il centrodestra non ha nulla a che fare.
Non solo: secondo il Giornale Salvini ha tradito anche sull’autonomia:
Oggi la Lega è ancor più forte nei numeri e negli eletti, eppure quelle intese non hanno ancora trovato spazio in un ddl delega da far approvare al Parlamento perchè l’alleato M5s che alle politiche ha fatto il pieno nel Mezzogiorno non vuol saperne del «progetto di una Italia federale». Eppure Matteo solo 365 giorni fa spergiurava che il federalismo «è scritto nero su bianco, e io conto di metterlo in atto: a me interessano i risultati».
Risultati che però non arrivano, come sulla TAV.
Salvini sta tradendo i suoi elettori, dice il Giornale.
In realtà intende Berlusconi, ma è una bella testa di cavallo nel letto del Capitano.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
UNIONE CAMERE PENALI: “PURA PROPAGANDA LEGHISTA, SI INGANNA L’OPINIONE PUBBLICA, NON E’ UN’EMERGENZA SOCIALE”
“Le decisioni sulla durata delle pena spettano solo alla magistratura. Il rinvio? Una buona notizia, speriamo che sia sine die“. “Parole gravi, non spetta a un magistrato dire quale legge bisogna fare e non fare. Altrimenti si candidi”. Il rinvio della discussione in Parlamento della riforma sulla legittima difesa accende lo scontro
La scintilla è la decisione della maggioranza di temporeggiare sui lavori in Aula, arrivata martedì, ma l’humus nel quale cresce è la decisione del capo del Viminale di visitare in carcere Angelo Peveri, l’imprenditore condannato per tentato omicidio di un ladro.
“Noi abbiamo molto chiaro il perimetro della nostra azione e non lo vogliamo superare. Ma reagiamo se viene invaso. Le decisioni sulla modalità e sulla durata della pena spettano solo alla magistratura non al ministro dell’Interno”, ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci.
“Quando il ministro dice farò di tutto perchè Angelo Peveri sia il meno possibile in carcere, è evidente che la durata e le modalità della pena deve deciderle la magistratura”, ha specificato a Radio anch’io.
“Questo significa — ha sottolineato — rispetto reciproco delle prerogative che la Costituzione assegna a ogni istituzione”. Poi il commento sul rinvio dei lavori in Aula: “È una buona notizia, speriamo che sia sine die“.
Per l’Unione delle Camere Penali la questione è “pura propaganda”.
Il presidente Gian Domenico Caiazza dà “ragione” a Minisci perchè “dovrà essere sempre un giudice che valuta” e aggiunge che “qualunque cosa scrivano nel testo della legge sulla legittima difesa, non può immaginarsi una norma che pretenda di sottrarre un fatto omicidiario alla valutazione di un giudice. Quindi stiamo parlando del nulla”.
Dicendo che con la riforma si possa sottrarre chi spara a un’indagine, aggiunge, “si inganna l’opinione pubblica” e invece questo “è impossibile”, ribadisce il presidente delle Camere Penali.
“La vera pretesa di fondo di questa campagna della Lega — chiarisce — è che chi spara difendendosi in casa o asserendo di essersi difeso in casa non debba essere nemmeno indagato. Qualunque cosa pensino di scrivere nel testo di questa legge questo non potrà accadere mai. Si possono restringere i criteri di proporzionalità ma si può fare entro limiti ragionevoli, quello che è irragionevole non può avvenire”.
“Salvini sceglie di dare valore simbolico a un fatto in un contesto in cui nemmeno i difensori hanno sostenuto la legittima difesa”.
Caiazza fa riferimento al caso Peveri. “Ecco perchè — ribadisce Caiazza — è pura propaganda che non ha nulla a che fare con la realtà giudiziaria”.
Inoltre, riflette il presidente dei penalisti, “il tema della legittima difesa non è una emergenza sociale. Sfido Salvini o il ministro Bongiorno a dirci quanti sarebbero i casi negli ultimi 10 anni di omicidio di un ladro in appartamento e quante le situazioni controverse di condanna di chi si è difeso in casa propria. Non si contano neppure sulle dita di una mano. Stiamo quindi parlando di una emergenza virtuale puramente ideologica e propagandistica”.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
NON POTRANNO PIU’ TORNARE NELLA SCUOLA DI TORINO DOVE ERANO ISCRITTI, GRAZIE ALLA DEPORTAZIONE FISSATA PER LEGGE DAL “BUON PADRE DI FAMIGLIA”
“Non si possono trasferire così dei nuclei familiari: dopo qualche mese eravamo diventati il loro
punto di riferimento, avevano iscritto per l’anno prossimo anche gli altri due fratellini, uno in prima elementare e il più piccolo all’asilo”.
Queste sono le parole di una preside di un istituto scolastico di Torino che parla al Corriere della Sera di un episodio simbolo delle prime conseguenze del decreto sicurezza, che inizia a mostrare i suoi effetti anche nei piccoli casi di vita quotidiana.
Due ragazzi armeni iscritti alle medie dell’Istituto Comprensivo Nichelino IV di Torino non potranno più tornare nella scuola che li ha accolti a fine settembre 2018, al loro arrivo in Italia. Per la famiglia di richiedenti asilo, infatti, è stato disposto il trasferimento in un altro centro accoglienza distante dall’istituto scolastico.
La famiglia armena non è la sola ad aver lasciato Nichelino, altre 4 famiglie sono state trasferite. Da una parte il “decreto sicurezza” ha ridotto le tariffe a 21 euro, dall’altra i posti dei migranti devono essere ridistribuiti in base ai vincitori dei nuovi bandi prefettizi.
Si ricomincia tutto d’accapo. Integrazione, alfabetizzazione, mediazione: tutto da rifare in un’altra scuola.
“La famiglia aveva fatto tappa in Austria e sono arrivati da noi alla fine di settembre, li abbiamo subito inseriti in prima e terza media, nessuno dei due parlava italiano. Hanno iniziato un percorso di inserimento con i compagni e anche di alfabetizzazione, la scuola ha dedicato loro del tempo per insegnare la lingua con risorse interne”, racconta la preside al Corriere.
Entrambi i ragazzini si sono inseriti bene, hanno trovato classi e insegnanti accoglienti. Fino a giovedì scorso, il loro ultimo giorno a Nichelino. Non c’è stato nemmeno il tempo di dire addio ai compagni di classe poichè il trasferimento — da Nichelino a Riva di Chieri (a 25 km di distanza)— è stato disposto in tempi brevissimi per non far saltare giorni di scuola.
“Venerdì pomeriggio sono stata contattata dal nuovo centro di accoglienza di Riva di Chieri — ricorda la preside Cannavò — Aveva ricevuto la famiglia la sera prima e cercava un modo per avere il nulla osta in fretta, per non far perdere giorni di scuola a questi bambini”.
La ragazzina armena più piccola, che frequentava la prima media, ha telefonato ad una compagna avvertendola che non sarebbero più andati a scuola.
Con sorpresa di insegnanti e amici che erano all’oscuro di tutto, inizia un nuovo giorno di scuola per i due bambini che dovranno ricominciare da zero.
(da TPI)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
SEGNALE DI UNA RECESSIONE CHE POTREBBE PROLUNGARSI
Peggiora il clima di fiducia a febbraio.
L’Istat stima “un ampio calo” dell’indice di fiducia dei consumatori, che passa da 113,9 punti a 112,4. Ed è in “evidente flessione” anche l’indice composito delle imprese (da 99,1 a 98,3), che tocca il minimo da quattro anni, partire da febbraio 2015.
Continua così per le aziende “una evoluzione negativa in atto ormai dallo scorso luglio”. L’indice dei consumatori tocca il valore più basso da 18 mesi con un peggioramento per tutte le componenti del clima.
Il clima economico e quello corrente registrano le flessioni più consistenti mentre cali più moderati caratterizzano il clima personale e quello futuro. Più in dettaglio, il clima economico cala da 130,5 a 126,6, il clima personale passa da 108,9 a 108,2, il clima corrente scende da 112,4 a 109,4 e il clima futuro flette da 117,4 a 116,9.
Per le imprese, l’indice di fiducia diminuisce in gran parte dei settori, con la sola eccezione del commercio al dettaglio, dove l’indice aumenta da 102,9 a 105,4, il valore più alto da un anno. Invece l’indice di fiducia delle costruzioni, dopo l’aumento dello scorso mese, torna a diminuire (da 139,2 a 135,5), mantenendosi comunque su livelli storicamente elevati.
Nella manifattura l’indice passa da 102 punti a 101,7, il livello più basso a partire da agosto 2016 (quando era sempre di 101,7) e peggiorano, per il secondo mese consecutivo, le attese sulla produzione, unitamente a un aumento del saldo relativo alle scorte di magazzino. I giudizi sul livello degli ordini permangono sostanzialmente stabili rispetto allo scorso mese.
Nelle costruzioni,il deterioramento del clima di fiducia riflette un deciso ridimensionamento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa e una stabilità , rispetto allo scorso mese, dei giudizi sugli ordini.
Per quanto riguarda il settore dei servizi (dove l’indice cala 98,6 a 98,3), l’Istat segnala il deterioramento dei giudizi e delle aspettative sugli ordini, mentre i giudizi sull’andamento degli affari sono in miglioramento. L’indice rimane sotto quota 100 (il livello del 2010) da tre mesi.
Nel commercio al dettaglio, infine, il miglioramento del clima di fiducia è la sintesi di un’evoluzione positiva, tanto per i giudizi quanto per le attese sulle vendite, diffusa a entrambi i circuiti distributivi analizzati (grande distribuzione e distribuzione tradizionale); il saldo dei giudizi sul livello delle giacenze aumenta.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
“PREOCCUPA DEBITO CHE NON CALA, OCCORRE MIGLIORARE I CONTI CON URGENZA, TROPPE BARRIERE A INVESTIMENTI”
La Commissione Ue è preoccupata per quanto accade in Italia.
Conti pubblici deteriorati e passi indietro sulle riforme, con il rischio contagio per il resto dell’Eurozona.
Boccia quota 100, guarda con scetticismo al reddito di cittadinanza, segnala in generale che la manovra del Governo gialloverde sull’economia italiana non favorisce la crescita e sta causando “squilibri eccessivi”, dando il senso dell’urgenza di un correttivo in corsa.
Nel Country Report, pubblicato oggi, Bruxelles conferma le sue valutazioni negative . L’osservato speciale è, come sempre, il debito pubblico.
“La mancanza di progressi nell’affrontare” le sfide di fronte alle quali si trova “purtroppo ci portano a concludere che gli squilibri dell’Italia restano eccessivi” dice Pierre Moscovici, commissario Ue agli affari economici. “L’Italia dovrà adottare ancora misure per migliorare la qualità delle sue finanze pubbliche, aumentare l’efficienza della sua amministrazione e del sistema giudiziario, rafforzare l’ambiente economico, rafforzare il mercato lavoro e il sistema finanziario. È urgente fare tutto ciò date prospettive le economiche per l’Italia”, ha proseguito Moscovici, sottolineando che “le previsioni per il 2019 non sono più di un 0,2% di crescita e quindi sentiamo un senso di urgenza molto forte”
“Rimaniamo preoccupati che il debito non scende a causa dei piani economici deboli del Governo, in generale lo slancio delle riforme si è fermato” segnala il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. “La Commissione resta vigile e monitorerà da vicino la situazione italiana” per fare valutazione in primavera basata soprattutto “sul livello di ambizione del programma nazionale di riforme”, ha aggiunto.
“Il rapporto debito/Pil non è atteso scendere nei prossimi anni dato che la prospettiva macroeconomica e i programmi di bilancio del Governo, anche se meno espansivi di quanto previsto inizialmente, comporteranno un deterioramento del surplus primario” scrive la Commissione.
“In Italia i progressi in alcune aree degli anni scorsi sono stati oscurati da prospettive peggiori dovute largamente dal deterioramento i bilancio previsto e dal blocco generale dell’agenda di riforme”.
La Commissione europea mantiene l’Italia nel gruppo di paesi sotto osservazione per squilibri macroeconomici eccessivi a causa di debito alto, dinamica della produttività debole prolungata che “implica rischi rilevanti transfrontalieri in un contesto di crediti deteriorati tuttora alto e alta disoccupazione”
Tre Stati Ue hanno squilibri macroeconomici eccessivi: Italia, Grecia e Cipro. Dieci hanno degli squilibri che non sono eccessivi: Bulgaria, Germania, Spagna, Francia, Croazia, Irlanda, Olanda, Portogallo, Romania e Svezia.
Per Bruxelles “l’aggravamento o la riduzione degli squilibri macroeconomici dell’Italia dipenderanno in modo cruciale dalle politiche per migliorare la qualità delle finanze pubbliche, aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, rafforzare il contesto per il business, rafforzare il mercato del lavoro e il sistema finanziario”. La Commissione non dà indicazioni sulle prossime mosse: sarà solo dopo le elezioni europee di fine maggio, sulla base del programma di bilancio che l’Italia dovrà inviare prima della metà di aprile a Bruxelles, che deciderà il da farsi.
L’Italia è il paese con più barriere agli investimenti, seguita da Spagna e Portogallo. Dell’analisi non fa parte la Grecia.
L’italia se la cava solo in tre ambiti: economia digitale/telecomunicazioni, energia e trasporti. Ci sono problemi per gli investimenti nei settori della pubblica amministrazione (oneri amministrativi, funzionamento, appalti, sistema giudiziario, quadro insolvenza, concorrenza), mercato del lavoro (sistema contrattuale, regolazione salariale, formazione), fisco (tassazione e accesso ai finanziamenti), ricerca e sviluppo, condizioni di contesto per il business (servizi, professioni, distribuzione, costruzioni).
Inoltre, pesano “le incertezze relative all’orientamento del governo che hanno contribuito ad aumentare le pressioni sui mercati e a più alti rendimenti dei titoli sovrani italiani nel corso dell’anno scorso” per cui “l’aggravio o la riduzione degli squilibri macroeconomici dipenderà dalle scelte per migliorare la qualità dei conti pubblici, aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia, migliorare il contesto per il business e rafforzare il mercato del lavoro e il sistema finanziario”. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, nella comunicazione che accompagna il rapporto è scritto che ‘il suo successo dipende largamente dalla sua ‘governance”.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
DISPOSTO UN ANNULLAMENTO CON RINVIO E ACCOLTO IN PARTE IL SUO RICORSO
Decide di non decidere la Cassazione, chiamata in causa sul provvedimento che vieta a Mimmo Lucano di stare a Riace, il “borgo dell’accoglienza” che ha guidato da sindaco fino all’ottobre scorso, quando è finito al centro di un’inchiesta per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
Inizialmente ai domiciliari, quindi “esiliato” dalla “sua” Riace per decisione dei giudici del Riesame, Lucano contro quel provvedimento ha portato avanti la battaglia fino alla Suprema Corte, ma il suo ricorso è stato accolto solo parzialmente.
Gli ermellini hanno disposto un annullamento con rinvio, ordinando che i giudici del Riesame di Reggio Calabria tornino ad esaminare il caso sulla base di una serie di rilievi.
Sebbene non ci siano ancora le motivazioni, secondo i legali del sindaco sospeso, in Cassazione avrebbe destato più di una perplessità l’accusa di “turbata libertà di scelta del contraente” mossa a Lucano in relazione all’appalto comunale per la gestione della differenziata.
A Lucano la procura di Locri ha contestato infatti di aver affidato in via diretta la raccolta dei rifiuti ad una cooperativa sociale del paese, formata da italiani e rifugiati.
Una procedura illegittima per l’accusa, ma sempre difesa come regolare da Lucano e dai suoi legali.
In più, la Cassazione avrebbe ordinato ai giudici reggini di valutare la posizione del sindaco alla luce delle mutate esigenze di custodia cautelare.
Fra i motivi che nei mesi scorsi avevano spinto i giudici a disporre “l’esilio” di Lucano c’era anche un presunto pericolo di inquinamento probatorio, legato anche alla carica per lungo tempo ricoperta.
Tuttavia, da tempo ormai non solo è stato sospeso dall’incarico ed è lontano da Riace, ma l’inchiesta in cui è coinvolto è stata già chiusa.
Nel dicembre scorso, la procura di Locri ha notificato al sindaco sospeso di Riace ed altre persone il provvedimento di chiusura indagini, riproponendo l’impianto accusatorio già bocciato dal giudice per le indagini preliminari.
Nei giorni scorsi il sindaco “sospeso” del borgo dell’accoglienza, si è presentato in procura a Locri per rilasciare spontanee dichiarazioni in relazione ai reati di cui è accusato. Tutti elementi che i magistrati adesso dovranno valutare per decidere se chiedere il processo per Lucano e gli altri indagati.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
CASALINO NEGA DI AVER CONSIGLIATO ALLA SARTI DI SCARICARE SULL’EX FIDANZATO LA COLPA DEL MANCATO VERSAMENTO… LA SARTI FACEVA PRIMA A DIRE CHE LA RESTITUZIONE E’ UNA CAZZATA E CHE I QUATTRINI SE LI TENEVA
Parla Rocco Casalino. Il portavoce del presidente del Consiglio, uomo chiave nella comunicazione
del Movimento, interviene sul caso della deputata Giulia Sarti, coinvolta nella Rimborsopoli 5Stelle. “Sarti si è probabilmente coperta dietro il mio nome con l’allora compagno, se avessi saputo di questi ammanchi o di giri strani l’avrei immediatamente riferito al capo politico e ai probiviri. Io non tutelo i parlamentari, ma il Movimento, come sanno tutti”, dice Casalino in una nota.
Ma a intervenire è anche il vicepremier Luigi Di Maio. Ed è netto: “Giulia Sarti si è dimessa dalla presidenza della Commissione Giustizia, e si autosospesa. Ora il Movimento dovrà decidere l’espulsione, che credo doverosa”.
Un caso complicato quello di Giulia Sarti.
Solo ieri aveva dichiarato: “Preciso che nè Ilaria Loquenzi (ndr, altra responsabile comunicazione) nè Rocco Casalino mi hanno spinto a denunciare nessuno, ma si sono limitati a starmi vicino”.
Ma perchè sono tirati in ballo Casalino e Loquenzi? E in cosa consiste lo scandalo dei rimborsi? Proviamo a riepilogare.
Tutto nasce da un’indagine della procura di Rimini, partita un anno fa, e che ora si è conclusa con una richiesta di archiviazione per Bogdan Andrea Tibusche, ex compagno di Sarti. Tibusche fu denunciato per appropriazione indebita proprio dalla deputata.
Ma secondo i magistrati non fu lui a rubare soldi dai conti della parlamentare riminese.
Nè fu lui a impedirle di restituire i rimborsi. E la denuncia era solo un tentativo, da parte della parlamentare, di salvare la reputazione e probabilmente anche il futuro politico.
Il caso era scoppiato nel febbraio 2018 quando – in seguito a un servizio delle Iene – era emerso che alcuni deputati, tra cui proprio Sarti, non avevano restituito parte dello stipendio, come invece previsto dal regolamento interno M5S.
Secondo quanto riferito dalla stessa parlamentare M5s nel colloquio via Telegram con Bogdan, la richiesta di sporgere denuncia nei suoi confronti sarebbe arrivata proprio dai responsabili della comunicazione del movimento, Ilaria Loquenzi e Rocco Casalino.
“Le Iene hanno i nomi da mesi e mi hanno chiesto se denuncio te perchè mi stanno chiedendo come uscire da questa storia”(…) “me l’ha chiesto Ilaria con Rocco. Per salvarmi la faccia…”.
Intanto Bogdan fa sapere che sta valutando una querela per calunnia o una richiesta civile di risarcimento danni nei confronti di Giulia Sarti.
Mentre il Pd attacca Casalino e chiede al premier Conte di intervenire. Lo fa con un’interrogazione del deputato Carmelo Miceli, componente della commissione Giustizia, per sapere “se il presidente del Consiglio non ritenga doveroso effettuare opportune verifiche sul reale comportamento tenuto da Casalino sul caso Sarti, prima ancora che a farlo siano i magistrati”, chiedendo di sospendere il portavoce dall’incarico.
(da agenzie)
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