I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI. SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO. DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO
IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 5% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA – IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI – CHISSA’ COSA SUCCEDERA’ A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI
Si prospetta un autunno caldo per l’ex invicibile Armata Branca-Meloni, così torrido che si
rimpiangerà il “forno quotidiano” dell’estate 2026.
Se la Lega, smontata come un Lego dal vannaccismo, va verso la resa dei conti tra “nordisti” e salviniani, anche l’altro alleato dei Camerati d’Italia, Forza Italia, è allo sbando.
A partire dalla Famiglia Berlusconi, i malumori (eufemismo) e le uscite contro il presidente del partito, Antonio Tajani, già azzoppato con la cacciata dei suoi fedelissimi Barelli e Gasparri, ormai si moltiplicano.
Hanno cominciato le numerose donne del partito, guidate dalla berlusconina Deborah Bergamini, con il loro no alle preferenze nella legge elettorale al voto in Parlamento: furono loro parte del clamoroso “incidente” del 15 luglio, quando la Camera ha bocciato la riforma del voto cara a Giorgia Meloni. Ora si aggiunge il ministro della pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, sempre in quota Marina Berlusconi.
In un’intervista al “Foglio”, ha tuonato contro Tajani per l’iniziativa “anti-burocrazia” del partito. Zangrillo si è sentito (giustamente) messo da parte: “Mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto”.
“Se Forza Italia doveva lanciare una campagna per la sburocratizzazione – ha detto Zangrillo -, mi sarebbe piaciuto un incipit dove si diceva che abbiamo fatto cose molto importanti. E invece è stata una sorpresa estiva: mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento dai vertici del mio partito”.
Poi l’azzannata finale: “Apprezzo la telefonata di Tajani, ma forse sarebbe stato opportuno un investimento più organico. E mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto […].
”Sicuramente c’è stato un difetto di comunicazione che in parte può essere stato anche colpa mia. Io sono un manager abituato a parlare la lingua dei manager, dei risultati concreti, non della politica. Avrei potuto rivendicare meglio”.
Le tensioni in Forza Italia sono l’ennesima rottura di cojoni per Giorgia Meloni, ma Ii guaio più grosso che la Ducetta dovrà affrontare al rientro dalle vacanze, però, si chiama Lega, soprattutto se la “Sirenetta del Colle Oppio” vorrà far approvare la legge elettorale.
Con il 5% che viene stimato il Carroccio nei sondaggi (di cui la metà attribuito ai governatori del Nord), dei 95 parlamentari che il partito di Salvini ha attualmente in Parlamento rimarrà ben poca cosa. Già eleggerne una trentina sarebbe un miracolo.
Nota Matteo Pucciarelli su “Repubblica”: “Non è solo una questione politica, è anche banalmente matematica. […] Alle politiche del 2022, la Lega con quasi il 9 per cento ha eletto 95 parlamentari: 66 deputati e 29 senatori. Dei primi 66, ben 42 diventarono tali grazie ai collegi uninominali, solo 23 con il proporzionale (più la sistemazione derivante dalle pluricandidature). Al Senato, 14 dei 29 seggi arrivarono dall’uninominale”.
Aggiunge Pucciarelli: ” la Lega del 2022 beneficiò moltissimo del maggioritario, ed è questo che rende comprensibile la resistenza dei “nordisti” all’abolizione degli uninominali. E poi ci sono le proiezioni, drammatiche. Con una Lega al 5 per cento, e uno scenario in cui nessuna delle coalizioni raggiunge il 42 per cento, sono 30 gli eletti; in Lombardia […] parliamo di circa sei parlamentari in tutto. La situazione può ancora peggiorare se il centrosinistra andasse al governo prendendo anche il premio di maggioranza, e lì siamo sulla ventina di eletti […]. La sostanza è che due su tre, più o meno, rischiano di non venire rieletti”.
Amorale della fava: i franchi-tiratori, per il “Melonellum”, cominciano a diventare tanti, forse troppi…
E la Meloni non può permettersi defaillances.
Aggiunge Giulia Merlo su “Domani”: “Dopo l’inciampo alla Camera sull’emendamento delle preferenze, FdI e soprattutto la premier non vogliono sentire ragioni: l’accordo per una modifica che introduca le preferenze e anche un correttivo di genere è da considerarsi chiuso. Formalmente, però, il testo non è ancora stato depositato e come sempre il diavolo sta nei dettagli”.
Continua Merlo: “Dentro Forza Italia, infatti, il malcontento continua a covare soprattutto nella compagine femminile, che sarebbe tutt’altro che convinta rispetto al correttivo di genere su cui si sono accordati gli sherpa, perché non darebbe garanzie sui capilista.
Dentro la Lega, invece, oggi è la frangia nordista a preoccupare. Anche perché […] lo zoccolo duro degli anti-salviniani ha casa proprio a palazzo Madama, dove il capogruppo è Romeo e su trenta senatori più di due terzi sono stati eletti al nord”.
“In altre parole, insiste Merlo -, la riforma elettorale imposta da Meloni e accettata da Salvini […] non permetterà il ritorno in parlamento di molti degli oggi eletti. Inoltre renderà il partito dipendente, in caso di vittoria, dalla generosità di FdI nel distribuire i posti nel listone del premio di maggioranza”.
(da Dagoreport)
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