GRAZIE A TRUMP SIAMO FINITI NEL MIRINO DELL’IRAN. NELLE BASI MILITARI AMERICANE IN ITALIA È SCATTATA LA MASSIMA ALLERTA PER POSSIBILI ATTACCHI DELL’IRAN
COME HA RIVELATO IL “FINANCIAL TIMES”, I PASDARAN STANNO VALUTANDO DI COLPIRE OBIETTIVI MILITARI STATUNITENSI NELL’EUROPA SUDORIENTALE SE TRUMP INTENSIFICASSE LA GUERRA… SECONDO LE INTELLIGENCE, GLI OBIETTIVI IN CIMA ALLA LISTA DI TEHERAN SONO LE BASI DI BEZMER IN UNGHERIA E DI AKROTIRI A CIPRO… I SERVIZI DI TEHERAN HANNO AGENTI INFILTRATI CHE SI SANNO MUOVERE CON INCISIVITÀ IN ITALIA
Una settimana esatta fa, nel comando statunitense di Napoli è scattata la massima allerta. Un piccolo drone è penetrato nella struttura principale di Gricignano d’Aversa dove risiedono militari e famiglie, provocando immediatamente l’allarme in tutto il presidio dell’Us Navy: al personale del quartier generale di Capodichino è stato ordinato di scendere nei rifugi a prova di bomba.
Sull’episodio indagano la procura partenopea e i carabinieri ma testimonia quanto sia alta la preoccupazione per la sicurezza delle basi americane. È così in tutta Europa da fine febbraio, prima ancora che cominciassero i raid sulla Repubblica islamica. Ed è così anche in Italia, nonostante per volontà del governo Meloni sia stata negata al Pentagono la possibilità di usare gli aeroporti del nostro Paese per compiere o appoggiare missioni offensive contro l’Iran, provocando l’ira di Donald Trump contro la premier.
Una situazione molto diversa, ad esempio, dalla Bulgaria dove anche le piste degli scali internazionali hanno ospitato le cisterne volanti che rifornivano le squadriglie di caccia o dalla Gran Bretagna da cui decollavano direttamente i bombardieri B1 e B52.
Non bisogna dimenticare che caccia, missili e cannoni della nostra Aeronautica e del nostro Esercito sono stati mandati da marzo a fare scudo alle monarchie del Golfo, partecipando attivamente alla protezione contro le incursioni dei pasdaran: un’operazione varata dall’esecutivo con un profilo bassissimo, senza dare indicazioni dettagliate neppure in Parlamento, anche per il timore di ritorsioni.
Questo quadro non rende le installazioni Usa nel nostro Paese immuni dal pericolo di rappresaglie. La più attiva è stata comunque Sigonella, da dove dopo una lunga pausa è ripresa l’attività dei grandi droni da ricognizione Triton che più volte sono andati a spiare l’isola di Kharg e lo Stretto di Hormuz.
Spesso lì hanno fatto scalo i jet statunitensi durante i trasferimenti verso il Golfo. Almeno una dozzina di F16 stanziati ad Aviano (Pordenone) ha preso parte alla campagna contro la Repubblica Islamica, operando però sempre dalla Giordania.
Dalla fine di marzo paracadutisti della 173ma brigata di Vicenza – il reparto più decorato dell’Us Army e punta di lancia di ogni intervento Usa all’estero – sono stati spostati in Israele in vista di un ipotetico blitz contro i laboratori nucleari o le isolette fortificate dei pasdaran che minacciano la navigazione delle petroliere: si sarebbe però trattato di piccole squadre, con meno di cento incursori.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto frena: «Nulla è precluso ma eviterei di offrire idee e spunti. Finora l’Iran ha usato il caos e l’allargamento del conflitto come tattica – ha dichiarato all’Adnkronos -. Se si ragiona secondo questa logica, allora può fare qualunque cosa, persino attaccare la Cina, ipotesi evidentemente irreale. Ed è proprio per questo che non ha senso suggerirgli scenari o comportamenti».
In realtà l’intelligence di Teheran dispone di una rete di agenti infiltrati all’interno della Ue che si sa muovere con incisività: ha organizzato nell’ultimo decennio omicidi contro gli oppositori del regime teocratico, sfruttando rapporti con criminalità organizzata e narcotrafficanti per mettere a segno i suoi colpi.
E soprattutto i Guardiani della Rivoluzione contano su una falange di hacker di notevoli capacità che cercano in ogni modo di penetrare nei server di enti statali e aziende tecnologiche. Abbordaggi cyber che da marzo sono sempre più frequenti e sofisticati, pure nel nostro Paese.
La maggioranza degli analisti però ritiene «altamente improbabile» l’eventualità di attentati in Italia. La Repubblica islamica non avrebbe alcun interesse ad inimicarsi un Paese che ha sempre mantenuto posizioni di mediazione e dialogo con l’Iran.
Anche in questo caso, però, le valutazioni devono misurarsi con i nuovi assetti di potere a Teheran, dove l’ala dura dei pasdaran ha preso il sopravvento e spinge per uno scontro a oltranza con l’Occidente.
(da agenzie)
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