Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
“SBAGLIAI A RUBARE MA GLI AVEVO CHIESTO PERDONO”… LA CASSAZIONE HA CONFERMATO LA SUA VERSIONE, SALVINI E’ ANDATO A ESPRIMERE SOLIDARIETA’ A UN CONDANNATO PER TENTATO OMICIDIO
“La morale? Andare a lavorare. Studiare. E non fare male a nessuno”. Singhiozza, Dorel Jucan, quando pensa a cosa racconterà un giorno alle figlie, di questa storia maledetta.
Incisi sulla pelle gli squarci delle fucilate di Angelo Peveri sono indelebili. Piange e trema anche la moglie Viorica, nello studio dell’avvocato Andrea Tomaselli, dove li incontriamo.
Dice la signora che nel piacentino, quando cammina, si guarda in giro. Di tifosi dell’imprenditore con la doppietta, o di Matteo Salvini, è pieno. E chissà …
E lei, signor Jucan, come sta? È arrabbiato per il sostegno del ministro a chi le sparò a sangue freddo? È spaventato?
“Spaventato, sì, e addolorato. Non pensavo si arrivasse a questo punto. Con tutte le persone che dicono che è giusto avermi sparato, non vedo perchè uno di loro non dovrebbe aspettarmi sotto casa, o spaccarmi i vetri”.
Cominciò la sera del 5 novembre. La racconti.
“Ero andato, anzi, eravamo andati in tre, per prendere del gasolio”.
“Gli chiedevo perdono, mi ha sparato”: parla l’uomo ferito dall’imprenditore visitato da Salvini in carcere
Per rubarlo. È un reato.
“Sì. Per uso personale, però. Non per farci business. Ero rimasto a lungo senza lavoro, ne avevo trovato uno a sessanta chilometri. Con lo stipendio e le spese che avevo, non ce la facevo. Era la prima volta, giuro. Mai più”.
Quella notte lo fece.
“È successo quello che è successo. Abbiamo trovato due escavatori e abbiamo aperto il coperchio del serbatoio. Dopo 5-10 minuti arriva un’auto. Fermata brusca. Sbattono forte le portiere. Sentiamo due spari. Pensiamo che vogliono spaventarci e scappiamo verso il fiume, il Tidone, lì vicino. La macchina scende dal ponte, a fari spenti. Ci urlavano ‘fermatevi’. Mi ricordo della macchina parcheggiata torno indietro. Mi fermano. ‘Mettiti giù’, mi hanno detto”.
Cosa pensò? Che l’avrebbero ammazzata? Che non avrebbe dovuto?
“Niente, in quel momento. Ci hanno già intimiditi coi due colpi in aria, non penso andranno oltre. Invece mi fanno mettere le mani sopra la testa. ‘Cosa ci fai qui?’. Detto con cattiveria. Mi picchiano col calcio del fucile. Chiedo perdono, dico che il gasolio mi serviva, prego di non farmi male. Peveri mi dice che dovevo pensarci prima. Mi sbatte la testa sulla ghiaia. Poi ricordo il fuoco del colpo, il caldo sul petto e il braccio destro rotto. E nient’altro. Poi la Rianimazione”.
Vi siete più parlati, durante il processo, lei e l’imprenditore?
“Mai. Lo vidi al processo, dall’altra parte dell’aula. Mai un contatto. Non saprei cosa dirgli. Forse gli chiederei perchè. Se mi ammazzava (piange, ndr), le mie bambine chi le cresceva?”. Le sentenze hanno detto.
“Ha deciso un giudice. La legge. Non io. Non è legittima difesa se metti una persona in ginocchio. Potevano chiamare i carabinieri o la polizia per prendermi. E gli spari non sono stati accidentali: non mi avrebbero picchiato prima, o sbattuto la testa sui sassi. Lo dicono i dottori”.
Eppure, dal Viminale, Salvini, si schiera dalla parte di chi ha sparato a sangue freddo. Ha qualcosa da dirgli?
“Non so. Non ci ho pensato. Nel 2019 esistono leggi e magistrati. Centinaia o migliaia di anni fa ci si faceva giustizia da soli”.
Pare che i nostalgici siano centinaia di migliaia.
“C’è libertà di pensiero. Ognuno dice quello che vuole. Sono arrivato nel 2000 in Italia, sono regolare dall’anno dopo. C’era un’altra vita, c’era lavoro. Oggi non si può dire che in Italia si stia male, o che ci sia gente cattiva. Tanti non lo sono. Però non so se oggi la consiglierei”.
Ha ricevuto solidarietà , al di là di famiglia e amici?
“Se qualcuno, forse ci sarà , è solidale con me non ha avuto ancora il coraggio di dirlo. Io sto ancora male, mi sono operato due volte, mi hanno tolto il lobo di un polmone. Tre dita addormentate. Il braccio destro lo sollevo fino a qui. Ho 43 anni, sono invalido al 55% ma se mi offrono un lavoro pesante non posso rifiutare, non posso scegliere. Ora faccio il magazziniere. E penso a cosa spiegare alle mie tre figlie. La grande ha 14 anni, la piccola 4. Per ora ho detto che è successa una faccenda brutta, che ho fatto io e che non farò più per non farle star male. Per il resto, non è ancora il momento”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
LE PRESSIONI DEL M5S E IL RETROSCENA POLITICO DEI MANCATI RIMBORSI E DELLA DENUNCIA
Non fu l’ex compagno a rubare soldi dai conti della parlamentare riminese del Movimento 5
Stelle Giulia Sarti.
Non fu lui a impedirle di restituire i rimborsi, in ossequio al regolamento grillino. E anche la denuncia nei suoi confronti, presentata dalla parlamentare, altro non era che un modo per venire fuori dallo scandalo, per “salvarsi la faccia “.
La procura di Rimini chiede di archiviare l’inchiesta su Bogdan Andrea Tibusche, denunciato un anno fa per appropriazione indebita da uno dei volti più noti della galassia pentastellata.
La protagonista di questa storia, travolta dallo scandalo dei rimborsi, si arrende: ” Annuncio le mie dimissioni da presidente della Commissione giustizia della Camera e, a tutela del M5S, mi autosospendo. Preciso che nè Ilaria Loquenzi nè Rocco Casalino mi hanno spinto a denunciare nessuno, ma si sono limitati a starmi vicino nell’affrontare una situazione personale e delicata”.
Alcuni minuti prima della nota, diffusa ieri, ha parlato in lacrime al telefono con Rocco Casalino, il portavoce del premier Conte. Ma la parola fine non c’è ancora. È lei, adesso, che rischia di essere trascinata in tribunale.
Perchè in questa vicenda di soldi, accuse e tradimenti, non ci sono soltanto 23mila euro spariti nel nulla. Bisogna tornare al 13 febbraio del 2018.
Le elezioni nazionali sono alle porte e scoppia il caso della Rimborsopoli a 5 Stelle: alcuni eletti non hanno restituito parte dei soldi, le Iene denunciano lo scandalo, partono le epurazioni. Sarti è nel mirino.
” La cosa verrà fuori ” , confida in chat a Bogdan, l’attivista e consulente informatico campano conosciuto alcuni anni prima. “Le Iene hanno i nomi da mesi e mi hanno chiesto se denuncio te. Perchè mi stanno chiedendo come uscire da questa storia ” . Chi preme per andare in procura? ” Me lo ha chiesto Ilaria con Rocco per salvarmi la faccia”.
I capi della comunicazione grillina. Il 14 febbraio, alle 19.42, Sarti scrive: ” Ti devo denunciare, ci sono più di 12mila euro da ottobre a oggi che ti sei versato ” . L’ex compagno cade dalle nuvole: ” Denunciare per cosa? Mai preso un cent senza che tu lo sappia ” . E ancora: ” Te ne vuoi uscire così, va bene, ma sai che non è così ” . ” Pensaci bene se puoi dimostrare la truffa (…) Abbiamo sbagliato entrambi tesoro. Nessuno ha truffato nessuno ” . Lei insiste: ” Sono sotto un treno. Sto passando come una ladra quando non ho intascato un solo centesimo…”.
La denuncia parte e stavolta è Bogdan a reagire: ” Chiamo i giornali pure io… cominciamo la guerra? ” . E pensare che fra i due era cominciata diversamente. La parlamentare e l’attivista si conoscono quando la prima ha bisogno di un consulente per via di alcune foto compromettenti finite online. Come emerge dalle carte del procuratore capo di Rimini Elisabetta Melotti e del pm Davide Ercolani, il consulente diventa un aiutante e ha libero accesso al conto corrente. Lei paga anche il suo affitto a Salerno, lo aiuta per alcune spese. Lui gestisce i rimborsi, anche perchè, dice lui, gli eletti ” facevano a gara” a chi rendicontava di più.
Ma sul conto di Sarti non sempre i soldi ci sono. Così si usano degli escamotage: a volte fanno partire un bonifico per pubblicare la ricevuta, salvo annullare il pagamento poco dopo. Altre volte, invece, le transazioni vengono rifiutate dalla banca per mancanza di liquidità . A un certo punto Sarti presta anche soldi ai genitori per comprare un’auto (“Con quale faccia non aiuto mio padre”, confida in chat).
Bogdan, tirato in ballo, si precipita dai pm e parla fino alle 4 del mattino. Mostra chat, consegna documenti.
Ieri al suo avvocato Mario Scarpa ha confidato: ” Mi è arrivata addosso una marea di fango, sono stato insultato, mi hanno fatto terra bruciata intorno”. Per il legale non finisce qui: ” Lui è feroce. Quella denuncia fu strumentale. Valuteremo come reagire, anche con un’azione civile”.
Il capogruppo M5S Francesco D’Uva ha già avviato l’iter per sostituire Sarti in Commissione giustizia. E il Pd chiede le dimissioni di Casalino, che appare come un “mandante” della denuncia al consulente, anche se Sarti afferma il contrario: ” Una vergognosa messinscena, una presa in giro nei confronti degli elettori ” , accusa il deputato Ubaldo Pagano.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
ANZICHE’ “IL CANTO DEL CIGNO” SI LANCIA IN UNA ESPRESSIONE: “SI CANTA LA MORTE DEL CIGNO”
È un po’ come sparare sulla croce rossa prendere in giro Luigi Di Maio, ma c’è da dire che lui continua a fornire materiale comico a profusione.
La sua ultima uscita riguarda la confusione tra l’espressione ‘canto del cigno’ (usata per indicare la fine di una carriera, artistica o professionale) e ‘la morte del cigno’, un balletto di Michel Fokine.
Il risultato è un pastiche targato cinque stelle: “ogni volta si canta la morte del cigno” ha detto Di Maio in conferenza stampa alla Camera a commento del risultato elettorale in Sardegna, “la morte del M5s ma noi siamo vivi e vegeti. E lo dico non perchè dica che va tutto bene, ma perchè penso che le amministrative non abbiano alcun impatto sulla vita del movimento e tantomeno del governo”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
INSURREZIONE NEL GRUPPO GRILLINO, DI MAIO CHIEDE TEMPO AL SALVINI: “CI SONO MOLTI NOSTRI DEPUTATI CHE NON NE POSSONO PIU’ E NON INTENDONO VOTARLA”
Negli stessi minuti in cui Luigi Di Maio, in conferenza stampa, bolla come “fake news” la
possibilità che slitti la legge sulla legittima difesa, un suo emissario Riccardo Fraccaro e il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, stanno discutendo il calendario dei lavori d’Aula.
Tutto in via informale dal momento che a decidere in questi casi sono i deputati con un voto e la conferenza dei capigruppo.
Sta di fatto che la legge sulla legittima difesa, provvedimento simbolo per Matteo Salvini, è stato rinviato. In teoria al posto di arrivare a Montecitorio la prossima settimana, approderà quella successiva. In pratica però se ne potrebbe discutere anche a fine marzo.
Il Movimento 5 Stelle ribolle.
Il vicepremier grillino chiede ossigeno all’alleato. Si parla di deputati che “non ne possono più”, di riunoni che diventano uno sfogatoio, il tutto è precipitato dopo la delusione del voto in Abruzzo in prima e in Sardegna due settimane dopo.
Il messaggio recapitato a Di Maio è arrivato forte e chiaro: “Non tutti i deputati sono disposti a votare la legge sulla legittima difesa”, gli è stato riferito da un parlamentare che ha partecipato a una cena in cui una fronda ha discusso dell’insofferenza verso l’alleato leghista e verso il suo potere strabordante.
Quindi, se si dovesse andare avanti anche con la legittima difesa si creerebbe un incidente in Parlamento. Incidente che lo stesso Salvini vuole scongiurare.
Per questo ha concesso ossigeno a Di Maio che vuole rivedere l’organizzazione interna, come annunciato oggi in conferenza stampa, e che prevede l’entrata in scena di alcune figure che serviranno da raccordo tra Roma e i territori.
Ma più di ogni altra cosa, distribuendo questi incarichi, il capo M5s proverà a calmare le varie anime sempre più insofferenti nei confronti della Lega. Poichè sia il voto in Abruzzo sia quello in Sardegna hanno prodotto un’ecatombe nel mondo pentastellato.
E i dossier caldi con tutte le decisioni da prendere non aiutano. Sul tavolo c’è la questione dell’Autonomia: “Oggi durante l’audizione nella commissione parlamentare per le questioni regionali il ministro Stefani ha ammesso che non c’è accordo”, riferisce un senatore M5s.
“Sono l’unico a pensare che ci sono altre priorità ?”, si chiede il deputato grillino Davide Galantino, anche lui tra più critici in questo momento.
Non si ferma qui: “Bisogna essere sinceri e soprattutto saper chiedere scusa quando non puoi mantenere fede a tutte le promesse fatte in campagna elettorale”.
O quando bisogna cedere alla Lega come sulla legittima difesa, rivendicata da Salvini in ogni comizio. Di Maio invece fa finta di nulla salvo poi dire, con poca convinzione e a domanda precisa, che non ha nulla in contrario.
Peccato che poco prima il sottosegretario Stefano Buffagni aveva detto che sono necessarie modifiche.
Due settimane non basteranno per trovare la quadra. Anche perchè molti M5s sono del tutto contrari. Quindi per adesso si avanti con altri provvedimenti, tra cui quello sui truffati delle banche, e si conta sul fatto che, nel momento in cui il decretone che contiene il reddito di cittadinanza arriverà alla Camera, si dia priorità a questo.
E così la legittima difesa slitterà ancora mentre Di Maio riuscirà a rivendicare una legge cara agli M5s.
Sempre meno deputati vanno in tv tra la difficoltà di spiegare il perchè del fallimento in Abruzzo e in Sardegna e l’imbarazzo di esprimere una posizione chiara sui vari provvedimenti
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO LA SCONFITTA DEI GRILLINI, IL MINISTRO RIPRENDE IN MANO I CONTI E PREPARA LA MANOVRA BIS, CON UN TAGLIO AL REDDITO DI CITTADINANZA
Nei corridoi dei ministeri vengono definiti “quelli del 10%”.
A via XX settembre, in particolare l’aria dopo l’uno-due Abruzzo Sardegna è iniziata a spirare in senso ostinato e contrario. Il Movimento 5 stelle è in un momento particolare nella sua gestione interna.
Ma le prime difficoltà tangibili per gli uomini di Luigi Di Maio si stanno verificando nel corpaccione dell’esecutivo.
“Sono come api impazzite”, commenta uno dei famigerati tecnici del ministero dell’Economia, riferendosi all’attivismo di chi un po’ sa di essere sotto schiaffo e un po’ non vuole essere tenuto fuori dai tavoli che contano.
Sono alcuni giorni che Giovanni Tria e i suoi più stretti collaboratori si sono iniziati a riunire. Perchè riparte il grande circo del Def, e il ministro vuole arrivarci non da spettatore pagante e adeguatamente preparato.
Così le prime riunioni tecniche sul Documento di programmazione economica e finanziaria che dovrà essere presentato il prossimo 10 aprile si stanno svolgendo senza le controparti politiche. Tutto sotto la supervisione del titolare designato, vero, ma senza nessuna camicia gialla o verde al tavolo.
Il racconto di queste ore sul mite professore di Tor Vergata lo vuole rianimato dalla concomitante difficoltà dei 5 stelle. Perchè, come ha spesso sottolineato la loro comunicazione, è stato Di Maio il vero artefice dell’innalzamento dell’asticella del deficit al 2,4% (poi rivista al 2,04%). E alla luce dei dati sulla crescita rivisti al ribasso, è tempo che Tria va dicendo che la sua prudenza di settembre, il cui argine cadde sotto i colpi dei due vicepremier, era la strada giusta da seguire.
È in quest’ottica che, nonostante abbia sempre centellinato le sue presenze televisive, lunedì ha accettato di partecipare alla trasmissione Quarta repubblica su Rete4, tirando bordate a destra e a manca (ma più a manca dell’attuale governo, vedi parole sul Tav), con un piglio molto più acceso rispetto al consueto.
Perchè i suoi collaboratori spiegano che numeri alla mano il ministro non accetterà più una gestione “allegra” dei numeri e dei capitoli di spesa.
La traduzione è molto semplice: il 2,04%, considerando le previsioni di crescita, dovrà essere rivisto al ribasso.
E al Mef si mette in conto che una mini manovra correttiva dovrà necessariamente essere fatta. È qui che casca l’asino.
Perchè a meno di fare spallucce e consentire che l’Iva aumenti, entrando direttamente nella storia come il governo più impopolare della storia, i soldi in meno da qualche parte dovranno essere recuperati.
E il principale indiziato ad essere sforbiciato è il reddito di cittadinanza. “Rientrerebbe nelle normali conseguenze del tagliando trimestrale che ci siamo imposti come timing”, spiega una fonte del Tesoro.
Argomento di cui la pattuglia 5 stelle del governo non vuole nemmeno sentir parlare. Irritata dalla melina messa in atto sulla nomina di Pasquale Tridico al vertice dell’Inps, con il paradossale risultato di un braccio di ferro dove sono i 5 stelle a passare per quelli che vogliono tutelare il tetto stipendiale dei dirigenti pubblici.
Alle porte si prospettano mesi caldi.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
“INVESTIMENTI FERMI E DEBITO IN AUMENTO”: LE ANTICIPAZIONI SUL REPORT DELLA COMMISSIONE UE
La Commissione europea domani dovrebbe mettere l’Italia sotto monitoraggio per i suoi
squilibri macroeconomici eccessivi, adottando un “rapporto paese” particolarmente critico delle misure contenute nella manovra del governo.
Lo apprende l’AGI alla vigilia della discussione nel collegio dei commissari.
Secondo la Commissione, non solo c’è stato uno “stallo” sulle riforme, ma anche una retromarcia rispetto a quanto approvato in passato.
“Quota 100” avrebbe un impatto negativo sulla sostenibilità dei conti pubblici. L’efficacia del reddito di cittadinanza sarebbe messa in dubbio dall’impreparazione dei centri per l’impiego. Secondo il Country Report (Rapporto paese) sull’Italia, gli squilibri macro-economici potrebbero “peggiorare”, in particolare con il rischio di un aumento del debito pubblico che si somma alle debolezze strutturali dell’economia.
Per il momento il contagio dell’aumento degli spread è stato limitato, ma la Commissione teme che un deterioramento dei fondamentali macro-finanziari dell’Italia possa creare rischi di conseguenze negative per altri Stati membri. Tuttavia l’esecutivo comunitario dovrebbe limitarsi a mettere sotto monitoraggio l’Italia senza aprire una procedura per correggere gli squilibri macro-economici eccessivi.
L’Italia è sempre stata sotto monitoraggio da quando nel 2012 è stata introdotta la valutazione degli squilibri macro-economici. La procedura per squilibri eccessivi, che finora non è mai stata utilizzata per nessun paese, prevede che la Commissione possa chiedere al governo un piano d’azione correttiva che dettagli le misure per correggere gli squilibri e il calendario per la messa in opera.
Il Country Report contiene un giudizio qualitativo delle misure adottate dal governo e una valutazione complessiva della situazione economica dell’Italia.
La misura della manovra più criticata dovrebbe essere “quota 100” che – agli occhi della Commissione – rappresenta una marcia indietro sulle riforme del passato ed è destinata a aumentare in modo significativo la spesa pensionistica nei prossimi anni.
L’esecutivo comunitario ritiene che “quota 100” metta in pericolo la sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche e possa avere conseguenze negative per la crescita potenziale perchè riduce la popolazione in età da lavoro.
Quanto al reddito di cittadinanza, la Commissione ritiene che i centri per l’impiego non siano adeguatamente equipaggiati per mettere in pratica la riforma con effetti positivi per le politiche attive sul lavoro. Inoltre, il lavoro nero rimane una sfida per l’Italia. Sulla manovra, la Commissione dovrebbe anche criticare l’aumento del carico fiscale sulle imprese e il pericolo di condoni, mentre gli obiettivi di privatizzazioni annunciati dal governo sono considerati poco realistici.
Inoltre, l’esecutivo comunitario non ha registrato progressi significativi sulla riforma del catasto, sulle tax expenditures (esenzioni e deduzioni fiscali) e sulla tassazione degli immobili. Quanto al settore bancario, la Commissione dovrebbe sottolineare le pressioni sulle banche dovute all’aumento degli spread, che ha avuto un impatto negativo sui livelli di capitalizzazione e le capacità di finanziamento.
L’esecutivo comunitario ritiene che rimangano sacche di vulnerabilità , in particolare tra le banche medie e piccole.
Tra le altre critiche avanzate all’Italia dovrebbe esserci il basso livello di assorbimento dei fondi Ue e le restrizioni sulla concorrenza in particolare nel settore del commercio con l’ipotesi di chiusura domenicale. Nel Country Report, la Commissione dovrebbe indicare in quali settori è richiesta azione da parte del governo come la revisione dei valori catastali, la razionalizzazione delle tax expenditures, la riduzione della spesa pensionistica nella spesa pubblica, la riforma del processo penale e del sistema di appello e la rimozione di barriere alla concorrenza. Il Country Report dovrebbe essere la base per il governo per preparare il programma nazionale di riforme (Pnf) e il programma di stabilità (il documento di economia e finanza o Def), su cui la Commissione si esprimerà in primavera.
Fuest (Ifo): “Con debito fuori controllo, aiuti Ue e cambio di governo”.
“Se l’Italia avesse difficoltà a rifinanziare il suo debito pubblico, allora a livello Ue si dovrebbe trovare una “qualche maniera per andare avanti”, cosa che comporterebbe una “qualche forma di sostegno” e “un cambiamento di governo” in Italia. Lo dice il presidente dell’Ifo Clemens Fuest, uno degli economisti più ascoltati in Germania, incontrando la stampa a Bruxelles.
“Abbiamo visto relativamente poco contagio finora – afferma Fuest, rispondendo ad una domanda – ma le reazioni dei mercati dei capitali sono state per lo più concentrate sull’Italia. Naturalmente, se succede qualcosa, se l’Italia ha delle difficoltà a rifinanziare il suo debito, penso che ci sarà una discussione su come questa cosa può essere affrontata insieme. Semplicemente perchè l’Italia è troppo grande per fallire”.
“Naturalmente – continua – ci saranno enormi resistenze politiche contro qualsiasi forma di sostegno, nei Paesi nordici, semplicemente perchè c’è la percezione che questa crisi, se arriva, sarà causata dal governo italiano. Non è venuta da fuori, ma provocata. Ma l’Italia è un Paese molto grande e molto importante e ci sarà una qualche maniera di andare avanti, cosa che comporterà anche direi una qualche forma di sostegno e probabilmente anche un cambiamento del governo italiano. E’ uno scenario probabile”, nel caso si dovessero verificare difficoltà di rifinanziamento del debito.
“Senza un cambiamento” di governo, “naturalmente – ha aggiunto Fuest – in qualche modo potrebbe esserci una ripetizione della vicenda greca. Il governo greco aveva l’idea di finirla con le politiche di austerità e tutti i suoi vincoli, ma un Paese che fa così non verrebbe salvato”. “In quel caso, persino l’Italia dovrebbe introdurre probabilmente una nuova moneta o affrontare perlomeno una ristrutturazione del suo debito”, ha concluso Fuest.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
GUIDAVANO LA BARCA SOTTO LA MINACCIA DEI TRAFFICANTI CHE RIMANGONO ORMAI IN LIBIA E MINACCIANO I LORO PARENTI
Cinque di loro sono rimasti in carcere dai 2 ai 3 anni e mezzo.
Tutti assolti dalla corte d’Assise di Palermo, presidente Sergio Gulotta, i sette imputati per il naufragio del 24 agosto in cui morirono asfissiati 53 migranti.
La procura di Palermo aveva chiesto cinque ergastoli e due assoluzioni. La corte ha invece ritenuto che tutti non fossero colpevoli dei reati di omicidio colposo plurimo, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e naufragio. In cinque sono stati immediatamente scarcerati dopo la lettura dela sentenza.
L’indagine era stata coordinata dai pm Renza Cescon, Calogero Ferrara e Annamaria Picozzi.
Le motivazioni verranno depositate fra novanta giorni e solo allora si saprà se, come nel caso delle assoluzioni per gli oltre 200 morti dell’altro tragico naufragio dell’agosto 2015, gli imputati erano sì gli uomini che guidavano la barca, tracciavano la rotta e comunicavano con telefoni satellitari per farsi soccorrere, ma lo facevano sotto la minaccia dei trafficanti di uomini che rimanevano in Libia e minacciavano i loro parenti.
Una sorta di “scafisti per necessità ”, come li ha definiti il giudice nel processo per i 200 morti del canale di Sicilia.
Gli imputati, di nazionalità marocchina, libica e siriana si sono sempre professati innocenti e hanno sempre sostenuto di essere stati costretti a condurre la barca.
I migranti vennero salvati dalla nave Poseidon della marina Svedese mentre erano alla deriva nel canale di Sicilia.
A bordo del barcone c’erano 439 migranti ancora vivi e 53 morti per la mancanza di ossigeno nella stiva dove erano ammassati.
Morirono tutti quelli che per ore rimasero in piedi vicino ai motori della barca, respirando i vapori del combustibile. I naufraghi vennero sbarcati a fine agosto nel porto di Palermo.
In quattro vennero subito arrestati e non sono mnai usciti dal carcere fino ad oggi. Issa Okrema Ahmad era stato scarcerato dopo 3 mesi, anche lui dal gip. Poi, però, la procura ha impugnato la scarcerazione, il tribunale del Riesame ha accolto l’appello dei pm. Il provvedimento è stato confermato in Cassazione. Così il siriano è ritornato in carcere su mandato di arresto europeo rimanendovi fino a oggi.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
“NELLA MIA SEGRETERIA METTERO’ PARENTI E AMICI COME HA FATTO DI MAIO”
Marco Manna, 42 anni, fondatore del Meet Up di Torre del Greco, di professione camionista,
è l’Uomo Nuovo del MoVimento 5 Stelle.
Lo si vede ad occhio nudo già dall’intervista che ha rilasciato oggi al Mattino, in cui ha spiegato che siccome il M5S ha “cambiato completamente rotta ed imbarcato di tutto, a questo punto mi candido anche io”.
Insomma, Marco Manna ha le idee chiare e non ha paura di esprimerle, visto che spiega che metterà nella sua segreteria parenti ed amici, “come ha fatto Di Maio” mentre il suo MoVimento “è riuscito a sdoganare la Lega al Sud”.
Un candidato che ha analizzato alla perfezione la situazione e non ha paura di esporla a chi parla di candidatura provocazione.
E nel suo video introdotto da Nino D’Angelo spiega che non è vero che non ha i titoli per fare l’europarlamentare, visto che è laureato in lingue (no, non è vero), si è specializzato in studi postcoloniali (no, non è vero) e dopo gli studi su Pessoa (no, non è vero) si è dedicato all’informatica tornando a Napoli per fare il camionista (ecco, questo è vero).
“Il mio messaggio è ‘votate per me come candidato alle europee perchè (seguono vari improperi in napoletano)” e poi lancia la sua campagna: Se sei un professionista, un prulilaureato e sostieni la mia candidatura, mandami il tuo video per partecipare alla campagna “Essere Marco Manna”.
Poi cos’è questa storia dei titoli? Ancora con questi titoli? Ma smettiamola. Il mondo cambia in base alle tue azioni, non in base ai tuoi titoli.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI BARI E’ STATO CONDANNATO PER OMICIDIO PRETERINTENZIONALE: HA SPARATO ALLE SPALLE A DUE RAPINATORI IN FUGA, NEANCHE LA NUOVA LEGITTIMA DIFESA L’AVREBBE SALVATO DALLA CONDANNA
Qualche giorno fa il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è recato al carcere di Piacenza a far visita ad Angelo Peveri, l’imprenditore condannato con sentenza passata in giudicato a 4 anni e mezzo per aver sparato ad un ladro che a causa delle ferite rimarrà invalido.
Il caso di Peveri non ha nulla a che fare con la legittima difesa ma questo al ministro interessa poco.
Come probabilmente interessa poco che Enrico Balducci, il segretario provinciale della Lega di Bari, sia stato condannato in via definitiva a 3 anni e 8 mesi per l’omicidio preterintenzionale di Giacomo Buonamico.
Anzi, per Salvini le cose stanno diversamente: «il rapinatore nella prossima vita cambia mestiere», ha detto il ministro invitando sul palco Balducci: «sono affaracci tuoi se decidi di fare il rapinatore: ti assumi i rischi del tuo vigliacco mestiere».
I fatti sono questi: il 5 giugno del 2010 il 21enne Giacomo Buonamico, alla guida di una moto sulla quale c’era il pregiudicato Donato Cassano, viene raggiunto da un colpo di arma da fuoco esploso dalla pistola — regolarmente detenuta — di Enrico Balducci, titolare della stazione di servizio Tamoil di Palo del Colle.
In precedenza Cassano aveva rapinato l’Eurospin di Palo del Colle (bottino: 500 euro). Nella sentenza nulla si dice invece in merito al ruolo di Buonamico nella rapina, anzi le telecamere di sorveglianza inquadrano l’azione di un solo rapinatore: Cassano.
Il tentativo di rapina alla stazione di servizio non va a buon fine, la moto si allontana e mentre sta uscendo dall’area di servizio Balducci spara tre colpi in rapida successione. Uno di questi causerà la morte di Buonamico.
Tutto l’episodio, ricostruito dagli inquirenti in base alle testimonianze e ai filmati delle telecamere di sorveglianza si è svolto nell’arco di sei secondi e mezzo. Giacomo Buonamico morirà dissanguato dieci minuti dopo.
Durante il processo gli avvocati di Balducci hanno invocato la sussistenza dell’esimente della legittima difesa.
Al contrario di quanto va dicendo Salvini da mesi c’è già una legge sulla legittima difesa. Ma nel caso dell’omicidio di Giacomo Buonamico nella sentenza di primo grado viene fatto notare come non sussistesse l’attualità del pericolo anche perchè quando Balducci ha impugnato l’arma per sparare — mettendosi in posizione di tiro con le gambe leggermente flesse — i due rapinatori si stavano già dando alla fuga.
Prova ne è il fatto che sia Buonamico che Cassano sono stati feriti al gluteo. Venendo a mancare l’attualità del pericolo cade anche l’ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa. Il tribunale ha anche stabilito la non fondatezza della legittima difesa putativa, eccepito dalla difesa dal momento che Balducci ha sostenuto di avere la preoccupazione che i rapinatori potessero tornare in un secondo momento.
Il caso di Balducci è diverso da quello di Peveri, che invece aveva sparato al ladro dopo averlo malmenato e immobilizzato.
Con la legge attuale — che è frutto di modifiche volute dalla Lega Nord — o con quella proposta da Salvini le cose non sarebbero cambiate.
Perchè in ogni caso Balducci sarebbe andato a processo. È il processo infatti il momento in cui viene accertata la verità dei fatti e nessuno stato di diritto può accettare che un cittadino possa farsi giustizia da solo al di sopra della legge.
Nell’ambito del processo è stato ricostruito che Cassano non aveva mai puntato la pistola (che si scoprirà successivamente essere un’arma giocattolo) contro Balducci nè al momento in cui i due si sono avvicinati alla pompa di benzina nè successivamente durante la fuga.
I giudici hanno ribadito che la difesa è legittima solo quando non vi sia desistenza o quando sussista un pericolo attuale di incolumità fisica per sè e per gli altri.
Balducci ricorrerà in appello e in Cassazione contro la sentenza ma anche la suprema corte con la sentenza del 5 giugno 2014 rigetterà il ricorso rilevando l’insussistenza delle circostanze relative alla legittima difesa.
Motivo per cui Balducci è stato condannato per omicidio preterintenzionale e non per eccesso colposo di legittima difesa.
Del caso Buonamico però Salvini non parla volentieri, e la ragione è evidente. Mentre per quanto riguarda Peveri (ma anche Ermes Mattielli) i rapinatori sono cittadini stranieri in questo caso si tratta di italiani.
Ed anzi i parenti di Giacomo Buonamico stanno valutando la possibilità di querelare il ministro perchè — come spiegano al Fatto Quotidiano — «possiamo sostenere che Balduccci è un assassino, visto che è stato condannato, ma Giacomo non è un rapinatore, non c’è nessuna sentenza postuma».
Ma il ministro dell’Interno è fatto così: abbraccia un omicida (con sentenza passata in giudicato) e chiama rapinatore una persona deceduta, sul quale la Giustizia non ha mai pronunciato alcuna sentenza.
(da “NextQuotidiano”)
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