Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
LO STREET ARTIST SENZA VOLTO, ATTIVO A ROMA, E’ L’ULTIMO ESPONENTE DELLA NUOVA FORMA DI CONTESTAZIONE POLITICA LANCIATA DAL MAESTRO INGLESE
Potrebbe essere un artista solitario o un collettivo. Un uomo o una donna. Un italiano o uno
straniero.
Ha solo un migliaio di follower su Facebook e Instragram, meno di tanti profili di nostri amici.
Non ne ha bisogno: la cassa di risonanza per i suoi murali politici sono le strade, i portici, le mura di Roma. Di sicuro c’è solo una cosa: segue attentamente l’attualità , è appassionato di pittura rinascimentale e non può soffrire Salvini e la Lega.
L’ultima provocatoria performance del misterioso street artist Sirante è comparsa martedì mattina sotto il colonnato della multietnica piazza Vittorio, e stavolta attacca la proposta di legge sulla legittima difesa in approvazione in Parlamento: la sagoma raffigura il ministro dell’Interno con l’ormai immancabile felpa della polizia, mentre si fa un selfie davanti a un teca di quelle adibite agli estintori, ma piena invece di pistole finte, con tanto di cartello con avvertenze e istruzioni per l’uso.
I murales più scomodi
Era dallo scorso settembre che Sirante, questo il nick name del writer, non si faceva vivo: da quando ritoccò il San Pietro pentito del Guercino in San Matteo, sovrapponendo il volto del leader leghista che chiede scusa a mani giunte per «l’odio e il terrore» istillati negli elettori.
Nell’aprile 2018 trasformò via de’ Lucchesi, accanto al Quirinale, in una sorta di parete museale riattualizzando “I bari” caravaggeschi con le facce di Di Maio, Salvini e Berlusconi.
Ancora prima, a giugno, fu la volta del Salvini mendicante di «umanità » nel rione Monti.
A maggio doppia esposizione: il “Girone d’Italia” in via del Corso, con la locandina della corsa rosa rivista in chiave anti-israeliana; e “L’incendio del Nazareno” ispirato a Raffaello.
Un quadro corale con i protagonisti della precedente legislatura, da Renzi a Boschi, da Orfini a Verdini: un’opposizione trasversale al sistema, che investe chiunque lo rappresenti in quel momento.
Sono solo alcune delle opere firmate Sirante apparse negli ultimi tempi, tutte regolarmente rimosse in tempo record dal Campidoglio: mai impiegati comunali furono tanto solerti nello sbrigare il loro lavoro.
Ma la censura, come al solito, si è rivelata un boomerang: nulla attira più del proibito e le periodiche rimozioni – come nel 2016 il graffito del Papa a Borgo Pio (che scontentò pure i preti) – hanno avuto l’unico effetto di accendere i fari sugli stencil politically uncorrect di queste produzioni, certificandone con ciò stesso la loro pregnanza, la divergenza rispetto al comune sentire, la scomodità .
Più vengono rimossi, più ne spuntano altri: potranno essere cancellati dai muri ma non dal web, dove continuano a circolare e a diffondersi, per essere consegnati alla memoria.
L’identità segreta
I murali di Sirante hanno raccolto i complimenti anche di altri colleghi romani, come Maupal e il gruppoTvBoy, autore del celebre bacio tra i due vicepremier: neanche loro sanno chi nasconda quel cappuccio di felpa, con cui si presenta al pubblico sulla sua pagina ufficiale.
Tutto lascerebbe pensare a un giovane attivista, presumibilmente capitolino, del giro dei centri sociali. Ma non è detto.
Naturale però il collegamento con chi, dalla strada, ha raggiunto una fama planetaria: l’ineffabile painter di Bristol Banksy. Ad accomunarli non c’è ancora la celebrità , ma sicuramente l’identità nascosta: il guanto gettato alla civiltà dell’apparire proprio da chi dell’immagine ha fatto una missione anzichè un prodotto di consumo.
Una scelta in controtendenza che inevitabilmente incuriosisce e stimola l’immaginario collettivo, rimandando all’icona del wrestler mascherato o del supereroe notturno che sfida regole e divieti.
Ma oltre all’aura volutamente segreta, sono anche i contenuti ad avvicinarli: l’avversione al capitalismo, al totalitarismo e alla guerra attraverso la satira, i diritti sociali e l’orizzonte etico da riconquistare.
E poi è street art: non scarabocchi e scritte senza senso come forse ancora li considera qualcuno, ma una corrente stilistica riconosciuta, accademicamente accreditata.
E anche una nuova tipologia di espressione critica e non violenta, che in fondo non è che la riscoperta pittorica, più moderna ed estetica, del risorgimentale «Viva Verdi», quando i muri erano la voce dei senza voce.
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: arte | Commenta »
Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
DOVEVA CAMBIARE IL MONDO, UNA NOMINA HA CAMBIATO LUI
Sembra ieri e invece sono passati poco più di quattro mesi.
Oggi che il Consiglio dei ministri ha deliberato l’avvio della procedura per la nomina di Paolo Savona alla presidenza della Consob, come ha comunicato ufficialmente Palazzo Chigi dopo la riunione del governo che è durata 13 minuti, è bello ricordare che soltanto nel settembre scorso il ministero degli Affari Europei pubblicava sul suo sito un documento inviato a Bruxelles e che si intitolava “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”.
Un documento che aveva innescato l’esultanza dei noeuro, secondo i quali lo scritto avrebbe fatto parte di una raffinata strategia per farsi dire di no dall’Europa e trovare il casus belli per l’uscita dall’euro dopo le elezioni europee.
Ma non c’era certo solo quello sul tavolo: che dire dell’intervista rilasciata a La Verità nel luglio scorso in cui il professore la cui nomina venne salutata con scene di giubilo tra i Noeuro sosteneva che «l’Italia da tempo vive al di sotto delle proprie risorse, come testimonia un avanzo di parte corrente della bilancia estera.
Tale avanzo non può essere attivato, cioè non possiamo spendere, per l’incontro tra i vincoli di bilancio e di debito dei Trattati europei.
Questo nonostante abbia ancora una disoccupazione nell’ordine del 10% della forza lavoro, e rischi crescenti di povertà per larghe fasce della popolazione. L’avanzo sull’estero di quest’anno è al 2,7% del Pil, per un valore complessivo di circa 5o miliardi: esattamente ciò che manca alla domanda interna».
Quanti progetti, quante idee, quante promesse, quante speranze. E quante minacce più o meno velate di dimissioni per il ministro Savona, dato quasi una volta al mese in uscita dall’esecutivo dopo che gli era stato proposto di esserne la mente economica e riformista. Ma le cose sono cambiate da molto tempo.
Come Salvini ha annunciato la svolta germanica in occasione delle elezioni europee, che i leghisti noeuro hanno preso malissimo nonostante i tentativi di indorare la pillola e raccontare di una strategia raffinatissima per dirgli di sì ma intanto complottare per il no a breve, così Savona se ne è andato in Consob alla faccia di tutti i Piani A, B, C che stava vergando per riformare, pardon, fare a pezzi l’Unione Europea (secondo loro).
Trollando tutti i noeuro che ci avevano creduto.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
SONO 50.000 IN TUTTA ITALIA, 8.000 SOLO A ROMA, META’ SONO ITALIANI… MA SOLO 200 COMUNI SU 8.000 CONCEDONO UNA RESIDENZA FITTIZIA, SENZA LA QUALE NON HANNO DIRITTI
Dieci anni di residenza in Italia, gli ultimi due dei quali continuativi. Peccato che solo 200
comuni italiani su circa 8mila concedano degli indirizzi fittizi, spesso proprio la sede del municipio, per consentire ai senzatetto di ottenere la residenza, la carta d’identità , e dunque accedere ai diversi benefici.
Ma del sito internet importa poco. Quel che importa è che gran parte di chi vive in strada, e più di tutti avrebbe bisogno di un aiuto, non potrà ottenere quella carta e quei soldi.
D’altronde, è quello che succede quando le cose si fanno male e di fretta.
Il 95% dei senzatetto censiti — secondo l’Istat sono in totale 50.724 — rimarrà escluso dal reddito visto che non dispone di documenti in regola proprio perchè, nella stragrande maggioranza dei casi, i comuni non concedono il meccanismo di residenza fittizia.
Così, decine di migliaia di clochard (8mila solo a Roma, la metà dei quali italiani, il 42% su scala nazionale), privati di questi domicili virtuali, saranno di fatto esclusi dalla principale misura con cui il governo giallobruno intende, nell’ordine, sconfiggere la povertà , rilanciare il Pil del 2019 (mentre il Paese è già precipitato in recessione tecnica) e trovare lavoro a non si capisce quanti milioni di italiani.
(da agenzie)
argomento: povertà | Commenta »
Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
IL TESORIERE CENTEMERO HA DESIGNATO PRESIDENTE DI SIN SPA ALBERTO DI RUBBA, ANIMATORE DI “PIU’ VOCI”, USATA PER INCASSARE LE DONAZIONI DI PARNASI
Una nomina pubblica da 30 mila euro all’anno. È quella appena ottenuta da Alberto Di Rubba, commercialista bergamasco molto vicino a Matteo Salvini e al tesoriere della Lega, il parlamentare Giulio Centemero.
Lo scorso 24 gennaio Di Rubba è stato infatti scelto come presidente del consiglio d’amministrazione della Sin Spa, società privata che fa capo al ministero dell’Agricoltura. Dicastero, quest’ultimo, guidato da un altro leghista doc: il senatore Gian Marco Centinaio.
Per capire l’importanza della nomina di Di Rubba bisogna prima spiegare che cos’è Sin, acronimo di Sistema Informativo Nazionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura.
Il 51 per cento delle azioni di Sin è in mano ad Agea, l’Agenzia per le Erogazioni in agricoltura.
Agea è un ente statale che ha tra sue le funzioni principali quella di erogare i fondi europei per l’agricoltura. Miliardi di euro pubblici che ogni anno vengono distribuiti a coltivatori e allevatori.
In tutto questo Sin ha una funzione specifica: gestire il sistema informatico attraverso cui vengono distribuiti questi denari.
Al di là della missione della Sin, la nomina di Di Rubba colpisce per altri motivi. Innanzitutto perchè certifica l’importanza di questo commercialista nelle gerarchie leghiste. Da quando Salvini è a capo del partito, il 40enne bergamasco ha infatti inanellato una invidiabile serie di posti di rilievo: presidente di Lombardia Film Commission fino ad agosto scorso, la fondazione controllata dalla Regione che ha come scopo quello di promuovere sul territorio lombardo le produzioni video; consigliere d’amministrazione di Radio Padania (carica lasciata pochi mesi fa), la storica emittente del Carroccio in cui il segretario federale ha mosso i primi passi; amministratore unico di Pontida Fin, la cassaforte immobiliare del Carroccio, oggi rimasta l’unica azienda del partito con un patrimonio rilevante.
Ultimo, ma solo in ordine temporale, l’incarico di direttore amministrativo del gruppo parlamentare della Lega al Senato
C’è poi il ruolo avuto dal professionista lombardo nelle recenti vicende finanziarie leghiste. Insieme a Centemero e al collega Andrea Manzoni, Di Rubba ha infatti fondato l’associazione Più Voci, finita al centro delle cronache giudiziarie perchè ritenuta dai magistrati la scatola attraverso cui la Lega avrebbe incassato finanziamenti illeciti (tra cui i 250 mila euro ricevuti dal costruttore Luca Parnasi ). Non solo.
Nello studio professionale di Di Rubba, a Bergamo in via Angelo Maj 24, hanno sede sette società controllate da un’anonima holding lussemburghese, la Ivad Sarl. Dopo che ne avevamo dato notizia (giugno 2018) la guardia di finanza ha perquisito l’ufficio di Di Rubba.
Gli investigatori ipotizzano che una parte dei 49 milioni della truffa leghista — quella per cui sono stati condannati in secondo grado Umberto Bossi e Francesco Belsito – siano finiti proprio nel Granducato.
E in questo vorticoso giro di denaro riciclato avrebbero avuto un ruolo anche le sette società domiciliate a Bergamo, presso l’ufficio del nuovo presidente del cda di Sin Spa.*
Tutte ipotesi, tutto ancora da provare, ma di sicuro la scelta del ministro Centinaio manda un segnale chiaro a tutti gli osservatori.
Al di là delle polemiche, dei sospetti e delle inchieste giudiziarie (Di Rubba, va ricordato, non risulta indagato) il commercialista continua a godere della massima fiducia dei vertici leghisti.
Tanto da essere stato inserito a pieno titolo nei beneficiari del nuovo spoil system, quello del governo del cambiamento. Che in realtà assomiglia moltissimo alle tanto criticate lottizzazioni del passato. Di Rubba non è il solo a essere stato nominato in Sin Spa.
Neo consigliere è anche Giammateo Rona, che in rete si definisce avvocato penalista e appassionato di arte. Rona nel 2005 è stato candidato sindaco a Pavia: una candidatura sostenuta dall’estrema destra di Alessandra Mussolini.
Difficile capire in base a quali competenze l’avvocato lombardo sia stato nominato consigliere d’amministrazione della Sin Spa.
Di certo Rona ha un’amicizia importante: quella con il ministro Centinaio, anche lui pavese. «Giornata storica per la goliardia e per l’Università di Pavia. Il mio fratello in Goliardia Gian Marco Centinaio, oggi Ministro della Repubblica, è intervenuto come ospite d’onore alla Prolusione del Rettore per l’inaugurazione dell’anno accademico con l’insegna dell’Ordo Clavis Universalis, l’ordine goliardico dove abbiamo fatto un pezzo di strada insieme», scriveva l’avvocato Rona su Facebook nel novembre dell’anno scorso.
Un legame che ha dato i suoi frutti.
(da “L’Espresso”)
argomento: Costume | Commenta »
Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
SINDACATI, COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO E CARITAS BOCCIANO LA MISURA DI DI MAIO
La precarietà dei 6.000 navigator Anpal può innescare una vera e propria “guerra tra poveri”
mentre il requisito dei 10 anni di residenza può paradossalmente “aumentare il disagio e la disuguaglianza nell’accesso al beneficio”.
I sindacati e le associazioni del Terzo settore che si occupano di povertà , chiamati in Senato a dire la loro sul Decretone che contiene le norme sul Reddito di Cittadinanza e su Quota 100, non si risparmiano con le critiche puntuali ai provvedimenti e, soprattutto sul primo, tirano fuori tutta una serie di timori e perplessità .
A non convincere Cgil, Cisl e Uil è soprattutto l’assunzione, con contratti di collaborazione, delle nuove figure professionali destinate a fare da tutor ai beneficiari del Reddito. “È una condizione che rischia di alimentare ulteriormente e con numeri abnormi il bacino di precari presenti in Anpal Servizi, innescando una vera e propria ‘guerra tra poveri’ “.
L’accusa è messa nero su bianco dai sindacati in un documento unitario depositato in commissione Lavoro del Senato, in cui si spiega che in questo modo vengono mettono in concorrenza i nuovi precari con i vecchi già presenti in Anpal Servizi da diversi anni. Dai numeri forniti dai sindacati, emerge, infatti, che lì oggi ci sono già 654 lavoratrici e i lavoratori con contratto a tempo determinato o di collaborazione (il 60% del totale), e “non è accettabile correre il rischio di disperdere anche la loro professionalità acquisita in anni di attività “.
Le tre sigle sindacali suggeriscono quindi al Governo, di prendere prima in seria considerazione la completa stabilizzazione di tutti i precari di Anpal Servizi.
Altra forte preoccupazione espressa dai rappresentanti sindacali è che le risorse previste dal Reddito di Cittadinanza non bastino a garantire il sostegno di tutti i cittadini che si trovano in condizioni di povertà assoluta.
Il Rdc, infatti, “è una misura che viene finanziata fino ad esaurimento delle risorse stanziate per l’anno di competenza (limite di tetto) ” spiegano i sindacati e se le domande dovessero superare la disponibilità delle risorse stanziate per l’anno in corso, può scattare la “tagliola” e in quel caso può essere ristabilita la compatibilità finanziaria “attraverso la rimodulazione del sussidio ovvero la sua riduzione in modo tale da coprire tutti i beneficiari in regola con i requisiti”.
Il problema, quindi, è che non tutti i poveri – specialmente quelli nelle peggiori condizioni – vengano tutelati dalla misura. Per come è attualmente strutturato il meccanismo di distribuzione del Reddito, i sindacati fanno notare che potrebbe essere penalizzante per i disabili e per le famiglie numerose “in particolare se con minori”. Ecco perchè Cgil, Cisl e Uil suggeriscono di riequilibrare il sistema prevedendo delle maggiorazioni nel beneficio in caso di presenza di disabili nel nucleo familiare.
La misura, poi, non incide e non contrasta adeguatamente la cosiddetta “povertà minorile”, che è in aumento, ma viene trattata marginalmente da questo provvedimento.
Per questo, le tre sigle chiedono che – come era previsto per il Rei – sia ripristinato l’obbligo e la previsione di interventi di sostegno sociale, per il diritto all’istruzione e all’educazione dei minori.
Elemento invece del tutto “inaccettabile” per i sindacati è il requisito della residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due consecutivi, per diventare beneficiari del Reddito. I rappresentati dei lavoratori parlano infatti chiaramente “di profili di incostituzionalità “, reputando questa previsione troppo vincolante nei confronti dei cittadini stranieri, iniqua verso l’intera platea di soggetti in condizione di bisogno, a partire dai senza dimora, ed escludente per i possibili “emigrati di ritorno”.
Su questo tema interviene a gamba tesa anche la Caritas, secondo la quale, la previsione di una residenza di 10 anni per i beneficiari del reddito “esclude certamente dalla misura le persone migranti regolarmente presenti sul nostro territorio e rischia di escludere le persone in condizione di grave marginalità , in particolare i soggetti senza dimora, a prescindere dalla loro cittadinanza”.
Per la Caritas si tratta di un vero e proprio paradosso, un provvedimento che si occupa di contrastare la povertà , infatti, “non può che essere inclusivo”, altrimenti “genera o implementa condizioni di disagio grave o di disuguaglianza nell’accesso”.
Della stessa opinione anche la Comunità di Sant’Egidio che propone di superare il limite dei 10 anni, proponendo che il tetto sulla residenza sia ridotto a non più di 5 anni e avverte: la ripartizione del beneficio “tra Rdc propriamente detto e contributo all’affitto produce un”evidente distorsione poichè finisce per penalizzare chi non ha casa, cioè proprio coloro che versano in povertà estrema”. Le persone senza fissa dimora, infatti, riceverebbero meno di chi comunque gode di un’abitazione, che sia di proprietà o in affitto.
L’obbligo di spendere l’intero ammontare del beneficio in un mese “è controproducente” – sempre secondo la Comunità di Sant’Egidio – a fronte dell’eventualità di dover affrontare spese che richiedono forme anche molto limitate di accantonamento (ad esempio la caparra per un affitto, delle cure mediche straordinarie, o comunque altri eventi improvvisi).
Anche i sindacati reputano questa misura “inutilmente penalizzante”. Si tratta di una decurtazione “che non tiene in alcun modo conto della capacità del nucleo familiare di operare una pianificazione delle spese fisse (non necessariamente mensili) che si affrontano”, dicono Cgil, Cisl e Uil, mentre il limite di prelievo di 100 euro può invece risultare “troppo contenuto nel caso in cui il beneficio sia elevato mentre può essere perfino esaustivo se il beneficio è contenuto. Sarebbe stato più opportuno fissare come massimo del prelievo una percentuale del beneficio”.
Ai rappresentanti dei lavoratori sembra poi che il Reddito di Cittadinanza attribuisca, nella lotta alla povertà , un ruolo prioritario all’avvio al lavoro, senza però considerare che già oggi “molti lavoratori sono poveri”.
Una misura di sostegno al reddito, pur importante – concludono – “non può essere quindi scollegata dal tema della qualità dello sviluppo economico, dalla qualità della offerta di lavoro, dagli investimenti necessari a superare le strutturali carenze e i divari territoriali, dagli investimenti sul sistema di istruzione e per l’apprendimento permanente, tutte tematiche su cui non ci sono state finora le scelte politiche necessarie”
C’è, insomma, un rischio concreto che il Reddito di cittadinanza “si riveli la strada sbagliata per rispondere alle esigenze dei poveri senza raggiungere peraltro gli obiettivi di incremento occupazionale”, fa notare l’Alleanza contro la Povertà .
Per Bin Italia (il network italiano del Basic Income), invece, l’effetto “scoraggiamento” del Reddito – legato all’importo del beneficio citato da Confindutria, che lo considera troppo alto rispetto agli stipendi medi del primo ingresso nel mondo del lavoro – “sarebbe invece una prima vittoria del Reddito, soprattutto se portasse finalmente al rifiuto di offerte di lavoro con compensi troppo bassi e, di conseguenza, a un aumento dei salari”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
LA RACCOLTA PUBBLICITARIA E’ SALITA A 29 MILIONI, TRE IN PIU’ DELL’ANNO SCORSO
In tempi di piccinerie da campagna elettorale sugli stipendi degli artisti della RAI, che vanno sempre di gran moda quando si tratta di aizzare la gente e distrarla dalla recessione, si è parlato molto dei compensi di Claudio Baglioni e delle accuse di conflitto d’interessi nei confronti del conduttore di Sanremo con il Baglioni artista sotto contratto per Sony Music per l’attività discografica e con F&P Group per la parte live, aziende che per il secondo anno consecutivo hanno fatto il pieno di concorrenti in gara e ospiti alla kermesse.
Adesso che i conti in tasca alla RAI sono stati fatti, però, è bene segnalare come sta andando la partita più importante per Sanremo, ovvero quella degli incassi.
Il Sole 24 Ore ci fornisce oggi una stima interessante seppur ancora provvisoria:
Tim per il secondo anno si è riproposta come sponsor unico approfittando della kermesse anche per accendere a Sanremo antenne 5G e mostrare quella che sarà la connettività del futuro. Sponsor unico — ma anche evidentemente un’ottima vendita di break (complice una controprogrammazione inesistente) — hanno spinto il Festival verso un nuovo record della raccolta pubblicitaria che «viaggia tra i 28 e i 29 milioni, almeno 3 più dello scorso anno», ha spiegato la direttrice di Rai 1 evidenziando dall’altra parte «un lavoro molto forte di contrazione dei costi».
Mal contato il profitto, confrontando ricavi netti e costi, dovrebbe superare i 10 milioni di euro.
È noto infatti a tutti, tranne che a chi fa i meme gentisti sulla RAI ma ancora non ha finito le scuole elementari, che la valutazione di una trasmissione tv si fa confrontando i costi ed i ricavi.
In questa ottica, non sembra un affarone — ma tanto a Freccero che je frega — spendere 150mila euro per i vecchi filmati di Benigni nè darne 30mila a Grillo per un programma che poi non vede nessuno.
Mentre conviene all’azienda avere programmi in attivo come quelli di Fabio Fazio, Baglioni (appunto) e persino Bruno Vespa. Perderli vorrebbe dire perdere quei ricavi e quindi quei guadagni. Ma tanto a loro che gliene frega? Sono soltanto i soldi di tutti ad essere in ballo.
(da “NextQuotidiano“)
argomento: Costume | Commenta »
Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
TRA GLI INDAGATI POLITICI LOCALI DEL CENTRODESTRA… 7.000 EURO PER 100 VOTI
Il clan Belforte ha condizionato il voto per il consiglio regionale del 31 maggio 2015. 
E’ lo scenario in cui si muove un’indagine coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato i carabinieri della compagnia di Caserta a notificare 19 misure cautelari a indagati, tra cui politici locali, che devono rispondere a vario titolo di scambio elettorale politico-mafioso, estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, reati aggravati dal utilizzo del metodo mafioso. Indagata anche la compagna di Carmine Antropoli, l’ex sindaco di Capua e primario del Cardarelli arrestato ieri dai carabinieri con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Anziani accompagnati fin dentro al seggio elettorale per votare i candidati imposti dal clan camorristico, voti comprati dai candidati a peso d’oro – 70 euro a preferenza – nomi sulla scheda corretti quasi nella cabina, minacce e intimidazioni persino al presidente del seggio.
Tra i 19 indagati, alcuni candidati alle Regionali del 2015 nel partito “Nuovo Centrodestra – Campania Libera” Pasquale Corvino, noto imprenditore titolare di laboratori di analisi e ex presidente della Casertana Calcio nonchè fratello dell’attuale assessore comunale di Caserta Elisabetta Corvino (tra le più votate alle scorse comunali, ndr), e Pasquale Carbone; entrambi, risultati non eletti, sono finiti agli arresti domiciliari per il reato di voto di scambio politico-mafioso.
Se nella vicina città di Maddaloni, dove la Dda ha fatto arrestare poche settimane fa alcune persone indagando anche il sindaco in relazione alle elezioni comunali del 2018, i voti venivano comprati dagli esponenti del clan per pochi euro, dai 10 ai 30, a Caserta invece, durante le Regionali del 2015, l’acquisto illecito di pacchetti di voti avveniva in grande stile. Il candidato Carbone, hanno accertato gli inquirenti, ha versato ad Antonio Merola (finito in carcere), esponente del clan Belforte di Marcianise, 7000 euro per 100 voti, ottenendo alla fine solo 87 voti; Carbone, dopo le elezioni, ha pure chiesto a Merola la restituzione di parte dei soldi versati.
Dal canto suo il candidato Corvino avrebbe promesso ad Agostino Capone e Vincenzo Rea, altri due esponenti del clan oggi finiti in cella, la somma di 3000 euro ciascuno oltre a buoni spesa e carburante.
Figura anche la compagna del primario dell’ospedale Cardarelli ed ex sindaco di Capua (Caserta) Carmine Antropoli – arrestato ieri dai carabinieri con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa – tra le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sul voto di scambio, anche politico-mafioso, nel Casertano per le regionali del 2015 in Campania della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Si tratta di Lucrezia Cicia, di Forza Italia, a cui viene contestato il voto di scambio. Insieme a lei è indagato anche un altro politico di Forza Italia, Domenico Ventriglia. Pasquale Corvino e Pasquale Carbone, entrambi tra le persone arrestate oggi, in passato hanno ricoperto, rispettivamente, le cariche di ex vicesindaco a Caserta ed ex sindaco a San Marcellino (Caserta)
Due le direttrici di intervento dei fratelli boss Giovanni e Agostino Capone nella tornata elettorale.
Da una parte hanno imposto ai candidati di servirsi per il servizio di affissione di manifesti elettorali a Caserta di una società intestata alla moglie di Agostino, Maria Grazia Semonella, la Clean service; dall’altro hanno procurato voti a candidati che in cambio erano disposti a versare denaro al clan, buoni pasto e buoni carburante. Solo il business dei manifesti ha fruttato 17000 euro, versati in parte nelle casse della cosca per mantenere le famiglie degli affiliati detenuti. Giovanni Capone, all’epoca detenuto, ha utilizzato ‘pizzini’ per dare disposizioni al fratello Agostino perchè si occupasse dell’affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta”.
Dalle intercettazioni realizzate dai carabinieri di Caserta, guidati dal maggiore Andrea Cinus – che oggi, coordinati dalla Dda di Napoli (sostituto procuratore Luigi Landolfi e procuratore aggiunto Luigi Frunzio) hanno arrestato 19 persone nell’ambito di un’indagine su voto di scambio politico-mafioso per le regionali del 2015 in Campania – è emersa tutta la forza intimidatrice del clan.
“Se non escono i voti devi vedere! Ti togliamo la macchina da sotto” dice Agostino Capone, fratello del boss Giovanni Capone, ad un elettore costretto a votare Corvino. E ancora: “li vado a prendere, li porto a votare fino a dentro. Con il telefono in mano faccio la foto, devo vedere suo telefono se no non hanno niente”, dice Capone riferendosi agli elettori cui erano stati promessi dei regali in cambio del voto a Corvino.
Sempre Capone racconta alla moglie di aver minacciato anche il presidente di un seggio dove aveva accompagnato un anziano a votare Corvino, quasi fin dentro la cabina. “Non mi ha detto proprio niente perchè io lo stavo menando là dentro”.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
AVVENIVA ALL’INTERNO DEL SUO APPARTAMENTO DI BOLOGNA
Sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
Sono accuse molto gravi quelle a cui deve rispondere un tenente colonnello della guardia di finanza di Bologna, Alessio Costagliola, finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta del pm Flavio Lazzarini che ha coordinato il lavoro dei finanzieri del nucleo di polizia economica finanziaria. La misura cautelare è stata chiesta (e ottenuta) al Gip Alberto Gamberini.
Stando a quanto ricostruito, il tenente colonnello avrebbe avuto un ruolo in un giro di prostituzione nel suo alloggio privato di Bologna, e in cui erano coinvolte alcune ragazze sudamericane, una delle quali sua amica.
Non risulta che la presunta attività illecita venisse svolta in locali riferibili alla guardia di finanza.
Le indagini sono tuttora in corso e i militari del Nucleo di polizia tributaria, vogliono capire con precisione il ruolo e il tornaconto avuto da Costagliola in questa storia.
La notizia, pubblicata dal Resto del Carlino, trova conferme in ambienti investigativi. Dal Comando regionale, filtra solo che “le indagini sono ancora in corso e che sono state avviate per iniziativa della stessa Guardia di finanza che le ha poi condotte sotto la direzione dell’Autorità giudiziaria”.
Un concetto ripetuto dal comandante provinciale delle Fiamme gialle Luca Cervi: “Le attività sono tuttora in corso, avviate su nostra iniziativa e condotte da noi sotto l’egida della Procura”. Costagliola, addetto al II gruppo, è stato sospeso dal servizio, come prevede la procedura in automatico per questi casi.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Febbraio 5th, 2019 Riccardo Fucile
DOVE NON ESISTE UN CONTROLLO DI SOCIETA’ TERZA CHE GARANTISCA LA CORRETTEZZA DEL VOTO
Il MoVimento 5 Stelle si appresta a organizzare sulla piattaforma Rousseau un voto online per
salvare Salvini.
La mossa, rivelata da Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano (solitamente molto addentro alle cose grilline), non servirà però certo a rinvigorire il rapporto con la base ma avrà un duplice effetto: scaricare Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista dalla responsabilità di certificare l’immunità dell’alleato e impegnare alla fedeltà i dissidenti che sono usciti allo scoperto in questi giorni.
Il Fatto spiega che il M5S è attualmente diviso tra la vecchia guardia, in maggioranza per il sì “perchè non ci siamo mai opposti alle autorizzazioni a procedere”, e i nuovi eletti, per i quali il no non è un’eresia, ed è comunque la via per tenere a galla il governo.
“Ma è un gioco a perdere, perchè se diciamo sì Salvini ha il pretesto per far saltare tutto, e con il no invece rischiamo di spaccarci in aula” riconoscono tutti.
E soprattutto, al contrario di quello che scrive il Fatto, nella “vecchia guardia” la maggioranza è per salvare Salvini — per esempio: Michele Mario Giarrusso ha già annunciato il suo no — anche perchè l’effetto sarebbe salvare sè stessi, non mettendo a rischio la legislatura in tempi in cui la regola dei due mandati è ancora in vigore e in molti si giocano la rielezione.
Ecco perchè torna in auge l’ipotesi del voto sul portale. Perchè nella partita sul caso Diciotti è il ministro dell’Interno a poter muovere le pedine dove preferisce.
Anche se per Capitan Coniglio il processo resta uno spauracchio. E il ricatto sulla TAV potrebbe rimanere comunque in piedi anche a salvataggio avvenuto.
Il ragionamento ovviamente dimostrerebbe l’incompatibilità tra i ragionamenti politici del M5S e le democrazie dei paesi civili dell’occidente, le quali prevedono proprio per casi come questo la separazione tra il potere politico e quello giudiziario: affinchè la legge sia uguale per tutti e nessuno possa usare la “volontà popolare” (espressa tra l’altro nell’occasione tramite sondaggio, di solito i grillini non li amano quando sono negativi e li adorano quando sono positivi) per sfilarsi dal giudizio della legge.
Ma questo non sarebbe che l’ennesimo indizio che la democrazia diretta da Beppe Grillo si trova attualmente ben al di sotto degli standard di civiltà europei, somigliando invece di più ai sistemi di potere pre-democratici, dal culto di Quetzacoà tl al Re Sole.
Il punto in realtà è un altro. Ovvero che i voti sul Blog delle Stelle li conosciamo tutti: come quello per Marika Cassimatis, che dopo aver vinto a sorpresa il voto per la candidatura a sindaco di Genova è stata cacciata dopo un post in cui Beppe diceva “Fidatevi di me” ed emanava la sua fatwa nei confronti dell’attivista insinuando chissà quali porcherie di cui in seguito si scusò. Ma intanto il voto era stato fatto.
La stessa cosa successe per l’alleanza con l’ALDE, che venne dipinta come il paradiso in terra dopo che il M5S aveva indicato nei liberali i peggiori nemici nei mesi precedenti: anche lì il voto diede ragione a chi proponeva l’accordo che poi saltò per volontà degli altri.
Con il giudizio di Dio del voto del popolo il M5S si impegna in una partita che è sicuro di vincere e così costringerà anche chi non è d’accordo a impegnarsi a rispettare il voto del blog, annientando la già debolissima opposizione interna. Una partita win-win. Per questo la giocano.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »