Marzo 6th, 2019 Riccardo Fucile
DALLA BARACCOPOLI ALLA TENDOPOLI, SU 1500 SOLO 300 ERANO ANCORA PRESENTI… INVECE DI SMANTELLARE LO SFRUTTAMENTO DA PARTE DEI DATORI DI LAVORO ITALIANI, SI FANNO SCENEGGIATE SULLA PELLE DEI POVERI… L’ENNESIMO FAVORE ALLE MAFIE LOCALI
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini non riesce a trattenere la sua soddisfazione per lo sgombero della baraccopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria) ed esplode in uno slogan di sicura presa sul suo elettorato: dalle parole ai fatti.
Oggi le ruspe di Stato tanto care a Salvini hanno smantellato le misere capanne dove vivevano oltre un migliaio di migranti. Braccianti sfruttati nei campi della Piana di Gioia Tauro per pochi euro al giorno.
Salvini continua a confondere una baraccopoli con i centri di accoglienza.
Una confusione pericolosa perchè lascia intendere che insediamenti come quelli di San Ferdinando siano la stessa cosa del centro di Castelnuovo di Porto fatto sgomberare nelle scorse settimane.
E ce n’è voluto a Salvini — che pure è stato eletto in Calabria — per passare dalle parole ai fatti: ci sono voluti i morti.
L’ultimo due settimane fa, un altro a dicembre. Ma è comprensibile, il ministro è occupato a pensare a prima gli italiani. Quelli di San Ferdinando non lo sono.
Cosa succederà ora ai residenti della baraccopoli?
Il prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, ha spiegato che «per ogni migrante abbiamo stabilito un posto dove andare, in parte nella nuova tendopoli, nella maggior parte nei Cas e negli Sprar». Ma le cose stanno diversamente.
Perchè anche in base al Decreto Sicurezza voluto da Salvini solo richiedenti asilo e rifugiati hanno diritto all’accoglienza e saranno trasferiti negli Sprar (i centri del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e nei Cas (Centri accoglienza straordinari). Sono seicento in tutto, meno della metà dei residenti.
Per coloro che invece hanno la protezione umanitaria la soluzione è una sola: la tendopoli. Anche questa sarà temporanea, proprio come quella che ha costituito il nucleo originale dell’insediamento
La situazione peggiore è quella di chi non ha nemmeno diritto alla protezione umanitaria. Loro — scrive Guido Ruotolo — semplicemente non esistono. Qualcuno magari si è già allontanato nei giorni scorsi quando era stato annunciato lo sgombero.
Secondo i sindacati si sono dispersi nelle campagne circostanti. Questa mattina nella baraccopoli erano presenti appena 300 persone, sui circa 1.500 “residenti” totali.
«In molti non si sono fatti trovare e si sono spostati nei dintorni, altri hanno deciso di partire per altre zone» racconta a Repubblica Peppe Marra di USB.
E del resto il passaggio dalle parole ai fatti di Salvini sta tutto nella tendopoli che sta sorgendo dall’altra parte della strada.
Dalle baracche di legno e lamiera alle tende il passo è breve.
Il cambiamento è di fatto inesistente perchè la situazione rimane la stessa. Più fortunati saranno quelli che saranno trasferiti altrove, all’interno dei centri. Ma anche qui c’è un prezzo da pagare: la perdita del lavoro.
Un lavoro dove erano sfruttati da italiani e costretti a vivere in condizioni disumane. Ma un lavoro dal quale dipendono non solo per il sostentamento ma anche per il rinnovo documenti.
Cosa succederà quando non lo avranno più? Chi impedirà loro di tornare per riscuotere la paga?
Il governo ha preferito risolvere il problema della presenza dei migranti invece che affrontare quello dello sfruttamento.
Si smantella una baraccopoli e si fa nascere una tendopoli. Anche la dignità è cosa per cui vengono prima gli italiani e poi tutti gli altri.
I lavoratori che hanno lasciato San Ferdinando torneranno, magari in altri punti della Piana, oppure andranno a fare i braccianti altrove, sempre sfruttati da altri datori di lavoro italiani. Perchè è così che funziona. Anche lo sgombero, presentato come una vittoria è in realtà un fallimento.
Il fallimento della strategia adottata in questi ultimi tempi dalla Prefettura che aveva tentato di convincere i migranti a trasferirsi altrove.
Per Salvini invece è una vittoria, la dimostrazione che difende la sicurezza degli italiani (e non, ovviamente i diritti dei migranti). Eppure in che modo distribuire centinaia di disperati senza lavoro in giro per l’Italia possa contribuire ad aumentare la sensazione di sicurezza del Paese non è dato di saperlo.
Ed è quasi del tutto scontato che tutti coloro che non avranno diritto di essere accolti negli Sprar, nei Cas o nella nuova tendopoli finiranno rapidamente nelle mani di mafie e criminalità . Proprio il problema che Salvini dice di aver risolto oggi.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 6th, 2019 Riccardo Fucile
DELIRANTE VOLANTINO CONTRO L’AUTODETERMINAZIONE DELLA DONNA…QUESTI RICORDANO I FANATICI DELL’ISIS
In altri tempi la locuzione Lega Nord Crotone sarebbe stata considerata un ossimoro. Oggi, grazie
alla parolina magica “Salvini premier” al posto di nord è invece possibile che ci sia una Lega Salvini Premier anche a Crotone.
E allora eccolo, il volantino che la Lega Salvini Premier di Crotone distribuirà nella cittadina l’8 marzo in occasione della Festa della Donna intitolato “Chi offende la dignità della donna?” e nel quale si scrive che si offende la dignità della donna, ad esempio, chi sostiene le quote rosa e le proposte di legge che parlano di Genitore 1 o Genitore 2.
Ma anche, e soprattutto, “chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata e assoluta autodeterminazione della donna che suscita un sentimento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo”, e ci siamo capiti benissimo: chi la vuole autodeterminata non vuole bene alla donna, che sta bene a casa visto che è l’Angelo del Focolare.
D’altronde “il ruolo naturale della donna” è “volto alla promozione e al sostengo della vita e della famiglia”, scrive subito dopo il volantino nel caso il messaggio non sia ancora abbastanza chiaro.
La Lega Nord Crotone invece ha tutt’un’altra visione, regala e mimore insieme al volantino e al fiocco rosa.
Per il mestolo e le pentole ci si attrezzerà l’anno prossimo.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 6th, 2019 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO IPSOS-MORM… QUANDO CAPISCONO CHE CI RIMETTONO I SOLDI NEL MATERASSO I BUONI BORGHESI CAMBIANO IDEA
Un sondaggio della Ipsos-Morm, pubblicato dalla Bbc, ha rivelato che il 48% dei britannici ritiene che l’immigrazione sia stata un fattore positivo per il paese, contro il 26% che invece è contrario.
Rispetto al 2011 c’è stata una netta inversione di tendenza: otto anni fa infatti il 64% degli inglesi si era espresso sfavorevole all’immigrazione.
Non è chiaro a che cosa si sia dovuto questo cambiamento di opinione, anche perchè – come notano gli analisti – i numeri dell’immigrazione rimangono ancora piuttosto alti e dunque non vi è nell’opinione pubblica la percezione di un fenomeno comunque sotto controllo.
I fattori decisivi, a detta della “Beeb”, potrebbero essere tre: in primo luogo, il voto sulla Brexit potrebbe aver dato l’impressione che la questione sia stata in qualche modo risolta e dunque non rappresenti più un rischio.
In secondo luogo, il dibattito sull’immigrazione nel corso delle ultime elezioni politiche e del referendum sulla Brexit può aver effettivamente favorito la messa in luce delle difficoltà pratiche ed economiche di un taglio al numero degli immigrati.
Infine, i milioni di lavoratori europei arrivati in Gran Bretagna dopo il 2004 hanno inizialmente portato uno shock culturale in quartieri o comunità poco abituate alla presenza straniera, ma si sono ormai perfettamente integrati.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 6th, 2019 Riccardo Fucile
TRE RAGAZZI ITALIANI APPENA MAGGIORENNI ARRESTATI, MA PER I SOVRANISTI NON E’ SUCCESSO NULLA
San Giorgio a Cremano. La svolta è arrivata nella notte, dopo l’esame delle telecamere di
videosorveglianza: così è scattato il fermo dei tre presunti componenti del branco della Circumvesuviana che ha violentato nell’ascensore della stazione di San Giorgio una ragazza di 24 anni, ieri pomeriggio.
Sono tre ragazzi italiani tra i 18 e i 20 anni, residenti nell’area vesuviana, per i quali è stato emesso un fermo di polizia giudiziaria. Sono accusati di violenza sessuale di gruppo.
Le indagini sono condotte dal commissariato di San Giorgio a Cremano guidato dal dirigente Pasquale Toscano e dalla squadra mobile, sono coordinate dal pool “Fasce deboli” della Procura, diretto dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone. Fondamentali, oltre alle immagini, il racconto e la descrizione fornita della ragazza, originaria di Portici, che aveva già detto agli investigatori di conoscerea di vista i suoi tre aggressori, giovani incensurati. Anche per questo motivo non ha avuto paura, ieri, nell’entrare con loro nell’ascensore dove sono avvenuti gli abusi.
Secondo quanto si evince dalle immagini di videosorveglianza, la violenza è avvenuta mentre le porte dell’ascensore, tenuto fermo al piano, si aprivano e si chiudevano. Su disposizione della Procura sono stati sequestrati i cellulari dei tre indagati e sono stati acquisiti i campioni per l’esame del Dna. La brutale aggressione è stata ripresa da una delle telecamere.
Gli agenti avevano trovato la 24enne rannicchiata in un angolo della stazione, sotto shock, in lacrime e con i vestiti strappati. Giunta in ospedale, la vittima ha raccontato di aver incontrato un conoscente prima di entrare in stazione. Lui le aveva presentato tre ragazzi che, come la vittima, stavano andando a prendere un treno.
Dunque la ragazza sarebbe entrata in ascensore parlando con i suoi violentatori. Rapida l’indagine degli agenti che hanno lavorato senza sosta tutta la notte. Intanto la 24enne è stata dimessa dalla clinica Villa Betania ed è tornata a casa.
Si avranno maggiori notizie delle indagini nel corso della giornata. “Ma è fondamentale sapere – prosegue Zinno – che la nostra città oggi si sveglia consapevole che i mostri esistono, ma che qui vengono immediatamente presi e buttati in cella. La nostra città , come tutte, può essere colpita da balordi che agiscono contro l’essere umano, ma si sappia che qui non ci si ferma mai finchè chi delinque non viene punito. Un caldo e commosso grazie va a tutti gli uomini che nella notte hanno lavorato per darci un buon risveglio. Siamo ancora scossi dalla notizia, ma fiduciosi sempre più nella azione della Polizia di Stato sul nostro territorio”.
Scrive un post su Facebook anche il presidente dell’Eav Umberto De Gregorio: “Li hanno presi, grazie alla nostre telecamere, al nostro personale, alle forze dell’ordine”
Interviene su Twitter la deputata Pd Maria Elena Boschi: “Tre ragazzi hanno violentato una donna a San Giorgio a Cremano. Sono italiani, sono criminali. Non essendo di colore ancora il tweet di Salvini non è arrivato. Ma aspettiamo soprattutto più forze dell’ordine, più telecamere, più luci. Hanno vinto un anno fa: quando iniziano a governare?”.
(da agenzie)
argomento: violenza sulle donne | Commenta »
Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
I GRILLINI O SONO ASSENTI IN AULA PER PROTESTA O TACCIONO, INCAPACI DI DARE UN SEGNO DI VITA, PRONI AL SEQUESTRATORE DI PERSONE DI CUI AVREBBERO POTUTO LIBERARSI MANDANDOLO IN GALERA
Il Governo è ancora nello ‘stagno Tav’, l’ennesimo vertice mattutino ha rimandato ancora una volta la questione, ma incredibilmente Matteo Salvini continua ad incassare.
Eccolo alla Camera nel primo pomeriggio. Ci resta per un’oretta, in aula per assistere all’avvio dell’esame del provvedimento caro alla Lega e a tutto il centrodestra: la riforma della legittima difesa.
“Domani lo approviamo”, dice il vicepremier leghista prima di lasciare Montecitorio.
In aula per lui presidia il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. Il testo è un altro fiore all’occhiello per la Lega. Per Forza Italia è un altro mattone della ricostruzione del centrodestra. Per il M5S è fonte di imbarazzo: in aula mancano i pentastellati dissidenti, 32 assenti, al netto delle missioni. E dei presenti nessuno interviene.
Nel Movimento gira un dossier critico del provvedimento
L’aula è strapiena, a parte le assenze ai banchi del Movimento. Il dibattito scorre in un brusio continuo. I toni sono concitati.
Ed è curioso che gran parte dello scontro avvenga tra Forza Italia e Pd: quasi che il combinato disposto tra la crisi del M5S e l’elezione di Nicola Zingaretti alla segreteria dei Dem abbia resuscitato anche in Parlamento una dinamica tra i due vecchi poli politici, entrambi all’opposizione tra l’altro.
Mentre i partiti di Governo sono divisi anche nell’umore.
Da un lato i leghisti, che non possono sbandierare troppo la loro ennesima vittoria, Salvini resta alla Camera per nemmeno un’ora. Dall’altro i cinquestelle, che masticano amaro.
Tra gli assenti, i deputati più a sinistra nel Movimento: Valentina Corneli, Yana Ehm, Riccardo Ricciardi, Doriana Sarli e Gilda Sportiello, che hanno già manifestato perplessità rispetto al provvedimento.
E poi c’è il dossier interno, dieci pagine preparate dalla pentastellata Rina De Lorenzo.
Il testo, pubblicato dall’Adnkronos, parla di provvedimento a rischio di legittimità costituzionale. In quanto l’abolizione della proporzione tra offesa e difesa fa sì che la difesa sia “sempre” legittima anche in caso di “reazione difensiva sproporzionata”.
E “tale presunzione assoluta – prosegue il testo – è chiaramente costituzionalmente illegittima in quanto finirebbe con l’essere postulata come esistente sempre e quindi anche nei casi, pur se marginali, in cui una proporzione non esiste, derivandone una violazione del principio di uguaglianza considerato che verrebbero ad essere trattati in maniera eguale fatti difensivi diversi”.
Nel dossier, anche le critiche del segretario dell’Anm Francesco Minisci che a gennaio, in audizione presso la Commissione Giustizia, sottolineò che abolendo il principio di proporzionalità tra l’offesa e difesa “non vi sarebbero più regole, non vi sarebbero più confini, non vi sarebbero più parametri e si legittimerebbe ogni forma di reato, anche l’omicidio”.
Ma questo dossier non dovrebbe modificare la tabella di marcia, almeno secondo i leghisti che confidano nell’accordo di governo sul testo sulla legittima difesa: accordo che va da Salvini al premier Giuseppe Conte fino a Luigi Di Maio e lo stesso Guardasigilli pentastellato Alfonso Bonafede, anche lui iper-silente oggi.
Dallo staff di Salvini insistono che domani ci sarà il primo ok della Camera, pur sapendo che molto probabilmente sarà un via libera dal sapore di centrodestra più che gialloverde.
E infatti in aula i deputati di Forza Italia intervengono a raffica per difendere il provvedimento, prendendosela col Pd
La tesi dei Dem è che le norme attuali garantiscono già la legittima difesa, peraltro “di tutti i processi, solo 4 o 5 arrivano al rinvio a giudizio, lo dicono i dati”, dice in aula Alfredo Bazoli. “Questo è un testo di destra!”, attacca Emanuele Fiano.
“Questa è una battaglia che ha un colore di centrodestra!”, esulta Mariastella Gelmini.
Forza Italia e Fratelli d’Italia si predispongono al soccorso azzurro, pronti a passare all’incasso da Salvini. Mentre la questione Tav divide ancora M5s e Lega, anche la legittima difesa si va a inserire nella crisi tra i due partiti di maggioranza. A fronte di un Pd ringalluzzito dalla nuova leadership.
Sono scintille di crisi di governo?
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
SI INTACCANO I RISPARMI, ORMAI PIU’ DELLA META’ DEGLI ITALIANI NON RIESCE A FAR FRONTE ALLE SPESE CON LO STIPENDIO MENSILE
La sensazione di un Paese che generalmente fatica a risollevarsi non è solo nei dati strutturali, ma
anche nell’immaginario collettivo, nel sentimento di fiducia che diminuisce come testimoniato anche dall’ultima rilevazione dell’Istat fra famiglie e imprese.
E ben sappiamo come le rappresentazioni sociali siano determinanti nel definire la realtà , ancor più dell’oggettività dei fenomeni. La percezione delle condizioni economiche delle famiglie non è solo un indicatore astratto, perchè aiuta a definire i comportamenti reali nei consumi, nelle strategie di investimento. §
L’assenza di fiducia o uno scenario incerto limitano le capacità di spesa, contengono i consumi, in attesa di un orizzonte più definito. Se ciò è vero per gli investitori, lo è parimenti per le singole persone e per le famiglie.
Come quest’ultimi intravedano la propria condizione economica oggi e in futuro è l’oggetto dell’ultima rilevazione del Centro studi di Community Group per La Stampa. La serie storica delle diverse rilevazioni mette in evidenza come mediamente, fra il 2013 e i primi mesi del 2019, il «sentiment» degli italiani circa la propria situazione economica rimanga invariato.
§La maggioranza (57,2%) percepisce un peggioramento delle condizioni generali, un terzo (31,7%) ritiene non siano sostanzialmente mutate, mentre soltanto un decimo (11,1%) ha vissuto un miglioramento negli ultimi 5 anni.
La questione è che tali quote risultano stabili nel tempo, come se il nostro sistema economico, ancora assai provato dalle crisi degli anni precedenti e con una possibile recessione alle porte, non trovasse la forza per dare quel colpo di reni utile se non a invertire, almeno a modificare la rotta di una stagnazione. O peggio, di un declino.
E va sottolineato, qui non si tratta esclusivamente degli indicatori strutturali legati alla produttività del sistema, ma abbiamo a che fare con le visioni del futuro della popolazione. Dunque, con la fiducia.
Il dato medio nasconde situazioni diversificate. Una verifica per i diversi territori permette di affinare l’analisi. Pur rimanendo ovunque prevalente la quota di quanti sperimentano un peggioramento delle loro condizioni economiche, tuttavia il Nord Est è l’unica area dove chi peggiora è inferiore alla metà degli intervistati (41,3%) ed è in calo, assieme agli abitanti del Centro (55,0%).
Quindi, sono i territori caratterizzati dalle piccole e medie imprese e dai distretti industriali, seppur oggi fortemente trasformati, a testimoniare una minor situazione di criticità e una leggera (lenta) risalita.
Viceversa, nel Nord Ovest un sentimento di peggioramento appare diffondersi in misura crescente passando dal 47,2% (2013) al 56,5% (2019) e, nello stesso tempo, quasi si dimezza chi ha percepito un miglioramento: dal 16,9% (2013) al 9,6% (2019).
Storia a sè fa il Mezzogiorno dove il livello di inasprimento delle condizioni economiche raggiunge sempre i livelli più elevati: dopo un miglioramento avvertito nel 2015 (62,5%, dal 72,8% del 2013), nel 2019 si registra una nuova recrudescenza (65,9%).
Così, in generale, nel Paese continua a prevalere un sentimento di erosione delle proprie risorse economiche.
Pur tuttavia, le aree di piccole e medie imprese sembrano reagire relativamente meglio, rispetto a un Nord Ovest che vive un progressivo declassamento. E soprattutto, a un Mezzogiorno che permane in una situazione di rilevante difficoltà per gran parte della popolazione.
Un riverbero di tali condizioni si verifica considerando la capacità di risparmio delle famiglie, che negli anni si va lentamente intaccando.
Se nel 2013 più della metà della popolazione (56,1%) riteneva di poter far fronte alle spese mensili con il proprio reddito, nel 2015 tale quota rimaneva stabile (57,4%), ma per la prima volta nel 2019 cala significativamente (48,8%).
Tale andamento è peraltro confermato dalle stime della Banca d’Italia che segnalano come, a partire dalla crisi del 2008, le famiglie abbiano corroso i loro patrimoni per mantenere un livello di vita dignitoso.
Si tratta di un calo generalizzato in tutto il Paese, seppure con situazioni diversificate: se nel Nord Ovest (59,9%) e nel Nord Est (56,1%) la maggior parte degli interpellati ritiene di avere un’autosufficienza economica, nel Centro si scende al 50,4% e nel Mezzogiorno si arriva a un misero 36,1%.
Se guardiamo alle previsioni per il 2019, l’esito evidenzia un orizzonte futuro sostanzialmente immobile.
La maggior parte degli italiani ritiene che la situazione economica familiare non muterà , ma il novero di quanti intravedono un peggioramento è ben superiore a chi auspica un miglioramento.
E tale tendenza s’inasprisce guardando ad altre sfere, come il territorio di residenza, l’Italia e persino l’Europa. Al punto che l’indice di fiducia sul futuro vede ingrossarsi, nel tempo, le file dei pessimisti (16,9%) e dei preoccupati (38,0%), a scapito più che degli attendisti (36,8%), degli ottimisti (8,3%).
L’incertezza e le continue schermaglie governative, la non chiarezza nella direzione intrapresa ingessano ancor di più un Paese bloccato e erodono ulteriormente una fiducia già messa a dura prova da una lunga fase di difficoltà economica, che peraltro non è assolutamente conclusa.
L’Italia per tornare a crescere ha bisogno di investimenti a favore di imprese e lavoratori. Ma se non si alimenta parimenti il sentimento di fiducia — che solo una visione definita del futuro può offrire — il rischio del declino è dietro l’angolo.
(da “La Stampa”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
MA ALL’INTERNO DEL MOVIMENTO AUMENTA IL DISSENSO ALLA SUA LINEA POLITICA SUICIDA
“Dobbiamo assolutamente definire il perimetro”. Sono giorni concitati per Luigi Di Maio.
I mal di pancia sulla legittima difesa da far ingoiare ai suoi per avere migliori margini di trattativa sul Tav (“Riaggiorniamoci, vediamo come va domani”, il messaggio nemmeno troppo in codice inviato dalla Lega all’alleato), la riorganizzazione interna da avviare subito dopo aver messo un punto sull’alta velocità , la dissidenza interna che punge come fastidiosa spina nel fianco.
Il tutto in un quadro politico in cui l’elezione di Nicola Zingaretti a segretario del Partito democratico promette di dare sembianze certe alla marmellata che è stata il principale soggetto di sinistra in questi mesi.
Nella war room del capo politico sono ore complicatissime.
Il Movimento, con una robusta dose di iper critici al suo interno, sta per dare il via libera al provvedimento “più di destra” che la Lega abbia in canna. E nell’area di Roberto Fico c’è chi già guarda con serio interesse al nuovo frontman del Pd. È in quest’ottica che il leader ha avvertito i suoi: “Il perimetro è quello del contratto di governo, niente maggioranze alternative”. Raccontano che in questi ultimi giorni più d’una sia stata la telefonata tra il capo politico e Fico. Un tentativo di serrare le fila e prevenire fughe in avanti dei suoi uomini più fidati.
Il momento è complicato e non ci si può permettere scivoloni.
“Ma con Zingaretti cambia tutto – spiega un dirigente di rango vicino al presidente della Camera – abbiamo molte cose più in comune con quella parte lì che con la Lega”.
Immigrazione, sicurezza, legalità : sono solo alcuni dei temi sui quali le sensibilità sono più affini. Senza contare i sussidi per la povertà e il salario minimo garantito, tema sul quale lunedì Di Maio ha stuzzicato il nuovo segretario Pd. “Fino a oggi ci siamo connotati come la sinistra del governo – spiega un dirigente vicino al vicepremier – non potremo più continuare così”.
Eccola la grande difficoltà , elettorale anzitutto.
Perchè i sondaggi danno i Democratici in lieve ma costante risalita e i 5 stelle in costante calo.
.È in questo preciso punto che si materializzano i contorni di un doppio passo, per dirla in gergo calcistico, per tentare di ripartire in un complicatissimo contropiede e uscire dall’assedio della propria area. I
colonnelli vicini al capo politico in queste ore usano sorprendentemente termini finiti nel cassetto. “Adesso possiamo tornare a essere davvero il terzo polo tra destra e sinistra”, dice uno.
Un altro, con una certa dose di raffinatezza politica, si spinge al paradosso: “Hai presente la centralità di Craxi. Ecco, in uno scenario come quello che ci si prospetta difficilmente il centrodestra avrà mai la maggioranza. E Lega e Pd non si alleeranno mai. Possiamo a tornare a essere l’ago della bilancia”.
Discorsi che stupiscono, dettati anche dalla voglia matta di uscire dall’angolo in cui si è ficcata la più grande forza parlamentare del paese, un filo che sembra riannodarsi alla notte delle elezioni politiche, quando la prima opzione che circolava nel comitato elettorale del Movimento vittorioso per andare al governo era quella del “Pd derenzizzato”.
Sembra essere tornati lì, oggi che il ruolo di Matteo Renzi nel Pd è sicuramente più sfibrato, ma anche dopo mesi di crisi di governo e con un esecutivo gialloverde in piedi da mesi.
Impossibile tornare al punto di partenza. Di Maio lo sa, come sa pure di avere più cose in comune ai Dem che alla Lega, come ha confidato a qualche suo collaboratore.
E spera che ammiccare ai temi in comune con il Pd gli dia un po’ di aria per tornare a respirare dopo mesi complicatissimi: “Il 22 il reddito minimo va in aula, vediamo chi ci sta”, il pizzino inviato oltre cortina.
Un’operazione spericolata. Perchè sa bene che difficilmente Zingaretti si presterà al gioco. E perchè sa benissimo tra i suoi parlamentari c’è già chi parla serenamente di maggioranze alternative, almeno sui singoli temi.
“Ma noi su reddito e salario minimo non dobbiamo fare nessun passo indietro” ha detto il leader ai suoi. A costo di mettere a rischio l’esecutivo. Anche per questo vuole accelerare su quella che sempre più si configura come una segreteria politica, per temi, che verrà sottoposta al voto di Rousseau subito dopo aver chiuso in qualche modo la grana tav. Per poi rilanciare la sfida, al Pd come alla Lega, per uscire da quello che oggi parrebbe un abbraccio mortale. Con una carta, forse, da giocare.
Perchè in ambienti vicini al capo politico inizia a circolare una voce che fino a ieri era tabù: Alessandro Di Battista starebbe, per la prima volta, valutando la possibilità di candidarsi alle europee.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
LO CONFESSA ANCHE CONTE … L’ANALISI COSTI-BENEFICI E’ STATO SOLO TEMPO PERSO… I GRILLINI VICINI ALL’ENNESIMA FIGURA DA TREMEBONDI CIOCCOLATAI
L’analisi costi-benefici sulla Tav non è più un totem. La presa d’atto piomba sulla scrivania del
premier Conte durante il vertice con i due vice Salvini e Di Maio e il ministro dei Trasporti Toninelli.
Lo studio, fortemente a sfavore dell’Alta velocità Torino-Lione, sventolato come un simulacro dagli M5s in queste settimane, inizia per ammissione di tutti a vacillare.
La decisione da prendere, se realizzare o no la grande opera, è più complessa e quindi la scelta finale sarà politica, pur partendo dal dossier redatto dalla commissione guidata da Marco Ponti.
Un’ora di riunione a palazzo Chigi è servita a mettere in chiaro questo concetto e soprattutto a consegnare la questione nelle mani del presidente del Consiglio, che agirà come un arbitro imparziale e la cui decisione non sarà più messa in discussione.
Come è già successo durante la trattativa con la commissione Europea quando veniva chiesto all’Italia di abbassare il deficit nominale in manovra di bilancio. E così, nonostante gli annunci di barricate che arrivavano dai due vicepremier, il deficit è passato dal 2,4% al 2,04%.
Mentre il sottosegretario grillino Stefano Buffagni e il viceministro ai Trasporti leghista Rixi discutevano a distanza l’uno contro l’altro sull’eventuale caduta del governo a causa della Tav, a Palazzo Chigi si è deciso di far parlare solo e soltanto il premier e soprattutto di tenere bassi i toni in un momento in cui gli M5s devono trovare il modo per comunicare senza troppi contraccolpi l’eventuale decisione di pubblicare i bandi di gara e quindi di non fermare l’opera, almeno nell’immediato.
Riservandosi sempre la possibilità di annullarli entro i primi sei mesi.
La Lega dal canto suo ha la necessità di portare a casa la legge sulla legittima difesa e teme una reazione grillina, quindi non ha alcun interesse di appesantire il dibattito.
Così a controbilanciare le parole forti di Rixi ci pensa il capogruppo del Carroccio alla Camera Riccardo Molinari: “Siamo fiduciosi che si risolverà tutto per il meglio. La decisione è nelle mani di Conte”.
Circondato dalle telecamere in piazza Colonna il premier risponde alle domande per un quarto d’ora. Il messaggio è il seguente: “Adesso oltre al percorso di razionalità tecnica c’è anche un percorso di razionalità politica che è l’ultima fase. Siamo nel percorso finale, quello più squisitamente politico”.
E poi ancora: “Non accetto che sul tavolo pesino posizioni pregiudiziali di M5s e Lega”. Parole che sembrano superare il dibattito in corso tra i due partiti e guardare a tutto tondo anche agli accordi con l’Europa e con la Francia, pur precisando che per il momento non c’è un’interlocuzione in corso con il paese di Emmanuel Macron.
Il dossier di Ponti riguarderà quindi sono una parte del ragionamento, come spiega anche il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Mattia Fantinati: “La decisione sarà politica, non una semplice ratifica dell’analisi costi benefici”.
La scelta di pubblicare o meno i bandi di gara sarà ufficializzata entro venerdì, anche perchè lunedì 11 si riunirà il consiglio di amministrazione di Telt, la società metà italiana e francese che si occupa della realizzazione della Tav e che entro quel giorno deve sapere cosa fare altrimenti l’Italia perderà 300milioni di finanziamenti europei e sarà messa la parola ‘fine’ alla grande opera.
Il conto alla rovescia è partito. Oggi sono state gettate le basi per la discussione.
Prima però il premier ha voluto ascoltare le posizioni dei due vicepremier. Posizioni che rimangono distanti e inconciliabili.
Il Movimento 5 Stelle con Di Maio è contrario alla Tav, vorrebbe bloccare tutto per non perdere le proprie radici e puntare sull’ammodernamento della linea del Frejus.
La Lega con Salvini ha contestato i contenuti dell’analisi stessa sponsorizzando una mini-Tav. Alla fine una cosa potrebbe non escludere l’altra. Ognuno resterà della sua idea e sul tavolo c’è la possibilità di pubblicare i bandi e dire che si iniziarà una trattativa con l’Europa per rivedere l’opera. In fondo è solo un modo per superare le elezioni europee.
Domani sera ci sarà un altro incontro, questa volta con i tecnici, per esaminare punto per punto il dossier e gli esperti leghisti sono pronti a smontarlo.
A Palazzo Chigi appare chiaro che bisogna andare oltre l’analisi costi-benefici, che le distanze tra M5s e Lega sono siderali e nessuno dei due può permettersi di affrontare una campagna elettorale per le Europee incassando il colpo. Bloccare i bandi in via definitiva significa un ‘no’ alla Tav, indigeribile per l’elettorato leghista.
Gli esperti, a cui si sarebbe rivolto Di Maio, hanno chiarito che i bandi, una volta pubblicati, possono essere annullati entro sei mesi trattandosi di una fase di esplorazione di mercato.
Quindi sulla base di questo gli M5s stanno provando a convincere i duri e puri e, una volta pubblicati i bandi, se così sarà , continueranno a sostenere che i fondi destinati alla Tav potranno essere trasferiti alla realizzazione della seconda canna della linea storica del Frejus.
Unica carta che i pentastellati possono giocarsi per non ammettere il passo indietro rispetto a un’altra loro battaglia storica.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
A UNA DOMANDA DEGLI IMPRENDITORE RISPONDE: “NON LO SAPEVO”
Che il MoVimento 5 Stelle si trovi in una situazione disperata ma non seria sulla TAV è provato dall’aneddoto raccontato oggi su La Stampa a proposito della visita di Luigi Di Maio a Torino: nell’occasione industriali e imprenditori hanno chiesto ai tanti leader grillini presenti cosa stesse succedendo sull’Alta Velocità .
Chiara Appendino, che sul tema ha già dimostrato di essere una vera M5S prima sostenendo che non si sarebbe impicciata del dossier quando era candidata sindaca perchè non le conveniva e poi impicciandosi del dossier per dare un pannicello caldo alla sua maggioranza in Comune che la odia, ha deciso di tornare a fare la volpe in attesa della pellicceria: «Ora è il momento di decidere ma è inutile che continuiate a chiedere a me se la Tav si farà o meno, io non sono un ministro».
Davide Casaleggio invece come al solito l’ha buttata in caciara: «È incredibile come la vostra attenzione sia focalizzata su questo tema, di cui peraltro non si è discusso».
Ma il capolavoro è quello di Luigi Di Maio. Entra dal retro ed esce dal retro per non incontrare giornalisti che gli facciano domande sulla TAV, ma becca gli imprenditori che gli chiedono lo stesso dell’argomento. E qui, tutto a un tratto, arriva il capolavoro:
Di Maio glissa, non si sbilancia, nemmeno quando gli viene chiesto della cosiddetta miniTav (che poi mini non è), il progetto ridimensionato nella tratta italiana. Su una cosa però vacilla: succede quando un imprenditore gli racconta che nel cantiere francese, dove si sta continuando a scavare, lavorano diverse aziende italiane e che lo stop all’opera avrebbe effetti negativi su quelle ditte e su decine di posti di lavoro.
«Non lo sapevo», ammette.
A Di Maio non sfugge niente, insomma
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »