Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
L’AFRICA E’ ANCORA IN PREDA DELLA TERZA ONDATA DI COVID
In Africa niente vaccini. Tutti lo sanno e tutti fanno spallucce, dalla Cina alla Russia
al G7 che si riunisce sabato in Cornovaglia: su quasi due miliardi di somministrazioni nel mondo, soltanto l’ 1% è finito in braccia africane.
Poco più di 30 milioni di prime dosi, poco sopra il livello italiano, 7 milioni di «immunizzati completi» su 1,3 miliardi di abitanti. E a breve non si prevedono nuovi arrivi per recuperare il tempo perduto.
Intanto, mentre l’ Occidente riapre, l’ Africa è preda della terza ondata: in 14 Paesi negli ultimi dieci giorni si è registrato un aumento del 30% di nuovi casi. Sulla carta il continente conta il 3% dei contagi globali. Ma le cifre ufficiali (130 mila morti, più o meno come l’ Italia) nascondono una voragine di vittime non registrate. E un futuro minaccioso.
In Uganda gli ospedali sono pieni di Covid, in Malawi i pochi vaccini sono arrivati scaduti, il Marocco e il Ruanda sono a secco. L’ Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato un appello (che il G7 non sembra disposto ad ascoltare): nelle prossime settimane servono con urgenza 200 milioni di dosi, se si vuole vaccinare almeno il 10% della popolazione africana entro fine settembre.
Il rubinetto del Covax, il programma dell’ Oms a cui si affidavano le speranze dei Paesi poveri e la rispettabilità degli altri, ha cominciato a chiudersi dopo che l’ India, sopraffatta dalla pandemia, a marzo ha bloccato le esportazioni (ripartiranno a ottobre): la stragrande maggioranza dei flaconi destinati all’ Africa (quasi tutti AstraZeneca) dovevano arrivare dal Serum Institute of India. Anche i fortunati che avevano ricevuto la prima siringata, adesso dall’ Etiopia al Ghana non sono sicuri di ottenere la restante prima della scadenza consigliata dei tre mesi. Covax si arrabatta annunciando un accordo per comprare 500 milioni di dosi da Moderna. L’ Unione Africana ha un’ intesa con Johnson&Johnson per altre 400.
Ma questa valanga di vaccini è tutta sulla carta, non certo nella stiva degli aerei. E sulle casse di molti governi non si può contare, perché vale quanto ha detto al Corriere il dottor Githinji Gitahi che guida l’ ong Amref: «Per vaccinare una persona in un Paese come il Kenya si devono spendere 15 dollari. Cioè quasi la metà di tutta la spesa sanitaria procapite di un anno intero. Da voi il costo di un vaccino si misura in briciole, in Africa è metà della torta». Unicef e Wellcome Trust hanno chiesto a Boris Johnson, che ospita il G7, di promuovere un’ azione che «definirebbe le sorti del secolo» coinvolgendo gli altri Paesi del club: donare all’ Africa il 20% delle riserve dei vaccini nei prossimi tre mesi.
Gli Usa dovrebbero «cacciare» 27 milioni di dosi, la Gran Bretagna e la Germania 4 milioni, l’ Italia poco più di 2 milioni come il Giappone. Il governo di Londra ha già fatto sapere che al momento non se ne parla. Forse in Cornovaglia dovrebbero invitare anche Phionah Atuhebwe, responsabile per l’ Africa del piano vaccini dell’ Oms, che ha detto alla Bbc : «Se non arrivano vaccini adesso, il virus continuerà a correre e a sfornare varianti che si diffonderanno nel mondo e ci faranno tornare tutti alla casella di partenza». I Paesi ricchi (Ue compresa, ma non la Cina che non partecipa al piano) promettono 2,4 miliardi di dollari per il Covax. Il fatto è che i produttori non riescono a star dietro alla nostra domanda.
E l’ Africa, adesso, più che di soldi ha bisogno di vaccini nelle braccia
(da Il Corriere della Sera)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
FINISCE LA TELENOVELA
Sette sì e una scheda bianca.
Così si è concluso il lungo braccio di ferro sul Copasir, uno scontro terminato oggi con l’elezione di Adolfo Urso alla presidenza.
L’esponente di Fratelli d’Italia sostiuirà quindi l’ex guida del comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Raffaele Volpi.
Il partito di Giorgia Meloni è dunque riuscito a strappare la presidenza del Copasir al Carroccio, un risultato che i fedelissimi di Matteo Salvini hanno cercato di evitare fino all’ultimo.
L’elezione di Urso è stata possibile grazie ai voti di Pd, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, mentre i due esponenti del Carroccio del comitato, Volpi e Paolo Arrigoni, non si sono presentati alla votazione.
FdI porta a casa il risultato, ma non esulta. La vicenda “poteva essere gestita meglio da tutti, aver trasformato questa vicenda in una partita mediatica non è servito a nessuno. Adesso c’è Urso, ma non la considero una vittoria. Non dico che è una sconfitta per tutto il centrodestra ma una soluzione senza gioia”, ha dichiarato ieri a LaPresse il vicepresidente del Senato, di FdI, Ignazio La Russa che ha gestito il dossier. “Questa vicenda mi lascia un po’ l’amaro in bocca perché avrei voluto fosse condivisa”, ammette.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI PENSANO A FARE CASSA, I PROVENTI COSI’ SONO PASSATI DA 34 A 46 MILIONI IN UN ANNO (QUASI COME I 49 MILIONI CHE LA LEGA HA FREGATO AGLI ITALIANI)
Non è di certo passata inosservata, nel bilancio preventivo 2021 approvato qualche
mese fa dal comune di Genova, l’incremento della voce “proventi infrazione codice della strada” passata dai 34mln del 2020 a 46mln.
Per raggiungere “l’ambizioso” obbiettivo ecco che il comune di Genova mette in campo il 2X1: due sanzioni per un’infrazione.
Lo scorso 9 Aprile R.P. recandosi al lavoro è riuscito a ricevere due sanzioni nell’arco di due minuti: la prima alle ore 6:48 sulla Strada Aldo Moro e la seconda alle 6:50 nella stessa strada, la c.d. Sopraelevata.
Da anni è ormai attivo sulla questa strada il sistema Safety Tutor, per il rilevamento della velocità media dei veicoli e come ci dice lo stesso conducete “lo sappiamo tutti che c’è tutor lì, probabilmente quella mattina ero sovrappensiero ed ho leggermente superato il limite”.
Come si può leggere nei due verbali il conducente è stato multato per il superamento della velocità media nel primo tratto per 1.6Km/h e nel secondo di 0.4km/h.
Di fatto su una sola strada di circa 4,5km, con lo stesso limite per tutta la sua lunghezza, la velocità media viene misurata su più frazioni, portando a raddoppiare i verbali una singola infrazione.
Sta valutando se ricorrere al giudice di pace?
“No, pagherò! Ed entro i 5 giorni! Per limitare i danni (50€ a verbale), non posso rischiare di dover pagare le due sanzioni per intero,… Avrei capito una sanzione ma non due, che di questi tempi le assicuro che pesano!”.
“Il nostro compito è di educare per salvare delle vite” ci diceva un nostro caro amico che ha dedicato la sua vita alla polizia stradale, sembra che a Tursi invece, interessi solamente salvare il bilancio.
Come non ricordare una frae di Prezzolini: “L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.”
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
COME SI OTTIENE IL CERTIFICATO E DOVE SARA’ VALIDO
Ha superato il milione il numero di cittadini europei in possesso del Green pass, il certificato verde digitale che consente di viaggiare tra i Paesi dell’Ue senza doversi sottoporre a periodi di quarantena o a tamponi se si è vaccinati o se si è guariti dal Covid negli ultimi 6 mesi.
L’ultimo via libera alla certificazione verde su scala europea è arrivato nella serata di ieri, quando il Parlamento europeo ha votato favorevolmente alla misura e questa mattina ha definitivamente approvato il regolamento sul certificato con 546 favorevoli, 93 contrari e 51 astenuti per le regole sui cittadini Ue e 553 favorevoli, 91 contrari e 46 astenuti per i cittadini di Paesi terzi residenti nell’Ue.
Il Green pass entrerà in funzione il prossimo 1 luglio in tutti i Paesi dell’Unione Europea e dovrebbe rimanere in vigore per 12 mesi.
I singoli Stati membri continueranno però a poter imporre misure differenziate locali rispetto alle linee guida europee. Le misure però, si specifica, dovranno essere «necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica». In sostanza, qualora in alcuni Paesi dovesse verificarsi un’impennata dei casi e l’aumento della circolazione di una variante, il singolo Stato potrà limitare gli spostamenti per evitare la diffusione del virus, o di una delle sue varianti.
Dove sarà valido il Green pass
Nove Stati (Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Polonia, Lituania, Grecia, Croazia e Spagna) hanno già strutturato il pass collegandosi alla piattaforma comunitaria. Il pass sarà valido anche in Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein. L’Italia, al momento, pur avendo sviluppato le certificazioni verdi per gli spostamenti nazionali da e verso regioni in fascia arancione e rossa, non è ancora collegata alla rete europea. Tuttavia, da Roma il Governo ha specificato che mancano «alcuni piccoli ultimi passaggi finali» e, nei prossimi giorni, anche il database italiano comunicherà con quelli degli altri Paesi dell’Unione.
«Il regolamento sul Green pass digitale sottolinea l’importanza di test universali e accessibili per tutti i cittadini, soprattutto per le persone che attraversano le frontiere quotidianamente. E per sostenere questi sforzi la Commissione europea si è impegnata a mobilitare 100 milioni di euro per i test necessari al rilascio del certificato», ha sottolineato il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders, nel corso della dell’Europarlamento a Strasburgo. «È iniziato – ha aggiunto – un dibattito importante negli Stati membri sul prezzo dei test e sono sicuro che ci saranno nuovi sviluppi nelle prossime settimane sull’accessibilità dei test».
Cos’è il Green Pass: i requisiti e la durata
Il Green pass sarà fruibile dalle persone vaccinate (a partire dal 14esimo giorno dopo la vaccinazione), dai guariti dal Covid-19 negli ultimi 6 mesi, e dalle persone in possesso del referto negativo a un test antigenico o molecolare, da effettuarsi nelle 48 ore prima dello spostamento. La certificazione durerà 9 mesi per i vaccinati, 6 mesi per i guariti dal Covid, mentre per chi si sottoporrà a tampone e riceverà un referto di negatività al virus avrà una validità di 48 ore.
Come è strutturato e come richiederlo
La certificazione verde sarà costituita da un Qr code e avrà due formati. Uno cartaceo e uno digitale. Nel secondo caso il Green pass verrà caricato o sull’app Io o sull’Immuni. Nel primo caso, per accedere ai servizi delle applicazioni sarà necessario utilizzare lo Spid o un documento d’identità elettronico. I dati verranno inseriti nel database dalle autorità sanitarie. Sarà dunque cura dell’ente che vaccina, della struttura che ha curato e certificato la guarigione dal Covid del paziente, o della struttura o laboratorio che ha elaborato il tampone (negativo) rilasciare la documentazione necessaria.
A cosa serve il Green Pass
La certificazione servirà per potersi spostare nei Paesi dell’Unione Europea e negli Stati che hanno siglato accordi specifici con l’Ue per gli spostamenti, al fine di evitare periodi di quarantena all’arrivo o di doversi sottoporre a tampone prima e dopo aver viaggiato. Ovviamente questi due scenari sono validi solo per chi ha un Green pass grazie all’attestazione di vaccinazione o di avvenuta guarigione dal Covid. Chi invece utilizzerà il pass con tampone negativo, alla scadenza delle 48 ore di validità, dovrà nuovamente sottoporsi al test per verificare di non essere contagiato/a.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA GIOVANE MAROCCHINA PRESENTA DENUNCIA ALLA PROCURA: “NESSUNA ALTRA DONNA E’ STATA CONTROLLATA IN MODO COSI UMILIANTE”
“Mi sono fatta mille domande e l’unica risposta che mi sono data è che la
perquisizione nei miei confronti è stata eseguita su base xenofobica ed islamofobica. Non c’è altra spiegazione. Poiché, nessuna delle altre donne è stata controllata né all’entrata né all’uscita”.
Sara Qasmi Arrigoni è una 25enne trentina di origini marocchine. Lo scorso 27 maggio si è recata a Trento per sostenere l’esame teorico (il quiz) per il conseguimento della patente di guida. Ed è lì che, secondo la sua denuncia – prima alla Procura, poi resa pubblica sui social – sarebbe stata oggetto di discriminazione “a causa” della su religione.
La giovane, infatti, ha raccontato di esser stata costretta a denudarsi completamente all’interno del bagno della Motorizzazione Civile di Trento. La 25enne, infatti, indossava il suo hijab e all’inizio pensava che quella perquisizione servisse solo per controllare l’eventuale presenza di auricolari nascosti.
Insomma, aveva accettato l’idea di togliersi il velo per dimostrare di non aver nulla di “illegale”. Poi, però, la richiesta di togliersi tutti gli indumenti che indossava quel giorno.
La richiesta è stata fatta da un’altra donna Carabiniere: “Lei con un tono arrogante e presuntuoso mi dice ‘ho detto di spogliarti’. Io ero un po’ terrorizzata se devo essere sincera, le chiedo però cosa stesse cercando. Il silenzio. Mi ha ignorata. Quel silenzio mi ha preoccupata. Le ho chiesto cosa volesse vedere di più quel che aveva già visto e la poliziotta ‘guarda signorina che quello che hai tu ce l’ho anch’io, non serve che nascondi nulla’ (ovviamente intendeva le parti intime). Io seriamente facevo fatica a comprendere la sua richiesta e le ho chiesto più volte di dirmi esplicitamente che cosa volesse scovare. E lei ‘tutto, devo vedere tutto, si tolga anche le mutande e il reggiseno’”.
Sara Qasmi ha raccontato di essere rimasta impietrita davanti a quelle richieste. Poi, dopo aver sostenuto l’esame (superato), si è recata in Procura per denunciare il tutto. Oltre alle richieste fatte dal Carabiniere, la 25enne non ha neanche ricevuto il verbale di perquisizione.
Secondo una testimonianza raccolta dal Corriere del Trentino, una dirigente della Motorizzazione Civile di Trento ha raccontato che proprio in quei giorni erano arrivate alcune segnalazioni di persone che si presentavano al quiz celando microfoni e auricolari. Per questo motivo erano stati intensificati i controlli.
Ma Sara Qasmi sottolinea che le altre persone – un paio di ragazzi pakistani – sono stati perquisiti, proprio quel giorno, in modo molto più “soft”.
Mentre lei è stata costretta a denudarsi completamente.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA FOLLIA DELLE REGIONI CHE PENSANO SOLO A COMPETERE PER SBANDIERARE I NUMERI DELLA VACCINAZIONE METTENDO A RISCHIO LA SALUTE
Il vaccino di AstraZeneca ”è già preferenzialmente raccomandato per i soggetti sopra i 60 anni di età, perchè il rapporto tra i benefici derivanti dalla vaccinazione ed eventuali rischi diventa incrementale con l’età e particolarmente favorevole sopra questa soglia”. Lo ha sottolineato il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, a Rainews24.
“Quello che si è verificato nella sfortunata ragazza di Genova, cui va tutta la mia attenzione e affetto – ha detto – pone un’ulteriore riflessione, anche alla luce del mutato contesto epidemiologico in quanto la riduzione dei casi che abbiamo nel Paese rende anche più cogente tale riflessione”.
″È sbagliatissimo proporre questi vaccini (AstraZeneca e J&J, ndr) ai giovani, specialmente alle donne. Sono sempre stata convinta che non bisognerebbe darli a persone di età inferiore ai 55 anni”. Così Antonella Viola, immunologa e docente di patologia generale a Padova, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.
“Per non aver dubbi – aggiunge – basta leggere un lavoro uscito sulla rivista Science dove si spiega come man mano che si scende con l’età i rischi di ricevere questi vaccini superano ampiamente i benefici. Nei più giovani il pericolo di avere conseguenze gravi a causa del Covid è invece molto basso. Ecco perché la Francia ha stabilito di limitare i due vaccini a vettore virale agli over 55”.
Secondo Viola, la raccomandazione dell’Aifa “dovrebbe essere più chiara e perentoria. Tanto più che, rispetto a quando è stata diffusa, la situazione epidemica in Italia è molto cambiata. Il virus circola meno, abbiamo dosi di vaccino a volontà. Quindi non c’è motivo di affrettarsi a vaccinare”.
“Le Regioni devono finirla di fare a gara a chi vaccina di più senza mettere al primo posto la sicurezza”, aggiunge Viola, criticando gli open day per i giovani.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
SERVE SOLO A SALVINI PER EVITARE IL SORPASSO DELLA MELONI E CONTINUARE A SPACCIARSI PER LEADER, A BERLUSCONI PER PUNTARE AL QUIRINALE CON IL VOTO DEI RENZIANI: LA SQUALLIDA MANOVRA E’ TUTTA QUA
Ancora non c’è ma già divide. Si dibatte sulla federazione del centrodestra: la Lega
spinge, mezza Forza Italia frena, i partiti più piccoli soppesano pro e contro, i parlamentari già vedono le liste, e i sondaggisti calcolano. In prospettiva ovviamente.
Da via Bellerio fanno filtrare un sedicente sondaggio per cui la federazione (compresi i centristi) si attesta al 31,6% con possibilità di aumento.
Una prospettiva da avanti tutta. Che però, al momento, non fa proseliti.
Le cifre non convincono Roberto Weber: “Sono sciocchezze – dice il fondatore di Ixé a HuffPost – Parliamo di numeri ridicoli. Le percentuali dei partiti non si sommano: staranno sotto il 30%. Storicamente dal Dopoguerra in poi le fusioni tra partiti sono sempre state in deficit. Fa eccezione il Pdl, ma Salvini non è il Berlusconi di quei tempi. Nel 2006 Berlusconi sfiorò il pareggio con Prodi, ma erano due leader super-forti, uno con le tv private e uno con la Rai dalla propria parte, alla guida di partiti super-forti”.
Secondo Weber : “Vedo piuttosto una piccola fuoruscita dei sovranisti dalla Lega in via di “moderatizzazione”, mentre non penso che elettori della Meloni potrebbero votare una forza nata in contrapposizione a Fdi”.
La federazione è quindi “un’operazione politica della Lega per diventare azionista di maggioranza nel governo e non un’operazione di consenso”
La posizione di Renato Mannheimer: “la federazione sarebbe il primo partito italiano in vista delle prossime elezioni, in Italia con le fusioni spesso accade che si possa perdere un po’. Si arriverebbe al 27, 28%”
Ancora meno convinto è Roberto D’Alimonte: “Di sicuro la federazione starebbe sotto il 30%. Mancano i dati ma non l’esperienza: la federazione non sarebbe il Pdl (che comunque univa Fi e An, non la Lega) e Fi non è quella di un tempo”.
Non ci sarebbe neppure un effetto traino? “E perché un’aggregazione dovrebbe funzionare meglio di due partiti? Senza un leader diverso o un altro cambiamento forte manca la novità. Di per sé, la federazione non scalda certo i cuori degli elettori moderati”.
Anzi, avvisa D’Alimonte: “Il rischio, se l’operazione non viene presentata bene, è far disamorare parte degli elettori e scendere al 24%…”.
Perché rischiare, allora? La risposta è politica: “Far nascere un “polo europeo” all’interno della più ampia coalizione di centrodestra per consentire a Salvini di rivendicare Palazzo Chigi. A quel punto non solo avrebbe un voto in più sulla Meloni ma anche le credenziali europee adeguate”.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
ANNULLATO ANCHE L’INCONTRO TRA BERLUSCONI E I SUOI COLONNELLI
Avrebbe dovuto tenersi oggi il vertice del centrodestra sulle amministrative per chiudere il cerchio sui candidati alle città che andranno al voto a ottobre, con i pesanti nodi su Roma e Milano ancora da sciogliere.
E invece appuntamento saltato, come è saltata – annullata all’ultimo minuto – la tanto attesa riunione che avrebbe dovuto svolgersi ieri tra i coordinatori regionali di Forza Italia e il presidente Silvio Berlusconi.
“Mi chiedo come una decisione così importante come quella riguardante il futuro del nostro partito possa essere calata dall’alto senza prima sentire i territori…’’, ha commentato Gabriella Giammanco, vicepresidente di FI in Senato e portavoce azzurra in Sicilia.
Il riferimento è alla proposta avanzata da Matteo Salvini di una federazione (da più parti letta come un tentativo di annessione) in cui dovrebbero confluire Lega, FI e i partiti minori della coalizione di centrodestra che sostengono l’esecutivo Draghi.
Una sorta di Predellino 2.0 ma senza FdI di Giorgia Meloni insomma, (“Partito unico? Abbiamo già dato e abbiamo visto che i risultati non sono stati eccezionali”, ha dichiarato ieri il capogruppo alla Camera Lollobrigida).
E l’ idea continua a creare non pochi malumori in FI: domani ci sarà l’assemblea dei senatori azzurri convocata da Annamaria Bernini. Salvo che non saltino pure questi appuntamenti.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL PARTITO DI BERLUSCONI IN RIVOLTA, TUTTI GLI APPUNTAMENTI RINVIATI… 50 PARLAMENTARI PRONTI A SEGUIRE CARFAGNA E GELMINI
Le riunioni che saltano e i dubbi che adesso assalgono anche Silvio Berlusconi. La
fusione a freddo di Lega e Forza Italia pensata da Matteo Salvini – e non a caso lanciata dalle colonne de Il Giornale – adesso è costretta a rallentare.
Perché se i due leader sono convinti, nella pattuglia di senatori e deputati azzurri i mal di pancia sono forti e si moltiplicano di ora in ora.
Lunedì sera dentro il partito berlusconiano si è rischiato il “big bang”, tanto da far saltare prima la riunione dell’ex presidente del Consiglio con i delegati regionali e poi il tavolo dei gruppi di Camera e Senato in programma tra oggi e domani proprio per discutere la proposta di federazione avanzata da Matteo Salvini.
Riunioni che si terranno, hanno spiegato fonti interne vicine ai contrari, quando una riflessione sul tema sarà più matura.
La fronda dei resistenti è capeggiata dalle ministre Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna e c’è chi giura che la pattuglia di eletti pronti a seguirla sia corposa (50 i parlamentari disposti a lasciare il partiti azzurro), tanto da rischiare uno smottamento importante.
Nelle ultime ore, inoltre, con i dubbi che continuavano ad aumentare, c’è chi ipotizza un semplice coordinamento. Ma fonti qualificate di Fi hanno negato che l’opzione sia sul tavolo: “Non esiste un piano B: la federazione o si fa o non si fa”.
Anche dalla Lega hanno fatto sapere che il coordinamento già esiste: la proposta è fare un passo avanti deciso verso la federazione.
La prima avvisaglia del rallentamento era arrivata nel pomeriggio di lunedì: nell’incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi, Salvini avrebbe dovuto anche parlare dell’idea di creare un gruppo unico in Parlamento, ma l’argomento è rimasto fuori dal dialogo con il premier.
Troppo forte l’agitazione dentro Forza Italia per mettere sul tavolo di Palazzo Chigi l’argomento, che l’ex ministro dell’Interno vorrebbe chiudere entro fine giugno.
Nelle ore successive è stato uno smottamento continuo. Come detto, prima Berlusconi ha annullato il vertice via Zoom con i coordinatori regionali, quindi è stato prima rinviato – e poi di fatto annullato – il faccia a faccia tra senatori e deputati.
“Tempo, coinvolgimento, riflessione” è ciò che chiede la ministra Gelmini per quanto riguarda il metodo. Sul merito, in ogni caso, restano “forti perplessità” perché “la storia, i valori, l’identità” di Forza Italia vanno “difesi e rilanciati, non annacquati in soggetti nuovi”.
Anche perché, ha sottolineato, il centrodestra è stato finora “un’alleanza vincente” in quanto in grado di “raccogliere consensi in un elettorale vasto ed eterogeneo“.
(da Il Fatto Quotidiano)
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