Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
UN BIMBO SI E’ CHIUSO LE DITA IN UNA PORTA ALL’ASILO E FINISCE INDAGATO IL SINDACO? SIAMO ALLA FOLLIA
Un bambino che frequenta l’asilo comunale si fa male mentre è a scuola, a Crema. Si schiaccia due dita in una porta tagliafuoco.
Un infortunio che non avrà effetti irreversibili, anche se il piccolo dovrà essere curato per tre mesi.
Dalla vicenda nasce un’inchiesta e a essere indagata è anche la sindaca della città. A Stefania Bonaldi si contesta di aver violato una deliberazione della giunta lombarda sugli arredi scolastici: “La Procura deduce che la sottoscritta, in concorso con altri, avrebbe omesso ’di dotare la porta tagliafuoco di qualsivoglia dispositivo idoneo ad evitare la chiusura automatica o da garantire la chiusura ed apertura manuale in sicurezza, contro il rischio di schiacciamento degli arti o di altre parti del corpo dei bambini ivi accolti”, ha spiegato la sindaca in consiglio comunale.
Senza nascondere l’amarezza per l’avviso di garanzia, Bonaldi ha sottolineato: “Se oggi per trovare candidati disponibili è necessario un lunghissimo percorso di persuasione, è perché servire la propria comunità è diventato troppo rischioso”. Non è la sola a pensarlo.
Quella di Crema una vicenda dai contorni quantomeno singolari, che diventa la goccia fa traboccare il vaso, scatenando la protesta dei sindaci.
Da tempo gli amministratori locali lamentano quanto il loro mestiere sia rischioso, perché, come ha spiegato il presidente dell’Anci Antonio Decaro in una recente intervista: “Ogni volta che un sindaco firma un atto rischia di commettere un abuso d’ufficio. Se non firma, rischia l’omissione di atti d’ufficio”.
Ed oggi il sindaco di Bari guida ancora la falange dei primi cittadini che fanno quadrato intorno alla collega: “Insieme a Stefania siamo tutti indagati, se lo Stato non cambia regole ci costituiremo parte civile”.
Così “non è più possibile andare avanti – sottolinea, facendo eco al sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, tra i primi ad esprimere solidarietà alla collega di Crema -. E se non è stato sufficiente un accorato appello al Governo e al Parlamento, sottoscritto da quasi 4 mila sindaci italiani, per attirare l’attenzione di chi può e deve prendere provvedimenti su quanto sta accadendo, vorrà dire che sfileremo con le nostre 8 mila fasce, costituendoci parte civica, nell’aula di tribunale dove la sindaca di Crema dovrà forse un giorno presentarsi per difendersi da questa accusa. Saremo lì con lei, o con qualsiasi altro sindaco chiamato a difendersi da colpe che evidentemente non sono e non possono essere sue. Perché non è la sindaca di Crema oggi ad essere stata indagata ma insieme a lei ci sentiamo tutti indagati”.
Poi l’affondo, mai come ora estremamente attuale: “Prima o poi qualcuno dovrà rispondere quando l’Italia resterà un Paese senza sindaci”. L’Anci, apprende HuffPost, ha già in cantiere una manifestazione, per sottolineare ancora una volta quanto rilevante sia il problema.
L’appello cui Decaro fa riferimento nella nota è quello lanciato di recente in sostegno della sindaca di Torino, Chiara Appendino, condannata a un anno e mezzo per la tragedia di piazza San Carlo. Il 3 giugno 2017, durante la finale di Champions che in moltissimi stavano guardando dai maxischermi nella nota piazza del capoluogo piemontese, si scatenò il panico. Causato, si scoprirà poi, da alcuni giovani che per rapinare i tifosi spruzzarono tra la gente lo spray urticante.
Il bilancio fu di due morti e più di 1500 feriti. Uno dei quali morirà mesi dopo. A Chiara Appendino veniva imputato, in sostanza, di non aver previsto quanto sarebbe accaduto e di non averlo impedito.
Qualcosa che, secondo le associazioni degli enti locali, somiglia molto di più a una responsabilità oggettiva che a quella personale personale. Il caso di Torino è stato uno dei più eclatanti, ma le cronache locali degli ultimi anni sono piene di storie di sindaci andati a processo per il ruolo che rivestivano.
Nelle grandi città così come nei paesi. Spesso vengono assolti – il caso più recente è quello del sindaco di Lodi, Simone Uggetti, che prima del verdetto ha subito, per anni, una pesante gogna mediatica – in alcuni casi invece subiscono condanne. Che, a volte, suscitano critiche, perché si contesta appunto la normativa che espone i sindaci a una responsabilità abnorme.
Non è detto che l’inchiesta a carico di Bonaldi arriverà a processo – l’avviso di chiusura delle indagini “non implica alcun giudizio di conclamata responsabilita’” ha mandato a dire il procuratore di Crema – ma, se dovesse succedere, al suo fianco ci saranno i suoi colleghi.
Gli stessi che oggi – mostrando una certa stanchezza in un momento in cui, peraltro, si discute su chi candidare alle amministrative delle grandi città – le hanno mostrato solidarietà.
“Qualcosa deve cambiare, leggere notizie come quella dell’indagine alla sindaca di Crema dà la misura di quanto siano complicati e poco chiari ruolo, poteri e responsabilità di noi cittadini-amministratori, noi sindaci. Così è davvero difficile amministrare”, è il commento del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che conosce bene la materia. In nove anni di amministrazione, infatti, ha avuto a suo carico sei indagini finite con archiviazione o non luogo a procedere.
Ha rincarato la dose Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e presidente delle Autonomie locali italiane: ”È assurdo, basta con queste pazzie contro i sindaci. Come si può indagare un Sindaco per una cosa del genere? Siamo al ridicolo. Davvero poi ci sorprendiamo che scarseggiano i candidati a sindaco? È quanto mai urgente che il legislatore intervenga sulle eccessive responsabilità oggettive che hanno i sindaci, perché non possono ridursi a capro espiatorio di tutti i mali del Paese. Un abbraccio forte a Stefania Bonaldi. Stefania è una delle sindache più brave d’Italia e non si farà di certo fermare da certe sciocchezze”.
A sostegno della collega arriva anche Virginia Raggi, assolta anche in appello nel processo scaturito dal “caso Marra”: “Serve più chiarezza su nostre responsabilità per evitare blocco azione amministrativa. Noi sindaci sempre in prima linea”, chiarisce la sindaca di Roma.
In questo senso si espongono anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il primo cittadino di Firenze, Dario Nardella. Il messaggio, estremamente trasversale, dei primi cittadini è chiaro. Resta da vedere se sarà recepito.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
ASSEMBRAMENTO DI CENTINAIA DI GIOVANI SOTTO LA SEDE DELLA REGIONE TRA POLEMICHE DEGLI ABITANTI E SPREGIO DELLE NORME DI DISTANZIAMENTO E MASCHERINE
Una piazza gremita di gente festeggia per salutare il coprifuoco. Come a
Capodanno.
È quanto avvenuto a Genova dove dalle 23 di lunedì centinaia di persone si sono radunate in piazza De Ferrari per aspettare il countdown per l’arrivo della zona bianca.
L’iniziativa della campagna “Re Start Liguria”, organizzata dalla Regione, ha sollevato diverse polemiche sui social.
Un clima di festa che per alcuni utenti è sembrato inopportuno. “Già era imbarazzante solo averlo pensato… una “festa” per salutare il coprifuoco… (spiegalo ad uno di Gaza com’era duro il tuo coprifuoco…) un dj set con luci e suoni per salutare la Ripartenza….( e chi non ce l’ha fatta a ripartire? e chi ci ha rimesso la vita? ) pure la diretta TV col countdown come un triste capodanno in una Regione triste”, scrive un utente su Facebook postando il video dei festeggiamenti in piazza.
“Sono esterefatta, senza parole, no questa mi mancava”, scrive un’altra.
E ancora: “Non vorrei dire ma …c’è poco da assembrarsi…”.
Nei filmati gente che balla, si abbraccia e festeggia, mettendo da parte il distanziamento sociale. Gli stessi festeggiamenti sono stati organizzati a Savona, Imperia e La Spezia, dove alle 23 si sono accese le stesse luci per salutare l’ingresso di tutto il territorio ligure in zona bianca.
Tutto fa spettacolo per chi pensa solo ai voti.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
I RISTORATORI DEVONO SOLO PAGARLI, CONCETTO CHE A QUALCUNO RISULTA OSTICO: LA FINISCANO DI RACCONTARE CAZZATE
Non è affatto vero che manchino cuochi, camerieri, baristi.
Nelle scorse settimane alcune associazioni di categoria avevano lanciato l’allarme e molti avevano dato la colpa al Reddito di cittadinanza, ai giovani choosy, alla poca voglia di lavorare che stanno rendendo più complicata la ripartenza del settore della ristorazione.
Eppure, come spesso accade, la realtà è ben più sfaccettata: il mondo della ristorazione può disporre di un’offerta di lavoratori ampia, con esperienza, competente e soprattutto disponibile a iniziare a lavorare anche domani.
A rivelarlo sono le stime di Jobtech, la prima agenzia per il lavoro completamente digitale nel panorama italiano, che raccoglie candidature nel settore Ho.Re.Ca. in tutta Italia attraverso il suo portale verticale camerieri.it.
L’indagine, svolta interrogando un database di oltre 4.000 profili di persone alla ricerca di un lavoro nel mondo della ristorazione, ha permesso di registrare un salto enorme nella ricerca di lavoro nel comparto, con un +101% da gennaio a maggio.
Nel dettaglio, il 55% di chi sta cercando lavoro nella ristorazione è un uomo, è diplomato (lo è almeno il 75% del campione, con l’11% del totale che è laureato) e in grado di parlare lingue straniere e al 96% dei casi è disponibile a lavorare nel weekend, il 39% di notte e il 57% disposto ad accettare anche un contratto a chiamata.
“Esistono numerosi professionisti che vorrebbero essere impiegati, con le giuste tutele e i dovuti diritti, nel settore”, ha detto Angelo Sergio Zamboni, Co-founder di Jobtech.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL SUO IMPEGNO PER RENDERE PIU’ VIVIBILE IL QUARTIERE TOR BELLA MONICA NON PIACE AI MAFIOSI
Aggredita e minacciata da alcuni esponenti del clan Moccia. 
La vittima è Tiziana Ronzio, fondatrice dell‘associazione TorPiùBella e premiata nel 2019 Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella.
A denunciare l’aggressione è stata la stessa associazione tramite la pagina Facebook ufficiale. “Non si tratta di un atto isolato – si legge nel post – ma solo dell’ultimo episodio di una serie di atti intimidatori che ormai da mesi colpiscono Tiziana e chi le sta intorno. Provocazioni, minacce di morte ed intimidazioni nel palazzo e fuori di esso si susseguono ininterrottamente, anche in presenza dei carabinieri che prontamente rispondono alle nostre chiamate. Tutti questi atti sono stati documentati e portati all’attenzione delle istituzioni preposte ma ciononostante la situazione non appare migliorare”.
L’associazione TorPiùBella è nata circa sei anni fa dall’idea di Tiziana Ronzio e un gruppo di residenti del quartiere Tor Bella Monaca di Roma.
Nel corso degli anni l’associazione si è ampliata, attirando numerosi cittadini che hanno voluto dare il proprio contributo per l’organizzazione di attività finalizzate a rigenerare il quartiere e renderlo più vivibile. “Quando abbiamo fondato Tor Più Bella – prosegue il post pubblicato dall’Associazione – l’idea che guidava il nostro agire era riconnettere le persone nella riscoperta del proprio quartiere. Tutto il quartiere è casa per chi lo abita”.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
IN VISTA DELLE ELEZIONI, LA SOLUZIONE E’ TAPPARE LA BOCCA A CHI NON VOTA PER LUI: OTTIMO ESEMPIO DI SOVRANISMO
Delle pressioni che la Russia sta esercitando negli ultimi mesi sulle big tech companies occidentali siamo tutti a conoscenza.
Tra le multe a Google Russia e le multe a Twitter Russia per la mancata rimozione di contenuti bollati come vietati e Youtube e TikTok che – subite le pressioni – hanno ceduto, il piano del governo russo in vista del voto parlamentare entro fine anno in Russia si fanno sempre più chiari.
E, almeno finora, sta funzionando senza particolari intoppi. Fai agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, insomma, considerato che il paese di Putin ha interferito con le scorse elezioni Usa facendo disinformazione in rete e sfruttando proprio quei social sui quali oggi sta facendo pressione per evitare che vengano utilizzati dagli oppositori politici per fare critica nei mesi prima delle elezioni Russia 2021, previste per il prossimo settembre.
Sin dall’inizio di quest’anno in Russia il governo ha cominciato a fare pressioni per il voto che dovrebbe tenersi a fine anno. Una vera e propria serie di norma anti-dissenso hanno cominciato ad essere approvate, dalle radicali restrizioni per le proteste politiche alla censura dei social media.
Sulle piattaforme social le pressioni vanno sempre più aumentando mano a mano che si va avanti – come sottolinea anche il Wall Street Journal – e i social che dalla Russia vengono utilizzati per influenzare l’estero ora sono sotto scacco
Numero crescente di post classificato come illegale
Un numero sempre maggiore di post su tutti i grandi social network – a partire da Twitter, Youtube e TikTok – viene etichettato dal governo russo come illegale e non in linea con le leggi del paese. Successivamente viene fatta una richiesta di rimozione dei contenuti in questione e, finora, ha sempre funzionato.
I contenuti che vengono etichettati sono tutti quelli antigovernativi che vanno contro Putin: Youtube ha rimosso temporaneamente i collegamenti a determinati contenuti dell’opposizione, TikTok ha rimosso o cambiato alcuni video che criticavano il governo e incitavano alle proteste e Twitter si è detto pronto a lavorare per rimuovere determinati contenuti bollati come illegali.
Internet è e rimane il luogo più difficile da controllare ma, tramite questa opera di pressione sui social network la manipolazione di Putin potrebbe essere estremamente incisiva. Tanto dipenderà dalla risposta dei colossi social chiamati in causa e da quanto sceglieranno di essere condiscendenti rispetto ad atteggiamenti di questo tipo.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX CAPO MILITARE SERBO BOSNIACO E’ COLPEVOLE DEL GENOCIDIO DI SREBRENICA E ALTRI CRIMINI CONTRO L’UMANITA’… IL CRIMINALE, DIVENTATO UN MITO PER I SUPREMATISTI, MORIRA’ IN GALERA
Ventisei anni dopo il massacro di Srebrenica – in cui le truppe serbo bosniache
trucidarono oltre 8.000 musulmani bosniaci – i giudici dell’Aja confermano la condanna all’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità a carico di Ratko Mladic, ex capo militare serbo bosniaco noto come “il macellaio di Bosnia”. La sentenza è definitiva, senza ulteriori possibilità di ricorsi.
Nel 2017 l’ex capo militare, oggi 78enne, era stato condannato all’ergastolo in primo grado per il genocidio di Srebrenica – il peggior massacro sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale, perpetrato davanti agli occhi dei soldati olandesi della missione Onu – e per altri crimini commessi durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995, inclusi persecuzione e sterminio.
Sotto la sua guida fu consumato l’assedio di Sarajevo – il più lungo nella storia bellica della fine del XX secolo – in cui morirono circa 10mila persone.
Su 11 capi d’accusa, i giudici lo hanno ritenuto colpevole di 10, assolvendolo da una seconda accusa di genocidio legata a una campagna per cacciare i non serbi da diverse città all’inizio della guerra. I pm hanno impugnato l’assoluzione, ma oggi la giuria dell’Aia ha respinto anche il loro ricorso, oltre a quello in appello di Mladic.
Anche l’ex leader politico di Mladic, Radovan Karadzic, era stato condannato per gli stessi crimini e sta scontando l’ergastolo.
Mladic era presente in aula e ha seguito con le cuffie della traduzione la lettura del lungo dispositivo della sentenza. In giacca scura e cravatta azzurra, affiancato da due agenti della sicurezza, l’ex generale è apparso in condizioni di salute discrete, accigliato e perplesso per tutte le accuse confermate a suo carico.
Ad ascoltare il verdetto in aula c’erano anche le vedove e le madri delle vittime. La giuria – composta da cinque giudici – era guidata dalla presidente dello Zambia, Prisca Matimba Nyambe. La sentenza nel processo d’appello chiude quasi tutti i procedimenti delle Nazioni Unite per i crimini commessi in una guerra che ha ucciso più di 100.000 persone e ha lasciato milioni di sfollati.
In Bosnia-Erzegovina era grande l’attesa per la sentenza. Tutti nella Federazione croato-musulmana, a cominciare dai parenti delle vittime, si aspettavano una conferma del carcere a vita per l’ex generale. Allo stesso tempo, resta l’amarezza per il fatto che ci siano voluti 26 anni perché, almeno nel suo caso, sia stata fatta giustizia.
La sentenza ha disatteso le speranze di quanti avrebbero voluto, per l’ex generale, altre condanne future per genocidio: oltre a Srebrenica, secondo l’accusa, fu genocidio in altri sei comuni della Bosnia – Foca, Vlasenica, Kljuc, Sanski Most, Kotor-Varos e Prijedor. “Tutto ciò che rientra nel concetto di genocidio – ha commentato Halida Konjo-Uzunovic, presidente dell’associazione Foca 92-95 – è stato commesso anche a Foca, o a Prijedor, e in altre città: stupri sistematici, provati grazie alle testimonianze di 16 donne coraggiose, campi di concentramento, persecuzioni, la distruzione di 17 moschee di Foca e la cancellazione di ogni traccia dell’esistenza dei bosgnacchi in questa città”.
Per questo, ha detto Konjo-Uzunovic, “ci aspettiamo che i giudici dell’Aja dicano a tutto il mondo che il genocidio è stato perpetrato, oltre che a Srebrenica, anche in altre città: solo così si può impedire che si ripeta il male che si sta preparando con la glorificazione dei criminali di guerra e la comparsa dei loro murales in diverse città”, mentre cresce sempre di più il problema della negazione dei crimini di guerra, a cominciare dallo stesso genocidio di Srebrenica.
Mladic e la sua eredità, di fatto, dividono ancora la Bosnia.
L’ombra di Mladic e di Karadzic, in verità, si estende ben oltre i Balcani: entrambi sono stati onorati da sostenitori dell’estrema destra all’estero per le loro campagne sanguinose contro i bosniaci musulmani.
L’australiano che nel 2019 sparò contro decine di fedeli musulmani a Christchurch, in Nuova Zelanda, si ritiene si sia ispirato ai leader serbo-bosniaci dei tempi della guerra. E lo stesso vale per Anders Breivik, il suprematista bianco norvegese responsabile dell’uccisione di 77 persone nel 2011 a Oslo e Utoya, in Norvegia.
Mladic fu incriminato per la prima volta nel luglio 1995. Dopo la fine della guerra in Bosnia, si nascose per essere poi arrestato nel 2011 e consegnato al Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia dall’allora governo filo-occidentale della Serbia.
Da allora il tribunale delle Nazioni Unite ha chiuso i battenti. L’appello di Mladic e altre questioni legali lasciate dal tribunale sono state trattate dal Meccanismo internazionale residuale per i tribunali penali delle Nazioni Unite, che è ospitato nello stesso edificio dell’ormai defunta corte per l’ex Jugoslavia.
Mladic ha denunciato il tribunale, definendolo un figlio delle potenze occidentali. I suoi avvocati hanno sostenuto che era lontano da Srebrenica quando è avvenuto il massacro. Il verdetto arriva dopo 25 anni di processi presso il tribunale ad hoc delle Nazioni Unite per i crimini di guerra per l’ex Jugoslavia che ha condannato una novantina di persone.
Il procuratore delle Nazioni Unite Serge Brammertz ha sottolineato l’importanza della sentenza per le vittime che vivono quotidianamente con il trauma del conflitto degli anni ’90. “Se parli ai sopravvissuti, le madri (di Srebrenica) che hanno perso i loro mariti, i loro figli, tutto questo è evidente: le loro vite si sono davvero fermate nel giorno del genocidio”, ha detto ai giornalisti prima del verdetto.
Un verdetto che è arrivato, appunto, dopo 26 anni, trovando in Mladic un uomo anziano, in condizioni di salute comunque precarie. Solo un’ombra del generale spietato che con le sue atrocità diventò il “boia di Bosnia”.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
“SE NE AVVANTAGGEREBBERO FDI E CORAGGIO ITALIA”
Fratelli d’Italia e la neonata “Coraggio Italia” sono stati lasciati fuori dalla federazione di centrodestra che sarà formata dai partiti dell’area politica stessa e che sostengono Draghi.
“La federazione di centrodestra? Le federazioni che avvengono nei momenti di debolezza rischiano di sommare le debolezze, ne uscirebbero avvantaggiati Fdi e Coraggio Italia”. Lo ha detto Guido Crosetto, fondatore di Fratelli d’Italia.
“La prima ad essere preoccupata per la crescita eccessiva di Fdi è Giorgia Meloni perché non vuole che si creino attriti nella coalizione, se potesse fermarsi dove è adesso lo farebbe – osserva Crosetto -. Serve unità per poter essere determinanti nella scelta del Presidente della Repubblica. Se non farà scelte di rottura rispetto al passato, il centrodestra è destinato a perdere”
Secondo Crosetto il governo “durerà ancora due anni perché così scattano le pensioni per i parlamentari, ecco perché non voteranno Draghi come presidente della Repubblica”.
“Io il vero capo di Fdi? Ho detto a Giorgia Meloni di citare in giudizio per diffamazione tutti quelli che scrivono certe cose” ha concluso.
(da agenzie)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
UNO DEI FONDATORI DI FORZA ITALIA: “IL CAV PENSA AL QUIRINALE”
Giuliano Urbani, ex ministro dei Beni Culturali, professore emerito di Scienza
Politica alla Bocconi, è stato tra i fondatori di Forza Italia. Con Giulio Tremonti e Antonio Martino componeva il “gruppo dei professori” nel partito azzurro della prima ora.
Lei che conosce Berlusconi dalla sua discesa in campo come valuta questa mossa dell’apertura alla federazione? Le ipotesi in campo sono varie: dalla stanchezza politica al desiderio di trovare un “erede” fino al sogno del Quirinale.
Vedo due motivazioni in questa scelta. Intanto gli piacerebbe lasciare Forza Italia con un ruolo e un posto nel futuro. Non vuole abbandonarla, teme che dopo di lui finisca nel nulla. La seconda ragione è proprio il Quirinale: perché escluderlo, visto che glielo hanno proposto in tanti, compreso Salvini? Un po’ di vanità l’uomo ce l’ha.
E’ una partita complicata. Davvero Berlusconi punta alla presidenza della Repubblica?
E’ difficilissimo, ma non vuole lasciare nulla di intentato. Ci prova.
E lei che ne pensa della prospettiva di federarsi con la Lega, e magari un domani con FdI?
Bisogna capire di che cosa si tratta. Non è detto che Meloni e Salvini se ne rendano conto, ma hanno bisogno di Forza Italia come dell’aria che respirano. Non dei parlamentari, chiaro: del movimento politico che si richiama a quella esperienza storica. Altrimenti per gli avversari sarebbe facile dipingerli come ex missini o ex secessionisti (come la Lega di Bossi, ndr). Occorre far dimenticare questo passato, e l’unica speranza è mettere al centro della loro iniziativa la forza liberale che in Europa si richiama al Ppe. Senza questa boccata di ossigeno, le loro strade si complicherebbero.
E’ un concetto che Berlusconi non manca di rammentare agli alleati. Anche durante la crisi che ha portato alla caduta di Conte: “Senza di noi non esisterebbe un centrodestra di governo, solo una destra rispettabile ma minoritaria”.
La differenza è che sono cambiati i tempi. Prima era una “petitio pro Berlusconi”, adesso hanno più bisogno loro di lui. Silvio non ha più bisogno di niente. Io posso dirlo perché ci separano pochi mesi di differenza di età: ha solo il passato, non il futuro. Ormai non parla per avere vantaggi per sé, pensa alla sua immagine. D’altra parte salvare Fi è difficile perché non ha personaggi carismatici.
Anche in questo però Berlusconi ci ha messo del suo…
Certo, è soprattutto colpa sua perché da leader non ha preparato il terreno della successione né individuato uomini e donne adatti.
Lei non sembra, alla fine, avere un giudizio negativo sulla prospettiva della federazione.
Oscillo tra una posizione pessima e una ottima. Se fosse un’unione di partiti sarebbe una follia. Se invece Fi trova modo per farsi apprezzare e rifiorire, diventando epicentro della federazione intesa come patto di consultazione tra le forze di centrodestra, allora va bene. In sostanza: se al centro, a fare luce, ci sarà Fi la scelta sarà più che positiva, mentre se la lampadina – che oggi è intermittente – si spegne del tutto e il centrodestra resta privo del faro liberale, sarà un passo inutile. Un’aggravante anziché un vantaggio.
Quando promette pari dignità, secondo lei Salvini è in buona fede, politicamente parlando? O punta all’annessione per distanziare la Meloni?
Salvlni sa che se non conquista alleanze e credibilità anche in Europa ha le ali tarpate. Così è una mossa giusta. Mi auguro che sa in buona fede, perché altrimenti sarebbe un altro errore.
La federazione Lega-Fi rafforzerebbe o indebolirebbe Draghi?
In questo momento forse lo indebolirebbe, riducendolo a un qualsiasi premier che deve sopravvivere. Invece è una figura di grande autorevolezza che dovrebbe stare al Quirinale. Lo conosco bene: è eccellente come economista e come persona, ma non è un politico. Oggi l’ombrello di Mattarella e dei soldi del Recovery lo rendono indispensabile, ma domani? A noi serve in Europa: troppi tedeschi la pensano come Schaeuble, e Draghi è l’unico in grado di contrastarlo.
Lei ha visto passare la Cdl e il Pdl, entrambe esperienze trascorse. Errori da non rifare?
Il primo sarebbe annettere Forza Italia o pensare di poter fare a meno dei liberali. E mi dispiace che Berlusconi dopo aver suscitato l’entusiasmo degli italiani di centrodestra non abbia lavorato al futuro del suo partito. Ci si crede eterni, invece si dovrebbero mettere radici. E’ lo stesso errore che hanno fatto i comunisti italiani, ma c’era l’Urss e sono più scusabili.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile
“A DESTRA ORMAI E’ TUTTO DELLA MELONI”…COSI’ PERDE PURE QUELLO CHE GLI E’ RIMASTO MENTRE I PARLAMENTARI ORA TEMONO PER LA LORO POLTRONA
Povero Salvini: ci teneva tanto all’incontro con Mario Draghi per “coprire” quello che il premier aveva avuto nei giorni scorsi con Giorgia Meloni ma ancor prima di entrare è stato “respinto con perdite”.
“Non si può parlare del centrodestra”, hanno fatto sapere dall’entourage della Presidenza del Consiglio al capitano leghista prima ancora di mettere piede a Palazzo Chigi.
“Con il governo si parla del governo, non delle faccende dei partiti che rischiano di dividere anziché unire le forze di maggioranza” il messaggio recapitato nella mattinata di ieri a via Bellerio dopo che nei giorni scorsi il leghista aveva fatto sapere “urbi et orbi” che avrebbe illustrato la “novità politica” Fi-Lega nientepopòdimeno che a Mario Draghi in persona. Tentativo però fallito per mano dello stesso Premier, quello di Salvini di andare a palazzo Chigi per prendersi la “golden share” del governo con il pretesto della novità politica.
Intanto Matteo continua a moderare i toni perché “se devo fare la federazione dobbiamo spostarci verso il centro”. Insomma, “bisogna essere concavi e convessi” esattamente come il cavaliere dei tempi d’oro, ha spiegato ai suoi. Ma perché spostarsi al centro? “Perché a destra per via della Meloni non riusciamo più a pescare voti”, spiega un leghista di primissima fascia.
Insomma, i mal di pancia non mancano e sono di due ordini di motivi: il primo riguarda i seggi, il secondo riguarda il fatto che il capitano come sempre ha deciso tutto da solo (“invece servirebbe un Congresso per una svolta del genere”, mugugna più di qualcuno).
“Attenzione – spiega un dirigente leghista a microfoni spenti – perchè la federazione servirà a Berlusconi solo per far eleggere una ventina dei suoi e magari poi vorrà pure comandare”.
E qui viene il bello perchè anche in casa Lega i seggi non ci saranno per tutti a causa del taglio dei parlamentari e dei sondaggi costantemente in calo.
E poi si teme l’astuzia del cavaliere: “Salvini pensa di essere lui a fare l’opa su FI ma con Berlusconi non si sa mai come va a finire: è sempre il più furbo di tutti e con i pochi voti che gli rimangono sta provando a mettere il cappello su un partito molto più grande del suo”. Stai a vedere che alla fine sarà ancora una volta l’anziano cavaliere a menare le danze.
(da TPI)
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