Luglio 19th, 2021 Riccardo Fucile
MATTARELLA: “PAGO’ CON LA VITA LA PROPRIA RETTITUDINE E LA COERENZA DI UOMO DELLE ISTITUZIONI”
“L’attentato di via D’Amelio, ventinove anni or sono, venne concepito e messo in atto con brutale disumanità. Paolo Borsellino pagò con la vita la propria rettitudine e la coerenza di uomo delle Istituzioni. Con lui morirono gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina“. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in un messaggio per la ricorrenza della strage di via D’Amelio.
“La memoria di quella strage – prosegue il presidente Mattarella ricordando Borsellino -, che ha segnato così profondamente la storia repubblicana, suscita tuttora una immutata commozione, e insieme rinnova la consapevolezza della necessità dell’impegno comune per sradicare le mafie, per contrastare l’illegalità, per spezzare connivenze e complicità che favoriscono la presenza criminale”
“Paolo Borsellino, e come lui Giovanni Falcone, sapevano bene che la lotta alla mafia richiede una forte collaborazione tra Istituzioni e società. Per questo si sono spesi con ogni energia”, aggiunge il capo dello Stato.
“Da magistrati – scrive ancora Mattarella – hanno espresso altissime qualità professionali. Hanno intrapreso strade nuove, più efficaci, nelle indagini e nei processi. Hanno testimoniato, da uomini dello Stato, come le mafie possono essere sconfitte, hanno dimostrato che la loro organizzazione, i loro piani possono essere svelati e che i loro capi e i loro sicari possono essere assicurati alla giustizia”.
“Per questo sono stati uccisi. Non si sono mai rassegnati e si sono battuti per la dignità della nostra vita civile. Sono stati e saranno sempre – sottolinea il presidente della Repubblica – un esempio per i cittadini e per i giovani. Tanti importanti risultati nella lotta alle mafie si sono ottenuti negli anni grazie al lavoro di Borsellino e Falcone. La Repubblica è vicina ai familiari di Borsellino e ai familiari dei servitori dello Stato, la cui vita è stata crudelmente spezzata per colpire le libertà di tutti. Onorare quei sacrifici, promuovendo la legalità e la civiltà, è un dovere morale che avvertiamo nelle nostre coscienze”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 19th, 2021 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DEL FRIULI SI SMARCA DAL DELIRIO
Fortunatamente nel partito del Bolsonaro italiano c’è qualcuno che riesce a pensare
con la propria testa e non ascoltare i deliri del capo leghista su riaperture e Green Pass.
Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni si dice favorevole all’istituzione del Green pss, a differenza di Salvini che lo ha definito “un casino totale”.
“Se torniamo a chiudere come se il vaccino non esistesse, in tanti si convinceranno che il vaccino è inutile. Ben venga, se permetterà di riaprire gli stadi, le discoteche e i grandi eventi”.
E alla domanda se ci siano novità dalla Commissione Salute delle Regioni, Fedriga fa sapere che “sono in arrivo i parametri definitivi per l’assegnazione dei colori alle Regioni. Il nostro documento è quasi pronto. I vaccini stanno funzionando molto bene contro la malattia grave e la media nazionale dei ricoveri è al 2%. In Friuli-Venezia Giulia abbiamo il dato più basso: nove pazienti nei reparti Covid e zero in terapia intensiva”.
Quanto a un’eventuale strategia per convincere i no vax dice: “Non esiste una formula magica, c’è una campagna del governo e ci sono campagne mirate delle Regioni per raggiungere i soggetti a rischio. Noi stiamo inviando lettere agli over 60 che ancora non hanno aderito alla campagna vaccinale, spiegando perché è necessaria – sottolinea -. Chi è contrario in assoluto difficilmente si lascerà convincere, ma c’è una fascia di indecisi ancora troppo condizionata dalle fake news”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 19th, 2021 Riccardo Fucile
RASI: “ESTENDERE IL PIU’ POSSIBILE IL GREEN PASS”
Anticipare il virus, estendere il più possibile il Green Pass e vaccinare anche i giovani fino ai 12 anni. Per Guido Rasi, ex direttore dell’Ema, sono questi i passi fondamentali che il governo dovrà mettere in campo nei prossimi mesi per evitare di ritrovarsi ancora una volta a rincorrere la pandemia da Coronavirus e la crescita delle curve. In particolare «serve un piano nazionale per monitorare l’andamento della vaccinazione in previsione del calo dell’immunità e di nuove varianti: chi è coperto, con quante dosi, da quanto tempo e con quali risultati», dichiara Rasi in un’intervista a La Stampa. Mentre la campagna vaccinale prosegue, con quasi metà della popolazione immunizzata, per Rasi è importante cercare quel 6% di persone che non rispondono alla copertura: «Dobbiamo combattere ogni possibile serbatoio di virus».
Per farlo, dice il professore di Microbiologia dell’università Tor Vergata di Roma, vale la pena vaccinare i bambini fino ai 12 anni, «e poi probabilmente si scenderà a sei».
È proprio tra le fasce più giovani – chiarisce Rasi – che la variante Delta sta creando qualche problema: «Non possiamo permetterci che il virus continui a circolare tra i ragazzi».
Una risposta neanche tanto implicita a chi come Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia e il leader della Lega Matteo Salvini insistono sull’inutilità di immunizzare i più giovani: «Qualche leader esita pure a vaccinarsi – dice Rasi – mentre aiuterebbero i buoni esempi. In ogni caso, per la scienza fino a 12 anni i bambini vanno vaccinati». Non reggono neanche le perplessità sulla sostanziale sicurezza dei vaccini, spiega Rasi, che ribadisce quanto sia importante ribadire a genitori e ragazzi: «che i vaccini sono sicuri e frutto di esperimenti approfonditi come mai nella storia». Sul fronte dell’obbligo vaccinale, per Rasi va esteso solo ad alcune categorie a contatto con il pubblico.
L’ex direttore dell’Ema appoggia anche il Green pass, ma ricorda come «ci sono 4 milioni di guariti che fanno fatica a ottenerlo mentre lo meriterebbero anche senza vaccinazione»
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 19th, 2021 Riccardo Fucile
IN EFFETTI IL FIGLIO LO VEDIAMO MEGLIO SU UNA MOTO D’ACQUA DELLA POLIZIA DI STATO
Matteo Salvini, mentre ogni giorno i contagi risalgono, ha di nuovo tolto
dall’armadio la divisa da virologo per pontificare su green pass e vaccini: secondo il leader della Lega gli under 40 non devono essere obbligati a vaccinarsi, spiega facendo il solito esempio pittoresco con il figlio. Chissà perché però i contagiati del focolaio di Monteverde a Roma, ma non solo, sono quasi tutti giovani.
Il Green pass è “una cazzata pazzesca” che porta solo un “casino totale”, ha spiegato Salvini parlando in piazza a Rosolina Mare, a Rovigo, sul tema del vaccino, sottolineando che “non si tratta di essere no-vax, il vaccino serve, salva le vite, ma da qui a parlare di vaccino obbligatorio per gli studenti ce ne passa”.
“Non bisogna multare i ragazzi, di 15-20 anni che hanno sofferto per un anno e mezzo, 400 euro per chi va a mangiare la pizza…”, dice ancora. “Il green pass? Sarebbe il casino totale, per avere la seconda dose di vaccino, che serve per avere il via libera, tutti quelli che sono sotto i i 40 anni dovrebbero aspettare ottobre, è una cazzata pazzesca. Si rovina l’estate a chi gestisce spiagge e discoteche”, aggiunge Salvini. “Ieri in Gb 54mila nuovi positivi, ma numero dei morti e ricoverati non aumenta, e Londra da domani riapre tutto”.
Per Salvini i ragazzi non solo non dovrebbero essere costretti a vaccinarsi, ma addirittura discute l’utilizzo del test del tampone come ha detto a Jesolo: “Io non sono no vax, non voglio vedere qualcuno che insegue mio figlio che ha 18 anni con un tampone o con una siringa. Prudenti sì, terrorizzati no”.
Forse vale la pena ricordargli, mentre tutti aspettiamo che si vaccini anche lui, che gli ultimi focolai in Italia non sono derivati da nessuno sbarco ma più semplicemente dall’euforia per gli Europei: nel Lazio ben due cluster sono partiti in locali che trasmettevano le partite degli Azzurri.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 19th, 2021 Riccardo Fucile
UFFICIAMENTE PERCHE’ NON VUOLE APPOGGIARE IL GOVERNO DRAGHI… RIELEZIONE DIFFICILE IN FORZA ITALIA, MEGLIO POSIZIONARSI ALTROVE
Dopo l’infelice intervento in Senato degli scorsi giorni, Lucio Malan lascia gli scranni di Forza Italia.
E’ probabile che l’intervento non c’entri nulla, ma che sia stato solo la punta di un iceberg che si era consolidato negli scorsi mesi. Il partito di Silvio Berlusconi a cui si possono attribuire tante responsabilità non è mai stato sordo in materia di diritti civili, sebbene appartenga all’ala conservatrice della politica italiana già dalla discussione sulle unioni civili non aveva negato il suo sostegno a chi ne richiedeva l’approvazione.
Malan è voluto uscire da un governo in cui non si sentiva a casa. E ha lasciato Forza Italia dopo sei legislature in cui è stato eletto come deputato prima e senatore poi. Una storia che si chiude e una che si apre.
A festeggiare è il gruppo di Giorgia Meloni, sempre più capofila di una opposizione che si rimpolpa di giorno in giorno.
Oggi Malan ha organizzato una conferenza stampa in cui ha spiegato i motivi che lo hanno portato via da quello che è stato il suo simbolo. “Non mi sento più di continuare a sostenere questo governo. Finora ho votato diverse volte contro o non ho votato. Vedo troppo poco cambiamento rispetto al governo precedente – ha detto Malan -. Per me l’adesione a Fdi è un passaggio naturale. Mi sento pienamente rappresentato dalle posizioni di Fdi anche sul piano internazionale, anche perché il Ppe è sempre più difficile da distinguere rispetto alla sinistra europea”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 19th, 2021 Riccardo Fucile
UN UOMO INTIMA A FRANCESCA E MARTINA DI LASCIARE LA SPIAGGIA PERCHE’ SI SONO SCAMBIATE UN SEMPLICE BACIO… COLPITO CON UN OMBRELLONE UN GIOVANE INTERVENUTO A DIFENDERLE
Francesca e Martinna sono una coppia. E come tantissime coppie sono andate al
mare per passare la giornata in spiaggia.
Ma le due ragazze sono state aggredite da un uomo perché si sono scambiate un bacio. E’ successo a Capo Miseno, nell’area di Posillipo, in Campania. Nonostante l’opinione pubblica sia in questi giorni impegnata a dibattere sul Ddl Zan, e su tutte le varie osservazioni che a tanti non sono chiare, in giro per l’Italia gli episodi di omofobia continuano a ripetersi.
Sono state proprio le due ragazze a diffondere il video di un signore avanti con l’età che mentre era al mare ha pensato che non ci fosse modo migliore per rilassarsi se non quello di aggredirle. Le immagini ci restituiscono una realtà dei fatti inquietante per cui ancora una legge sembra più necessaria.
Nel video si riconoscono nitidamente le parole dell’uomo che offende le ragazze, assistito come se non bastasse dalla figlia molto più giovane. La cosa che stupisce, e neanche così tanto, è l’intervento della donna. Infatti non soddisfatta della magrissima figura fatta dal padre, la mamma della bambina aggredisce le ragazze chiedendo loro perchè avessero deciso di baciarsi davanti a tutti e proprio nei pressi del loro ombrellone.
Dal canto loro le ragazze, si legge alla conclusione del video, non avevano fatto nulla di diverso da quello che fa chiunque va al mare: si erano fatte il bagno, e mentre si asciugavano hanno commesso il reato di baciarsi. “Non avevamo dato vita certo ad alcun comportamento osceno, al massimo ci siamo date un bacio”, spiegano Francesca e Martina.
“La bambina, per quanto abbiamo notato noi, neanche ci stava guardando, stava giocando per i fatti suoi”. Alcuni ragazzi presenti hanno preso le difese delle due ragazze, ma l’uomo non si è dato per vinto ed ha minacciato anche loro.
“Ha colpito un ragazzo con l’asta di un ombrellone, mentre la donna mi ha preso a schiaffi sul braccio”, ha raccontato una delle due. “Ci siamo sentite umiliate, non avevamo fatto nulla di male: stavamo trascorrendo una giornata al mare come qualunque altra persona”.
Solo l’ultimo evento che fa parte dell’escalation di atti intimidatori nei confronti delle persone omosessuali. Del Ddl Zan c’è una certa urgenza.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 19th, 2021 Riccardo Fucile
IL PREMIER CONCEDE SOLO PICCOLE MODIFICHE, MA LA RIFORMA RESTA INDIGERIBILE PER BUONA PARTE DEL GRUPPO M5S
Quaranta minuti di incontro, convenevoli compresi, non proprio i tempi di una trattativa tanto serrata quanto complicata.
Le intenzioni bellicose di Giuseppe Conte, il cui entourage nei giorni scorsi ha alzato la tensione soprattutto sul fronte giustizia, si sono ammorbidite davanti a Mario Draghi. Il primo incontro tra i due dalla cerimonia della campanella, l’uscita del capo politico M5s da Palazzo Chigi per dichiarare davanti ai giornalisti, come ai bei vecchi tempi, quando dal suo ufficio si segnalava che il presidente sarebbe andato “a prendere un caffè”, segnale che aveva qualcosa da dire. Quello che esce a dichiarare è un leader senza più il volante della macchina in mano, che cerca un posto a bordo rivendicando al massimo che non sia scomodo.
Dice l’avvocato del popolo pentastellato che “sicuramente al Governo stanno a cuore tempi rapidi, ma è giusto che ci sia dibattito in Parlamento, mi rimetto al dibattito parlamentare e a soluzioni che non siano ideologicamente convincenti ma tecnicamente sostenibili”.
Non una dichiarazione di guerra, insomma. E infatti, nello studio del premier, Conte avrebbe spiegato a Draghi che, così com’è, la riforma Cartabia sarebbe indigeribile per buona parte del gruppo, ricevendo una risposta garbata ma secca dal premier: “Qualche modifica si può studiare, ma senza stravolgere l’impianto”.
L’intenzione del governo è chiara: presentare un maxi emendamento tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima per recepire qualche aggiustamento richiesto dai partiti sul quale poi imporre la questione di fiducia.
Piccole modifiche che non pregiudichino da un lato l’efficacia della riforma, dall’altro la stabilità del governo, con Matteo Salvini che ha “accolto” Conte a Chigi con uno stentoreo “sulla giustizia non si cambia”, stessa posizione espressa da Forza Italia e da Italia viva.
È questo il perimetro assai stretto in cui Conte potrà muoversi, dopo aver assicurato a Draghi “un contributo attento e costruttivo del M5s” e dopo aver spiegato che “si continuerà a lavorare e il Movimento sarà molto attento per miglioramenti e interventi che possano scongiurare soglie di impunità”.
Non si è parlato di fiducia, l’ex premier non ha ventilato la possibilità di astensione o addirittura di voto contrario del suo gruppo, l’attenzione si sposta sulla corrida che si aprirà in Parlamento a partire da venerdì prossimo. Perché l’altro punto sul quale il capo del Governo non transige sono i tempi: “Non possiamo procrastinare, dobbiamo approvarla almeno in uno dei due rami Parlamento prima dell’estate, serve dare un segnale a Bruxelles sul rispetto dei tempi del Recovery plan”.
Frustrate le speranze del neo presidente M5s di avere qualche giorno in più per trovare un punto di caduta, forte anche del sostegno di Enrico Letta. Ieri il segretario del Pd ha aperto a modifiche, impattando sull’ira del premier, secondo il quale la linea discussa dai due nell’incontro della settimana scorsa era profondamente diversa.
Che l’intenzione di Conte sia quella di creare le condizioni per uno smarcamento dal governo è opinione diffusa all’interno del Movimento, che strappi a freddo a un passo dall’inizio del semestre bianco è un’opzione che nessuno considera.
È per questo che, come anche durante il weekend, Conte si rimetterà al lavoro con i deputati della commissione Giustizia per mettere a punto modifiche al testo che possano piantare una bandierina per rivendicare un successo ma che non vengano stroncati da Palazzo Chigi. La tensione rimane alta, ma scende sotto il livello di guardia, i prossimi giorni saranno decisivi.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 19th, 2021 Riccardo Fucile
E’ IL PADRE DEL CALCIATORE EX MILAN MORTO SUICIDA… “ALL’INIZIO ABBIAMO VOLUTO EVITARE L’ASSALTO MEDIATICO E RESTARE NEL NOSTRO DOLORE”
“Abbiamo alzato dei muri per difenderci dal dolore e per respingere un assalto
mediatico che non ci aspettavamo. Non era tempo per ragionare su quello che ci era caduto addosso. Ora invece lo sappiamo: sì, il razzismo ha contato nella vita e nella morte di nostro figlio”.
Walter Visin ha cambiato idea sui motivi del suicidio del figlio, Seid, il 20enne calciatore di origine etiope, che aveva militato nelle giovanili di Milan, Inter e Benevento, morto suicida lo scorso 4 giugno.
E lo rivela al Corriere della Sera.
Subito dopo la morte del figlio, adottato quando aveva sette anni, i due genitori avevano dichiarato che il razzismo non c’entrava nulla con la morte di Seid e che il ragazzo era “tormentato, con molti problemi”.
I genitori del ragazzo erano intervenuti perché subito dopo la morte del ragazzo si era venuti a conoscenza di una lettera, risalente al 2019, scritta da Seid, in cui il ragazzo sosteneva di essere vittima di episodi razzisti.
“Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone” scriveva Said in un passaggio della lettera. Da lì si è scatenato un fiume in piena di dichiarazioni e prese di posizione da parte di politici, calciatori, associazioni. Finché i genitori del giovane calciatore avevano smentito che il razzismo fosse il motivo della morte del figlio.
Adesso, a più di un mese di distanza e dopo aver indagato, riflettuto, letto il suo tablet, ripercorso questo o quell’episodio, Walter racconta che lui e sua moglie hanno capito che invece non era così. Che il razzismo era parte del problema, un peso importante sulla bilancia della vita di Seid. Si legge sul Corriere:
“Seid era un ragazzo che aveva dei cassetti segreti chiusi nella sua mente, c’erano dentro dispiaceri e abusi subiti in Etiopia da piccolo, contenevano tutte le sue fragilità. Questo ha certamente contato nella sua decisione di togliersi la vita. Ma in quella decisione c’è anche il razzismo che ha vissuto come ragazzo nero qui in Italia”.
L’uomo racconta di aver sbagliato nel dire al figlio di considerare le frasi razziste solo come battute innocue. Perché quelle frasi, secondo il padre, hanno aperto una grossa ferita in Seid.
“Erano frasi dette per scherzo” è sicuro lui, “da persone che gli volevano anche bene. Io gli dicevo sempre di non badarci, che erano solo battute, che doveva farsele scivolare addosso come l’olio… Ora so che ogni parola può aprire una ferita. Che erano ferite anche le parole di qualche nostro parente disoccupato che diceva “vengono qui e ci rubano il lavoro”. Anch’io ho sbagliato a sdrammatizzare”.
L’uomo racconta diversi episodi razzisti che ha subito il figlio. “Quando giocava a Milano qualcuno aveva urlato ‘togliete quel negro di merda’” racconta il padre. A Nocera invece il ragazzo era più protetto, ma anche lì sono successi piccoli episodi. Walter racconta che alla fine lui e la moglie sono arrivati alla conclusione che Seid non aveva svelato loro tutta la sua sofferenza.
Si legge sul Corriere:
”[…]siamo arrivati alla conclusione che Seid ci nascondeva la sua sofferenza per il razzismo, per proteggerci. Ecco. Dirò anche questo nella cerimonia prevista a settembre per dedicare a lui il campetto di calcio in cui giocava”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 18th, 2021 Riccardo Fucile
USATO IL SOFTWARE PEGASUS, NEL MIRINO GRANDI GIORNALI INTERNAZIONALI E OPPOSITORI
Diversi governi autoritari hanno usato un software israeliano per spiare i cellulari di giornalisti, attivisti e manager nel mondo.
E’ quanto emerge dai leak di un’indagine condotta dal Washington Post e altre 16 testate internazionali.
Il software, venduto dall’israeliana NSO Group e chiamato Pegasus, è nato per consentire ai governi di seguire terroristi e criminali.
Tra i governi che l’hanno usato per spiare ci sarebbe – scrive il Wp – anche quello di Victor Orban. E dalle carte emergerebbe che nel mirino siano finite anche persone vicine a Jamal Khashoggi, il reporter saudita ucciso.
L’indagine, alla quale ha partecipato anche il Guardian, rivela che giornalisti e attivisti sono finiti del mirino di governi “autoritari”. Il software israeliano sarebbe stato usato dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti per prendere di mira i cellulari di alcune persone vicine a Jamal Kashoggi, il giornalista ucciso del Washington Post.
Ma anche dal governo ungherese di Victor Orban, che avrebbe usato la tecnologia sviluppata da NSO nell’ambito della sua guerra ai media, prendendo di mira i giornalisti investigativi, ma anche il ristretto circolo di manager dei media indipendenti.
La lista dei numeri di telefono segnalati dall’inchiesta su Pegasus include più di 50.000 numeri, concentrati in paesi rinomati per la sorveglianza dei loro cittadini e clienti di NSO Group.
La lista non indentifica chi ha ha deciso l’inserimento dei numeri di telefono o perché e non è chiaro neanche quanti siano stati i cellulari presi nel mirino o spiati.
Fra i numeri identificati finora dall’inchiesta ci sarebbero quelli di diversi capi di stato e premier. E quelli di giornalisti che compaiono nell’elenco, datato 2016, ci sono reporter di varie testate fra le quali Cnn, New York Times, Wall Street Journal, Financial Times, Voice of America e Al Jazeera.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »