Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
CANONI DI CONCESSIONE RIDICOLI, GUADAGNI MILIONARI…AD ARZACHENA UN GESTORE PAGA IN MEDIA APPENA 322 EURO ALL’ANNO ALLO STATO PER LA CONCESSIONE
In Italia trovare una spiaggia libera è sempre più difficile. Oltre il 50% delle aree
costiere sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione.
A pesare su ciò, in prima battuta, è l’aumento esponenziale in tutte le regioni delle concessioni balneari che nel 2021 arrivano a quota 12.166 contro le 10.812 degli ultimi dati del Demanio, relativi al 2018, registrando un incremento del +12,5%.
Lo denuncia Legambiente nel rapporto Spiagge 2021. La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane.
Tra le regioni record ci sono Liguria, Emilia-Romagna e Campania con quasi il 70% dei lidi occupati da stabilimenti balneari.
Altri decisi incrementi si registrano in Abruzzo con un salto degli stabilimenti da 647 nel 2018 a 891 nel 2021 e nelle regioni del sud a partire dalla Sicilia dove le concessioni per stabilimenti balneari sono passati da 438 nel 2018 a 620 nel 2021, con un aumento del +41,5%; seguita da Campania che registra un aumento del +22,8% e dalla Basilicata (+17,6%).
Tra i comuni costieri, il record spetta a Gatteo (Fc) è quello che ha tutte le spiagge in concessione, ma si toccano numeri incredibili anche a Pietrasanta (Lu) con il 98,8% dei lidi in concessione, Camaiore (Lu) 98,4%, Montignoso (Ms) 97%, Laigueglia (Sv) 92,5%, Rimini 90% e Cattolica 87%, Pescara 84%, Diano Marina (Im) con il 92,2% dove disponibili sono rimasti solo pochi metri in aree spesso degradate.
Concessioni, canoni bassi ma giro d’affari da 15 miliardi l’anno
I canoni che si pagano per le concessioni balneari sono ovunque bassi, anche nelle località di turismo di lusso a fronte di guadagni milionari.
Ad esempio, per le 59 concessioni del Comune di Arzachena, in Sardegna, lo Stato nel 2020 ha incassato di 19 mila euro l’anno. Una media di circa 322 euro ciascuna l’anno. Il dossier di Legambiente denuncia anche la poca trasparenza dei canoni pagati per le concessioni e della non completezza dei dati per delle aree che appartengono al demanio dello Stato.
Gli ultimi dati disponibili sulle entrate dello Stato sono del 2019, poiché lo scorso anno nella relazione tecnica del cosiddetto “Decreto Agosto” di risposta alla crisi pandemica, si trova che l’ammontare è pari a 115 milioni, di cui solo 83 però effettivamente riscossi.
Non solo appare rilevante questa differenza tra quando dovuto e effettivamente pagato, ma risultano ancora da versare 235 milioni di euro di canoni non pagati dal 2007.
Sembra quasi che allo Stato non interessino i canoni delle spiagge. Eppure il giro di affari degli stabilimenti balneari è stato stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi di euro annui. Intanto continua il valzer della proroga senza gara delle concessioni balneari: ultima, in ordine di tempo, quella approvata nella Legge di Bilancio 2019 e nel recente Decreto Rilancio che le estende fino al 2033, nonostante già nel 2009 l’Ue abbia avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia chiedendo la loro messa a gara, visto che la Direttiva Bolkestein del 2006 prevede procedure di evidenza pubblica.
7,7% spiagge italiane interdetto a balneazione per inquinamento
Complessivamente in Italia il 7,7% dei tratti di coste sabbiose è di fatto interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento. Sicilia e Campania contano in totale circa 55 km su 87 km interdetti a livello nazionale. Lo denuncia Legambiente nel rapporto «Spiagge 2021. La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane».
Legambiente: serve un limite massimo al 50% per le concessioni
Per tutte queste cose la prima conferenza nazionale dei paesaggi costieri «Coste in movimento» — organizzata da Legambiente e dall’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani con il contributo del Comune di Lecce, della Regione Puglia e del Parco naturale regionale Bosco e Paludi di Rauccio — chiede di approvare quanto prima una legge per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge e per premiare la qualità dell’offerta dei lidi in concessione. In particolare, i primi tre obiettivi della legge dovranno essere: stabilire un limite massimo del 50% per le spiagge in concessione in ogni comune, con regole per garantire passaggi e spazi per i cittadini; premiare la qualità dell’offerta dei lidi in concessione; adeguare i canoni delle spiagge in concessione.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
PARTIRA’ CON APPENA 52 AEREI E MENO DI 3.000 DIPENDENTI
Il Cda di Italia trasporto aereo (Ita Spa), riunitosi oggi sotto la presidenza di Alfredo Altavilla, ha approvato le linee del Piano Industriale 2021-2025, illustrato dall’Amministratore delegato e direttore generale Fabio Lazzerini.
Il progetto industriale include le variazioni richieste dalla Commissione europea nel corso delle interazioni dei mesi scorsi con il Governo italiano (leggi l’articolo). Proprio oggi, infatti, Bruxelles ha inviato alle Istituzioni italiane una lettera nella quale ha valutato positivamente il Piano Industriale di Ita.
A seguito dell’interazione fra il Governo italiano e la Commissione europea, il Piano Industriale di Ita, recepisce alcuni elementi di discontinuità: Ita potrà acquisire tramite una negoziazione diretta con Alitalia in Amministrazione Straordinaria gli asset necessari per gestire il settore volo (“Aviation”); Il brand Alitalia sarà ceduto attraverso una gara pubblica, bandita e gestita da Alitalia, alla quale Ita parteciperà in quanto ritiene il brand elemento imprescindibile nella realizzazione del suddetto Piano; Le attività comprese nel settore “Ground Handling” saranno cedute attraverso una gara pubblica, bandita e gestita da Alitalia, alla quale Ita ha la facoltà di partecipare quale azionista di maggioranza di una nuova società, insieme ad altri partner.
Anche le attività comprese nel settore “Manutenzione” verranno cedute attraverso una gara pubblica alla quale Ita ha la facoltà di partecipare come partner di minoranza di una nuova società, affiancando altri investitori.
Fino all’aggiudicazione di queste due gare, Alitalia potrà erogare servizi di handling e di manutenzione a Ita attraverso contratti di fornitura; Ita partirà con una dotazione di slot coerente con la dimensione iniziale della propria flotta, mantenendo l’85% degli slot oggi detenuti da Alitalia sull’aeroporto di Milano Linate e il 43% degli slot su Roma Fiumicino, aeroporto, quest’ultimo, meno congestionato di Linate e con una maggiore disponibilità di bande orarie da poter acquisire per sostenere la crescita dei voli prevista nell’arco di piano.
Non potendo partecipare alla gara pubblica che Alitalia bandirà e gestirà per la cessione degli asset legati al proprio programma di fidelizzazione, Ita ha intenzione di dotarsi sin da subito di un nuovo programma di loyalty efficiente, moderno, orientato alle esigenze dei clienti e che consenta un maggiore accesso all’offerta della compagnia e dei propri partner.
L’approvazione del Piano da parte del CdA costituisce il presupposto affinché l’Assemblea dei soci possa deliberare sull’iniziale aumento di capitale di 700 milioni di euro grazie al quale Ita avrà a disposizione la dotazione finanziaria indispensabile per l’acquisizione degli asset, nonché per il completamento del processo di rilascio delle certificazioni necessarie per la commercializzazione dei biglietti – prevista a partire dal 15 agosto – e per l’avvio dell’attività operativa dal prossimo 15 ottobre.
All’avvio delle proprie attività, Ita opererà con una flotta di 52 aerei di cui 7 wide body e 45 narrow body. Già nel 2022 la flotta crescerà fino a 78 aeromobili (+26 sul 2021) di cui 13 wide body (+6 sul 2021) e 65 narrow body (+20 sul 2021). Dal 2022 è previsto l’inizio dell’inserimento in flotta degli aeromobili di nuova generazione che sostituiranno progressivamente i velivoli di vecchia tecnologia. A fine 2025 la flotta crescerà sino a 105 aerei (23 wide body e 82 narrow body), con 81 aeromobili di nuova generazione (pari al 77% della flotta totale) che consentiranno di ridurre significativamente l’impatto ambientale e ottimizzare efficienza e qualità dell’offerta.
Ita avvierà le proprie operazioni nel 2021 con un numero di dipendenti, assunti per gestire l’attività “Aviation”, pari a 2.750-2.950, che salirà a fine piano (2025) a 5.550-5.700 persone.
Tutte le persone verranno assunte con un nuovo contratto di lavoro che assicuri maggiore competitività e flessibilità nel confronto con altri operatori del settore. Qualora Ita si aggiudicasse le gare bandite da Alitalia relative alle attività di “Ground Handling” e “Manutenzione”, è previsto a conclusione del piano (2025) l’impiego di fino a 2.650-2.700 risorse per la parte “Ground Handling” e di 1.100-1.250 risorse nell’area che attiene alla manutenzione.
L’avvio delle operazioni di Ita sarà concentrato per la maggior parte su rotte scelte in base alla loro profittabilità, a cui si aggiunge un numero selezionato di rotte che, anche se non immediatamente redditizie, sono considerate investimenti per assicurare nel medio periodo una presenza sostenibile su mercati di interesse per il Paese. Ita focalizzerà la propria attività sull’hub di Fiumicino e sull’aeroporto di Milano Linate, dove si posizionerà come la compagnia aerea di riferimento per il traffico business e leisure.
All’avvio delle attività, la compagnia servirà 45 destinazioni con 61 rotte che saliranno a 74 destinazioni e 89 rotte nel 2025, a conclusione del processo di ribilanciamento dei voli verso il settore del lungo raggio che ha l’obiettivo di colmare il gap di connettività del Paese.
Sulla rete di lungo raggio, nella stagione IATA Winter 2021 Ita opererà collegamenti su New York (da Roma e Milano), Tokyo Haneda, Boston e Miami (tutte e tre da Roma), ma già con la stagione IATA Summer 2022 la compagnia prevede di avviare nuovi voli su San Paolo, Buenos Aires, Washington e Los Angeles.
Sulla rete di breve e medio raggio Ita prevede di operare alla partenza collegamenti da Fiumicino e da Linate con le principali destinazioni europee (tra cui Parigi, Londra, Amsterdam, Bruxelles, Francoforte, Ginevra, con previsione di incrementare ulteriormente il numero di destinazioni e frequenze gia’ con la stagione IATA Summer 2022). Si aggiungono poi numerose altre rotte internazionali servite da Roma (tra le quali, per esempio, quelle per Madrid, Atene Tel Aviv, Cairo, Tunisi e Algeri).
Sul network domestico Ita garantirà un’ampia copertura degli scali nazionali, servendo 21 aeroporti nel Paese con un operativo dei voli stabile e un numero di frequenze e orari che rispondano al meglio alle esigenze della clientela business e leisure. Il presidente, Alfredo Altavilla, ha dichiarato: “L’approvazione del business plan di Ita da parte della Commissione europea e la conferma della conformità al MEOP, che certifica la bontà del progetto in una logica di investimento privato da parte dell’azionista pubblico, è un risultato importante che apre la strada alla partenza di Ita.
Ora in 90 giorni dovremo completare la transizione verso il decollo del primo aeromobile il 15 ottobre. Desidero esprimere un sentito ringraziamento al Governo italiano e alla nostra rappresentanza a Bruxelles per un lavoro di squadra che ha consentito di raggiungere dopo mesi di negoziazione un importante risultato e che confidiamo continuerà anche nei mesi a venire.
L’Ad e Dg, Fabio Lazzerini, ha aggiunto: “Sono particolarmente soddisfatto per il riconoscimento della solidità industriale e finanziaria che sono alla base dell’approvazione del Piano. Un progetto che partendo dal cliente e dalle sue esigenze, proietterà Ita tra le migliori compagnie in Europa per sostenibilità economica, sociale ed ambientale, garantendo al contempo connettività a imprese, turisti e cittadini. Voglio esprimere un sincero ringraziamento al team di ITA per l’impegno entusiasta e totale con cui ha lavorato in questi mesi complessi, alle Istituzioni e agli stakeholder del settore (ENAC, ENAV, il sistema aeroportuale) per l’apertura e la fiducia che ci stanno dimostrando. Ora si apre la grande sfida di far partire in tre mesi una compagnia di successo. Una sfida a cui dedicheremo ogni energia”.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA DOPPIA IPOCRISIA DI DI MAIO E GUERINI… SOLO UNA QUARANTINA DI DEPUTATI HA VOTATO NO
Il Parlamento si prepara a votare, come ogni anno, il rinnovo delle missioni
internazionali in cui è impegnata l’Italia: tra queste c’è anche quella in Libia, un Paese ancora dilaniato dalla guerra civile, snodo fondamentale nella rotta migratoria del Mediterraneo centrale.
Un Paese dove le violazioni dei diritti umani contro i migranti sono state documentante più e più volte. Un Paese che non può essere definito un porto sicuro. E mentre buona parte della società civile scende in piazza per opporsi al rinnovo degli accordi con la Libia, specialmente al rifinanziamento della Guardia costiera di Tripoli, il centrosinistra e i Cinque Stelle si limitano a puntare il dito contro l’Europa accusandola di lasciare sola l’Italia, affermando che solo cooperando con i libici si potranno gestire i flussi migratori.
Noncuranti del fatto che finanziando la Guardia costiera di Tripoli ad essere lasciati soli sono i migranti, in mano di chi calpesta i loro diritti fondamentali sottoponendoli a torture e violenza.
Da parte dei giallorossi non una parola sui respingimenti, sugli attacchi degli stessi militari di Tripoli ai migranti o sulle violazioni dei diritti umani che continuano a verificarsi nei centri di detenzione del Paese, tanto in quelli in mano al governo che in quelli gestiti dai trafficanti.
Anzi: i deputati M5s delle commissioni Esteri e Difesa sostengono che rifinanziare la missione di supporto alla Guardia costiera libica sia necessario al fine di non creare una gestione “ancora più caotica” di quella attuale. Che però, lo ricordiamo, ha visto nelle ultime due settimane i militari libici sparare contro un barcone con a bordo dei migranti in zona Sar maltese e speronarlo nel tentativo di fermarlo.
Il M5s vuole rifinanziare le autorità libiche
Insomma, per i Cinque Stelle l’Italia non può “abbassare la guardia” e permettere che uomini, donne e bambini che hanno attraversato l’inferno libico nel tentativo di fuggire da conflitti, fame e povertà assoluta, arrivino in Italia. Meglio che restino nei lager libici, in altre parole.
I crimini della Guardia costiera libica che non interessano all’Italia
Presentando in Parlamento il programma aggiornato al 2021 sulle missioni internazionali, alcuni giorni fa lo stesso ministro della Difesa, il dem Lorenzo Guerini, aveva riconosciuto che alcuni comportamenti, se tali si possono definire, della Guardia costiera libica contro i migranti fossero semplicemente inaccettabili, ma si era limitato ad affermare che le stesse autorità libiche li avessero condannati.
Come se una parola o due delle autorità insediatesi al governo appena qualche mese fa, in un processo di stabilizzazione ancora tutto da costruire, possano davvero fare la differenza quando si tratta dei militari libici, che da anni ormai si sono resi responsabili di violazioni dei diritti umani dei migranti, stupri e torture nei centri di detenzione.
Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, rispondendo a un’interrogazione parlamentare ieri ha detto che tutte le iniziative “di sostegno alle autorità libiche in materia migratoria si ispirano al principio della tutela delle condizioni dei migranti e dei rifugiati nel Paese”
Di Maio ha anche sottolineato che in Libia si sia “avviato un processo di stabilizzazione con l’insediamento di un’autorità nazionale transitoria” e che “il rafforzamento delle capacità delle autorità libiche di condurre attività di ricerca e soccorso nella propria area di responsabilità” sia importante per una migliore gestioni “flussi irregolari e per contrastare il traffico di esseri umani”.
Ancora una volta parole lontanissime da quella che è la realtà in Libia, che non considerano minimamente quello a cui vengono sottoposti i migranti che partono dal Paese.
Una retorica dietro cui i Cinque Stelle si nascondono per non ammettere, di fatto, che va bene così, come andava bene votare a favore dei decreti Sicurezza e fare la guerra alle navi umanitarie durante il governo gialloverde.
Per il Pd basta rimandare tutto all’anno prossimo
Le cose non sono molto diverse se si guarda a quanto fatto e detto dal centrosinistra nelle ultime ore. Anche se i deputati Erasmo Palazzotto e Laura Boldrini hanno depositato degli emendamenti per chiedere “di non autorizzare il supporto alla Guardia costiera libica” o comunque di sospenderlo fino a che non ci sia una revisione del Memorandum tra Roma e Tripoli che garantisca il rispetto dei diritti umani e che assicuri che i migranti non vengano riportati nei centri di detenzione del Paese, la linea preferita dai dem sembra essere un’altra.
Quella dell’emendamento presentato da Enrico Borghi e Lia Quartapelle che non fa che spostare il problema all’anno prossimo, impegnando il governo “a verificare dalla prossima programmazione le condizioni per il superamento della missione”. Insomma, il Pd non ne vuole sentire parlare per ora: si rimanda tutto al 2022. Anche se, nel frattempo, i migranti continuano a morire in Libia.
Di fatto quello che chiede il Pd non è di rivedere il rapporto con la Guardia costiera libica, ma semplicemente che sia l’Europa (e non l’Italia) a prendersene la responsabilità attraverso la missione militare Ue Irini.
Si tratta di una missione istituita nella primavera dello scorso anno, una sorta di naturale continuazione della missione Sophia, che avrebbe come primo scopo quello di far valere l’embargo sulle armi nel Paese. Ma che si occuperebbe anche dell’addestramento dei militari libici.
Il condizionale però è d’obbligo perché di fatto non c’è ancora nulla di concreto visto che manca ancora l’accordo con il governo libico insediatosi appena qualche mese fa. Insomma, almeno nel breve termine, spostare tutto sulla missione Irini non risolverebbe in alcun modo la situazione. Eppure è esattamente ciò che propone il centrosinistra.
E intanto, lo ripetiamo, la Libia continua ad essere un inferno per i migranti.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
PRASSI INUTILE: DUE MESI PER RISPONDERE E POI CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA DELLE CUI SENTENZE I DUE PAESI SE NE FREGANO… NOI SIAMO PER UN CALCIO IN CULO, FUORI DALL’EUROPA
Sono state avviate procedure di infrazione contro l’Ungheria e la Polonia sull’uguaglianza e la tutela dei diritti fondamentali, in particolare per le comunità Lgbt, dalla Commissione Ue
I due Stati membri dispongono ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni avanzate dalla Commissione
In caso contrario, la Commissione può decidere di inviare loro un parere motivato e in una fase successiva deferirli alla Corte di giustizia dell’Unione europea
Sull’Ungheria, i casi includono la legge di recente adozione che vieta l’accesso a contenuti che promuovono o ritraggono la cosiddetta “divergenza dall’identità personale corrispondente al sesso alla nascita, al cambiamento di sesso o all’omosessualità” per i minori di 18 anni.
In relazione alla Polonia, la Commissione ritiene che le autorità locali non abbiano risposto in modo completo alla sua indagine sulla natura e l’impatto delle cosiddette risoluzioni sulle “zone franche Lgbt” adottate da diverse regioni e comuni polacchi.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
SETACCIATI CENTINAIA DI COMMENTI RAZZISTI SUI SOCIAL DALLE FORZE DELL’ORDINE… IN GRAN BRETAGNA SI VA IN GALERA, IN ITALIA TE LA CAVI CON UN BUFFETTO
Poco dopo l’esito della partita degli europei che ha visto la nazionale azzurra
primeggiare sugli inglesi ai rigori, la rabbia dei britannici è esplosa sui social, che si sono riempiono di insulti razzisti contro Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka, i tre calciatori inglesi neri che hanno fallito i rigori decisivi.
Attacchi violenti e a valanga che spingono addirittura il premier britannico Boris Johnson a intervenire: “Questa squadra inglese merita di essere lodata come eroi, non insultata razzialmente sui social media. I responsabili di questi terrificanti insulti dovrebbero vergognarsi di sé stessi”.
Una presa di posizione condivisa anche dal principe William, secondo in linea di successione alla corona britannica e presidente d’onore della Federcalcio inglese. “Sono nauseato”, scrive William, che ieri sera era presente a Wembley insieme alla moglie Kate e al primogenito George.
“È totalmente inaccettabile che alcuni giocatori debbano questi simili comportamenti abominevoli“. Questi episodi di razzismo – ha concluso dal suo profilo ufficiale reale di Kensington Palace – “devono finire ora e tutti coloro che ne sono responsabili devono risponderne”.
La polizia ha detto che “un torrente di commenti razzisti rivolti ad alcuni giocatori neri della squadra” è apparso sui social media domenica, dopo che l’Inghilterra ha perso ai rigori contro l’Italia nella finale di Wembley.
L’Unità di polizia del calcio del Regno Unito, nella persona di Mark Roberts, ha affermato che la sua squadra è al lavoro su “un numero significativo di segnalazioni di abusi razzisti”.
Oggi le forze di polizia locali hanno fatto sapere di aver effettuato quattro arresti legati agli insulti razzisti. “La nostra squadra inglese è stata un vero modello durante il torneo, comportandosi con professionalità e dignità. Sono disgustato dal fatto che ci siano persone là fuori che pensano che sia accettabile indirizzare tali aberranti abusi su di loro o su chiunque altro”.
Roberts ha detto che l’indagine continuerà per cercare di trovare i responsabili e gli agenti stanno lavorando a stretto contatto con piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram e Twitter.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
SI FANNO SELFIE PURE AL CESSO, MA I POLITICI CHE HANNO FATTO DA TESTIMONIAL SI CONTANO SULLE DITA DI UNA MANO
Stanno girando da qualche ora gli screenshot del 2018 di alcuni post di Giorgia Meloni sui vaccini che, confrontati con le sue dichiarazioni recenti sempre sui vaccini, fanno molto sorridere.
Nel 2018 diceva ad esempio che “i vaccini sono una delle conquiste più importanti e non bisogna diffondere notizie false o alimentare paure”. “Lasciamo stabilire a chi ha competenze quali siano i vaccini necessari e OBBLIGATORI”. Oggi, dopo i suoi noti master in virologia e immunologia, twitta: “Il Governo si dia una calmata, non siamo un regime totalitario. La nostra Costituzione non contempla l’obbligo vaccinale!”.
Per la cronaca, i vecchi tweet erano stati eliminati dalla sua bacheca perché Giorgia sa come ripulire la scena del delitto, ma non ha tenuto conto dei Ris del web, quelli che conservano in cartelle sterili ogni traccia delle nostre attività sui social.
Tornando alle sue idee lievemente instabili sui vaccini, certo, Meloni è un’imbarazzante banderuola, ma una banderuola che sa quello che fa. Perché Giorgia ha scelto una strategia politica precisa, ovvero quella di accontentare la considerevole fetta di elettorato impaurita o no-vax che in questo momento è in cerca di un faro.
E dire: “Lo Stato non può obbligare nessuno al vaccino” entusiasma i no-vax senza tutto sommato far disamorare i pro-vax, che si sentono comunque liberi di fare quel che vogliono. Insomma, si strizza un occhio a Burioni e uno al canale complottista ByoBlu (di cui Giorgia è fan).
Anche Matteo Salvini ha sempre giocato sulla stessa ambiguità, ovvero non dire mai di essere contrario ai vaccini (quello gli costerebbe una parte dell’elettorato, oltre al far infuriare i suoi cari imprenditori che vogliono ripartire), lasciando però intendere che questo vaccino l’accetta con rassegnazione, in un ruolo insolitamente passivo. “Farò quello che mi dice il mio medico”, ha sempre risposto laconicamente a chi gli chiedeva se li avrebbe fatti. O: “Non mi vedrete mai inseguire la gente con le siringhe!”, come se ci fosse chi lo fa, per giunta. Credo non accada nemmeno nel boschetto di Rogoredo dopo le dieci di sera.
Fatto sta che il 10 giugno Meloni ha risposto in tv con poco entusiasmo a chi le chiedeva se si vaccinerà: “Ho prenotato il vaccino” e non si è saputo più nulla.
Salvini non si è ancora vaccinato (“La data coincideva con un processo”), Renzi idem (“Non mi sono ancora vaccinato”, diceva pochi giorni fa), e non si sa il perché.
E già qui possiamo tirare le prime somme: due segretari di Partiti al governo non sono ancora vaccinati neppure con una dose al 14 luglio, quando la metà Paese lo è già. Quando in Italia è in atto la più importante campagna vaccinale della storia dell’umanità, quando il messaggio del Governo è: vaccinatevi.
Sarebbe però scorretto fingere che questa sorta di pudore dei politici nei confronti del tema “vaccino” sia un problema circoscritto a Meloni e Salvini.
Tutti i politici o quasi sanno che prendere posizioni nette sull’importanza di vaccinarsi brucia una percentuale consistente dell’elettorato e quindi la maggior parte dei politici a destra e a sinistra ha scelto la via dell’assenso senza fare troppo rumore. Senza eccessiva esposizione.
Il vaccino si fa, al massimo si dice, ma possibilmente non si vede. Fateci caso: quante foto di politici che si vaccinano avete visto? Siamo abituati a sorbirci selfie di tutti mentre mangiano, corrono, stirano, leggono e si passano il cotton fioc nelle orecchie, ma di foto con la siringa nel braccio, niente o quasi.
La verità è che i grandi assenti in questa enorme campagna di persuasione sono proprio i politici: perfino lo strombazzato spot di Tornatore per la campagna vaccinale è finito presto sotto al tappeto.
Le eccezioni (ovvero il selfie mentre si vaccinano) sono rappresentate quasi esclusivamente dai presidenti di Regione, quasi tutti appena rieletti: Stefano Bonaccini (a petto nudo), Attilio Fontana, Vincenzo De Luca, Giovanni Toti, Luca Zaia, Nicola Zingaretti. E alcuni mancano comunque all’appello.
I segretari di partito restano i grandi assenti: Enrico Letta si è fotografato davanti al padiglione della Croce Rossa, Carlo Calenda che non ha pudore nel fotografarsi con la maglietta “Piuma o fero”, ci ha fatto sapere che si è vaccinato ma di pubblicare la foto dell’inoculazione evidentemente si vergognava.
Delle foto eventuali di Berlusconi non ho notizie. Così come non ce ne sono di Di Maio, Giuseppe Conte, Beppe Sala, Giorgio Gori, Carfagna, Brunetta, Gelmini, Orlando, Franceschini e ministri vari o chiunque mi venga in mente.
Per i politici, la foto-vaccino è criptonite. Dovendo scegliere tra ciò che è più utile a loro stessi in termini di comunicazione (evitare la furia no-vax e la possibile emorragia di voti) e quello che può essere più utile per il Paese (fare da testimonial alla campagna vaccinale), scelgono la prima.
Tant’è che Draghi e Mattarella, che di voti non ne devono prendere e non rappresentano un partito, la foto negli hub l’hanno fatta.
(da TPI)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
“A VOI TUTTI AUGURO DI POTER GUARDARE NEGLI OCCHI I VOSTRI CARI, IO VOTERO’ SI'”
Un intervento commosso quello della senatrice Barbara Masini che a pochi giorni
dal coming out ha preso la parola in aula durante la discussione del disegno di legge Zan contro l’omotransfobia e l’abilismo per difenderlo.
Nel corso del suo discorso, la senatrice in quota Forza Italia ha fatto cenno alla sua storia personale. «Quando capì di me mia madre mi disse: “Ho paura per te”. Tutti i genitori hanno paura per i propri figli. Per il loro futuro, per la loro salute, per un incidente, per una casualità amara del destino. Ma non tutti sono costretti ad avere pura per una società immatura, che ritiene che tuo figlio o tua figlia possano o debbano essere un soggetto più vulnerabile per quello che è».
Poi Masini si è rivolta a chi, da settimane, sta ostacolando l’approvazione del Ddl: «A voi tutti auguro di poter guardare negli occhi i vostri cari. Quelli di oggi e quelli di domani, e anche quelli che un domani saranno diversi dai vostri desideri. E poter dire loro, io nel mio piccolo ti ho protetto dalla paura».
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
ALTRI 16 MINORENNI HANNO MINACCIATO DI PORTARE I GENITORI NO VAX IN TRIBUNALE
Matteo (nome di fantasia), il ragazzino 17enne toscano ha ottenuto il diritto di vaccinarsi nonostante il veto dei genitori no vax. “Potrà finalmente vaccinarsi! Il 17enne fiorentino con i genitori no vax si era rivolto all’avvocato per potersi vaccinare e oggi finalmente i suoi genitori hanno firmato la liberatoria. In 27 minori toscani si sono rivolti all’Associazione matrimonialisti per potersi vaccinare contro la volontà dei genitori. Questi ragazzi sono un esempio di senso civico e di responsabilità”, ha scritto il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo, su Facebook.
La sua protesta era stata seguita da altri 16 coetanei, tutti minorenni che nelle scorse settimane si erano rivolti all’Ami, Associazione avvocati matrimonialisti, per poter ottenere il diritto alla vaccinazione nonostante il mancato consenso dei genitori.
Sono già in sette i minori che hanno potuto usufruire della vaccinazione. A seguire nel dettaglio la vicenda è stato il legale Gianni Baldini, presidente Ami Toscana. “Dopo un incontro con i genitori e i rispettivi legali – racconta l’avvocato all’agenzia AGI – avevamo intrapreso la strada della mediazione e presentato diffida, ma prima della scadenza dei termini i genitori hanno fatto marcia indietro e la vicenda si è risolta in via stragiudiziale. I genitori hanno firmato il consenso alla prenotazione del vaccino che avverrà proprio oggi. Questo ragazzo – conclude Baldini – ha vinto la sua battaglia”.
Gli inizi di questa storia risalgono alla fine di giugno, quando il ragazzino era insorto. “La mia famiglia non crede ai vaccini ma è l’unica arma per tornare a vivere. Io voglio vaccinarmi per essere libero”, diceva Matteo sulle colonne de La Nazione.
Aveva minacciato di arrivare fino al Presidente della Repubblica il 17enne se non gli fosse stato consentito di riconquistare quella libertà che soprattutto gli studenti hanno perso in questi 18 mesi di chiusure ad intermittenza.
Il caso di Firenze ha fatto giurisprudenza. Dopo Matteo sono stati moltissimi i giovanissimi che hanno deciso di adire le vie legali per costringere i genitori a firmare le autorizzazioni per inocularsi le dosi.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
DUE TESI OPPOSTE IN DUE POST A DISTANZA DI DUE ORE: COME DIRE TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO
Dire tutto e il contrario di tutto, in due ore. I profili social di Matteo Salvini non
mentono e raccontano una narrazione distopica che sembra essere la caratteristica principe della comunicazione del leader della Lega.
Lo abbiamo visto in passato, a inizio pandemia, quando nel giro di pochi giorni è passato dal chiedere la chiusura di tutto al volere la riapertura di tutto. Con molta nonchalance.
Un ritornello che si ripete anche al giorno d’oggi sul tema del giorno: quello del Green pass per accedere ai locali (come deciso in Francia e Grecia). Ma l’auto-smentita arriva, questa volta, nel giro di un paio d’ore.
Ed è così che ieri, alle 17.21, sul profilo Twitter di Salvini troviamo scritto questo: “Riaprire discoteche, sale da ballo e locali per giovani, come nel resto d’Europa e secondo i protocolli di sicurezza, è doveroso. Meglio un divertimento sano e controllato rispetto all’illegalità senza regole. Senza contare i 100.000 posti di lavoro e le 3.000 imprese a rischio”.
Nessun riferimento al Green Pass, ma il leader della Lega parla di “protocolli di sicurezza” come nel resto d’Europa. E ne parla come un qualcosa di “doveroso” per un divertimento sano e controllato.
Insomma, un qualcosa che è in linea con la decisione presa da Macron in Francia e da Mitsotakis in Grecia (anche se con sfaccettature differenti). Si parla, infatti, di certificazione verde per l’accesso – in sicurezza – nei luoghi chiusi come i ristoranti. E in Italia, come confermato dal sottosegretario alla Salute Sileri, se ne sta discutendo.
Leggendo quel tweet di Salvini, dunque, la Lega non dovrebbe mettere paletti verso questa strada. E invece, due ore dopo (anzi, due ore e 9 minuti dopo per l’esattezza, ecco il colpo di scena su Twitter: “Vaccino, tampone o Green Pass per entrare in bar e ristoranti? Non scherziamo”.
(da agenzie)
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