Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
PER RIDICOLIZZARE I REATI CONTRO L’OMOFOBIA SOSTIENE CHE ALLORA BISOGNEREBBE TUTELARE ANCHE “CICCIONI, CACCIATORI E GENTE CON GLI OCCHIALI”… E PERSONAGGI DEL GENERE ARRIVANO IN PARLAMENTO
Il dibattito sul Ddl Zan è grave ma non serio, o almeno così deve aver capito il Senatore Andrea Cangini di Forza Italia.
Nel corso del dibattito di questa mattina in Senato, Cangini ha pensato di paragonare le vittime tutelate dal disegno di legge su Alessandro Zan con “ciccioni, portatori di occhiali, cacciatori e vegani”.
Secondo Cangini le categorie umane sono infinite, e quindi, sostiene il senatore forzista, è impossibile immaginare una legge per tutti.
Una considerazione che si potrebbe definire infelice. Ma che, come evidente, nasconde una gravissima mancanza sul piano della consapevolezza rispetto a quello che il Ddl Zan vuole rappresentare. Non peggio, s’intende, del Senatore Pillon e la sua ambigua teoria sul commercio dei bambini.
Il dibattito di queste ore è parte di un copione, si attendono gli emendamenti annunciati.
Il mondo di Twitter intanto continua a mettere a nudo alcune lacune nella formazione di chi, da mesi, si oppone alla realizzazione di questa legge di civiltà.
Un lungo copione, per l’appunto, in attesa della resa dei conti dello scrutinio segreto
(da Next Quotidiano)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
DECINE DI PERSONE DISPERSE

Continua a salire il bilancio delle vittime causato dal terribile maltempo che dalle prime ore del mattino di oggi, 15 luglio, si è abbattuto su Germania e Belgio.
Sono almeno 42 le vittime nell’ovest del territorio tedesco, tra loro anche due Vigili del fuoco impegnati nei soccorsi. Decine di persone risultano ancora disperse, con l’ultima stima della polizia che parla di almeno 70 persone.
«Molte di loro si trovavano sui tetti delle case che sono state travolte dal fiume in piena nel comune di Schuld, nella Renania-Palatinato», ha spiegato un portavoce della polizia di Colonia.
Nella zona di Kordel, centinaia di persone invece continuano ad essere messe in salvo attraverso l’utilizzo di imbarcazioni.
Intanto in Belgio si registrano due morti causate dalle inondazioni che nelle ultime ore hanno distrutto la provincia di Liegi, a Est del Paese. Case, fattorie e impianti industriali sono andati completamente distrutti e si teme ancora il peggio per il rischio imminente di esondazione del fiume Mosa.
La cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta «sconvolta per la catastrofe che sta provocando un’enorme sofferenza a tante persone». Nel tweet del portavoce Steffen Seibert, Merkel esprime tutto il cordoglio per le vittime e i dispersi.
Intanto anche la presidente della Commissione europea Von der Leyen è intervenuta su quanto sta accadendo: «L’Unione europea è pronta ad aiutare» ha detto su Twitter, sottolineando la massima vicinanza alle famiglie devastante dalle inondazioni. Intanto gli ambientalisti lanciano per l’ennessima volta l’allarme: «Gli effetti della catastrofe climatica sono già qui», ha detto l’esponente tedesca dei Verdi Katrin Goerig-Eckardt.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO GHISLERI: IL 60% DEGLI ELETTORI SOVRANISTI NON E’ D’ACCORDO CON I LORO CAPI E APPOGGIA LA DECISIONE DI MACRON
Che succede? Gli elettori di Lega e Fratelli d’Italia si dimostrano più assennati dei loro leader di riferimento e sono pronti ad appoggiare l’eventuale decisione del governo sull’estensione dell’utilizzo del Green Pass per accedere a diversi locali (come bar, ristoranti, musei e discoteche).
Lo rivela un sondaggio effettuato il 13 luglio da Euromedia Research e spiegato oggi, sulle pagine del quotidiano La Stampa, da Alessandra Ghisleri.
La rilevazione statistica (che si basa su un campione di mille persone intervistate) mette in risalto un dato molto importante: più di due italiani su tre (il 68,4%) è favorevole all’iniziativa presa da Macron in Francia: l’utilizzo del Green pass non solo per gli spostamenti (interni o esterni) ma anche per accedere ai ristoranti e l’obbligo vaccinale per il personale sanitario.
E i numeri parlano chiaro: l’82,5% degli elettori di centrosinistra è favorevoli all’introduzione di un’iniziativa simile anche in Italia, mentre tra quelli del centrodestra c’è qualche perplessità in più, ma la maggior parte (67%) appoggia la decisione presa al di là delle Alpi.
Tra gli elettori del Partito Democratico il dato più elevato di favorevoli (92,9%) così come quelli di MDP-SI. Maggior scetticismo tra chi ha detto di votare MoVimento 5 Stelle, ma la somma totale supera di gran lunga i due italiani su tre (67%).
E anche nel Centrodestra ci sono delle differenze. La maggior parte degli intervistati favorevoli all’introduzione di un “modello Macron” sul Green Pass arrivano da Forza Italia (81,7%), ma anche gli elettori di Lega e Fratelli d’Italia sono d’accordo (rispettivamente con il 58,7% e il 59,7%).
Insomma, gli elettori hanno un’idea sul Green Pass molto differente rispetto alle posizioni dei rispettivi segretari. Chissà se questi numeri, come già accaduto in passato, porteranno Matteo Salvini e Giorgia Meloni a seguire meno gli hashtag trending topic sui social e ascoltare – veramente – il parere dei propri elettori. Perché sulla salute, per non ricadere in un incubo già vissuto, non si può scherzare.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
UN GIORNALE DI PESARO DA’ LA NOTIZIA DELL’ARRESTO DI UN REATO COMMESSO DA UN CITTADINO DI SENIGALLIA, MA IN MOLTI DEMENTI COMMENTANO “TORNI A CASA SUA”
“Sono intorno a noi, in mezzo a noi”, cantava Frankie HI-NRG nella sua storica
“Quelli che ben pensano”.
E nessun verso di nessun’altra canzone poteva riassumere al meglio una paradossale vicenda che si è consumata sui social network e che rappresenta l’esatto specchio della società italiana attuale.
Protagonisti di questa breve storia triste sono i commentatori sovranisti che oltre a non conoscere la geografia sembrano non conoscere neanche l’italiano. Tutta colpa di un senigalliese.
Partiamo dall’inizio. Lo scorso 11 luglio la pagina Facebook del quotidiano marchigiano ViverePesaro ha pubblicato un articolo.
La storia è un fatto di cronaca: un uomo ha aggredito un bagnino di uno dei lidi sul lungomare della cittadina marchigiana e per questo motivo è stato denunciato.
Una notizia che non dovrebbe attirare più di tanto l’attenzione mediatica, ma un dettaglio ha fatto diventare questo post molto virale. E il merito (o la colpa) è di qualche commentatore seriale sovranista.
Senigallia, comune di 44mila anime in provincia di Ancona che si affaccia sul Mar Adriatico. Meta estiva per molti turisti. Gli abitanti della cittadina marchigiana si chiamano senigalliesi.
Sarà per l’assonanza o per la rabbia che sale fino a far perdere il lume nella ragione nei sovranisti appena “odorano” qualcosa di “nemico”: sta di fatto che quel post social è stato preso d’assalto da commenti come questi.
“A casa!”. “A casa subito”. E altri commenti simili. Perché oltre a questi, di stampo sovranista (e no, non erano ironici visti i contenuti pubblicati sulle rispettive bacheche social), troviamo anche chi fraintende pur senza ammiccare a sponde leghiste: “Purtroppo il selfie-man (Matteo Salvini, ndr) ci sguazza con queste persone”.
Ma c’è anche chi: “È importante sottolineare la provenienza se fosse stato un italiano avrebbe avuto la pagina su FB”.
Insomma, la matematica non è un’opinione. Un po’ come la geografia.
(da NextQuotidiano)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
UNICA NOTIZIA POSITIVA (PER ORA); CALANO I RICOVERI E I DECESSI
Da una settimana in qua i nuovi casi di coronavirus sono aumenti del 61,4%. Un’impennata a fronte della quale però – è la buona notizia – continuano a calare i decessi (-35,8%), il totale degli attualmente positivi (-4,5%), i pazienti in terapia intensiva (-16%), i ricoverati con sintomi nei reparti ordinari (-11,3%), le persone in isolamento domiciliare (-4,3%).
Le uniche due regioni che si “salvano” dall’incremento percentuale dei nuovi contagi rispetto alla settimana precedente per la progressiva diffusione della variante Delta sono la Basilicata e la Valle D’Aosta
Sono i dati che emergono dal monitoraggio indipendente condotto dalla Fondazione Gimbe nella settimana che va dal 7 al 13 luglio in rapporto alla precedente.
Più casi, meno tamponi
“Sul fronte dei nuovi casi – spiega analizzando i numeri Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si registra un netto incremento settimanale, peraltro sottostimato da un’attività di testing in continuo calo, che rende impossibile un tracciamento adeguato dei contatti”. Dall’inizio di maggio il numero di persone testate settimanalmente si è infatti progressivamente ridotto del 56,3%, passando da 662.549 a 289.869.
“Il trend dei pazienti ospedalizzati – afferma Renata Gili, responsabile ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe – prosegue la sua discesa sia in area medica che in terapia intensiva, dove l’occupazione di posti letto da parte dei pazienti Covid si attesta al 2 per cento”.
Tutte le Regioni registrano valori inferiori al 10 per cento per l’area medica e al 5 per cento per le terapie intensive nelle quali sono 7 le Regioni che non contano pazienti Covid. “Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe – in calo da oltre 3 mesi, nell’ultima settimana hanno registrato un lieve incremento con la media mobile a una settimana che è di 7 ingressi al giorno rispetto ai 5 della settimana precedente”.
Vaccini: a picco le prime dosi
Quanto ai vaccini nell’ultima settimana il numero di somministrazioni è rimasto stabile con una media di poco inferiore alle 550 mila inoculazioni al giorno. L’oscillazione pressoché nulla, spiegano da Gimbe, dipende sia dalla crescente diffidenza degli over 60 verso i vaccini a vettore adenovirale (2,7 milioni di dosi disponibili), sia per la necessità di accantonare oltre 2,16 milioni di dosi di vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna) per i richiami, viste le incertezze sulle forniture che impongono alle Regioni continui stop & go delle agende.
“In questo scenario – spiega Mosti – la percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate è in progressiva riduzione da 4 settimane consecutive: dalle 2.955.191 prime dosi della settimana 7-13 giugno (74 per cento del totale) si è passati alle 809.518 della settimana 5-11 luglio (22 per cento del totale), con un calo del 73%”.
Al 14 luglio sono state consegnate 63.659.024 dosi di vaccino anti Covid.
“Al momento – sostiene la Fondazione – è impossibile fare previsioni per il 3 trimestre visto che l’ultimo aggiornamento del piano delle forniture risale allo scorso 23 aprile e, in assenza di un consuntivo ufficiale, non è noto se le 15,2 milioni di dosi non consegnate nel 2 trimestre saranno recuperate o meno nei prossimi mesi”.
Inoltre, prosegue l’istituto, le stime di oltre 94 milioni di dosi per il terzo trimestre non sono realistiche in quanto includono 6,64 milioni di dosi del vaccino di CureVac che non ha superato i test clinici e 42 milioni di dosi di vaccini a vettore adenovirale per i quali è stata ventilata la sospensione delle consegne per mancato utilizzo da parte delle Regioni. In altri termini, nel terzo trimestre potremmo disporre solo di 45,5 milioni di dosi di vaccini a mRNA, anche se la Ue ha chiesto maggiori forniture e il premier Mario Draghi si è speso per potenziare gli arrivi in Italia.
Al momento (ore 11 del 15 luglio) il totale delle somministrazioni sta per toccare quota 60 milioni. Sono poco più di 25 milioni i cittadini che hanno completato invece l’intero ciclo vaccinale.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
UN PICCOLO EMENDAMENTO FA SLITTARE I TERMINI DAL 30 SETTEMBRE AL 30 OTTOBRE
Un piccolo emendamento, nascosto nell’articolo 39 bis del decreto Semplificazioni,
qualunque cosa c’entri con le semplificazioni.
Un piccolo emendamento che tecnicamente recita così: “Tutti i termini previsti dagli articoli 32 e 33, commi 1 e 4 della legge 25 maggio 1970, n. 352 sono differiti di un mese”.
Detta così è materia oscura, ma basta andarsi a prendere i riferimenti di legge per capire che cela un’operazione politica. Stabilisce infatti che in regime di emergenza la scadenza per la presentazione delle sottoscrizioni per i quesiti referendari slittano di un mese, dal 30 settembre al 30 ottobre.
Difficile, impossibile non pensare ai referendum sulla giustizia presentati dalla Lega insieme al Partito radicale. Serve mezzo milione di firme, la Lega punta a raccoglierne il doppio per evitare sorprese, a via Bellerio la preoccupazione è di stare stretti con i tempi.
La raccolta è iniziata ai primi di luglio, ci sarebbero solo tre mesi per raggiungere la cifra non banale, due dei quali gli italiani hanno la testa sotto l’ombrellone e nei rifugi di montagna più che alle battaglie politiche sia pur del proprio partito di riferimento.
E in effetti seguendo le tracce si scopre che l’emendamento è stato presentato da Igor Iezzi, che della Lega è uno di quelli che ha in mano i dossier sulla giustizia oltre che a essere deputato. Approvato dalle commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera, sarà con tutta probabilità presente nel testo definitivo, dato che i tempi per la conversione del decreto stringono (scade il 30 luglio) e al Senato dovrebbe arrivare blindato.
“Con tutto ottobre per raccogliere le firme con tutta probabilità ce la faranno”, commenta un onorevole del Pd scuotendo la testa. Matteo Salvini anche del referendum ha parlato in un colloquio con Mario Draghi che ieri è durato poco meno di un’ora. “C’è totale condivisione su come andare avanti nei prossimi mesi”, ha spiegato il leader del Carroccio, e a chi gli faceva osservare che i quesiti referendari scavalcavano la riforma di cui si discuterà in Parlamento a partire dal 23 del mese ha risposto che “i referendum servono per accelerare e affrontare temi che la riforma Cartabia non affronta”.
Certo, il castello cadrebbe nel caso lo stato d’emergenza, in scadenza il prossimo 31 luglio, non fosse prorogato, anche se l’orientamento prevalente di Palazzo Chigi va verso un’estensione, complice la variante Delta che potrebbe complicare non poco un quadro ancora in piena evoluzione.
Alle ultime proroghe la Lega si è opposta rumorosamente, anche denunciando una fantomatica “dittatura sanitaria”. Il dibattito sulla prossima è ancora in stato embrionale, ma gli esponenti di via Bellerio si sono finora mossi con molta prudenza. Dopo tutto, se lo stato d’emergenza servisse per blindare i referendum, potrebbe valere la pena chiudere un occhio.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2021 Riccardo Fucile
A TUTTO C’E’ UN LIMITE, PER LUI PARLANO LE CONDANNE E LO STILE DI VITA
“Diciamo che Silvio Berlusconi è stato la vittima più illustre del populismo giustizialista che per anni ha intossicato l’Italia. Ma sono convinta che in molti oggi abbiano capito come l’incitamento all’odio per mio padre sia stato dettato dal pregiudizio e dall’ostilità preconcetta di chi avversava le sue spinte al cambiamento”. Marina Berlusconi parla del padre Silvio in una lunga intervista concessa al Giornale, in cui afferma che “con i suoi governi, mio padre ha fatto moltissimo. Avrebbe potuto fare ancora di più se solo un sistema malato non glielo avesse impedito, cercando di screditarlo in tutti i modi”.
La presidente di Fininvest respinge il termine “riabilitazione” accostata al padre. “Mi pare del tutto improprio. La parola riabilitazione suona un po’ come assoluzione da una colpa. Ma questo non è il caso di mio padre, non lo è per nulla. Mio padre non ha bisogno di alcuna riabilitazione. Il riconoscimento del ruolo politico, semmai, è un parzialissimo risarcimento morale. Anche se risarcirlo di tutte le ingiustizie che ha subito, ahimè, è davvero impossibile”.
Silvio Berlusconi ha voluto fortemente Mario Draghi a Palazzo Chigi e Marina Berlusconi non nasconde il grande apprezzamento per l’operato del premier. “Da persona che si occupa di imprese, vedo fatti e numeri che parlano chiaro – dice – Proprio come capita a certi incubi che al risveglio scompaiono, sembriamo aver dimenticato che fino a pochi mesi fa a Palazzo Chigi c’era chi sembrava convinto che per battere il Covid bastasse ordinare costosi tendoni a forma di primula, o chi dal balcone proclamava improbabili sconfitte della povertà. Il Governo Draghi ha dato un colpo micidiale all’elogio dell’incompetenza e alla retorica dell’uno vale uno”.
(da Huffingtonpost)
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Luglio 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL LEGHISTA SONO TRE MESI CHE DICE CHE “ASPETTA IL SUO TURNO”, MA ORMAI SI SONO VACCINATI ANCHE I RAGAZZINI… LA MELONI INVECE TACE… E SE SI FOSSERO GIA’ VACCINATI DA TEMPO E NON VOGLIONO DIRLO?
Sia Meloni che Salvini, solitamente solerti ad esprimersi su qualsiasi argomento e a
condividere attraverso libri e social network fatti della propria vita privata, si fanno improvvisamente reticenti sulla propria adesione o meno al piano vaccinale contro il Covid (probabilmente il fenomeno social più condiviso del 2021 dagli utenti in tutto il mondo).
“Ho prenotato il vaccino”, disse lo scorso 10 giugno su La7 Meloni. Nel Lazio per le persone della sua età la possibilità era aperta dal 21 maggio.
Comunque poi non se n’è saputo più nulla. Passato oltre un mese, a domanda diretta non sono pervenute risposte.
L’evasività sulla questione non è nuova: già a fine 2020 di fronte alla questione (ma lei si vaccinerà?) rispondeva “bisogna seguire le indicazioni della comunità scientifica, perchè non si può avere la pretesa di sapere qualcosa che gli altri sanno meglio di te”. Giusta considerazione, non fosse che i politici normalmente disquisiscono con grande agio della qualunque.
Quanto a Salvini, le ultime news sono che (forse…) si vaccinerà ad agosto “e quando lo farà la comunicheremo”, promettono dal suo staff.
Lui stesso aveva indicato come data della prima dose il 28 giugno, poi sono sopraggiunti altri impegni (“ero ad un processo”).
In Lombardia per la sua fascia d’età ci si può prenotare dal 20 maggio: “Aspetto il mio turno, non scavalco la fila”, aveva detto in tv esattamente il giorno prima.
Intenzioni di scavalcare la fila da parte sua in effetti non se ne sono viste, anzi, la fila non c’è proprio più.
Non è detto che comunque Salvini, una volta fatto il vaccino, abbia voglia di pubblicizzarlo sui social: va bene condividere pizza, nutella, esultanze per la nazionale italiana, foto della figlia, foto delle proprie donazioni di sangue e via discorrendo, ma la punturina proprio no.Dopodiché in casa Lega i governatori, per mesi alle prese con drammatici problemi di salute pubblica, con i ‘propri’ ospedali a un passo dal collasso, non hanno divagato. Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Donatella Tesei si sono vaccinati da tempo e lo hanno comunicato pubblicamente attraverso i canali ufficiali, un modo per invitare i cittadini a seguire l’esempio.
Anche il ministro Giancarlo Giorgetti non è stato da meno (due dosi di Moderna).
Anche in Fdi in diversi hanno optato per la vaccinazione: tra gli altri, il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida (ha avuto anche il covid), il capo della delegazione europea Carlo Fidanza, l’ex leghista ora a Bruxelles Vincenzo Sofo.
A destra non ci sono remore né atteggiamenti capziosi in Forza Italia. Silvio Berlusconi, che poco meno di un anno fa rischiò la vita per il covid, si è vaccinato; idem Antonio Tajani e i ministri Mara Carfagna e Renato Brunetta.
(da La Repubblica)
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Luglio 14th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO CHE E’ STATA SPUTTANATA PER LA SUA INCOERENZA, IL TAPPULLO E’ PEGGIORE DEL BUCO
Per porre fine alla Pandemia Covid19 abbiamo bisogno dei vaccini che, visti i risultati, si stanno dimostrando efficaci per contrastare le ospedalizzazioni e i decessi.
Le varianti Delta (quella indiana) e la Alpha (quella inglese), non ci aiutano, bisogna fermare la sua replicazione per impedire la formazione di nuove varianti, più o meno pericolose, e per farlo bisogna proseguire con le ormai consolidate pratiche igieniche accompagnata da una solida vaccinazione di massa.
Purtroppo, a causa di una pessima informazione e uno scontro politico che non segue il parere scientifico, in molti hanno dato seguito a narrative tipicamente NoVax.
Giorgia Meloni, in un post Facebook del 2018 riportato nel suo sito, denunciava questo problema per poi cambiare idea proprio nel periodo più delicato, quello riguardante la campagna vaccinale 2021, e recentemente contestata per questo anche da Roberto Burioni.
«I vaccini sono una delle conquiste più importanti nella storia della medicina e le vaccinazioni obbligatorie sono lo strumento che la comunità scientifica ci consiglia per debellare patologie solo apparentemente sconfitte per sempre», scrive Giorgia Meloni nel suo sito ufficiale nel 2018 per poi criticare gli errori della politica che minano l’importanza di tale scoperta: «Lanciare messaggi confusi e contraddittori, con il rischio di alimentare paure e notizie false, è un errore che la politica non deve commettere. La salute degli italiani, e in particolare dei nostri figli, non è argomento sul quale dividersi o dare giudizi sommari».
Nel 2018 la leader di Fratelli d’Italia non aveva alcun dubbio. L’undici agosto scriveva: «Sui vaccini occorre avere l’umiltà di affidarsi alla comunità scientifica. Per questo penso che tornare indietro sarebbe un errore. È un tema che non va affrontato a livello ideologico: lasciamo stabilire a chi ha competenze quali siano i vaccini necessari e obbligatori».
Proprio sull’obbligatorietà vaccinale cambierà idea arrivando a sostenere nel 2021, contestando le dichiarazioni del Governo, che non sarebbe contemplata nella Costituzione italiana: «Speranza scandaloso! Dichiara che “in questo momento non c’è una previsione di altro tipo sull’obbligatorietà” dei vaccini. In questo momento? Non giochiamo! Il Governo si dia una calmata, non siamo un regime totalitario. La nostra Costituzione non contempla l’obbligo vaccinale».
Di fatto, tale affermazione non risulta vera e lo dimostrano le sentenze della Corte Costituzionale. Ricordiamo che in merito si era espressa anche la Corte europea per i diritti dell’uomo
Ciò che risulta strano è che a seguito di un tweet, dove venivano riportati diversi interventi social da parte di Giorgia Meloni sull’obbligo vaccinale, quello della leader di Fratelli d’Italia risulta non più raggiungibile.
Quale? Proprio quello dell’undici agosto 2018 dove scriveva «lasciamo stabilire a chi ha competenze quali siano i vaccini necessari e obbligatori».
In gornata, dopo essere stata sputtanata sui media per al sua incoerenza, ha pensato bene di cancellarlo.
(da Open)
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