Destra di Popolo.net

GREEN PASS, BORGHI CONTRO SALVINI: “GRANDE SCONFITTA”

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

VOLANO GLI STRACCI NELLA LEGA: “HO FATTO IL POSSIBILE E HO PERSO, MA IO CI HO MESSO LA FACCIA”

Le nuove regole del Green pass passano il vaglio del Cdm senza problemi. Il decreto legge riceve il via libera di tutti i ministri anche con il benestare della Lega, dove però volano gli stracci, con accuse da parte di chi è sceso in piazza contro il Green pass. Mario Draghi – riferiscono diverse fonti della maggioranza – sia in cabina di regia che durante la riunione, ha fatto “un capolavoro”.
Nessuna resa dei conti, nessuno scontro e soprattutto nessun assalto alla tenuta dell’esecutivo, con rivendicazioni e soprattutto, “proclami per piazzare bandierine”. Manca infatti a fine giornata l’esultanza del leader Matteo Salvini, cheperde la sua battaglia contro il certificato verde.
Anche se oggi al Corriere della sera si è detto soddisfatto. Ed è subito chiaro che in casa Lega il risultato non è esaltante. Ad alzare la voce chi, solo qualche settimana fa, è sceso in piazza con i No-vax e contro il green pass.
In primis il deputato Claudio Borghi che sui social scrive: “Cari amici, il decreto se confermato è intollerabile. Non sarà certo l’aver salvato le colazioni negli alberghi a compensare oscenità come la mancata esenzione per i minorenni e l’obbligo per la scuola e per gli studenti. Ho fatto il possibile ma ho perso. Mi scuso con tutti voi”, attacca sui social, mettendo in evidenza come la Lega sta cominciando a soffrire il dualismo tra il suo essere contemporaneamente di piazza e di governo.
E su Twitter, parlando di sconfitta, aggiunge: “Ah scusate, a scanso di equivoci, la norma che dovrebbe esentare dal green pass i ristoranti degli alberghi nel decreto non c’è”.
Borghi poi rincara: “Sempre a scanso di equivoci: ovvio che continuerò a combattere da domani mattina però, come diceva Kennedy, i successi hanno mille padri, le sconfitte sono sempre orfane. Ecco, non mi va di lasciarla orfana e ci ho messo la mia faccia”.
(da agenzie)

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NON SOLO JACOBS E TORTU, CHI SONO PATTA E DESALU, GLI ALTRI DUE PROTAGONISTI DELLA STAFFETTA D’ORO

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

CON LA PRIMA E TERZA FRAZIONE SONO STATI DETERMINANTI NELLA STRAORDINARIA IMPRESA

Ormai si può dire: l’atletica azzurra ai Giochi di Tokyo 2020 è stata epica. Con la vittoria nella 4×100 maschile, gli azzurri entrano nella storia.
Dietro la gara eccelsa del gruppo ci sono personalità diverse e anche meno note rispetto a quelle di Marcell Jacobs e Filippo Tortu.
Il successo è arrivato anche grazie alle frazioni di Lorenzo Patta e Fausto Desalu, protagonisti insieme al campione olimpico nei 100 metri e al primo italiano a scendere sotto i 10 secondi nella stessa distanza.
Classe 2000, Lorenzo Patta entra nelle Fiamme Gialle, il gruppo sportivo della Guardia di Finanza, dopo aver avuto un importante crescita nell’atletica già a partire dalle giovanili. Proprio lo scorso maggio, nello stesso evento in cui Jacobs stabilisce l’allora record italiano dei 100 in 10″13, Patta segna la settima prestazione italiana migliore di sempre proprio in batteria con l’attuale compagno di nazionale.
La sua è una storia da favola perché a soli 16 giorni da quella gara, viene chiamato proprio per sostituire Jacobs agli Europei a squadre, dove corre in 10″29 diventando un punto fermo della selezione azzurra.
Oggi con lui, insieme a Tortu e Jacobs, anche Fausto Desalu, nato nel 1994 a Casalmaggiore. Di origini nigeriane, Desalu ha vissuto nel mantovano, nella frazione di Sabbioneta, e solo dal 21 febbraio 2012 i suoi tempi sono considerati validi per le competizioni italiane.
Anche lui nel gruppo delle Fiamme Gialle, un anno dopo la naturalizzazione dei suoi crono, Desalu conquista il bronzo agli Europei giovanili di Rieti proprio nella 4×100 (che tramuterà in oro ai Giochi del Mediterraneo nel 2018) e l’oro ai Giochi militari di Mungyeong, in Corea del Sud, due anni più tardi.
(da Open)

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QUATTRO FRECCE TRICOLORI CI PORTANO SUL TETTO DEL MONDO: STREPITOSA VITTORIA OLIMPICA NELLA 4 X 100

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

TUTTO IL MONDO APPLAUDE IL QUARTETTO AZZURRO

Lorenzo Patta, Marcell Jacobs (campione olimpico in carica nei 100 metri piani), Eseosa Desalu e Filippo Tortu sono i quattro cavalieri d’oro della staffetta 4X100 delle Olimpiadi di Tokyo 2021.
Vittoria strepitosa con il tempo di 37″50 che vale il gradino più alto del podio, il metallo più prezioso e fissa anche il nuovo record italiano.
Argento alla Gran Bretagna in 37″51, beffata per un solo centesimo e ancora una volta dagli Azzurri (dal calcio all’atletica, è scritto nel destino ed è quasi un trauma difficile da elaborare). Bronzo al Canada che ha concluso la prova in 37″70 e si chiede se abbia corso contro dei marziani. Cina, Giamaica (inizialmente favorita), Germania, Giappone e Ghana stanno quasi partecipano per onore di firma.
Incredibile, da pizzicotto sulla guancia. Non è un sogno, ma tutto vero.
Quattro cavalieri con le ali ai piedi che sulla pista del Sol Levante hanno disputato una gara pazzesca, sensazionale, da strabuzzare gli occhi e fare urlare per la gioia il popolo di sportivi italiani che dinanzi alla tv ha accompagnato la vittoria degli azzurri.
È un trionfo storico per l’Italia che nella classifica generale del medagliere sale a quota 38 titoli, di cui 10 – quelli dorati – dal valore inestimabile e pesantissimi.
Cinque confezionati nelle specialità dell’atletica, gli ultimi due (da Antonella Palmisano nella marcia 20 km alla staffetta) nell’arco di un amen durante la stessa giornata dopo Gianmarco Tamberi nel salto in alto, lo stesso Jacobs nei 100 metri e Massimo Stano nella marcia 20 km. Eccezionali.
Le quattro frecce tricolori scattano dall’ottava corsia. L’occhio scivola in quell’angolo di televisore che si colora d’azzurro, un raggio di sole che diventa abbagliante quando, nell’ultima e decisiva frazione, Tortu spinge il pulsante del turbo e mulina le gambe a una velocità tale da schiantare in rimonta l’inglese, Mitchell-Blake, al quale ha recuperato cinque metri (quest’anno quando incrociano un italiano in una competizione va malissimo sempre) e lasciato il ghigno amaro della sconfitta stampato sul volto.
Tortu fenomenale ma la prova del quartetto è stata perfetta in assoluto. Bene l’Italia alla partenza con Patta che nella prima frazione tiene botta al primo assalto dell’Olanda ed effettua un cambio senza sbavature con Jacobs.
Tocca a Marcell che indossa i galloni di ‘figlio del vento’ e li fa valere tutti lasciando il testimone a Desalu. Non c’è pericolo che l’azzurro sbandi in curva e quando mette il muso sul rettilineo Tortu è lì che aspetta, pronto a volare oltre ogni più fervida immaginazione.
L’inglese gode di un leggero vantaggio, Filippo lo cancella in un attimo trasformando in oro un finale da campione olimpico. Mette le mani nei capelli, non ci crede.
II trionfo di Patta, Jacobs, Desalu e Tortu scolpisce un risultato storico per l’Italia nella staffetta 4X100. Due bronzi a Los Angeles nel 1932 (Giuseppe Castelli, Ruggero Maregatti, Gabriele Salviati, e Edgardo Toetti) e a Londra nel 1948 (Enrico Perucconi, Antonio Siddi, Carlo Monti e Michele Tito), un argento a Berlino nel 1936 (Orazio Mariani, Gianni Caldana, Elio Ragni e Tullio Gonnelli) erano state le uniche soddisfazioni per gli Azzurri che in finale mancavano da Sydney 2000 con Francesco Scuderi, Alessandro Cavallaro, Maurizio Checcucci e Andrea Colombo. E adesso chiamateli puri quattro cavalieri da leggenda dello sport italiano.

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GLI INIZI IN SICILIA, IL PAPA’ MAESTRO, L’IMPEGNO CONTRO AL VIOLENZA: CHI E’ LUIGI BUSA’, IL KARATEKA D’ORO

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

DIETRO L’ARTE MARZIALE UN MODO DI ESSERE

Nella filosofia Zen il concetto di Mushin, letteralmente “senza mente”, è rappresentato con il carattere dell’alfabeto giapponese che esprime il concetto di “abnegazione”, “cuore” e appunto “mente”.
La storia di Luigi Busà, che ha conquistato nella categoria 75kg del karate una medaglia storica ai Giochi di Tokyo 2020, può essere descritta così.
Dal Siracusano alla terra natìa della disciplina alla quale ha votato la sua esistenza, Busà ha basato tutto sull’esempio, in equilibrio, per l’appunto, tra cuore e mente, come i maestri del karate di Okinawa divulgano dal XVII secolo, quando nacque sull’isola giapponese questa arte marziale.
Cresciuto ad Avola, nel siracusano, insieme alle sorelle Lorena e Cristina, anche loro combattenti, Busà si avvicina alle arti marziali da ragazzino,
Ha raccontato in un’intervista prima di partire per Tokyo al quotidiano La Repubblica: «A 13 anni mi piaceva mangiare, pesavo 94 chili ed ero più basso di adesso».
Tutto ebbe inizio per gioco, come spesso accade nelle vicende degli sportivi. Ma è anche grazie a una figura importante, quella del padre Nello, ex atleta e tecnico di karate, che Luigi ha valorizzato il suo talento.
«Solo lui vedeva in me qualcosa di speciale, vincevo campionati cadetti e secondo lui potevo fare qualcosa di serio». Il supporto paterno per Luigi è stato fondamentale. Fino ai 16 anni, la medaglia d’oro a Tokyo gareggiava nei pesi massimi e solo i consigli del padre sul cambio di categoria lo convinsero a optare per una «una buona scelta», cioè scendere di peso fino ai 75 chili.
«Mi fece capire che a livello internazionale non sarebbe stata una buona scelta per i colpi e gli impatti troppo duri. Quindi Dovevo dimagrire e scendere nei medi a 75 chili». Da quel momento l’impegno è totale: Busà si sottopone a una dieta, rientra nel peso idoneo alla categoria e viene incluso nel gruppo sportivo dei Carabinieri, dove inizia a fare sul serio, conquistando 6 medaglie nei Mondiali, tra cui spiccano i primi posti nel 2006 a Tampere e nel 2012 a Parigi. Negli anni Busà si impone sia a livello globale che continentale venendo considerato uno dei karateka più forti al mondo.
«Poco cibo spazzatura e niente fritture: a 25 anni non reggevo più certe serate e ho fatto una scelta di vita», ha detto il classe ’87, inserito nella lista degli atleti da seguire per questi Giochi stilata da Open.
Busà, in particolare, è stato anche attivo nel comunicare un altro concetto di lotta attraverso le arti marziali, che prima di tutto significa disciplina e rispetto.
«Ho una missione che va oltre alla medaglia d’oro», aveva detto il karateka prima di partire per Tokyo. «Ho intrapreso un percorso molto chiaro: in questo periodo va di moda l’Mma, quindi il trash talk. Si pensa che, per essere dei duri, devi farlo notare con le parole e l’atteggiamento da duro. C’è tanta insicurezza nel giovani», aveva affermato il karateka, «si aggrappano a questi personaggi molto aggressivi nel modo di fare e parlare. Ecco, io voglio portare un messaggio diverso a loro: il vero forte non ha bisogno di farlo notare con atteggiamento da sbruffone o a parole. Ci tengo a questa missione». Che si sta compiendo.
(da Open)

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SALVINI PROVA AD AMMANSIRE I SUOI SEGUACI INFURIATI PER IL GREEN PASS CON UN GATTINO, MA GLI VA MALE

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

PIOGGIA DI COMMENTI NEGATIVI: “NON CI FREGHI CON I GATTINI”

Tempi durissimi per Matteo Salvini. La linea politica della sua Lega è stata devastata dall’avvento del governo Draghi.
L’ex leader della Bce ha il pieno sostegno di Giorgetti, espressione della corrente più aziendalista del Carroccio. Mentre la corrente più elettorale del partito è stata spogliata di ogni dignità politica, al punto da portare Salvini a dirsi soddisfatto del Green Pass. Infatti l’ex ministro degli Interni, durante un’intervista pubblicata questa mattina sulla colonne del Corriere della Sera, ha sottolineato che il green pass per il suo partito è un grande successo.
Salvini ha sottolineato che tanti limiti sono stati abbattuti: noi, intanto, stiamo cercando di capire quali siano. Perché a precisa domanda nell’intervista non si trova risposta.
In serata il leader leghista ha provato ad ammansuetire i suoi sostenitori con uno dei suoi classici: i gattini, ma questa volta ai leghisti la posizione sul green pass non è proprio andata giù.
Salvini prova ad ammansire i suoi seguaci infuriati per il green pass con un gattino, ma gli va male: ecco la furia sui social
“Invece di pescare notizie sui gattini..oltretutto datate..parlaci di attualità..tipo greenpass..i ragazzi andavano lasciati fuori..vergogna!”, gli scrivono nei commenti, “Vergogna. Traditori. Non ci caschiamo più con le tue pizze, i rosari, i cagnolini ed i gattini. Vi rendete conto di cosa avete votato? Pazzesco. Ma non si vergogna davanti ai suoi elettori? Vi prendete tutti voi la responsabilità degli eventuali effetti collaterali che non sono poi così infrequenti, morti comprese? Le cure ci sono! NON SI VACCINA MAI DURANTE UN’EPIDEMIA! Andremo avanti all’infinito con le varianti dovute ai vaccini. In Israele sono alla terza dose e sono nella cacca. Per lo meno, io, quando mi guardo allo specchio non mi sputo in faccia. Voi?” e ancora “Salvini parliamo di Green Pass: ha contribuito alla sua approvazione, poverino il gattino, poverini gli italiani!!!!”. Il mood è sempre lo stesso, una forte abbondanza di punti esclamativi e grande indignazione. Questa volta non per la sinistra però.
Oltre ogni ragionevole dubbio, è stato il Senatore Claudio Borghi a parlare della sconfitta. Perchè di questo si tratta. In una lunga diretta, l’uomo antieuropeo per eccellenza ha delineato i fallimenti della linea politica leghista. Un tracollo, nei consensi e nella linea di governo.
Un bene per il paese il green pass.
(da NextQuotidiano)

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CHI E’ ANTONELLA PALMISANO, L’ATLETA PUGLIESE CHE HA DOMINATO LA 20 KM DI MARCIA

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

L’ORO OLIMPICO NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO

L’amore per la marcia e prima ancora per la pallavolo, trent’anni compiuti proprio nel giorno della sua impresa olimpica, tanti record alle spalle. È Antonella Palmisano, medaglia d’oro nella marcia 20 km a Tokyo 2020.
L’atleta pugliese, nata in provincia di Taranto nel 1991, fino al 2003 ha giocato a pallavolo.
Poi, come ricorda la Fidal, si è convinta a praticare la marcia con un gruppo di ragazzi guidati dal tecnico Tommaso Gentile a Mottola, la sua città. Nel suo ricco palmarès giovanile brilla la vittoria in Coppa del Mondo juniores – risultato senza precedenti per un’azzurrina – a Chihuahua nel 2010.
Dal 2012 si è trasferita a Roma sotto la guida di Patrizio Parcesepe, tecnico delle Fiamme Gialle.
Si è piazzata a ridosso del podio nei Mondiali di Pechino 2015 (quinta) e poi ai Giochi olimpici di Rio 2016 (quarta) nonostante una stagione condizionata da un infortunio al tibiale destro.
Nel 2017 ha stabilito il record nazionale nei 10.000 su pista (41′57″29) e ha vinto la 20 km in Coppa Europa a Podebrady prima del bronzo ai Mondiali di Londra con 1h26:36, seconda azzurra di sempre, migliorandosi di oltre un minuto.
Un altro bronzo agli Europei di Berlino, nel 2018. Nel 2020 è diventata primatista italiana nei 10 km su strada con 41:28 a Modena e nel 2021 ha conquistato il successo per la seconda volta negli Europei a squadre, di nuovo a Podebrady.
Diploma in Grafica pubblicitaria all’Istituto professionale per i servizi sociali di Mottola, è entrata nel Gruppo Sportive Fiamme Gialle il 12 marzo 2010.
Dal 2018 è sposata con Lorenzo Dessi, marciatore azzurro come lei. Piccola curiosità: l’atleta marcia sempre con un fiore di feltro in testa, realizzato a mano dalla mamma in occasione di ogni gara.
(da Huffingtonpost)

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L’OPERAIA MORTA SUL LAVORO NEL MODENESE AVEVA SEGNALATO IL CATTIVO FUNZIONAMENTO DEL MACCHINARIO

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

SUL SUO TELEFONO LE FOTO INVIATE AI TECNICI

Continuano le indagini sulla morte di Laila El Harim, la 40enne deceduta mentre lavorava nell’azienda d’imballaggi “Bombonette” di Camposanto, nel Modenese.
Sul cellulare della donna sono state trovate diverse foto che avrebbe scattato al macchinario ogni volta che questo andava in blocco e che inviava ai tecnici, che dovevano poi intervenire.
Laila El Harim avrebbe parlato dei problemi con la fustellatrice anche al compagno, dal quale aveva avuto una bambina. “Se ne lamentava spesso – ha raccontato l’uomo a La Repubblica -. Diceva che la macchina si bloccava, che non andava. E spesso dovevano intervenire gli elettricisti”.
Saranno ora gli inquirenti, che hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo, a dover stabilire se ci sia stata una correlazione tra i malfunzionamenti documentati dalla 40enne e la sua morte.
Gli investigatori stanno, inoltre, cercando di fare chiarezza sul perché il sistema di sicurezza fosse attivabile solo manualmente.
(da agenzie)

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USA, SCRIVEVA POST CONTRO VACCINI E MASCHERINE: POLITICO AMERICANO REPUBBLICANO MUORE DI COVID

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

ORA NON POTRA’ PIU’ INNEGGIARE A CHI BRUCIA LE MASCHERINE

E’ morto di Covid un politico del Partito Repubblicano, H. Scott Apley, che si era schierato apertamente, tramite post su Facebook e commenti su Twitter, contro mascherine e vaccini.
E’ accaduto in Texas, dove Apley, 45 anni, membro del Consiglio comunale di Dickinson e del Comitato esecutivo repubblicano dello Stato, è deceduto in un ospedale locale intorno alle 3 del mattino di mercoledì.
Apley era stato ricoverato domenica con sintomi “simili a una polmonite” per poi essere collegato a un ventilatore polmonare. L’uomo, come si legge in una raccolta fondi creata su GoFundMe per aiutare la famiglia a pagare le spese sanitarie, “lascia la moglie Melissa, che è positiva al Covid, e un figlio piccolo, Reid”.
I post contro mascherine e vaccini
A maggio, Apley aveva pubblicizzato un evento organizzato a Cincinnati dal titolo “Mascherina che brucia” scrivendo “Vorrei vivere in quella zona”.
Un paio di settimane prima, aveva pubblicato un articolo su omaggi e incentivi destinati a incoraggiare le persone a vaccinarsi, scrivendo “Disgustoso”.
Apley si era anche scagliato contro i cosiddetti passaporti vaccinali. Inoltre, quando l’ex commissario alla Salute di Baltimora Leana Wen aveva condiviso una notizia sull’efficacia del vaccino Pfizer, un Apley apparentemente indignato l’aveva definita “un nemico assoluto di un popolo libero”.
Il 30 luglio, meno di una settimana prima della sua morte, Apley aveva inoltre ripostato sulla sua pagina Facebook un meme che diceva: “In 6 mesi, siamo passati da ‘il vaccino ha posto fine alla pandemia’ a ‘puoi ancora contrarre il Covid anche se vaccinato’ a ‘puoi passare il Covid ad altri anche se vaccinato’ per cui ‘puoi ancora morire di Covid anche se vaccinato’ a ‘i non vaccinati stanno uccidendo i vaccinati'”.
(da agenzie)

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POLONIA, LA BATTAGLIA SULLA “TV LIBERA” CHE IL GOVERNO SOVRANISTA VORREBBE IMBAVAGLIARE

Agosto 6th, 2021 Riccardo Fucile

BIDEN LANCIA IL MONITO: “SE RIDUCETE LA LIBERTA’ DEL POPOLO POLACCO CONSEGUENZE POLITICHE, ECONOMICHE E MILITARI”

A volte i meriti del padre ricadono sul figlio. È il caso di Marek Brzezinski, figlio del grande consigliere della Casa Bianca di origine polacca e amico storico dei dissidenti liberal anticomunisti e di ogni antiautoritario, Zbigniew Brzezinski.
Suo figlio Marek attende il gradimento dal governo polacco quale ambasciatore degli Stati Uniti. Gradimento che secondo media indipendenti a Varsavia alcuni falchi del potere polacco avrebbero cercato di ostacolare.
La notizia, di ieri, è l’ennesimo segnale e monito preciso dell’amministrazione Biden a Varsavia, nell’inatteso duro conflitto che si è aperto tra la Casa Bianca e la Polonia (pure il più atlantico Paese dell’est della Nato) in nome della libertà dei media difesa dal presidente Joe Biden e dal suo segretario di Stato di origini ungheresi Antony Blinken e calpestata dagli autocrati polacchi e ungheresi come da Putin e Lukashenko. Ma Ungheria e Polonia sono Stati dell’Unione europea difesi dall’ombrello militare e atomico degli Stati Uniti.
L’oggetto dello scontro è la sorte di TVN24, la tv privata e libera di notizie, attendibilissima e con enorme audience, di proprietà di Discovery.
Più volte nei giorni scorsi, con discreti ma decisi messaggi diplomatici, l’amministrazione Usa ha messo in guardia il governo polacco dal suo piano – espresso in una legge già pronta, presentata dal partito sovranista di maggioranza PiS, Prawo i Sprawiedlywosc – che prevede un pacchetto per togliere la frequenza a TVN24, espropriarla, nazionalizzarla e di fatto addomesticarla e imbavagliarla.
Forse sorpreso dalla fermezza americana dopo gli anni di entente cordiale e affinità elettiva con Trump, l’esecutivo polacco ha preannunciato un imprecisato rinvio dell’esame della legge.
Ma l’intenzione resta, il disegno di legge anche, e tutto è pronto come una spada di Damocle. Il monito della Casa Bianca è implicito ma duro: ne subirebbero serie conseguenze i rapporti politici, economici, e forse anche militari, proprio mentre per difendersi dalla minaccia della Russia di Putin la Polonia sta acquistando superjet invisibili F-35 e carri armati Abrams e ospita forze stazionarie e centri di controllo antimissile americani.
E soprattutto, una condanna di Washington nel gioco geopolitico mondiale avrebbe ben altro peso di qualsiasi critica dell’Unione europea. C’è la sensazione di divergenze al vertice polacco tra le colombe disposte a non irritare Washington e i sempre più forti falchi pronti a tutto contro tutti in nome della linea nazionalista estrema.
Centinaia di giornalisti e intellettuali polacchi hanno colto la palla al balzo per pubblicare, come scrive il sito notesfromPoland, un appello-lettera aperta per invitare tutti in Occidente a mobilitarsi per salvare la libertà di TVN24.
Il Senato degli Stati Uniti ha appena votato una mozione in cui chiede la più strenua difesa di TVN24 e della libertà mediatica in Polonia.
Il gruppo Discovery, appunto il proprietario di TVN, ha anch’esso lanciato un appello a difendere libertà e indipendenza della stazione, appellandosi ovviamente anche al ruolo del diritto di proprietà degli operatori mediatici rispetto agli Stati in Occidente. Ma alte fonti del PiS, citate dietro anonimato sempre da notesfromPoland, hanno detto di non poter affatto escludere che una compagnia statale acquisti TVN, “se i polacchi vogliono avere qualche influenza sui loro media”.
Il gigante petrolifero statale Orlen ha appena acquistato a forza e imbavagliato decine di testate regionali e locali. Lo scontro è aperto, e sfidando Washington (e non solo la Ue come fa da Budapest il premier autocrate Viktor Orbán) gli autocrati polacchi stanno forse rischiando di fare il passo più lungo della gamba, o di non aver capito con chi hanno a che fare.
(da agenzie)

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