Destra di Popolo.net

GLI ULTIMI SONDAGGI SULLE COMUNALI NELLE GRANDI CITTA’

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

NAPOLI, BOLOGNA, MILANO IN TESTA CENTROSINISTRA… TORINO E ROMA IN TESTA CENTRODESTRA, MA DECISIVI SARANNO GLI SPOSTAMENTI DI VOTI NEI BALLOTTAGGI

Testa a testa a Milano e Torino. Grande incertezza a Roma. E un buon vantaggio del centrosinistra a Napoli e Bologna.
È quanto emerge dai sondaggi Opinio Italia per la Rai in vista delle elezioni comunali nelle grandi città che si svolgeranno il 3 e 4 ottobre.
Milano: Sala avanti di 4 punti
Nel capoluogo lombardo il sindaco uscente del centrosinistra, Beppe Sala, si attesta tra il 44 e il 48%. Mentre il candidato del centrodestra, Luca Bernardo, è incollato dietro con le intenzioni di voto che lo danno tra il 40 e il 44%.
Torino: Damilano precede Lo Russo di 3 punti
Anche a Torino sembra esserci un testa a testa, ma in questo caso a guidare è il candidato del centrodestra Paolo Damilano con una forchetta tra il 42 e il 46%. A inseguire il candidato del centrosinistra, Stefano Lo Russo, con una forchetta tra il 39 e il 43%.
Roma: Michetti precede nell’ordine Gualtieri, Raggi e Calenda
Incerta è la sfida nella Capitale. In testa c’è il candidato del centrodestra, Enrico Michetti, con una forchetta tra il 31 e il 35%. Insegue il candidato del centrosinistra, l’ex ministro Roberto Gualtieri, con il 23-27%. Terza la sindaca uscente dei 5 stelle, Virginia Raggi con il 17-21%. Quarto Carlo Calenda che si attesta tra il 15 e il 19%.
Bologna: Lepore sfonda quota 55%
Sotto alle Due torri non pare esserci partita. Infatti il candidato del centrosinistra, il dem Matteo Lepore, è saldamente in testa con una forchetta tra il 55 e il 59%. Staccato il candidato del centrodestra, Fabio Battistini, con il 36-40%.
Napoli: Manfredi avanti di 15 punti su Maresca
Anche a Napoli il risultato sembra premiare il centrosinistra con il suo candidato Gaetano Manfredi attestato sul 42-46%. A inseguire il candidato del centrodestra, Catello Maresca, con una forchetta tra il 27 e il 31%. Terzo incomodo l’ex sindaco Antonio Bassolino con la sua lista civica tra il 14 e il 18%.
(da Huffingtonpost)

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FINE DELLA FARSA, IL GARANTE DELLA PRIVACY: “I TITOLARI DI RISTORANTI POSSONO CHIEDERE IL DOCUMENTO D’IDENTITA'”

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

CHISSA’ CHE CI VORRA’ A CONTROLLARE CHE IL NOME SUL GREEN PASS CORRISPONDA A QUELLO DELLA CARTA D’IDENTITA’, BASTA MUOVERE IL CULO… ALLA RECEPTION DI UN ALBERGO NON TI CHIEDONO FORSE UN DOCUMENTO? E LI’ LO REGISTRANO PURE, MA NESSUNO HA MAI ROTTO I COGLIONI

Dopo giorni di incertezze e caos, arriva una precisazione sul nodo della privacy relativo ai controlli ai possessori di Green pass, che potranno essere svolti dai titolari delle attività chiedendo il documento di identità ai clienti per escludere dai propri esercizi i furbetti di turno.
Chiarimento che arriva dal Garante per la Privacy che però di fatto smentisce quanto affermato ieri 9 agosto dalla ministra Luciana Lamorgese in conferenza stampa: «I titolari non potranno richiedere la carta d’identità. La regola è che venga richiesta la presenza del Green pass senza il documento perché, è stato detto giustamente, non essendo pubblici ufficiali non va richiesto», aveva detto.
Oggi il Garante ha dichiarato il contrario, affermando che «le figure autorizzate alla verifica dell’identità personale sono quelle indicate nell’articolo 13 del Dpcm del 17 giugno 2021 con le modalità in esso indicate, salvo ulteriori modifiche che dovessero sopravvenire».
Il Garante ha così risposto a un quesito rivolto all’Autorità dalla Regione Piemonte sull’attività di verifica e di identificazione da parte degli esercenti di ristoranti e bar. Tra i soggetti elencati dal Dpcm ci sono anche «i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi» che possono richiedere agli intestatari della certificazione verde di esibire un documento d’identità.
«Il Garante per la protezione dei dati personali – si legge nella nota – si è riunito in seduta straordinaria per esaminare il tema della protezione dati connesso alle recenti disposizioni in materia di Green pass e certificazioni verdi riguardanti lo svolgimento dell’attività scolastica e per rispondere ad un quesito rivolto all’Autorità dalla Regione Piemonte sull’attività di verifica e di identificazione da parte degli esercenti di ristoranti e bar».
Nella nota inviata alla Regione, l’Autorità sottolinea che la «disciplina procedurale (oggi riconducibile al Dpcm del 17 giugno 2021) comprende – oltre la regolamentazione degli specifici canali digitali funzionali alla lettura della certificazione verde – anche gli obblighi di verifica dell’identità del titolare della stessa, con le modalità e alle condizioni di cui all’art. 13, c.4, del citato Dpcm».
L’articolo precisa che «l’intestatario della certificazione verde all’atto della verifica dimostra, a richiesta dei verificatori, la propria identità personale mediante l’esibizione di un documento di identità».
Il Garante evidenzia, dunque, che «è consentito il trattamento dei dati personali consistente nella verifica, da parte dei soggetti di cui all’art. 13, c.2, dell’identità dell’intestatario della certificazione verde, mediante richiesta di esibizione di un documento di identità».
Tra i soggetti elencati dal citato articolo ci sono: i pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni; il personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo; i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi; il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività; i vettori aerei, marittimi e terrestri; i gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie. Tra le garanzie previste da tale decreto – ricorda il Garante – «è compresa anche l’esclusione della raccolta, da parte dei soggetti verificatori, dei dati dell’intestatario della certificazione, in qualunque forma».
A precisare i dettagli sul fronte controlli dovrebbe arrivare a breve una circolare del Viminale. Era attesa per oggi, ma al momento non si vede. Una circolare, però, non può cambiare un decreto ma solo rendere più chiaro il suo contenuto. Difficilmente, quindi, potrà esserci scritto che un ristoratore non è tenuto a controllare i documenti. Ma per chiudere il cerchio, e per garantire un po’ di chiarezza ai diretti interessati, bisognerà aspettare che questo testo finalmente sia diffuso.
(da agenzie)

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SONO SEMPRE GLI STESSI: IERI NO EURO, OGGI NO VAX

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

NELLA GALASSIA ANTI GREEN PASS GLI STESSI CHE VOLEVANO AFFOSSARE L’EUROPA

Sarà forse un riflesso condizionato, il dire no a prescindere; o anche una forma mentale, credere che dietro a ogni scelta politica si celi in realtà un complotto di un qualche tipo.
Fatto sta che le cartine potrebbero benissimo essere sovrapponibili: il ‘vecchio’ mondo no euro, euroscettico e sovranista combacia perfettamente con quello che oggi protesta contro i vaccini, il Green Pass eccetera eccetera.
Anche la simbologia adottata nella propaganda online è simile: se l’Europa dei banchieri e dei burocrati era paragonata a una nuova forma edulcorata del nazismo, inteso come pensiero unico, adesso se ne ripropone la schema, con i non vaccinati descritti alla stregua degli ebrei sotto la dittatura hitleriana.
Comunque, i capofila di questo movimento sono economisti, studiosi di vario genere, opinionisti, gente che ha costruito carriere e consensi politici attorno alla battaglia campale contro la moneta unica ora rinnova con la stessa verve lo schema attorno agli aspetti di regolamentazione sociale della pandemia.
In casa Lega, ad esempio. Lo stesso Matteo Salvini, ai tempi sfegatato no euro salvo poi cambiare idea, in questi mesi ha più o meno indirettamente dato spago agli anti-vaccinisti. In Consiglio dei ministri ha perso la sua battaglia contro le direttive di Mario Draghi, anche perché nel suo stesso partito l’ala più moderata non approva questo tipo di connivenza. Ma ci sono altri irriducibili pronti a portare avanti la protesta: Claudio Borghi, Alberto Bagnai, l’eurodeputata Francesca Donato. Tutti e tre anti-euro duri e puri poi portati nelle istituzioni dal Carroccio, in seguito scesi a più miti consigli sul fronte dell’economia; oggi scendono nelle piazze no vax e no Green Pass.
Anche nel mondo della destra ancor più radicale, tra CasaPound e Forza Nuova, in quanto forze nazionaliste fiere avversarie dei processi di integrazione, le due battaglie combaciano perfettamente. In Fn addirittura si predica l’espulsione per chi si è vaccinato.
E poi ci sono gli ‘intellettuali’ d’area o comunque tenuti in grande considerazione nella galassia sovranista, e sono tutti ovviamente schieratissimi contro la ‘dittatura sanitaria’: dal filosofo Diego Fusaro allo psichiatra Alessandro Meluzzi, passando per il professor Paolo Becchi.
Sull’Europa Gianluigi Paragone – ex direttore del quotidiano della Lega Nord La Padania, poi eletto in Parlamento con il M5S – è rimasto coerente e ha fondato il partito Italexit, un nome un programma.
Anche lui è contemporaneamente un fervente no Green Pass che grida all’attentato contro le libertà personali.
Poi c’è Claudio Messora, ai tempi della sbandata contro l’euro del M5S tra i responsabili della comunicazione del partito, con la sua ‘tv dei cittadini’ Byoblu, che in nome della ‘libera informazione’ copre assiduamente le manifestazioni contro il cosiddetto ‘inganno planetario’ del Green Pass e del tracciamento. Naturalmente Messora e company erano (sono) acerrimi nemici delle istituzioni europee.
Contrari al Green Pass ci sono pure gli ex 5 Stelle che hanno dato vita a L’Alternativa c’è, non sono tutti rimasti ancorati all’uscita dall’euro ma di certo il legame ideale con il Movimento anti-sistema è rimasto forte nella retorica e nella contrapposizione ai famosi ‘poteri forti’.
Anche a sinistra, infine, seppur con una posizione meno netta e strillata, l’equazione regge.
Dall’economista marxista Vladimiro Giacché, studioso ostile all’unità monetaria e oggi molto critico sul piano vaccinale al segretario del Partito comunista Marco Rizzo: dal suo Pc, che anch’esso esprime una posizione no euro, giusto ieri ha annunciato l’abbandono il famoso pugile Lenny Bottai che si è portato dietro tutta la federazione del partito della sua città, Livorno. Bottai, ex capo ultrà delle Brigate autonome livornesi, tra le altre cose ha lamentato una “mancanza di chiarezza sui vaccini e sulla pandemia” da parte di Rizzo e compagnia. La posizione di Bottai è classicamente comunista: se anche Cuba produce un proprio vaccino e lotta contro il Covid, come si può sminuirne l’importanza o evocare complotti da sinistra?
E come si può dirsi socialisti se si mette davanti a tutto, anche alla salute pubblica, la scelta individuale (a me piace il vaccino, a me no…)? Vecchia scuola falce e martello che però, di fronte a un tema così delicato, non si trova a proprio agio neanche tra chi professa la fede stalinista.
(da La Repubblica)

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TERREMOTO NEL GOVERNO POLACCO: IL PREMIER MORAWIECKI LICENZIA IL SUO VICE GOWIN CHE ANNUNCIA L’USCITA’ DEL SUO PARTITO DALL’ALLEANZA

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

IMPLODE IL GOVERNO SOVRANISTA CHE VOLEVA METTERE UN BAVAGLIO ALL’INFORMAZIONE… MIGLIAIA IN PIAZZA IN TUTTA LA POLONIA PER GARANTIRE LA LIBERTA’ DEI MEDIA

Terremoto nel governo polacco: il premier Mateusz Morawiecki ha espulso il suo vice e ministro dello sviluppo Jaroslaw Gowin che a sua volta ha annunciato che il suo partito Alleanza uscirà dall’esecutivo.
La scossa arriva dopo che il partito di Gowin si era opposto alla riforma fiscale del Pis di Kaczynski e alla stretta sui media privati che prevede solo una presenza di minoranza per gli investitori stranieri.
Una mossa quest’ultima che colpisce anche il canale Tvn, controllato dall’americana Discovery, a difesa della quale oggi sono in corso manifestazioni di piazza in tutto il Paese.
La legge che colpisce anche la Tvn domani sarà sottoposta al voto del parlamento. In difesa dei media liberi sono in corso manifestazioni in 90 città della Polonia. A Varsavia, sotto la sede del parlamento è intervenuto, accolto dall’entusiasmo, anche l’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.
La tenuta del governo di Varsavia è ora messa in discussione dato che queste dimissioni sanciscono la probabile fine dell’alleanza tra Diritto e Giustizia (PiS) e Porozumienie che ha governato in Polonia sin dal 2015.
Il portavoce del governo ha tuttavia dichiarato che la coalizione Destra unita potrebbe essere ancora in grado di governare anche dopo le dimissioni di Gowin in quanto alcuni deputati potrebbero sostenere le riforme dell’esecutivo. “Sono convinto che ci saranno persone nella Destra unita e nel resto del Parlamento polacco che sosterranno le riforme benefiche che abbiamo proposto”, ha affermato Muller.
Nei giorni scorsi le tensioni tra i due partiti si erano concretizzate nella rimozione della viceministra dello Sviluppo, del Lavoro e della Tecnologia polacca, Anna Kornecka. Gowin aveva accusato PiS di infrangere l’accordo di coalizione in seno alla maggioranza.
“La decisione del premier Mateusz Morawiecki è stata presa senza consultarmi” e questo “viola le disposizioni dell’accordo di coalizione”, aveva dichiarato Gowin secondo cui la decisione assunta dal capo dell’esecutivo non sarebbe restata “senza reazione da parte di Porozumienie” che si sarebbe pertanto riservata di valutare se e a quali condizioni rimanere nella coalizione governativa. La rimozione della viceministra Kornecka era stata presa dal premier Morawiecki dopo che la viceministra aveva apertamente criticato la riforma fiscale contenuta nel pacchetto di misure noto come Patto polacco.
(da agenzie)

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CARO LANDINI SBAGLI, IL GREEN PASS PER NOI LAVORATORI E’ UNA TUTELA

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

NOI VACCINATI ABBIAMO IL DIRITTO DI ESSERE GARANTITI SUL POSTO DI LAVORO

Ciao Landini,
sono una lavoratrice e sono molto perplessa per quello che hai detto a proposito di lavoratori e Green Pass. Certamente, alla base c’è lo slancio più nobile: proteggere i lavoratori, evitare che su di loro si scarichi – come sempre, come sempre più spesso – il peso di ogni disfunzione. Ma qui forse la faccenda è più complessa del solito, e simile posizione rischia di ottenere un effetto del tutto opposto.
Io sono vaccinata: della primissima ora, appena è stato possibile per la mia classe d’età, con convinzione ed entusiasmo. E certo qualche timore, come mi accade ogni volta che prendo un farmaco, anche da banco. Ma ho ritenuto che i rischi fossero trascurabili e i vantaggi irrinunciabili, e quello che accade, con i milioni e milioni di vaccinati in ottima salute (me compresa) e i dati dei contagi che mostrano l’efficacia dei vaccini, mi ha dato ragione.
Vaccinandomi e continuando a osservare le precauzioni di base ritengo di avere fatto tutto quel che potevo per dare una mano contro la pandemia. Ma c’è un margine, ampio assai, di cose che non dipendono da me, e mi turbano.
Il Green Pass a me, e a tantissimi altri, non sembra affatto una soppressione di libertà, ma al contrario una sua garanzia: mi certifica che i luoghi in cui vado sono protetti quanto me, e il margine che lasciamo alla circolazione del virus è minimo (non è zero, ovviamente, non può esserlo).
In questo però è fondamentale la collaborazione di tutti quanti: da chi gestisce gli spazi comuni (che siano di lavoro, di ristoro, di svago, di qualunque cosa) a chi li frequenta. Anzi, qui mi viene in mente quanto sia ridicola, oltre che offensiva, e fuori luogo quella sceneggiata novax delle stelle gialle: ahinoi, chi le indossava era escluso, e non incluso nei luoghi e tra le comunità. Davvero, nel mondo alla rovescia di questi signori brilla anche questo cortocircuito logico.
Tu hai ragione quando ti preoccupi per le sanzioni “punitive” verso i lavoratori: è il motivo per cui ti ho sempre stimato, e tuttora – a differenza di altri che si stanno esprimendo in queste ore sulle tue dichiarazioni – non penso affatto che tu abbia detto quel che hai detto per un qualche tornaconto, per ragioni di tessere o di appartenenze, per i soliti abietti motivi di corteggiamento di iscritti e posizionamento che mai ho ravvisato nelle tue scelte. Purtroppo, qui il caso è delicato assai e non credo ci sia modo di salvaguardare tutti e le ragioni di tutti, contemporaneamente.
Io, vaccinata, non intendo correre rischi inutili sul mio posto di lavoro.
Ho il diritto di pretenderlo, anche perché non si tratta di un ristorante, in cui posso scegliere di alzarmi e andare via.
Ho diritto a una tutela, che non è meno giusta di quella di chi sceglie, consapevolmente, di non vaccinarsi (non menziono i casi di chi non può farlo: è evidente a tutti che si tratta di numeri molto piccoli, e, paradossalmente, è proprio la fascia di “fragili” che le vaccinazioni massicce di noialtri non fragili proteggono).
Caro Landini, so bene che il tuo sindacato invita a vaccinarsi e rendere sicuri i luoghi di lavoro, ma temo che non ci sia scelta, sul punto Green Pass: noialtri che ci siamo vaccinati, a volte non con meno dubbi e timori di chi non lo fa, dobbiamo essere tutelati. E per la nostra tutela passa persino quella, assai più grande di ciascuno di noi e di ciascuna delle aziende in cui lavoriamo, di tutto il Paese.
Punitivi coi lavoratori? No, mai, su questo siamo d’accordo. Scegliete voi toni e modalità, scegliete le “sanzioni” o gli accomodamenti, ma tutelate anche noi. O finiremmo per essere puniti noialtri, lavoratori come tutti. Grazie.
(da Huffingtonpost)

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CNN: “NON CI SONO CASI GRAVI DI INFEZIONE DA COVID NEL 99,9% DEI VACCINATI CON DUE DOSI”

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

NEGLI USA, CON 164 MILIONI DI VACCINATI, LE MORTI SONO LO 0,001%, I RICOVERI LO 0,005%… DATI POSITIVI ANCHE IN ISRAELE, FRANCIA E ITALIA

Le nuove varianti di covid – l’ultima in ordine di tempo la lambda – continuano a spaventare, ma sono sempre maggiori le prove che i vaccini funzionano e soprattutto agiscono riducendo la gravità delle infezioni.
L’ennesima dimostrazione arriva dagli Stati Uniti. Più del 99,9% delle persone completamente vaccinate contro il covid-19 non ha avuto un’infezione post-vaccinazione così grave da concludersi con il ricovero in ospedale o la morte.
Questa la rivelazione della CNN, dopo aver esaminato i dati del CDC (Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie).
Secondo il CDC, più di 164 milioni di persone negli Stati Uniti sono state vaccinate a partire dal 2 agosto. Meno dello 0,001% di quel totale – 1.507 persone – sono morte e meno dello 0,005% – 7.101 persone – sono state ricoverate in ospedale a causa del covid-19.
Inoltre, sempre stando ai dati del Centro, circa tre quarti (74%) di tutti i casi di infezione segnalati nelle persone vaccinate riguardano persone di età pari o superiore a 65 anni. “Dei quasi 1.500 deceduti, uno su cinque è morto per una causa diversa dal covid-19, anche se era stato infettato” aggiunge il CDC.
Dati lampanti che fanno ben sperare, anche alla luce del fatto che l’incidenza di casi di persone morte o ricoverate in ospedale dopo aver effettuato la vaccinazione è simile anche in altri Paesi, dove la percentuale di completamente vaccinati è ugualmente molto alta. Il virologo Roberto Burioni, docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha mostrato su Twitter un grafico sull’incidenza dei casi gravi di Covid-19 registrati dal 1° luglio in Israele tra gli over 60 vaccinati e non vaccinati. Ebbene nel grafico si notano da subito due curve che indicano un distacco ampio tra i due gruppi, con un’assoluta prevalenza di non vaccinati.
“I vaccini funzionano, pure molto bene. Però bisogna vaccinarsi, fatelo alla svelta” ha scritto sempre su Twitter Burioni. Anche in Italia, secondo l’ultimo report dell’Iss, grazie alla vaccinazione si è registrata una riduzione del numero di ricoveri e di morti. Il documento è stato redatto sulla base dei dati relativi a oltre 27 milioni di persone con almeno una dose di vaccino ricevuta, circa la metà della popolazione italiana. Sul fronte dei ricoveri, si è verificata una riduzione di ospedalizzazione da un tasso di incidenza dello 0,27 nei primi 14 giorni dopo la prima dose a 0,09 nelle persone con vaccinazione incompleta e a 0,03 in coloro con vaccinazione completa. “Lo stesso andamento si rileva per le terapia intensive” ha spiegato l’Iss, che ha sottolineato numeri chiaramente più bassi anche per il fronte dei decessi. “L’incidenza di decesso successiva alla diagnosi di covid-19 tra le persone vaccinate prima del 16 maggio 2021 si attesta a valori compresi tra 0,08 nei primi 14 giorni dopo la prima dose a 0,01 in coloro con vaccinazione completa. In quest’ultimo gruppo di vaccinati l’incidenza non differisce sostanzialmente per età, genere, area geografica, rimanendo sempre sotto lo 0,02 tra gli ultra-ottantenni”.
Anche in Francia, grazie ai vaccini, il numero dei decessi causati dal covid è in forte diminuzione. A mostrarlo è un grafico realizzato dal New York Times, dove si vede immediatamente come la curva delle morti si sia abbassata sensibilmente dal mese di maggio in poi, ovvero quando la campagna vaccinale ha cominciato a portare i suoi frutti. La popolazione completamente immunizzata nel Paese è di 37 milioni, ossia il 55,1% degli abitanti. Coloro che invece hanno ricevuto una sola dose sono il 66%.
In Francia la situazione resta comunque d’allerta. Il numero di pazienti gravi in ospedale per Covid-19 in Francia è aumentato. I ricoveri, lo scorso 7 agosto, per la prima volta dalla fine di giugno, hanno superato la soglia delle 9.000 persone. Con 230 nuove ammissioni in terapia intensiva in 24 ore, il numero di pazienti in questi servizi ha raggiunto 1.667, 111 in più del giorno prima. Dato che si confronta con i 1.232 di una settimana fa. Gli ospedali hanno 9.022 persone ricoverate, di cui 833 nelle ultime 24 ore, il più alto dal 27 giugno.
(da agenzie)

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NON E’ VERO CHE LA COMUNITA’ LGBT+ E’ CONTRO IL GREEN PASS

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

LA QUESTIONE SOLLEVATA DAL GAY CENTER E’ DI ALTRA NATURA, RICHIEDE SOLO LA DOVUTA RISERVATEZZA

Un paio di titoli di giornale fuorvianti ed eccoci qui, il gioco è fatto.
Sono in molti a dire su Twitter, da un paio di giorni, che le persone della comunità LGBTQ+ sarebbero contro il Green Pass: «Green Pass, no della comunità Lgbtq+: “Discrimina le persone trans, le obbliga a fare coming out forzati”» o «Anche il Gay center contro il Green pass: «È un coming out forzato. Trans ancora più isolati»» (rispettivamente titoli di La Stampa e Open) sono fuorvianti e hanno dato il via a una serie di considerazioni sull’opinione dell’intera comunità LGBTQ+ – come se avesse senso parlarne – contro il Green Pass.
Da specificare che in entrambi gli articoli viene spiegato esattamente come stanno le cose ma titoli del genere hanno fatto da assist a polemiche evitabilissime e sterili rispetto a cosa ha detto il Gay Center sul Green Pass.
Cosa ha detto realmente il Gay Center sul Green Pass
«Il Gay Center non si è mai schierato contro vaccini e Green Pass ed è ben specificato nelle prime righe del comunicato – scrive il portavoce dell’organizzazione Pietro Turano su Instagram – Chiediamo strumenti che non siano esclusivi ed escludenti»
Niente contro il Green Pass e niente contro il vaccino, che rimangono gli strumenti di contrasto alla pandemia più importanti. Però la richiesta è quella – come specificato anche nell’oggetto della mail – di prestare attenzione anche alla «privacy delle persone trans». Alcune di loro, come è già stato raccontato, si trovano in situazioni poco piacevoli in cui la mancata discrezione di chi effettua il controllo può creare danno.
Il punto – come spiega il Gruppo Trans di Bologna sul Green Pass – è che «tale soluzione non prevede né considera l’esistenza di persone transgender e/o non binarie, il cui diritto alla privacy potrebbe essere leso nel caso in cui i documenti riportassero un nome non corrispondente al nome e genere con cui la persona è conosciuta socialmente».
Viene spiegato che «come in molti altri casi, le persone trans potrebbero trovarsi in situazioni spiacevoli, di disagio e costrette a coming out forzati. L’iter legale in Italia – quando è possibile – è un processo lungo, costoso ed estenuante, che lascia di fatto molte persone sospese con documenti non corrispondenti alla propria identità».
(da agenzie)

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A BERGAMO, DOVE IL COVID HA FATTO MIGLIAIA DI VITTIME, C’E’ CHI HA IL CORAGGIO DI MANIFESTARE CONTRO IL GREEN PASS

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA, LA DIGOS NE HA DENUNCIATI PER ORA 51

A Bergamo, città simbolo della Lombardia per numero di vittime da Covid, scattano le prime denunce per la manifestazione non autorizzata dello scorso 24 luglio quando un gruppo di cittadini si erano riuniti per protestare contro il Green pass.
La Digos ha trasmesso alla Procura le prime 51 denunce nei confronti dei partecipanti al corteo.
Le accuse sono l’adunata sediziosa e l’interruzione del pubblico servizio, visto che i cittadini avevano di fatto bloccato il trasporto pubblico di Bergamo.
Alcuni dei denunciati dovranno anche rispondere del reato di mancato preavviso della manifestazione: si tratta di fatto degli organizzatori e di chi ha guidato la manifestazione stessa, come emerso dalle immagini registrate dalla Digos.
A breve dovrebbero scattare ulteriori provvedimenti anche per la manifestazione del 31 agosto, anch’essa non autorizzata, mentre era tutto in regola per la manifestazione di sabato scorso, 7 agosto, quando era stata preavvertita la questura, come prevede la normativa.
E potrebbero costare cari al popolo dei “no pass”, come ha fatto sapere la polizia nei giorni scorsi, anche i cortei non autorizzati del 6 agosto scorso su cui sta indagando la Digos che nella Capitale hanno già identificato e denunciato altri 39 partecipanti.
(da agenzie)

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IL GREEN PASS CHIESTO IN PRESTITO AGLI AMICI SU WAHTSAPP: A TORINO IL RAGGIRO GRAZIE AL BUCO DEI CONTROLLI

Agosto 10th, 2021 Riccardo Fucile

SI PASSANO IL QR CODE DI UN ALTRO E IL GIOCO E’ FATTO, SI ENTRA NEL LOCALE E NESSUNO TI CHIEDE UN DOCUMENTO DI IDENTITA’

Nessun vaccino anti Covid, nessun tampone. Un Green pass chiesto in prestito ad amici e conoscenti e il gioco è fatto: l’accesso a ristoranti, bar, palestre e piscine è regolare e assicurato.
Si tratta dell’ultima trovata di giovani torinesi che per eludere i controlli dei gestori all’entrata dei locali hanno pensato di chiedere un QR code in prestito.
Purtroppo niente di più semplice: ad aiutare, da un parte, la poca dimestichezza dei proprietari delle attività nella gestione efficace del controllo e della verifica, dall’altra il gran pasticcio del governo sulla questione privacy.
Come Open ha già spiegato nelle ultime ore, le indicazioni sulla Certificazione verde Covid-19 diffuse sul sito ufficiale del governo, Dgc.gov.it, ha fin da subito presentato a chiare lettere la necessità da parte del controllore di Green pass, tramite App “Verifica-19”, di provvedere oltre alla scannerizzazione del Qr Code, anche alla verifica del documenti d’identità del cliente.
Un iter «ai fini della verifica di corrispondenza dei dati anagrafici presenti nel documento con quelli visualizzati dall’App».
Nelle ultime ore l’improvviso dietrofront operato nell’ordine dalla ministra dell’Interno Lamorgese, dall’improvvisa scomparsa delle indicazioni sul sito ufficiale e dalla circolare del capo di gabinetto del Viminale, Bruno Frattasi.
Il governo ci ha ripensato: titolari e gestori non potranno e non dovranno chiedere il documento di identità per verificare che il certificato appartenga davvero a chi lo sta esibendo.
Il vuoto normativo riguarda uno dei nodi più delicati dell’obbligo di Carta verde, quello della privacy, diventato presto causa di prevedibili azioni di raggiro.
Il metodo del Green pass preso in prestito riguarda soprattutto la fascia d’età dai 15 ai 29 anni. Un semplice messaggio su WhatsApp con la foto del codice a barre ed è fatta: ci si presenta all’ingresso di qualsiasi locale senza vaccino né tampone che attesti la negatività dal virus, ma con Certificazione verde apparentemente in regola.
Nessuno controllerà che il nome, il cognome e la data di nascita presenti sul pass sanitario corrisponda effettivamente alla persona che lo esibisce, tranne che agenti di polizia, carabinieri o vigili urbani autorizzati a farlo.
Attualmente il Paese registra 2,7 milioni di ragazzi ancora scoperti mentre quasi 1 milione ha ricevuto le due dose e 841mila sono in attesa del richiamo.
In particolare nella fascia 20-29 anni si contano 2 milioni di giovani che non hanno ricevuto neanche la prima dose, 1,3 milioni attendono il richiamo.
L’idea annunciata dalla struttura commissariale di Figliuolo è quella di prevedere un piano pensato solo per loro subito dopo ferragosto. Corsie preferenziali e senza prenotazioni dovrebbe aiutare a vaccinare la categoria 12-29 anni con l’obiettivo del 60% di immunizzati da raggiungere entro la metà di settembre.
(da agenzie)

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