Destra di Popolo.net

DECINE DI RAVE PARTY FUORI CONTROLLO CON SALVINI AL VIMINALE

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

E HA ANCORA LA FACCIA DI CHIEDERE LE DIMISSIONI DELLA LAMORGESE PER QUELLO DI VITERBO… PER QUELLI DI NICHELINO E MANDURIA PERCHE’ NON TI SEI DIMESSO TU?

“Attesi l’alto numero di persone e la presenza di bimbi è stata ritenuta opportuna un’attività dissuasiva, mentre era controindicata l’azione di forza, con lo sgombero dell’area con il ricorso a idranti e lacrimogeni che avrebbero creato rischi per ordine pubblico e salute”.
E’ quanto ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, durante l’informativa alla Camera sulla vicenda del Rave party del lago di Mezzano, nel viterbese
“I servizi di controllo e cinturazione hanno avuto l’effetto di scongiurare che nell’area prescelta venisse a concentrarsi un numero di persone ben superiore, ipotizzato a 30 mila” ha spiegato ancora il ministro Lamorgese.
“Il mancato raggiungimento delle presenze preventivato dagli organizzatori sarebbe da ricondurre all’attività svolta dalle forze di polizia. Le difficoltà dell’area non hanno potuto impedire l’afflusso consistente di partecipanti al rave, che nella sua punta massima ha contato tra le 7 e 8mila persone”.
“Gli eventi e i fatti locali che rientrano nella sfera dell’ordine e della sicurezza pubblica – ha spiegato Lamorgese – rimangono nella piena e diretta capacità decisionale dei prefetti e dei questori. Tuttavia le valutazioni emerse sono state ampiamente condivise dal dipartimento della pubblica sicurezza che opera a supporto delle strutture locali, io stessa ho seguito passo, passo il corso della vicenda, e ho ritenuto che la scelta operativa non avesse alternative, non un tentativo di forzosa evacuazione dell’area ma nell’esercitare una continua e costante pressione per rompere il fronte dei partecipanti. Tale strategia ha avuto l’effetto di scongiurare il degenerare della situazione in tema di ordine e sicurezza pubblica ma anche quello di evitare il proseguo del rave, previsto fino al 23 agosto”.
“Nella prima mattinata del 14 agosto – ha ricostruito il ministero parlando ancora del Rave party di Mezzano – veniva convocata una prima riunione, a cui ne sono seguite altre, del comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica di Viterbo, dove è stata messa a punto la migliore linea di azione, tenendo conto di tutti i fattori di contesto. Sono state messe in atto attività di pressione e dissuasiva sui partecipanti, ravvisando come contro indicata un intervento di forza, un intervento di sgombero dell’area con ricorso a mezzi speciali, avrebbe potuto determinare rischi di ordine pubblico, nonché seri pericoli per l’incolumità pubblica. Il rischio di propagazione degli incendi aveva suggerito, fin da subito, la necessità di prevedere sul sito un presidio di personale e mezzi dei vigili del fuoco”.
Ma quanti Rave Party anche più complicati, si svolsero durante il mandato del ministro Matteo Salvini, senza che nessuno chiedesse le sue dimissioni o immaginasse qualche responsabilità diretta?
Il primo a Nichelino, in Piemonte, dal 6 ottobre 2018 per tre giorni richiamò 7mila persone anche da diversi paesi europei.
Poi Manduria, in Puglia il tradizionale Rave di Ferragosto attirò tra gli ulivi oltre 5mila persone.
Anche in questi due casi non ci fu nessuno sgombero per evitare ulteriori problemi di ordine pubblico, ma identificazioni a tappeto, denunce per invasione di terreni, controlli anti-droga. Come adesso.
Altre decine di eventi si sono svolti nei mesi successivi, ma un Salvini disperato ha la faccia tosta di chiedere le dimissioni della Lamorgese
(da agenzie)

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MEDIASET VUOLE CHIUDERE FUORI DAL CORO?

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

MARIO GIORDANO TROPPO VICINO ALLE POSIZIONI NO VAX

Alcuni giornali riferiscono della possibilità che Fuori dal Coro venga stoppato per via delle posizioni troppo sbilanciate a favore dei no vax di Mario Giordano
Non ha convinto i no vax sul gruppo Telegram più noto che accoglie le loro conversazioni e, a quanto pare, non ha convinto nemmeno Mediaset.
Se per gli utenti di Basta Dittatura il giornalista è un finto sovversivo che fa «dissenso controllato», per Mediaset sembrerebbe che la posizione di Mario Giordano sia troppo filo no vax e no Green Pass.
Secondo un retroscena delle ultime ore raccontato dal Tempo – e riportato da Libero -, in casa Mediaset ci sarebbe stato parecchio trambusto a un Giordano troppo spinto nell’esprimere posizioni no vax nella sua conduzione di Fuori dal Coro.
L’ipotetico retroscena ha trovato spazio su Tempo e narra di un colloquio che ci sarebbe stato nelle scorse ore tra Mario Giordano e i vertici di Mediaset.
Il fulcro del discorso sarebbe la posizione troppo vicina ai no vax e ai no Green Pass che Giordano veicola durante il suo talk show – Fuori dal Coro su Rete 4 -. I risultati del programma sono buoni – come ha sottolineato anche il presidente di Mediaset Confalonieri qualche tempo fa – ma l’atteggiamento del conduttore che abbraccia teorie e posizioni no vax non piacerebbe a Mediaset.
«Chiudetemi il programma se non vi vado bene. Io non sono No Vax, mi pongo solo delle domande», avrebbe detto Giordano secondo quanto riportato dal quotidiano fondato da Angiolillo nel 1944.
«Noi siamo favorevoli ai vaccini. Punto. Questo è il solo messaggio da diffondere», avrebbero detto senza appello i dirigenti dell’azienda.
Secondo le testimonianze dei presenti nel palazzo, le urla di un acceso confronto sarebbero state udite fino al piano terra e Giordano avrebbe urlato di essere «un giornalista» che non si fa «imbavagliare da nessuno» (e qua viene da ridere…)
Nonostante il talk di Giordano sia stato difeso da Confalonieri – «il talk-show deve fare casino, sennò chi lo guarda? La politica ormai è quella roba lì», aveva dichiarato al Foglio – sembra che le carte in tavola possano cambiare in breve tempo se il conduttore non dovesse ridimensionare il suo atteggiamento.
(da agenzie)

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AL FLASH MOB DI FRATELLI D’ITALIA CONTRO LAMORGESE C’ERANO PIU’ GIORNALISTI CHE MANIFESTANTI

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

CLAMOROSO FLOP DI UN PARTITO SENZA MILITANTI: I PARLAMENTARI REGGEVANO LA BANDIERA

Per raccontare l’insuccesso del flash mob contro Luciana Lamorgese organizzato davanti a Montecitorio da Fratelli d’Italia basta un video.
Le immagini, oltretutto, sono state trasmesse in diretta dalla pagina Facebook del partito guidato da Giorgia Meloni (non presente in piazza): poche decine di parlamentari con in mano le bandiere di FdI e poche decine di giornalisti presenti sul posto per “immortalare l’evento”.
Il tutto nel silenzio di una piazza rimasta indifferente alla protesta andata in scena poco alle 15 davanti alla Camera dei deputati.
Il flash mob contro Lamorgese è stato organizzato da Fratelli d’Italia per chiedere – come fa da tempo – le dimissioni dell’attuale ministra dell’Interno. A prendere la parola è stato Francesco Lollobrigida, capogruppo di FdI alla Camera. I temi sciorinati durante la “mobilitazione” sono sempre gli stessi: si parte dagli sbarchi dei migranti per arrivare al famoso rave del Valentano, in provincia di Viterbo.
Le posizioni, dunque, sono sempre le stesse: secondo il partito dei “patrioti”, Luciana Lamorgese deve dimettersi. Un ritornello ripetuto anche da Giorgia Meloni in ogni occasione pubblica (dalle interviste ai giornali e alle radio, fino alle sue comparsate televisive).
(da NextQuotidiano)

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L’EPIDEMIOLOGO BONANNI: “PER NON USARE IL GREEN PASS BISOGNEREBBE VACCINARE IL 99% DEGLI ITALIANI”

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

“SI’ AL GREEN PASS PER LAVORATORI PUBBLICI E PRIVATI”… “TRA I GIOVANI ANCORA TROPPI NON VACCINATI”

Estendere l’obbligo di Green Pass a lavoratori pubblici e privati?
“Dato che nella popolazione più giovane la quota di soggetti non ancora vaccinati è ancora piuttosto rilevante direi di sì″.
A dirlo è l’epidemiologo Paolo Bonanni sulle pagine del Corriere della Sera. Il professore ordinario di Igiene all’Università di Firenze prosegue:
“Il green pass presuppone che una persona sia vaccinata o abbia un tampone negativo nelle ultime 48 ore. Sappiamo che non possiamo escludere in assoluto che un vaccinato non sia positivo, ma la possibilità di trasmissione è molto più bassa. E sappiamo anche che chi ha un tampone negativo potrebbe contagiarsi nelle ore successive al test, ma si presume che la quantità di virus nelle vie respiratorie non sia tale da contagiare gli altri”
Lo scienziato afferma dunque che il green pass è quindi “una garanzia” che solo persone con i suddetti requisiti possano avere accesso a luoghi di comunità, come gli uffici. È proprio in questi posti che che la possibilità di trasmissione del virus è maggiore visto che si tratta di ambienti chiusi, spesso affollati e dove si resta a lungo. Bonanni spiega:
″L’obiettivo è mitigare al massimo la catena di diffusione del virus limitare il più possibile i decessi ed evitare di saturare gli ospedali e le terapie intensive […] Abbiamo visto che il vaccino è molto efficace a prevenire la malattia grave: limitando la sua diffusione sempre meno persone finiranno in ospedale. Se la popolazione lavorativa fosse vaccinata al 99% probabilmente in un rapporto costi-benefici non sarebbe adeguato chiedere il green pass, ma non siamo ancora in questa situazione”.
“Il famoso 80% di popolazione vaccinata per ottenere l’immunità di gregge non basta più perché la variante Delta è molto contagiosa e i vaccini non sono efficaci al 100%, soprattutto sulle infezioni: significa che sono possibili contagi anche tra vaccinati”, dice Bonanni sottolineando:
“L’immunità di gregge è irraggiungibile perché in teoria dovrebbe essere vaccinato il 100% della popolazione, e già con chi è esentato per motivi medici non è possibile. Dovremo invece imparare a convivere con il virus”
Sul perché l’Italia abbia introdotto il Green pass e il Regno Unito si sia tirato indietro, Bonnani dice:
“Ci sono Paesi che non hanno bisogno di questi mezzi perché hanno una maggiore maturità culturale scientifica. Gli inglesi non accettano che lo stato ingerisca nelle scelte individuali, ma di contro, di fronte alla possibilità di un vaccino non si sono fatti pregare e oggi sono fra i più vaccinati d’Europa″.
(da agenzie)

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LA MADRE NO VAX FERMATA DAL TRIBUNALE: SUI VACCINI DECIDE IL PADRE

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

E LEI PAGHERA’ 5.400 EURO DI SPESE LEGALI

Il tribunale civile di Milano ha limitato la responsabilità genitoriale di una madresulle questioni di salute della figlia di 11 anni.
Una madre che con «posizioni oltranzistiche e negazionistiche, di grave pregiudizio per la salute della figlia minore, la espone al rischio di contrarre gravi malattie», legittima i giudici a «limitare la responsabilità genitoriale materna».
Il Corriere della Sera racconta oggi che la IX sezione famiglia del Tribunale civile di Milano ha autorizzato il padre divorziato a «provvedere in autonomia, senza il consenso della madre», a sottoporre la figlia 11enne a tutte le vaccinazioni obbligatorie (come il morbillo) e raccomandate (come l’antimeningococcica); a farle fare il test per la diagnosi Covid tutte le volte che sia necessario; a farle mettere la mascherina a scuola e in tutte le situazioni imposte dalla legge o in assembramenti; e, quando la figlia tra pochi mesi avrà compiuto 12 anni, «a valutare in autonomia, sempre senza l’accordo della madre, se sia necessario o anche solo opportuno somministrarle il vaccino anti Covid, visti gli approdi della scienza, le autorizzazioni degli enti regolatori, le norme di legge e le raccomandazioni del pediatra».
La madre, che è stata anche protagonista di una violazione del lockdown per portare la figlia nel ristorante di un amico insieme ad altri 10 No vax, ha anche presentato per opporsi alla richiesta del padre una memoria in cui riepiloga tutte le bufale sui vaccini e la dittatura sanitaria che sono in voga di questi tempi.
Ma i giudici le hanno bollate come «frutto di opinioni personali, ispirate da soggetti non riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, in parte proposte in modo fuorviante, o basate su notizie non veritiere (come la posizione della Svezia sui tamponi)». E le hanno fatto pagare la lite temeraria: 2.700 euro oltre agli altri 2.700 di spese legali.
(da agenzie)

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MINACCE NO VAX ALLA PROCURATRICE DI TORINO CHE HA CHIESTO IL SEQUESTRO SU TELEGRAM

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

INCREDIBILE CHE QUESTI DELINQUENTI SIANO ANCORA A PIEDE LIBERO

Il numero del suo ufficio. La sua mail del lavoro. La stanza dove si trova la sua segreteria e anche il fax. Valentina Sellaroli, pubblico ministero del tribunale di Torino, è finita nel mirino dei No Green pass, il movimento negli ultimi mesi ha avviato e coordinato diverse proteste in tutta Italia.
Nei giorni scorsi Sellaroli aveva firmato un provvedimento per chiedere il sequestro della chat Telegram Basta Dittatura, un’azione decisa mentre la procura sta indagando per i reati di istigazione a delinquere e per le ripetute violazioni della privacy.
Oltre il sequestro il provvedimento porterebbe anche all’oscuramento del canale No vax. Appena la notizia si è diffusa, gli amministratori della chat hanno pubblicato tutti i dati di Sellaroli che si possono trovare in rete accompagnandoli con una richiesta: «Che ne dite di inondare per bene anche la procura di Torino, che ha chiesto il sequestro del canale per non dare più fastidio alla dittatura?».
Basta Dittatura è la chat più seguita del movimento No Green pass. Mentre scriviamo conta 42.300 iscritti. Non è un canale aperto, in cui ogni utente può scrivere qualsiasi messaggio. Chi fa parte del canale però può commentare i post pubblicati dagli amministratori.
Negli oltre 90 commenti che seguono il post dedicato a Sellaroli, c’è chi dice di essersi già mosso: «Ieri ho provveduto con e mail pesantissima». E anche chi suggerisce che le shitstorm non bastano più per portare avanti la causa: «Credo che oltre a mandare delle mail, bisogna iniziare a giocare un po’ più pesante. Sti criminali hanno praticamente già introdotto L obbligo vaccinale. Se voleste contattarmi in pvt». Nonostante gli avvertimenti e l’interesse dei tribunali, la chat non cambia il suo modus operandi.
Dopo i dati di Sellaroli hanno pubblicato anche un numero di telefono attribuito al viceministro Pierpaolo Sileri: «Scatenatevi e inviate le registrazioni per far divertire anche gli altri».
(da agenzie)

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AFGHANISTAN, BOTTE DA ORBI TRA I LEADER TALEBANI NEL PALAZZO PRESIDENZIALE: IL VICEPREMIER BARADAR FINISCE IN OSPEDALE

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

LE DUE FAZIONI LITIGANO SUI MERITI PER LA PRESA DI KABUL E LA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE, MA LA LITE DEGENERA

Non appare in pubblico da giorni – addirittura si sospettava la sua morte -, il vicepresidente afgano Abdul Ghani Baradar.
Quest’ultimo, scrive il Pashtun Times, è stato localizzato il 14 settembre a Kandahar. Si trova ricoverato in ospedale, dopo essere rimasto ferito in uno scontro con i membri della rete Haqqani, la scorsa settimana.
Il famigliare che ha dato l’indiscrezione al quotidiano ha detto che Baradar «è sotto la protezione del Pakistan, ma nessun è autorizzato a vederlo». Nemmeno gli stessi famigliari.
Lo scontro tra il mullah e gli Haqqani è avvenuto – secondo fonti talebane che hanno parlato con la Bbc – all’interno del palazzo presidenziale di Kabul. Il vicepremier Baradar e Khalili ur-Rahman Haqqani, ministro per i Rifugiati e membro della famiglia che ha fondato l’omonima rete, avrebbero litigato per la formazione del nuovo governo.
I due si sarebbero «scambiati parole forti, mentre i seguaci – delle due fazioni – litigavano tra loro nelle vicinanze». Baradar avrebbe espresso diverse rimostranze per la struttura governativa, ritenendo che la parte “diplomatica” dei talebani abbia avuto un ruolo più importante degli Haqqani e dei suoi paramilitari nella riconquista dell’Afghanistan.
(da Open)

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VERSO IL NUOVO DECRETO: SUPER GREEN PASS PER 18 MILIONI DI LAVORATORI PUBBLICI E PRIVATI

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

DOMANI IN CONSIGLIO DEI MINISTRI… LE MULTE, I SETTORI INCLUSI E I DIPENDENTI ESENTATI

Le date chiave sono il 10 e il 15 ottobre. Sono i giorni in cui secondo le intenzioni del governo Draghi dovrebbe entrare in vigore il Green Pass obbligatorio sul lavoro sia per i dipendenti pubblici che per gli addetti del settore privato.
Il nuovo decreto con il Super Green Pass potrebbe arrivare già domani in Consiglio dei Ministri.
Con gli stessi obblighi e le stesse sanzioni già in vigore nel mondo della scuola per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione: da 400 a 1.000 euro di multa e sospensione dallo stipendio dopo quattro giorni di assenza ingiustificata. Insieme alla concessione di un mese di tempo per mettersi in regola. La Certificazione Verde Covid-19 sarà obbligatoria anche nei palazzi degli organi costituzionali e nei tribunali. Così come per i dipendenti delle Poste e delle forze dell’ordine. Per un totale di 3,2 milioni di lavoratori.
Il nodo ancora da sciogliere invece riguarda i 15 milioni di lavoratori del settore privato, che portano a 18,2 gli addetti totali interessati al provvedimento.
Per questo a Palazzo Chigi si lavora su due schemi diversi di decreto. Il primo prevede il pass per la pubblica amministrazione e le sole attività private in cui già vige l’obbligo del Qr Code per i clienti (ristoranti e bar, palestre e piscine, treni e aerei, fiere e stadi).
Il secondo, invece, vede coinvolti nell’obbligo tutti i lavoratori del settore privato. Ed è questa l’opzione che sembra aver preso il sopravvento. Anche perché, spiega oggi Repubblica, ha un duplice vantaggio: evita una doppia frizione con la Lega e risolve da subito il problema delle partecipate. I lavoratori delle aziende in cui è presente lo Stato, infatti, sono tantissimi e non sono giuridicamente assimilabili ai dipendenti pubblici
Perciò il decreto unico è considerata la strada migliore. Gli uffici legislativi di Palazzo Chigi e dei ministeri interessati stanno lavorando per sciogliere entro le prossime 24 ore gli ultimi i nodi.
Tra cui ce ne sono di delicatissimi: come comportarsi con gli eletti che entrano in un ufficio comunale in cui è richiesto il Green Pass ai lavoratori? Oppure: chi paga i tamponi nel settore privato a chi non intende vaccinarsi? E ancora: come controllare autonomi e professionisti? E come obbligare testimoni e imputati che dovranno essere presenti nei processi da celebrare con il lasciapassare?
La Stampa spiega che gli effetti del nuovo decreto si riverbereranno sui dipendenti di Ferrovie dello Stato, Poste e Leonardo, che sono in totale 260 mila. Ma che soprattutto dovranno mettere davanti a un bivio i 300 mila dipendenti della PA e i 2,5 milioni di privati non ancora vaccinati. Tra cui molti lavoratori del commercio.
Obbligo Green Pass: i settori inclusi
Il ministro della Salute Roberto Speranza confida che, nell’estensione, alla fine verranno inclusi anche i negozianti. Perché – è il ragionamento – se l’obbligo vale per ristoratori, gestori di piscine, teatri e cinema, non deve valere per parrucchieri, ottici, negozi di abbigliamento, commercio al dettaglio e grande distribuzione? Al momento invece non rientrerebbero la quasi totalità degli autonomi (sui quali sarebbe più difficile esercitare i controlli) e tra le eccezioni ci sarebbero gli imputati dei processi e i loro avvocati. Sul tavolo c’è anche l’opzione di spostare di una settimana il vincolo del Green Pass per i privati. In questo caso l’entrata in vigore del decreto per alcuni settori e categorie dovrebbe slittare di una settimana per arrivare al 25 ottobre. Ma, spiega ancora il quotidiano, molti nell’esecutivo preferirebbero però stringere i tempi, perché è proprio nella pancia del privato che si annida ancora il grosso dei lavoratori non vaccinati.
E i controlli? Dovrebbero essere affidati ai vari responsabili di servizio o di reparto anche se poi, ad avvenuta segnalazione, le sanzioni saranno compito di una autorità pubblica. Escluso che a farli sia il medico aziendale. Il giuslavorista Valerio De Stefano a Repubblica spiega anche che non ci saranno problemi di privacy: «Se si utilizzerà la App già in uso ai ristoranti, la privacy è garantita perché il datore non sa se il lavoratore è vaccinato, guarito da Covid-19 o tamponato». E se il datore non riesce a ricollocare il lavoratore senza Green Pass può arrivare il licenziamento per un motivo oggettivo. Mentre se la prestazione si può offrire da remoto e la norma non esclude il lavoro agile, il datore di lavoro deve concedere lo smart working.
Chi paga il tampone ai lavoratori non vaccinati
Un altro nodo da sciogliere è la questione del tampone per i lavoratori non vaccinati. I sindacati sostengono che il tampone non può diventare un costo per il lavoratore. Confindustria dice no: «Il costo non può essere a carico delle imprese, altrimenti si scoraggia la vaccinazione». Nella scuola la gratuità dei tamponi è stata garantita solo ai lavoratori fragili. Le prossime ore saranno decisive.
Difficilmente Draghi convocherà la cabina di regia per mercoledì. Più probabilmente il premier farà tutto nella giornata di giovedì: prima il vertice con i capidelegazione e, dopo un’ultima interlocuzione tra governo e Regioni, il Cdm.
Non è ancora certo, invece, che nel Consiglio dei ministri approdi la delega fiscale. Il dossier potrebbe anche slittare alla riunione successiva mentre la riforma della concorrenza di sicuro andrà a dopo le amministrative. L’appuntamento al quale guardano tutte le forze politiche è proprio il voto del 3 e 4 ottobre
Il Corriere della Sera conclude che se non si riusciranno a sciogliere tutti i nodi entro domani (al lavoro c’è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli) si procederà da subito con i dipendenti della Pubblica Amministrazione e i lavoratori delle attività al chiuso in cui per i clienti è previsto il Green Pass.
Ovvero ristoranti, piscine, palestre, cinema, teatri, impianti sportivi. I problemi da giorni riguardano il perimetro della Pubblica amministrazione e le categorie di lavoratori che saranno interessate al nuovo provvedimento.
Se sulla scuola si è deciso di applicare l’obbligo a tutti coloro che accedono negli istituti (studenti esclusi), per i dipendenti pubblici questo criterio non può essere applicato. E così il governo al momento è orientato a lasciare l’utenza fuori dal decreto.
(da Open)

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L’IMPRENDITORE CHE VUOLE SOLO LAVORATORI CON IL GREEN PASS MINACCIATO DI MORTE

Settembre 15th, 2021 Riccardo Fucile

GESTISCE DA ANNI UNA SOCIETA’ SPECIALIZZATA IN FESTE PER BAMBINI: “I MIEI DIPENDENTI TUTTI DOTATI DI CERTIFICATO”

«Tutti i nostri animatori ed artisti sono muniti di GREEN PASS!!! Prenota una festa all’aperto o al chiuso in completa sicurezza!!!».
Un messaggio semplice, poco più che una comunicazione di servizio. Il 6 settembre scorso la società Casper Animation, specializzata in animazione per bambini, ha pubblicato su Facebook questo post garantire ai suoi clienti che il loro personale è disponibile sia per gli eventi al chiuso che per quelli all’aperto.
Ma questa comunicazione non è passata inosservata davanti alle truppe No vax che pattugliano la rete. A raccontare sulle pagine de Il Mattino cosa è successo dopo la pubblicazione di questo post è Daniele Maffettone, 43 anni, l’imprenditore che ha fondato Casper Animation: «Dopo appena qualche ore dalla pubblicazione del post, i miei collaboratori i hanno fatto notare i primi commenti dove ci chiamavano “ridicoli”, dicevano che col green pass facevamo “tristezza” e che eravamo “gente che esegue ordine dai nazisti”»
Dagli insulti, racconta Maffettone, si è passati nel giro di poco tempo alle minacce: «Mi hanno augurato di avere un cancro. Io ho risposto che stiamo solo rispettando le regole, visto che la dotazione Green pass è funzionale al nostro ruolo di animazione. Noi organizziamo anche feste in luoghi chiusi come i ristoranti».
Il post scritto da Maffettone non è nemmeno il primo di quelli scritti sul Coronavirus: «In passato avevamo fatto avvisi simili per informare sulla nostra dotazione di mascherine, gel igienizzante e animazioni con il rispetto della distanza di sicurezza ma non si era scatenato questo putiferio». Al netto dei commenti online, per adesso non ci sono stati problemi con i clienti: «La maggior parte dei clienti sono felici della dotazione del Green pass e sono loro che rispondono sui social alle cattiverie che mi hanno scagliato contro. La prima cosa che chiedo agli animatori nei colloqui è proprio il Green pass. Perché non avrei dovuto scriverlo?».
(da agenzie)

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