Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
QUEL CIBO DEVE ESSERE DESTINATO AI VERI POVERI, NON PER ALIMENTARE LA PROPAGANDA DI CANDIDATI DELLA LEGA
E alla fine è andata in onda la seconda puntata dell’inchiesta Lobby Nera condotta da Fanpage, da ieri disponibile per tutti.
Le immagini hanno raccolto una serie di informazioni sul sottobosco della politica del centrodestra, colpendo nomi più o meno noti nel contesto della politica territoriale milanese.
Dopo Fidanza, è stato il turno di Massimiliano Bastoni e Gianmarco Senna eletti al consiglio regionale lombardo, Silvia Sardone al consiglio comunale di Milano e all’europarlamento, Igor Iezzi, Paolo Grimoldi, William De Vecchis e Jari Colla in Parlamento. Tutti nomi della Lega.
Dall’inchiesta Lobby Nera di Fanpage emerge il rapporto tra i neofascisti di Lealtà Azione e Banco Alimentare
Ora al centro del dibattito pubblico ci è finito il singolare rapporto che sembra esserci tra Lealtà Azione e Banco Alimentare.
La prima un’associazione ispirata agli Hammerskin del Texas, un gruppo suprematista violento. I secondi, Banco Alimentare, sono una fondazione che intercetta anche contributi pubblici e che nel suo codice etico è perentoria: “Sono comunque escluse collaborazioni di qualsiasi tipo con soggetti che svolgono propaganda politica […] nonché il sostegno di realtà che mirano a limitare la libertà e la dignità dei cittadini o a promuovere forme di discriminazione”.
Grazie al connubio tra le due associazioni, i neofascisti di LA negli anni hanno potuto organizzare iniziative in favore dei bisognosi, per ripulire un po’ l’immagine rivolta a terzi, oltre ad aver eletto nel Carroccio tre dei loro militanti: Massimilano Bastoni, Silvia Sardone e Stefano Pavesi.
“Già siamo fascisti – dice Pavesi al giornalista sotto copertura di Fanpage – in più c’è il fatto che a Milano il centrosinistra è molto forte, dobbiamo sempre giocare un po’”.
(da NextQuotidiano)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
I LEGAMI DELLA LEGA CON I NEONAZISTI DI LEALTA’ E AZIONE: I RAPPORTI CON BORGHEZIO, CIOCCA, BASTONI E SARDONE
L’ombra neo nazista investe anche il partito di Matteo Salvini. Nella nuova
puntata: il legame della Lega con il movimento Lealtà e Azione, il ruolo del Barone nero e quello di Borghezio, stratega della “terza Lega”
È andata in onda su Piazza Pulita la seconda parte dell’inchiesta di Fanpage su Fratelli d’Italia e la sua lobby nera: nella bufera c’è tutto il partito con in prima linea l’europarlamentare Carlo Fidanza. Finanziamenti in nero, saluti nazisti e accuse di antisemitismo le ombre su cui l’indagine giornalistica ha fatto luce provocando l’iscrizione nel registro degli indagati della procura di Milano di Fidanza e dell’esponente della destra meneghina Roberto Jonghi Lavarini soprannominato il “Barone nero”. Mentre Giorgia Meloni difende a spada tratta i suoi anche sulle accuse di nazismo e antisemitismo, il racconto di Fanpage continua introducendo per la prima volta nell’inchiesta il ruolo della Lega.
Il Fidanza “pubblico”: «Soldi al partito tutti rendicontati»
Il racconto riprende dalle dichiarazioni di Fidanza: stavolta sono pubbliche, rilasciate davanti alle telecamere proprio di Fanpage. La versione data dal capodelegazione sulle dinamiche dei finanziamenti al partito è ben diversa da quella registrata in privato dal finto finanziatore e sono antecedenti alla pubblicazione dell’inchiesta. «I soldi dei partiti vengono rendicontati in maniera trasparente», dice Fidanza, ignaro di essere stato registrato in ben altre vesti. «È tutto pubblico», continua Fidanza, «abbiamo degli ulteriori contributi privati che sono tracciati, così come deve essere per tutti i partiti».
La Terza Lega
«Tutti dicono ci sono due Leghe, io dico che ce n’è un terza e siete voi». A parlare registrato dalle telecamere sotto copertura di Fanpage è l’ex deputato della Lega Mauro Borghezio. «Conosciuto per le sue sparate politicamente scorrette, in realtà è molto più», spiega la voce narrante del servizio: «è di Borghezio la strategia di formare una corrente di estrema destra nella Lega ed è ancora lui ad avere fatto entrare nel partito il nostalgico Gianluca Savoini». A parlare di una terza Lega da formare è anche Jonghi Lavarini: «Se vogliamo riprenderci il governo di Milano dobbiamo esserci anche noi, cerchiamo di essere un sol fascio». Quel “voi” detto dall’esponente della destra milanese si riferisce al movimento Lealtà e Azione, la costola italiana di una formazione neo nazista nota per aver compiuto molteplici violenze a sfondo razziale.
La lobby del Barone ha come partito di riferimento la Lega e in particolare Angelo Ciocca, «vogliamo che diventi il post Salvini». Fanpage documenta un incontro tra Jonghi Lavarini e Ciocca dentro il palazzo della Regione Lombardia. Una croce celtica al collo e poi il discorso: «C’è solo un modo per difendere la patria: fare quello che han fatto i militari nella prima e nella seconda guerra mondiale». L’incontro si tiene in un locale di proprietà di quello che il Barone nero definisce un avvocato della ‘ndragheta. Presente anche il consigliere regionale leghista Max Bastoni: pur essendo consigliere regionale della Lega non risponde solo al partito di Salvini ma anche al movimento Lealtà e Azione.
Insieme a lui anche Silvia Sardone, appena eletta in consiglio comunale con il record di preferenze. È la storia di un sodalizio che nasce perché la Lega vorrebbe raccogliere i voti dei militanti di estrema destra. Il trucco però è non far apparire Lealtà e Azione pubblicamente: è per questo che una delle coperture raccontata da Fanpage è quella di una Onlus che riceve finanziamenti pubblici che si occupa di distribuire pacchi alimentari, con tanto di santino del candidato da promuovere.
L’incontro tra Jonghi e il giornalista sotto copertura
Il racconto di Fanpage continua con il chiaro obiettivo da parte di Borghezio e Jonghi Lavarini di prendere il potere come corrente estremista su un Salvini che appare sempre più debole. «Un momento che aspettavo da decenni», dice Borghezio ripreso dalle telecamere segrete, «dobbiamo cominciare a formare la terza Lega». Nel frattempo la finta copertura del giornalista di Fanpage come finanziatore rischia di saltare: a ridosso delle elezioni comunali il Barone nero comincia a fargli pressione per i soldi che aveva promesso. Le due parti si accordano per il giorno dello scambio ma invece del denaro, Fanpage lascia a Jonghi Lavarini una valigia piena di libri sull’olocausto e di copie della Costituzione. A questo punto l’attivista di estrema destra capisce di essere coinvolto in una grossa inchiesta giornalistica.
(da Open)
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