Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
IERI LA CASSAZIONE HA RESO TARDIVA GIUSTIZIA ALLA GIOVANE GENOVESE PRECIPITATA DA UN BALCONE PER SFUGGIRE A UNO STUPRO…INFAMATA PER DIECI ANNI DAGLI STUPRATORI CHE VOLEVANO FARLA PASSARE PER DROGATA E NINFOMANE… GRAZIE ALLA PRESCRIZIONE DOVRANNO SCONTARE APPENA 3 ANNI
Cara Martina,
da dieci anni ci guardi allegra da ogni media possibile. Sei seduta in pantaloncini su una coperta da picnic, e ci regali uno sguardo allegro da sotto in su e la tua smorfia di ragazzina. Hai 20 anni e come si dice la vita, tutta la vita come è lunga quando è lunga, davanti a te.
Poi arriva una notte a Palma di Maiorca. Una notte d’estate, di quelle che ci si diverte, di quelle che finalmente è vacanza. Di quelle che una ragazza che studia tutto l’anno, aspetta tutto l’anno. Sei con tre amiche, sei allegra, sei felice.
È il 3 agosto del 2011. C’è nell’aria il profumo del mare. Nella tua camera d’albergo ci sono due uomini grandi, hanno 30 anni. Uno è campione di motocross, si chiama Alessandro Albertoni. L’altro fa l’artigiano, si chiama Luca Vanneschi. Vivono vicino ad Arezzo, a Castiglion Fibocchi. Posso scriverlo, che ci sono, perché sono stati condannati in via definitiva ieri, dalla Cassazione.
Hai subito 5 processi, Martina. Per 5 volte la tua vita è stata messa in tavola, per farla mangiare a chi voleva. Questo è spesso un processo per stupro. La vittima in pasto ai media. Ci sono volute 2 sentenze della Cassazione e 2 processi d’appello perché quei due dicevano che tu ti eri suicidata. Che ti eri drogata. Che ti eri offerta sessualmente a loro due, che loro due ti avevano detto “No grazie”. Che per questo sei volata di sotto.
La tua mamma e il tuo papà non è difficile immaginarli mentre parlano di te, la sera, tornati a casa dalle udienze di sofferenza assoluta a cui mai sono mancati. Non è difficile immaginarli mentre dicono “No, la nostra bambina non era così”. Ogni parola su di te deve essere stata un coltello, per loro, per chi ti conosceva, per chi ti ha amato.
Ma finalmente, tu sei tornata tu. A otto giorni dalla prescrizione , Vanneschi e Albertoni sono stati condannati a 3 anni per tentativo di violenza sessuale di gruppo. Il reato “morte in conseguenza di un altro delitto”, dopo la condanna in primo grado, era già andato prescritto. E per un soffio, non è accaduto anche per il tentato stupro.
Tu per questo sei morta, Martina. Per scappare da loro mostri, Vanneschi e Albertoni. Per salvarti l’anima e il corpo. Sei morta terrorizzata, sei morta disperata, sei morta saltando tra un balcone e l’altro. Pur di non essere violentata.
Vanneschi e Albertoni, grossi, forti, cattivi non sono riusciti a stuprarti, ma ti hanno violato comunque, cercando di farti passare per pazza, drogata, ninfomane.
I 3 anni chissà se li sconteranno in carcere, e ci sarà comunque lo sconto di pena per buona condotta, ci saranno i permessi premio, immagino, ci saranno le interviste in tivvù e magari, non so, la laurea presa dietro le sbarre. Magari ci saranno, adesso, le scuse, la richiesta di perdono, la confessione. Qualche donna che scrive loro lettere, che fa proposte di matrimonio, le solite tristezze della popolarità, anche di quella criminale. O forse no.
Resta, del tuo calvario, solo quello sguardo allegro, da ragazzina beata. Quello sguardo che ha così fiducia nel mondo, da regalare al mondo una smorfia buffa.
Riposa in pace, Martina.
Ma quello che hai dovuto vivere, pace non ce ne da.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
SI PROCEDE PER FINANZIAMENTO ILLECITO… LAVARINI NEL FILMATO FA I NOMI DEI DESTINATARI DEI FONDI ILLECITI
La procura di Milano ha disposto l’acquisizione, attraverso la Guardia di finanza, dell’intero girato con cui è stata realizzata la seconda puntata sulla “lobby nera”. L’indagine, intanto, prosegue con l’ascolto dei testimoni.
Nel filmato, tra l’altro, si vede la consegna, il 30 settembre scorso, poco prima delle elezioni comunali, di un trolley a una persona, in teoria pieno di soldi, in pratica pieno di libri su Olocausto e Costituzione, come raccontato dai cronisti di Fanpage.
Jonghi Lavarini, nel corso del servizio tv girato con telecamera nascosta, fa anche dei nomi di persone a cui dovrebbe andare il denaro ma Fanpage al momento li ha oscurati.
Sarà la procura a dover far luce anche su questo passaggio: intanto si sta ragionando se si possano configurare reati per il caso della valigetta, un tema giuridico che vede al centro la figura del cosiddetto “agente provocatore”.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
COLPITO A CALCI E PUGNI FINO A FARGLI MANCARE IL RESPIRO: CONDANNATO A 9 MESI… MA ORA QUESTO SOGGETTO CONTINUA A INSEGNARE?
Era l’11 novembre del 2014 quando un ragazzo di 14 anni veniva insultato
da un professore, 50 anni, di una scuola superiore di Assisi.
«L’omosessualità è una brutta malattia, ne sai qualcosa tu», gli aveva detto nel corso di una lezione.
Una frase che al docente è costata cara: una condanna a 9 mesi di reclusione (pena sospesa) e un risarcimento di 1.500 euro.
Lo ha deciso il Tribunale del capoluogo umbro, così come riporta il sito Umbria24.
Il prof, accusato di abuso d’ufficio e lesioni aggravate, deve rispondere anche di aver colpito il ragazzo con «due calci a una gamba e altrettanti pugni a una spalla e infine prendendolo per il collo fino a fargli mancare il respiro» dopo che il ragazzo gli aveva risposto «ci credo da quando conosco lei».
Nello specifico, il professore «nello svolgimento del proprio servizio, ha abusato dei propri poteri e in violazione di leggi e regolamenti ha arrecato un danno ingiusto all’alunno». Davanti ad altri compagni di classe e durante una lezione «alludeva alla sua presunta omosessualità con espressioni del tipo “l’omosessualità è una brutta malattia, ne sai qualcosa tu”». In questo modo «ne ha leso l’onore e il decoro, provocando la reazione del ragazzo che faceva analoga allusione nei confronti del professore con espressioni del tipo “Ci credo, da quando ho visto lei”». Ma non è finita qui.
Il docente si sarebbe spinto oltre passando dalle parole alle mani. Nel capo di imputazione, infatti, si legge che «improvvisamente il professore si avvicinava al giovane e lo percuoteva, dapprima colpendolo con due calci alla gamba destra, poi con due pugni alla spalla e infine lo afferrava per il collo fino a fargli mancare il respiro, procurandogli ecchimosi alla gamba giudicate guaribili in cinque giorni». L’aggravante contestata all’insegnante è «per aver commesso i fatti di ingiurie, percosse e lesioni con abuso dei poteri e in violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione esercitata, approfittando di circostanze di persona tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, in particolare dell’evidente inferiorità psichica della vittima, in ragione della minore età, sia del ruolo di insegnante».
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
LA MELONI SBOTTA: “SONO STUFA DI FARGLI DA SEGRETARIA”
“Si vede che ha lasciato la biga in seconda fila!”. È la fulminante battuta attribuita a Carlo Calenda davanti all’ennesimo forfait di Enrico Michetti a uno dei tanti dibattiti fra i candidati sindaco di Roma, chiaro riferimento alla passionaccia di quello di centrodestra per la storia antica della città come faro e guida per la sua amministrazione che verrà.
Un vizietto, quello di dribblare il più possibile i faccia a faccia con i competitor, che non sembra aver perso nemmeno ora che l’avversario è rimasto uno, quel Roberto Gualtieri con il quale si giocherà il ballottaggio fra una decina di giorni.
“Sfida al ballottaggio. Michetti e Gualtieri, faccia a faccia”. È il titolo di una bozza di comunicato di cui Huffpost è in possesso che fissava per oggi pomeriggio alle 18.15 il primo dei confronti tra i due sfidanti. Confronto che non ci sarà. Ma partiamo dall’inizio.
L’Aspesi (Associazione nazionale tra le società di promozione e sviluppo immobiliare) decide di organizzare un vis a vis tra i due candidati. I temi: Giubileo 2025, Expo 2030, ma soprattutto il Pnrr e i soldi in ballo per la capitale. Leggiamo: “La grande occasione da non perdere: come far destinare a Roma le risorse necessarie? Come spendere, senza sprecare, il flusso di denaro che arriverà nei prossimi anni? Come velocizzare e semplificare meccanismi burocratici che rischiano di ostacolare sviluppo e rinascita?”. Domande cruciali per il futuro della città, ricette essenziali che ogni candidato sindaco dovrebbe avere nel cassetto.
Michetti è perplesso. “Il suo entourage ha posto dei dubbi sul fatto che l’incontro era fissato al Tempio di Adriano, un terreno che consideravano sfavorevole per qualche motivo”, racconta una fonte che ha lavorato al dossier. Gli staff dell’amministrativista e di Gualtieri prendono contatti, inizia una trattativa che triangola con gli organizzatori.
Eppure l’Aspesi aveva già organizzato un incontro elettorale con Michetti. Era il 15 settembre, e il candidato sindaco si presentò al Circolo reale canottieri Tevere Remo”, l’associazione sportiva più antica di Roma – anno di nascita 1867 – politicamente da sempre trasversale. Un aperitivo serale in cui bere uno spritz e mangiare le ricette di Michetti per la città che doveva rimanere segreto, come ha raccontato un articolo del Fatto quotidiano del giorno dopo, che dava conto di una tanto complicata quanto surreale trattativa con l’ufficio stampa dei padroni di casa per non far trapelare la location, mentre Michetti spiegava che “L’acqua di Roma ha una qualità altissima, se metti una trota negli acquedotti di Roma la trota vive sempre, e questo è un segnale, perché la trota è il pesce più sensibile di tutti”.
Insomma, nelle intenzioni di Aspesi non pare ci fosse minimamente l’idea di costruire un trappolone. Anzi.
A organizzare l’evento era stato coinvolto anche “Il timone per l’Italia”, che, leggendo come loro stessi si definiscono nel sito, è un “think tank del centrodestra fondato da imprenditori, professionisti, manager che ritengono fondamentale per il nostro Paese dibattere, approfondire, confrontare idee e progetti”.
Nel loro manifesto dichiarano di volere una destra che costruisca “uno stato liberale”, spiegano che “la sinistra è da sempre fautrice di una cultura di parte, asservita a una visione dello Stato che non mira a premiare i valori della tradizione e della Storia, ma soltanto a indirizzare la pubblica opinione verso la difesa delle proprie idee”, auspicano il ripristino del reato di immigrazione clandestina e via discorrendo.
Qualcuno fa presente all’entourage di Michetti che in effetti non andare sarebbe un autogol, che gli organizzatori non sono affatto ostili, anzi, che un’assenza – usata tatticamente da frontrunner qual era durante il primo turno – non porterebbe vantaggi, tutt’altro.
Parte un giro di telefonate, anche con gli organizzatori, si rischia l’incidente diplomatico. Di smartphone in smartphone sarebbe squillato anche il telefono di Giorgia Meloni, che si sarebbe impegnata a trovare una soluzione. “Ma quando è stata investita del problema – racconta la fonte – Meloni ha detto di essersi stufata di fare la segreteria di Michetti”.
Il vero problema alla base delle perplessità del candidato di centrodestra sarebbe però stato un altro: “Sul Pnrr non si sentiva sicuro, non era preparato tanto quanto l’avversario, rischiava di inciampare”. E in effetti, comunque la si pensi, Gualtieri ha un curriculum di tutto rispetto sull’argomento, un passato da presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, uno ancora più recente da ministro dell’Economia, proprio quando il Recovery plan è stato ricostruito.
Fino a sera l’incontro rimane in bilico. Lo staff di Gualtieri ha in mano già due confronti fissati, il primo mercoledì prossimo a Porta a Porta, il secondo il giorno dopo a Sky, forse anche uno con un quotidiano, ancora work in progress, ma dà la disponibilità ad aprire le danze già oggi.
Poi, prima dell’ora di cena, ecco la soluzione per non scontentare nessuno: gli organizzatori avranno entrambi i candidati, ma in due date diverse. Il comunicato viene riscritto in fretta, e il nuovo titolo è questo: “Incontro con Roberto Gualtieri”. Stessa ora, stesso posto, stessa platea, ma da solo.
Poche righe dopo la precisazione: “Seguirà un secondo incontro con il candidato sindaco Enrico Michetti, la cui data verrà comunicata non appena sarà fissata in agenda”. Il tempo di parcheggiare la biga.
(da Huffingtonpost)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
NEL 2014 FURONO PROPRIO LORO A SOLLECITARLA AL GOVERNO RENZI
Correva l’anno 2014. Al governo c’era Matteo Renzi e in ballo c’era, allora
come oggi, una riforma del fisco.
Alla quale il Parlamento collegò proprio una riforma del catasto dei fabbricati, «al fine di attribuire a ciascuna unità immobiliare il relativo valore patrimoniale e la rendita». E ad approvarla, ricorda oggi Il Foglio, fu proprio una maggioranza trasversale che comprendeva la Lega e gli esponenti di Fratelli d’Italia.
Esattamente l’opposto di quello che accade oggi.
Con il dettaglio che quella delega è l’esatta copia di questa di oggi. Anzi, di più: perché oggi Mario Draghi dice che la revisione non influirà sulla base imponibile dei tributi. All’epoca nessuno promise nulla da questo punto di vista.
Catasto, la riforma del 201
Eppure l’annuncio della riforma fu salutato con gioia da big della Lega come Gian Marco Centinaio. Che anzi sollecitava il governo a fare presto: «Cinque anni? In cinque anni di evasione ce ne sarà veramente tanta, serve un’accelerazione».
Alla fine l’operazione si concluse nel 2015, riguardando però soltanto i comuni che ne avevano fatto richiesta poiché annoveravano nel proprio territorio queste situazioni contraddittorie con il riclassamento di più di 124.000 unità immobiliari e un aumento della rendita catastale complessiva di oltre 383 milioni di euro, pari a un valore imponibile di oltre 61 miliardi.
Tra questi, per esempio, il comune di Bologna. Sotto le due Torri tutte le case periferiche nella categoria A3 sono passate ad A2. E non a caso Bologna è oggi tra le città più care per l’Imu. E quindi quella che meno risentirebbe della riforma del catasto: in periferia i valori degli immobili salirebbero di appena l’1,5%, a differenza del centro: +56%. La stessa operazione venne effettuata a Genova.
(da Open)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
MA CI SONO ANCHE DELLE ZONE “GRIGIE” IN ALCUNI STATI
Non solo l’Italia che dal 15 ottobre imporrà il Green pass a tutti i lavoratori pubblici e privati (grazie all’accelerata voluta dal ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta).
Anche in America, infatti, molti datori di lavoro stanno cominciando a chiedere ai propri dipendenti un vaccino anti-Covid come condizione per l’impiego.
Un fatto che sta facendo discutere e che, come scrive CNBC, potrebbe avere pesanti ripercussioni sugli stessi lavoratori. Chi viene licenziato, infatti, rischia di non poter avere nemmeno il sussidio di disoccupazione. Ma ci sono alcune eccezioni, come spiegano gli esperti del diritto del lavoro.
Cosa sta succedendo in America
Negli Usa sarebbero diverse le aziende che hanno licenziato o stanno per licenziare centinaia di lavoratori non vaccinati. C’è anche chi ha collocato più di 2.200 persone in aspettativa non retribuita.
In altre parole, anche gli americani hanno deciso di usare il pugno duro contro gli scettici del vaccino. Sembra essere chiaro, infatti, che chi non è vaccinato e non ha un’esenzione per motivi di salute o religiosi, è probabile che non sia ritenuto nemmeno idoneo per i sussidi di disoccupazione, spiega Christopher Moran, avvocato del lavoro.
Secondo la Society for Human Resource Management, il 28 per cento dei lavoratori americani ha dichiarato di non volersi immunizzare dal virus, anche a costo di perdere il lavoro. Le interviste sono state fatte nei primi due mesi dell’anno.
Quali sono le zone “grigie”
Il rifiuto di sottoporsi al vaccino potrebbe essere considerato “cattiva condotta”, dunque si perderebbe sia il posto di lavoro sia gli eventuali benefici per sostenere il lavoratore disoccupato.
Allo stesso modo, lasciare un’occupazione per non farsi il vaccino non sarebbe visto probabilmente come “buona causa”. Il condizionale è d’obbligo visto che le imposizioni in tema di vaccino e lavoro sono arrivate da poco.
Intanto, un lavoratore, che ha un’esenzione dall’obbligo vaccinale per motivi medici o religiosi, potrebbe non essere licenziato ma posto in aspettativa non retribuita. E in questo caso, forse, potrebbe essere approvata persino una richiesta di benefici.
La linea che prevale, comunque, è quella dei datori di lavoro che hanno il diritto di proteggere la sicurezza sul lavoro e, dunque, possono licenziare chi non vuole vaccinarsi.
Ma ci sono ancora zone “grigie”, che variano da Stato a Stato. Alcuni legislatori, dal Tennessee al Michigan, stanno provando a trovare delle soluzioni. Nel Tennessee, ad esempio, è stata proposta una legge per permettere ai lavoratori, che hanno lasciato il lavoro a causa dell’obbligo vaccinale, di accedere ai sussidi di disoccupazione. Nell’Idaho o nel Michigan, infine, stanno cercando di vietare del tutto i licenziamenti scaturiti dal rifiuto di vaccinarsi da parte del lavoratore.
(da Open)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
E’ L’ASSOCIAZIONE CHE LA LEGA AVEVA PORTATO AL SENATO PER UN CONVEGNO
È morto ieri mattina all’ospedale Sant’Anna di Ferrara il paziente ‘no vax’ di
68 anni che era stato ricoverato in condizioni già critiche con la sindrome Covid-19 che aveva inizialmente “curato” a casa con la telemedicina, cioè con l’assistenza via mail e telefono di un medico volontario legato all’associazione Ippocrateorg, la stessa del convegno in Senato sulle cure domiciliari che ha scatenato una bufera politica.
Lo riporta La Nuova Ferrara. Sul caso la Procura aveva già aperto un’indagine conoscitiva ma ora c’è un fascicolo aperto per omissione di soccorso.
L’uomo è stato ricoverato per oltre un mese ma in ospedale era arrivato, secondo quanto ricostruito, in condizioni abbastanza compromesse.
Prima si era “curato” da solo, a casa, con il medico a distanza e anche in ospedale aveva tentato di firmare dimissioni e rifiutare le cure.
Per il 68enne era stata richiesta anche una consulenza psichiatrica. Dopo la sua morte la procura – titolare il pm Ciro Alberto Savino – ha disposto i primi atti dell’autopsia e indaga per omissione di soccorso, contro ignoti.
Agli atti anche messaggi e mail che l’uomo stesso fornì ai medici una volta in ospedale, dove si era recato convinto da una sua amica. Tra i farmaci che gli erano stati prescritti ci sarebbero anche vermifughi.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
“SALVINI HA PERSO 635.000 VOTI”
Un dossier segreto di Forza Italia rimbomba nel centrodestra. E accusa Fratelli d’Italia e Lega per la sconfitta alle elezioni comunali. Un documento di dieci pagine, spiega oggi Repubblica, che esalta il ruolo del partito di Silvio Berlusconi.
Ma soprattutto, stigmatizza Matteo Salvini per i 635 mila voti bruciati e ripete quello che ha detto il segretario del Partito Democratico Enrico Letta a caldo dopo i risultati. E cioè che al centrodestra manca un federatore.
Nella nota si segnala che «fra le candidature del centrodestra ai ruoli apicali solo due erano esplicitamente riconducibili a Forza Italia, Occhiuto in Calabria e Di Piazza a Trieste». E questo significa due cose: «Che vincono candidati non improvvisati, perché entrambi hanno una lunga storia politica alle spalle. E che vincono candidati con un profilo centrista come quelli che solo Forza Italia sa esprimere».
«La Lega ha perso 635mila voti»
Un chiaro riferimento alle candidature di Michetti a Roma e soprattutto di Bernardo a Milano. «Il centrodestra non riesce a vincere nelle grandi città, dove l’elettorato è più informato e più aperto all’Europa e al mondo… A differenza del passato non abbiamo neanche provato a competere per conquistare questo elettorato urbano. A Milano in passato ci eravamo riusciti con Albertini e Moratti e ci eravamo andati vicini con Parisi».
Mentre ecco gli strali nei confronti degli alleati. «La nostra coalizione ha fortemente ridotto i voti soprattutto per effetto del forte calo della Lega, che ha perso in due anni 634.652 consensi, pari al 70,2 per cento».
Un crollo da valutarsi escludendo dal calcolo Napoli, dove la lista del Carroccio non aveva partecipato. Un crollo che, è sottolineato nel documento “segreto” di Forza Italia, «è in proporzione maggiore anche a quello dei 5 Stelle».
Poi c’è Fratelli d’Italia. «Il calo della Lega — si scrive — si compensa solo in piccola parte con la crescita di Fratelli d’Italia». Vero che Fdi è l’unico partito che ha guadagnato voti. Ma non si è rafforzato «nel modo clamoroso indicato dai sondaggi». E con una premessa quasi imbarazzata («Pur non attribuendo a questo dato più valore di quello che merita»), si fa notare che «in questa tornata elettorale Fi risulta il terzo partito dopo Fdi e Pd. E prima di Lega e M5s».
Il tutto si traduce in un chiaro ok al governo Draghi. «Il fatto di averlo appoggiato coerentemente, pur rimanendo nel centrodestra, ci ha premiato premiato — si scrive — con un risultato relativamente migliore rispetto agli alleati. E soprattutto ci ha dato un ruolo centrale. La scelta di opposizione di Fdi è stata premiata meno delle attese mentre la partecipazione critica della Lega al governo è stata penalizzata». E tutto questo, viene osservato, «ci dà qualche carta in più da giocare in vista dell’elezione del capo dello Stato». In attesa del Grande Federatore. Mentre si annuncia «il ritorno in campo del presidente Berlusconi».
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2021 Riccardo Fucile
LE REAZIONI PATETICHE: ORA TUTTI FINGONO DI NON ESSERE AMICI DI LAVARINI
Non solo Fratelli d’Italia: nella seconda puntata dell’inchiesta di Fanpage sul
mondo della destra Lobby Nera compare Borghezio e viene nominata la “Terza Lega”. E dal Carroccio arrivano immediatamente le prime reazioni.
Quali sono i legami che connettono Roberto Jonghi Lavarini, detto il ‘Barone nero’, con il movimento di Lealtà Azione? E cosa c’entra la Lega?
Di questo parla la seconda puntata di Fanpage sulla “lobby nera”, andata in onda nonostante la diffida annunciata ieri dai legali di Carlo Fidanza, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia autosospeso protagonista della prima parte della video inchiesta e che è attualmente indagato dalla Procura di Milano per finanziamento illecito e riciclaggio.
Come Fidanza anche il Barone che proprio nel video si vede consegnare una valigetta che lui crede piena di soldi ma che in realtà contiene solo libri sull’Olocausto e la Costituzione.
Ma la novità è il collegamento tra Jonghi Lavarini e alcuni esponenti del Carroccio. Il giornalista di Fanpage infiltratosi come imprenditore incontra insieme al Barone l’ex eurodeputato leghista Mario Borghezio. Vengono esplorati i legami tra Lega e destra estrema. Spiega Paolo Berizzi su Repubblica: “quello che è stato definito “fascioleghismo”, ovvero la contiguità e la condivisione tra alcuni pezzi del partito di Matteo Salvini e gruppi neofascisti o di ispirazione neonazista. E’ il caso per esempio di Lealtà Azione. A “guidare” l’infiltrato di Fanpage è sempre Lavarini. Il quale presenta quelli che considera suoi interlocutori politici privilegiati. Oltre al già citato Fidanza, ci sono tre nomi noti della Lega: l’eurodeputato Angelo Ciocca, l’ex collega a Strasburgo Mario Borghezio, e Massimiliano Bastoni, consigliere regionale lombardo.
Secondo quanto racconta Fanpage c’è una “strategia per formare una corrente di estrema destra nella Lega”. Nel video, durante un appuntamento in cui sono presenti anche militanti di Lealtà Azione e il consigliere regionale leghista Massimiliano Bastoni, Borghezio parla di “terza Lega della terza posizione”.
Ma viene anche nominato Angelo Ciocca. All’eurodeputato della Lega noto per alcuni numeri come quello di aver tirato una scarpa secondo un uomo dal volto censurato definito un “ex militare” Jonghi Lavarini avrebbe portato “almeno 5mila preferenze”. Il Barone aveva molto a cuore Ciocca tanto da dire “Lo vogliamo per il dopo-Salvini. Ma deve tenere un ruolo moderato”. Spiega La Stampa che lo stesso Ciocca non si nega al giornalista infiltrato.
«Se possiamo essere d’aiuto – gli dice, pensando di avere davanti l’intermerdiario di una ricca multinazionale della finanza- lo facciamo volentieri». E già si lecca i baffi. Tra l’altro, un incontro è in un ristorante senza insegne («È di un avvocato della ’ndrangheta») e un altro nella sede della Regione Lombardia, nello studio della vicepresidente del Consiglio regionale, Francesca Attilia Brianza. Il solito Jonghi Lavarini: «Ce l’ha messa lui, quindi…».
Infine tra gli esponenti della Lega definiti vicini agli ambienti di Lealtà Azione c’è anche la neoconsigliera comunale milanese Silvia Sardone. Dopo la messa in onda della seconda puntata de La lobby nera a sopresa il leghista Angelo Ciocca ha telefonato in trasmissione
L’europarlamentare del Carroccio chiamato in causa ha spiegato di essere pronto a denunciare il Barone Nero: “Domani mattina (oggi ndr) denuncerò Jonghi Lavarini, qualora realmente ha commesso un illecito usando il mio nome. A denuncia in mano, se mi invita, sarò da voi”.
E mentre Ciocca ha chiamato in diretta Borghezio si è difeso spiegando a Adnkronos che “Con l’estrema destra di Milano non ho contatti, conosco Jonghi Lavarini da tempo, l’ho incontrato a Milano, durante la campagna elettorale, e mi ha solo dato un passaggio”.
E riguardo alla “terza Lega” della video inchiesta, con un riferimento che sembra all’estrema destra dice: “É tutta una invenzione di Fanpage, sì, io ho parlato di terza Lega, ma non c’entra nulla con l’estrema destra, per me la terza Lega è la base, i militanti, a loro mi riferivo”.
(da NextQuotidiano)
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